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I migliori film su Disney Plus | luglio 2020

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(Image credit: Bruce Glikas/Bruce Glikas/FilmMagic))

Il servizio streaming on-demand di Disney è arrivato da qualche settimana anche nel nostro Paese. Il catalogo comprende una ricchissima selezione di titoli Disney, Pixar, Marvel e National Geographic; sono presenti inoltre alcuni dei più famosi blockbuster di 20th Century Fox, acquisita dalla società californiana nel 2017. Andiamo a scoprire insieme una selezione di capolavori da rispolverare per sfruttare al massimo la piattaforma per lo streaming.

AGGIORNAMENTO: Luglio ha portato con sè molte novità interessanti anche per Disney Plus. Il titolo di punta di questo mese è senz'altro Hamilton, uno degli spettacoli di Broadway più in voga degli ultimi tempi di cui Disney Plus si è guadagnata l'esclusiva. Il musical di Lin-Manuel Miranda, che si è aggiudicato anche il premio Pulitzer, racconta la vita di Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti ed è disponibile dal 3 luglio. Altri film che verranno aggiunti al catalogo nel corso del mese di giugno sono Freaky Friday (17 luglio) e Spie Sotto Copertura (24 luglio), oltre a Black is King, il film di Beyoncè, Lo Schiaccianoci e i 4 Regni e 27 Volte in Bianco, tutti in uscita il 24 luglio.

La Sirenetta

(Image credit: N/A)

Il primo capolavoro del cosiddetto Rinascimento Disney è La Sirenetta, del 1989 (titolo originale The Little Mermaid), adattamento della celebre fiaba di Hans Christian Andersen diretto da Ron Clements e John Musker. Ariel, la giovane protagonista, salva il principe Eric da un naufragio e scatta il classico colpo di fulmine. Consapevole dell’impossibilità di questo amore, si rivolge alla strega Ursula per ottenere le sembianze umane e far innamorare il bel principe, ma con conseguenze inaspettate… Un film in cui si possono ammirare dei fondali marini splendidamente riprodotti e che vinse un Oscar per la strepitosa colonna sonora realizzata da Alan Menken. Uno dei momenti più memorabili lo troviamo nell’esecuzione di In fondo al Mar da parte del granchio/tutore Sebastian. Il timbro del doppiatore italo/olandese, Ronny Grent, è assolutamente mimetico rispetto alla controparte originale (Samuel E. Wright), tanto da sembrare la stessa persona. Nel catalogo Disney + sono presenti anche il prequel (Quando tutto ebbe inizio) e il sequel (Ritorno agli abissi), oltre alla miniserie tv realizzata sull’onda del successo del lungometraggio. A fronte di un costo complessivo di 40 milioni di dollari, La Sirenetta riuscì ad incassarne sei volte tanto.

Aladdin

(Image credit: N/A)

Altro capolavoro assoluto appartenente al periodo rinascimentale, Aladdin uscì nelle sale nel 1992 e il successo fu strepitoso (oltre 500 milioni di dollari di incassi a fronte di un budget di “soli” 28 milioni). La storia di Aladino, raccontata nella raccolta La mille e una notte, è stata riadattata per un pubblico più giovane e diretta da Ron Clements e John Musker. Aladdin, ladruncolo che vive nei bassifondi della fittizia città di Agrabah, incontra la principessa Jasmine e tra i due scocca la scintilla, ma tra di loro, oltre alla differente estrazione sociale, c’è un problema più grande: si tratta di Jafar, perfido consigliere del re, che sfrutta l’ingenuità del ragazzo per recuperare la preziosissima lampada dei desideri. Il genio viene però evocato dallo stesso Aladdin che alla fine riuscirà ad avere la meglio sui diabolici piani del Visir e a sposare la bella Jasmine. La colonna sonora, affidata ancora una volta al genio di Alan Menken, sarà premiata con un Oscar, ma il vero mattatore del lungometraggio è il Genio, la cui voce è stata affidata ad un eccezionale Gigi Proietti. Nota di colore: nella versione originale è stato doppiato da Robbie Williams che accettò il ruolo (al minimo sindacale: 75.000$) a patto che il suo nome non comparisse nei titoli di coda e il suo personaggio non venisse utilizzato per motivi commerciali. Disney disattese il patto, tanto che il compianto attore si rifiutò di prestare la voce al sequel direct-to-video Il ritorno di Jafar. In seguito, l’azienda ammise le proprie colpe e si scusò con un comunicato ufficiale nei confronti di Williams.

