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Smart working, si rischia il burnout

(Image credit: Pixabay)

Se a seguito dell'inizio della fase 2 siete ancora in smart working, continuerete a confrontarvi con obiettivi e cicli di lavoro basati su scadenze a lungo o breve termine e non su orari di lavoro fissi.

Lavorare secondo le vostre esigenze senza vincoli temporali stringenti porta sicuramente benefici, tra cui una maggiore quantità di tempo da dedicare agli affetti famigliari e ai propri hobby; tuttavia, l’altra faccia della medaglia può essere devastante.

Nello smart working dovrete utilizzare strumenti tecnologici in modo massiccio: mail, messaggistica istantanea, smartphone e computer vi accompagnano tutto il giorno, e, anche quando non vorreste lavorare, le notifiche potrebbero tormentarvi senza sosta.

L’assenza di luoghi fisici ed orari di lavoro prestabiliti rendono il confine tra sfera lavorativa e privata sempre più sfumato: in ogni momento, aprendo le mail ad esempio, potreste vedere un vostro collega conseguire risultati mentre voi state prendendo un caffè o vi siete concessi una pausa. 

Quando il lavoro non basta mai

Se non foste in smart working, voi e i vostri colleghi lavorereste in contemporanea, senza avere una percezione netta e chiara di quanto e come stiano lavorando. Nello smart working, invece, sono implementati degli strumenti di scheduling o di condivisione del lavoro grazie ai quali, in ogni momento, si può osservare chi sta facendo cosa (e purtroppo anche quanto).

Tra notifiche e relazione sulle attività dei colleghi, quello che fate potrebbe sembrare insufficiente e portare a sentirvi improduttivi e poco efficienti. Il rapporto lavorativo concerne quasi esclusivamente le mansioni da svolgere e porta con sé un bias cognitivo riguardante la vostra produttività e quella altrui: in altre parole, in ogni momento sembra che qualcuno stia producendo, e conseguendo obiettivi. Potreste quindi essere portati a pensare che tutti lavorino continuamente, tutti tranne voi.

Il senso di colpa può trasformare le giornate libere in momenti in cui recuperate lavoro arretrato (o avanzate coi vostri obiettivi) e le serate in momenti in cui lavorare isolati dal mondo; talvolta potreste addirittura percepire il sonno come un freno alla vostra produttività. 

Per quanto questo metodo possa inizialmente sembrare efficace, alla lunga potrebbe sopraffarvi: insonnia, ansia e stress sono dietro l’angolo e l’esperienza di smart working che inizialmente vi appariva piacevole e piena di libertà potrebbe trasformarsi in un incubo. 

Il pericolo più grande in queste situazioni si chiama burnout.

Cos’è il burnout?

La sindrome da burnout è una delle conseguenze più spiacevoli che possono verificarsi a seguito di periodi prolungati di stress. Per quanto poco conosciuta, questa sindrome è molto diffusa, soprattutto in ambiti lavorativi stressanti o che richiedono tante ore di lavoro. 

Tra obiettivi da raggiungere e concorrenza tra colleghi (volontaria o involontaria che sia), spesso il burnout porta a delusioni verso se stessi, sentimenti di inadeguatezza e repulsione verso il proprio lavoro. 

Il giudizio verso voi stessi può farvi perdere il contatto con la realtà: la corsa contro il tempo per rendere al massimo si riflette in una fase di apatia e disinteresse verso il lavoro.

Purtroppo questo fenomeno non si verifica solo in ambito lavorativo; il burnout è una delle cosiddette malattie del ventunesimo secolo ed è molto comune anche tra studenti e disoccupati. Oggi più che mai, l’autovalutazione delle proprie capacità e la consapevolezza di se stessi si basano su parametri di efficienza ed efficacia che riguardano non solo noi, ma tutta la rete di persone che lavorano con noi oltre a coloro che condividono i propri risultati sui canali social. 

Portando all’estremo questi aspetti tipici della modernità, spesso le persone si sentono in difetto, poste di fronte ad un obiettivo sempre più lontano e con tempi sempre più stretti. Si passa da un periodo di entusiasmo in cui “devo farcela” è la parola d’ordine, a un periodo di rassegnazione e frustrazione; talvolta questi sentimenti sono talmente forti che l’apatia si trasforma in “morte professionale”.

Infine il nostro cervello, posto di fronte ad ostacoli che sembrano insormontabili, crea un punto di rottura che si manifesta in una rottura netta con il presente lavorativo o con la causa primaria del nostro stress.

Qualche consiglio per evitare il burnout

Prima di tutto è importante sapere che questo malessere non è irreversibile e che può essere evitato ponendo particolare attenzione a quanto e come si lavora, cercando di avere sempre una visione oggettiva sul proprio operato.

Oltre a ciò, può essere molto importante avere all’interno del vostro team o della vostra impresa degli strumenti di scheduling che vi consentano di registrare le attività dei vari dipendenti. Se ben gestiti, questi strumenti vi permettono di comprendere meglio quanto avete fatto e, in caso stiate esagerando, consentono ad un vostro collega o al vostro datore di lavoro di ricalibrare la vostra attività lavorativa organizzando meglio le mansioni.

È molto importante cercare delle soluzioni non appena se ne avvertono i primi sintomi; prima si risolve il problema meglio sarà per voi e per la vostra squadra; talvolta il sovraccarico di un dipendente potrebbe causare un effetto domino in tutto l’ambiente di lavoro.

Esistono tutele anche a livello legislativo, tra cui il diritto alla disconnessione. Quando si attivano modalità di lavoro agile è necessario prevedere sia sul piano tecnico che organizzativo dei metodi che consentano di disconnettersi dall’ambiente di lavoro o consentano di circoscrivere in modo chiaro un limite massimo alle vostre attività quotidiane. 

Talvolta questo meccanismo è implementato tramite la disconnessione dei dispositivi del dipendente dai server di lavoro una volta superato un determinato limite di ore; l’alternativa consiste in delle notifiche inviate ai dispositivi utilizzati dal dipendente per esortarlo ad interrompere le sue attività se necessario.

Per quanto si possano attuare pratiche volte a evitare il burnout, essere consapevoli della propria condizione e del proprio benessere è la migliore precauzione. È importante collettivizzare ciò che provate per cercare soluzioni e compromessi: il burnout, purtroppo, non è un fenomeno raro al giorno d’oggi.