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Medicina e Intelligenza Artificiale, i sogni e gli incubi di Doctor AI

Doctor AI
(Image credit: Hush Naidoo)

La Medicina ne ha fatta di strada. Dai salassi con le sanguisughe, dagli ospedali dove le autopsie si facevano con la sega, passando per una serie di raccapriccianti esperimenti che ispirarono anche il racconto del Dr Frankenstein, fino ad arrivare ai giorni nostri dove, in meno di un anno, siamo riusciti a sviluppare un vaccino per un virus che in poco tempo è riuscito a contagiare milioni di persone. Però, chiunque abbia visto Star Trek, sa che il cammino è ancora lungo. Cosa ci aspetta?

In una recente intervista al Prof. Yoshua Bengio tenuta presso la IBM, alla domanda su "Cosa dobbiamo aspettarci di nuovo dall’AI", Bengio ha clamorosamente affermato che alcuni imminenti sviluppi importanti riguarderanno proprio la Medicina.

Non solo un’AI quindi che misura come e dove spendiamo, che riconosce che programma guardiamo e che guida un’auto; a breve l’Intelligenza Artificiale farà il giuramento di Ippocrate e ci chiederà di dire trentatré.

Il Prof. Bengio è stato il Computer Scientist più citato del 2018, padre del Deep Learning e premio Turing 2019, dunque se non possiamo pensare ad una burla, cerchiamo di indagare meglio su cosa ci sta dicendo.

È ovvio che una AI non sa nulla di Medicina. Le AI non si laureano, non fanno tirocinio, non girano in corsia: allora cosa sarà questo “Dottore personale e personalizzato” di cui ci parla il Prof. Bengio? 

Ebbene, immaginiamo che un’Intelligenza Artificiale prenda visione di tutto il nostro materiale genomico. Immaginiamo che questa AI abbia a disposizione anche il materiale genomico di altri milioni o miliardi di persone. 

Ora, supponiamo che questa AI conosca, per ognuno di questi individui lo stato di salute presente e passato. Questa particolare AI avrebbe quindi una visione molto completa e precisa sulle informazioni genetiche degli individui, sulle loro abitudini, sulle condizioni ambientali in cui essi vivono, sulle malattie dei loro genitori e nonni. 

Ora, questa AI che dispone dell’anamnesi "livello mondo" e che conosce praticamente tutto di noi, secondo il Prof. Bengio sarebbe anche il miglior Medico che potremmo incontrare.

L'autore

Nicola Grandis è fondatore e CEO di ASC 27

La nascita di questo particolare tipo di AI-Doctor, nel discorso di Bengio è collegata all’esplosione di una specifica attitudine di Deep Learning: la forma unsupervised. Il Deep Learning è per l’appunto quello branca dell’Intelligenza Artificiale che crea modelli sul mondo esterno emulando il cervello umano, utilizzando algoritmi tesi ad Insegnare all’AI cosa accade  semplicemente osservando il mondo circostante. 

Un po’ come quando un bambino impara a parlare: non si reca presso l’Accademia della Crusca o da un Professore di Letteratura, ma osserva ed ascolta i genitori ed il mondo circostante finché non comprende che muovendo la bocca e posizionando la lingua, oltre che ruggire nottetempo per tenere svegli i genitori, può anche comunicare con loro. 

Tuttavia quello del bambino è in massima parte un apprendimento supervisionato, solitamente dai genitori che preferiscono avere un cucciolo che chieda il latte, piuttosto che un’aquila urlante che richiama la loro attenzione in ogni istante. Bengio, già pioniere del DL supervisionato, sta lanciando la ricerca verso la versione non-supervisionata. Si tratta di fare in modo che un’AI, dopo milioni di ore di ascolto di filosofia, inizi anche a disquisire della visione Hegeliana del Tempo e della Storia, senza necessariamente avere un “domatore di numeri” che gli serva continui dati dedicati solo per lei, ma semplicemente ascoltando.

L’unione dei concetti Deep, Learning e Unsupervised crea un nuovo tipo di AI. Il Deep sta ad indicare una forma profonda di apprendimento, un sistema che non si basa su enormi tabelle zeppe di 0 e di 1 predisposte da una sorta di addestratore di AI, ma sulla capacità intrinseca della AI di rilevare e comprendere i tratti salienti della materia in oggetto (la Medicina, per l’appunto nell’intervista del Prof). 