La bella e la bestia

(Image credit: n/a)

Stiamo parlando probabilmente della massima espressione artistica raggiunta da un lungometraggio Disney. In questa magnifica avventura è stata riadattata dalla versione della scrittrice Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, prendendo in prestito alcune idee dell’omonimo film del 1946. Belle è una ragazza molto sveglia che vive in un paesino fiabesco e che parte alla ricerca del padre/inventore Maurice, scomparso dopo essersi perso nei boschi vicini. Scopre che è tenuto prigioniero, nelle segrete di un castello decadente, dal principe Adam, trasformato in un’orrenda creatura per non aver aiutato una maga in cerca d’aiuto. Mancano solo pochi giorni prima che l’ultimo petalo si stacchi da una rosa incantata, sancendo così la morte della Bestia: il sortilegio può essere spezzato solo da un bacio d’amore tra i due… Diretto da Gary Trousdale e Kirk Wise, con le musiche dell’impareggiabile Alan Menken (vincitore di ben due Oscar, per la miglior canzone e la miglior colonna sonora), Beauty and the Beast (questo il titolo originale) è stata la prima pellicola d’animazione ad essere candidata all’Oscar come miglior film nel 1991. Costato 25 milioni di dollari, ne ha incassati 440; nei primi anni dello scorso decennio ne fu realizzata anche una versione 3D, seguendo la moda di quel periodo; nel 2017 è stata la volta del live action con Emma Watson nei panni di Belle.

L'impero colpisce ancora

(Image credit: n/a)

La Lucasfilm è stata una delle grandi acquisizioni Disney avvenute a cavallo tra gli anni 2000 e gli anni 2010. Il colosso californiano ha subito deciso di riprendere in mano l’iconica saga di Star Wars, sebbene l’ideatore George Lucas fosse stato chiaro sul fatto che, a suo modo di vedere, si doveva intendere conclusa con la seconda trilogia. Nonostante le lamentele di critica e appassionati i tre film della nuova epopea sono tutti riusciti a superare la soglia delle nove cifre in termini di incassi. Noi però consigliamo il secondo episodio in ordine cronologico (o il quinto in ordine degli eventi), distribuito la bellezza di 40 anni fa. L’impero colpisce ancora (The Empire Strikes Back) è il più amato dalla stampa specializzata, nonostante all’epoca l’accoglienza sulle riviste del settore non fu delle più calde. Il momento chiave vede la confessione di Darth Vader (o Dart Fener nell’infausta traduzione italiana) rivelare a Luke Skywalker le proprie origini. Premi Oscar alla colonna sonora di John Williams, impressa indelebilmente negli spartiti della storia del cinema e agli effetti speciali grazie soprattutto all’impatto visivo degli imperial walker, divenuti a loro volta un simbolo dell’universo di Star Wars.

Guardiani della galassia

(Image credit: Disney/Marvel Studios)

Con un budget letteralmente galattico (232 milioni di dollari) e incassi altrettanto maestosi (772 milioni) è uno dei titoli dell’intera Infinity Saga più apprezzati dalla critica. Peter Quill, alias Star-Lord, interpretato da un Chris Pratt in forma smagliante (grazie a una dieta che gli ha permesso di perdere circa 28 kg in sei mesi), è un avventuriero spaziale che entra in possesso di un potente manufatto ambito dal malvagio Ronan (Lee Pace). Nel cast compaiono anche Zoe Saldana, Dave Bautista, Vin Diesel, Bradley Cooper e Benicio del Toro. Un film in grado di intrattenere anche i non amanti dei supereroi grazie ad un taglio scanzonato e a personaggi estremamente “umani”.

