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Trump e i dazi sulla tecnologia: accordo con la Cina per il rinvio

(Image credit: Future)

A distanza di una settimana dall’annuncio, restano ancora sconosciuti molti dettagli riguardanti l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Cina per evitare i dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore nel corso di questo mese di dicembre.

Le trattative

L’industria tecnologica degli Stati Uniti era andata è in fibrillazione dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di voler aumentare i dazi di importazione dalla Cina agli Stati Uniti per tutta una serie di beni, in particolar modo del settore tecnologico. 

La data del 15 dicembre avrebbe dovuto segnare un nuovo capitolo l’esito in merito alla vicenda che va avanti ormai a fasi alterne da un paio di anni e che riguarda non solo nella guerra dei dazi tra i due paesi, ma anche questioni come lo spionaggio tecnologico e la presenza militare delle forze dei due paesi nell’oceano Pacifico Occidentale.

Può sembrare una storia già sentita, ma la realtà è che esistono diverse liste di prodotti per i quali gli Stati Uniti vorrebbero aggiungere o aumentare le imposte, con trattative che proseguono su binari separati in vari incontri che ci sono stati e che ci saranno, tra l’amministrazione Trump e il governo del leader Cinese Xi Jinping.

L’ultima novità è il desiderio dell’USTR (ufficio del rappresentante commerciale degli stati uniti) di alzare i dazi attualmente al 25% su una serie di prodotti elettronici che comprende un'enorme gamma di oggetti e materiali: dalle batterie, ai monitor, per passare dalle console da gioco, varie tipologie di hardware e da molto altro ancora. 

Gli aumenti previsti

L’idea del presidente Trump e dei suoi uffici sarebbe di alzare i dazi doganali già attivi, portandoli dal 25% al 30% e introducendone di nuovi fino al 15% dopo che la Cina ha minacciato di generare ritorsioni commerciali verso gli Stati Uniti.

L’incontro riguardante quest’ultima parte degli accordi, sarebbe dovuto avvenire a settembre ma è stato più volte rimandato fino a dicembre, posticipando di volta in volta i tentativi di mediazione e lasciando inalterato lo status quo, almeno temporaneamente. Non meraviglia che si incontrino di persona le maggiori cariche dei due grandi paesi: la trattativa in corso andrebbe ad attingere ad una quantità di merci davvero considerevole, si parla di un 25% di dazi su un valore di circa 300 miliardi di dollari.

Alla fine i due paesi pare abbiano trovato un accordo per far slittare l’entrata in vigore dei dazi. Al momento, infatti, pare che si sia aperto uno spiraglio, con gli Stati Uniti che vorrebbero di fare acquistare alla Cina materiale agricolo ed energia dagli USA per una somma intorno ai 50 miliardi di dollari, entro il 2020 in cambio della rimozione definitiva di alcuni dazi.

Le preoccupazioni delle tech companies

Le grandi aziende tecnologiche degli Stati Uniti ovviamente sono molto preoccupate che determinati prodotti vengano inseriti in queste liste a tassazione aumentata, poiché questo causerebbe un aumento dei costi di produzione riducendo il margine di profitto delle aziende. 

Per recuperare i costi aggiuntivi, i produttori dovrebbero scaricare i costi sui consumatori, alzando a loro volta il prezzo dei prodotti al dettaglio e pertanto viene naturale pensare che questo causerebbe una significativa flessione delle vendite, fino a percentuali piuttosto significative.

Alcune compagnie del calibro di Microsoft, Dell, HP, Sony, Nintendo America e altre, stanno valutando addirittura di spostare le linee di produzione di alcuni prodotti al di fuori del territorio cinese, per non incorrere nei dazi specifici contro la Cina. 

L’associazione dei consumatori statunitense ha dichiarato, dopo aver commissionato uno studio specifico, che,  in caso di applicazione dei dazi sopracitati, ci sarebbero consistenti aumenti di prezzo che potrebbero variare dal 10 al 20% su tutti i prodotti coinvolti nello scontro commerciale.

L’ultimo aggiornamento in merito è arrivato esattamente il 15 dicembre. In questa data, infatti, è stato annunciato l'accordo tra i due paesi e gli Stati Uniti hanno deciso una riduzione fino al 7,5% dei dazi su una serie di prodotti cinesi per un valore di 120 miliardi di dollari e lasciando invece il 25% sulla tranche da 250 miliardi di dollari già oggetto di contrasto all’inizio dell’anno 2019. 

Trump è stato contestato politicamente per aver concesso queste riduzioni alla Cina prima che questa confermasse gli intenti relativi al mantenimento degli impegni verso gli Stati Uniti, tuttavia il Presidente degli Stati Uniti si trova al momento sotto impeachment per abuso di potere e ostruzione del congresso ed è nella situazione di disperato bisogno di un periodo di stabilità economica, per poter tentare la rielezione nelle votazioni del prossimo anno.