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Smartphone Huawei bloccati da Google: che cosa significa?

Karlis Dambrans / Shutterstock (Image credit: Karlis Dambrans / Shutterstock)

Aggiornamento: Fino a qualche giorno fa sembrava fosse possibile attraverso un'app cinese installare su Huawei Mate 30 e Huawei Mate 30 Pro i servizi e le app Google, ma ora anche questa possibilità è stata bloccata

Huawei si è ritrovata in mezzo a una vera e propria guerra diplomatica tra USA e Cina che sta avendo ripercussioni in tutto il mondo.

Dopo che Trump ha messo Huawei nella sua lista nera, limitando le possibilità di commercio tra i produttori USA e Huawei, Google è stata obbligata a bloccarne l'accesso al Google Play Store, il che teoricamente significa che gli utenti non potranno aggiornare le loro app e nemmeno avere gli aggiornamenti di sicurezza di Android OS.

In realtà però Il Ministero del Commercio degli Stati Uniti ha temporaneamente sospeso il blocco, quindi Google potrà riprendere la propria collaborazione con Huawei. Sembra però che questo sia limitato nel tempo e che la decisione di bloccare Huawei sia definitiva.

Il portavoce di Huawei Joe Kelly ha dichiarato "Huawei continuerà ad usare Android se il governo americano ce lo permette. Altrimenti andremo avanti con il nostro sistema operativo. 

Anche gli inglesi stanno riconsiderando il ruolo di Huawei nella loro infrastruttura 5G il che è ben grave visto tutti e 4 i principali gestori inglesi usano dispositivi Huawei per la loro rete.

Tutto questo dopo che le ultime dichiarazioni del presidente USA Donald Trump suggerivano una distensione dei rapporti diplomatici e commerciali con la Cina, dall’altra il Parlamento del Regno Unito sembrava avere dato l’OK alla partecipazione di Huawei alla realizzazione dell’infrastruttura 5G britannica. Inoltre a metà luglio alcune aziende americane hanno ottenuto il permesso di vendere le proprie componenti a Huawei

Nel frattempo i sistemi dei nuovi smartphone continuano ad usare Android 10, piuttosto che il nuovo sistema realizzato da Huawei: HarmonyOS.

La mancanza del Play Store e di app come Gmail e Maps potrebbe limitare seriamente l'appeal dei nuovi Mate 30 che non è ancora chiaro come e dove verranno venduti. 

La notizia che Google ha bloccato l'accesso ai servizi Android  sia a livello di app che di aggiornamenti di sicurezza, non rappresenta solo un brutto colpo per il futuro del produttore cinese ma anche per l'intero settore degli smartphone in tutto il mondo.

Cosa succederà a chi possiede uno smartphone Huawei?

Vale la pena notare che la gamma dei Huawei Mate 30 è la prima ad essere effettivamente colpita dal blocco.

Anche le patch di sicurezza saranno disponibili solo quando le avrà la versione Open Source di Android e quindi decisamente più tardi rispetto al solito. 

Per quanto riguarda i modelli precedenti c'è invece questa dichiarazione che ci ha rilasciato Google:

“Abbiamo dovuto rispettare gli ordini e limitare l'accesso ai nostri servizi. In ogni caso chi già possiede un dispositivo Huawei potrà continuare ad usare Google Play e i sistemi di sicurezza di Google Play Protect ” 

Ci sono quindi buone notizie per chi ha da poco investito i propri risparmi su di un costoso Huawei P30 Pro: i dispositivi già venduti dal colosso cinese continueranno a ricevere gli aggiornamenti di sicurezza e avranno accesso al Google Play Store, almeno per il prossimo futuro. 

Le ultime (luglio 2019) dichiarazioni di Trump, infatti, hanno fatto sperare in una distensione delle relazioni diplomatiche e commerciali, e forse persino in una sospensione del blocco. 

Anche Huawei ci ha confermato che farà il possibile per garantire i suoi dispositivi e ha sottolineato il proprio ruolo nel settore: 

“Huawei ha contribuito in maniera rilevante alla crescita di Android nel mondo. In veste di partner chiave, abbiamo lavorato congiuntamente sulla loro piattaforma  open-source per sviluppare un ecosistema che ha giovato sia agli utenti che al settore."

"Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e ai tablet Huawei e Honor venduti, compresi quelli che sono attualmente a listino"

Questo comunque non significa che chi possiede un terminale può stare tranquillo, non è chiaro infatti quanto potrà durare questo supporto e non è probabile che possa estendersi per anni. 

Se in media gli aggiornamenti di sicurezza vengono garantiti per periodi di due o tre anni dal lancio, questo non è certo per i prossimi modelli a causa della nuova politica di Google.

Almeno per il momento quindi non è davvero il caso di mettere in vendita il proprio smartphone Huawei. Recentemente lo hanno fatto in molti, e proprio per questo rischiate di fare un pessimo affare. Meglio aspettare ancora un po' e vedere che succede. Nonostante le rassicurazioni, comunque, Huawei per il momento ha rinunciato a diventare il primo produttore di smartphone al mondo; almeno per ora, il primato resterà nelle mani di Samsung. 

