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Dall'audio ai dati: la possibile evoluzione dei vinili

(Image credit: Shutterstock)

Da oltre un decennio, il vinile, un formato che molti davano ormai per spacciato, ha conosciuto una nuova vita. Secondo gli ultimi dati diffusi da Nielsen, nel 2019 sono stati venduti 18,8 milioni di LP soltanto negli Stati Uniti, segnando così una crescita per il 14/esimo anno consecutivo. Evidentemente si tratta di una tendenza contraria a un mercato come quello musicale che, forse in maniera troppo frettolosa, viene considerato soltanto ad appannaggio del formato digitale.

Come abbiamo fatto con le musicassette, abbiamo provato a immaginare come questo formato potrebbe essersi evoluto ai giorni nostri.

La prima novità in questa tecnologia era stata introdotta con aggiornamento dei classici 12 pollici (33 giri), solo che questo aveva riguardato non la riproduzione dell'audio ma quella video. il Laserdisc, introdotto nel 1978, rappresentò il primo supporto ottico, ma le sue dimensioni restavano quelle di un 33 giri. Il formato ebbe un discreto successo nei paesi orientali tra gli anni '80 e '90 grazie al fatto che permetteva di accedere a ogni traccia in maniera istantanea, rendendolo più adatto a una moda dell'epoca come quella il karaoke.

La tecnologia del Laserdisc fu poi migliorata portando al DVD e ai Blu-ray, ma il successore ufficiale fu annunciato solo nel 2013 con l'Archivial Disc. Come lo stesso nome lascia intuire, però, il vinile non venne usato né per l'audio né, tanto meno, per i video, quanto per poter archiviare i dati.

Un singolo disco, infatti, può immagazzinare 300 GB, con i Blu-ray a triplo strato che invece si feramno a 200 GB. I dati vengono scritti su entrambi i lati del disco e a quanto pare i formati da 500 GB  e 1 TB si aggiungeranno presto alla famiglia degli Archivial Disc.

Questi dischi sono protetti da un involucro che li mette al riparo da eventuali, possibili danni, un po' come succedeva ai floppy disc.

Laserdisc in versione aggiornata

Anche paragonata a ai Blu-ray da 200 GB, una versione aggiornata del vinile con due facciate potrebbe competere con gli altri supporti di archiviazione. Un disco Blu-ray ha un diametro di 120 millimetri e uno spessore 1,2, mentre il Laserdisc ha un diametro di 304,8 millimetri. Escludendo le aree della superficie inutilizzabili (ovvero il centro e i lati), il "laservinile" potrebbe offrire sei volte lo spazio.

Dunque se qualche produttore come Panasonic, Sony, Verbatim o Hitachi decidesse di creare una versione 2020 del Laserdisc (completa di un supporto per la lettura/scrittura), questo formato avrebbe la capienza di 1,2 TB e addirittura 6 GB qualora usasse la tecnologia vista sugli Archivial Disc.

Certo, saremmo ancora lontani dai supporti SSD da 100 TB (il più capiente al mondo di questo formato) o dai prossimi hard disk da 20 TB, ma probabilmente i costi di produzione sarebbero molto più bassi.

Un armadio di dimensioni medie con 200 o più dischi potrebbe dunque potenzialmente immagazzinare circa 1,2 petabyte di dati. Inoltre i dischi ottici hanno il vantaggio di non richiedere alcun contatto fisico con i dispositivi per poter essere letti e possono avere una durata sino a cento anni.