Il Learning ci dice che questa AI è in grado di apprendere e migliorarsi osservando il mondo e analizzando quantità colossali di informazioni. L’Unsupervised invece ci dice che questo processo potrà essere svolto in autonomia; non sarà necessario riunire centinaia di medici e di programmatori nella stessa stanza, ma basterà fornire le informazioni all’AI che, in autonomia, comprenderà da sola quali siano i tratti salienti dei fenomeni che sta vagliando. 

Nella pratica, la nuova AI che Bengio vede trasformarsi in un medico, utilizzerà l’UDL per capire da sola che il "nerdone" da tastiera impegnato nelle maratone di Fortnite e nel consumo massiccio di snack confezionati è ad altissimo rischio cardiovascolare. L’AI, avendo a disposizione migliaia di modelli riguardanti altri nerdoni, con abitudini e situazioni leggermente diverse tra loro, e osservando le complicazioni del quadro clinico di tutti questi individui, sarà efficace nel comprendere e prevedere anche le nostre. Entusiasmante, no? 

Le implicazioni di questo discorso sono enormi. Al suo estremo il Prof ci sta figurando un mondo fantascientifico dove indosseremo una Smart-Band collegata ad un cervellone elettronico, verremo analizzati e scansionati ogni secondo nella nostra struttura e nei nostri comportamenti. 

Un’AI dall’altro lato del filo potrebbe utilizzare tutto ciò per mandarci delle notifiche direttamente sul cellulare con  raccomandazioni utili del tipo: "Attento, se mangi un altro KitKat abbasserai di 3 ore la tua aspettativa di vita", oppure: "In guardia, se non ti alzi da quella sedia per fare un giro in bici, entro 6 mesi potresti andare a rischio di infarto", o ancora: "Attenzione, il Personal Trainer non ti ha dato gli integratori per gonfiarti come un canotto, stai per andare a rischio diabete". Il mondo ideale, detta così, non è vero?

In questo quadretto catastrofico ci sarà da porsi anche una lunga serie di quesiti sul dove risiederanno questi preziosissimi dati, su chi li gestirà e per quali finalità. L’AI-Doctor potrebbe anche dire ad un futuro datore di lavoro "Hey, non assumere questo soggetto perché tra 2 anni potrebbe rompersi, prendine uno maggiormente in salute".

Le scienze non si sviluppano mai in un’unica direzione. Gli ingegneri biomedici stanno già lavorando sull’utilizzo di Blockchain, Telemedicina Anonima ed altri strumenti che potrebbero far nascere un giorno l’AI-Doctor, mitigando i rischi Orwelliani di tele controllo assoluto sulle nostre esistenze e sul termine predittivo delle nostre vite. 

Stiamo cercando di tendere ad un modello dove i consigli personalizzati sulla nostra salute siano solo a nostro beneficio e servano unicamente a migliorare le vite delle persone, un mondo bello dove potremo vivere con un medico al nostro fianco che sia premuroso e competente nell’indicarci cosa fare e nel suggerirci cosa non fare. Questo mondo si realizzerà con le Giant-Tech (Microsoft, Google, Amazon ed affini) che altruisticamente metteranno a disposizione enormi capacità di calcolo e di storage per far si che tutto ciò sia possibile. Tutti ci fidiamo, no?

Ebbene, nonostante l’ispirazione che il Prof. Bengio ha fornito al mondo e nonostante i suoi favolosi titoli di scienziato, prepariamoci ad installare anche i software "Doc-Blocker": non sarà bello eseguire una ricerca su Google e vedere nelle inserzioni pubblicitarie la scatola di medicine da comprare perché le stiamo finendo. 

Si tratta di scegliere il punto di vista da adottare; il Poeta vedrà un mondo dove le persone stanno meglio e vivono più a lungo, il complottista vedrà un mondo dove il mercato della salute, che già fattura 8 Trilioni di dollari l’anno, sarà foraggiato da sistemi di AI-Dottori il cui obiettivo diventerà farci vivere il più a lungo possibile consumando il maggior numero di farmaci. Magari al mattino qualcuno si alzerà dal letto dicendo "Bene dottore, quali farmaci devo assumere oggi?" e qualcun’altro invece tornerà alla medicina degli sciamani in barba all’Unsupervised Deep Learning.