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Recensione Hotspot Shield VPN

Un servizio di lusso per chi vuole una VPN veloce

Hotspot Shield
Image Credit: AnchorFree
(Image: © Image Credit: Hotspot Shield)

Il nostro verdetto

C'è molto da apprezzare in Hotspot Shield, specialmente la facilità d'uso e la velocità. Ma raccoglie alcuni dati e non è possibile impostare manualmente alcuni dispositivi, come i router.

Pro

  • Velocissima
  • Sblocca Netflix
  • Molto facile da usare
  • Tutti i server supportano il P2P

Contro

  • Funziona solo con le app Hotspot Shield
  • L'abbonamento mensile è costoso
  • Raccoglie alcuni dati
  • Il supporto è carente

Hotspot Shield Premium di AnchorFree è la versione a pagamento della quasi omonima VPN gratuita (con annunci pubblicitari). 

Pagando ci si libera delle pubblicità, e si ottiene anche trasferimento dati illimitato e pieno accesso alle funzioni e alle posizioni geografiche di Hotspot Shield. 

Si potrà scegliere tra 59 paesi, più del doppio rispetto ai 27 paesi che erano presenti l’ultima volta che abbiamo provato questo servizio. Al momento il sito riporta ufficialmente “più di 20 paesi”, ma la lista reale è molto più corposa (probabilmente è la pagina italiana ad aver bisogno di un aggiornamento).   

Ci sono applicazioni per tutte le piattaforme principali: Windows, Android, iOS, Mac, ma Hotspot Shield ora usa un suo protocollo proprietario, Catapult Hydra, e non è possibile configurarlo manualmente sul proprio router o su altri sistemi. Bisogna usare per forza una delle loro applicazioni. 

È invece possibile usare più di un dispositivo alla volta, visto che Hotspot Shield Premium supporta fino a 5 connessioni simultanee. Meglio delle tre conessioni offerte da ExpressVPN, mentre se ve ne servono di più potete  considerare IPVanish che ne accetta fino a dieci.

Tutti i server disponibili supportano il P2P senza limiti di banda, quindi sarà possibile scaricare o riprodurre file in streaming, e allo stesso tempo navigare o fare altre attività online. 

Tra le caratteristiche degne di menzione immediata ci sono l’installazione molto semplice, il supporto via chat e la possibilità di accedere a Netflix da ogni luogo del mondo. Si può pagare con carta di credito, PayPal e altri strumenti. 

Abbonamenti

Hotspot Shield accetta diverse forme di pagamento, compreso PayPal. (Image Credit: AnchorFree)

 Prezzi

Hotspot Shield Premium costa più della maggior parte delle altre VPN, ma in compenso offre diverse scelte: ci sono infatti quattro possibili opzioni di pagamento. 

La soluzione mensile costa €15,99/mese, il che la rende davvero molto costosa rispetto a praticamente tutti i concorrenti sulla piazza. Private Internet Access costa meno, e anche ExpressVPN, di cui certo non si può dire che sia un servizio economico. 

Si può risparmiare molto scegliendo un abbonamento di lunga durata, però. Con l’abbonamento annuale il prezzo scende a €6,99/mese, mentre scegliendo di impegnarsi per tre anni si pagheranno solo €3,49/mese. Ci sono servizi che costano ancora meno, come per esempio il piano triennale di NordVPN. Anche così, scegliendo di abbonarsi per tre anni Hotspot Shield ha un prezzo ragionevole, in linea con il resto del settore. 

Non si può pagare in Bitcoin, il che sarebbe l’ideale per chi vuole tutelare al massimo la propria privacy. Hotspot Shield accetta carte di credito, PayPal (che è già qualcosa) e carte regalo aziendali. 

Quando si attiva un account Premium bisogna inserire i dati di pagamento, ma non ci saranno addebiti per sette giorni. Se cancellate entro tale periodo, non pagherete nulla. E se scegliete l’abbonamento di tre anni ci sono ben 45 giorni di garanzia soddisfatti o rimborsati (anche CyberGhost offre 45 giorni, mentre Private Internet Access si ferma a 7.)

Privacy

Hotspot Shield vi avvisa se la connessione è interrotta o bloccata (Image Credit: AnchorFree) 

Privacy

Per valutare la sicurezza di una VPN in genere si comincia dai protocolli, dalla crittografia e dai dettagli di autenticazione. Eseguire questi controlli può rivelarsi piuttosto complicato, ma già vedere che un servizio è compatibile con un protocollo sicuro come OpenVPN è rassicurante. 

