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Smartphone e PC dovranno essere riparabili per dieci anni

Electronic Waste
(Image credit: unknown)

Si chiama “diritto alla riparazione”, o right to repair ed è una nuova norma europea in vigore da qualche giorno. Tra i suoi effetti ci sono le nuove etichette energetiche (si dice addio ai prodotti AAA o simili), che saranno più chiare, anche se un po’ meno generose. 

Anche più importante, i prodotti dovranno essere riparabili per almeno 10 anni. Le aziende dovranno organizzarsi, dunque, e garantire la disponibilità di pezzi di ricambio. Si insiste in particolare sugli elettrodomestici, ma la nuova norma riguarda anche smartphone, notebook, televisori e altri prodotti elettronici. 

Gli effetti auspicati sono molteplici: quello più ovvio è che non dovremo più cambiare la lavatrice perché “non si trova più il pezzo necessario”. Ma dall’altro dovrebbe essere più semplice far circolare i prodotti usati, e in ultima analisi ridurre la quantità di rifiuti RAEE.

Questi ultimi rappresentano un capitolo importante nel discorso sulla contaminazione ambientale e il riscaldamento globale. E hanno un impatto diretto in specifiche aree geografiche dove elettrodomestici e prodotti elettronici “vanno a morire”. 

La vera rivoluzione comunque dovrò essere culturale, non certo normativa. Dagli anni 60 in poi i principi del consumismo sono diventati sempre più sfrenati, e molte persone sono diventati consumatori inconsapevoli riguardo alle conseguenze del loro stile di vita; uno stile di vita che, per conseguenza, rischia di diventare scellerato. 

Compriamo di continuo, cercando di possedere sempre più oggetti - anche quando non ne abbiamo davvero bisogno. E li sostituiamo prima del necessario, ispirati solo dal desiderio di avere un oggetto nuovo, ma anche succubi di quella regola secondo cui “conviene cambiarlo che aggiustarlo”. 

Oggi invece c’è il tentativo di invertire questa tendenza, di diffondere un nuovo modo di pensare e di guardare agli oggetti che compriamo, ripariamo e sostituiamo. L’Europa ha fatto un timido passo nella giusta direzione, ma ciò che serve è che ognuno di noi si sforzi di cambiare modo di ragionare.

Una cosa che possiamo fare è tenerci lontani da prodotti troppo economici. Certo, un computer portatile a 200 euro magari può sembrare una grande idea sul primo momento, ma finirete per buttarlo ancora prima che scada la garanzia. E lo stesso vale per uno smartphone, una lavatrice o un aspirapolvere

L’abbiamo sentito tante volte, ma questo non lo rende meno vero: alla lunga chi più spende meno spende. Vale la pena comprare meno oggetti e meno spesso, ma scegliere i modelli un po’ più costosi e in grado di garantire una maggiore longevità. Quesa è, in ultima analisi, l’idea che ha mosso i legislatori europei.

Valerio Porcu

Valerio Porcu è Redattore Capo e Project Manager di TechRadar Italia.