Amo i giochi da tavolo, ma devono smetterla di metterci le app

Persone che giocano a un tavolo con drink
(Immagine:: Pavel Danilyuk (Pexels))

Nell’ultimo decennio, i giochi da tavolo hanno vissuto una nuova età dell’oro. Il settore, soprattutto negli Stati Uniti, ha subito un vero e proprio scossone grazie al successo mediatico ottenuto da TableTop, serie a episodi scritta da Wil Wheaton e Felicia Day e trasmesso sul canale YouTube Geek & Sundry. La serie presentava i gameplay di diversi titoli ormai divenuti cult e classici come Ticket To Ride, Eldritch Horror e Catan.

Nel giro di un paio d’anni, gli utenti di tutto il mondo hanno realizzato che il mondo dei giochi da tavolo ha molto di più da offrire rispetto ai soliti Monopoli e Risiko. Molte community attive da tanto tempo hanno avuto una rivitalizzazione e molti nuovi appassionati si sono avvicinati all’hobby.

Durante il clou della pandemia di COVID-19, molte famiglie si sono trovate davanti al dilemma: “come passiamo il tempo insieme confinati in casa 24 ore su 24?”. Per molti, ciò ha significato rispolverare qualche classico, come Il Gioco dell’Oca, e magari fare un giro su Amazon per trovare qualche altro gioco da provare insieme.

Non solo, molte realtà sono emerse nel panorama mondiale dei giochi da tavolo, partendo da campagne di crowdfunding di successo, come Exploding Kittens, uno dei progetti Kickstarter più redditizi di sempre, o Zombicide, con l’ascesa di marchi come CMON.

I giochi da tavolo hanno assunto una nuova rilevanza, e ci sono tanti documentari molto interessanti disponibili sulla rete, come “Going Cardboard: a Board Game Documentary” che analizza il mercato americano nel primo decennio degli anni 2000 ed è fruibile gratuitamente su YouTube, in inglese.

E sono arrivati anche grossi cambiamenti e graditi ritorni. Ad esempio, abbiamo assistito alla riedizione di HeroQuest, leggendario gioco MB/Games Workshop di fine anni ‘80, il padre del genere dungeon crawler, in cui oggi brillano esponenti come Descent e Gloomhaven.

I cambiamenti si sono visti in termini di una maggiore qualità dei componenti, come miniature, dadi e stampe, ma anche sotto un altro aspetto, forse meno gradito ai più, me compreso.

 L’avvento del digitale 

Ovviamente il mondo dei giochi da tavolo non è isolato dal resto, e ovviamente ci sono le versioni digitali. . Dalla versione di HeroQuest per Amiga negli anni ‘90, alle versioni digitali dei titoli di successo della Asmodee, come Terraforming Mars, Ticket To Ride, Mysterium e tanti altri, oggi comodamente giocabili da smartphone Android e iPhone.

Altri titoli sono in arrivo, come le trasposizioni digitali di Nemesis e dell’amatissimo Munchkin. Inoltre, titoli come Tabletop Simulator, disponibile su Steam, consentono di provare con gli amici una vastissima libreria di giochi da tavolo da remoto, in un ambiente tridimensionale che riproduce in tutto e per tutto l’esperienza al tavolo (le pedine si spostano tramite il mouse, così come si tirano i dadi, si pescano le carte e tutte le altre azioni tipiche dei giochi in scatola). Di più, molti game designer usano questo simulatore per testare i prototipi senza doverli necessariamente stampare in formato fisico.

Durante la pandemia, poi, è stato possibile giocare con gli amici anche via browser, grazie a siti come Board Game Arena, che permette di giocare a tanti titoli in formato digitale, sia gratuitamente che tramite un piccolo abbonamento mensile.

Insomma, questo aspetto della digitalizzazione dei giochi da tavolo ha portato vari benefici. Un altro aspetto, però, desta diverse perplessità e resistenze, ovvero l’integrazione di app digitali all’interno di giochi fisici.

Nel corso del tempo, infatti, sono usciti alcuni titoli che includono un’app da scaricare su smartphone o tablet per agevolare la preparazione del setup o la gestione della partita. In alcuni casi, si tratta di app integrative, come nel caso di HeroQuest, in cui l’app sostituisce il Game Master, ovvero il giocatore che impersona il malvagio Zargon e gestisce i nemici, forma la mappa di gioco man mano che gli eroi esplorano i dungeon e tiene traccia di trappole, tesori e porte nascoste. 

Decent - Leggende delle tenebre

Decent - Leggende delle tenebre è un bellissimo dungeon crawler, ma ti costringe a usare un'app per poterlo giocare. (Image credit: Amazon)

 Giochi da tavolo e app obbligatorie 

Altri giochi, però, obbligano a usare un’app, come nel caso di Descent Leggende delle Tenebre (Si apre in una nuova scheda), la nuova edizione del popolare dungeon crawler. In questo gioco, ogni giocatore impersona un eroe fantasy all’interno di un party che dovrà esplorare rovine, villaggi e altre ambientazioni classiche del genere, combattere contro mostri e risolvere missioni via via più difficili. Ebbene, l’unico modo per giocare è utilizzare l’applicazione mobile, che indica come predisporre gli scenari e svolge molte altre funzioni solitamente demandate ai giocatori, come tenere traccia di punti danno, punti ferita e così via.

