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Alimentatori ATX 3.0, occhio alle specifiche se non volete danni al PC

Gigabyte power supply with cartoon explosions
(Immagine:: Future / Gigabyte)

Negli ultimi anni, l’arrivo dell'alta risoluzione nel mondo del desktop computing ha spostato l'interesse dalla CPU alla GPU, tant'è vero che basta una CPU di fascia medio bassa per avere ottime prestazioni in 4K, fintanto che la scheda grafica è all’altezza della situazione.

Ciò ha portato ad un aumento considerevole delle esigenze elettriche dei processori grafici che devono garantire delle prestazioni adeguate alla gestione delle risoluzioni più elevate. Schede video come Nvidia RTX 3090 Ti o ATI 6950 (ma anche i modelli inferiori, come la RTX 3080 TI, non scherzano) sono caratterizzate da un bisogno di energia non indifferente. Purtroppo questi picchi di corrente elevati, anche detti escursioni, in alcuni casi possono far scattare il sistema di protezione degli alimentatori causando dei riavvii inaspettati.

Per andare incontro a queste esigenze sono necessari nuovi standard. Gli alimentatori di ultima generazione devono infatti rispettare le specifiche ATX 3.0 che includono una serie di requisiti mirati a garantire una tolleranza alle escursioni superiore.

Purtroppo però c'è un espediente che consente di ottenere la certificazione ATX 3.0 anche senza rispettare tutti i requisiti.

Il canale Youtube greco Hardware Busters, ha scoperto un infelice gioco di parole nelle ultime specifiche ATX 3.0 di Intel in relazione a quelle del consorzio PCI-SIG.

Entrambe le entità hanno indicato una serie di specifiche simili, ma queste non sono mutualmente inclusive e rispettarne alcune non significa rispettarle tutte. 

Facciamo un esempio per chiarire il concetto: un alimentatore ATX 3.0 non deve necessariamente avere un connettore da 16 pin (12VHPWR) e in mancanza di tale connettore non è soggetto alla verifica di tutte le specifiche, che prevedono un’escursione di potenza massima del 200% per almeno 100 µs.

Le specifiche ATX 3.0 hanno anche introdotto una funzionalità hardware chiamata Alternative Low Power Mode (ALPM), sfruttata dai sistemi operativi più moderni, come Windows 10, per gestire lo standby. Nelle specifiche sono previsti alcuni tempi di hold-up, che però vengono applicati solo alla tensione della CPU (3,3V) e non ai più importanti 12V, che alimentano gran parte del sistema.

Questa carenza di puntualizzazione nelle specifiche Intel permetterebbe ai produttori, perlomeno a quelli che lavorano nelle fasce più economiche di prezzo, di ottenere il bollino ATX 3.0 anche in assenza del connettore 12VHPWR. Perciò non sarà necessario superare i test dei transienti che vengono associati al connettore da 12 pin, e si rischia di andare incontro a sbalzi di corrente che potrebbero danneggiare il sistema.

Inoltre, in questo modo l'utente si troverebbe costretto a sfruttare gli adattatori delle schede video PCI-E da 150W e 8 PIN per compensare la carenza del connettore 12+4 PIN.

In pratica, se un alimentatore ATX 3.0 non dovesse presentare un connettore 12VHPWR evitate di acquistarlo, perché potrebbe portare più rischi che benefici.

Fonte: TechPowerUp (Si apre in una nuova scheda)