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La Smart City non è un’utopia, parola di Intel

La Smart City non è un’utopia, parola di Intel
La Smart City non è un’utopia, parola di Intel (Immagine:: Intel)

Lo scorso 11 aprile Intel ha presentato a Milano i risultati del suo nuovo studio “Italiani e Smart City”, realizzato in collaborazione con la società di ricerche nostrana Pepe Research. 

Dai risultati dello studio, un sondaggio a campione condotto sulla popolazione adulta di numerose città italiane, è emerso che le parole Smart City sono già in circolazione, sempre più diffuse e di dominio pubblico, nonostante le potenzialità e le incertezze che le riguardano.

Smart City: la parola agli italiani

Le ricerche di Pepe Research hanno rivelato che la Smart City sarebbe in realtà un concetto già familiare a metà della popolazione italiana, soprattutto tra i giovani.

La partner di Pepe Research Elena Salvi ha infatti dichiarato che buona parte del campione condivide già un generale desiderio di vedere la propria città evolversi in senso smart, al punto che molti degli intervistati hanno collegato immediatamente l’innovazione tecnologica alla sostenibilità ambientale, un’esigenza di primaria importanza per Intel. 

A fornire un chiarimento sulla Smart City è stato Andrea Toigo, Team Manager Intel in Europa, Africa e Medioriente e da tempo impegnato nell’elaborazione di soluzioni di Intelligenza Artificiale per il business basate sull’Edge Computing. 

Come ha affermato Toigo durante la presentazione, la Smart City è l’insieme di tutte le tecnologie che possono migliorare la nostra interazione con le città, e questo da diversi punti di vista. Una Smart City è una città in grado di agevolare la gestione del traffico e dei suoi edifici, di aumentare il livello di sicurezza delle persone e di se stessa, ma anche di rendere più efficiente lo smaltimento dell’inquinamento. 

Smart City: servizi e vantaggi

Durante il suo intervento, Elena Salvi ha spiegato come il 79% degli italiani sia a favore dello smart working, tanto da desiderare che venga conservato anche dopo la fine della pandemia. Certo, anche se si tratta di una realtà ormai consolidata, il lavoro da remoto non è ancora perfetto. 

Occorrerà impegnarsi per migliorare le infrastrutture che lo rendono possibile, fornire ai lavoratori gli strumenti adeguati e delle tecnologie in grado di sostenerli nell’espletamento della loro professione. In ogni caso però, lo smart working rimane un assaggio di come l’interazione sistemica di più funzioni possa ottimizzare e rendere più efficiente la vita di ciascuno di noi. 

Detto altrimenti, dobbiamo vedere nello smart working un motore di crescita economica estendibile ad un’intera comunità di cittadini, l’esempio di come sia possibile rendere la nostra realtà più dinamica e sostenibile allo stesso tempo. 

La Smart City non è un’utopia, parola di Intel

(Image credit: Intel)

Smart City: un futuro vicino

Anche se soltanto il 13% del campione ha dichiarato di vivere già in una Smart City, colpisce come il 68% degli individui ritenga che la propria città possa diventare molto più smart già nei prossimi dieci anni. 

La stessa percentuale del campione ha anche dichiarato di essere disposta a sostenere un modesto costo economico per accelerare il processo di diffusione della tecnologia smart. 

Del resto, per appurare come la Smart City non sia un’utopia fantascientifica ma una realtà già in atto bastano pochi esempi. Pensate al mondo connesso e comunicante del Digital Signage, un potente strumento di marketing che rappresenta, scambia e condivide informazioni in tempo reale attraverso piccoli monitor e videowall di grandi dimensioni. 

O ai cosiddetti semafori intelligenti (che riducono i tempi di attesa del traffico a seconda della viabilità), agli indicatori di parcheggio, alle app che vi informano sui tempi di percorrenza di determinate strade in tempo reale o alle telecamere in grado di valutare autonomamente la presenza di pericoli o situazioni ambigue. 

Smart City: un’esperienza solidale

Durante la presentazione, Andrea Toigo ha anche chiarito alcune problematiche cruciali che vengono spesso associate a questo tipo di transizione tecnologica.

Primo: la Smart City minerà la nostra privacy? La risposta è no, perché l’implementazione di un’intelligenza artificiale di tale portata implicherà anche un’intelligenza etica, che permetterà di preservare le informazioni sensibili di ogni cittadino.

Secondo: l’avanzamento tecnologico delle Smart City andrà di pari passo con una riduzione dei posti di lavoro? Anche in questo caso, la risposta di Toigo è negativa: la trasformazione della città in un organismo intelligente richiederà infatti la creazione di nuove figure professionali, dai data scientists sino agli stessi sviluppatori di tali intelligenze.