Stiamo parlando di un gioco davvero enorme, quindi la prima impressione che si ha è che un’app potrebbe agevolare davvero tanto il setup e la gestione degli aspetti più macchinosi del gioco, liberando i giocatori dal peso di dover ricordare tante regole ed eseguire vari calcoli. D’altro canto, però, non stiamo parlando di una scelta: senza app è praticamente impossibile giocare a questa nuova versione di Descent. E se l’app smette di funzionare o viene rimossa dall’app store? Se lo smartphone smette di supportarla?

Il rischio è di trovarsi con una costosa scatola ( da €150) con delle miniature stupende, ma che non potremo più usare come previsto dai suoi autori.

Certo, è un punto di vista un po’ apocalittico, ma quante app sono sparite da App Store o Google Play? Quante hanno smesso di funzionare perché gli autori hanno cessato gli aggiornamenti, risultando non più conformi agli standard di pubblicazione degli store?

Personalmente, ho un iPad mini alquanto vecchio, e alcune app hanno smesso di funzionare perché non supportano più la mia versione di iPadOS. In un caso del genere, dovrei comprare un nuovo iPad per continuare a giocare con un gioco da tavolo che mi obbliga a usare un’app?

Abbiamo davvero bisogno di app per giocare ai boardgame? 

Quando mi sono avvicinato all’hobby, avevo l’obiettivo di passare del tempo di qualità con mia figlia, che aveva mostrato un certo apprezzamento per un simpatico gioco di mostriciattoli dedicato alla sua età. Parlo di Mostri In Fuga della Lisciani (Si apre in una nuova scheda), molto simile al gioco dell’oca, che vi consiglio se avete bambini di età compresa fra i 3 e i 5 anni.

Uno degli aspetti più belli di giocare con mia figlia era la possibilità di stimolare la sua immaginazione, avviarla al pensiero strategico e aiutarla a fare le sue prime operazioni matematiche per contare i punti o confrontare valori numerici.

Per me, tornare a giocare ai boardgame dopo tanti anni (chi non ha mai fatto le ore piccole con Risiko o Hotel?) è stato anche un modo per staccare, rilassarmi dopo una giornata intera passata davanti a uno schermo. Non è un caso che da qualche tempo ho smesso quasi del tutto di giocare ai videogiochi, perché dopo una giornata passata davanti a un computer, non ci penso nemmeno a passare delle altre ore davanti a un altro display.

Lo stesso posso dirlo pensando ai boardgame: se voglio giocare a un gioco in scatola, è anche perché voglio “disintossicarmi” dall’ambiente digitale, dedicandomi a un’attività analogica e soddisfacente anche grazie all’aspetto “tattile”. Spostare le pedine, tirare i dadi, mescolare e giocare le carte, è tutto parte del gioco e del divertimento. Se devo passare metà del mio tempo a seguire delle animazioni su un tablet o sullo smartphone, tanto vale prendere la Switch e giocare a qualche titolo arretrato.

So che può sembrare la classica lamentela del “si stava meglio quando si stava peggio”, ma il punto è: va bene un’app da associare a un gioco, penso ad esempio all’ottima applicazione integrativa per XCOM, anche io ogni tanto uso lo smartphone per segnare i punti su Munchkin o calcolare i movimenti per le mie miniature di Star Wars X-Wing. Quello che non va bene, per me, è obbligarmi a usare un’applicazione senza la quale il gioco diventa solo un bellissimo ma inutile soprammobile.

A molti piace la commistione di giochi da tavolo e videogiochi, tanto che esiste un progetto tutto italiano chiamato TEBURU, di cui potete vedere un ottimo video sul canale Al 4 o Più su YouTube. In questo sistema, la plancia di gioco e i componenti fisici hanno delle componenti elettroniche che comunicano con un’applicazione digitale, creando un’esperienza praticamente inedita. Infatti il gioco da tavolo diventa a tutti gli effetti anche un controller che permette di rispecchiare in tempo reale i movimenti fatti sulla plancia all’interno del mondo virtuale riprodotto dall’app. Molto interessante, ma, ancora una volta, preferisco continuare a giocare in modo 100% analogico, per i motivi indicati in precedenza. 

computers

Dopo una giornata di lavoro al computer, chi ha voglia di mettersi davanti a un altro schermo per giocare? (Image credit: Startup Stock Photos / Pixabay)

Il digitale ucciderà i giochi da tavolo tradizionali? 

Secondo me, no. Il digitale affiancherà ma non ucciderà i giochi da tavolo tradizionali. E proprio perché in molti, come me, avranno ancora bisogno di vivere il gioco da tavolo anche come momento di evasione, per liberare l’immaginazione senza i vincoli di un mondo rappresentato sullo schermo secondo una visione che non necessariamente deve coincidere con la mia.

So che non tutti la pensano così, anzi sono certo che molti non vedono l’ora di mettere le mani su TEBURU e vivere un’esperienza a metà strada fra un videogioco e un board game, ma credo che sarebbe davvero un peccato se l’app obbligatoria diventasse la norma nei giochi da tavolo. Sacrificare il piacere di svolgere calcoli a mente ed eliminare l’aspetto tattile del gioco in favore di una maggiore comodità (sì, riordinare giochi con centinaia di piccoli componenti come cubetti e segnalini può essere faticoso), secondo me, impoverirebbe l’esperienza complessiva e, nel tempo, alienerebbe una buona parte di pubblico.

Detto questo, il gioco da tavolo è una delle forme di intrattenimento più antiche del mondo, sopravvissuta a rivoluzioni industriali e culturali davvero radicali, quindi credo, e spero, che dadi, segnalini e carte non spariranno tanto presto. 

Marco Doria
Senior editor

Senior Editor and Professional Translator. Boardgaming enthusiast, Tech-lover.