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Intel e Qualcomm, alla lobby non va giù il bando di Huawei

Immagine: Karlis Dambrans / Shutterstock
(Image credit: Karlis Dambrans / Shutterstock)

Mentre le news in merito al bando di Huawei da parte del governo degli Stati Uniti si sono concentrate principalmente sugli effetti verso il colosso cinese, vale la pena ricordare che anche i fornitori statunitensi rischiano di perdere una grande quantità di denaro in seguito all'ordine esecutivo del Presidente Trump. 

Sembra infatti che i produttori di chip statunitensi, tra cui Intel, Qualcomm e Xilinx Inc, stiano facendo pressione sul governo statunitense nel tentativo di allentare il bando di Huawei, come riportato da Reuters.

Secondo alcune fonti, i dirigenti di Intel e Xilinx Inc si sono incontrati con gli esponenti del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti a fine maggio per discutere in merito alla decisione dell'amministrazione Trump di inserire Huawei nella "entity list", impedendo alle società statunitensi di intraprendere rapporti commerciali con marchio cinese. 

Secondo altre fonti, Qualcomm avrebbe anche incontrato il Dipartimento del Commercio per discutere la questione. Il gruppo commerciale Semiconductor Industry Association ha confermato di aver organizzato incontri con il governo degli Stati Uniti per conto dei produttori di processori.

Sempre secondo le fonti, i fornitori di chip americani non negano la potenziale minaccia alla sicurezza nazionale che la tecnologia della rete 5G di Huawei potrebbe presentare, però sostengono anche che i server e gli smartphone della società cinese utilizzano componenti comunemente disponibili e hanno una probabilità minore di rappresentare un rischio.

Ovviamente non si tratta di nient'altro che di discussioni - un rappresentante del Dipartimento del Commercio ha dichiarato a Reuters che l'organo governativo "risponde abitualmente alle richieste da parte delle aziende in merito alla portata dei requisiti normativi", ma che le discussioni non "influenzano la messa in atto delle leggi".

Il vero motivo 

Una cosa che deve essere chiara è la vera ragione dell'interesse verso questo caso da parte dei produttori di processori statunitensi, che è quello di prevenire la potenziale perdita di miliardi di utili. 

"Non si tratta di voler aiutare Huawei. Si tratta di prevenire i danni alle aziende americane ", ha affermato una delle fonti di Reuters. 

Il rapporto afferma inoltre che "dei 70 miliardi di dollari che Huawei ha speso per l'acquisto di componenti nel 2018, circa 11 miliardi sono andati a società statunitensi tra cui Qualcomm, Intel e Micron Technology Inc."

Il produttore di chip di singaporiano (ma con sede negli Stati Uniti) Broadcom ha già registrato un calo dei ricavi del secondo trimestre e ha abbassato le aspettative per il resto dell'anno, citando il divieto di Huawei negli Stati Uniti come causa principale.