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Call of Duty: Warzone recensione

Call of Duty: Warzone è un incredibile battle royale

Call of Duty: Warzone
Editor's Choice
(Image: © Activision)

Il nostro verdetto

Call of Duty: Warzone porta il franchise nel settore dei battle royale e già da queste prime settimane sembra in grado di dare del filo da torcere a Fortnite.

Pro

  • Mappa grande e interessante
  • Gameplay veloce e reattivo
  • Il Gulag è un’ottima idea
  • I Contratti sono innovativi

Contro

  • Problemi tecnici al lancio
  • Armi un po’ troppo classiche
  • Killstreak troppo sbilanciate

 Dopo mesi di indiscrezioni e voci, Call of Duty: Warzone è stato lanciato ufficialmente il 10 marzo scorso chiamando a raccolta, solo nei primi giorni del debutto, circa sei milioni di giocatori. Il titolo ha segnato l’ingresso, o meglio l’irruzione, del franchise nel settore dei battle royale free-to-play presentandosi come uno dei concorrenti in grado di insidiare il primato di Fortnite.

Basterà un marchio forte come quello di Call of Duty per insidiare Apex Legends di Elecetronic Arts, il più recente Valorant di Riot Games o gli storici Fortnite e PUBG?

La serie di Call of Duty non è conosciuta per essere particolarmente rivoluzionaria dato che, da un capitolo all’altro, le aggiunte sono davvero marginali. Tuttavia siamo rimasti davvero sorpresi dalle novità che Warzone è riuscito a introdurre in un settore ormai inflazionato e con poche idee come quello dei battle royale. Ovviamente c’è una mappa gigantesca sulla quale si muove un numero altrettanto gigantesco di giocatori (sino a 150). Al di là di questo Call of Duty: Warzone ha molto altro da offrire.

Duty royale

È possibile entrare in una partita di Call of Duty: Warzone sia con altri compagni di squadra che (per i più coraggiosi) in solitario. Una volta scelta la modalità e trovati i compagni, il filmato iniziale vi introdurrà alla gigantesca mappa del gioco. Verdansk, con i suoi cinque settori, è sicuramente una delle mappe più varie e più imponenti mai apparse in un battle royale, tanto che, più che in altri giochi simili, i veicoli saranno indispensabili per muoversi.

Ogni singolo edificio è stato modificato l’uno dall’altro per evitare un effetto “copia e incolla” nelle ambientazioni ed evitare così quella sensazione di deja-vu tipica di titoli come PUBG. Anche in tema di ambientazione, il marchio di Call of Duty gioca la propria parte: da fan della serie siamo rimasti stupiti quando, fuggendo da un gruppo di nemici, ci siamo persi riconoscendo però quelle zone familiari che riproducono esattamente parti di mappe storiche come Vacant o Overgrown.

Call of Duty: Warzone review

(Image credit: Activision)

Naturalmente lasciarsi prendere dalla nostalgia nel bel mezzo di un battle royale non è proprio raccomandabile ma per fortuna non ne avrete il tempo dato che, a differenza delle mappe originarie, in Warzone sarete impegnati in un gameplay totalmente cambiato dato che dovrete raccogliere soldi e uccidere nemici in sequenza per poi spendere i vostri crediti nelle Buy Station per acquistare killstreak, riportare in vita un compagno o farvi inviare rifornimenti di armi che avete creato prima della partita.

Considerato il fin troppo elevato numero di moduli per le armi visto in Blackout, Warzone è in qualche modo confortante già dotate di obiettivi e altri upgrade che è possibile trovare in giro per la mappa, nei rifornimenti e grazie alla nuova modalità di gioco dei Contratti.

Questa nuova (e interessante) meccanica di gioco aggiunte un obiettivo secondario e ha tre possibili varianti. La prima prevede la conquista e il controllo di determinate zone (un po’ come avveniva nella vecchia modalità Domino), la seconda l’uccisione di un determinato nemico (contratto Taglia) e la terza consiste nel raccogliere rifornimenti speciali prima degli avversari (contratto Sciacallo). Con ricompense piuttosto utili come armi potenti e bonus in denaro, i Contratti rappresentano un’introduzione interessante che rende meno statico il gameplay da battle royale.

