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I giochi indie queer meritano maggiore riconoscimento

LGBTQ+ Gaming Week
(Image credit: TechRadar/R Healey Art)

Ad agosto 2019 ho pubblicato il mio primo gioco, Grunge, un RPG su quattro ragazze adolescenti queer cresciute negli anni ‘90. All’inizio non mi aspettavo che il gioco avrebbe ricevuto tanta attenzione, dunque mi ha sorpreso molto la vittoria della medaglia d’argento al Melbourne Queer Games Festival.

Di fronte alla procedura di partecipazione ai GLAAD Awards, una cerimonia di premiazione fondata da un’organizzazione che celebra la rappresentazione della comunità LGBTQ+ nei media, pensavo che forse il mio gioco avrebbe avuto qualche chance, dunque ho presentato la mia domanda.

Quando a gennaio 2020 sono state annunciate le nomination per il premio Most Outstanding Video Game (il gioco che si è distinto maggiormente, ndr), non mi ha sorpreso il fatto che il gioco non fosse nella lista. Ciò che mi ha sorpreso è che non ci fossero altri giochi. Dov’era Arcade Spirits, la popolarissima visual novel in cui il personaggio interpretato dal giocatore gestisce la propria sala giochi? Dov’era Newfound Courage, il premiato RPG fantasy? Dov’era lo stupendo Knife Sisters dalle tinte dark?

Il tweet di GLAAD in cui si annunciano le nomination come Oustanding Video Game ha fatto infuriare la community queer del gaming, e molte persone hanno criticato l’assenza di sviluppatori indie nella lista. Sebbene le nomination prevedessero una qualche rappresentazione del mondo LGBTQ+, in alcuni casi con un’ottima scrittura, i giochi in questione non si distinguevano comunque nella rappresentazione LGBTQ+ in alcun modo. Quantomeno, non se paragonati ad altri titoli indipendenti rilasciati lo stesso anno, di cui c’è l’imbarazzo della scelta. Solo nel 2019 sono stati rilasciati oltre 500 giochi con tag LGBT su itch.io, un importante marketplace online per gli sviluppatori di videogiochi indie.

Non è la prima volta in cui GLAAD ha perso l’occasione di includere giochi indie con tematiche LGBTQ+. L’anno precedente il premio Outstanding Video Game è stato vinto da Elder Scrolls Online, sulla base della presenza di un’unica quest in cui appare una donna trans, e parliamo dello stesso anno in cui sono stati pubblicati la visual novel a episodi LongStory e il gioco narrativo di mecha Extreme Meatpunks Forever. Tutto ciò è stato assurdo: in che modo GLAAD, un’organizzazione che vuole promuovere la rappresentazione queer, ha potuto mancare il bersaglio per ben due anni di fila?

The Last of Us 2

Ellie è lesbica ed è la protagonista di The Last of Us 2. (Image credit: Naughty Dog)

Nei mesi successivi alle nomination, ho pensato molto all’hype generato dalla figura di Ellie di The Last of Us 2, e al fatto che si tratta di uno dei primi personaggi omosessuali a essere fra i protagonisti di un gioco AAA. Ma Ellie non è l’unico esempio di protagonista lesbica all’interno di un gioco di azione e avventura e, se prendiamo in considerazione i giochi indie, non è nemmeno la prima. Sebbene Ellie sia comunque un personaggio notevole, il modo in cui TLOU II ha affrontato la rappresentazione queer ha ricevuto reazioni miste da parte della critica e dei fan. Alcuni fan hanno espresso entusiasmo per il fatto di vedere una protagonista lesbica al centro della storia, altri hanno hanno criticato il gioco per via di una narrativa troppo incentrata sulla tortura di personaggi queer.

Una controversia simile ha riguardato l’uscita di Tell Me Why di Dontnod del 2020, presentato come il primo gioco di uno studio di rilievo con un protagonista transgender. Sebbene l’inclusione di Tyler nel mondo del gaming sia importante, è interessante notare il plauso ricevuto da alcune testate come il primo protagonista transgender del mondo dei videogiochi o addirittura come il “gold standard” della rappresentazione trans citato in alcuni titoli. Un articolo su The Guardian ha dichiarato nero su bianco che Tell Me Why è stato il primo gioco con un protagonista trans. Tuttavia, Tyler non è proprio il primo personaggio transgender “principale” di un videogioco, in quanto è stato preceduto da molti altri. Madeleine di Celeste, Haru della serie Springs e diversi personaggi di 2064: Read Only Memories sono solo alcuni degli innumerevoli esempi tratti da studi indipendenti.

Sebbene gli studi di primo piano vengano lodati per l’impegno nell’affrontare la tematica dell’inclusività nelle storie LGBTQ+, resta l’impressione che gli sviluppatori indie vengano per lo più ignorati. Invece, i giochi mainstream vengono favoriti nonostante tentativi davvero ridotti al minimo sindacale sul fronte dell’inclusività queer, ciononostante ricevono molto più credito di quanto effettivamente meritato, considerate anche le risorse a disposizione e il fatto che hanno, in generale, ignorato o addirittura demonizzato il contesto queer per molto tempo.

