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Recensione Hotspot Shield VPN

Hotspot Shield è una delle VPN più veloci sul mercato

Hotspot Shield
Image Credit: AnchorFree
(Image: © Image Credit: Hotspot Shield)

Il nostro verdetto

C'è molto da apprezzare in Hotspot Shield VPN, specialmente la facilità d'uso e la velocità. I suoi punti deboli sono, però. una policy di registrazione degli accessi non chiarissima e la mancata possibilità di impostare il software manualmente su alcuni dispositivi come i router.

Pro

  • Incredibilmente veloce in molti paesi
  • Riesce a sbloccare Netflix
  • Molto facile da usare
  • Supporto al P2P su tutti i server

Contro

  • Funziona solo con le app Hotspot Shield
  • L'abbonamento mensile è costoso
  • App relativamente limitate
  • Raccolta parziale di dati

Hotspot Shield Premium di AnchorFree è la versione a pagamento della famosa VPN gratuita con annunci pubblicitari. Pagando ci si libera delle pubblicità, si rimuove il limite massimo di dati e si ha pieno accesso alle funzioni.

Questo significa che è possibile scegliere tra server in oltre 80 paesi con una rete ancora più ampia rispetto a quella della concorrenza e decisamente migliorata rispetto ai 27 server che erano disponibili appena sino a un anno fa.

 

È invece possibile usare più di un dispositivo alla volta, visto che Hotspot Shield Premium supporta fino a 5 connessioni simultanee. Meglio delle tre connessioni offerte, ad esempio, da ExpressVPN, mentre se ve ne servono di più, potete  considerare IPVanish che ne accetta fino a dieci.

Tutti i server disponibili supportano il P2P senza limiti di banda, quindi sarà possibile scaricare o riprodurre file in streaming e allo stesso tempo navigare o svolgere altre attività online.

 Nota della redazione: quella che trovate di seguito è una versione della recensione aggiornata con le novità introdotte nell’ultimo update.

  • Hotspot Shield è adesso disponibile anche sui televisori (gennaio 2020).
  • Cambiamento di prezzo. Un anno a €7,99 al mese con pagamento in un’unica soluzione da €95,88 con sconto del 38%.
  • Il numero di paesi con server dedicati è salito a 80 (febbraio 2020).
  • Hotspot Shield VPN è adesso disponibile anche su router Wi-Fi (aprile 2020).

Abbonamenti

Hotspot Shield accetta diverse forme di pagamento, compreso PayPal. (Image Credit: AnchorFree)

 Prezzi

Hotspot Shield Premium propone una soluzione mensile a un prezzo di €12,99 al mese ma si può risparmiare molto scegliendo un abbonamento di lunga durata. Con il piano annuale il prezzo scende a €7,99 al mese, mentre scegliendo di impegnarsi per tre anni si pagheranno solo €2,99 al mese. Hotspot Shield ha un prezzo ragionevole, in linea con il resto del settore.

Hotspot Shield non accetta pagamenti in Bitcoin, ideali per chi vuole tutelare al massimo la propria privacy, ma supporta carte di credito e debito, PayPal (che è già qualcosa) e carte regalo aziendali.

Quando si attiva un account premium bisogna inserire i dati di pagamento ma non ci saranno addebiti per sette giorni. Se cancellerete il piano entro questo periodo, non pagherete nulla. Se scegliete, invece, l’abbonamento di tre anni ci sono ben 45 giorni di garanzia con la formula soddisfatti o rimborsati (anche CyberGhost, ad esempio, offre 45 giorni mentre Private Internet Access si ferma a sette).

Privacy

Hotspot Shield vi avvisa se la connessione è interrotta o bloccata (Image Credit: AnchorFree) 

Privacy

 

Per valutare la sicurezza di una VPN in genere si comincia dai protocolli, dalla crittografia e dai dettagli di autenticazione. Eseguire questi controlli può rivelarsi piuttosto complicato ma già di per sé la compatibilità di una VPN con un protocollo sicuro come OpenVPN è rassicurante. 

