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Recensione Borderlands 3

A caccia di bottini

Borderlands 3 review
(Image: © Gearbox Software)

Il nostro verdetto

Per un franchise, decidere di non introdurre innovazioni può rivelarsi la scelta più giusta; Borderlands 3 è stracolmo di azione, pieno di contenuti e sorprendentemente profondo.

Pro

  • Nuove zone da visitare
  • Incredibile quantità di armi
  • Numerosi finali alternativi
  • Complesso sistema GDR

Contro

  • Umorismo spicciolo
  • Combattimento con veicoli limitato
Review Information

Console: PS4

Tempo di gioco: 21 ore

Dopo circa tre anni è giunto il momento di tornare a Pandora per strappare, spaccare, sparare e saccheggiare tutto ciò che troverete sulla vostra strada nel cammino verso la vittoria. Pensate che la ricetta di Borderlands sia ancora valida nel 2019 o che che sarebbe stato meglio fermarsi al secondo capitolo? 

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, il gameplay di Borderlands è incentrato sull’ottenere sempre nuovi equipaggiamenti. I giocatori guadagnano bottini di vario tipo ad un ritmo osceno, sbloccando continuamente nuove armi e abilità da utilizzare in ambienti stilizzati. Borderlands 3 raddoppia tutti gli elementi che hanno reso celebre la serie, ma conserva anche alcune delle idiosincrasie meno divertenti che l’hanno contraddistinta. Il punto centrale del gioco sembra essere, nuovamente, l’infinito numero di armi disponibili.

Tornare a Pandora è un po’ come tornare a casa, sempre ammesso che casa vostra sia un pianeta deserto ispirato ai film di Mad Max, dove l’unica cosa più pericolosa dei banditi che circolano per la mappa è la fauna locale. Per fortuna, in questo nuovo capitolo della serie, Borderlands offre anche scenari più interessanti. Anche se il fascino di Pandora è innegabile, è emozionante andare alla ricerca di nuove aree da esplorare e lasciarsi alle spalle la terra desolata. Ognuno dei nuovi ambienti è ben distinto dagli altri, come si nota, ad esempio, osservando le enormi strutture e le strade urbane di Promethea contraddistinte da uno schema di colori contrapposto a quello delle profondità paludose che caratterizzano Eden-6.

Dal punto di vista estetico, Borderlands 3 è ancora una volta sorprendente. Il design in cel-shading, con i contorni spessi che ricordano i tratti che si utilizzano nel disegno, unito ad un sapiente uso dei colori, contribuisce a creare un’atmosfera immersiva che vi catapulterà in un caotico mondo a fumetti.

Il design dei personaggi è eccellente e non a caso il franchise viene spesso pubblicizzato utilizzando gli iconici Grunt, nemici presenti nei capitoli precedenti della serie. Tutti e quattro i Saccheggiatori hanno caratteristiche diverse e trasudano personalità, dall’accento irlandese di Zane alle espressioni impassibili di FL4K.

I cattivi mancano di personalità

Borderlands 3 review

(Image credit: Gearbox Software)

Sfortunatamente, è quando iniziano i dialoghi che Borderlands 3 inizia a zoppicare. Anche se lo humor è soggettivo, spesso i momenti “divertenti” del gioco non convincono affatto. Forse i giocatori sono invecchiati negli ultimi 5 anni, ma molti dei riferimenti e dei meme presenti nel gioco rimandano ad una cultura pop ormai stantia già riproposta allo sfinimento.

Alla lunga è estenuante ma ha anche degli aspetti riusciti. Le urla dei nemici morenti sono uno di questi e sentire un bandito pronunciare frasi come “la mia ricetta per il chili muore con me” fa sempre sorridere, anche dopo dozzine di ore di gioco. 

La campagna di Borderlands 3 sguazza nella sua consueta assurdità. I Calypso Twins, antagonisti principali e superstar intergalattiche di internet, sono riusciti a unire le varie fazioni di Bandit nel tentativo di mobilitare un esercito per saccheggiare i tesori nascosti sotto la superficie di Pandora.

In pratica viene riproposta la classica trama della serie Borderlands con l’unica differenza che i Calypso Twins non reggono il confronto con i cattivi del passato come Handsome Jack. Nonostante i gemelli cerchino di infastidirvi tramite il sistema radio, gli manca il carisma necessario e dopo poche conversazioni danno l’impressione di essere due speaker intenti a condurre un podcast.

Anche gli altri boss non se la cavano meglio, fatta eccezione per gli ottimi design che li caratterizzano. Molti, per essere sconfitti, richiedono il classico schema “corri in un’arena uccidendo i nemici più piccoli e lascia il pezzo grosso per ultimo”. Tuttavia, occasionalmente, i picchi di difficoltà rendono gli scontri più interessanti e impegnativi. Per esempio, alcuni nemici possono elettrizzare il pavimento dell’arena infliggendo danni costanti e inevitabili.

