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Linux introduce un linguaggio più inclusivo per il suo Kernel

Linux How To
(Image credit: Future)

In data 10 luglio Linus Torvalds, autore della prima versione del kernel Linux, ha firmato una proposta presentata da Dan Williams mirata all’utilizzo di un linguaggio più inclusivo nell’ambito del progetto.

Grazie a questo accordo, Linux non utilizzerà più comandi che abbiano dei rimandi più o meno celati a termini discriminatori come “slaves” o “blacklists” contrapposti a “leaders” e “whitelist”. Al loro posto, i programmatori potranno scegliere alternative più “politically correct”, come “primary” e “secondary”, “leaders” e “followers” o “directors” e “performers”. Le blacklist invece verranno definite “denylists” o “blocklists”, mentre le whitelist diventeranno “allowlists” o “passlists”.

black lives matter

Torvalds ha confermato di voler adottare queste politiche da subito, sostenendo che non c’è alcun bisogno di attendere il prossimo aggiornamento per dare un nuovo taglio al kernel Linux. 

Saranno gli stessi membri della community a poter scegliere se utilizzare o meno i nuovi comandi. Il concetto ripreso dal movimento Black Lives Matter è quello di eliminare i bias culturali che alimentano il razzismo per far si che, tramite lo sforzo di tutti, questo fenomeno abbia finalmente fine.

Il tema sta interessando diversi ambiti ed è permeato persino nell’informatica e nei suoi linguaggi di programmazione a testimonianza del grande cambiamento culturale che stiamo vivendo. Pur essendo passibile di strumentalizzazioni e rischiando di apparire una scelta a fini pubblicitari, l’eliminazione di termini come "schiavo" e "lista nera" dimostra la volontà di allontanarsi da concetti che, ancora oggi, sono fortemente discriminatori per milioni di persone in tutto il globo.

Fonte: Linux