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L'Europa rivuole gli smartphone con batteria rimovibile?

(Image credit: Samsung, Apple)

Una volta gli smartphone, e i telefoni cellulari in generale, avevano la batteria estraibile. Quando era troppo vecchia e non funzionava più, se ne poteva comprare una in negozio (non era difficile trovarle) e sostituirla in un attimo. Poi, a un certo punto, la progettazione degli smartphone è cambiata: oggi per cambiare la batteria bisogna recarsi da un tecnico autorizzato e spendere un po' di più. Il risultato è che spesso le persone cambiano smartphone quando basterebbe una batteria nuova. 

Ebbene, i vecchi tempi potrebbero tornare, o almeno sembra che sia questa l'intenzione della Commissione Europea. C'è infatti una proposta di legge mirata a ridurre i rifiuti elettronici (e-waste), che obbligherebbe i produttori di smartphone a rendere più facilmente disponibili i pezzi di ricambio, batterie comprese. 

Come svelato da XDA Developers, la Commissione sta lavorando alla riduzione dei rifiuti elettronici su diversi fronti, un impegno che include tra le altre le cose le pressioni su Apple affinché metta una porta USB-C sugli iPhone, invece dell'attuale Lightning. 

Se gli smartphone saranno più facili da riparare, compresa la sostituzione della batteria, la speranza è che tengano lo smartphone più a lungo dei canonici due anni, andando così a ridurre la quantità di rifiuti prodotta. 

(Image credit: google)

Telefono più riparabile = meno rifiuti

Teoricamente l'idea funziona, ma non è detto che in pratica le cose andranno come previsto. Ipotizzando che la proposta diventi legge (sarà presentata a marzo), sarebbe solo un tassello di un mosaico molto più complesso.

Tanto per cominciare, come abbiamo accennato, già oggi è possibile cambiare la batteria dello smartphone. Se avete uno tra i modelli più comuni, basta recarsi presso uno dei molti negozi che fanno riparazioni e vi cambiano la batteria per qualche decina di euro. Se avete un modello meno comune, invece, potete trovare la batteria su Amazon o altrove, portarla in negozio e farvela cambiare. Sempre che non siate in grado di far da soli, nel qual caso vi basta prendere un kit di attrezzi specifici. 

Non è esattamente un lavoro impossibile, ma è sicuramente più complicato rispetto al passato. 

Giù, si può fare, eppure la maggior parte delle persone non lo sa oppure non vuole prendersi la briga di farlo. Molti preferiscono cambiare il telefono invece che ripararlo, e pochi, probabilmente pochissimi, si preoccupano dell'impatto ambientale che tale scelta comporta.

E poi ci sono i produttori di smartphone, i cosiddetti OEM. A meno che non siano obbligati per legge, faranno il possibile per evitare una politica simile. Per la semplice ragione che riduce i profitti: vendere una batteria di ricambio fa guadagnare molto meno che vendere uno smartphone. E per alcuni marchi il margine sul dispositivo non è molto alto. 

Qui le diverse politiche sui prezzi potrebbero fare la differenza: Apple si potrebbe permettere di offrire nuove batterie a prezzi scontati (lo ha fatto in passato), ma per Xiaomi o Oppo sarebbe un impegno più difficile da rispettare, senza incidere troppo sul bilancio.  

La batteria non rimovibile ha i suoi vantaggi

Come abbiamo visto, le batterie attuali sono "non rimovibili" solo relativamente. Cambiarle è senz'altro meno agevole rispetto ai modelli di dieci anni fa, ma ci sono anche dei vantaggi. 

Tanto per cominciare, i telefono moderni non hanno lo sportello che si apre per accedere alla batteria, e questo li rende più resistenti sul lungo periodo. Questo ha permesso di realizzare prodotti più solidi e più belli. Il design in vetro e metallo, dalle linee compatte ed eleganti, non sarebbe possibile in presenza dello sportello. Grazie alla batteria non rimovibile, in altre parole, gli smartphone moderni sono oggi migliori di quanto lo fossero in passato. 

Già, ma l'Europa vuole tornare a dieci anni fa? Può darsi, ma non è detto che migliorare la disponibilità di pezzi di ricambio o rendere più semplice la sostituzione della batteria significhi quello. Il design potrebbe restare quello che è, e l'Europa potrebbe chiedere semplicemente che l'azienda metta in circolazione anche un po' di batterie di ricambio, e magari inserire nella confezione una nota per informare il cliente che la sostituzione è possibile, relativamente economica. 

Dopotutto la radice del problema è didattica più che tecnologica: bisogna spiegarlo alle persone e convincerle della sua importanza. 

Il problema ambientale esiste

La proposta della Commissione Europea potrebbe non essere perfetta, così come obbligare Apple a usare USB-C. E non è detto che una soluzione semplice esista, in effetti. 

Tuttavia il problema dei rifiuti elettronici esiste. Anzi, tutta la catena produttiva ha dei problemi da risolvere, dall'estrazione dei materiali fino appunto allo smaltimento. Problemi che non sono solo ambientali, ma che riguardano anche le condizioni di lavoro e la salute delle persone. 

Abbiamo visto molte volte notizie su minori che lavorano nelle miniere, guerre spinte dalle materie prime, malattie generate da una gestione sbagliata nei nostri rifiuti, che finiscono in paesi in via di sviluppo. Problemi troppo complessi perché si possa anche solo pensare di risolverli con una normativa sulle batterie, che finirà per essere una goccia nel mare. 

Qualcosa bisogna pure fare d'altra parte, e se la questione vi sta a cuore dovreste seriamente prendere in considerazione il FairPhone 3.