Hotspot Shield è difficile da valutare proprio perché non supporta OpenVPN, IKEv2, L2TP/IPSec o altri standard specifici, limitandosi alla tecnologia proprietaria Catapult Hydra.

Non è una cosa preoccupante quanto potrebbe sembrare a prima vista. Catapult Hydra è sviluppato per garantire alte prestazioni, ma dal punto di vista dei protocolli di sicurezza e della crittografia usa gli stessi standard degli altri protocolli.

Per esempio, il sito di Hotspot Shield spiega che Catapult Hydra è basato su TLS (Transport Layer Security) 1.2, crittografia AES-128, certificati per l’autenticazione dei server 2048-bit RSA e scambio di chiavi tramite Elliptic Curve Diffie-Hellman (ECDHE), a garanzia di segretezza PFS (Perfect Forward Secrecy). Le chiavi vengono generate per una sola sessione ed è una soluzione più che adeguata per le esigenze di privacy di quasi tutti gli utenti.

Il problema di Catapult Hydra (come di tutte le tecnologie proprietarie in genere) è che non c’è modo (almeno, non facilmente) di capire che cosa succede all’interno. OpenVPN, di contro, è open source e quindi gli sviluppatori possono esaminarne il codice, capire come funziona, magari trovare problemi e suggerire miglioramenti. Con un software proprietario tutto ciò è impossibile.

Questo non significa che bisogna fidarsi o diffidare alla cieca di Hotspot Shield. L’azienda spiega che Catapult Hydra è utilizzato dalla «maggior parte delle grandi aziende specializzate in sicurezza e che implementano VPN all’interno dei propri software, come McAfee, Bitdefender, Cheetah Mobile e molti altri».  Inoltre «anche operatori come Telefonica e KDDI usano Catapult Hydra per offrire una VPN e sicurezza Wi-Fi ai propri clienti».

Il risultato è che, anche se il codice sorgente non è pubblico, il funzionamento del software è stato comunque soggetto a valutazione approfondita da parte delle aziende che hanno deciso di implementare Catapult Hydra nei propri prodotti. Hotspot Shield ha dichiarato: «Il protocollo è stato valutato da esperti di terze parti, operanti in oltre il 60% delle più grandi aziende di sicurezza del mondo, che usano il nostro SDK per fornire servizi VPN ai propri utenti».

La protezione della privacy, comunque, non è solo una questione di tecnologie. Anche la realizzazione del client è importante, in particolare per funzioni per evitare il leak di DNS e WebRTC, inconvenienti che potrebbero svelare la vostra identità online. Abbiamo messo alla prova i client di Hotspot Shield con strumenti come IPLeak e DNSLeakTest, senza trovare alcun tipo di problema; il servizio ci ha protetti da sguardi indiscreti ogni momento.

L’indirizzo IP originale potrebbe trapelare anche se la connessione VPN viene improvvisamente interrotta, almeno in teoria. Alcune applicazioni di Hotspot Shield, per questo, includono una kill switch che blocca la connessione a internet nel caso si perda il collegamento con il server VPN.

Alcuni veloci test con il client di Windows hanno dato buoni risultati. Anche con la kill switch disattivata, quando abbiamo cambiato posizione non abbiamo registrato leak del nostro reale indirizzo IP e quando invece la connessione è caduta questo è rimasto esposto solo per qualche secondo. Quando abbiamo attivato la kill switch il nostro indirizzo IP non era per niente visibile.

Andando ancora più a fondo, abbiamo notato che il client ha utilizzato numerosi protocolli TCP per gestire la connessione. Abbiamo provato a vedere come si sarebbe comportata la VPN chiudendo in maniera forzata il collegamento e Hotspot Shield non ha fatto registrare alcun crash o leak dell’indirizzo IP ma ha riaperto la connessione continuando come prima.  La capacità di gestire eventi inaspettati è un buon indicatore della qualità complessiva di una VPN e suggerisce che il client di Hotstpot Shield è in grado di reagire a situazioni inaspettate che con altri provider porterebbero a crash della VPN.