Hotspot Shield è difficile da valutare proprio perché non supporta OpenVPN, IKEv2, L2TP/IPSec o altri standard specifici per le VPN. Usa invece una tecnologia proprietaria, che si chiama Catapult Hydra.

Non è una cosa preoccupante quanto potrebbe sembrare a prima vista. Catapult Hydra è sviluppato per garantire alte prestazioni, ma dal punto di vista dei protocolli di sicurezza e della crittografia usa gli stessi standard di chiunque altro. 

Per esempio, il sito di Hotspot Shield spiega che Catapult Hydra è basato su TLS (Transport Layer Security] 1.2, con crittografia AES-128, certificati per l’autenticazione dei server 2048-bit RSA e scambio di chiavi tramite Elliptic Curve Diffie-Hellman (ECDHE), a garanzia di segretezza (Perfect Forward Secrecy, PFS. Le chiavi vengono generate per una sola sessione). È una soluzione più che adeguata per quasi tutti. 

Il problema di Catapult Hydra, e di tutte le tecnologie proprietarie in generale, è che non c’è modo (almeno non uno facile) di capire che cosa succede all’interno. OpenVPN, di contro, è open source, quindi gli sviluppatori possono esaminare il codice, capire come funziona, magari trovare dei problemi o suggerire miglioramenti. Con un software proprietario tutto ciò non è possibile. 

Questo non significa che bisogna fidarsi alla cieca di Hotspot Shield. L’azienda spiega che Catapult Hydra è utilizzato dalla “maggior parte delle grandi aziende specializzate in sicurezza e che vendono un servizio VPN, come McAfee, Bitdefender, Cheetah Mobile e molti altri”.  Inoltre “anche operatori come Telefonica e KDDI usano Catapult Hydra per offrire una VPN e sicurezza Wi-Fi ai propri clienti”. 

Il risultato è che, anche se il codice non è pubblico, il funzionamento del software è stato ben valutato. Questi utenti aziendali  infatti devono poter comprendere Catapult Hydra, prima di poterlo sfruttare all’interno dei propri sistemi. Hotspot Shield dice che “il protocollo è stato valutato da esperti di terze parti, operanti in oltre il 60% delle più grandi aziende di sicurezza del mondo, che usano il nostro SDK per fornire servizi VPN ai propri utenti”. 

La protezione della privacy, comunque, non è solo una questione di tecnologie. Anche la realizzazione del client è importante, in particolare per funzioni come il blocco del DNS leak e del WebRTC leak, problemi che potrebbero svelare la vostra vera identità. Abbiamo testato i client di Hotspot Shield  con strumenti come IPLeak e DNSLeakTest, senza trovare alcun tipo di problema; il servizio ci ha protetti da sguardi indiscreti ogni momento. 

L’indirizzo IP originale potrebbe trapelare anche se la connessione VPN viene improvvisamente interrotta, almeno in teoria. Alcune applicazioni di Hotspot Shield, per questo, includono un kill switch, che blocca ogni connessione nel caso si perda il collegamento con la VPN. 

Abbiamo fatto qualche prova per vedere se funziona, usando il client di Windows, rilevando che è affidabile. Se viene a mancare la connessione VPN, il client ci avvisa quasi immediatamente e tenta di ricollegarsi. Anche con il kill switch inattivo, l’indirizzo IP è rimasto esposto per non più di due secondi. Attivando l’interruttore di sicurezza, l’IP resta del tutto invisibile. 

Logging

Secondo la Privacy Policy, Hotspot Shield non registra l’attività dei propri utenti (Image Credit: AnchorFree) 

Log dei dati

Hotspot Shield dichiara di non registrare le attività dei propri utenti, vale a dire una rigida politica di no-logging. Una pagina di supporto, per esempio, spiega che “non raccogliamo nessun tipo di informazione personale. Non registriamo, archiviamo o condividiamo nessun dato che possa identificare gli utenti, compreso l’indirizzo IP. Non teniamo traccia delle attività dei nostri utenti, che usino la versione gratuita o quella Premium”. 

La Privacy Policy aggiunge che “il nostro prodotto VPN non registrerà né salverà in alcun modo il vostro indirizzo IP oltre la durata della vostra sessione VPN, e cancelliamo sempre il vostro indirizzo IP dopo che vi siete scollegati dalla VPN”. Ciò suggerisce che non c’è registrazione dei dati, che renderebbe possibile associare l’indirizzo IP autentico con quello generato tramite la VPN. 

