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L'app Immuni avrà una gestione dei dati decentralizzata come suggerito da Google e Apple

(Image credit: Future)

In base alle indicazioni delle istituzioni e da parte di Apple e Google lo sviluppatore Bending Spoons continua a mettere a punto l'app Immuni destinata a tracciare i contagi del coronavirus. La questione non è certo semplice perché da bilanciare ci sono molti diritti in gioco: dalla privacy del cittadino sino alla tutela della salute pubblica.

L'ultima modifica apportata riguarda il proprio la gestione dei flussi di dati: mentre nella versione precedente il sistema era centralizzato e ruotava tutto intorno ai server, adesso i dati sono divisi tra il server e tutti i dispositivi degli utenti. Indicazioni in questo senso per minimizzare la circolazione dei dati erano arrivate non solo dal Governo italiano ma anche da una raccomandazione della Commissione europea dell'8 aprile 2020 e dal nostro Garante della Privacy.

Cosa cambia: il nuovo modello decentralizzato

Immagazzinare i dati sul telefono e limitare la trasmissione al server solo quando strettamente necessario: è questo, in sintesi, l'approccio del nuovo modello.

Sappiamo già che l'app Immuni farà "comunicare" gli smartphone via Bluetooth non tracciandone la posizione ma attraverso un codice identificativo. Questo codice viene scambiato tra gli smartphone che quindi conterranno tutti i codici delle persone incontrate.

Quando i codici vengono trasmessi al server?

Nel momento in cui viene identificato un caso di Covid-19, lo smartphone della persona infettata manderà il pacchetto di codici identificativi con orari e indicazioni sulla distanza, al server che a sua volta li userà per identificare le persone entrate in contatto con il paziente, inviando un avviso sul loro smartphone.

Com'era prima: il vecchio modello centralizzato

Tale modello, ancora presente sulla beta di Immuni è stato adottato in altri paesi europei. Invece che essere immagazzinati sui singoli smartphone per poi venire trasmessi al server in caso di emergenza, nel modello centralizzato l'invio dei codici avviene in tempo reale al server.

Questo ha ovviamente i suoi pro e i suoi contro. Se il sistema è sicuramente in grado di garantire minori tutele alla privacy dall'altra parte permette di avere un quadro generale più ampio dei dati.

I ministri degli Affari Regionali e dell'Innovazione, Francesco Boccia e Paola Pisano, parlando con i presidenti delle Regioni avevano dichiarato che per rendere efficace l'applicazione servirà che almeno il 60% degli italiani l'abbia attivata sul proprio telefono. 

Se però i codici identificativi saranno all'interno dello smartphone come si potrà avere certezza su un utilizzo estensivo dell'applicazione? Questa è una delle tante domande alle quali dovremo tentare di rispondere nei prossimi giorni in vista dell'arrivo della nuova applicazione.

Il ruolo di Apple e Google

Gli sviluppatori dei due più diffusi sistemi operativi per smartphone hanno deciso di contribuire in prima persona allo sviluppo dei sistemi di tracciamento dei contatti. Lo faranno non predisponendo delle applicazioni ad hoc o contribuendo allo sviluppo delle stesse ma modificando i propri ecosistemi in modo da renderli più adatti e sicuri per implementare le funzionalità richieste dalle applicazioni di contact tracing.

Il modello decentrato che sarà inserito nell'app Immuni segue proprio le indicazioni da parte di Google e Apple che nelle scorse settimane avevano elaborato un framework, un protocollo di funzionamento che potesse anche ridurre al minimo possibili malfunzionamenti dell'app sui rispettivi sistemi operativi.

Fonte: IlSole24Ore