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Netflix, la nuova tariffa per la condivisione è solo l'inizio

Netflix
(Immagine:: Shutterstock)

Di recente, stavo guardando un reality show in TV (non giudicate) e ho notato che una delle domande chiave rivolte a tutti i potenziali corteggiatori era: “Hai il tuo account Netflix?”.

Che domanda strana, mi sono detto. Perché una cosa simile dovrebbe fare la differenza e per quale motivo queste persone non dovrebbero avere Netflix?

Con il progredire dello show tuttavia, è diventato chiaro che solo uno tra i concorrenti possedeva il proprio account. Il resto ricorreva al login dei genitori, della ex storica o di un amico. Insomma, è emerso che “possedere un account Netflix tutto vostro” vi renderà effettivamente più “attraenti” di chi non ce l’ha. 

Il fatto che ci siano così tanti adulti che non hanno un account di proprietà non avrebbe dovuto sorprendermi troppo. Circa il 14% degli utenti Netflix lascia che gli scrocconi attorno a loro si abbuffino gratuitamente di Lupin a spese del loro account. 

Da quando Netflix ha annunciato che sta testando un supplemento di €2 per coloro che condividono i propri account con persone al di fuori della famiglia, ho pensato subito agli scapoli (e a tutti gli altri) che fagocitano streaming su streaming a spese di qualcun altro. 

In un post dal titolo “Pagare per condividere Netflix all’infuori della tua famiglia”, Netflix ha chiarito che la decisione si riduce a una questione di denaro: 

“Nei nostri piano Standard e Premium, abbiamo sempre reso facile per le persone che vivono insieme condividere il proprio account Netflix, con funzionalità come profili separati e più stream. Sebbene siano stati estremamente popolari, questi meccanismi hanno creato una certa confusione su quando e come condividere Netflix. Gli account vengono condivisi anche al di fuori delle famiglie e questo ha un impatto negativo sulla nostra capacità di investire in nuovi fantastici film e serie TV per i nostri membri”. 

Due anni fa, Netflix ha speso quasi 12 miliardi di dollari in contenuti. L’anno scorso, la spesa prevista ammontava a 17 miliardi. In quel periodo, concorrenti diretti come Amazon Prime Video, Paramount+, HBO Max e (in particolare) Disney+ hanno goduto di un incremento negli abbonamenti e, in questo modo, hanno probabilmente attirato molti spettatori di Netflix convincendoli con una varietà di personaggi e contenuti basati sulla proprietà intellettuale.

Per rimanere competitivo, Netflix sarà costretto a spendere cifre ancora più pesanti per i contenuti del 2022 e degli anni a venire. 

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(Image credit: TechRadar)

È giusto presumere che dietro tutto questo ci sia anche un motivo di profitto diretto. Netflix ha saputo, in base agli indirizzi IP, che persone che vivono anche a centinaia di miglia di distanza tra loro effettuano l’accesso sullo stesso account. È un flusso di entrate significativo e non sfruttato (il denaro necessario per produrre Bridgerton 3 e Stranger Things 4, diciamo). 

Se il test andrà a buon fine, sarà un momento spartiacque sia per tutti coloro che condividono le password di Neflix, sia per gli altri servizi e sistemi di contenuti basati su password che tradizionalmente non si affidano alla geolocalizzazione per decidere chi è e chi non è un membro qualificato. 

Immaginate per un attimo cosa accadrebbe se Amazon implementasse un supplemento simile. Quante persone stanno utilizzando il vostro account Amazon Prime?

Molte di queste piattaforme si sono già messe a lavoro per limitare il numero di occasioni in cui un account a pagamento può essere riciclato. Microsoft, ad esempio, ridurrà il numero di sistemi che possono condividere un account Office365. Se vi dimenticate di rimuoverlo da un vecchio PC prima di caricare il software su uno nuovo, Microsoft non ve lo permetterà e vi costringerà a disattivare l’account sul sistema originale. 

Le app e il cloud di Adobe vi obbligheranno a disconnettervi (ad esempio da Photoshop) su un sistema prima di poter essere caricate su un altro. 

Netflix si è già adoperata a limitare il numero di persone che possono guardare contenuti contemporaneamente su uno stesso account (due per l’abbonamento base, quattro per il premium). 

Tuttavia, ci sono molti tra di noi che hanno prontamente condiviso le proprie credenziali di accesso per Netflix, Hulu e innumerevoli altri servizi con la famiglia e gli amici, supponendo che non lo utilizzassimo tutti contemporaneamente e che almeno una persona stesse pagando: fino a qui tutto bene. 

Presto però, questa abitudine potrebbe essere stravolta dal cambiamento della definizione di “appartenenza” da parte delle aziende. Le credenziali non saranno più sufficienti. La posizione (basata sull’IP) potrebbe diventare il prossimo criterio per decretare chi appartiene allo stesso nucleo familiare e chi no. 

Sarà una nuova realtà, per molti più dura e costosa. Soprattutto per gli scapoli. 

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