I futuri smartphone Huawei continueranno ad usare Android?

Image Credit: TechRadar

Image Credit: TechRadar

La mossa di Google indica, che in futuro, potrebbe non collaborare più direttamente con Huawei  per gli aggiornamenti di sicurezza, né offrire l'accesso al Google Play Store. Sarebbe un un colpo potenzialmente fatale per il marchio che solo qualche mese fa puntava a diventare il principale produttore di smartphone nel mondo.

se Huawei dovesse restare "senza Google" e volesse continuare a usare Android come sistema operativo, dovrebbe usare la Android Open Source Platform (AOSP), che è libera e può essere utilizzata come base per un proprio sistema.

Sarebbe invece vietato l'accesso ad app strategiche come YouTube, Google Maps e Chrome, e al Google Play Store. Sono tutte app proprietarie di Google che non sono disponibili liberamente e che diventeranno off-limits una volta che la collaborazione si interrompe.

Non potendo accedere al Google Play Store, Huawei sarà obbligata a collaborare con gli sviluppatori per creare versioni personalizzate dei loro software. Si tratta di una situazione paragonabile a quella di Amazon con Fire OS, il suo sistema basato su Android AOSP che ha un proprio app store e che permette al gigante della distribuzione di controllare completamente la piattaforma su cui funzionano i suoi tablet Fire e dispositivi  Echo.

Se Huawei fosse obbligata ad usare AOSP, potrebbero esserci conseguenze devastanti visto che avere uno store completo è cruciale per il successo, come hanno ben dimostrato Nokia e Microsoft che non sono riusciti a rendere Windows Phone un'alternativa possibile ad Android e iOS. E questo nonostante gli investimenti milionari spesi negli strumenti per gli sviluppatori e negli accordi con le principali app, affinché sbarcassero anche sulla loro piattaforma. 

 In ogni caso Huawei continua ad affermare di voler continuare a collaborare con Google e Microsoft (il cui sistema Windows gira sui portatili Huawei ) in modo da offrire la miglior esperienza utente.

Anche se ha poi dichiarato che se è il caso potrà gestire in autonomia i propri dispositivi.

Un sistema operativo alternativo ad Android?

In realtà Huawei ha dichiarato di stare sviluppando da sette anni una sua alternativa ad Android, definendolo "Piano B", che entrerebbe in azione non appena necessario. L'azienda recentemente ha anche registrato un marchio che sarebbe quello del nuovo sistema operativo. 

Nella sua ultima dichiarazione a TechRadar, Huawei ha confermato “continueremo a realizzare un ecosistema software sicuro e completo che  fornisca la migliore esperienza d'uso ai nostri utenti in tutto il mondo”, che sembra proprio fare riferimento al suo nuovo sistema operativo.

Come funzionerà in pratica non è chiaro, visto che Huawei ha confermato di preferire la collaborazione con Google e Microsoft su Android e Windows per offrire agli utenti la migliore esperienza d'uso.

"Huawei ha lavorato duramente per realizzare una propria App Gallery e altre app del genere, allo stesso modo in cui ha lavorato sui chipset. Ci sono pochi dubbi che tutti questi sforzi puntino a una sua indipendenza" ha confermato Ben Woods, capo della ricerca presso CCS Insight.

E in effetti sembra improbabile che il marchio cinese abbia sviluppato alternative alle principali app Android solo per divertimento. Ma un passatempo può diventare all'improvviso qualcosa di molto più importante. 

Se Huawei dovesse perdere l'accesso al Google Play Store, serviranno enormi investimenti per attirare gli sviluppatori e convincerli ad approdare nel proprio store in modo da tranquillizzare gli utenti che vogliono avere a disposizione le app che servono. Il rischio è quello di perdere grosse quote di mercato in breve tempo.

Gli stessi problemi riguardano Honor, il marchio economico di Huawei. Nonostante ad Honor abbiano cercato di smarcarsi dal marchio Huawei, è stato confermato che verranno colpiti dagli stessi provvedimenti. 

La questione degli ARM

Un grosso problema è rappresentato dall'annuncio che ARM non intende più fornire i suoi processori a Huawei. Questo potrebbe sembrare strano, visto che si tratta di un produttore giapponese con sede in UK, ma in realtà ha lavora con tecnologia USA e teme un blocco in caso di collaborazione. 

Se Huawei non potesse usare i processori ARM potrebbe avere grossi problemi a sostituirli, almeno nel breve periodo e secondo alcuni questo costituirebbe un possibile colpo al business complessivo sugli smartphone.

Un portavoce di Huawei ha dichiarato: "Le nostre relazioni con i partner sono importanti, ma capiamo benissimo le pressioni a cui sono sottoposti" 

"Siamo fiduciosi che il problema verrà risolto e nel frattempo la nostra priorità rimane quella di consegnare prodotti tecnologicamente al top".” 

In ogni caso il problema con i processori ARM si porrà solo tra qualche mese, visto che Huawei ha ottenuto l'ennesimo rinvio al blocco dal parte del produttore.

