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                            <title><![CDATA[ Latest from TechRadar IT-IT in Opinion ]]></title>
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        <description><![CDATA[ All the latest opinion content from the TechRadar  IT-IT team ]]></description>
                                    <lastBuildDate>Thu, 15 Jan 2026 05:29:09 +0000</lastBuildDate>
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                                                            <title><![CDATA[ L'originale Deus Ex è un capolavoro che va giocato ancora oggi ]]></title>
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Avrei rigiocato volentieri il titolo, ma con una veste grafica moderna e qualche aggiornamento all'interfaccia.</p><p>Tuttavia, gli screenshot e i video della versione curata da Aspyr non mostravano un raffinato remake del titolo di Ion Storm del 2000, quanto piuttosto un prodotto che sembrava uscito a metà degli anni Duemila; un'estetica più adatta alla prima Xbox o ai primi tempi della Xbox 360 che all'hardware moderno nel 2026.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="high" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/f1RdKezTYNk" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Sono certo che restaurare un titolo di 26 anni fa non sia un’impresa semplice. Tuttavia, rielaborare texture che appaiono fuori contesto e poco coerenti con l'estetica cupa e rigorosa dell'originale non è la strada giusta. Preferirei vedere un remake sviluppato in Unreal Engine 5 o nel Dawn Engine utilizzato per Deus Ex: Mankind Divided; quest'ultima opzione è probabilmente un sogno proibito, considerando che il motore è di proprietà di Square Enix.</p><p>Tuttavia, l'accoglienza negativa riservata a Deus Ex Remastered e lo storico altalenante di Aspyr in fatto di remaster mi hanno spinto a riflettere: abbiamo davvero bisogno di una versione rimasterizzata di Deus Ex?</p><h2 id="l-arte-e-l-ambizione-trionfano-sulla-grafica">L'arte e l'ambizione trionfano sulla grafica</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1914px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:63.38%;"><img id="ujfZUeMaZ7G2jg4KZTSjqK" name="Deus Ex" alt="an screenshot from Deus Ex" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ujfZUeMaZ7G2jg4KZTSjqK-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1914" height="1213" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Eidos Interactive / Valve)</span></figcaption></figure><p>Fin dal lancio, Deus Ex non è mai stato un titolo spacca-mascella: le texture erano squadrate e l'illuminazione risultava piuttosto cupa in diverse aree. Eppure, questo faceva parte di una direzione artistica capace di catturare perfettamente quel clima da teorie del complotto tipico tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei 2000, con un tocco alla Matrix e un’estetica cyberpunk.</p><p>Inoltre, la rinuncia a una fedeltà grafica d'avanguardia permise a Deus Ex di non gravare troppo sull'hardware, offrendo in cambio mappe vaste e hub pronti per l'esplorazione. Persino rigiocandolo anni dopo, mi è capitato di scoprire luoghi segreti con risvolti narrativi significativi che mi erano sfuggiti la prima volta.</p><p>Evitando di dare priorità ai fronzoli grafici, Deus Ex ha potuto concentrarsi su una mole incredibile di elementi e sistemi tipici dei sim immersivi, manipolabili per aggirare ogni tipo di ostacolo. Il livello di varietà e immersione offerto supera ancora oggi molti titoli moderni dello stesso genere.</p><p>Per questo, una parte di me è convinta che per godersi davvero Deus Ex lo si debba giocare nella sua forma più originale possibile. La <em>Game of the Year Edition</em> resta la scelta più sensata, poiché supporta i controller moderni — anche se consiglio caldamente mouse e tastiera — e gira praticamente su qualsiasi configurazione.</p><p>Diavolo, sono riuscito a farlo girare discretamente persino sulla mia Steam Deck, sebbene sia necessario usare i trackpad per gestire alcune sezioni legate al puntatore del mouse.</p><p>Per chi desidera una grafica in stile Xbox prima maniera, c'è <em>Deus Ex: Invisible War</em>; è molto più semplificato rispetto al predecessore, ma ritengo offra comunque numerosi sistemi da sfruttare e sia probabilmente più sottovalutato di quanto meriti.</p><p>Una maggiore fedeltà visiva e uno stile artistico a mio avviso straordinario si possono trovare in <em>Deus Ex: Human Revolution</em>. È un prequel dell'originale, ma ne cattura gran parte dell'essenza grazie a sistemi di gioco ben rifiniti.</p><p><em>Mankind Divided</em> evolve ulteriormente quella formula, specialmente grazie a un hub eccellente come la Praga del prossimo futuro. Il gioco si concludeva in modo piuttosto brusco, cosa che non gli ha attirato molti favori, ma le sue aree sembravano veri e propri parchi giochi ricchi di opportunità, con una miriade di percorsi e sistemi da esplorare; al contrario, in <em>Human Revolution</em> si aveva talvolta l'impressione di poter scegliere solo tra un paio di strade diverse per completare una missione.</p><p>Tutto ciò premesso, non credo che abbiamo davvero bisogno di <em>Deus Ex Remastered</em>, quanto piuttosto di un capitolo inedito, che prosegua la storia dei prequel o esplori un sequel alternativo rispetto alla direzione intrapresa da <em>Invisible War</em>.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/gaming/dimenticate-il-remaster-il-deus-ex-del-2000-resta-un-capolavoro-che-va-vissuto-nella-sua-forma-originale</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ E gira anche sulla Steam Deck di Valve ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Roland Moore-Colyer ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ &lt;p&gt;Roland Moore-Colyer is the Managing Editor for Mobile Computing at TechRadar, overseeing the phones and tablets sections, as well as assisting with the day-to-day running of TechRadar. In addition to his main focus area, Roland can be found writing about games, computers, and cars when the occasion arrives.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Before moving to TechRadar, Roland was previously a Managing Editor at Tom’s Guide, where he oversaw the computing and gaming channels, in addition to leading on news strategy. His focus was championing analysis, opinion articles and features around the latest tech and what’s on the horizon. And outside of that he extolled the virtues of sharp writing and the five Ws of communication.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Before TechRadar and Tom’s Guide, Roland worked as a freelancer for a wide variety of publications, as well as holding editor positions at IT Pro and the likes of The Inquirer and Computer Shopper. Occasionally, he’d steer out of the world of technology journalism and write a few articles for CAR magazine, including testing a Nissan Leaf and driving along a road that claimed the life of his poor 2001 Vauxhall Corsa. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;When not working, Roland spends a lot of time walking through London and looking up at various buildings, often ending up walking into bollards and being laughed at by unsympathetic Brits. When not putting himself at low-key risk, he likes to try his hand at a bit of cooking and works to get better at photography. But most of the time, Roland gets stuck into one of The Expanse books, a new Netflix series or some lengthy open-world game. &lt;/p&gt; ]]></dc:description>
                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                            <![CDATA[
                            <article>
                                <p>Verso la fine dello scorso anno, il debutto di Deus Ex Remastered è stato posticipato a data da destinarsi, con il conseguente rimborso dei preordini. Aspyr, studio specializzato in operazioni di restauro, ha dichiarato di aver recepito le critiche negative riguardanti il comparto grafico, confermando che il titolo non uscirà il 5 febbraio 2026.</p><p>Considerando che ritengo ancora l'originale Deus Ex un capolavoro assoluto e uno dei miei titoli preferiti di sempre, la notizia mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Avrei rigiocato volentieri il titolo, ma con una veste grafica moderna e qualche aggiornamento all'interfaccia.</p><p>Tuttavia, gli screenshot e i video della versione curata da Aspyr non mostravano un raffinato remake del titolo di Ion Storm del 2000, quanto piuttosto un prodotto che sembrava uscito a metà degli anni Duemila; un'estetica più adatta alla prima Xbox o ai primi tempi della Xbox 360 che all'hardware moderno nel 2026.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="high" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/f1RdKezTYNk" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Sono certo che restaurare un titolo di 26 anni fa non sia un’impresa semplice. Tuttavia, rielaborare texture che appaiono fuori contesto e poco coerenti con l'estetica cupa e rigorosa dell'originale non è la strada giusta. Preferirei vedere un remake sviluppato in Unreal Engine 5 o nel Dawn Engine utilizzato per Deus Ex: Mankind Divided; quest'ultima opzione è probabilmente un sogno proibito, considerando che il motore è di proprietà di Square Enix.</p><p>Tuttavia, l'accoglienza negativa riservata a Deus Ex Remastered e lo storico altalenante di Aspyr in fatto di remaster mi hanno spinto a riflettere: abbiamo davvero bisogno di una versione rimasterizzata di Deus Ex?</p><h2 id="l-arte-e-l-ambizione-trionfano-sulla-grafica">L'arte e l'ambizione trionfano sulla grafica</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1914px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:63.38%;"><img id="ujfZUeMaZ7G2jg4KZTSjqK" name="Deus Ex" alt="an screenshot from Deus Ex" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ujfZUeMaZ7G2jg4KZTSjqK-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1914" height="1213" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Eidos Interactive / Valve)</span></figcaption></figure><p>Fin dal lancio, Deus Ex non è mai stato un titolo spacca-mascella: le texture erano squadrate e l'illuminazione risultava piuttosto cupa in diverse aree. Eppure, questo faceva parte di una direzione artistica capace di catturare perfettamente quel clima da teorie del complotto tipico tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei 2000, con un tocco alla Matrix e un’estetica cyberpunk.</p><p>Inoltre, la rinuncia a una fedeltà grafica d'avanguardia permise a Deus Ex di non gravare troppo sull'hardware, offrendo in cambio mappe vaste e hub pronti per l'esplorazione. Persino rigiocandolo anni dopo, mi è capitato di scoprire luoghi segreti con risvolti narrativi significativi che mi erano sfuggiti la prima volta.