Se volete un’ulteriore garanzia, c’è il rapporto sulla trasparenza del 2018, che è una lettura interessante. Qui si scopre quante richieste governative ha ricevuto AnchorFree nel 2018, e quanti dati sono stati comunicati agli investigatori: il totale è 56 per il primo dato, zero per il secondo. 

Nel documento sulla privacy si legge anche che “quando si lancia l’applicazione Hotspot Shield, prima di collegarsi alla VPN, noi e i nostri fornitori raccogliamo informazioni specifiche sul dispositivo, come il numero di identificazione, il modello hardware, la versione del sistema operativo, la lingua e le informazioni di rete. Potremmo anche usare, ma mai registrare, il vostro indirizzo IP per determinare una posizione approssimativa (la città). Usiamo questa informazione per permettere la risoluzione di problemi e fare analisi statistiche sul servizio. I nostri fornitori potrebbero raccogliere gli indirizzi IP per ragioni di marketing”. 

Hotspot Shield dichiara di non registrare l’indirizzo IP, ma non esclude che altri lo possano fare quando si avvia l’applicazione. Inoltre, tanto Hotspot Shield quanto i suoi fornitori potrebbero registrare abbastanza informazioni da associare uno specifico dispositivo, e presumibilmente anche dei dati storici (potrebbero forse conservare la città in cui si trova il dispositivo, ogni volta che si collega). Nessuna di queste informazioni si può associare a una specifica azione online fatta dall’utente, ma si tratta comunque di una raccolta dati più estesa di quella che ci si potrebbe aspettare.

Performance

Abbiamo testato le prestazioni di tutte le VPN che abbiamo recensito con OpenSpeedTest (Image Credit: OpenSpeedTest) 

Prestazioni 

Hotspot Shield si vanta di avere alte prestazioni grazie al protocollo Catapult Hydra, ma i test lo confermano? Abbiamo controllato con il test di velocità di Netflix, Fast, con Speedtest e con altri servizi per verificarlo.

Collegandosi al server più vicino a noi, in Gran Bretagna, abbiamo misurato una velocità di 68-70 Mbps, quasi il massimo possibile con la nostra linea da 75 Mbps. Se avete una linea più veloce, potreste ottenere ancora di più.

Collegandosi a server europei (Olanda, Francia, Germania) non ha fatto quasi nessuna differenza, e abbiamo raggiunto velocità di 65-70 Mbps. 

Scegliendo un server negli Stati Uniti la velocità di download è scesa di pochissimo, a 60-65 Mbps. 

Curiosamente, molti tra i server più lontani erano anche più veloci. Brasile, India, Giappone e Singapore hanno fatto tutti segnare in media 65-70 Mbps. Abbiamo visto un rallentamento in Australia, a 55-65 Mbps, che è comunque molto veloce. 

Sono risultati davvero eccellenti, sia per quanto riguarda la velocità massima sia per la stabilità, soprattutto con i server più lontani. Se avete intenzione di collegarvi spesso a server lontani, Hotspot Shield potrebbe essere una tra le migliori VPN tra cui scegliere. 

Netflix

Nei nostri test Hotspot Shield è stata in grado di sbloccare Netflix (Image Credit: Netflix) 

Netflix

Una VPN può essere uno strumento utile per evitare restrizioni di ogni genere, come quelle che impediscono di accedere a un certo sito da un certo paese. 

È difficile misurare le prestazioni di una VPN da questo punto di vista, perché ci sono troppe variabili in gioco. Cerchiamo di farci almeno un’idea vedendo come si comporta con YouTube BBC iPlayer e Netflix, tre servizi che, in misura diversa, applicano tutti restrizioni geografiche. 

Hotspot Shield ci ha dato un accesso veloce ai video di YouTube, senza alcun problema. Un’ottima notizia, ma non proprio una sorpresa perché superare i blocchi di YouTube è relativamente facile. 

BBC iPlayer ha una protezione sopra la media e rappresenta una sfida più impegnativa. Non per Hotspot Shield però, che ci ha permesso di vedere i contenuti in streaming come se niente fosse. 

Netflix si impegna molto per impedire l’accesso tramite le VPN, e in genere risulta un ostacolo molto difficile da superare. Ancora una volta, Hotspot Shield se l’è cavata molto bene, e ci ha permesso di accedere al servizio senza difficoltà. 