E per quanto riguarda gli altri marchi? Cosa succederà al settore degli smartphone?

iPhone XS

Image Credit: TechRadar (Image credit: TechRadar)

Anche se queste sanzioni non colpiscono altri produttori, il messaggio è chiaro: la politica può influenzare i dispositivi che usano miliardi di persone in tutto il mondo.

Anche se ad oggi non ci sono minacce di alcun tipo, è chiaro che anche gli altri produttori devono iniziare a preoccuparsi. 

Solo qualche anno fa Samsung minacciò seriamente di staccarsi dal sistema Android in quanto pensava che Google esercitasse troppo controllo sui suoi smartphone Galaxy.

Ha così sviluppato Tizen OS e, se da una parte questo sistema viene usato negli  smartwatch Galaxy, dall'altra ha permesso di raggiungere un accordo con Google per avere maggiore libertà di azione.

(Bisogna notare che Samsung ha realizzato smartphone con sistema Tizen, modelli economici che non hanno avuto successo, a differenza dei Galaxy).

Qui il beneficiato potrebbe essere Apple - Trump chiede da tempo di spostare le fabbriche dalla Cina agli USA e allo stesso tempo ha esentato Apple dai nuovi dazi imposti alla Cina in modo che non debba aumentare i prezzi...

Nell'ultimo periodo Huawei è stata una spina nel fianco per Apple. Il successo del marchio cinese minaccia da vicino Apple anche nel settore dei dispositivi top di gamma e Trump vuole che il marchio americano abbia maggiore successo negli USA. 

Certo è che spostarsi dalla Cina sarebbe molto costoso per Apple, che avrebbe comunque bisogno di alcune componenti chiave cinesi per i propri iPhone. Così non è chiaro quanto una mossa di questo genere potrebbe rivelarsi veramente efficace. 

La scomparsa di Huawei avrebbe effetti anche sugli altri produttori. Lo sviluppo aggressivo di nuove tecnologie da parte del produttore cinese ha spinto gli avversari a loro volta a realizzare nuove tecnologie. Una perdita di un competitor così importante rallenterebbe sicuramente lo sviluppo tecnologico. Le nuove fotocamere Huawei negli ultimi due anni hanno dato il via a una gara che ha dato come risultati migliore qualità, paragonabile a quella delle fotocamere compatte. La serie P degli smartphone Huawei ne è la migliore dimostrazione.

Il marchio cinese è anche in competizione con Samsung per realizzare il primo smartphone pieghevole, la sola presenza di Huawei Mate X  ha spinto il marchio coreano a dare il meglio di sè per realizzare un proprio dispositivo pieghevole(anche se avrebbe fatto migliore figura a rimandare l'uscita di Galaxy Fold…).

Ma quindi conviene acquistare un P30 o un Mate 30?

Per quanto riguarda gli smartphone Huawei ci sono quelli della serie Mate 30 e i modelli successivi e poi ci sono i Huawei P30 e P30 Pro presentati precedentemente.

Con i Mate 30 non è possibile accedere alle app e ai servizi Google e questo li rende poco convenienti per la maggior parte degli utenti. 

Per quanto riguarda i modelli precedenti invece secondo Huawei non dovrebbe cambiare nulla.

Il produttore cinese ha appena inaugurato il più grande store fuori dalla Cina, a Madrid, e ha confermato che ritiene l'Europa come uno dei mercati di riferimento per i suoi prodotti.  

Ha anche confermato che distribuirà l'aggiornamento di Android 10 al P30 Pro (e ad altri modelli) e che allo stesso tempo su questi dispositivi si potranno continuare ad usare le app di Google.

In realtà le cose non stanno andando benissimo per il colosso cinese, come si è visto con il caso Huawei Mate 30 e Huawei Mate 30 Pro.

Rimane una possibilità che i colloqui in corso tra il governo cinese e quello USA portino a una soluzione ma nel frattempo la situazione resta critica.

Google ha confermato che sta monitorando la situazione e alcuni produttori come Qualcomm verranno colpiti dal bando, per cui è possibile che una soluzione venga trovata. 

Anche perché se il bando fosse confermato, a lungo periodo questo costituirebbe un problema non solo per Huawei ma per tutti i produttori cinesi che oggi sono la maggioranza e quindi sull'intera industria degli smartphone.

E alla lunga questo potrebbe diventare una minaccia anche per lo stesso sistema operativo Android. 

Ci sono anche i Matebook e Windows

Huawei, come molti sapranno, produce anche computer portatili (oltre ad avere un enorme business nelle infrastrutture di rete). Si tratta dei Matebook, alcuni dei quali sono tra i migliori notebook e migliori Ultrabook in circolazione. 

La buona notizia è che tanto Intel quanto Microsoft hanno detto che continueranno a supportare i notebook a marchio Huawei. Prodotti come il Matebook D, il Matebook 13 o il Matebook X Pro quindi continueranno a ricevere aggiornamenti senza problemi. 

Se possedete un Matebook quindi potete stare tranquilli: almeno per ora e per i prossimi mesi, non ci saranno problemi.