</p><p>Evitando di dare priorità ai fronzoli grafici, Deus Ex ha potuto concentrarsi su una mole incredibile di elementi e sistemi tipici dei sim immersivi, manipolabili per aggirare ogni tipo di ostacolo. Il livello di varietà e immersione offerto supera ancora oggi molti titoli moderni dello stesso genere.</p><p>Per questo, una parte di me è convinta che per godersi davvero Deus Ex lo si debba giocare nella sua forma più originale possibile. La <em>Game of the Year Edition</em> resta la scelta più sensata, poiché supporta i controller moderni — anche se consiglio caldamente mouse e tastiera — e gira praticamente su qualsiasi configurazione.</p><p>Diavolo, sono riuscito a farlo girare discretamente persino sulla mia Steam Deck, sebbene sia necessario usare i trackpad per gestire alcune sezioni legate al puntatore del mouse.</p><p>Per chi desidera una grafica in stile Xbox prima maniera, c'è <em>Deus Ex: Invisible War</em>; è molto più semplificato rispetto al predecessore, ma ritengo offra comunque numerosi sistemi da sfruttare e sia probabilmente più sottovalutato di quanto meriti.</p><p>Una maggiore fedeltà visiva e uno stile artistico a mio avviso straordinario si possono trovare in <em>Deus Ex: Human Revolution</em>. È un prequel dell'originale, ma ne cattura gran parte dell'essenza grazie a sistemi di gioco ben rifiniti.</p><p><em>Mankind Divided</em> evolve ulteriormente quella formula, specialmente grazie a un hub eccellente come la Praga del prossimo futuro. Il gioco si concludeva in modo piuttosto brusco, cosa che non gli ha attirato molti favori, ma le sue aree sembravano veri e propri parchi giochi ricchi di opportunità, con una miriade di percorsi e sistemi da esplorare; al contrario, in <em>Human Revolution</em> si aveva talvolta l'impressione di poter scegliere solo tra un paio di strade diverse per completare una missione.</p><p>Tutto ciò premesso, non credo che abbiamo davvero bisogno di <em>Deus Ex Remastered</em>, quanto piuttosto di un capitolo inedito, che prosegua la storia dei prequel o esplori un sequel alternativo rispetto alla direzione intrapresa da <em>Invisible War</em>.</p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ L'accordo tra Apple e Google Gemini è la cosa più deludente che sia uscita da Apple dai tempi del Newton. ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Apple non sarà tra i leader tecnologici in questa epoca d'oro dell'intelligenza artificiale. Questo è ormai chiaro, vista la sorprendente intesa con Google per l'utilizzo dei modelli Gemini come base per i suoi modelli Foundation e per quella che probabilmente sarà la personalizzazione e l'intelligenza artificiale alla base del prossimo importante aggiornamento di Siri.</p><p>Non sto mettendo in discussione l'efficacia di questa scelta. Google e Gemini sono senza dubbio i migliori per Apple se l'azienda è determinata a lasciare che una terza parte dia il via ai suoi sforzi in materia di modelli. Dopo tutto, sebbene siano concorrenti, Apple e Google sono anche partner, con Google che paga ad Apple 20 miliardi di dollari all'anno per l'integrazione della ricerca su Safari. </p><p>Inoltre, se Apple dovesse scegliere tra OpenAI e Google, quest'ultima sarebbe chiaramente la vincitrice dal punto di vista dei dati. Gemini potrebbe non essere ancora il leader nell'intelligenza artificiale, ma ha raggiunto una posizione quasi alla pari con ChatGPT grazie al vasto grafico di conoscenza di Google e alla sua impressionante gamma di modelli.</p><p><br>Se però non pensate che questo sia un voltafaccia rispetto alle promesse fatte da Apple a partire dal 2024 e fino al WWDC dello scorso anno, significa che non avete prestato attenzione.</p><p>L'anno scorso, quando ho incontrato Craig Federighi, vicepresidente senior di Apple per l'ingegneria software, mi ha spiegato perché la versione completa di Siri con Apple Intelligence era stata ritardata, descrivendola come un problema di architettura. </p><p>In sostanza, l'aggiornamento di Siri che avrebbe dovuto arrivare nel 2024 con iOS 18 era basato sulla versione V1 dell'architettura Siri. La versione V2, però, era già pronta e, secondo Federighi, presentava “un'architettura end-to-end più profonda che sapevamo essere in definitiva ciò che volevamo creare, per ottenere una serie completa di funzionalità che desideravamo per Siri”.</p><p><br></p><h2 id="una-revisione-e-poi-un-ritiro">Una revisione e poi un ritiro</h2><p>Poiché la versione V1 non era all'altezza degli “standard Apple”, Apple ha preso la difficile decisione di posticipare il lancio della versione personalizzata di Siri e passare alla versione V2.</p><p>All'epoca, Federighi si è rifiutato di indicare una data di consegna, ma ha detto che avrebbero aspettato “fino a quando non avremo internamente l'architettura V2 che fornisce...”.</p><p>Ciò che Apple è stata in grado di costruire “internamente” è ora discutibile. Chiaramente, non si tratta dei modelli necessari o almeno di alcune parti fondamentali dei modelli necessari per costruire una Siri che capisca te e il tuo telefono, forse meglio di te.</p><p>Ho riletto questa parte della dichiarazione congiunta di Apple/Google: “Apple e Google hanno avviato una collaborazione pluriennale in base alla quale la prossima generazione di Apple Foundation Models sarà basata sui modelli Gemini e sulla tecnologia cloud di Google”. </p><p>Ho evidenziato la frase chiave, che interpreto nel senso che i modelli Gemini sono il seme o la base dei “modelli di base” di Apple. Da un altro punto di vista, senza Gemini non si ottiene l'approccio di Apple a questo elemento chiave dell'architettura dell'IA. Si noti che è inclusa la “tecnologia cloud” di Google, il che, a mio avviso, significa che Apple attingerà ai modelli più grandi di Google per i problemi di IA più difficili.</p><p>Facendo un ulteriore passo avanti, ciò significa che il cervello di Siri potrebbe essere più Google che Apple. Certo, forse sto esagerando un po', dato che Siri sarà basato sul modello Foundation di Apple (basato sui modelli Gemini), ma in assenza di chiarezza e approfondimenti da parte di Apple e Google, è difficile vederla in altro modo.</p><h2 id="per-alcuni-sollievo-dall-ia">Per alcuni, sollievo dall'IA</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.30%;"><img id="BB4SuGUerJ4w6EfEojBCiG" name="Craig-Federighi-WWDC-2025" alt="WWDC 2025" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/BB4SuGUerJ4w6EfEojBCiG-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1081" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Lance Ulanoff / Future)</span></figcaption></figure><p>Leggendo i commenti dei colleghi e dei consumatori sui social media, ho notato che molti sono effettivamente contenti che le cose siano andate così. Forse si sono stancati di aspettare una Siri migliore, sicuramente una che potesse competere ad armi pari con ChatGPT o Gemini sul piano dell'intelligenza artificiale.</p><p>Capisco questo sentimento. Dopotutto, milioni di utenti di iPhone, Mac e iPad hanno a cuore soprattutto la qualità della loro esperienza nell'ecosistema Apple. Una Siri più intelligente, anche se basata sui modelli Gemini, la migliorerà sicuramente.</p><p>Anche alcuni osservatori del settore, come Carolina Milanesi, presidente e analista principale di Creative Strategies, concordano sul fatto che l'approccio di Apple, che sembra concentrarsi sull'esperienza dell'utente finale e sull'interfaccia piuttosto che sulle basi, potrebbe essere il migliore. “Penso davvero che la mia analogia con la F1 sia perfetta: compra il motore e concentrati sul design dell'auto, ottimizzandola per il tuo pilota, questo è ciò che ti darà le migliori prestazioni”, mi ha scritto in un messaggio.</p><p>Penso che sia un'interpretazione generosa.</p><p>Comprendere gli obiettivi originali di Apple, tuttavia, può essere istruttivo in questo caso. Apple non ha mai voluto creare un concorrente di Gemini. Come mi ha detto Federighi l'anno scorso, "Non si trattava solo di creare un chatbot. Quindi, apparentemente, quando alcune delle funzionalità di Siri che ho menzionato non sono state implementate, la gente ha reagito dicendo: 'Che cosa è successo, Apple? Pensavo che ci avresti dato il tuo chatbot'. Questo non è mai stato l'obiettivo e non rimane il nostro obiettivo principale".</p><p>Il piano non era quello di competere con OpenAI e Google nel campo dei prompt puri, ma ciò non la esonera dalla responsabilità di mantenere una posizione nella corsa all'intelligenza artificiale.</p><p><br></p><h2 id="dove-si-colloca-apple-nella-corsa-all-intelligenza-artificiale">Dove si colloca Apple nella corsa all'intelligenza artificiale?</h2><p>L'intelligenza artificiale è senza dubbio l'innovazione tecnologica più importante di questa generazione, e l'idea che Apple non sia in grado di risolverla, di sviluppare una tecnologia competitiva, è deludente.</p><p>Apple non sta necessariamente compiendo i grandi passi avanti che ha fatto 15, 20 o 25 anni fa. È un'azienda che cresce in base al numero di servizi a cui si è abbonati. Apporta aggiornamenti incrementali a iPhone, iPad, MacBook e Apple Watch. Si tratta di prodotti eccellenti che spesso sono stati così all'avanguardia rispetto alla concorrenza da rendere superflui cambiamenti radicali.</p><p>Ma l'attenzione si è spostata dall'hardware di tendenza e dalle grandi nuove categorie di prodotti alla potenza del prompt e a ciò che l'intelligenza artificiale può fare per te. A un livello molto fondamentale, Apple avrebbe potuto mostrare cosa può fare l'intelligenza artificiale per i suoi clienti creando il Siri che aveva promesso, quello che capisce il tuo telefono e le tue esigenze e può agire per tuo conto. E mentre ha effettivamente creato una collezione di strumenti di intelligenza artificiale in Apple Intelligence, non è riuscita a costruire da sola quel cervello Siri, e ora ha ceduto le redini, almeno in gran parte, a uno dei principali concorrenti nel campo dell'intelligenza artificiale.</p><p>La buona notizia è che con questi nuovi modelli Apple Foundation che eseguono silenziosamente i modelli Gemini sotto il cofano, vedremo finalmente una Siri che, con il tuo permesso, potrà leggere la tua interfaccia, vedere le app che usi, comprendere i tuoi dati e l'interazione di tutti questi elementi per essere proattiva e mille volte più intelligente quando dici “Ehi, Siri”. Ma questi doni non saranno solo merito di Apple.</p><p>Quando Apple ha introdotto il personal digital assistant Newton (che non ha nulla a che vedere con gli assistenti AI di oggi) negli anni '90, era così orgogliosa del dispositivo mobile per prendere appunti che ha prodotto un delizioso libro da caffè da accompagnarlo. Il prodotto fallì e tutto ciò che rimase fu un libro pieno di sogni di innovazione tecnologica e, alla fine, promesse vuote. </p><p>Questo accordo tra Apple, Google, Gemini e Siri è anche peggiore. Non abbiamo nemmeno ottenuto il prodotto esistente con cui giocare. Al contrario, abbiamo ottenuto scadenze non rispettate e un tacito riconoscimento che Apple non era all'altezza del compito.</p><p><br></p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/ai-platforms-assistants/laccordo-tra-apple-e-google-gemini-e-la-cosa-piu-deludente-che-sia-uscita-da-apple-dai-tempi-del-newton</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Apple ci aveva promesso una Siri più entusiasmante e personalizzata, invece ci ritroviamo con una versione più simile a Gemini. ]]>
