Skip to main content

FaceApp mette a rischio la tua privacy?

FaceApp
(Image credit: Faceapp)

FaceApp è diventata in questi ultimi giorni l’app di cui si parla di più sui social e in generale sul web. L’idea non è nuova, attraverso alcuni algoritmi che vengono applicati direttamente dai server degli sviluppatori, le fotografie che carichiamo vengono invecchiate o ringiovanite con effetti strabilianti. Abbiamo così potuto vedere star e influencer come Fedez e sua moglie pubblicare su Instagram e Facebook le loro immagini elaborate come se avessero 30 anni di più…

L’unico vero problema è che gli sviluppatori e i server dove vengono elaborate le immagini che noi carichiamo si trovano in Russia e andando a leggere tra i caratteri scritti in piccolo delle avvertenze si legge che “le informazioni raccolte attraverso il Servizio possono essere memorizzate ed elaborate negli Stati Uniti o in qualsiasi altro Paese in cui FaceApp, le sue Affiliate o Fornitori di servizi hanno delle strutture”. In pratica possono fare quello che vogliono dei nostri dati. Ma d'altronde non è sempre così?.

Visti i tanti dubbi relativi alla privacy, Check Point Software Technologies, uno dei principali fornitori di soluzioni di cybersecurity a livello globale, ha  chiesto ai propri ricercatori  di analizzare l’applicazione e le risposte sono state abbastanza tranquillizzanti.  

FaceApp usa pochi permessi e comunque solo quelli indispensabili per l’elaborazione delle immagini. Ci sono alcuni filtri a pagamento, ma questo è assolutamente normale ed è quello che permette agli sviluppatori di sopravvivere. Certo, l’app può accedere alla nostra Galleria di immagini, ma questo lo possono fare praticamente tutte le app che abbiamo installato. Anche le informazioni sul nostro dispositivo sono quelle standard. Per quanto riguarda l’elaborazione delle immagini, questa è eseguita sulla loro cloud, ma anche questa è una politica abbastanza comune a tutte le app di questo tipo.   

In definitiva si tratta di un’app come tante altre che troviamo negli store. L’unica vera differenza la fa l’uso delle reti neurali e degli algoritmi che è molto avanzato, ma per la nostra privacy poco cambia.