Skip to main content

Il mining danneggia l'ambiente, ecco i primi possibili provvedimenti

Bitcoin
(Image credit: Shutterstock / REDPIXEL.PL)

La pratica del mining di criptovalute potrebbe subire il primo stop per motivi ambientali nello Stato di New York, a seguito di un nuovo disegno di legge passato in esame.

Depositato dal senatore Dem Kevin Parker, il disegno prevede una moratoria di tre anni per il mining, con l'obiettivo di prevenire danni irreversibili in relazione agli obiettivi di sostenibilità dello stato.

L'atto è stato rinviato al comitato responsabile della preservazione ambientale il 3 maggio e, se venisse accolto, imporrebbe ai miner di superare una verifica sull'impatto ambientale per poter continuare a svolgere l'attività.

"I centri per il mining di criptovalute rappresentano un settore in espansione nello Stato di New York, spesso ma non esclusivamente ubicati presso centrali a combustibili fossili dismesse o convertite", viene spiegato nel disegno di legge.

"Le operazioni continuative e in costante espansione dei centri per il mining determineranno un notevole aumento della quota energetica consumata dallo Stato di New York ed è ragionevole ritenere che le relative emissioni di gas serra avranno un impatto negativo irrimediabile sulla conformità con il Climate Leadership and Community Protection Act (una normativa atta ad affrontare i cambiamenti climatici e raggiungere le emissioni zero nette nello Stato di New York, ndr)".

L'impatto del mining di criptovalute

Il recente picco nel prezzo delle criptovalute ha messo in primo piano le attività di mining. In particolare, una delle preoccupazioni più diffuse riguardo questa pratica è proprio l'impatto ambientale.

Secondo il sistema PoW (proof-of-work) messo in atto da Bitcoin e simili, le operazioni di mining competono per la soluzione di problemi matematici complessi. Chi risolve per primo un problema, ottiene il diritto di elaborare un blocco di transazioni, in cambio di una tariffa e della nuova criptovaluta generata.

Sebbene questo sistema sia fondamentale per il mantenimento e la protezione della rete Bitcoin, la quantità di energia impiegata dai miner in concorrenza è astronomica. Di recente, un rapporto dell'università di Cambridge indica che i consumi energetici annui per il Bitcoin superano quelli della Svezia, con 141,91 TW/h all'anno.

"Una singola transazione per le criptovalute consuma la stessa energia assorbita da un nucleo familiare americano medio in un mese", recita il disegno di legge.

Secondo il documento, il ban temporaneo al mining aiuterebbe New York a raggiungere i vari target ambientali, fra cui l'uso delle energie rinnovabili al 70% entro il 2030 e l'impiego di elettricità a zero emissioni al 100% entro il 2040.

Sebbene al momento l'atto abbia ricevuto solo il sostegno di una manciata di senatori, i Democratici detengono comunque la maggioranza sia presso la Camera Bassa del Congresso che in Senato.

Inoltre, anche se il ban riguarda solo i confini dello Stati di New York, potrebbe determinare conseguenze diffuse in tutto il settore, definendo un precedente che altri Stati potrebbero decidere di seguire.


TechRadar è sostenuto dal suo pubblico. TechRadar non supporta alcuna criptovaluta o servizi di blockchain specifici, di conseguenza i lettori non devono interpretare i nostri contenuti come consigli di investimento. I nostri redattori detengono solo piccole quantità di criptovalute (con un valore inferiore ai 100 dollari statunitensi), necessarie per le nostre recensioni sui wallet e i servizi di exchange. Nessuno di noi detiene azioni di aziende di critpovalute quotate in borsa.

Fonte: CoinTelegraph