Logging

Secondo la Privacy Policy, Hotspot Shield non registra l’attività dei propri utenti (Image Credit: AnchorFree) 

Log dei dati

Hotspot Shield dichiara di non registrare le attività dei propri utenti e di avere una rigida politica sull’autenticazione. Una pagina di supporto, per esempio, riporta: «Non raccogliamo nessun tipo di informazione personale. Non registriamo, archiviamo o condividiamo alcun dato che possa identificare gli utenti, compreso l’indirizzo IP. Non teniamo traccia delle attività degli account sia gratuiti che premium». 

All’interno della policy sulla privacy, Hotspot Shield dichiara: «Il nostro prodotto VPN non registrerà né salverà in alcun modo il vostro indirizzo IP oltre la durata della vostra sessione VPN e cancelliamo sempre il vostro indirizzo dopo che vi siete scollegati dalla VPN». 

Ciò suggerisce che non c’è alcuna registrazione dei dati, che renderebbe possibile associare l’indirizzo IP autentico con quello generato dalla VPN. Anche se questo può sembrare molto promettente, le cose non stanno proprio in questo modo. Ad esempio, sempre la policy sulla privacy di Hotspot Shioeld aggiunge che il servizio colleziona informazioni riguardanti:

«Quanta banda viene usata oltre che quando e quanto vengono utilizzati i nostri servizi […] I browser e le app AnchorFree usate per accedere ai nostri servizi […] Potremmo raccogliere inoltre dati identificativi dei dispositivi, del tipo di browser, sulle impostazioni, su versioni di sistemi operativi, smartphone e tablet, wireless e altre informazioni sulla rete (come il nome del provider internet e dati sulla linea) […] La natura delle richieste avanzate ai nostri server (quale tipo di accesso, le informazioni sui dispositivi e le app usate per avanzare le richieste, timestamp e il riferimento dell’URL) […] Potremmo raccogliere dati approssimativi sulla vostra posizione calcolando latitudine e longitudine stimate in base al vostro indirizzo IP».

Sicuramente è un fatto positivo che Hotspot Shield non conservi alcun dato di autenticazione che permetta di collegare il vostro account a un’attività ben precisa (anche se ci piacerebbe che questo venisse confermato da una verifica di un ente terzo) ma comunque il provider sembra raccogliere una maggiore quantità di dati sui propri utenti rispetto alle altre VPN.

Se volete approfondire questo argomento, vi consigliamo di dare un’occhiata al Report sulla trasparenza 2018 dI AnchorFree. Il documento è particolarmente interessante dato che raccoglie tutte le richieste avanzate daI governi e dalle autorità giudiziarie nel corso del 2018 e quanti dati sugli utenti sono stati forniti, ovvero 56 nel primo caso e zero nel secondo.

Performance

Abbiamo testato le prestazioni di tutte le VPN che abbiamo recensito con OpenSpeedTest (Image Credit: OpenSpeedTest) 

Prestazioni 

Hotspot Shield si vanta di avere alte prestazioni grazie al protocollo Catapult Hydra. I test, però, cosa dicono? Abbiamo verificato le prestazioni di questa VPN con i test di velocità di Netflix, Fast, Speedtest e altri servizi.

Connettendoci al server più vicino, la velocità si è attestata tra i 65 e 67 Mbps su un massimo di 75 Mbps che la nostra fibra può raggiungere. Ulteriori test hanno rivelato un calo di circa 1 Mbps se confrontato alla velocità senza VPN, uno dei dati più bassi che abbiamo rilevato con questo tipo di servizi (la media di solito si aggira tra i 2,5 e i 5 Mbps). Anche se la vostra connessione internet non è particolarmente veloce, la riduzione comunque di velocità dovrebbe essere relativamente più bassa rispetto alle VPN concorrenti.

