Pelle "viva" per i robot, come Terminator ma reale
I robot con pelle viva sono la nuova frontiera
Cosa succede? Un gruppo di ricercatori in Giappone ha coperto un dito robotico con pelle ottenuta da cellule umane.
Perché è importante? L'aspetto dei robot può determinare la loro accettazione nella nostra vita quotidiana.
Lo sviluppo di robot umanoidi è in corso da più di un secolo ormai, e quando ci arriveremo, forse saremo pronti ad accoglierli in mezzo a noi. Come nei racconti di Isaac Asimov, robot umanoidi potrebbero aiutarci in un gran numero di mansioni quotidiane, dalle faccende domestiche alla cura di anziani e malati.
Ovviamente, c'è sempre il problema della uncanny valley, ma la ricerca nel frattempo va avanti. Come dimostra un recente risultato ottenuto in Giappone, dove è stato possibile coprire un dito robotico con un tessuto auto-curante ottenuto da cellule umane. Una specie di "pelle viva", anche se forse il paragone è un po' azzardato.
Secondo Shoji Takeuchi, coordinatore del gruppo di ricerca, la pelle vita è la soluzione definitiva per dare ai robot l'aspetto di creature vive.
Questa pelle artificiale eredità le proprietà delle cellule umane da cui "nasce", quindi è idrorepellente e può rigenerarsi per curare piccoli tagli, con un piccolo aiuto esterno. E può aderire perfettamente allo scheletro sottostante, sia esso di metallo o plastica.
I prossimi obiettivi includono la realizzazione di una pelle che può curarsi senza alcun intervento esterno, e che includa pori e follicoli, peli, unghie e sudore. Tutto per rendere il robot il più "vivo" possibile.
Ricevi approfondimenti quotidiani, ispirazione e offerte nella tua casella di posta
Iscriviti per ricevere ultime notizie, recensioni, opinioni, offerte tecnologiche e altro ancora.
Fino ad ora per i robot umanoidi (più che altro teste e arti indipendenti) è stata usata una pelle in silicone, non molto realistica.
Un altro aspetto interessante è che questa pelle viva non è applicata come una pellicola: invece, il dito robotico è stato immerso in una speciale soluzione (con collagene e fibroblasti), e qui la pelle è "cresciuta" direttamente sulla superficie. Un secondo strato, poi, vede l'utilizzo di cheratinociti.
Difficile non pensare alla fantascienza, e in particolare a quel passaggio in Terminator 2, il Giorno del Giudizio, dove il robot spiega di avere "pelle vivente su uno scheletro metallico.
Naturalmente scienza e fantascienza hanno dei punti di contatto, ma ancora una volta è utile ricorda che non è saggio guardare alla ricerca scientifica pensando ai film con cui siamo cresciuti. Magari non è facile da capire o da accettare fino in fondo: ma film e libri son finzione, a volte possono darci qualche indicazione utile dal punto di vista filosofico. Ma raramente possono dirci davvero in che direzione stiamo andando.
Valerio Porcu è Redattore Capo e Project Manager di Techradar Italia. È da sempre ossessionato dai gadget e dagli oggetti tecnologici che cambiano la nostra vita quotidiana, e dai primi anni 2000 ha deciso di raccontarla. Oggi è un giornalista con anni di esperienza nel settore tecnologico, e ha ancora la voglia di trovare le chiavi di lettura giuste, per capire davvero in che modo la tecnologia può rendere migliore la nostra vita quotidiana.