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SpaceX, la missione è stata portata a termine grazie a Linux e a tre processori dual-core

SpaceX launch video
(Image credit: SpaceX)

Il 30 maggio scorso, la capsula spaziale Crew Dragon di SpaceX ha portato gli astronauti della NASA Bob Behnken e Doug Hurley sulla Stazione Spaziale Internazionale segnando il traguardo del primo volo di un'azienda privata nel settore aerospaziale. Il risultato è stato raggiunto grazie al razzo vettore Falcon 9, ai suoi propulsori... e a Linux.

Come molti supercomputer, dispositivi dell'Internet of Things e della missione, anche Falcon 9 usa Linux. Il team di ingegneri informatici che ha sviluppato il software di volo è composto da 35 persone che hanno lavorato non solo sul codice di Falcon 9, ma anche per il modello di test Grasshopper e sulle applicazioni Dragon. Gli sviluppatori si sono occupati anche di compilare il software di simulazione e quello di analisi della sala comandi.

Il sistema operativo a bordo di Falcon 9 è una versione molto essenziale di Linux che funziona su tre comuni processori dual-core x86. Il software di volo stesso funziona separatamente su ciascun processore ed è scritto in linguaggio C/C++.

Un hardware tutt'altro che futuristico

A prima vista può lasciare perplessi il fatto che un settore come quello dell'industria aerospaziale faccia ricorso a hardware obsoleto ma bisogna tenere in considerazione che le missioni spaziali hanno dei tempi di organizzazione estremamente lunghi che richiedono anni e in alcuni casi anche decenni (per non parlare, poi, del tempo per completare missioni come quelle delle sonde). 

Nel caso di Falcon 9 non sappiamo quali processori siano installati a bordo, anche se potrebbe trattarsi di modelli che venivano considerati di punta fino a una decina di anni fa. Per avere un'idea, la Stazione Spaziale Internazionale funziona con processori Intel 80386SX a 20 MHz, una famiglia di CPU a 32-bit introdotta nel 1985.

Bisogna anche tenere conto del fatto che questi processori non sono come quelli che si trovano in commercio dato che devono essere resistenti alle radiazioni e anche ai raggi solari. La progettazione può richiedere anni prima che queste CPU possano essere certificate per il volo.

Bisogna comunque distinguere tra la tecnologia usata a bordo dei mezzi di una missione spaziale e la tecnologia usata dagli astronauti. I processori dual-core e Linux bastano infatti per il cosiddetto Multiplexer/DeMultiplexer (MDM) usato anche sugli Space Shuttle per il controllo, l'elaborazione e la gestione dei dati archiviati oltre che ai controlli e alle funzioni di bordo.

Per il lavoro di tutti i giorni, gli astronauti usano HP ZBook 15 con Debian Linux, Scientific Linux e Windows 10. I sistemi Linux funzionano come terminali remoti del MDM, mentre i dispositivi con Windows vengono usati per attività come email e navigazione su internet.

Fonte: ZDNet