In un secondo momento, abbiamo usato lo stesso sito di benchmark per misurare una connessione interna agli Stati Uniti, usando una linea davvero veloce che può raggiungere sino a 475 Mbps. In questo caso con la VPN attivata abbiamo raggiunto i 230-290 Mbps, un valore in proporzione più basso rispetto ai test sui server europei ma comunque superiore alla concorrenza dato che determinate VPN non riescono neanche a raggiungere i 100 Mbps e in pochissime superano i 200 Mbps. Test condotti sul momento, come questi, non sono sempre esaustivi ma anche ripetendoli più volte, Hotspot Shield ha dato risultati sempre molto simili e questo ci rassicura sull’affidabilità dei dati raccolti.

Eseguire dei test su server molto lontani ha un’importanza relativa dato che in questi casi sono innumerevoli i fattori che entrano in gioco ma Hotspot Shield ha sempre raggiunto buoni risultati anche in queste circostanze. Le connessioni dalla nostra posizione a server europei e sul suolo degli Stati Uniti hanno dato risultati simili ai test condotti con server più vicini riuscendo a raggiungere anche i 60 Mbps nelle posizioni più lontane come il Vietnam.

Sono risultati davvero eccellenti sia per quanto riguarda la velocità massima sia per la stabilità della connessione. Se avete intenzione di collegarvi spesso a server lontani, Hotspot Shield potrebbe essere una tra le migliori VPN tra cui scegliere.

Netflix

Nei nostri test Hotspot Shield è stata in grado di sbloccare Netflix (Image Credit: Netflix) 

Netflix

Le VPN sono utili per aggirare restrizioni di ogni genere come quelle che impediscono di accedere a un certo sito da un determinato paese.

È difficile misurare le prestazioni da questo punto di vista, perché ci sono troppe variabili in gioco. Cerchiamo di farci almeno un’idea vedendo come Hotspot Shield si comporta con YouTube e Netflix, ovvero servizi che, in misura diversa, applicano tutti restrizioni geografiche. In ogni caso per una panoramica più esaustiva vi consigliamo di dare un’occhiata alla guida sulle migliori VPN per guardare Netflix.

Hotspot Shield ci ha permesso di accedere a video YouTube di altre regioni velocemente e senza alcun problema. Un’ottima notizia, ma non proprio una sorpresa dato che aggirare i blocchi territoriali della piattaforma video di Google è relativamente facile.

Netflix si impegna invece molto per impedire l’accesso tramite VPN, e in genere rappresenta un ostacolo molto difficile da superare. Ancora una volta, Hotspot Shield se l’è cavata molto bene, e ci ha permesso di accedere al servizio senza difficoltà.

Torrent

Hotspot Shield ci permette di scaricare torrent senza limiti di banda o altre restrizioni  (Image Credit: uTorrent) 

Torrent

Hotspot Shield non ha una posizione esplicita riguardo al P2P. Non se ne fa menzione nelle pagine principali, nel riassunto delle caratteristiche o nell’introduzione alla sezione FAQ.

Scavando un po’, però, si scopre che su tutti i server il servizio offre pieno supporto ai protocolli P2P. Una volta connessi con qualsiasi client alla VPN, quindi, si potranno scaricare file torrent in tutta serenità.

Le pagine di assistenza hanno anche qualche semplice guida per principianti, con commenti sulle ragioni per cui usare una VPN per i torrent e guide su come scaricare in modo anonimo attraverso questo tipo di client.

Qualsiasi metodo vogliate usare, Hotspot Shield non impone limiti alla banda disponibile o restrizioni di altro genere per i torrent: potete infatti usare il protocollo come meglio credete.

Impostazioni del client Windows

Hotspot Shield ha applicazioni per tutti i principali sistemi operativi e browser (Image Credit: AnchorFree) 

Impostazioni del client 

Dopo aver registrato il proprio account si passa al download del client. Questi sono disponibili per Windows, Mac, Android e iOS oltre che per il browser Google Chrome. 

