Huawei, il sistema operativo alternativo è stato registrato?

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Le autorità degli Stati Uniti hanno imposto a Huawei e altre aziende cinesi un pesante blocco commerciale. Tra le conseguenze c'è anche il fatto che Huawei non potrà più usare Android per i propri smartphone e tablet, e forse nemmeno Windows per i notebook; ma su quest'ultimo punto ci sono ancora parecchi dubbi da sciogliere

Il risultato è che Huawei sta sviluppando un proprio sistema operativo per smartphone e PC. Un lavoro che, pare, era già iniziato prima che l'amministrazione Trump "calasse l'ascia", e che è già a buon punto. 

Pare infatti che Huawei stia sviluppanto il sistema operativo Hongmeng sin dal 2012, e la recente registrazione del marchio suggerirebbe che l'azienda è vicina alla versione finale. 

Hongmeng

Per Huawei ha parlato Andrew Williamson, che a Città del Messico ha spiegato che il sistema operativo "non è che qualcosa che Huawei desideri [...] ma Hongmeng è in fase di test, soprattutto in Cina". 

Williamson ha affermato anche che secondo lui il sistema operativo è "pronto per la diffusione su oltre un milione di dispositivi", come riporta Reuters. Il marchio, secondo il portavoce, sarebbe stato registrato in Europa e in diversi paesi del mondo, compresi Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Cambogia e Perù. 

Huawei ovviamente preferirebbe continuare a usare la versione Google di Android, e metterebbe un freno allo sviluppo di Hongmeng se il governo statunitense dovesse fare marcia indietro. Ma al momento non ci sono segnali che facciano pensare a una possibile distensione, e l'azienda cinese deve dunque prepararsi al peggio. Il sistema operativo "di ricambio" dovrebbe infatti essere pronto nell'arco di "mesi" secondo Williamson. 

Il Play Store con un altro nome

Uno dei problemi più grossi da affrontare, forse il più grosso, sarebbe la disponibilità di applicazioni. Sviluppare un sistema operativo diverso, per quanto basato su Android AOSP, significa infatti non avere servizi Google essenziali come il Play Store, con la sterminata collezioni di applicazioni verificate e controllate. 

Huawei ha da tempo un suo negozio di applicazioni, che si chiama Huawei AppGallery, ma al momento ha un catalogo molto scarno, nemmeno lontanamente simile a quello che offrono Google o Apple. 

Ed ecco perché l'azienda sta contattando gli sviluppatori che al momento hanno uno o più prodotti sul Play Store. Secondo un messaggio email trapelato e pubblicato su XDA Developers, Huawei sta chiedendo agli sviluppatori di pubblicare le app anche su AppGallery, in modo da rendere questo shop più completo e invitante per il pubblico. 

La mail suggerisce che AppGallery possa già contare su 560.000 sviluppatori, e che possa raggiungere circa 270 milioni di utenti attivi ogni mese, perché è un'app preinstallata su tutti gli smartphone Huawei. 

Huawei fa ricorso

Nel frattempo, il colosso cinese ha presentato un reclamo formale presso l'autorità statunitense per il commercio e la concorrenza (Federal Communications Commission, FCC), riguardo al blocco delle sue tecnologia sulla base di rischi per la sicurezza nazionale. 

La lettera di Huawei sostiene che "bandire certi operatori sulla base della sicurezza nazionale in realtà fa poco o nulla per proteggere la sicurezza delle reti di telecomunicazioni statunitensi. Piuttosto, obbligare gli operatori di rete a eliminare e sostituire le attrezzature esistente rappresenterebbe un rischio ancora maggiore per la stabilità e la sicurezza delle reti stesse". 

Huawei afferma inoltre che, nonostante gli sforzi, la FCC ha rifiutato di incontrare i rappresentanti dell'azienda per spiegare le accuse riguardo alla sicurezza nazionale, e quindi l'azienda cinese è "inabilitata a rispondere".