Il re leone

(Image credit: Disney)

I felini, si sa, sono gli animali più amati dal pubblico. Se poi ci si mette il tocco magico di Disney il successo è assicurato. Quinto classico del periodo rinascimentale, affidato alla regia di Roger Allers e Rob Minkoff, si avvale di una sceneggiatura originale, anche se ci fu chi vide una riproposizione in chiave occidentale delle avventure di Kimba, il leone bianco, celebre anime nipponico realizzato negli anni Sessanta da Osamu Tezuka. Simba, giovane leone della savana, deve prendere il posto del padre Mufasa dopo che questi si è sacrificato per salvarlo da una mandria di gnu messi in fuga dal perfido zio Scar. L’iconica scena del mandrillo Rafiki, che, dall’alto di un picco, mostra con orgoglio il futuro re degli animali, ha scritto una pagina indelebile nella storia della cinematografia, corroborata dalla strepitosa The Circle of Life composta da sua maestà Elton John. Il baronetto però non vinse l’Oscar per quella che in italiano sarebbe diventata la hit Il cerchio della vita interpretata da Ivana Spagna, ma con la superba ending-track Can You Feel The Love Tonight, mentre il compositore Hans Zimmer si portò a casa la statuetta per la colonna sonora, tra cui spicca anche Hakuna Matata. Non sono mancate le polemiche correlate a questo capolavoro: in particolare una polvere di sabbia che si solleva quando Simba si accascia pesantemente prima di dormire avrebbe dato origine, secondo il conservatore Donald Wildmon, alla parola SEX; i creativi si giustificarono spiegando che in realtà le tre lettere “nascoste” nella nuvola sarebbero state l’acronimo usato in computer grafica per indicare gli effetti speciali (SFX). Costato 45 milioni di dollari The Lion King arrivò ad incassarne poco meno di un miliardo; nel 2011 ne fu realizzata una versione in 3D mentre nel 1997 fu prodotto un musical dal successo strepitoso. Il cast dei doppiatori in lingua originale era strepitoso, ma anche per la versione italiana non si badò a spese: vennero ingaggiati, tra gli altri, Vittorio Gassman, Tullio Solenghi e Tonino Accolla. Il live action uscito l’anno scorso (e presente nel catalogo Disney +) occupa il settimo posto nella lista dei film con i maggiori incassi nella storia del cinema.

Black Panther

(Image credit: N/A)

Si tratta del film Marvel di gran lunga più apprezzato dalla critica, probabilmente per la sensibilità con cui tratta temi di grande attualità come l’immigrazione, il razzismo e il ruolo delle donne nella società: tutti aspetti in cui la nazione segreta del Wakanda si dimostra essere in prima linea. Peccato che una faida interna rischi di mettere a serio repentaglio la stabilità del regno… Black Panther ha lanciato su scala internazionale la figura di Chadwick Boseman (che interpreta il protagonista T’Challa); il seguito è previsto per il 2022. 200 i milioni richiesti per la produzione: decisamente pochi se confrontati con l’incasso che ha superato il miliardo e trecento milioni, issando Black Panther al dodicesimo posto nella classifica dei film più remunerativi.

Mamma, ho perso l'aereo

(Image credit: N/A)

Manifesto degli anni Novanta, Mamma ho perso l’aereo (Home Alone in inglese) oltre ad aver lanciato negli inferi di Hollywood il ragazzino-prodigio Macaulay Culkin, ha letteralmente mandato sold-out i botteghini statunitensi, issandosi in prima posizione per la bellezza di diciotto settimane consecutive. In Italia la prima visione, messa in onda, l’11 ottobre 1993, da Canale 5, ha registrato oltre 13 milioni di spettatori, segnando un record per le reti Mediaset. Si tratta di una produzione 20th Century Fox che fa parte del catalogo Disney grazie all’acquisizione degli studios avvenuta nel 2017.