Hotspot Shield non dà comunque istruzioni per configurare manualmente le connessioni e inoltre in passato supportava standard come OpenVPN ma oggi si può usare solo la tecnologia proprietaria Catapult Hydra. Secondo l’azienda ne vale le pena, grazie a velocità fino a 2,4 volte maggiori su grandi distanze.

I client sono tutti facili da installare e da usare. Quello per Windows si installa più o meno come qualsiasi altra applicazione, mentre le app per smartphone e l’estensione per Chrome si trovano nei rispettivi negozi online.

Windows Client

Ecco ciò che si vede al primo avvio di Hotspot Shield per Windows (Image Credit: AnchorFree) 

Client Windows 

 La maggior parte delle applicazioni VPN è facile da usare, ma l’applicazione Windows di Hotspot Shield porta il concetto di semplicità su un nuovo livello. L’interfaccia mostra un pannello scuro e quasi del tutto vuoto: l’unica cosa chiaramente visibile è un grande pulsante di accensione al centro con una chiara scritta in inglese: “Premere il pulsante per avviare la connessione”.

Windows Client

La dashboard dell’applicazione Windows mostra l’indirizzo IP e le velocità di upload e download.  

Dopo aver seguito le istruzioni vi troverete collegati al servizio con velocità piuttosto alte. Dalla nostra posizione al Vietnam sono bastati appena 2-3 secondi per stabilire un collegamento con il server. Solitamente con altri VPN ne sarebbero serviti 5, e in alcuni casi fino a 10-15 secondi, per stabilire una connessione localmente.

Una volta connessi, il pulsante di accensione si rimpicciolisce e si posiziona nella parte superiore della schermata. Una mappa a quel punto vi mostrerà la vostra posizione “virtuale” e un indirizzo IP insieme ad alcuni indicatori che vi aggiorneranno sulla quantità di dati trasferiti in download e upload. Si tratta di un’interfaccia molto bella da vedere e allo stesso tempo molto funzionale.

Cliccando sulla posizione attuale è possibile visualizzare una lista di altri paesi che è possibile selezionare. Si può scegliere ovviamente un buon numero di altri paesi, un miglioramento rispetto alla versione precedente, ma manca ancora un sistema di gestione dei server preferiti o utilizzati di recente che permetta di collegarsi molto più velocemente.

Impostazioni Windows

Si può impostare Hotspot Shield per collegarsi automaticamente o abilitare il kill switch dalle impostazioni (Image Credit: AnchorFree) 

Anche dopo gli ultimi aggiornamenti le impostazioni di Hotspot Shield restano poche ed essenziali limitandosi ad opzioni come l’avvio del client insieme a Windows, quelle per prevenire il leaker di indirizzi IP e per abilitare una kill switch per bloccare la connessione ad internet nel caso in cui il collegamento col server VPN dovesse interrompersi.

Una novità, aggiunta con gli ultimi aggiornamenti, è quella che permette al client di connettersi automaticamente a un server VPN quando si accede a hotspot Wi-Fi considerati non sicuri. Una funzionalità che abbiamo trovato molto utile.

Un’altra aggiunta interessante è quella che riguarda la possibilità di filtrare i domini web in modo che questi siano ignorati dalla VPN, molto utile per quei siti in cui non vi serve aggirare il blocco territoriale. Se, ad esempio, usate la VPN per guardare la versione americana Netflix dall’Italia ma volete comunque accedere alla versione europea di YouTube, questa opzione vi permetterà di disabilitare la VPN quando visitate la piattaforma video di Google.

La sezione di supporto direttamente sul client è un’altra aggiunta interessante e un modo più veloce per cercare informazioni piuttosto che dover aprire il browser e andare sul sito di Hotspot Shield. Questa opzione, infatti, permette di consultare le principali FAQ direttamente dall’interfaccia. Inoltre è possibile ottenere degli aiuti passo passo oppure accedere dal client a una live chat direttamente sul browser per avere assistenza per i problemi più gravi.