Call of Duty: Warzone review

(Image credit: Activision)

Gulag a zero lag

Una delle novità più interessanti introdotte nel campo dei battle royale da Warzone riguarda la possibilità di tornare in partita e il modo in cui farlo. Per un periodo di tempo limitato (circa ¾ del match), se verrete sconfitti, finirete imprigionati in uni Gulag. Qui sarete messi in coda per combattere un avversario in uno scontro 1 vs 1.

Sconfiggete il nemico e tornerete sulla mappa (ma senza gli oggetti raccolti); venite sconfitti e i vostri compagni dovranno resuscitarvi “su cauzione” anche se, onestamente, non è proprio detto che abbiano voglia di spendere soldi per riportarvi in partita.

Sicuramente la meccanica del Gulag è un buon incentivo per mantenere in partita i giocatori sconfitti aggiungendo anche una certa tensione dovuta all’attesa prima e allo scontro 1 vs 1 poi, piuttosto inusuale in un battle royale.

Call of Duty: Warzone review

(Image credit: Activision)

Al di là del Gulag e dei Contratti, il gameplay di Warzone è quello classico del genere. C’è un sistema di comunicazione chiamato Pinging che permette ai giocatori di coordinarsi in assenza di una chat vocale segnalando aree, oggetti, nemici o punti della mappa a vostra scelta. Lontano dallo stile e dalle abilità di Apex Legends per fin troppo ovvi motivi, Warzone si basa tutto sugli scontri a fuoco che, in perfetto stile Call of Duty, sono particolarmente fluidi.

C’è però un altro lato della medaglia. Il maggiore realismo di Warzone paga in termini di varietà di armi dato che non si discostano dai classici archetipi del genere. Ed è un peccato. Chi preferisce armi un po’ più creative farà meglio a rivolgersi a titoli come Apex Legenda e Fortnite.

Call of Duty: Warzone review

(Image credit: Activision)

Anche in Warzone c’è poi il sistema di armature tipico dei battle royale. Forse in questo caso parlare di sistema è un po’ impreciso dato che a differenza di altri giochi non ci sono armature, scudi, né tantomeno elmetti. In Warzone ci sono solo delle placche corazzate che è possibile inserire nella propria tuta.

I giocatori possono possedere un massimo di cinque placche ma possono equipaggiarne solo tre. Questo significa che, quando affrontate un avversario, non avrete indicatori visivi di alcun tipo ma dovrete fare affidamento sul suono delle varie placche che si vanno via via rompendo (per la felicità dei più sadici).

Questo sistema combinato a una meccanica di rigenerazione della salute (senza medikit a occupare spazio prezioso in inventario), aiuta a mantenere il ritmo veloce delle sparatorie.

Prendi i soldi e… spara

Il cuore di Warzone sta senza dubbio nel battle royale. C’è però un’altra modalità disponibile ed è quella Bottino in cui l’obiettivo principale è guadagnare più soldi possibili anche attraverso i contratti.

Ogni partita dura circa mezz’ora ed è previsto anche il respawn: nel complesso questa modalità si rivela divertente ed è una gradevole alternativa alle classiche meccaniche da battle royale. Per i nuovi arrivati sarà inoltre una buona occasione per fare un po’ di pratica con la mappa e con le armi di Warzone.

Call of Duty: Warzone review

(Image credit: Activision)

Ci sono però anche aspetti che ci hanno convinto di meno in Warzone, più legati però a problematiche “esterne” al gioco. Al di là del sovraccarico dei server del primo periodo, sono arrivate molte segnalazioni sull’uso di cheat da parte di alcuni utenti su PC e  per questo Infinity Ward ha introdotto l’autenticazione a due fattori. 

Più che di una misura di sicurezza per l’accesso si tratta di una misura per evitare cheat ai danni dei giocatori dato che in caso di ban, per creare un nuovo account sarà necessario procurarsi un’altra SIM. Solo ad aprile Activision e Infinity Ward avevano bloccato l’accesso al gioco a oltre 50 mila utenti che usavano cheat.

Verdict

Al di là di alcuni problemi, comunque in via di risoluzione, Warzone nelle prime settimane si è dimostrato un solido battle royale. Il gameplay è in grado di regalare soddisfazioni, l’esplorazione dell’enorme mappa viene premiata e meccaniche interessanti come Gulag e Contratti rendono ogni partita unica, in qualsiasi punto della mappa atterriate.