Avatar

(Image credit: Disney)

Il catalogo Disney + annovera sette dei dieci film con il maggior incasso nella storia del cinema. Il record è stato detenuto per dieci anni da Avatar, ultimo capolavoro di James Cameron, un vero e proprio fenomeno mediatico in grado di dare il la alla rinascita del 3D domestico. Un film entrato di diritto nella cultura popolare contemporanea e meritevole di essere visto anche dai non appassionati del genere fantascientifico. Il marine Jake Sully viene inviato in missione sul pianeta Pandora per convincere la popolazione autoctona, i Na’vi, a non opporsi all’estrazione del prezioso minerale unobtainium. All’interno del suo corpo ingegnerizzato, l’Avatar si trova ben presto a passare dalla parte degli oppressi… Numeri da capogiro per questo kolossal, sia in termini di budget utilizzato per la produzione (237 milioni) che, soprattutto di incassi: con 2.790.000.000 di dollari americani è il secondo film della storia del cinema. Dopo un lungo periodo di gestazione sono stati messi in cantiere la bellezza di quattro seguiti, tutti diretti e prodotti da sua maestà James Cameron. Il primo di questi, Avatar 2, è previsto nelle sale per il 17 dicembre 2021.

Inside Out

(Image credit: N/A)

In casa Pixar sono abituati a sfornare capolavori, ma questo rappresenta l’apice della loro produzione: Inside Out non è solamente la storia di una ragazzina (Riley) che deve affrontare i traumi derivanti dal trasloco in un’altra città, ma è un viaggio dentro le nostre emozioni e del nostro subconscio, raccontato con la maestria unica del regista Pete Docter (8 candidature agli Oscar nella sua carriera) che per l’occasione si è avvalso del famosissimo psicologo Paul Ekman. Vincitore della statuetta, nel 2016, come miglior film d’animazione (oltre ad essere finito nei magnifici 5 per miglior sceneggiatura originale), Inside Out è costato 175 milioni di dollari e ne ha incassati quasi 860.

Frozen - Il regno di ghiaccio

(Image credit: Disney)

Dopo aver lasciato per diversi anni le luci della ribalta alla consociata Pixar, Disney torna a dettare legge nel 2013 con un lungometraggio liberamente ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi. Diretto da Chris Buck e Jennifer Lee, Frozen racconta la storia della futura regina di Arendelle, Elsa, dotata del potere di congelare le cose, e della sorella Anna che cerca di farle accettare la sua condizione. Oltre alla strepitosa computer-grafica e a personaggi estremamente riusciti (si pensi anche alla renna Sven o al pupazzo di neve Olaf) Frozen viene ricordato per la hit planetaria Let It Go scritta dai coniugi Robert Lopez e Kristen Anderson e interpretata da Idina Menzel (oltre tre miliardi di visualizzazioni su YouTube contando solo le tre versioni “ufficiali”, una delle quali eseguita Demi Lovato) che ha vinto a mani basse l’Oscar per miglior canzone. Anche il cast dei doppiatori è stellare: in quello italiano Serena Rossi ha dato la voce ad Anna, mentre Serena Autieri è Elsa; compaiono inoltre Enrico Brignano nel ruolo di Olaf e Massimo Lopez in quello di Granpapà. Costato 150 milioni di dollari è riuscito ad incassarne 1,3 miliardi; è stato, fino a qualche mese fa, il film d’animazione che ha ottenuto il maggiore successo commerciale, superato solo dal seguito, Il segreto di Arendelle (non è ancora disponibile sulla piattaforma Disney +).

