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Il primo hard disk da un petabyte potrebbe essere basato sul vetro

(Image credit: Jonathan Banks / Microsoft)

Il vetro potrebbe diventare l'elemento fondamentale dell'archiviazione ad alta densità, secondo le maggiori aziende del settore. 

A sospingere la ricerca c'è, naturalmente, una richiesta sempre maggiore di grandi densità di archiviazione. Il vetro, in questo contesto, potrebbe essere una risposta determinante. 

La richiesta industriale è tanto pressante che, secondo l'istituto di ricerca IDC, nel 2025 saranno prodotti 125 ZB (zettabytes) di supporti, quasi sei volte la produzione del 2018. 


Fu Project Silica di Microsoft a puntare i riflettori sull'archiviazione ottica. I ricercatori di Redmond riuscirono a salvare 75,6TB di dati su un pezzettino di silice fuso grande grossomodo quanto un drive da 2,5 pollici. In confronto, l'hard disk più capiente del mondo, al momento, può contenere 20TB di dati ed è più grande, con il formato da 3,5 pollici. 

Il CTO di Seagate John Morris ha affermato che le ricerche in corso puntano all'uso del vetro come supporto per l'archiviazione. "La sfida", ha detto, "è sviluppare un sistema che possa assicurare un throughput ragionevole". 

Anche i concorrenti, come Western Digital, Toshiba o Samsung, probabilmente seguiranno la stessa strada (per quanto Samsung abbia già realizzato un SSD da 8TB davvero economico).

Le sfide da risolvere, comunque, sono significative: al momento, per esempio, il vetro permette la sola scrittura, il che lo rende ideale per supporti WORM (Write-Once, Read-Many) - cioè i supporti per archiviazione a lungo termine (come di DVD per esempio). 

Inoltre le connessioni a Internet non raggiungeranno velocità terabyte ancora per molti anni, quindi archivi cloud di queste dimensioni non saranno effettivamente utilizzabili, almeno non nella loro interezza. Caricare su un server tutti quei dati, oggi, richiederebbe diversi anni.