Torrent

Hotspot Shield ci permette di scaricare torrent senza limiti di banda o altre restrizioni  (Image Credit: uTorrent) 

Torrent

Hotspot Shield non ha una posizione esplicita riguardo al P2P. Non se ne fa menzione nelle pagine principali, nel riassunto delle caratteristiche o nel benvenuto della sezione FAQ. 

Scavando un po’ però si scopre che il servizio offre pieno supporto ai protocolli P2P, su tutti i server. Una volta connessi alla VPN, quindi, con qualsiasi client, si potranno scaricare file torrent in tutta serenità. 

Le pagine di assistenza hanno anche qualche semplice guida per principianti, con commenti sulle ragioni per cui usare una VPN per i torrent, e guide su come scaricare i torrent in modo anonimo

Qualsiasi metodo vogliate usare, Hotspot Shield non impone limiti alla banda disponibile, o restrizioni di altro genere. Potrete usare il protocollo torrent come meglio credete. 

Impostazioni del client Windows

Hotspot Shield ha applicazioni per tutti i principali sistemi operativi e browser (Image Credit: AnchorFree) 

Impostazioni del client 

Dopo aver registrato il proprio account si passa al download del client. Ce ne sono diversi disponibili, per Windows, Mac, Android e iOS, oltre a un’estensione per il browser Google Chrome. 

Non troverete istruzioni per la configurazione manuale delle connessioni. Hotspot in passato supportava standard come OpenVPN, ma oggi si può usare solo Catapult Hydra, la loro tecnologia proprietaria. Secondo l’azienda ne vale le pena, grazie a velocità fino a 2,4 volte maggiori su grandi distanze. 

I client sono tutti facili da installare e usare. Quello per Windows si installa più o meno come qualsiasi altra applicazione, mentre le applicazioni mobile e l’estensione per Chrome si trovano nei rispettivi negozi online. Basta accedere con user name e password del proprio account e iniziare a usarle. 

Windows Client

Ecco ciò che si vede al primo avvio di Hotspot Shield per Windows (Image Credit: AnchorFree) 

Client Windows 

La maggior parte delle applicazioni VPN è facile da usare, ma l’applicazione Windows di Hotspot Shield porta il concetto di semplicità a un nuovo livello. L’interfaccia mostra un pannello scuro e quasi del tutto vuoto: l’unica cosa chiaramente visibile è un grande pulsante on/off, al centro. E nel caso non fosse chiaro, c’è una scritta in inglese che dice “Premi il pulsante per avviare la connessione”.  

Windows Client

La dashboard dell’applicazione Windows mostra l’indirizzo IP e le velocità di upload e download.  

Basta seguire le istruzioni per collegarsi al servizio in pochi secondi (Hotspot Shield si collega più in fretta di molti concorrenti). Il pulsante on/off diventa più piccolo se si sposta in alto, nel pannello, per far posto a una mappa che mostra la posizione dell’indirizzo IP in uso. Ci sono un paio di numeri che indicano la quantità di dati scaricati e caricati (upload). È tutto ben presentato e facile da capire. 

Cliccando sulla posizione si visualizza una lista di altri paesi tra cui scegliere. È un menu molto semplice, senza dati sulle distanze, i tempi di caricamento o il ping, e non è possibile scegliere una specifica posizione all’interno di un paese. Non c’è una lista di favoriti né di connessioni recenti, che potrebbero rendere più veloci le nuove connessioni. La lista è relativamente breve, con 29 paesi, e cambiare server richiede più o meno tre secondi - Hotspot si dimostra molto veloce anche da questo punto di vista. 

Impostazioni Windows

Si può impostare Hotspot Shield per collegarsi automaticamente o abilitare il kill switch dalle impostazioni (Image Credit: AnchorFree) 

Le impostazioni di Hotspot Shield sono altrettanto semplici, con poche opzioni. Ci sono le cose essenziali, comunque, come la possibilità di avviare il client insieme a Windows, bloccare il rischio di IP leak o abilitare il kill switch per bloccare ogni attività online se si interrompe la connessione VPN. 

Tra gli extra, da segnalare la possibilità di attivare automaticamente la connessione quando ci si collega a una rete Wi-Fi non sicura, a tutte le reti Wi-Fi o a tutte le reti (comprese quelle cablate). Questa opzione non è così universalmente diffusa  come vorremmo, e siamo soddisfatti di averla trovata qui. 