Applicazione Android

Questa è l’interfaccia di Hotspot Shield per Android (Image Credit: AnchorFree) 

Applicazione Android 

L’app Android di Hotspot Shield ha un’interfaccia pulita e chiara come il client su Windows. Basta aprirla e connettersi per visualizzare la propria posizione su una piccola mappa.

Toccando il nome della posizione o la mappa stessa, si accede a qualche funzione extra. L’app Android, a differenza di quella desktop, non si ricollega automaticamente all’ultimo server utilizzato ma può essere configurata per collegarsi al più veloce server disponibile. 

Scorrendo in basso si scoprono altre opzioni, come la possibilità di proteggere automaticamente il traffico di specifiche applicazioni. Basta aggiungerle alla lista e Hotspot Shield si collegherà automaticamente ogni volta che le userete.

Il pannello delle impostazioni è simile a quello del client per Windows, con opzioni per far avviare Hotspot Shield quando si accende il dispositivo o per attivare automaticamente la VPN per alcune tipologie di connessioni (le categorie sono sicura, non sicura e mobile). Non c’è una kill switch integrata, purtroppo, ma è possibile disabilitare la VPN quando lo smartphone è in stand-by, per risparmiare batteria.

L’applicazione Android integra alcuni documenti di supporto disponibili sul sito di Hotspot Shield, che permettono di risolvere alcuni problemi comuni senza uscire dall’app stessa. Una scelta più pratica rispetto a un link verso il sito web. 

In generale l’app non offre molte opzioni di personalizzazione ma è sicuramente facile da usare. La selezione automatica del server più veloce è sicuramente un interessante pregio aggiuntivo.

Applicazione iOS

L’applicazione iOS di Hotspot Shield è molto simile a quella Android (Image Credit: AnchorFree) 

Applicazione iOS 

Anche l’applicazione iOS di Hotspot Shield è simile ai client Windows e Android con il pulsante per la connessione in bella vista e poco altro: mappa, lista delle posizioni e qualche impostazione. 

Come accade spesso, la versione iOS ha qualcosa in più dal punto di vista stilistico, ma si tratta, appunto, di questioni più estetiche che funzionali. Una volta che si è toccato il pulsante di connessione, per esempio, la posizione a cui ci si collega è evidenziata con una gentile pulsazione colorata che, oltre a essere molto gradevole, rende più facile individuare la posizione sulla mappa.

Dal punto di vista della funzionalità però non offre molto. Manca la connessione al miglior server, presente sulla versione Android, e bisogna accontentarsi di selezionare un paese come posizione predefinita.

Il pannello delle impostazioni è scarno, senza opzioni per l’avvio o la connessione automatica e manca anche la kill switch. L’unica opzione è quella che ci avvisa se ci si collega a una rete non sicura, eventualmente proponendo una connessione manuale.

In generale l’applicazione iOS è bella esteticamente e semplicissima da usare, ma mancano alcune opzioni della versione Android che sarebbero molto utili.

Per fugare ogni dubbio abbiamo dato anche un’occhiata alla cronologia sull’AppStore per verificare che non ci fossimo persi qualche dettaglio nelle note sugli aggiornamenti ma non abbiamo trovato niente. Solo in maniera molto vaga si parla di “qualità della connessione migliorata” e generiche ottimizzazioni ma in definitiva Hotspot Shield non ha aggiunto alcuna significativa caratteristiche negli aggiornamenti degli ultimi mesi.

Estensioni per browser

C’è anche un’estensione per browser, che permette di collegarsi alla VPN in modo semplice e veloce (Image Credit: AnchorFree) 

Estensioni per browser 

Molte VPN offrono anche delle estensioni per i browser, in genere con funzioni basilari e prive di strumenti come la lista delle posizioni o il pulsante per collegarsi. Non è però il caso di Hotspot Shield, la cui estensione per Chrome è piena di funzioni e per certi versi persino più potente del client desktop o delle applicazioni per smartphone.

