Grok, le chat private spuntano su Google: allarme privacy per gli utenti
Un errore tecnico ha permesso ai motori di ricerca di accedere a conversazioni con temi personali, sanitari e persino legati a reati.
Se negli ultimi mesi avete usato Grok per le vostre conversazioni, c’è una notizia poco rassicurante: i vostri dialoghi potrebbero essere comparsi su Google, indicizzati e visibili a chiunque con una semplice ricerca. A scoprirlo è stato un report di Forbes, secondo cui oltre 370.000 chat di Grok sono finite pubblicamente online senza che gli utenti ne fossero consapevoli o avessero dato il consenso, semplicemente utilizzando il pulsante di condivisione integrato nel servizio.
Il problema nasce dal fatto che l’URL unico generato dal tasto “share” non era configurato per segnalare a Google di ignorare la pagina, rendendo così i contenuti accessibili pubblicamente. Nei transcript si trovano dati estremamente sensibili: password, problemi di salute, questioni personali e di coppia, fino ad arrivare a conversazioni ben più inquietanti su droga e omicidi.
Tecnicamente i log risultano anonimizzati, ma la presenza di dettagli o identificatori rende possibile risalire all’autore, esponendo gli utenti al rischio di collegare il proprio nome a lamentele private o persino a piani criminali.
Diversamente da uno screenshot o da un messaggio privato, questi link non hanno scadenza né controlli di accesso: una volta online, restano accessibili. Non è quindi un semplice bug tecnico, ma un problema che mina alla radice la fiducia nell’IA.
Chi usa chatbot come Grok per una sorta di terapia surrogata o roleplay romantico non vuole certo che le proprie conversazioni intime vengano indicizzate accanto a blog di ricette. Trovare i propri pensieri più personali nei risultati di ricerca potrebbe convincere molti utenti ad abbandonare del tutto la tecnologia.
No privacy with IA chats
Come proteggersi? Prima di tutto, smettere di usare la funzione “share”, a meno che non siate del tutto sicuri di voler rendere pubblica la conversazione. Se avete già condiviso una chat e ve ne siete pentiti, potete provare a recuperare il link e richiederne la rimozione tramite il Content Removal Tool di Google. È però un processo macchinoso e non garantisce che il contenuto sparisca subito.
Se parlate con Grok tramite la piattaforma X, è consigliabile anche regolare le impostazioni della privacy: disattivando la possibilità che i vostri post vengano usati per addestrare il modello, potreste ottenere un minimo di protezione in più. Non c’è certezza che sia sufficiente, ma la corsa a lanciare prodotti IA ha reso i confini della privacy molto più sfumati di quanto sembri.
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Non è la prima volta che accade qualcosa del genere: OpenAI ha dovuto fare marcia indietro su un “esperimento” che mostrava nei risultati Google le conversazioni condivise di ChatGPT, mentre Meta è stata criticata quest’estate dopo che le chat con il suo assistente AI comparivano nel feed “discover” dell’app.
Il problema è che le conversazioni con i chatbot spesso somigliano più a pagine di diario che a post social. Se il comportamento predefinito di un’app le trasforma in contenuti ricercabili, è inevitabile che gli utenti protestino, almeno fino al prossimo incidente. È lo stesso schema visto con le pubblicità di Gmail che scansionavano le email o con le app Facebook che raccoglievano dati dagli amici: prima arriva la violazione, poi le scuse.
Lo scenario migliore è che Grok e le altre piattaforme correggano rapidamente il problema. Ma chi utilizza chatbot dovrebbe comunque partire dal presupposto che qualsiasi contenuto condiviso possa essere letto da qualcun altro prima o poi. Come in tanti altri spazi digitali apparentemente privati, i buchi sono più numerosi di quanto sembri. E, per sicurezza, forse è meglio non trattare Grok come un terapeuta di fiducia.
Nato nel 1995 e cresciuto da due genitori nerd, non poteva che essere orientato fin dalla tenera età verso un mondo fatto di videogiochi e nuove tecnologie. Fin da piccolo ha sempre esplorato computer e gadget di ogni tipo, facendo crescere insieme a lui le sue passioni. Dopo aver completato gli studi, ha lavorato con diverse realtà editoriali, cercando sempre di trasmettere qualcosa in più oltre alla semplice informazione. Amante del cioccolato fondente, continua a esplorare nuove frontiere digitali, mantenendo sempre viva la sua curiosità e la sua dedizione al settore.