Up

(Image credit: n/a)

Il catalogo Pixar è costellato di produzioni geniali, tra cui Up rappresenta una delle stelle più brillanti. La storia di Carl Fredricksen, settantottenne venditore di palloncini alle prese con la realizzazione del sogno di una vita, ossia quello di visitare il Venezuela, è ricca di momenti toccanti e memorabili. Tra questi meritano una menzione il volo della casa, sollevata da centinaia di palloncini colorati, e quella che è considerata una delle scene più commoventi della storia del cinema, ossia la storia d’amore tra Carl e la moglie Ellie raccontata attraverso immagini nelle scene iniziali. Secondo lungometraggio animato a ricevere una nomination come miglior film, Up è stato il primo titolo Pixar a essere realizzato in 3D. Critica in delirio per la regia di Peter Docter e Bob Peterson, autori anche della sceneggiatura, ma notevoli risultati anche al box office, visto che gli incassi hanno superato i 700 milioni di dollari. La versione italiana annovera, tra le fila dei doppiatori, Giancarlo Giannini, Arnoldo Foà e Neri Marcorè.

Il miracolo della 34ª strada

(Image credit: N/a)

Riavvolgiamo il nastro della memoria per riscoprire un cult della cinematografia e del Natale: la pellicola diretta da George Seaton e basata su un romanzo di Valentine Davies è diventata un classico delle feste, nonostante fosse uscita, nelle sale statunitensi, nel maggio del 1947. Vincitrice di tre statuette (miglior sceneggiatura non originale, miglior soggetto e miglior attore non protagonista), racconta la storia di un Babbo Natale dei grandi magazzini Macy’s, a New York, che ritiene di essere il vero Santa Claus. Nota di colore: il titolo in italiano è “Il miracolo della 34ª strada”, mentre sulla piattaforma Disney viene indicato come “Miracolo nella 34ª strada”. In realtà quella dicitura si riferisce al remake del 1994 ad opera di Les Mayfield che a sua volta è presente nel catalogo del servizio di streaming.

La maledizione della prima luna

(Image credit: n/a)

Nella nostra lista non poteva mancare il primo (e più riuscito) episodio di una delle saghe Disney più amate e redditizie. Curiosamente il titolo italiano, a differenza di quanto accade negli altri quattro capitoli (tutti presenti nel catalogo Disney +), non riporta il nome Pirati dei Caraibi, rendendolo potenzialmente più difficile da scovare. Si tratta della prima comparsa di Jack Sparrow, interpretato magistralmente da Johnny Depp, alla ricerca, assieme al fabbro Will Turner (Orlando Bloom), della bella Elizabeth Swann (Keira Knightley), rapita da Capitan Barbossa (Geoffrey Rush). Oltre all’iconico pirata, La maledizione della prima luna sfoggia un’epica colonna sonora realizzata dai compositori tedeschi Klaus Badelt e Hans Zimmer tra cui spicca la famosissima “He’s a Pirate”, interpretata da orchestre di mezzo mondo. Cinque nomination, ma nessuna statuetta, agli Oscar 2014: miglior attore protagonista, miglior trucco, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro, migliori effetti speciali.

TRON

(Image credit: n/a)

L’ultima trilogia di Guerre Stellari può non aver soddisfatto i puristi più incalliti, ma la musica cambia con quello che viene definito il filone “antologico”, di cui per il momento, oltre a Rogue One, fa parte Solo. Si tratta di lungometraggi che raccontano episodi satellite rispetto a quelli trattati dalla saga ufficiale, ma non per questo meno interessanti. In Rogue One, ambientato poco prima degli accadimenti di Una nuova speranza, la cinepresa segue le peripezie di un gruppo di ribelli nel tentativo di sottrarre all’Impero Galattico i piani per la costruzione della terribile Morte Nera. Incassi che hanno superato il miliardo di dollari. Nota di colore: nella versione italiana i personaggi hanno mantenuto il proprio nome in inglese, nonostante cronologicamente sia antecedente al primo capitolo.

Chi ha incastrato Roger Rabbit?