                                                                                                            </description>
                                                                                                                                <guid isPermaLink="false">chnAU9NZZyGcS28AdDpZoA</guid>
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                                                                                                <author><![CDATA[ lance.ulanoff@futurenet.com (Lance Ulanoff) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Lance Ulanoff ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/W2qksRaQeUfBGMwsW5bTGh-320-70.jpg ]]></dc:source>
                                                                <dc:description><![CDATA[ &lt;p&gt;Lance Ulanoff is an &lt;a href=&quot;https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ox35RKH2kNKBfSBfvHEoK6.jpg&quot;&gt;award-winning tech journalist&lt;/a&gt;, on-air expert, and commentator.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Before joining TechRadar, he served as Editor in Chief of Lifewire. Prior to that, he was Chief Correspondent for Mashable where he covered all facets of technology and the&amp;nbsp;intersection&amp;nbsp;of digital and life. He also helped Mashable find new ways to&amp;nbsp;tell&amp;nbsp;stories. Lance is based in NY.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
A 38-year industry veteran, &lt;a href=&quot;https://en.wikipedia.org/wiki/Lance_Ulanoff&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Lance Ulanoff&lt;/a&gt; has covered technology since PCs were the size of suitcases, “on line” meant “waiting” and CPU speeds were measured in single-digit megahertz. Prior to joining Mashable as Editor in Chief in 2011, Lance Ulanoff served as Editor in Chief of PCMag.com and Senior Vice President of Content for the Ziff Davis, Inc. While there, he guided the brand to a 100% digital existence and oversaw content strategy for all of Ziff Davis’ Web sites. His long-running column on PCMag.com earned him a Bronze award from the ASBPE. Winmag.com, HomePC.com, and PCMag.com were all honored under Lance’s guidance.&amp;nbsp;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
He makes frequent appearances on national, international, and local news programs including &lt;a href=&quot;https://kellyandryan.com/homepagemodules/new-years-tech-resolutions-with-lance-ulanoff/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Live with Kelly and Mark&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;https://www.today.com/video/google-glass-is-beginning-of-a-revolution-44496451646&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;the Today Show&lt;/a&gt;, Good Morning America, CNBC, CNN, and the BBC. He has also offered commentary on National Public Radio and been interviewed by newspapers and radio stations around the country. Lance has been an invited guest speaker at numerous technology conferences including Think Mobile, CEA Line Shows, Digital Life, RoboBusiness, RoboNexus, Business Foresight, and Digital Media Wire’s Games and Mobile Forum.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Lance received his Bachelor of Arts in Journalism from Hofstra University in New York. He serves on Hofstra’s School of Communication Advisory Board.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
In his spare time, Lance draws cartoons, which he occasionally posts online. He and his wife Linda have been married for over 30 years and have raised two amazing children.&lt;/p&gt; ]]></dc:description>
                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                                                            <media:credit><![CDATA[Getty Images]]></media:credit>
                                                                                                                                                                                                                                    <media:description><![CDATA[Apple Google Gemini deal]]></media:description>                                                            <media:text><![CDATA[Apple Google Gemini deal]]></media:text>
                                <media:title type="plain"><![CDATA[Apple Google Gemini deal]]></media:title>
                                                    </media:content>
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                            <![CDATA[
                            <article>
                                <p>Apple non sarà tra i leader tecnologici in questa epoca d'oro dell'intelligenza artificiale. Questo è ormai chiaro, vista la sorprendente intesa con Google per l'utilizzo dei modelli Gemini come base per i suoi modelli Foundation e per quella che probabilmente sarà la personalizzazione e l'intelligenza artificiale alla base del prossimo importante aggiornamento di Siri.</p><p>Non sto mettendo in discussione l'efficacia di questa scelta. Google e Gemini sono senza dubbio i migliori per Apple se l'azienda è determinata a lasciare che una terza parte dia il via ai suoi sforzi in materia di modelli. Dopo tutto, sebbene siano concorrenti, Apple e Google sono anche partner, con Google che paga ad Apple 20 miliardi di dollari all'anno per l'integrazione della ricerca su Safari. </p><p>Inoltre, se Apple dovesse scegliere tra OpenAI e Google, quest'ultima sarebbe chiaramente la vincitrice dal punto di vista dei dati. Gemini potrebbe non essere ancora il leader nell'intelligenza artificiale, ma ha raggiunto una posizione quasi alla pari con ChatGPT grazie al vasto grafico di conoscenza di Google e alla sua impressionante gamma di modelli.</p><p><br>Se però non pensate che questo sia un voltafaccia rispetto alle promesse fatte da Apple a partire dal 2024 e fino al WWDC dello scorso anno, significa che non avete prestato attenzione.</p><p>L'anno scorso, quando ho incontrato Craig Federighi, vicepresidente senior di Apple per l'ingegneria software, mi ha spiegato perché la versione completa di Siri con Apple Intelligence era stata ritardata, descrivendola come un problema di architettura. </p><p>In sostanza, l'aggiornamento di Siri che avrebbe dovuto arrivare nel 2024 con iOS 18 era basato sulla versione V1 dell'architettura Siri. La versione V2, però, era già pronta e, secondo Federighi, presentava “un'architettura end-to-end più profonda che sapevamo essere in definitiva ciò che volevamo creare, per ottenere una serie completa di funzionalità che desideravamo per Siri”.</p><p><br></p><h2 id="una-revisione-e-poi-un-ritiro">Una revisione e poi un ritiro</h2><p>Poiché la versione V1 non era all'altezza degli “standard Apple”, Apple ha preso la difficile decisione di posticipare il lancio della versione personalizzata di Siri e passare alla versione V2.</p><p>All'epoca, Federighi si è rifiutato di indicare una data di consegna, ma ha detto che avrebbero aspettato “fino a quando non avremo internamente l'architettura V2 che fornisce...”.</p><p>Ciò che Apple è stata in grado di costruire “internamente” è ora discutibile. Chiaramente, non si tratta dei modelli necessari o almeno di alcune parti fondamentali dei modelli necessari per costruire una Siri che capisca te e il tuo telefono, forse meglio di te.</p><p>Ho riletto questa parte della dichiarazione congiunta di Apple/Google: “Apple e Google hanno avviato una collaborazione pluriennale in base alla quale la prossima generazione di Apple Foundation Models sarà basata sui modelli Gemini e sulla tecnologia cloud di Google”. </p><p>Ho evidenziato la frase chiave, che interpreto nel senso che i modelli Gemini sono il seme o la base dei “modelli di base” di Apple. Da un altro punto di vista, senza Gemini non si ottiene l'approccio di Apple a questo elemento chiave dell'architettura dell'IA. Si noti che è inclusa la “tecnologia cloud” di Google, il che, a mio avviso, significa che Apple attingerà ai modelli più grandi di Google per i problemi di IA più difficili.</p><p>Facendo un ulteriore passo avanti, ciò significa che il cervello di Siri potrebbe essere più Google che Apple. Certo, forse sto esagerando un po', dato che Siri sarà basato sul modello Foundation di Apple (basato sui modelli Gemini), ma in assenza di chiarezza e approfondimenti da parte di Apple e Google, è difficile vederla in altro modo.</p><h2 id="per-alcuni-sollievo-dall-ia">Per alcuni, sollievo dall'IA</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.30%;"><img id="BB4SuGUerJ4w6EfEojBCiG" name="Craig-Federighi-WWDC-2025" alt="WWDC 2025" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/BB4SuGUerJ4w6EfEojBCiG-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1081" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Lance Ulanoff / Future)</span></figcaption></figure><p>Leggendo i commenti dei colleghi e dei consumatori sui social media, ho notato che molti sono effettivamente contenti che le cose siano andate così. Forse si sono stancati di aspettare una Siri migliore, sicuramente una che potesse competere ad armi pari con ChatGPT o Gemini sul piano dell'intelligenza artificiale.</p><p>Capisco questo sentimento. Dopotutto, milioni di utenti di iPhone, Mac e iPad hanno a cuore soprattutto la qualità della loro esperienza nell'ecosistema Apple. Una Siri più intelligente, anche se basata sui modelli Gemini, la migliorerà sicuramente.</p><p>Anche alcuni osservatori del settore, come Carolina Milanesi, presidente e analista principale di Creative Strategies, concordano sul fatto che l'approccio di Apple, che sembra concentrarsi sull'esperienza dell'utente finale e sull'interfaccia piuttosto che sulle basi, potrebbe essere il migliore. “Penso davvero che la mia analogia con la F1 sia perfetta: compra il motore e concentrati sul design dell'auto, ottimizzandola per il tuo pilota, questo è ciò che ti darà le migliori prestazioni”, mi ha scritto in un messaggio.</p><p>Penso che sia un'interpretazione generosa.</p><p>Comprendere gli obiettivi originali di Apple, tuttavia, può essere istruttivo in questo caso. Apple non ha mai voluto creare un concorrente di Gemini. Come mi ha detto Federighi l'anno scorso, "Non si trattava solo di creare un chatbot. Quindi, apparentemente, quando alcune delle funzionalità di Siri che ho menzionato non sono state implementate, la gente ha reagito dicendo: 'Che cosa è successo, Apple? Pensavo che ci avresti dato il tuo chatbot'. Questo non è mai stato l'obiettivo e non rimane il nostro obiettivo principale".