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Canon EOS R5 ha un timer nascosto, ma potrebbe bastare una vite per inibirlo

Canon EOS R5
(Image credit: Future)

Magic Lantern è un add-on firmware per fotocamere Canon realizzato dallo sviluppatore Trammell Hudson nel 2009 per espandere le funzionalità video della 5D Mark II. Il progetto è stato portato avanti successivamente su altri modelli della casa giapponese da un utente che si fa chiamare A1ex e da alcuni dei suoi collaboratori. Gli sviluppatori che collaborano a questo progetto sono perennemente a lavoro sulle nuove fotocamere in uscita e ovviamente non potevano fare a meno di mettere mani anche sulla nuovissima mirrorless full frame Canon EOS R5. Ricordiamo che al momento del lancio Canon aveva dichiarato che, a causa del riscaldamento dell’elettronica dovuto al potente processore presente sul corpo della R5, era stata costretta ad applicare dei limiti ai tempi di ripresa quando si vengono utilizzate le risoluzioni più elevate. Inoltre, è anche necessario attendere parecchi minuti prima che la fotocamera permetta di riprendere le riprese. Per questa ragione la fotocamera era stata giudicata inadatta come telecamera principale da alcuni professionisti del settore che hanno iniziato ad usarla fin da subito.

Tuttavia tali limiti erano stati visti come fumo negli occhi da neoproprietari e appassionati del modello, proprio perché alle potenzialità di assoluto rilievo sono stati associati dei limiti tanto restrittivi da penalizzarne pesantemente l’utilizzo in ambito professionale. A quanto pare uno degli sviluppatori di Magic Lantern, tale Horshack, avrebbe teorizzato che questa limitazione non fosse dovuta esattamente al problema delle temperature, ma che sia stata pensata a per evitare che la R5 venga utilizzata al di fuori degli ambiti previsti da Canon. Il dubbio era che l’azienda avesse piazzato dei limiti di utilizzo che andavano ben oltre quelli necessari per evitarne il surriscaldamento. Solo 15 minuti di registrazione in 8K con ben un'ora di attesa prima di poter registrare nuovamente sono apparsi quantomeno eccessivi a chi è abituato a maneggiare le fotocamere fino nei meandri dei firmware stessi.

Ma perché Canon avrebbe fatto ciò? 

Uno dei motivi potrebbe essere che l’azienda abbia deciso di relegare la EOS R5 in uno specifico segmento del mercato per poi offrire dei modelli più specifici per i videografi. È evidente che questa situazione avrebbe favorito Canon, ma non certo i suoi utenti, che sono costretti ad acquistare più di un corpo macchina, sborsando cifre non indifferenti. Pura teoria fino a qui ovviamente, ma sufficiente per far iniziare una serie di prove e test sulla nuova mirrorless. È cosa nota tra i tecnici che le fotocamere Canon abbiano a disposizione due tipi di memoria, una RAM che si resetta allo spegnimento della fotocamera e che non permette di conservare i dati, e una NVRAM, o memoria non volatile, che al contrario memorizza i dati nonostante la batteria venga rimossa e la fotocamera rimanga disalimentata.

(Image credit: EOSHD)

Si parte dal presupposto che la telecamera durante lo spegnimento memorizzi alcune impostazioni presenti nella RAM sulla NVRAM per farle ritrovare pronte all’accensione successiva durante uno spegnimento controllato, come quando la si spegne tramite l’apposita levetta. Nel caso in cui si apra lo sportellino della batteria mentre la fotocamera è accesa, si è visto che questa riesce ugualmente a memorizzare le impostazioni, confermando l’esistenza di un meccanismo atto ad avvertirla di un potenziale spegnimento e costringendola a memorizzare i dati utili, come le impostazioni di scatto. Ma cosa accadrebbe se si riuscisse a spegnere la fotocamera in maniera sporca, privandola dell’alimentazione prima che faccia in tempo a salvare i dati in memoria? Beh, teoricamente non potrebbe scrivere le impostazioni, che verrebbero quindi perse. E se esistesse un timer che tenesse conto del tempo di registrazione trascorso dall’inizio delle riprese, anch’esso non verrebbe salvato, permettendo di ricominciare a registrare fin da subito. Questo è ciò che hanno pensato gli sviluppatori di Magic Lantern.

Come hanno a verificare quindi?

Andrew Reid di EOSHD, dopo aver parlato con gli sviluppatori di Magic Lantern ha fatto alcune prove che lo hanno portato a trarre qualche interessante conclusione. Come accennato poc'anzi, lo sportello della batteria della EOS R5 è dotato di un interruttore nascosto che comunica alla fotocamera che lo sportello è aperto e quindi è necessario memorizzare i dati per spegnersi in modo “pulito”. Il trucco è quello di infilare una piccola vite per bloccare l’interruttore ed evitare che la fotocamera si accorga che sta per essere spenta in malo modo. Andrew ha scoperto anche che se la registrazione del filmato viene terminata regolarmente, inserendo la vite nello sportello e rimuovendo la batteria all’improvviso, la fotocamera mantiene ancora il timer, come da manuale. Pertanto, la prova più estrema è stata quella di rimuovere la batteria proprio durante la registrazione e di reinserirla successivamente. Una manovra poco ortodossa che è poco coscienzioso effettuare su un corpo da quasi 5000 Euro. In tale modo si è comunque riusciti ad arrivare al nocciolo della questione: la R5 non ha potuto salvare i dati e alla riaccensione il famigerato timer era perfettamente azzerato, con la fotocamera che ha nuovamente messo a disposizione 15 minuti di registrazione 8K, nonostante avesse già registrato diversi minuti in precedenza.

Infine, data la manovra brusca di disalimentazione, il filmato non è stato salvato ed è andato perduto. Questa è certamente un’operazione sconsigliata a chiunque e addirittura inutile, se pensiamo che il video registrato è andato perso. Grazie a ciò è stata dimostrata però l’esistenza della relazione tra tempi di registrazione e presenza di un timer occulto, mentre Canon affermava che fosse il sistema di gestione delle temperature a impedire che si potesse registrare all'infinito. Queste prove non hanno potuto ad ogni modo risolvere la questione appieno. La fotocamera potrebbe anche basarsi su ulteriori parametri, come la durata dei file registrati o altro ancora. Molto rimane ancora da scoprire e sarà necessario effettuare maggiori prove, prima di poter rendere questa scoperta di qualche interesse pratico. In ogni caso sono state contattate le sedi di Canon Japan, USA e UK ed è stata fatta una richiesta di chiarimenti, non rimane perciò che attendere una risposta dall'azienda. Nel frattempo i test e le prove proseguono e non abbiamo dubbi che ne sapremo di più a breve, visto la caparbietà con cui la questione è stata affrontata finora.