(Image credit: Disney)

Produzione congiunta Touchstone (il ramo Disney, ora dormiente, destinato alle pellicole non indirizzate direttamente ad un pubblico infantile) e Amblin (la società di Steven Spielberg) e diretto da Robert Zemeckis (lo stesso regista di Forrest Gump), Who framed Roger Rabbit (questo il titolo originale) è uno strepitoso film d’avventura in tecnica mista uscito nelle sale nel 1989. Liberamente ispirato al libro di Gary Wolf (Who censored Roger Rabbit), pubblicato agli inizi del decennio, racconta dell’indagine di Eddie Valiant (Bob Hoskins) che tenta di scagionare il coniglio Roger Rabbit dall’accusa di aver ucciso un corteggiatore della moglie Jessica. Si tratta di un lungometraggio che non ha risentito minimamente dello scorrere del tempo e che rappresenta l’unica occasione per vedere sullo schermo, contemporaneamente, i personaggi Disney e Looney Tunes. Si è a lungo vociferato di un seguito, il cui copione, secondo Zemeckis, sarebbe già stato scritto, ma l’attuale management Disney sembra poco propenso a darne il nulla osta.

Lilli e il vagabondo

(Image credit: n/a)

Se cercate le “scene del cinema più romantiche di tutti i tempi” troverete quasi sicuramente quella tra Lilli e Biagio che toccano i propri nasi dopo aver mangiato uno spaghetto. Un momento iconico che da solo vale la visione di questa pellicola tratta dal racconto breve Happy Dan, The Whistling Dog di Ward Greene in cui un cocker spaniel femmina dell’alta borghesia (Lady il suo nome in inglese) si innamora del cane meticcio Tramp. La versione “live-action”, del novembre dell’anno scorso, è stata la prima a non essere uscita nelle sale cinematografiche ma direttamente sulla piattaforma Disney + (è naturalmente presente anche per il nostro mercato).

Avengers: Endgame

(Image credit: Marvel)

Eccoci arrivati al campione di incassi a livello mondiale: Endgame è riuscito a detronizzare Avatar dopo una lunghissima rincorsa e non senza qualche “trucchetto” da parte della Disney che, per poter ottenere l’ambitissimo record (per appena 8 milioni di dollari), un paio di mesi dopo l’uscita ufficiale (datata aprile 2019), ne ha rilasciato una seconda versione completa di scene precedentemente tagliate. Si conclude con questo vero e proprio kolossal l’epopea del malvagio Thanos (Josh Brolin) che ha richiesto l’unione delle stelle più brillanti del firmamento hollywoodiano per essere sconfitto. Troviamo tutti insieme Robert Downey Jr (Iron Man), Chris Evans (Captain America), Mark Ruffalo (Hulk), Chris Hemsworth (Thor), Scarlett Johansson (Vedova Nera), Jeremy Renner (Occhio di Falco), Paul Rudd (Ant-Man), Bradley Cooper (Rocket Raccoon), Tilda Swinton (Antico), Michael Douglas (Henry Pym) e la lista potrebbe continuare ancora. Terzo budget di tutti i tempi (356 milioni di dollari) merita di essere visto se non altro per i record che è riuscito a polverizzare.

Iron Man

(Image credit: Disney / Marvel)

Dal 2009 Marvel è entrata ufficialmente a far parte della galassia Disney; Marvel Cinematic Universe (anche conosciuta come MCU) è la divisione che si occupa della produzione di film e cartoni animati aventi come protagonisti i supereroi della casa editrice americana e costituisce uno dei quattro pilastri su cui si fonda l’offerta della piattaforma Plus. I film rilasciati sino a questo momento sono accomunati da un fil rouge tanto da poter essere considerati come una sorta di “mega” serie cinematografica, detta anche Infinity Saga. Al suo interno si può dividere in tre fasi: la prima, dal 2008 al 2012, inizia proprio con Iron Man che, tra i tanti meriti, ha quello di aver rilanciato l’immagine di Robert Downey Jr nei panni del milionario Tony Stark. Alle prese con una crisi di coscienza per aver prodotto delle armi finite nelle mani dei terroristi afghani, il filantropo costruisce la leggendaria armatura gialla e rossa che gli permetterà di rimettere le cose al proprio posto. Candidato a due premi Oscar (effetti speciali e montaggio sonoro) e a un Grammy per la colonna sonora di Ramin Djawadi, Iron Man è costato 140 milioni di dollari, ne ha incassati circa 585. Un vero e proprio punto di partenza per chi desidera conoscere dall’inizio il mondo dei supereroi.

