Il nuovo Mac Pro è in arrivo, ma senza M2 Extreme

Tim Cook unveils Mac Pro in 2019
(Immagine:: Future / Lance Ulanoff)

Sembra sempre più probabile che Apple non riuscirà a rispettare la scadenza prevista per il 2022 per ultimare la transizione all'uso dei processori proprietari su tutta la linea di prodotti Mac, con il Mac Pro  che sarà l'ultimo della lista.

Come sottolineato (Si apre in una nuova scheda) da Mark Gurman di Bloomberg, il percorso verso i Mac Pro integranti il processore della serie M prodotto da Apple è stato difficile. Questo passaggio consentirebbe alle app iOS di essere eseguite in modo nativo in macOS, oltre a comportare un aumento delle prestazioni e una maggiore efficienza energetica.

Tra le cause del ritardo vi sono la delocalizzazione della produzione per evitare l'imposizione di tasse aggiuntive sui prodotti fabbricati in Cina, le continue riprogettazioni dei chip della serie M per arrivare a includere una variante "Extreme" e il timore di un'impennata dei costi per i consumatori finali.

Le tempistiche si sono allungate

Come spiegato da Gurman, i piani di Apple per dotare la linea di workstation di fascia alta di un chip proprietario sono iniziati con l'introduzione di Apple M1 nel 2020. 

Era previsto un processore unico che, in due configurazioni del Mac Pro, avrebbe combinato la potenza di due o quattro chip M1 Max, il chip più potente disponibile al tempo tra i Macbook Pro.

Tuttavia, alla fine il doppio chip M1 Max (noto come M1 Ultra), finì per essere lanciato con il Mac Studio, una linea pensata per i creativi e per coloro che necessitano di molte risorse per l'esecuzione dei processi.

Secondo quanto riferito, un chip M2 Ultra che promette ulteriori incrementi di prestazioni sarebbe in fase di sviluppo. Invece, le speranze per un ulteriore chip M2 Extreme (l'unione di quattro chip M2 Max), che secondo Gurman avrebbe offerto "fino a 48 core CPU e 152 core grafici" sembra siano ormai vane.

I maggiori ostacoli sembrano essere i costi di produzione elevati, che ricadrebbero inevitabilmente sul consumatore finale.

La natura complessa dell'architettura del chip Apple più potente, che darebbe ai Mac Pro un punto di forza unico, è già abbastanza costosa di per sè anche senza il trasferimento della produzione in Texas durante la presidenza di Trump.

Le due ragioni principali che hanno spinto Apple a spostare la produzione sono state quelle di eludere l'aumento dei dazi sulle importazioni dalla Cina e di mantenere l'impegno nel far crescere l'economia degli Stati Uniti.

Gurman sostiene che una versione di Mac Pro con M2 Extreme costerebbe almeno 10.000 dollari, il che non sarebbe ideale nemmeno in una situazione economica globale più favorevole.

Congetture a parte, come prodotto il Mac Pro si trova in una posizione difficile: deve offrire prestazioni migliori rispetto a tutti gli altri Mac, il che è più complicato dall'uscita del Mac Studio, ma è anche un dispositivo di nicchia, riservato solo per chi necessita davvero ditanta potenza.

Al momento, continuano a essere disponibili solo i Mac Pro con processore Intel. Probabilmente presto ci sarà un nuovo arrivato nella serie Mac Pro, ma potrebbe volerci un po' di tempo in più.

Giulia Di Venere è Editor Senior per TechRadar Italia e lavora con orgoglio al progetto da quando è nato.

Laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è una grande appassionata di cinema, libri, cucina e cinofilia.

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Copre una grande varietà di tematiche, dagli smartphone ai gadget tecnologici per la casa, gestendo la pubblicazione dei contenuti editoriali e coordinando le attività della redazione.

Dalla personalità un po’ ambivalente, ama viaggiare tanto quanto passare il tempo libero nella tranquillità della propria casa, in compagnia del suo cane e di un buon libro.

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