</p><p>Il piano non era quello di competere con OpenAI e Google nel campo dei prompt puri, ma ciò non la esonera dalla responsabilità di mantenere una posizione nella corsa all'intelligenza artificiale.</p><p><br></p><h2 id="dove-si-colloca-apple-nella-corsa-all-intelligenza-artificiale">Dove si colloca Apple nella corsa all'intelligenza artificiale?</h2><p>L'intelligenza artificiale è senza dubbio l'innovazione tecnologica più importante di questa generazione, e l'idea che Apple non sia in grado di risolverla, di sviluppare una tecnologia competitiva, è deludente.</p><p>Apple non sta necessariamente compiendo i grandi passi avanti che ha fatto 15, 20 o 25 anni fa. È un'azienda che cresce in base al numero di servizi a cui si è abbonati. Apporta aggiornamenti incrementali a iPhone, iPad, MacBook e Apple Watch. Si tratta di prodotti eccellenti che spesso sono stati così all'avanguardia rispetto alla concorrenza da rendere superflui cambiamenti radicali.</p><p>Ma l'attenzione si è spostata dall'hardware di tendenza e dalle grandi nuove categorie di prodotti alla potenza del prompt e a ciò che l'intelligenza artificiale può fare per te. A un livello molto fondamentale, Apple avrebbe potuto mostrare cosa può fare l'intelligenza artificiale per i suoi clienti creando il Siri che aveva promesso, quello che capisce il tuo telefono e le tue esigenze e può agire per tuo conto. E mentre ha effettivamente creato una collezione di strumenti di intelligenza artificiale in Apple Intelligence, non è riuscita a costruire da sola quel cervello Siri, e ora ha ceduto le redini, almeno in gran parte, a uno dei principali concorrenti nel campo dell'intelligenza artificiale.</p><p>La buona notizia è che con questi nuovi modelli Apple Foundation che eseguono silenziosamente i modelli Gemini sotto il cofano, vedremo finalmente una Siri che, con il tuo permesso, potrà leggere la tua interfaccia, vedere le app che usi, comprendere i tuoi dati e l'interazione di tutti questi elementi per essere proattiva e mille volte più intelligente quando dici “Ehi, Siri”. Ma questi doni non saranno solo merito di Apple.</p><p>Quando Apple ha introdotto il personal digital assistant Newton (che non ha nulla a che vedere con gli assistenti AI di oggi) negli anni '90, era così orgogliosa del dispositivo mobile per prendere appunti che ha prodotto un delizioso libro da caffè da accompagnarlo. Il prodotto fallì e tutto ciò che rimase fu un libro pieno di sogni di innovazione tecnologica e, alla fine, promesse vuote. </p><p>Questo accordo tra Apple, Google, Gemini e Siri è anche peggiore. Non abbiamo nemmeno ottenuto il prodotto esistente con cui giocare. Al contrario, abbiamo ottenuto scadenze non rispettate e un tacito riconoscimento che Apple non era all'altezza del compito.</p><p><br></p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ Le 5 TV dal CES 2026 che non vedo l'ora di testare, incluse le OLED e RGB di LG e Samsung ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Il CES 2026 si è ufficialmente concluso ed è stato un altro anno mastodontico per i televisori. Il vero argomento di conversazione sono stati i TV RGB, chiamati RGB mini-LED, Micro RGB o RGB mini a seconda del marchio con cui si parla. Ci sono stati anche numerosi aggiornamenti OLED, schermi di dimensioni colossali e persino alcune novità nel mondo dei TV gallery e lifestyle.</p><p>Alcuni dei più grandi protagonisti del settore televisivo erano presenti al CES quest'anno e quasi tutti hanno adottato i TV RGB nel proprio repertorio per il 2026. Altrove, LG e Samsung hanno annunciato OLED più luminosi con nuovi aggiornamenti del sistema operativo basati sull'IA, Hisense ha presentato al mondo le tecnologie RGB Evo e RGBY MicroLED, e TCL ha messo in mostra il suo nuovo TV mini-LED X11L con tecnologia SQD (Super Quantum Dot). C'è ancora molto di cui parlare, ma approfondirò i dettagli qui sotto.</p><p>In qualità di recensore di TV per TechRadar, ho la fortuna di testare i migliori televisori ogni anno e al CES sono stati annunciati più di alcuni modelli, inclusi alcuni di quelli elencati sopra, che si sono aggiunti alla mia lista dei desideri per i test. Ora, questi non sono necessariamente i migliori TV del CES 2026 secondo TechRadar, ma solo la mia lista personale dei set più attesi che spero di avere tra le mani nel corso del 2026. Naturalmente, mi piacerebbe testare tutto, ma i modelli qui sotto sono le mie scelte principali.</p><h2 id="lg-c6h">LG C6H</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3194px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="dBSNXMDMi6LczRKPPPmq9B" name="LG C6H" alt="LG C6 OLED TV showing red celestial image" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dBSNXMDMi6LczRKPPPmq9B-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3194" height="1797" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Probabilmente uno degli annunci più sorprendenti del CES è stato il fatto che LG abbia diviso la sua serie C in due. L'LG C6 utilizzerà un pannello W-OLED standard (o quello che LG ora chiama semplicemente Tandem WOLED) e sarà disponibile nei formati da 42, 48, 55 e 65 pollici. Questo sarà il modello più vicino all'LG C5 dello scorso anno, uno dei migliori TV OLED del 2025.</p><p>L'altro modello della serie C sarà l'LG C6H. Utilizzerà un pannello Tandem OLED, un pannello OLED più avanzato che promette una luminosità superiore, un contrasto più netto e colori più vivaci. In effetti, è lo stesso pannello Tandem OLED che verrà utilizzato nell'ammiraglia LG G6!</p><p>Sebbene il C6H sarà disponibile solo nei formati da 77 e 83 pollici, il che ha smorzato un po' il mio entusiasmo, si tratta comunque di un ottimo sviluppo per la serie C. Erano diversi anni che si attendeva un aggiornamento del pannello e questo è un passo nella giusta direzione. Speriamo che il C6H sia all'altezza delle aspettative.</p><h2 id="samsung-s90h">Samsung S90H</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3679px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="dtL3VHLcMuW9LsgakX4gGa" name="Samsung-S90H CES 2026" alt="Samsung S90H pictured at CES 2026" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dtL3VHLcMuW9LsgakX4gGa-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3679" height="2070" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Rivale dell'LG C6, il Samsung S90H è l'OLED di fascia media di Samsung per il 2026.<sup>1</sup> La grande novità è che l'S90H sarà dotato dello schermo antiriflesso OLED Glare Free di Samsung, uno schermo opaco efficace nel ridurre i riflessi a specchio.<sup>2</sup> Questa caratteristica era precedentemente riservata agli OLED ammiraglia, come il Samsung S95F dello scorso anno, e poi introdotta nei Neo QLED top di gamma come il Samsung QN90F.</p><p>+1</p><p></p><p>Una delle mie frustrazioni con la serie C di LG è quanto sia riflettente. L'introduzione di uno schermo antiriflesso nel mercato degli OLED di fascia media rende l'S90H una valida alternativa per chi ha una stanza luminosa. Ho riscontrato che il sistema Glare Free è stato migliorato nel 2025 per mantenere un nero migliore sull'S95F, quindi spero che sia lo stesso per il 2026.</p><p>In realtà ho scelto l'S90H rispetto al C6H come l'OLED di fascia media che più attendo, a causa dello schermo opaco dell'S90H e delle dimensioni limitate dello schermo del C6H. Spero che l'S90H non sia soggetto alla stessa "lotteria dei pannelli" dell'S90F – motivo per cui abbiamo testato solo l'S90F da 65 pollici. Se non lo sarà, l'S90H potrebbe essere un televisore davvero entusiasmante per il 2026.</p><h2 id="hisense-ur9-e-ur8-rgb-mini-led">Hisense UR9 e UR8 RGB, mini-LED</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4032px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="A4dptPDPshxSuL7A5bMHiK" name="Hisense 85-inch RGB mini-LED pink tree" alt="Hisense 85-inch RGB mini-LED with pink tree against night sky on screen" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/A4dptPDPshxSuL7A5bMHiK-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4032" height="2268" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Questa foto ritrae un modello RGB più grande da 85 pollici all'IFA 2025. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Quando ho testato l'Hisense 116UX RGB mini-LED l'anno scorso, sono rimasto colpito dai suoi colori vivaci, dall'eccellente dettaglio e dall'elevata luminosità. Anche il contrasto e il nero erano solidi, ma c'erano alcuni problemi di uniformità dello schermo. Ero entusiasta di vedere un progresso per i mini-LED, ma 116 pollici non è una dimensione realistica per la maggior parte delle persone, quindi speravo di vederla arrivare su schermi più piccoli nei prossimi due anni.</p><p>Immaginate la mia sorpresa quando Hisense ha annunciato all'IFA 2025 che la tecnologia RGB sarebbe arrivata quantomeno sugli schermi da 85 pollici, per poi rivelare al CES 2026 che l'RGB arriverà su schermi a partire da soli 55 pollici! Non è chiaro quale tipo di luminosità o contrasto possiamo realmente aspettarci dai mini-LED RGB più piccoli, ma sarò ansioso di testarli.</p><p>Sebbene non siano stati annunciati i prezzi, Hisense ha dichiarato che i suoi listini saranno competitivi con i TV RGB di altri marchi, nonostante nessun altro brand abbia ancora annunciato i prezzi a sua volta. La speranza è che possa competere con l'OLED, il suo principale rivale.</p><h2 id="samsung-micro-rgb">Samsung Micro RGB </h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1823px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.28%;"><img id="RjqbSfFjRgMwTUQHLxQXyf" name="Samsung 130 micro rgb" alt="Samsung 130-inch Micro RGB showing image of fantasy world" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/RjqbSfFjRgMwTUQHLxQXyf-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1823" height="1026" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">I TV Micro RGB di Samsung arriveranno su schermi da 55 pollici in su, anche se non siamo ancora sicuri se il modello da 130 pollici (nella foto sopra) sarà messo in vendita a breve. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Non lasciatevi ingannare dal nome diverso: Micro RGB è sinonimo di RGB mini-LED. Questo è il nome scelto da Samsung per la nuova tecnologia dei pannelli, adottata anche da LG per i propri TV RGB. La cosa interessante è che Samsung sta portando il Micro RGB anche su schermi a partire da 55 pollici. Quindi, la competizione per il 2026 è già aperta.