Una volta l'ingegnere era una specie di supereroe, ecco cos'è oggi

Bosch Rexroth
(Immagine:: Bosch Rexroth)

C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui la figura dell'ingegnere industriale era avvolta da un'aura quasi mitica. Era una specie di supereroe con la chiave inglese e il saldatore, un professionista che prendeva un'idea e, quasi da solo, la trasformava in un prodotto finito. Un'unica mente capace di dominare la meccanica, l'elettronica, il software e persino le complesse relazioni con i clienti. Ma che fine ha fatto questa figura leggendaria? E perché la sua scomparsa, in un mondo tecnologico sempre più complesso, è in realtà una delle migliori notizie per il futuro dell'innovazione?

Per capirlo, abbiamo parlato con due ingegneri di Bosch Rexroth, Alessandro Arcolia e Davide Fasciani, che vivono questa trasformazione ogni giorno sulla propria pelle. Le loro storie, apparentemente diverse ma profondamente intrecciate, ci raccontano di un cambiamento epocale: la fine dell'era del solista e l'inizio di quella dell'orchestra.

L'età dell'oro del "tuttofare": quando un uomo solo bastava

Per comprendere il cambiamento, bisogna prima capire com'era il mondo "prima". Alessandro Arcolia, Software Application Engineer con quasi quindici anni di esperienza nell'azienda, lo ricorda molto bene. "Quando sono entrato nel 2012, eravamo tipo dei supereroi che facevamo tutto", racconta. Era un modello di lavoro totalizzante, che oggi suona quasi impossibile. L'ingegnere seguiva l'intero ciclo di vita di un progetto: "dall'interfaccia del cliente, quasi con affiancamento la parte vendita, [...] raccolta delle specifiche, sviluppo software e validazione, andare in campo dal cliente per rilasciare e mettere in serie il prodotto"1.

Era un approccio basato sull'eroismo individuale, su una profonda padronanza di discipline diverse. Un modello che funzionava in un contesto tecnologico in cui la complessità era ancora gestibile da una singola persona. L'ingegnere era il punto di riferimento unico, il risolutore di problemi per eccellenza, una figura che incarnava la solidità e l'affidabilità del prodotto che creava. Ma quella solidità, paradossalmente, conteneva già i semi della propria fragilità.

Perché il supereroe è andato in pensione: la tempesta del software

Cosa ha mandato in crisi questo modello? Una forza silenziosa, invisibile, ma inarrestabile: il software. La crescente digitalizzazione dell'industria ha trasformato ogni componente meccanico in un oggetto "intelligente", un nodo di una rete sempre più complessa. L'hardware ha smesso di essere il protagonista assoluto, diventando il corpo fisico animato da un'anima fatta di codice. E governare quell'anima richiede competenze completamente nuove.

Come sottolinea Arcolia, la "necessità di mantenere un alto livello qualitativo ha costretto alla specializzazione". Un singolo professionista, per quanto brillante, non poteva più essere un esperto di idraulica, programmazione di basso livello, interfacce cloud e normative di sicurezza contemporaneamente. Il supereroe, di fronte a questa tempesta di complessità, ha dovuto ammettere i propri limiti.

Il modello del "tuttofare" non era più sostenibile, non solo per la qualità del prodotto, ma anche per il benessere delle persone.

Davide Fasciani
Davide Fasciani

Specializzato in automazione industriale. Con una solida competenza in motion control e azionamenti elettrici, traduce le sfide dei clienti manifatturieri in soluzioni innovative, sfruttando le potenzialità delle più moderne piattaforme software.

La nascita dell'orchestra: specialisti, ascolto e metodologie agili

Oggi, l'innovazione non nasce più dal genio di un solista, ma dall'armonia di un'orchestra. L'ingegnere moderno è un iper-specialista, un musicista che conosce alla perfezione il proprio strumento – che sia il software, la meccanica o la gestione dei dati – ma il cui vero valore emerge nella capacità di suonare insieme agli altri. Davide Fasciani, Application Engineer, incarna perfettamente questa nuova filosofia. Per lui, una delle competenze chiave è la "predisposizione all'ascolto".

Nel suo lavoro quotidiano, si confronta con "elettricisti, meccanici, informatici", persone con background e linguaggi completamente diversi. Il suo compito è farli dialogare, creare un terreno comune. "Quando si mettono insieme diversi ambiti, diverse teste con diversi background, sicuramente l'innovazione ne beneficia", afferma. Questo approccio si estende anche al divario generazionale. Il dialogo tra chi ha decenni di esperienza e i neolaureati diventa uno strumento potentissimo, perché "la persona con più esperienza può insegnare ovviamente al giovane e viceversa". Per coordinare questa complessa sinfonia di talenti, le aziende si affidano a nuovi strumenti, come le metodologie agili, che, come nota Arcolia, hanno "permesso un coordinamento maggiore rispetto a prima".

Il nuovo ruolo: l'ingegnere "traduttore" che combatte l'inerzia

Se non è più un supereroe, chi è l'ingegnere oggi? È un traduttore. Un mediatore culturale. Un professionista che non si limita a padroneggiare la tecnologia, ma la sa contestualizzare, spiegare e adattare alle esigenze del mondo reale. Il suo campo di battaglia non è più solo l'officina o l'ambiente di sviluppo, ma il rapporto con il cliente. Fasciani lo descrive come un ruolo proattivo, quasi da evangelista tecnologico.

"Molto spesso siamo noi application che proponiamo una nuova modalità di fare automazione", spiega Fasciani. Questo perché, specialmente in settori consolidati, c'è "un bel po' d'inerzia al cambiamento". Il compito dell'ingegnere moderno è quello di superare questa resistenza, non imponendo una soluzione, ma dimostrandone il valore. Deve essere un "boost per l'innovazione", una scintilla che accende il cambiamento. In questo nuovo scenario, l'empatia, la pazienza e la capacità di comunicare in modo chiaro diventano skill non meno importanti della competenza tecnica.

Meno eroi solitari, più progresso collettivo

Alessandro Arcolia Bosch Rexroth
Alessandro Arcolia

Professionista specializzato in automazione industriale presso Bosch Rexroth a Cernusco sul Naviglio, con esperienza in soluzioni di azionamento e controllo, supporto tecnico e progetti di digitalizzazione per l’industria 4.0

La fine dell'era del supereroe non è una sconfitta, ma un'evoluzione naturale e necessaria. L'industria moderna, interconnessa e iper-complessa, non ha più bisogno di eroi solitari che si caricano il mondo sulle spalle. Ha bisogno di team coesi, di specialisti che sanno collaborare, di professionisti che vedono nell'ascolto e nel dialogo il vero motore del progresso.

Come conclude Arcolia, oggi "è più furbo per noi avere degli specialisti e accettare chiaramente le competenze nel gruppo, facendole diventare un valore aggiunto". La fine di un'epoca mitica ha aperto le porte a un'innovazione più rapida, profonda e diffusa, guidata non dall'eroismo di un singolo, ma dall'intelligenza collettiva di molti. Il vero superpotere, oggi, non è saper fare tutto, ma saper lavorare insieme.

Valerio Porcu

Valerio Porcu è Redattore Capo e Project Manager di Techradar Italia. È da sempre ossessionato dai gadget e dagli oggetti tecnologici che cambiano la nostra vita quotidiana, e dai primi anni 2000 ha deciso di raccontarla. Oggi è un giornalista con anni di esperienza nel settore tecnologico, e ha ancora la voglia di trovare le chiavi di lettura giuste, per capire davvero in che modo la tecnologia può rendere migliore la nostra vita quotidiana.