Google Stadia non ha mai avuto speranze, l'unica era chiudere

Google Stadia
(Immagine:: Google)

Il 18 gennaio 2023 si chiuderà la parabola di Google Stadia e il servizio verrà sospeso definitivamente dopo poco più di tre anni di vita. L’annuncio, diramato dall’azienda statunitense a fine settembre, potrebbe non aver colto di sorpresa i giocatori ormai abituati a non vedere più titoli di spessore entrare a far parte del pacchetto Stadia.

Il servizio è stato ufficialmente lanciato nel novembre 2019, dopo essere stato svelato durante la conferenza GDC (Game Developer Conference), e portava con sé grandi promesse: streaming dei videogiochi da tutti i dispositivi e la possibilità di avviarli da un video di YouTube, per non parlare della creazione di una casa di sviluppo proprietaria, che avrebbe dovuto produrre le esclusive per Stadia.

Da videogiocatore e utilizzatore di Stadia posso dire che mi sono spesso ritrovato a scorrere la libreria con le dita incrociate, nella speranza di trovare uno di questi giochi, senza però trovarli. Riporto la mia esperienza personale perché ritengo che possa essere condivisa da molti.

Abbonamenti e prezzi, tutto sbagliato

Google Stadia

(Image credit: Google)

Se la disponibilità di titoli fosse l’unico fattore ad aver determinato la crisi di Stadia, porvi rimedio non sarebbe impossibile e Google i mezzi li possiede anche se, è bene ricordarlo, il suo business principale è la pubblicità online e il mercato dei dati. 

Partiamo dunque dalla fine e andiamo a ritroso. Alphabet, holding che gestisce Google, ha visto il prezzo delle sue azioni calare del 34% nel 2022 e il CEO Sundar Pichai ha affermato di voler rendere l’azienda più efficiente del 20% tramite il taglio dei costi che, oltre ai servizi, potrebbe riguardare anche parte del personale.

Stadia non è sopravvissuta a questa decisione. Probabilmente, il problema sta proprio negli introiti generati dal cloud di Google e per comprendere cosa non ha funzionato sin dall’inizio occorre prendere in considerazione il modello di business.

Tanto per cominciare, era sbagliato l'abbonamento - che tra l'altro all'inizio era obbligatorio. Praticamente, con Stadia ci si può abbonare, ma poi i giochi devi pagari comunque a prezzo pieno. Il che è, evidentemente, un controsenso: se mi abbono a qualcosa è per avere un po' di giochi inclusi nel prezzo, altrimenti che senso ha? Quando Google ha tentato di porvi rimedio, circa sei mesi dopo il lancio, era troppo tardi e troppo poco, anche perché c'erano tanti giochi indie, molti dei quali trascurabili, ma nulla che valesse davvero la pena.

Nel frattempo, a febbraio 2021, sono stati chiusi gli studi di sviluppo proprietari; la parabola discente era ormai inarrestabile.

Rimborsi e conclusioni

Google Stadia

(Image credit: Google)

I clienti Stadia saranno rimborsati, sia sul lato hardware che software. Inoltre, controller Stadia, Founders edition, Premiere edition e il pacchetto Play and Watch con Google TV non dovranno essere restituiti. Sul lato software saranno oggetto di rimborso i giochi e componenti aggiuntivi, mentre gli abbonati a Stadia Pro resteranno a bocca asciutta, a meno che non abbiano effettuato l’abbonamento a partire dal 29 settembre 2022, nel qual caso non verranno addebitati i mesi inclusi nel periodo di chiusura.

A quasi tre anni di distanza da quel novembre 2019, Stadia ha avuto il privilegio di aprire la strada verso la diffusione del cloud gaming, spronando altre aziende a mettere in campo le proprie competenze e mostrando come un servizio vada, o non vada, gestito. Solo il tempo potrà stabilire un verdetto definitivo, ma è innegabile che Google si stata una pioniera del settore.

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