</p><p>Ho avuto modo di vedere in azione il TV Micro RGB da 115 pollici di Samsung l'anno scorso. Era posizionato accanto a un TV RGB mini-LED senza nome (che doveva essere l'Hisense 116UX, essendo l'unico altro TV RGB disponibile). I colori di Samsung erano più vivaci e decisi, ma l'Hisense sembrava più naturale e fedele alla realtà. Il Samsung ha inoltre mostrato un contrasto forte, migliori dettagli nelle ombre e neri superiori.</p><p>Mi aspetto che i TV Micro RGB di Samsung siano più costosi dei set RGB mini-LED di Hisense, ma sarà interessante vedere se l'aumento di prezzo varrà la pena. I mini-LED convenzionali di Hisense, come l'Hisense U8QG, hanno davvero raggiunto Samsung negli ultimi anni. Accadrà lo stesso con l'RGB?</p><h2 id="lg-g6-e-samsung-s95h">LG G6 e Samsung S95H</h2><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/EBSwuvE76dw8rrsHvBKSU8-1920-80.jpg" alt="LG OLED evo G6 showing images of jewels on pink background" /><figcaption>Sia l'LG G6 (1) che il Samsung S95H (2) hanno di che vantarsi.<small role="credit">Future</small></figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/CFu4FvK7uvntoqfDNRvYNa-1920-80.jpg" alt="The Samsung S95H at CES 2026" /><figcaption><small role="credit">Future</small></figcaption></figure></figure><p>Bene, questa è un po' una scorciatoia. Entrambi i flagship OLED 2026 di LG e Samsung vantano una luminosità superiore, un'elaborazione più rapida con nuovi potenziamenti IA e modifiche al design per il 2026. È quindi difficile scegliere tra i due.</p><p>Si dice che l'LG G6 sia il 20% più luminoso dell'LG G5 dello scorso anno grazie al <em>Brightness Booster Ultra</em>, e viene fornito con il nuovo pannello <em>Primary RGB Tandem OLED 2.0</em> che, secondo LG, migliorerà la qualità dell'immagine rispetto al pannello Tandem 1.0 del G5. Avrà inoltre riflessi sullo schermo ridotti rispetto al G5 e vanta una suite completa di funzioni per il gaming, incluso un nuovo <em>motion boost</em> che permette di giocare su PC a 1080p e 330Hz.</p><p>Le modifiche del Samsung S95H sono più estetiche. Samsung dichiara che sarà il 35% più luminoso del Samsung S95F dello scorso anno, ma il grande aggiornamento qui è la nuova cornice metallica e la rimozione della <em>One Connect Box</em> (il box esterno che ospitava le porte per gli altri dispositivi).<sup>4</sup> Le porte sono tornate sul retro del televisore, ma Samsung afferma che è possibile aggiungere opzionalmente la <em>Wireless One Connect Box</em>, che offrirebbe fino a otto porte HDMI in totale.</p><p>Entrambi i televisori sembrano superbi, ma in realtà nessuno dei due ha catturato l'attenzione quanto le controparti di fascia media, il C6 e l'S90H. Tuttavia, mentre la battaglia sulla luminosità continua, sono comunque ansioso di testare entrambi i modelli.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Il CES 2026 ha visto molti grandi annunci nel mondo dei televisori, ma ho scelto i cinque modelli principali dello show che voglio provare nel 2026 ]]>
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                                <p>Il CES 2026 si è ufficialmente concluso ed è stato un altro anno mastodontico per i televisori. Il vero argomento di conversazione sono stati i TV RGB, chiamati RGB mini-LED, Micro RGB o RGB mini a seconda del marchio con cui si parla. Ci sono stati anche numerosi aggiornamenti OLED, schermi di dimensioni colossali e persino alcune novità nel mondo dei TV gallery e lifestyle.</p><p>Alcuni dei più grandi protagonisti del settore televisivo erano presenti al CES quest'anno e quasi tutti hanno adottato i TV RGB nel proprio repertorio per il 2026. Altrove, LG e Samsung hanno annunciato OLED più luminosi con nuovi aggiornamenti del sistema operativo basati sull'IA, Hisense ha presentato al mondo le tecnologie RGB Evo e RGBY MicroLED, e TCL ha messo in mostra il suo nuovo TV mini-LED X11L con tecnologia SQD (Super Quantum Dot). C'è ancora molto di cui parlare, ma approfondirò i dettagli qui sotto.</p><p>In qualità di recensore di TV per TechRadar, ho la fortuna di testare i migliori televisori ogni anno e al CES sono stati annunciati più di alcuni modelli, inclusi alcuni di quelli elencati sopra, che si sono aggiunti alla mia lista dei desideri per i test. Ora, questi non sono necessariamente i migliori TV del CES 2026 secondo TechRadar, ma solo la mia lista personale dei set più attesi che spero di avere tra le mani nel corso del 2026. Naturalmente, mi piacerebbe testare tutto, ma i modelli qui sotto sono le mie scelte principali.</p><h2 id="lg-c6h">LG C6H</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3194px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="dBSNXMDMi6LczRKPPPmq9B" name="LG C6H" alt="LG C6 OLED TV showing red celestial image" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dBSNXMDMi6LczRKPPPmq9B-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3194" height="1797" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Probabilmente uno degli annunci più sorprendenti del CES è stato il fatto che LG abbia diviso la sua serie C in due. L'LG C6 utilizzerà un pannello W-OLED standard (o quello che LG ora chiama semplicemente Tandem WOLED) e sarà disponibile nei formati da 42, 48, 55 e 65 pollici. Questo sarà il modello più vicino all'LG C5 dello scorso anno, uno dei migliori TV OLED del 2025.</p><p>L'altro modello della serie C sarà l'LG C6H. Utilizzerà un pannello Tandem OLED, un pannello OLED più avanzato che promette una luminosità superiore, un contrasto più netto e colori più vivaci. In effetti, è lo stesso pannello Tandem OLED che verrà utilizzato nell'ammiraglia LG G6!</p><p>Sebbene il C6H sarà disponibile solo nei formati da 77 e 83 pollici, il che ha smorzato un po' il mio entusiasmo, si tratta comunque di un ottimo sviluppo per la serie C. Erano diversi anni che si attendeva un aggiornamento del pannello e questo è un passo nella giusta direzione. Speriamo che il C6H sia all'altezza delle aspettative.</p><h2 id="samsung-s90h">Samsung S90H</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3679px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="dtL3VHLcMuW9LsgakX4gGa" name="Samsung-S90H CES 2026" alt="Samsung S90H pictured at CES 2026" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dtL3VHLcMuW9LsgakX4gGa-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3679" height="2070" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Rivale dell'LG C6, il Samsung S90H è l'OLED di fascia media di Samsung per il 2026.<sup>1</sup> La grande novità è che l'S90H sarà dotato dello schermo antiriflesso OLED Glare Free di Samsung, uno schermo opaco efficace nel ridurre i riflessi a specchio.<sup>2</sup> Questa caratteristica era precedentemente riservata agli OLED ammiraglia, come il Samsung S95F dello scorso anno, e poi introdotta nei Neo QLED top di gamma come il Samsung QN90F.</p><p>+1</p><p></p><p>Una delle mie frustrazioni con la serie C di LG è quanto sia riflettente. L'introduzione di uno schermo antiriflesso nel mercato degli OLED di fascia media rende l'S90H una valida alternativa per chi ha una stanza luminosa. Ho riscontrato che il sistema Glare Free è stato migliorato nel 2025 per mantenere un nero migliore sull'S95F, quindi spero che sia lo stesso per il 2026.</p><p>In realtà ho scelto l'S90H rispetto al C6H come l'OLED di fascia media che più attendo, a causa dello schermo opaco dell'S90H e delle dimensioni limitate dello schermo del C6H. Spero che l'S90H non sia soggetto alla stessa "lotteria dei pannelli" dell'S90F – motivo per cui abbiamo testato solo l'S90F da 65 pollici. Se non lo sarà, l'S90H potrebbe essere un televisore davvero entusiasmante per il 2026.</p><h2 id="hisense-ur9-e-ur8-rgb-mini-led">Hisense UR9 e UR8 RGB, mini-LED</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4032px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="A4dptPDPshxSuL7A5bMHiK" name="Hisense 85-inch RGB mini-LED pink tree" alt="Hisense 85-inch RGB mini-LED with pink tree against night sky on screen" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/A4dptPDPshxSuL7A5bMHiK-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4032" height="2268" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Questa foto ritrae un modello RGB più grande da 85 pollici all'IFA 2025. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Quando ho testato l'Hisense 116UX RGB mini-LED l'anno scorso, sono rimasto colpito dai suoi colori vivaci, dall'eccellente dettaglio e dall'elevata luminosità. Anche il contrasto e il nero erano solidi, ma c'erano alcuni problemi di uniformità dello schermo. Ero entusiasta di vedere un progresso per i mini-LED, ma 116 pollici non è una dimensione realistica per la maggior parte delle persone, quindi speravo di vederla arrivare su schermi più piccoli nei prossimi due anni.</p><p>Immaginate la mia sorpresa quando Hisense ha annunciato all'IFA 2025 che la tecnologia RGB sarebbe arrivata quantomeno sugli schermi da 85 pollici, per poi rivelare al CES 2026 che l'RGB arriverà su schermi a partire da soli 55 pollici! Non è chiaro quale tipo di luminosità o contrasto possiamo realmente aspettarci dai mini-LED RGB più piccoli, ma sarò ansioso di testarli.</p><p>Sebbene non siano stati annunciati i prezzi, Hisense ha dichiarato che i suoi listini saranno competitivi con i TV RGB di altri marchi, nonostante nessun altro brand abbia ancora annunciato i prezzi a sua volta. La speranza è che possa competere con l'OLED, il suo principale rivale.</p><h2 id="samsung-micro-rgb">Samsung Micro RGB </h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1823px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.28%;"><img id="RjqbSfFjRgMwTUQHLxQXyf" name="Samsung 130 micro rgb" alt="Samsung 130-inch Micro RGB showing image of fantasy world" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/RjqbSfFjRgMwTUQHLxQXyf-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1823" height="1026" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">I TV Micro RGB di Samsung arriveranno su schermi da 55 pollici in su, anche se non siamo ancora sicuri se il modello da 130 pollici (nella foto sopra) sarà messo in vendita a breve. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Non lasciatevi ingannare dal nome diverso: Micro RGB è sinonimo di RGB mini-LED. Questo è il nome scelto da Samsung per la nuova tecnologia dei pannelli, adottata anche da LG per i propri TV RGB. La cosa interessante è che Samsung sta portando il Micro RGB anche su schermi a partire da 55 pollici. Quindi, la competizione per il 2026 è già aperta.</p><p>Ho avuto modo di vedere in azione il TV Micro RGB da 115 pollici di Samsung l'anno scorso. Era posizionato accanto a un TV RGB mini-LED senza nome (che doveva essere l'Hisense 116UX, essendo l'unico altro TV RGB disponibile). I colori di Samsung erano più vivaci e decisi, ma l'Hisense sembrava più naturale e fedele alla realtà. Il Samsung ha inoltre mostrato un contrasto forte, migliori dettagli nelle ombre e neri superiori.