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Recensione Huawei Mate 20 Pro

Un top di gamma dal prezzo alto

Huawei Mate 20 Pro
Immaginet: TechRadar

Software 

Il Mate 20 Pro ha Android 9.0 Pie personalizzata con l’interfaccia EMUI OS di Huawei. Insieme alla MIUI (Xiaomi) è probabilmente la personalizzazione più aggressiva, quella che introduce il maggior numero di differenze rispetto alla versione base di Android. Gli amanti della cosiddetta “esperienza stock” non ameranno il lavoro di Huawei. Per molti altri, invece, potrebbe essere l’esatto contrario.

Il dettaglio più importante è la mancanza del drawer, quindi tutte le applicazioni sono in home screen, da organizzare con le cartelle. È possibile riattivare l’impostazione classica tramite le impostazioni, e ci sono anche molti gesti personalizzabili: per esempio si “bussa” per fare una schermata, oppure “bussa e trascina” per dividere lo schermo e usare due app. 

Ci sono molte applicazioni preinstallate e realizzata da Huawei. Forse parlare di bloatware non è legittimo, ma sta di fatto che almeno in alcuni casi queste app duplicano quelle tipiche di Google. Altre invece sono originali, come l’interfaccia per creare un telecomando (insieme alla porta IR). 

L’applicazione Traduttore, prevedibilmente, traduce sia usando il microfono sia il testo scritto, compreso quello che compare nelle fotografie. In alto a destra, nella relativa applicazione, c’è un icona che rimanda a un notevole glossario di frasi pronte all’uso, in diverse lingue. Uno strumento che potrebbe rivelarsi prezioso per la vostra prossima vacanza all’estero. 

Il Mate 20 Pro ha quindi alcune funzioni software fantastiche, che però non appaiono evidenti al primo sguardo - il che è davvero un peccato. In effetti, persino il tutorial al primo avvio è molto scarno, e prima o poi dovrete (o almeno è successo a noi) ricorrere all’applicazione “Suggerimenti” per fare qualcosa. 

Un rappresentante di Huawei ha sottolineato che il numero di impostazioni è stato ridotto del 10% rispetto agli smartphone precedenti, da circa 900 opzioni a poco più di 800. Urrà! Gli esperti di Android e i veterani di Huawei non avranno problemi, anzi ameranno la grandissima quantità di opzioni, ma tutti gli altri potrebbero trovare le impostazioni del Mate 20 Pro almeno confusionarie. 

Film e videogiochi 

Il Mate 20 Pro non è proposto esplicitamente come smartphone da gioco, ma il Kirin 980 con 6 GB di RAM ha tutta la potenza che potreste desiderare per i videogiochi e lo streaming, che gestisce senza fare una piega. 

Le applicazioni di streaming si caricano velocemente e la riproduzione è sempre fluida (se la connessione è stabile). Anche i videogiochi graficamente più complessi girano bene, senza problemi visibili. Com’era lecito aspettarsi, la GPU Mali-G76 offre prestazioni superiori rispetto alla versione precedente. 

Ci sono due altoparlanti, uno incassato nella porta USB-C e un in alto, nella capsula auricolare. Il suono è gradevole con un buon volume massimo: basterà fare attenzione a dove si mettono le mani. 

Quanto alle cuffie, bisognerà usarne un paio Bluetooth oppure un adattatore USB-C (ma per giocare forse vorrete usare questa porta per l’alimentazione piuttosto che per l’audio). 

Quanto al notch, molte applicazioni (come Netflix) sono sviluppate in modo da eliminare il problema con una fascia nera. Altre volte, come con PUBG, l’immagine risulta disturbata; nel caso del Mate 20 Pro, e del suo notch più grande, è una cosa più evidente che con altri dispositivi.  

Prestazioni e benchmark 

Il nuovo processore Kirin 980 è piuttosto potente. Si tratta di un chip realizzato a 7 nm, il secondo dopo l’A12 Bionic di Apple, e le dimensioni ridotte dovrebbero portare a una maggiore efficienza, se non a prestazioni migliori. 

Nel SoC c’è una CPU a otto core, come nel Kirin 970, ma con una nuova distribuzione: quattro core a bassa potenza, due medi e due ad alta potenza. In teoria è una scelta che permette allo smartphone di usare sempre una configurazione ideale, fornendo potenza quando serve e riducendo al minimo i consumi quando è possibile. Ma è difficile capire quanta batteria risparmi preso da solo. 

In termini di prestazioni, invece, il Kirin 980 è quasi alla pari con lo Snapdragon 855, cioè il SoC per smartphone più potente del momento. Il Mate 20 Pro ha ottenuto 9792 punti su Geekbench 4 (test multicore), più del Galaxy Note 9 ma comunque meno rispetto agli impressionanti 11.000 punti dell’iPhone XS.  Passando alla Modalità Perfomance, però, si arriva a 10.041 punti, il che è davvero notevole. 

Prestazioni da top di gamma, che si ovviamente si notano anche usando il telefono ogni giorno. Le app si aprono in un lampo e il sistema è sempre reattivo, qualsiasi cosa facciate.