Toy Story 3 - La grande fuga

(Image credit: n/a)

La serie di Toy Story è il cavallo di battaglia di Pixar, visto che ne sono usciti addirittura quattro episodi (anche se l’ultimo non è ancora disponibile su Disney + Italia). Tutti stupendi, ma noi scegliamo il terzo per la delicatezza e la genialità con cui tratta un tema delicato come quello del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Tutto merito ovviamente del regista Lee Unkrich e della sceneggiatura dell’impareggiabile John Lasseter, che gli valsero la candidatura agli Oscar 2010 come miglior film (oltre ad altre due nomination e due vittorie, nelle categorie miglior film di animazione e miglior canzone). Sino al 2013 è stato l’unico film d’animazione a superare il miliardo di dollari di incassi. È anche l’ultima volta che il compianto Fabrizio Frizzi presta la voce allo sceriffo Woody; assieme a lui hanno partecipato al doppiaggio altri nomi noti del panorama italiano, come Massimo Dapporto, Gerry Scotti, Fabio de Luigi e Giorgio Faletti, anch’egli all’ultima fatica cinematografica della carriera.

Pinocchio

(Image credit: n/a)

La premessa è che quasi tutti i lungometraggi “storici” della casa di Topolino sono capolavori assoluti entrati di diritto nell’immaginario collettivo: da Biancaneve e i sette nani, passando per Cenerentola, La bella addormentata, Bambi e Dumbo, ciascuno è un caposaldo della cinematografia ed è immancabile nella collezione di ogni appassionato degno di tal nome. Allora perché abbiamo scelto proprio Pinocchio? Non si tratta di patriottismo (la storia è liberamente adattata per un pubblico infantile dal classico di Collodi), ma di classifiche: Pinocchio è infatti il classico Disney col miglior metascore. Il 96 affibbiatogli dalla critica lo issa al tredicesimo posto di una delle graduatorie più ambite di internet. Diretto nientemeno che da sette registi diversi, con un budget completamente fuori controllo (il costo totale fu di quasi 2,3 milioni di dollari), riuscì a superare i 160 milioni di incassi anche se nei primi anni, a causa della Seconda guerra mondiale in atto, fu un flop.

Fantasia

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Chiudiamo la nostra carrellata con uno dei film più psichedelici mai realizzati da Disney; un’incredibile fusione tra forme di bellezza come il disegno, la musica e il teatro che testimoniano la genialità dell’artista americano. Nato come evoluzione del cortometraggio Apprendista Stregone (che avrebbe dovuto rilanciare l’immagine di Topolino), si compone, proprio come un concerto, di otto atti, ciascuno dei quali affidato ad un maestro della musica classica: troviamo quindi Bach, Beethoven, Ponchielli, Musorgskij, Schubert, Dukas e Cajkovskij. L’esecuzione delle opere fu ad opera dell’orchestra di Filadelfia diretta da Leopold Stokowski. L’ambiziosissimo progetto rischiò di mettere KO la società di Walt Disney che si risollevò solo grazie al successo di Dumbo (anch’esso presente sulla piattaforma streaming) l’anno seguente. Ripubblicato numerose volte, Fantasia raggiunse il punto di pareggio solamente nel 1969, a trent’anni dalla sua uscita originaria. Nel 1999 è stato pubblicato un seguito, Fantasia 2000, prodotto da Roy, nipote di Walt, anch’esso disponibile su Disney +; voci di corridoio sostengono che in cantiere ci sia un progetto collegato a Fantasia e destinato esclusivamente al servizio streaming.