</p><p>Mi aspetto che i TV Micro RGB di Samsung siano più costosi dei set RGB mini-LED di Hisense, ma sarà interessante vedere se l'aumento di prezzo varrà la pena. I mini-LED convenzionali di Hisense, come l'Hisense U8QG, hanno davvero raggiunto Samsung negli ultimi anni. Accadrà lo stesso con l'RGB?</p><h2 id="lg-g6-e-samsung-s95h">LG G6 e Samsung S95H</h2><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/EBSwuvE76dw8rrsHvBKSU8-1920-80.jpg" alt="LG OLED evo G6 showing images of jewels on pink background" /><figcaption>Sia l'LG G6 (1) che il Samsung S95H (2) hanno di che vantarsi.<small role="credit">Future</small></figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/CFu4FvK7uvntoqfDNRvYNa-1920-80.jpg" alt="The Samsung S95H at CES 2026" /><figcaption><small role="credit">Future</small></figcaption></figure></figure><p>Bene, questa è un po' una scorciatoia. Entrambi i flagship OLED 2026 di LG e Samsung vantano una luminosità superiore, un'elaborazione più rapida con nuovi potenziamenti IA e modifiche al design per il 2026. È quindi difficile scegliere tra i due.</p><p>Si dice che l'LG G6 sia il 20% più luminoso dell'LG G5 dello scorso anno grazie al <em>Brightness Booster Ultra</em>, e viene fornito con il nuovo pannello <em>Primary RGB Tandem OLED 2.0</em> che, secondo LG, migliorerà la qualità dell'immagine rispetto al pannello Tandem 1.0 del G5. Avrà inoltre riflessi sullo schermo ridotti rispetto al G5 e vanta una suite completa di funzioni per il gaming, incluso un nuovo <em>motion boost</em> che permette di giocare su PC a 1080p e 330Hz.</p><p>Le modifiche del Samsung S95H sono più estetiche. Samsung dichiara che sarà il 35% più luminoso del Samsung S95F dello scorso anno, ma il grande aggiornamento qui è la nuova cornice metallica e la rimozione della <em>One Connect Box</em> (il box esterno che ospitava le porte per gli altri dispositivi).<sup>4</sup> Le porte sono tornate sul retro del televisore, ma Samsung afferma che è possibile aggiungere opzionalmente la <em>Wireless One Connect Box</em>, che offrirebbe fino a otto porte HDMI in totale.</p><p>Entrambi i televisori sembrano superbi, ma in realtà nessuno dei due ha catturato l'attenzione quanto le controparti di fascia media, il C6 e l'S90H. Tuttavia, mentre la battaglia sulla luminosità continua, sono comunque ansioso di testare entrambi i modelli.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Raffreddamento a liquido vs raffreddamento ad aria: le cinque differenze chiave per i data center. ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>La domanda globale di tecnologie come l'intelligenza artificiale, il calcolo ad alte prestazioni (HPC) e i servizi cloud è in accelerazione, rendendo sempre più cruciale l'efficienza dei sistemi di raffreddamento utilizzati nei data center che supportano tali tecnologie.<sup>1</sup></p><p></p><p></p><p>Oggi i data center rappresentano circa l'1,5% del consumo mondiale di elettricità: secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, entro il 2030 il fabbisogno energetico globale è destinato a raddoppiare proprio a causa di tecnologie come l'IA.<sup>2</sup></p><p></p><p></p><p>Poiché i data center possono arrivare a impiegare fino a metà della loro energia totale solo per i sistemi di raffreddamento, l'efficienza di tali impianti sta diventando un fattore vitale per qualsiasi organizzazione che utilizzi l'IA, l'HPC o i servizi cloud.<sup>3</sup></p><p>L'approccio tradizionale per il raffreddamento dei data center è quello ad aria, basato sull'impiego di grandi ventole all'interno delle strutture e dei singoli dispositivi. Con l'aumentare del fabbisogno energetico, tuttavia, il raffreddamento ad aria fatica a tenere il passo con le esigenze dei data center odierni e futuri.</p><p>Il raffreddamento a liquido, che utilizza acqua calda per raffreddare i componenti, si sta affermando come un'importante alternativa, offrendo vantaggi chiave in termini di efficienza e sostenibilità.</p><p>Considerando che i carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale richiedono densità energetiche sempre più elevate e che la sostenibilità è ormai centrale nelle strategie infrastrutturali, è fondamentale che i responsabili dei data center compiano scelte informate sul raffreddamento. Di seguito sono riportati i principali vantaggi e svantaggi dei due approcci, analizzati attraverso molteplici fattori.</p><h2 id="efficienza-termica">Efficienza termica</h2><p>Uno dei principali vantaggi dei sistemi di raffreddamento a liquido risiede nell'efficienza, ambito in cui l'acqua è in grado di offrire prestazioni molto superiori all'aria. L'acqua è oltre 3.000 volte più efficiente dell'aria nel rimuovere il calore, il che significa che gli operatori dei data center devono utilizzare meno elettricità per mantenere freschi i data center e le apparecchiature.</p><p>Le tecniche di raffreddamento a liquido, come il raffreddamento diretto al nodo (direct-to-node), possono rimuovere fino al 98% del calore dai server; l'acqua calda può inoltre essere riutilizzata per riscaldare strutture come edifici e persino piscine. Complessivamente, il raffreddamento a liquido può ridurre il consumo energetico fino al 40%.</p><h2 id="sostenibilita">Sostenibilità</h2><p>Il raffreddamento a liquido e quello ad aria presentano vantaggi e svantaggi in termini di sostenibilità, sebbene la tecnologia del raffreddamento a liquido si stia evolvendo rapidamente. Il raffreddamento ad aria è altamente energivoro, ma preserva l'acqua.</p><p>Il raffreddamento a liquido è più efficiente dal punto di vista energetico, ma i sistemi più vecchi basati sul raffreddamento evaporativo, in cui l'acqua calda viene spruzzata su pannelli per essere raffreddata, devono essere riforniti da fonti esterne.</p><p>I sistemi di raffreddamento ad acqua calda limitano la perdita d'acqua e i sistemi più recenti possono accettare temperature d'ingresso elevate, il che significa che viene sprecata meno energia per refrigerare l'acqua.</p><p>Le organizzazioni stanno inoltre passando da sistemi a circuito aperto per la gestione del calore (dove l'acqua viene raffreddata tramite evaporazione) a sistemi a circuito chiuso (che rimuovono il calore attraverso uno scambiatore di calore liquido-aria a circuito chiuso) per rendere il raffreddamento a liquido più efficiente e scalabile.</p><h2 id="densita-spaziale">Densità spaziale</h2><p>I sistemi raffreddati ad aria richiedono uno spazio fisico maggiore per operare e possono supportare fino a circa 70 kilowatt per rack, ma esiste un limite fisico noto come "capacità termica specifica" oltre il quale non possono funzionare.</p><p>Le GPU che alimentano le piattaforme di IA richiedono fino a 10 volte più energia rispetto alle CPU tradizionali, contenendo un numero maggiore di transistor: altre caratteristiche progettuali, come lo stacking del silicio in 3D, consentono ai produttori di GPU di inserire più componenti in spazi ridotti.</p><p>Ciò aumenta la densità di potenza dei data center, spingendo il raffreddamento ad aria oltre la soglia di viabilità.<sup>1</sup> Con data center sempre più densi dal punto di vista energetico, l'aria limita la scalabilità, il che significa che è possibile inserire meno potenza di calcolo nello stesso spazio.</p><p>Il raffreddamento a liquido consente ai componenti di girare più velocemente, permettendo ai data center di gestire carichi di lavoro di IA e HPC più intensi e favorendo una maggiore densità di calcolo.</p><h2 id="a-prova-di-futuro">A prova di futuro</h2><p>Entro la fine di questo decennio, secondo Goldman Sachs, la domanda energetica di tecnologie come l'IA avrà causato un aumento del 160% nel fabbisogno di potenza dei data center. Ciò significa che la maggiore efficienza del raffreddamento a liquido diventerà sempre più importante.</p><p>Misurata in PUE (Power Usage Effectiveness), l'efficienza dei data center è data dal rapporto tra la potenza richiesta per far funzionare l'intero data center e il fabbisogno energetico delle apparecchiature IT.</p><p>Alcuni data center ottimizzati per il liquido stanno già raggiungendo un PUE di 1,1 o addirittura 1,04, e i clienti potranno anche utilizzare l'acqua calda per riscaldare gli uffici, operazione che sta diventando ancora più semplice con i sistemi più recenti. Con la crescita della domanda di calcolo in tutto il mondo, tali efficienze diventeranno sempre più fondamentali.</p><h2 id="affidabilita-e-manutenzione">Affidabilità e manutenzione</h2><p>I sistemi di raffreddamento ad aria presentano svantaggi distinti in termini di affidabilità e manutenzione: l'uso delle ventole può esporre l'hardware alla polvere e le temperature tendono a fluttuare maggiormente nei data center raffreddati ad aria, con conseguenze dirette sulla manutenzione.</p><p>In linea generale, i sistemi di raffreddamento a liquido richiedono una maggiore competenza per la manutenzione. Tuttavia, la situazione sta cambiando. I moderni sistemi di raffreddamento a liquido sono sicuri, facili da riparare e altamente pratici in un'ampia varietà di ambienti.</p><p>I più recenti sistemi raffreddati ad acqua possono operare in molteplici configurazioni per facilitarne l'adozione, inclusi sistemi ibridi che utilizzano sia aria che acqua.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/pro/raffreddamento-a-liquido-vs-raffreddamento-ad-aria-le-cinque-differenze-chiave-per-i-data-center</link>
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                            <![CDATA[ Perché il raffreddamento a liquido si sta affermando come la scelta efficiente e sostenibile per i data center guidati dall'intelligenza artificiale. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Pro]]></category>
