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AMD lavora a una CPU x86 ibrida, come i processori degli smartphone

(Image credit: AMD)

AMD ha ottenuto un brevetto per la realizzazione di microprocessore eterogenei, cioè con due tipi di core al loro interno. Una soluzione che ricorda da vicino la tecnologia big.little di ARM, e che si potrebbe applicare alle CPU x86 per garantire prestazioni ma allo stesso tempo consumi contenuti. 

Il brevetto descrive una CPU con due tipi di core al suo interno, in grado di eseguire due differenti set delle stesse istruzioni (instruction set architecture, ISA). Un tipo di Core è progettato per grandi subset ISA e offre alte prestazioni, mentre il secondo tipo è più semplice ed è progettato per consumare meno energia. Locazioni di memoria e cache sono condivise.

Si tratta della stessa soluzione, o così pare, che usiamo tutti i giorni sul nostro smartphone e sui tablet. Per la maggior parte del tempo lavorano i core meno potenti, che consumano meno e permettono di prolungare la durata della batteria. Ma all'occorrenza i core più potenti garantiscono prestazioni maggiori, che si tratti di videogiochi, riproduzione video,rendering di pagine web o altro. 

La novità è che AMD potrebbe applicare questa soluzione alle CPU x86, quelle dei computer che naturalmente includono anche Ryzen 4000, che potrebbero ospitare al loro interno non solo molti core, ma anche core di diverso tipo e con diversi utilizzi. 

(Image credit: AMD)

Il brevetto descrive una "alternanza dinamica" dei thread da un core all'altro (se tutte le caratteristiche necessarie sono supportate), nel caso che un core ad alte prestazioni sia sottoutilizzato oppure uno a bassa potenza sia sovraccarico. In questo modo la CPU a una sua "libertà" di gestire il carico di lavoro, senza che debba intervenire il sistema operativo. Resta da vedere come sarà applicato ma è un dettaglio molto importante, perché significa che questa nuova funzione sarebbe utilizzabile da subito, senza attendere che Microsoft o gli sviluppatori Linux aggiungano il codice necessario; una cosa che dovrebbe comunque accadere, ma il fatto che non sia assolutamente necessaria è sicuramente una buona notizia. Almeno in teoria. 

Il brevetto, numero 10,698,472, risale al 27 ottobre 2017, quindi dopo che AMD aveva iniziato a lavorare sulla microarchitettura Zen e molti anni dopo che aveva abbandonato i core a basso consumo "Cats", basati sulle microarchitetture Jaguar e Puma. Sembra quindi probabile, o almeno possibile, che AMD stia progettando delle varianti di Zen con una nuova architettura per applicazioni a basso consumo. 

Bisogna comunque ricordare che solo perché un brevetto esiste non significa che diventerà un prodotto finito. Spesso le aziende li registrano solo per tutelarsi da un punto di vista legale, nel caso che qualcun altro cerchi di sviluppare un'idea simile. La maggior parte dei brevetti, in effetti, resta chiusa dentro un cassetto e non diventa nulla. 

Guardando a cos'è accaduto nel mondo smartphone, e quanto si sono rivelati utili i processori ibridi, sembra probabile che lo stesso possa accadere nel mondo dei PC. Staremo a vedere. 

Fonti: JustiaUSPTOFPO (via Tom’s Hardware)