Skip to main content

Il mondo gira su Linux, l'esercito USA non lo capisce ma ci prova

Linux
(Immagine:: Linux Foundation)

Linux è la base di tutti i sistemi software più importanti al mondo. In una o versione o nell'altra, infatti, "il pinguino" è effettivamente ciò che fa funzionare tutto, letteralmente. Succede da anni, ma ora i militari statunitensi hanno deciso che potrebbe esserci un problema e vogliono capire meglio come vanno le cose.

Il punto chiave il fatto che Linux è open source: ciò significa che chiunque può guardarci dentro ed eventualmente apportare modifiche, se se ne hanno le competenze. È così da sempre, e in genere è una buona cosa, ma qualcuno sta cominciando a pensare che questo sistema potrebbe anche essere usato per scopi non benevoli. O forse no, perché alla fine non è che sia tutto chiaro su come funziona tutto questo.

Il punto è proprio capire un po' meglio come funziona il tutto. Ci prova la DARPA, agenzia dell'esercito specializzata in avanzamenti tecnologici: ha creato il progetto "SocialCyber", per comprendere meglio il funzionamento concettuale del software open source. Si vuole capire, in particolare, quali sono i rischi e come arginarli. 

"capire" forse non è nemmeno possibile, non nel senso in cui lo intendono di solito i militari

SocialCyber durerà 18 mesi e costerà diversi milioni di dollari: saranno coinvolti esperti di tecnologia ma anche sociologi e specialisti delle scienze umane, perché ovviamente si tratta soprattutto di capire le persone, più che i computer. 

Dave Aitel, ex esperto di sicurezza della NSA, ritiene che non siamo ancora in grado di comprendere a fondo il "movimento open-source". Anche perché stiamo parlando di decine di migliaia di persone, ognuna con la sua storia e le sue motivazioni; "capire" forse non è nemmeno possibile, non nel senso in cui lo intendono di solito i militari.  

La DARPA spera comunque di gettare un po' di luce su una comunità che finora si è evoluta lontano dai riflettori. Una comunità che è anche il terreno dove si formano i migliori esperti di sicurezza al mondo, quei "guerrieri digitali" di cui ogni tanto parla il telegiornale. Qualunque sia il fronte su cui si schierano, si sono formati nell'ambiente open source e nel "mondo Linux". 

"Il governo sta iniziando a capire solo ora che le nostre infrastrutture critiche usano codice che potrebbe essere letteralmente scritto da entità già sanzionate. Proprio adesso", commenta Sophia d’Antoine di Margin Research, una società che partecipa al progetto. E non è l'unico problema da affrontare. Ci sono anche progetti di importanza cruciali, gestiti da una o due persone; si vuole intervenire anche in questi casi (ma prima bisogna trovarli) e assicurarsi il giusto aumento degli investimenti. 

Open source: caos che funziona

Insomma, c'è un mondo di codice open-source, e ci sono tantissime persone che ci mettono le mani. Dunque, tutto ciò che usiamo, comprese le cose più importanti delle nostre vite, nascono da un sistema totalmente privo controllo. 

Eppure tutto funziona. Le persone curano il software, non ci sono incidenti drammatici, le minacce in genere vengono individuate in tempo. Esiste la cyberwar, ne sentiamo parlare ogni giorno, ma non è che dipenda direttamente dalla natura del mondo open source. Insomma, le cose scorrono tutto sommato bene, pur senza soldati e generali a supervisionare il tutto. 

L'intenzione dell'esercito USA è quindi comprensibile, perché dei militari non saranno mai tranquilli se non hanno l'impressione di controllare tutto.

Ma alla fine sarà sempre solo un'impressione, perché nessuno può davvero avere il controllo. L'unico modo per dormire tranquilli, la notte, è accettare il fatto che controlliamo davvero solo pochissime cose; per tutto il resto, vedremo che succede. 

Via MIT Technology Review (Si apre in una nuova scheda)

Valerio Porcu è Redattore Capo e Project Manager di Techradar Italia. È da sempre ossessionato dai gadget e dagli oggetti tecnologici che cambiano la nostra vita quotidiana, e dai primi anni 2000 ha deciso di raccontarla. Oggi è un giornalista con anni di esperienza nel settore tecnologico, e ha ancora la voglia di trovare le chiavi di lettura giuste, per capire davvero in che modo la tecnologia può rendere migliore la nostra vita quotidiana.