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Xiaomi ha brevettato uno smartphone completamente modulare, ma conviene?

Xiaomi
(Image credit: LetsGoDigital)

Xiaomi sembra intenzionata a realizzare uno smartphone modulare in grado di adattarsi alle necessità dell'utente permettendo di aggiungere e rimuovere i moduli a proprio piacimento.

L'idea era già venuta a Google con Project Ara e, almeno sulla carta, sembrava piuttosto interessante, ma le difficoltà tecniche hanno portato all'abbandono del progetto (almeno temporaneamente). Di recente però LetsGoDitgital ha scovato un nuovo brevetto per uno smartphone modulare depositato da Xiaomi.

Le bozze e la documentazione suggeriscono che il produttore cinese voglia realizzare uno smartphone composto da 4 moduli.  La parte superiore dovrebbe ospitare la fotocamera e il PCB, la parte centrale sarebbe destinata alla batteria e quella inferiore al meccanismo di ricarica. L'ultimo e più importante modulo (quello centrale) ospiterà il display, oltre a fare da collegamento per tutti gli altri moduli. 

Xiaomi

(Image credit: LetsGoDigital)

Nel brevetto si vedono diversi moduli sostitutivi tra cui uno che integra quattro fotocamere poste verticalmente, uno caratterizzato dalla presenza di un grande display secondario e di una tripla fotocamera e, infine, un modulo con tre fotocamere allineate verticalmente che ricorda molto il comparto fotografico di Redmi Note 9 

Come si può osservare dalle immagini, sono presenti anche alcune bozze dei moduli inferiori che dovrebbero aggiungere funzioni extra (come ad esempio un altoparlante).  Stando al documento i moduli si potranno sostituire facilmente grazie a un sistema a rotaia, che dovrebbe consentire di sganciarli e agganciarli rapidamente. 

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Xiaomi modular phone patent

(Image credit: LetsGoDigital)
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Xiaomi modular phone patent

(Image credit: LetsGoDigital)
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Xiaomi modular phone patent

(Image credit: LetsGoDigital)
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Xiaomi modular phone patent

(Image credit: LetsGoDigital)

La modularità è un arma a doppio taglio

Pur trattandosi di un brevetto molto interessante, l'idea di uno smartphone modulare porta con sé diverse criticità, oltre a una marea di benefici. 

Tra i lati positivi ci sono la grande flessibilità e la possibilità di aggiungere funzioni specifiche in base all'attività che si sta svolgendo. Ad esempio, durante la visione di un film si potrebbe collegare un modulo altoparlante per migliorare l'audio. Lo stesso discorso vale per le fotocamere, che si potrebbero sostituire in base al soggetto da fotografare. A questi aspetti si aggiunge un naturale allungamento della vita del dispositivo che si potrebbe aggiornare con nuovi e più potenti moduli, caratteristica che porterebbe inevitabilmente a una riduzione in termini di eWaste. 

Tra i lati negativi (in particolare per il produttore) c'è senza dubbio il grande sforzo richiesto per produrre una quantità adeguata di moduli, mossa necessaria per attrarre gli utenti e spingerli a scegliere uno smartphone modulare. A questo si aggiunge il rischio di rotture che potrebbe conseguire dalla modularità degli elementi. Infine, produrre un telefono in grado di migliorare nel tempo potrebbe essere un'arma a doppio taglio, dato che dilaterebbe i tempi di sostituzione del dispositivo.

Nel complesso il brevetto depositato da Xiaomi offre spunti interessanti, ma siamo ancora lontani da una soluzione modulare che possa far felici gli utenti senza costare eccessivamente sul bilancio del produttore, e siamo certi che dovremo attendere ancora un po' prima di vedere uno smartphone modulare.