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Storia del PC, dagli inizi ad oggi

Non solo hardware

Una volta che l’hardware venne reso disponibile, l'onere dello sviluppo del sistema operativo fu esternalizzato in gran parte a un'azienda relativamente piccola, Microsoft.

IBM iniziò ad offrire sui propri PC il sistema operativo PC DOS realizzato in joint-venture con l’azienda di Redmond, che ai tempi aveva sede ad Albuquerque, nello stato del New Mexico.

Il primo PC fu chiamato IBM Model Number 5150. Questo soprannome sarebbe comunque stato solamente un identificativo, perchè la stampa avrebbe parlato di esso come del “Personal Computer IBM”.

Credit: Michael Holley, Public Domain

Finalmente il primo Personal Computer, l’IBM 5150 fu pronto per conquistare il mondo. (Image credit: Michael Holley, Public Domain)

Dopo uno sviluppo di 12 mesi, IBM il 12 agosto 1981 fu finalmente pronta per annunciare il suo nuovo Personal Computer. Il modello base costava $1.565 e includeva 16 KB di RAM e la scheda grafica CGA.

L’utente avrebbe dovuto procurarsi un registratore a cassette per conto proprio: le unità disco erano opzionali e molto più costose del nastro. Rivali come RadioShack e Apple rimasero indifferenti.

Steve Jobs ne comprò uno per sezionarlo e non ne rimase affatto impressionato per via delle tecnologie antiquate che trovò al suo interno.

Nella sua arroganza, Apple pubblicò un annuncio a tutta pagina proclamando "Benvenuto, IBM. Sul serio." Non riuscì a riconoscere immediatamente il peso che un'azienda come IBM poteva avere sulle imprese.

Anche se il prodotto IBM era per molti versi inferiore ai suoi concorrenti più economici, le aziende consideravano l'azienda un cavallo vincente, anche grazie all’eccezionale supporto che aveva per i propri clienti.

Nel giro di un anno, il PC superò Apple II nella classifica dei computer desktop più venduti. Nel 1983 due terzi dei clienti aziendali scelsero il PC come computer, con solo il 9% di clienti rivoltisi ad Apple. Nel 1984 il fatturato annuale del PC IBM era il doppio rispetto a quello dell’azienda di Steve Jobs.

IBM era riuscita a sconvolgere il settore andando contro le proprie tradizioni. Non solo ha consentito la formazione di personale non IBM, ma ha pubblicato le specifiche tecniche e gli schemi del proprio PC per incoraggiare nuovi e vecchi produttori a produrre periferiche e software di terze parti.

Nel giro di un paio d'anni, il PC divenne il nuovo standard per i computer desktop, generando un'enorme indotto per la produzione e fornitura di periferiche ed espansioni PC.

Nel 1982, il PC IBM fu aggiornato allo standard IBM XT (eXtended Technology), rimuovendo il jack per cassetta e aggiungendo un disco rigido da 10 MB. l’XT fu il primo PC con un disco rigido di serie.

Nell’agosto 1984 uscì una nuova versione di PC IBM, PC/AT (Advanced Technology).

Dotato di una CPU Intel 80286 a 6 MHz (noto anche come 286, visto che il prefisso"80" era sparito dal gergo popolare), era fornito di 256 KB di RAM, espandibile fino a 16 MB.

I modelli iniziali erano ancora limitati alla grafica CGA e a quella monocromatica, ma presto fu introdotto il nuovo standard IBM EGA, che consentiva di visualizzare 16 colori a una risoluzione di 640x350 pixel, contro i precedenti 4 colori e 320x200 pixel della CGA.

Questo aggiornamento permise al PC di fare un grosso passo avanti verso la sua forma attuale, grazie alla standardizzazione degli alloggiamenti per le unità, dei punti di montaggio della scheda madre e del layout di base della tastiera.

Sebbene fosse un grande successo presso le aziende, il primo PC era troppo costoso per gli utenti domestici. Il prezzo del modello base non era esagerato, ma non includeva il monitor o un floppy drive; un modello intermedio con 64KB di RAM e unità floppy e monitor, costava più di $ 3.000 (oltre $ 8.000 odierni).

I rivali nel frattempo colsero l'opportunità e, con la benedizione di un'architettura aperta, non sarebbe passato molto tempo prima che di vedere il mercato riempirsi di cloni del PC IBM.

PCjr questo sconosciuto

L’IBM PCjr sembrava essere promettente. Montava una CPU Intel 8088, una grafica CGA Plus e un chip audio simile a quelli utilizzati dalle console Sega. IBM promise una macchina domestica dotata di compatibilità con il proprio PC, grafica e audio migliorati e un prezzo inferiore a $1.269.

I consumatori avrebbero adorato la tastiera wireless (nel senso che il cavo poteva essere staccato dalla tastiera…) ed era prodotto da IBM, il re dell'industria informatica.

Gli esperti pensavano che il PCjr avrebbe distrutto la concorrenza, ma al momento del lancio fu stroncato universalmente.

Credit: Michael Holley, Public Domain

Se non fosse stato per la pessima tastiera, forse il PCjr avrebbe potuto funzionare… (Image credit: Michael Holley, Public Domain)

Un Commodore 64 costava un terzo del suo prezzo, era più veloce, con una grafica migliore e aveva un'enorme libreria software a disposizione.

Lo strano hardware e le ottimizzazioni del PCjr lo rendevano solo parzialmente compatibile con il PC IBM, inficiandone l’interesse sia da parte dei giocatori, che da quella degli utenti aziendali.

Ciò che irritò per davvero i consumatori fu però la presenza della tastiera chiclet in gomma con le caratteristiche simili a quelle delle tastiere economiche, nonostante fosse prodotta da un'azienda nota per la qualità delle proprie tastiere e fornita con un PC abbastanza costoso.

Le vendite iniziali del PCjr furono un disastro. Nonostante ciò, una campagna di sconti, pubblicità e aggiornamenti (in particolare alla tastiera) riuscirono a cambiare le cose, rendendolo un modesto successo per IBM. Tuttavia la sua reputazione era stata ormai danneggiata irrimediabilmente, e alla fine la produzione fu cancellata del tutto nel 1985.