Aprendo l’estensioine non si notano subito queste qualità dato che somiglia molto agli altri client: una finestra scura e praticamente vuota, con un grande pulsante in mezzo per connettersi. Praticamente non c’è altro. 

Il collegamento è praticamente istantaneo, perché l’estensione per browser si limita a usare un proxy per proteggere solo il traffico internet via browser. Non è utile in ogni situazione ma se vi interessa solo bloccare dei siti, può bastare.

L’estensione diventa più interessante quando si clicca sul pulsante di configurazione in alto a destra. Qui è possibile impostare un server predefinito oppure la connessione automatica al server più vicino. Il problema è che si può accedere a un numero relativamente basso di posizioni come Canada, Francia, Germania, India, Olanda, Russia, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti. Come opzione in sé, è comunque gradevole.

Ci sono alcuni elementi extra, come gli strumenti per bloccare pubblicità, cookie, tracker, malware e WebRTC, insieme a diverse opzioni per ignorare risorse sulla rete locale (che si suppongono sicure).

Le migliori opzioni dell’estensione di Hotspot Shield sono probabilmente le liste Auto Protect e Bypass. Basta aggiungere un sito a una delle due e la VPN si attiverà o disattiverà automaticamente, a secondo della lista, non appena cercate di visitarlo.

Sembra tutto molto efficiente ma ci sono dei dettagli che potrebbero farvi cambiare idea. L’ad-block non può competere con le migliori estensioni dedicate e non ci sono opzioni di personalizzazione. In generale comunque tutto funziona molto bene, e questa estensione per Chrome è migliore rispetto a tante altre create da altri provider VPN. 

Anche se è a malapena citata sul sito ufficiale, HotSpot Shield ha anche un estensione browser per Firefox. Questa funziona allo stesso modo di quella per Chrome con una piccola differenza, ovvero che non include alcuna funzionalità per difendersi dai web tracker. Al di là di questo è comunque altrettanto utile e facile da usare come la versione per Chrome ed è un’ottima aggiunta alla lineup Hotspot Shield.

Supporto

Hotspot Shield ha una chat in tempo reale per risolvere eventuali problemi che non riuscite a gestire da soli (Image Credit: AnchorFree) 

Supporto 

Se avete qualche problema con Hotspot Shield, le varie app offrono un accesso diretto alla documentazione presente sul sito. Se non dovesse bastare, però, c’è sempre il supporto online.

Il centro di assistenza ha molti articoli organizzati per piattaforme e categorie. Ci sono alcune informazioni utili, non sempre disponibili all’interno delle varie applicazioni, ma in generale non ci sono molti articoli, e quelli che ci sono hanno pochi dettagli. Non c’è nulla di comparabile alle guide complete offerte da, per esempio, ExpressVPN. 

Se il database di articoli non offre risposte, potete provare con il servizio di chat 24 ore su 24 dedicato agli utenti Premium. Accedere però non è molto facile. 

Il problema si nota di più nelle app per smartphone. Se si sceglie la sezione apposita nell’applicazione Android, si seleziona un articolo e poi si clicca il tasto per contattare l’assistenza, si apre una pagina web dove inserire le informazioni per aprire un ticket. Su Windows la stessa procedura porta alla chat.

O almeno ci prova, perché la pagina non si caricava quando ci abbiamo provato, con Google Chrome. Ha funzionato invece con Microsoft Edge, browser che ci ha permesso di parlare con un operatore in meno di un minuto. 

Il supporto di Hotspot Shield è di buona qualità, ma accedervi è più difficile che con gli altri fornitori di VPN. Speriamo che la società possa migliorare, da questo punto di vista.

Verdetto finale 

Hotspot Shield ha i suoi problemi: applicazioni basilari, mancanza di supporto per OpenVPN, una minima raccolta dati. È però un servizio incentrato sulla velocità, e in effetti ha prestazioni piuttosto alte da questo punto di vista. Se è ciò che interessa anche a voi, vale la pena di provare almeno la settimana gratuita.