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Bonus disoccupati e lavoro agile: come il Covid ha cambiato il mondo del lavoro

smart working
(Image credit: Pexels.com)

Il 2020 è stato un anno che ha cambiato profondamente il mondo del lavoro in tutte le sue sfaccettature. Se da una parte c'è stato un aumento della diffusione dello smart working (o lavoro agile), del telelavoro e del lavoro da remoto, dall'altra si è trasformato anche il modo di cercare un impiego. 

In un anno sono stati persi 662.000 posti di lavoro, e l'INPS ha erogato oltre quattro miliardi di ore di cassa integrazione. Di conseguenza, in moltissimi si sono ritrovati a cercare su Internet una soluzione.

Le ricerche online degli utenti in Italia sono state analizzate da Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online. É emerso che la ricerca "bonus per disoccupati" ha registrato l'incremento maggiore (+2.198% rispetto al 2019), ed è stata digitata in rete in media 3.428 volte al mese. Il tema caldo del bonus e dei fondi stanziati per aiutare i disoccupati e alcune categorie di lavoratori ha destato e mantenuto vivo l'interesse del web durante tutto il 2020.

In moltissimi si sono interessati verso alcune posizioni presso aziende ben specifiche, soprattutto supermercati e corrieri. Ciò è imputabile al fatto che sono queste le professioni ritenute sicure durante la pandemia dal punto di vista dei licenziamenti e della cassa integrazione.

Cosa significa lavoro agile?

La ricerca "lavoro agile" nell'ultimo anno ha registrato 14.300 digitazioni mensili, crescendo di pari passo alla sua diffusione tra i dipendenti italiani.

Smart working e lavoro agile sono termini interscambiabili, utilizzati per indicare il lavoro che i dipendenti svolgono da casa invece che in ufficio. Si tratta di una modalità di lavoro "agile", per l'appunto, che non ha carattere definitivo e può essere svolta in diversi luoghi a seconda delle varie necessità.

Lo scorso anno, da un giorno all’altro, molte aziende che in precedenza avevano ignorato la possibilità del lavoro agile sono state costrette a un'inversione di marcia.

Smart working, fino a quando?

La normativa che regola lo smart working e il lavoro agile scade a fine aprile, ma è certo che verrà estesa con la proroga dello stato di emergenza fino al prossimo 31 luglio.

Al di là di questo, non c'è da escludere che molte aziende cambieranno la propria politica e concederanno a tutti i dipendenti la possibilità di lavorare in smart working anche alla fine della pandemia.

Secondo alcune indagini, i dipendenti in smart working sono più appagati e produttivi. Per la maggior parte dei dipendenti, uno stile di vita flessibile è tra i vantaggi più graditi, insieme al non doversi spostare ogni giorno per chi usava fare il pendolare.

Naturalmente è fondamentale la gestione sapiente del proprio tempo. Il lavoro agile richiede autocontrollo nel gestire le distrazioni domestiche, il che non è semplice per tutti. Con la giusta dose di attenzione e impegno da parte di aziende e lavoratori, il lavoro agile offrirà ambienti di lavoro pratici e dipendenti potenzialmente più coinvolti anche in un mondo post-pandemia, costituendo il futuro del lavoro.