Spotify rimuove brani IA attribuiti ad artisti morti
Canzoni truffa caricate senza autorizzazione su profili ufficiali di artisti defunti, ora rimosse
La scorsa settimana, su Spotify è comparsa una nuova ballata country intitolata “Together” pubblicata sotto il profilo ufficiale di Blaze Foley, artista ucciso nel 1989. La canzone, molto diversa dal suo repertorio originale, era completa di copertina, crediti e informazioni sul copyright. Ma non si trattava di un brano inedito riscoperto: era un falso generato da un’intelligenza artificiale.
Dopo le segnalazioni da parte dei fan e dell’etichetta Lost Art Records, e un’inchiesta di 404 Media, il brano è stato rimosso. Stessa sorte per un’altra canzone attribuita falsamente a Guy Clark, celebre cantautore scomparso nel 2016.
I file riportavano tag di copyright intestati a una società chiamata Syntax Error, della quale si sa ben poco. Brani generati da IA su Spotify non sono una novità, e playlist intere di lo-fi e ambient creati da algoritmi raccolgono già milioni di ascolti. Ma in genere vengono pubblicati con nomi fittizi e indicazioni chiare sull'origine sintetica.
Quello che rende il caso Foley particolarmente grave è l’attribuzione sbagliata: una canzone artificiale inserita nella discografia di un artista reale e scomparso, senza alcun permesso da parte della famiglia o dell’etichetta. Un passaggio decisamente più critico rispetto alla semplice pubblicazione di musica sintetica.
Che questo sia accaduto su una piattaforma delle dimensioni di Spotify, senza essere intercettato dagli strumenti di controllo interni, solleva interrogativi preoccupanti. A differenza di altri casi in cui la musica IA viene presentata come tributo o esperimento, qui si trattava di presunti brani ufficiali, che compromettono l’eredità artistica di musicisti reali con contenuti completamente fasulli.
l’IA minaccia la musica
Il caso della canzone generata da IA e attribuita a Blaze Foley ha sollevato serie preoccupazioni sull’uso illecito dell’intelligenza artificiale nella musica. Spotify ha confermato che il brano è stato caricato tramite SoundOn, un distributore musicale controllato da TikTok.
“Il contenuto in questione viola le nostre policy contro i contenuti ingannevoli, che vietano l’uso fraudolento di nomi, immagini o descrizioni per impersonare altri artisti, marchi o organizzazioni”, ha dichiarato Spotify a 404 Media. “Non lo tolleriamo. Agiamo contro distributori che non prevengono questo tipo di frode, e chi viola ripetutamente le regole può essere rimosso in modo permanente dalla piattaforma.”
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La rimozione è positiva, ma il fatto che il brano sia arrivato online senza alcun controllo iniziale mostra una falla nel sistema. Spotify elabora decine di migliaia di tracce ogni giorno, e l’automazione è inevitabile. Tuttavia, questo significa che finché i requisiti tecnici sono soddisfatti, le origini del brano non vengono realmente verificate.
La questione non è solo artistica, ma anche etica ed economica: se le IA possono produrre canzoni attribuite a musicisti defunti, senza strumenti efficaci per impedirlo, come possono gli artisti (o i loro eredi) dimostrare la paternità e ricevere crediti e compensi dovuti?
Anche Apple Music e YouTube stanno affrontando problemi simili legati ai deepfake musicali. E strumenti come Suno o Udio rendono sempre più semplice generare brani in pochi secondi, con testi e voci credibili.
Esistono soluzioni, come processi di verifica o watermark integrati nei contenuti generati da IA, ma le piattaforme che puntano su upload rapidi e automatizzati tendono a resistere a questi passaggi aggiuntivi.
L’IA può essere uno strumento potente per la creatività, ma dev’essere un supporto, non una maschera. Se una traccia è prodotta da un’IA e viene etichettata chiaramente come tale, non c’è problema. Ma farla passare per l’opera di un artista reale, soprattutto scomparso, è una frode. E anche se può sembrare un aspetto minore del dibattito sull’IA, la musica è un campo profondamente emotivo: ciò che accade qui potrebbe avere conseguenze su tutto il settore tecnologico.
Nato nel 1995 e cresciuto da due genitori nerd, non poteva che essere orientato fin dalla tenera età verso un mondo fatto di videogiochi e nuove tecnologie. Fin da piccolo ha sempre esplorato computer e gadget di ogni tipo, facendo crescere insieme a lui le sue passioni. Dopo aver completato gli studi, ha lavorato con diverse realtà editoriali, cercando sempre di trasmettere qualcosa in più oltre alla semplice informazione. Amante del cioccolato fondente, continua a esplorare nuove frontiere digitali, mantenendo sempre viva la sua curiosità e la sua dedizione al settore.