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Storia del PC, dagli inizi ad oggi

Photo of Osborne 1
(Image credit: CC BY 3.0)

PC, Personal Computer, Compatibile IBM. In qualunque modo vogliate chiamarlo, questo scatolotto pieno di schede elettroniche ha mantenuto una presenza dominante sul mercato per ben quattro decenni.

Se provate ad eseguire qualsiasi programma scritto dagli anni '80 in poi, esiste una buona possibilità che riusciate a farlo partire: il vostro PC ha una retrocompatibilità che risale agli anni '70. Questa caratteristica peculiare vi permette di eseguire pezzi di storia (quasi) come se fossero stati scritti oggi.

In effetti, il computer che avete sotto la scrivania sfoggia tantissime eredità storiche, dal modo in cui è disposta la scheda madre, alle dimensioni degli alloggiamenti delle unità, fino al layout della tastiera.

Sfogliate qualsiasi rivista di PC e vedrete dispositivi di tutte le forme e dimensioni, dagli ingombranti computer desktop, agli eleganti portatili aziendali; dai costosi file server ai dispositivi a scheda singola, capaci di stare in una mano.

In qualche modo tutti questi sistemi fanno parte della stessa grande famiglia dei PC e sono capaci, fino a un certo limite, di parlare tra loro.

Ma vi siete mai chiesti da dove è iniziato tutto? La nostra analisi esaminerà lo sviluppo del PC dal lancio nei primi anni '80, quando poco più di un embrione si è scontrato con giganti del calibro di Apple e fu clonato poi da innumerevoli produttori, a quando da 8 bit è passato a 16, 32 e infine a 64 bit.

Parleremo degli anni '90 e dell'inizio dell'era multimediale, dalla guerra (commerciale) tra i produttori di chip e dell'affermazione di Windows come sistema operativo leader mondiale.

Ma prima di tutto, per comprendere la natura rivoluzionaria del PC, è necessario capire che tipo di azienda fosse IBM all'epoca e quale fosse la sua filosofia di allora.

Lo sviluppo di IBM

IBM è stata costituita all'inizio del XX secolo da quelle stesse persone che inventarono e poi usarono le macchine a schede perforate e i tabulatori. Queste macchine a loro volta furono una delle molte rivoluzioni del XX secolo.

IBM ha introdotto l’informatizzazione industriale negli uffici del governo degli Stati Uniti, grazie alle sofisticate apparecchiature che dagli anni 30 tengono traccia di milioni di dati relativi all’occupazione negli USA. Oggi parleremmo di Big Data, un termine molto moderno che segna l'evolversi di una storia ormai piuttosto vecchia.

IBM è stata anche la prima azienda in assoluto a produrre schede magnetiche, hard disk, floppy disk e altro ancora. Ha proposto la prima dimostrazione di intelligenza artificiale e ed è stata parte integrante nei programmi spaziali della NASA.

IBM ha dato lavoro a cinque Premi Nobel e sei vincitori del Premio Turing, ed è una delle aziende che ha creato più posti di lavoro al mondo.

Credit: Sandstein, CC BY-SA 3.0 https://commons.wikimedia.org/wiki/File:IBM_system_360-50_console_-_MfK_Bern.jpg

 IBM non era un colosso solo per via delle sue dimensioni, ma anche per la cronica lentezza delle sue procedure. Osservatori hanno affermato che “gli ci sarebbero voluti nove mesi per spedire una scatola vuota". (Image credit: Sandstein, CC BY-SA 3.0)

I mainframe IBM hanno dominato l’informatica degli anni '60 e '70, e la sua presenza capillare nel settore ha reso indelebile nell’immaginario collettivo dei consumatori americani l’associazione del nome IBM con i computer.

Ma alla fine degli anni '70 gli Stati Uniti, e in particolar modo la Silicon Valley, erano stati inondati dai cosiddetti microcomputer, sistemi relativamente compatti realizzati da piccole realtà del calibro di Apple, Commodore, Atari e Tandy.

IBM iniziò a cedere terreno quando i suoi clienti cominciarono a migrare dai giganteschi mainframe verso i più economici microcomputer. L'azienda era solita impiegare anni per sviluppare un progetto, a causa dell’irrinunciabile burocrazia interna.

Le procedure a quel tempo prevedevano di testare ogni possibile minimo dettaglio, prima di rilasciare qualsiasi prodotto sul mercato.

Il colosso era molto lontano dal poter offrire computer desktop semplici e (relativamente) convenienti e non aveva alcuna esperienza con la vendita al dettaglio, della quale avrebbe avuto bisogno per raggiungere capillarmente il grande pubblico.

Nel frattempo, i produttori di microcomputer stavano sviluppando nuovi e innovativi modelli con cicli di sviluppo di pochi mesi e non c'era modo che IBM potesse tenere il loro passo a causa dei propri metodi tradizionalisti, fino ad allora croce e delizia dell’informatica a stelle e strisce.