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                                <p>La domanda globale di tecnologie come l'intelligenza artificiale, il calcolo ad alte prestazioni (HPC) e i servizi cloud è in accelerazione, rendendo sempre più cruciale l'efficienza dei sistemi di raffreddamento utilizzati nei data center che supportano tali tecnologie.<sup>1</sup></p><p></p><p></p><p>Oggi i data center rappresentano circa l'1,5% del consumo mondiale di elettricità: secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, entro il 2030 il fabbisogno energetico globale è destinato a raddoppiare proprio a causa di tecnologie come l'IA.<sup>2</sup></p><p></p><p></p><p>Poiché i data center possono arrivare a impiegare fino a metà della loro energia totale solo per i sistemi di raffreddamento, l'efficienza di tali impianti sta diventando un fattore vitale per qualsiasi organizzazione che utilizzi l'IA, l'HPC o i servizi cloud.<sup>3</sup></p><p>L'approccio tradizionale per il raffreddamento dei data center è quello ad aria, basato sull'impiego di grandi ventole all'interno delle strutture e dei singoli dispositivi. Con l'aumentare del fabbisogno energetico, tuttavia, il raffreddamento ad aria fatica a tenere il passo con le esigenze dei data center odierni e futuri.</p><p>Il raffreddamento a liquido, che utilizza acqua calda per raffreddare i componenti, si sta affermando come un'importante alternativa, offrendo vantaggi chiave in termini di efficienza e sostenibilità.</p><p>Considerando che i carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale richiedono densità energetiche sempre più elevate e che la sostenibilità è ormai centrale nelle strategie infrastrutturali, è fondamentale che i responsabili dei data center compiano scelte informate sul raffreddamento. Di seguito sono riportati i principali vantaggi e svantaggi dei due approcci, analizzati attraverso molteplici fattori.</p><h2 id="efficienza-termica">Efficienza termica</h2><p>Uno dei principali vantaggi dei sistemi di raffreddamento a liquido risiede nell'efficienza, ambito in cui l'acqua è in grado di offrire prestazioni molto superiori all'aria. L'acqua è oltre 3.000 volte più efficiente dell'aria nel rimuovere il calore, il che significa che gli operatori dei data center devono utilizzare meno elettricità per mantenere freschi i data center e le apparecchiature.</p><p>Le tecniche di raffreddamento a liquido, come il raffreddamento diretto al nodo (direct-to-node), possono rimuovere fino al 98% del calore dai server; l'acqua calda può inoltre essere riutilizzata per riscaldare strutture come edifici e persino piscine. Complessivamente, il raffreddamento a liquido può ridurre il consumo energetico fino al 40%.</p><h2 id="sostenibilita">Sostenibilità</h2><p>Il raffreddamento a liquido e quello ad aria presentano vantaggi e svantaggi in termini di sostenibilità, sebbene la tecnologia del raffreddamento a liquido si stia evolvendo rapidamente. Il raffreddamento ad aria è altamente energivoro, ma preserva l'acqua.</p><p>Il raffreddamento a liquido è più efficiente dal punto di vista energetico, ma i sistemi più vecchi basati sul raffreddamento evaporativo, in cui l'acqua calda viene spruzzata su pannelli per essere raffreddata, devono essere riforniti da fonti esterne.</p><p>I sistemi di raffreddamento ad acqua calda limitano la perdita d'acqua e i sistemi più recenti possono accettare temperature d'ingresso elevate, il che significa che viene sprecata meno energia per refrigerare l'acqua.</p><p>Le organizzazioni stanno inoltre passando da sistemi a circuito aperto per la gestione del calore (dove l'acqua viene raffreddata tramite evaporazione) a sistemi a circuito chiuso (che rimuovono il calore attraverso uno scambiatore di calore liquido-aria a circuito chiuso) per rendere il raffreddamento a liquido più efficiente e scalabile.</p><h2 id="densita-spaziale">Densità spaziale</h2><p>I sistemi raffreddati ad aria richiedono uno spazio fisico maggiore per operare e possono supportare fino a circa 70 kilowatt per rack, ma esiste un limite fisico noto come "capacità termica specifica" oltre il quale non possono funzionare.</p><p>Le GPU che alimentano le piattaforme di IA richiedono fino a 10 volte più energia rispetto alle CPU tradizionali, contenendo un numero maggiore di transistor: altre caratteristiche progettuali, come lo stacking del silicio in 3D, consentono ai produttori di GPU di inserire più componenti in spazi ridotti.</p><p>Ciò aumenta la densità di potenza dei data center, spingendo il raffreddamento ad aria oltre la soglia di viabilità.<sup>1</sup> Con data center sempre più densi dal punto di vista energetico, l'aria limita la scalabilità, il che significa che è possibile inserire meno potenza di calcolo nello stesso spazio.</p><p>Il raffreddamento a liquido consente ai componenti di girare più velocemente, permettendo ai data center di gestire carichi di lavoro di IA e HPC più intensi e favorendo una maggiore densità di calcolo.</p><h2 id="a-prova-di-futuro">A prova di futuro</h2><p>Entro la fine di questo decennio, secondo Goldman Sachs, la domanda energetica di tecnologie come l'IA avrà causato un aumento del 160% nel fabbisogno di potenza dei data center. Ciò significa che la maggiore efficienza del raffreddamento a liquido diventerà sempre più importante.</p><p>Misurata in PUE (Power Usage Effectiveness), l'efficienza dei data center è data dal rapporto tra la potenza richiesta per far funzionare l'intero data center e il fabbisogno energetico delle apparecchiature IT.</p><p>Alcuni data center ottimizzati per il liquido stanno già raggiungendo un PUE di 1,1 o addirittura 1,04, e i clienti potranno anche utilizzare l'acqua calda per riscaldare gli uffici, operazione che sta diventando ancora più semplice con i sistemi più recenti. Con la crescita della domanda di calcolo in tutto il mondo, tali efficienze diventeranno sempre più fondamentali.</p><h2 id="affidabilita-e-manutenzione">Affidabilità e manutenzione</h2><p>I sistemi di raffreddamento ad aria presentano svantaggi distinti in termini di affidabilità e manutenzione: l'uso delle ventole può esporre l'hardware alla polvere e le temperature tendono a fluttuare maggiormente nei data center raffreddati ad aria, con conseguenze dirette sulla manutenzione.</p><p>In linea generale, i sistemi di raffreddamento a liquido richiedono una maggiore competenza per la manutenzione. Tuttavia, la situazione sta cambiando. I moderni sistemi di raffreddamento a liquido sono sicuri, facili da riparare e altamente pratici in un'ampia varietà di ambienti.</p><p>I più recenti sistemi raffreddati ad acqua possono operare in molteplici configurazioni per facilitarne l'adozione, inclusi sistemi ibridi che utilizzano sia aria che acqua.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Spero che nel 2026 i telefoni Android correggano il più grande errore dell'iPhone di Apple ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Per prevedere come saranno gli smartphone Android nel 2026, non guardo ai modelli dell'anno scorso. Guardo ai telefoni migliori del 2024. I dispositivi hanno solitamente un ciclo di sviluppo di 18 mesi, quindi le novità di quest'anno saranno influenzate dal prodotto di punta della seconda metà del 2024: l'iPhone 16 Pro. Quell'iPhone ha introdotto un'importante innovazione da parte di Apple, e questo è l'anno in cui spero che Android riesca finalmente a "rubare" una grande funzionalità che Apple ha sbagliato.</p><p>L'iPhone non cambia spesso, quindi aggiungere o rimuovere un tasto è un evento epocale. Le grandi riprogettazioni di iPhone solitamente avvengono a distanza di almeno cinque anni. L'iPhone 4 ne ha affinato il design. L'iPhone X (dieci) ha finalmente rimosso il tasto Home. Successivamente, l'iPhone 15 Pro ha trasformato l'interruttore del muto in un Tasto Azione. Per chi cerca il massimo dell'innovazione, la scelta tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> oggi passa proprio attraverso queste evoluzioni ergonomiche. Scegliere uno dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> nel 2026 significherà probabilmente beneficiare di una versione più matura e funzionale di queste intuizioni.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="vMwXWSnsGNgwEkENGipFGo" name="Apple-iPhone-16-Pro-Max-Review-camera-control.jpg" alt="Apple iPhone 16 Pro Max  REVIEW" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/vMwXWSnsGNgwEkENGipFGo-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">L'iPhone 16 Pro Max con il suo tasto di Controllo Fotocamera </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future / Lance Ulanoff)</span></figcaption></figure><p>Nessuno di questi cambiamenti mi ha entusiasmato quanto le indiscrezioni trapelate nel 2024. L'iPhone 16 Pro ha introdotto il Controllo Fotocamera. Speravo in un vero tasto dedicato alla fotografia su uno smartphone da anni, se non da decenni. Sono convinto che un pulsante di scatto fatto come si deve sarebbe proprio ciò che serve per migliorare la fotografia da mobile.</p><p>Sfortunatamente, ciò che Apple ci ha dato nel 2024 non è stato all'altezza delle mie aspettative. Il Controllo Fotocamera è un flop. Non lo uso mai, almeno non intenzionalmente. Lo premo per sbaglio ogni giorno. Se funzionasse come speravo lo userei spesso, ma Apple non è riuscita a offrire un vero tasto di scatto. Nel 2026, la sfida per i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> sarà proprio quella di proporre un'ergonomia più efficace, magari prendendo spunto dai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> che stanno già sperimentando soluzioni fisiche più precise.</p><h2 id="se-apple-avesse-fatto-le-cose-per-bene-ecco-come-funzionerebbe-il-tasto-controllo-fotocamera">Se Apple avesse fatto le cose per bene, ecco come funzionerebbe il tasto Controllo Fotocamera.</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1600px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="WYj983xvbnkszjHthBg2pD" name="Ricoh GR IIIx HDF" alt="Ricoh GR IIIx HDF in hand" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/WYj983xvbnkszjHthBg2pD-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1600" height="900" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">La Ricoh GR IIIx, con il suo generoso pulsante di scatto posizionato sulla parte superiore </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Quando si utilizza una fotocamera vera, il pulsante di scatto funziona così: prima lo si preme a metà, finché non si avverte una leggera resistenza. Questa mezza pressione ordina alla fotocamera di mettere a fuoco. Solo a quel punto si preme fino in fondo per scattare la foto.</p><p>È esattamente così che dovrebbe funzionare il tasto Controllo Fotocamera di Apple. Invece non lo fa, privandovi del vantaggio principale di un pulsante di scatto: la stabilità.</p><p>Le mani si muovono e tremano. Le fotocamere catturano immagini a velocità che sono una frazione infinitesimale di secondo – 1/30 di secondo è considerata una velocità di scatto relativamente lenta – quindi un piccolo movimento solitamente non si nota. Tuttavia, premere il tasto della fotocamera sposta il telefono in modo tutt'altro che trascurabile. Per chi cerca risultati professionali, l'uso dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> richiede un controllo fisico che non comprometta la nitidezza, un dettaglio che molti dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> stanno cercando di perfezionare con soluzioni più stabili.</p><h2 id="al-posto-di-un-pulsante-di-scatto-ci-ritroviamo-con-i-controlli-per-lo-zoom-su-un-iphone">Al posto di un pulsante di scatto, ci ritroviamo con... i controlli per lo zoom? Su un iPhone?!