Cosa rende positiva una rappresentazione LGBTQ+?

Arcade Spirits

I personaggi con cui si possono avere appuntamenti romantici in Arcade Spirits, la pluripremiata visual novel. (Image credit: Fiction Factory Games)

Cos’è esattamente che definisce “positiva” una rappresentazione del mondo LGBTQ+? Si tratta di una domanda a cui molti autori e gamer trovano difficile dare risposta. In breve, si potrebbe dire che occorre non stereotipare i personaggi o renderli delle “macchiette” agli occhi del pubblico; piuttosto, è necessario creare personaggi queer che risultino multidimensionali. Partendo da questo presupposto, è altrettanto importante rispecchiare la vasta gamma di esperienze, dunque definire personaggi queer il cui arco narrativo non venga relegato al solo trauma dell’omofobia, al coming out o alla ricerca dell’amore.

Una rappresentazione positiva del mondo queer non deve limitarsi a inserire uno o due personaggi queer o includere qualche opzione romantica. Deve piuttosto legarsi al fatto che i personaggi possano scrivere le proprie storie, incorporando l’elemento queer in modo che abbracci più dimensioni. Il motivo più importante per cui gli indie tendono a offrire rappresentazioni migliori di personaggi queer nelle storie sta anche nel fatto che l’inclusione avviene tramite l’esplorazione di altri temi, che vanno al di là del coming out e delle storie sentimentali. 

"Una rappresentazione positiva del mondo queer non deve limitarsi a inserire uno o due personaggi queer o includere qualche opzione romantica. Deve piuttosto legarsi al fatto che i personaggi possano scrivere le proprie storie, incorporando l’elemento queer in modo che abbracci più dimensioni."

Poiché molti giochi indie a tema queer vengono realizzati da persone queer, queste possono prendere spunto da esperienze comuni e analizzare l’impatto dell’essere queer. Quando giocate a titoli come One Night, Hot Springs, potete sperimentare l’ansia del creare nuove amicizie e dell’uscire fuori dalla propria comfort zone dal punto di vista di una donna trans giapponese. Nei capitoli successivi della serie Springs, continuerete a scoprire il personaggio di Haru. Il suo arco narrativo non si focalizza sull’accettazione dell’essere transgender, ma sul modo in cui cresce come persona più sicura di sé sotto ogni aspetto. La famosa visual novel Yearning: A Gay Story, nota tra i fan come YAGS, affronta tematiche queer come il coming out e i rapporti sentimentali insieme alle sfide derivanti dal percorso universitario e sull’imparare come diventare amici capaci di dare il proprio sostegno, il tutto ambientato sullo sfondo dei caotici primi anni 2000. La storia vanta una sfera intima che i giochi mainstream faticano a incorporare nelle proprie narrazioni.

Quando i game studio principali si impegnano a inserire personaggi queer nelle proprie storie e analizzarne il percorso, molto spesso la narrazione viene afflitta da temi come il dolore e la sofferenza, questa ad esempio è stata la critica principale rivolta a TLOU II. Il dolore provato dalle persone queer, o “queer pain”, non è un problema in sé, ma ancora una volta, la domanda è: chi racconta la storia e a quale scopo? I giochi indie che affrontano l’omofobia e il queer pain, inclusi YAGS e l’apprezzato Gone Home (2013), lo fanno senza apparire forzati o caricaturali, analizzando la realtà delle persone queer con molte più sfaccettature.

E anche se è vero che i giochi mainstream possono assolutamente presentare personaggi LGBTQ+ ben scritti, il problema è che a volte mancano di tali sfaccettature o, peggio, risultano didascalici o poco autentici. I personaggi “playersexual” sono quelli che mostrano nel gioco una sessualità esclusivamente correlata al giocatore. Spesso, ciò si traduce nel fatto che il protagonista ha la possibilità di corteggiare un uomo o una donna cisgender e basta. Al di fuori delle scelte sentimentali, non ci sono altri riferimenti alla sessualità del personaggio. Possiamo constatare esempi di playersexuality in giochi come Stardew Valley, Dragon Age 2 e Skyrim.

When the Night Comes

August di When the Night Comes di Lunaris Games. August è un personaggio non binario che usa pronomi neutri (in inglese they/them). (Image credit: Lunaris Games)

Spesso, la playersexuality viene erroneamente equiparata a bisessualità o pansessualità, e viene di frequente utilizzata come debole tentativo di integrare la diversità nella narrazione di un gioco. Il problema con la playersexuality è che può comunicare al pubblico il fatto che l’essere queer sia una scelta e, in alcune di queste narrazioni, non riesce ad analizzare in che modo l’essere queer definisca le esperienze delle persone. La sessualità nel gioco, in termini di definizione, viene affrontata in modo semplicistico, ad esempio attraverso la scelta del colore dei capelli, e raramente ha un impatto sulla storia del personaggio del giocatore su un livello più profondo.

