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Google accusata di tracciare illegalmente la posizione degli utenti Android

Google search
(Image credit: Google)

Google è nei pasticci: la società è stata citata in giudizio per il presunto monitoraggio della posizione degli utenti Android senza il loro consenso, nonostante la geolocalizzazione fosse disattivata.

Secondo quanto pubblicato dal Washington Post, il procuratore generale dell'Arizona Mark Brnovich ha citato in causa Google, affermando che nonostante gli utenti avessero negato l’autorizzazione al tracciamento della posizione in determinate app, Google lo abbia comunque mantenuto attivo in background tramite alcune funzionalità delle stesse app, come i widget per il meteo e per le ricerche sul web utilizzando il browser Chrome.

Il tracciamento sembra essersi interrotto solo dopo che gli utenti hanno completamente disattivato la geolocalizzazione. Il querelante afferma che Google ha raccolto di nascosto i dati sulla posizione degli utenti per i suoi scopi.

"Nonostante Google affermi di aver ottenuto il consenso per la raccolta e l'archiviazione dei dati dai propri utenti, tale consenso si basa su un'interfaccia fuorviante, nonché su altri fattori e pratiche ingiuste e ingannevoli", questo quanto sostenuto dall’accusa.

A quanto pare Google ha raccolto i dati sulla posizione per mostrare annunci mirati ai residenti in Arizona, anche se in primo luogo potrebbero non aver acconsentito a tale pratica.

L’accusa sostiene inoltre che Google modifichi le autorizzazioni sulla privacy senza avvisare gli utenti e che le impostazioni Wi-Fi siano fuorvianti, visto che anche tramite queste è possibile tracciare la posizione del telefono.

Google domina il mercato degli smartphone con il suo sistema operativo Android e la maggior parte delle ricerche sul web vengono fatte con il suo motore di ricerca.

Google risponde: siamo stati fraintesi

Secondo il procuratore generale Brnovich, Google dovrebbe restituire i profitti illeciti ottenuti con i suoi presunti misfatti, per un totale che ammonterebbe a centinaia di milioni di dollari.

Non è la prima volta che Google viene attaccata per presunti passi falsi. Nel corso degli anni l'azienda ha principalmente risposto alle preoccupazioni degli utenti sulla privacy con misure ad-hoc, come la semplificazione della cancellazione automatica dei dati sulla posizione e la possibilità di bloccare le app di terze che acquisiscono dati senza consenso.

Ma i suoi sforzi sono stati vani, dato che la società viene comunque vista con sospetto e il ritornello generale tra i soliti complottisti è sempre lo stesso: Google sa dove sei e cosa stai facendo, ovunque tu sia e qualunque cosa tu faccia.

Google continua a ribadire che i suoi servizi sono studiati nel migliore dei modi e che c’è stato un malinteso. "Abbiamo sempre migliorato le funzionalità sulla privacy nei nostri prodotti e fornito solidi controlli per i dati sulla posizione", questo è quanto ha riferito il portavoce di Google Jose Castaneda all'agenzia stampa AP. "Non vediamo l'ora di mettere le cose in chiaro".

Attualmente, non solo Google e il resto delle sue acquisizioni minori come YouTube, ma anche tutte le altre principali società tecnologiche, dopo l’applicazione delle nuove normative antitrust e sulla privacy dell'Unione europea stanno affrontando una serie di problematiche legali.