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USA: niente GPU con accelerazione AI a Cina e Russia

A100
(Immagine:: Nvidia)

Il governo USA ha imposto severe restrizioni all’esportazione in Cina e Russia di GPU dotate di acceleratori di calcolo AI, se non attraverso l'obbligo di una specifica licenza.

L’obiettivo è quello di evitare la fornitura a queste nazioni di prodotti che potrebbero venire utilizzati per scopi militari, in particolare nelle situazioni dell'invasione russa in Ucraina e in quella di alta tensione presente tra il governo cinese e l’isola di Taiwan, spalleggiata peraltro dagli americani stessi.

Ciò impatterà in maniera piuttosto rilevante su aziende come Nvidia e AMD, che nel loro catalogo ospitano prodotti destinati al calcolo accelerato dell’AI, come NVIDIA A100 e H100 e AMD Instinct MI100 e MI200, ma colpirà anche altri prodotti che devono ancora raggiungere il mercato, come “Ponte Vecchio” di Intel.

Nvidia ha ammesso di aver ricevuto, lo scorso 26 agosto, una comunicazione perentoria dal governo che limita l’esportazione in Cina e Russia di prodotti GPU con notevoli capacità di accelerazione AI, che da questo momento verrà regolata da una licenza gestita dallo stato.

Nella comunicazione non vengono specificati direttamente i nomi dei prodotti ai quali il governo intende mettere un freno all’esportazione, ma piuttosto delle soglie specifiche di prestazioni alle quali l’azienda dovrà far riferimento.

Verrà in pratica bandito l'export di sistemi DGX e di altri dotati di acceleratori H100, A100 e A100X. Oltre a Nvidia verranno colpite altre compagnie i cui prodotti non rientrano nelle soglie limite previste dal governo, ma per la sola azienda di Jen-Hsun Huang, si parla di un mancato introito di 400 milioni di dollari a causa delle mancate esportazioni.

Tutto ciò nel caso in cui non vengano rilasciate delle apposite licenze di acquisto ad eventuali cittadini russi o cinesi. Questo tipo di restrizioni vengono utilizzate soprattutto per evitare la rivendita all’estero da parte di acquirenti terzi che si comportano da prestanome nei confronti dei paesi sottoposti ai divieti.

Fonte: TechPowerUp (Si apre in una nuova scheda)