Qui non intendo dire che le scelte non siano importanti, dato che possono creare interessanti opportunità a livello narrativo o per l’esplorazione dei personaggi se si decide di affrontare queste tematiche. Tuttavia, le scelte sentimentali non dovrebbero essere l’unico modo in cui includere la rappresentazione queer in un dato gioco. Ci sono giochi in cui è presente la playersexuality, ma che sono comunque inevitabilmente caratterizzati dalla rappresentazione queer. La visual novel fantasy When the Night Comes di Lunaris Games è un ottimo esempio di questo concetto. Indipendentemente dal protagonista scelto, i personaggi di contorno sono queer. Ad esempio August è un personaggio non binario che rappresenta una delle principali figure autoritarie della città, nonché un potenziale interesse sentimentale. Inoltre, le storie sentimentali degli altri personaggi, come il leader dei vampiri Finn e la strega gentile Ezra, vengono affrontate durante le conversazioni con il giocatore.

Perché questi aspetti sono importanti? Poiché, nella maggior parte degli esempi mainstream, l’interesse sentimentale è del tutto dipendente dal genere e dalla sessualità del protagonista. Tuttavia, in When the Night Comes, indipendentemente da come si identifica il vostro PG, la storia presenta comunque personaggi queer molto ben definiti. Anche nelle narrazioni incentrate sulle scelte, gli indie rappresentano meglio la sessualità intesa come realtà correlata all’identità e all’esperienza di un dato personaggio, anziché fermarsi a una superficiale scelta personalizzabile per il giocatore. Se la rappresentazione queer in un gioco è evitabile attraverso scelte diverse o non visitando determinate zone, questa rappresentazione sarà davvero degna di nota?

Definire nuovi standard

Newfound Courage

Newfound Courage, un RPG incentrato su un protagonista gay di nome Alex, che cerca di scoprire i misteri del suo paesino (Image credit: Cafe Empty)

Il gaming mainstream deve fare di più per la rappresentazione LGBTQ+, ma ciò non significa necessariamente aggiungere altri personaggi queer alla storia. La soluzione al problema non passa neanche dall’invasione del mercato da parte di storie incentrate sul coming out o sul passaggio all’età adulta. Il punto è eliminare la didascalicità dai personaggi e dalle storie queer, includendoli in modo organico all’interno della storia stessa. In termini di lavoro, non significa limitarsi ad assumere scrittori queer come consulenti, ma impiegare e sostenere attivamente questi professionisti in un ambiente che è stato tossico per lungo tempo. Significa adottare un’attitudine critica verso il modo in cui vengono raccontate le storie queer, chi le racconta e per quale motivo. 

"Il gaming mainstream deve fare di più per la rappresentazione LGBTQ+, ma ciò non significa necessariamente aggiungere altri personaggi queer alla storia."

Significa anche che il settore, che include aziende, pubblicazioni e cerimonie di premiazione, deve espandere tantissimo i propri orizzonti e guardare ai giochi realizzati da sviluppatori indipendenti queer per definire il proprio approccio al miglioramento della rappresentazione di questo contesto. Non significa selezionare accuratamente pochi sviluppatori queer di successo, ma analizzare la moltitudine di voci diverse all’interno della community queer del gaming e dare loro sostegno e possibilità di espressione. Significa anche che il settore deve avvicinarsi ai giochi indie queer con una mentalità più aperta e accogliente e, inoltre, fare più autocritica riguardo ai giochi AAA o mainstream. Spesso, gli indie subiscono maggiori conseguenze in base al modo in cui vengono scritti i personaggi LGBTQ+, ad esempio lo sviluppatore di Celeste ha subito diverse critiche per il modo in cui è stato scritto il personaggio di Madeleine. Indipendentemente dalla fondatezza delle critiche, si tratta di un fenomeno che riguarda pochissimo, se non per nulla, gli sviluppatori mainstream.

In quanto gamer, possiamo sostenere il lavoro degli sviluppatori queer in modo molto semplice. Possiamo scrivere recensioni, parlare dei problemi sui social media o contribuire al profilo Patreon o Ko-fi di un dato sviluppatore. Possiamo anche sostenere le organizzazioni che aiutano o promuovono il lavoro degli sviluppatori queer, come Queerly Represent Me, Qweerty Gamers e GaymerX.

La community di sviluppatori indie queer è ricchissima di talenti e produce alcune tra le storie più coinvolgenti della nostra epoca. Promuovendo il loro lavoro e consentendo loro di farsi notare, possiamo incoraggiarli a continuare a creare, ma anche garantire l’inclusione positiva di personaggi LGBTQ+ ben scritti nei giochi dei prossimi decenni.

Chloe Spencer è una premiata scrittrice, sviluppatrice di giochi e regista attualmente impegnata nel conseguimento del proprio MFA in produzione cinematografica e televisiva. Ha scritto diversi giochi, racconti e sceneggiature, molti dei quali focalizzati su tematiche o personaggi LGBTQ+. Al momento è al lavoro sul suo prossimo gioco, un RGP fantasy survival horror/dating sim chiamato FEVER. Potete scoprire di più sui suoi lavori all’indirizzo chloespenceronline.com, inoltre la trovate su YouTube e potete seguirla su Twitter @chloespencerdev.