Il menu di Aiuto è un’altra gradevole aggiunta. Invece di aprire il browser e rimandarci agli articoli di supporto, Hotspot Shield integra le FAQ più importanti direttamente nel client. Si può avere una guida passo-passo in un paio di click, e se non dovesse bastare c’è il pulsante Contact per aprire un browser con la chat dal vivo, dove troverete una persona pronta ad assistervi. 

Applicazione Android

Questa è l’interfaccia di Hotspot Shield per Android (Image Credit: AnchorFree) 

Applicazione Android 

L’applicazione Android di Hotspot Shield Android ha anch’essa un’interfaccia pulita e chiara, come quella Windows. Basta aprirla e cliccare Connect, dopodiché sarà visualizzata la posizione in uso, su una piccola mappa.

Toccando il nome della posizione o la mappa stessa, si accede a qualche funzione extra. L’app Android, a differenza di quella Windows, non si ricollega automaticamente all’ultimo server utilizzato, ma si può configurare per collegarsi al più veloce server disponibile. 

Scorrendo in basso si scoprono altre opzioni, come la possibilità di proteggere automaticamente il traffico di specifiche applicazioni. Basta aggiungerle alla lista e Hotspot Shield si collegherà automaticamente ogni volta che ne volete usare una. 

Tra le altre voci, vale la pena segnalare uno scanner per il malware e uno strumento per estendere l’autonomia. Non sono del tutto inutili, ma non sembrano nemmeno particolarmente sofisticate o efficaci. Potete ottenere risultati simili dalle molte applicazioni gratuite per Android.  

Il pannello delle impostazioni è simile a quello del client per Windows, con opzioni per far avviare Hotspot Shield quando si accende il dispositivo, o di attivare automaticamente la connessione per certe connessioni (le categorie sono sicura, non sicura e mobile). Non c’è un kill switch integrato, purtroppo, ma è possibile disabilitare la VPN quando lo smartphone è in standby, per risparmiare batteria. 

L’applicazione Android integra alcuni documenti di supporto presi dal sito di Hotspot Shield, che permettono di risolvere alcuni problemi comuni senza uscire dall’app stessa. Una scelta più pratica rispetto a un link verso il sito web. 

In generale l’app non offre molte opzioni di personalizzazione, comunque, ma è sicuramente facile da usare. La selezione automatica del server più veloce è sicuramente un interessante pregio aggiuntivo. 

Applicazione iOS

L’applicazione iOS di Hotspot Shield è molto simile a quella Android (Image Credit: AnchorFree) 

Applicazione iOS 

Anche l’applicazione iOS di Hotspot Shield è simile alle altre (Windows e Android), con il pulsante Connect in bella vista e poco altro: mappa, lista delle posizioni, e poche impostazioni. 

Come accade spesso, la versione iOS ha qualcosa in più dal punto di vista stilistico, ma si tratta, appunto, di questioni più estetiche che funzionali. Una volta che si è toccato il pulsante Connect, per esempio, la posizione a cui ci si collega è evidenziata con una gentile pulsazione colorata. Rende più facile individuare la posizione sulla mappa, ed è bella da vedere.

Dal punto di vista della funzionalità però non offre molto. La connessione al miglior server, presente sulla versione Android, qui non c’è, e bisogna accontentarsi di selezionare un Paese come posizione predefinita. 

Il pannello delle impostazioni è scarno, senza opzioni per l’avvio o la connessione automatici. E non c’è il kill switch. L’unica opzione è quella che si chiama “Connessioni Insicure” (insecure connections), che ci avvisa se si collega a una rete non sicura, eventualmente proponendo una connessione manuale.

Un altro piccolo difetto è la richiesta di valutare l’applicazione, che è un po’ fastidiosa. È una cosa del tutto normale con le applicazioni gratuite, ma visto che qui parliamo di un servizio a pagamento, piuttosto costoso, ne faremmo volentieri a meno. 

In generale l’applicazione iOS è bella esteticamente e semplicissima da usare, ma mancano alcune opzioni presenti sulla versione Android, che sarebbero molto utili. 

Estensioni per browser

C’è anche un’estensione per browser, che permette di collegarsi alla VPN in modo semplice e veloce (Image Credit: AnchorFree) 

Estensioni per browser 

Molte VPN offrono anche delle estensioni per il browser, in genere con funzioni basilari e prive di strumenti aggiuntivi come la lista delle posizioni o un pulsante per collegarsi. Non è però il caso di Hotspot Shield, la cui estensione per Chrome è piena di funzioni, e per certi versi persino più potente del client desktop o delle applicazioni mobile.