Sparatorie e orde di nemici: gli elementi classici di Borderlands 

Borderlands 3 review

(Image credit: Gearbox Software)

Ed eccoci giunti al motivo per il quale, probabilmente, state leggendo questa recensione: le sparatorie. L’arsenale del gioco è di nuovo al centro dello show e in Borderlands 3 è davvero enorme. Le tanto decantate armi installate sulle gambe dei personaggi sono divertenti, come anche le pistole che si trasformano in esplosivi da lancio mentre si ricarica, quelle che spediscono i nemici in cielo o quelle che rubano i soldi al vostro bersaglio mentre lo colpite. 

Nonostante le molteplici opzioni, ogni arma, a modo proprio, si rivela utile. Mentre vi ritroverete a cambiare arma di continuo per testare le caratteristiche che le differenziano, rimarrete sorpresi dalla precisione con cui sono state realizzate le skin di ognuno di questi strumenti di morte. Una delle prime mitragliatrici che troverete, ad esempio, dispone di un doppio mirino e anche se non ha altre peculiarità interessanti abbiamo continuato ad utilizzarla per molto tempo, solo per il gusto di poter selezionare ottiche differenti. Molte armi permettono di scegliere la modalità di fuoco, consentendo ad esempio ad armi piccole, come una pistola, di sparare missili o diventare un teaser premendo un semplice tasto.

Se sparare è un vero piacere, la mobilità dei personaggi, come nei capitoli precedenti, è abbastanza scadente. Ci sono stati dei minimi miglioramenti che consentono al vostro eroe di saltare in aria e scivolare anche se si tratta di modifiche minime. Tuttavia è facile apprezzare l’impatto che hanno sul gameplay se si pensa al capitolo precedente, Borderlands 2, nel quale era impossibile salire sopra agli oggetti presenti nella mappa, o all’utilità della scivolata che consente di passare sotto alle raffiche dei fucili a pompa.

Guerra di classe 

Borderlands 3 review

(Image credit: Gearbox Software)

Le differenti armi possono essere brandite da ciascuna delle quattro classi che caratterizzano i personaggi presenti in Borderlands 3, ognuna delle quali è caratterizzata da uno stile di gioco unico. Zane, ad esempio, è in grado di creare un clone di se stesso che può infliggere danni e può persino teletrasportarsi sostituendosi alla copia. Moze invece, può evocare un robot in casi di estrema necessità, mentre FL4K possiede dei mostruosi aiutanti in grado di decimare velocemente un’orda. Infine, Amara, ha l’abilità di evocare delle braccia fantasma che escono dal suolo per distruggere i nemici.

È possibile passare delle divertenti serate con gli amici giocando la modalità coop nella quale potrete sfruttare al meglio il mix di abilità speciali delle quattro classi disponibili. Si può scegliere se spartire il bottino o combattere per accaparrarselo e ogni classe possiede un differente albero delle abilità che permette di scegliere dove far confluire l’esperienza, dando vita ad un’ampia varietà di build differenti. Borderlands 3 offre un sistema GDR migliore di qualsiasi altro sparatutto cooperativo, consentendo di creare personaggi che si adattano ai diversi stili di gioco.

Purtroppo sia gli spostamenti che i combattimenti con i veicoli risultano imprecisi e non costituiscono una novità alla quale è facile abituarsi fin da subito, nonostante sia possibile personalizzarli ed evocarli a proprio piacimento. Spesso per spostarsi è preferibile utilizzare i rottami che si trovano nelle discariche e spuntare dal sottosuolo per un combattimento corpo a corpo.

La novità più succulenta di Borderlands 3 sta nell’endgame del gioco. Mancano gli incontri stile raid (almeno per ora) ma c’è molto altro da vedere, fare, sparare e rubare dopo aver completato la campagna principale. Orda è che una modalità  in cui i giocatori possono ottenere ricompense esclusive uccidendo nemici e completando delle campagne secondarie, mentre la modalità Caos offre ricompense di qualità superiore ma aumenta al contempo la salute degli avversari, potenziandone inoltre gli attributi.

Una volta completata la campagna principale potrete anche sbloccare un nuovo sistema di classificazione che offre statistiche bonus da personalizzare su ognuna delle classi, oltre ad una modalità New Game Plus che vi consentirà di ricominciare la storia ottenendo bottini migliori. I nuovi scenari presenti nella modalità Terreno di Prova possiedono ondate di nemici che sommergeranno di premi voi e la vostra squadra, sempre che riusciate a non farvi ammazzare.

Verdetto

Borderlands 3 review

(Image credit: Gearbox Software)

Borderlands 3 sembra una sorta di capsula del tempo. Nonostante la grande quantità di giochi sparatutto cooperativi come The Division e Destiny, il titolo di Gearbox Software offre una solida alternativa, un po’ come il vostro film preferito da vedere in una giornata di pioggia. Non ci sono molte novità, ma la formula di Borderlands 3 sembra essere ancora valida e solo avventurandovi nel suo mondo riuscirete ad apprezzarla al meglio.