Skip to main content

Ondata di caldo a Londra, i data center di Google e Oracle vanno in tilt

(Image credit: Facebook)

Tra lunedì e martedì scorso , in piena ondata di caldo, Londra ha raggiunto temperature record di circa 40 gradi che hanno costretto Google e Oracle a fermare alcuni dei loro data center cittadini.

Questi, di norma, si trovano in edifici sicuri che ospitano un gran numero di computer necessari a supportare numerosi servizi online. Questa grande massa di computer raccolti in un unico edificio, come potete immaginare, genera un calore enorme che, sommato al caldo esterno, ha mandato letteralmente in tilt i sistemi di raffreddamento destinati a mantenere sotto controllo le temperature.

Di seguito le parole di Oracle riportate dalla rivista The Register:

"A seguito di temperature eccezionalmente elevate nella regione meridionale del Regno Unito (Londra), due unità di raffreddamento del data center hanno subito un guasto dopo essersi spinte al di sopra dei loro limiti di progettazione", 

"Le temperature nel data center hanno iniziato a salire, causando lo spegnimento di alcuni sistemi come misura cautelare".

L'azienda, in un aggiornamento pubblicato mercoledì, ha dichiarato che il problema è stato risolto.

(Image credit: Wikimedia)

A quanto pare anche Google ha avuto problemi simili nella giornata di martedì, quando: "Si è verificato un guasto al sistema di raffreddamento in uno dei nostri edifici".

Per evitare danni alle macchine e un'interruzione prolungata del servizio, l'azienda ha spento selettivamente alcuni computer. Il problema è stato risolto nella mattinata di mercoledì e Google ha dichiarato che solo un "piccolo gruppo di clienti" ha subito disservizi.

Poiché i dati elaborati nei data center possono essere molto preziosi per i clienti, di norma gli impianti sono concepiti in modo da rimanere sempre a temperature controllate.

Gli esperti intervistati dalla BBC lo scorso lunedì dubitavano che i data center moderni potessero andare in crisi con il caldo, motivo per cui nessuno pensava che il problema avrebbe colpito proprio gli impianti di aziende ben finanziate come Google e Oracle.

Paul Hone di Redcentric, azienda che gestisce alcuni data centre a Harrogate, Londra, Reading e Cambridge, ha detto alla BBC che i tecnici hanno messo in atto il piano di ripristino emergenziale già nella giornata di lunedì.

Hone ha aggiunto che, sebbene i data center siano progettati per resistere al caldo, le temperature dell'ondata di calore si sono rivelate "superiori alle aspettative di progettazione per molti operatori di data center".

La comunità scientifica è coesa nel sostenere che le giornate molto calde saranno sempre più frequenti, motivo per cui le aziende tecnologiche stanno studiando soluzioni di raffreddamento più ecologiche e sistemi informatici meno esigenti in termini di consumi. In questo modo si punta a ridurre sia le emissioni che i consumi, andando al contempo a limitare il calore emesso dalle macchine. 

Marco Silvestri
Marco Silvestri