Aprendola in verità non si notano queste qualità, perché somiglia molto agli altri client: una finestra scura e praticamente vuota, con un grande pulsante Connect in mezzo. Praticamente non c’è altro: si preme il pulsante e ci si collega. 

Il collegamento è praticamente istantaneo, perché l’estensione per browser si limita a usare un proxy per proteggere solo il traffico web (quindi solo ciò che fate con il browser). Non è utile in ogni situazione, ma se vi interessa solo bloccare dei siti, può bastare. 

L’estensione diventa più interessante quando si clicca sul pulsante Configuration, in alto a destra. Qui è possibile impostare un server predefinito, oppure la connessione automatica al server più vicino. Il problema è che si può accedere a un numero relativamente basso di server, in Canada, Francia, Germania, India, Olanda, Russia, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti. Ma il livello aggiuntivo di controllo è comunque un piacere. 

Ci sono alcuni elementi extra, come gli strumenti per bloccare pubblicità, cookie, tracker, malware e WebRTC, insieme a diverse opzioni per ignorare risorse sulla rete locale (che si suppongono sicure). 

Forse la cosa migliore sono le liste Auto Protect e Bypass, almeno una volta che riuscite a trovarle, nelle impostazioni di Hotspot Shield per Chrome. Basta aggiungere un sito a una delle due liste, e Hotspot Shield si attiverà automaticamente non appena cercate di visitarlo, oppure di disattiverà, a seconda della lista che avete usato. 

Sembra tutto molto potente, ma ci sono dei dettagli che potrebbero farvi cambiare idea. Il sistema che blocca la pubblicità non è al livello delle migliori estensioni dedicate a questa azione specifica, per esempio, e non ci sono opzioni di personalizzazione. In generale comunque tutto funziona molto bene, e questa estensione per Chrome è migliore rispetto a tante altre create da altri fornitori di VPN. 

Esiste anche un’estensione per Firefox. Ha l’aspetto di quella per Chrome e funziona più o meno allo stesso modo, a parte la mancanza della “Sword Mode”, che fornisce ai tracker informazioni false.  

Supporto

Hotspot Shield ha una chat in tempo reale per risolvere eventuali problemi che non riuscite a gestire da soli (Image Credit: AnchorFree) 

Supporto 

Se avete qualche problema con Hotspot Shield, le varie app offrono un accesso diretto alla documentazione presente sul sito. Se non basta per risolvere il problema, c’è il supporto online. 

Il centro di assistenza online ha molti articoli organizzati per piattaforme e categorie. Ci sono alcune informazioni utili, non sempre disponibili all’interno delle varie applicazioni, ma in generale non ci sono molti articoli, e quelli che ci sono hanno pochi dettagli. Non c’è nulla di comparabile alle guide complete offerte da, per esempio, ExpressVPN. 

Se il database di articoli non offre risposte, potete provare con il servizio di chat 24/7 dedicato agli utenti Premium. Accedere però non è molto facile. 

Per esempio, su un documento si legge che sul sito dovrebbe esserci un’icona per avviare la chat, ma non l’abbiamo mai vista. Secondo il documento ciò significa che tutti gli operatori erano occupati in quel momento, ma ci sembra un po’ poco. Un sistema di chat adeguato dovrebbe permettere di accedere in ogni momento e mettersi in coda, non nascondere l’opzione quando è occupato. E se il supporto è così occupato da risultare ingestibile, allora Hotspot Shield deve migliorare questo aspetto e il database degli articoli, o forse assumere più personale. 

Il problema è più incisivo nelle applicazioni. Se si sceglie la sezione Aiuto nell’applicazione Android, si seleziona un articolo e poi si clicca Contact, si apre una pagina web dove inserire le informazioni per aprire un ticket. Su Windows la stessa procedura porta alla chat. 

O almeno ci prova, perché la pagina non si caricava quando ci abbiamo provato, con Google Chrome. Ha funzionato invece con Microsoft Edge, browser che ci ha permesso di parlare con un operatore in meno di un minuto. 

Il supporto di Hotspot Shield è di buona qualità, ma accedervi è più difficile che con gli altri fornitori di VPN. Speriamo che la società possa migliorare, da questo punto di vista. 

Verdetto finale 

Hotspot Shield ha i suoi problemi: applicazioni basilari, mancanza di supporto per OpenVPN, una minima raccolta dati. È però un servizio incentrato sulla velocità, e in effetti ha prestazioni piuttosto alte da questo punto di vista. Se è ciò che interessa anche a voi, vale la pena di provare almeno la settimana gratuita.