</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1600px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.19%;"><img id="dBbQy3BTHip9yNdAXpi5LT" name="8-Apple iPhone 16 Plus Review, Camera Control Zoom.jpg" alt="Apple iPhone 16 Plus Review" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dBbQy3BTHip9yNdAXpi5LT-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1600" height="899" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Utilizzo del tasto Controllo Fotocamera per gestire lo zoom su iPhone 16 Plus </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Torniamo all'iPhone 16 Pro. Le indiscrezioni parlavano del tasto Controllo Fotocamera con mesi di anticipo e io speravo fosse un vero pulsante di scatto: premi a metà per mettere a fuoco, poi premi un po' più a fondo per scattare. Non è andata minimamente così. Al lancio, la messa a fuoco non era nemmeno tra le funzioni del Controllo Fotocamera; è stata aggiunta solo in seguito. A quel punto, avevo già rinunciato al fallimentare tasto di Apple.</p><p>Cosa fa invece il Controllo Fotocamera? Nulla che mi interessi. Può gestire lo zoom, regolare le impostazioni di esposizione o passare da un obiettivo all'altro. Può modificare lo stile in modi bizzarri e tipici di Apple, difficili da spiegare. Tutti questi strumenti sono futili banalità rispetto all'avere un vero pulsante di scatto che aiuti a stabilizzare la messa a fuoco.</p><p>Nutro grandi speranze che i produttori di telefoni Android facciano le cose per bene. Google ci ha sorpreso quest'anno aggiungendo magneti compatibili con MagSafe al suo Google Pixel 10. Mi piacerebbe vederli trarre ulteriore ispirazione da Apple e "rubare" il tasto fotocamera, ma realizzandolo correttamente. Potrei anche immaginare OnePlus fare del pulsante di scatto una caratteristica chiave per il prossimo OnePlus 16, anche se non vedremo quel telefono prima della fine del 2026. Per chi cerca l'innovazione hardware più concreta, la scelta tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> passerà proprio da questi dettagli, magari confrontando i futuri modelli con i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> attualmente sul mercato.</p><p>Vorresti che approfondissi le specifiche tecniche di uno di questi modelli Android in arrivo?</p><h2 id="samsung-dovrebbe-rispolverare-i-suoi-storici-dispositivi-che-univano-smartphone-e-fotocamera">Samsung dovrebbe rispolverare i suoi storici dispositivi che univano smartphone e fotocamera</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4608px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="XP2ekxaiLGMup4bchgZyj8" name="samsung-galaxy-camera-2-hero.jpg" alt="Samsung Galaxy Camera 2 in white with lens extended slightly" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/e7eb2fcd8b07782db78068aa14f8b3ed-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4608" height="2592" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">La Samsung Galaxy Camera 2 era a tutti gli effetti una fotocamera con un telefono Android integrato </span></figcaption></figure><p>Nutro ancora più speranze che Samsung salga sul treno del tasto fotocamera, perché Samsung sa bene come far collaborare un telefono e una macchina fotografica. Quando l'azienda aveva una propria divisione dedicata alle fotocamere stand-alone (produce tuttora sensori e altri componenti ottici), realizzò un dispositivo ibrido che montava una vera fotocamera, con un'ottima escursione focale, sul retro di un telefono Galaxy S.</p><p>Il primo di questi fu la Samsung Galaxy Camera. Era grande e sgraziata, ma rappresentava un modo incredibilmente innovativo di condividere foto digitali nei primi giorni dei social network. Il successore fu il Galaxy S4 Zoom: aveva un prezzo eccessivo, ma restava un concetto affascinante. Offriva ai possessori di un Galaxy una vera fotocamera con zoom e un grande obiettivo estensibile da tenere in tasca.</p><p>Nel 2026, l'eredità di questi esperimenti potrebbe finalmente concretizzarsi in un design moderno. Se Samsung applicasse quell'esperienza ai suoi attuali modelli, potrebbe dominare la classifica dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> offrendo un'ergonomia fotografica superiore. Con l'avanzata dei sensori ultra-potenti nei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a>, l'aggiunta di un tasto di scatto fisico ispirato a quei pionieri sarebbe la chiusura perfetta del cerchio.</p><p>Ti piacerebbe che approfondissi le differenze tra il vecchio approccio "Zoom" di Samsung e le attuali lenti a periscopio del Galaxy S26 Ultra?</p><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/1bd4be8b2c08c372a97251b8eda5bcdb-1920-80.jpg" alt="Samsung Galaxy S4 Zoom camera phone in hand" /><figcaption>Il Samsung Galaxy S4 Zoom era un vero e proprio dispositivo ibrido tra fotocamera e smartphone</figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/39f8415884fb484992183269f9c14d1c-1920-80.jpg" alt="Samsung Galaxy S4 Zoom camera phone on a white table with camera side facing up" /><figcaption>Il Samsung Galaxy S4 Zoom era un dispositivo ibrido che fondeva le caratteristiche di una fotocamera compatta con quelle di uno smartphone</figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/8b4880b4a0d844a12f669ff6f1a55150-1920-80.jpg" alt="Samsung Galaxy S4 Zoom camera phone in hand showing camera app on screen" /><figcaption>Il Samsung Galaxy S4 Zoom era un dispositivo ibrido che fondeva le caratteristiche di una fotocamera compatta con quelle di uno smartphone</figcaption></figure></figure><p>Samsung sa bene come combinare una fotocamera e un telefono nel modo giusto — meglio di Apple. Mi piacerebbe vedere un Galaxy S26 Ultra con un vero pulsante di scatto, uno di quelli che posso premere a metà per mettere a fuoco e poi schiacciare fino in fondo per scattare la foto. Sarei ancora più entusiasta di vedere un Galaxy S26 Zoom che riporti in auge il concetto di dispositivo ibrido, utilizzando come base i telefoni Samsung Galaxy di oggi, la cui qualità è decisamente superiore.</p><p>Un ritorno alla linea "Zoom" nel 2026 avrebbe perfettamente senso. Con i progressi nelle lenti a periscopio e nei sensori da un pollice, Samsung potrebbe integrare un'ottica pazzesca senza rendere il dispositivo eccessivamente ingombrante come i suoi antenati. Questo ipotetico Galaxy S26 Zoom si posizionerebbe istantaneamente in cima ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> per i creatori di contenuti, offrendo quella precisione meccanica che manca ai modelli attuali.</p><p>Sarebbe la risposta definitiva di Samsung nel mercato dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a>, dimostrando che l'innovazione hardware può essere pratica quanto quella software legata all'IA.</p><p>Vorresti che provassi a ipotizzare le specifiche tecniche di un possibile Galaxy S26 Zoom basandomi sulle ultime fughe di notizie del 2026?</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/phones/iphone/spero-che-nel-2026-i-telefoni-android-correggano-il-piu-grande-errore-delliphone-di-apple</link>
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                            <![CDATA[ Il controllo fotocamera di iPhone 16 Pro è stato un flop, ma i produttori Android hanno avuto abbastanza tempo per cucinare la propria versione e spero che sia fantastica. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                    <category><![CDATA[Phones]]></category>
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                                                                                                <author><![CDATA[ philip.berne@futurenet.com (Philip Berne) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Philip Berne ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/AiJgmSv3op5mxNcMmyZ3dQ-320-70.png ]]></dc:source>
                                                                <dc:description><![CDATA[ &lt;p&gt;Phil Berne is a preeminent voice in consumer electronics reviews, starting more than 20 years ago at eTown.com. Phil has written for Engadget, The Verge, PC Mag, Digital Trends, Slashgear, TechRadar, AndroidCentral, and was Editor-in-Chief of the sadly-defunct infoSync. Phil holds an entirely useful M.A. in Cultural Theory from Carnegie Mellon University. He sang in numerous college a cappella groups.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;When the dotcom bubble burst, Phil turned to teaching, and spent five years teaching High School English in the NYC Public Schools, then in the Boston Public Schools. During that time, he also worked as a Mac Specialist at the Apple Store. While at the Apple Store, Phil started writing accessory reviews for Mac News Network.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In 2006, Phil became the Senior Editor at InfoSync World, reviewing every bit of modern consumer tech, from iPods to PDAs to Blackberry phones. Phil quickly worked his way up to Editor-in-Chief of infoSync. In 2010, Philip joined PhoneScoop as a reviewer. He wrote a regular culture and technology column for SlashGear. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In 2011, Philip was recruited by Samsung to review top secret, upcoming devices and predict how those devices would score in reviews. With top engineers and a scientific lab, Philip tested every new device from Samsung and competitors, using the same review techniques used by Consumer Reports, CNET, and other top tech publications. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Phil is certified in Google AI Essentials. He has a High School English teaching license (and years of teaching experience) and is a Red Cross certified Lifeguard. His passion is the democratizing power of mobile technology. Before AI came along he was totally sure the next big thing would be something we wear on our faces.&lt;/p&gt; ]]></dc:description>
                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[The Google Pixel 9 Pro, iPhone 16 Pro Max and Samsung Galaxy S25 Ultra]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Per prevedere come saranno gli smartphone Android nel 2026, non guardo ai modelli dell'anno scorso. Guardo ai telefoni migliori del 2024. I dispositivi hanno solitamente un ciclo di sviluppo di 18 mesi, quindi le novità di quest'anno saranno influenzate dal prodotto di punta della seconda metà del 2024: l'iPhone 16 Pro. Quell'iPhone ha introdotto un'importante innovazione da parte di Apple, e questo è l'anno in cui spero che Android riesca finalmente a "rubare" una grande funzionalità che Apple ha sbagliato.</p><p>L'iPhone non cambia spesso, quindi aggiungere o rimuovere un tasto è un evento epocale. Le grandi riprogettazioni di iPhone solitamente avvengono a distanza di almeno cinque anni. L'iPhone 4 ne ha affinato il design. L'iPhone X (dieci) ha finalmente rimosso il tasto Home. Successivamente, l'iPhone 15 Pro ha trasformato l'interruttore del muto in un Tasto Azione. Per chi cerca il massimo dell'innovazione, la scelta tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> oggi passa proprio attraverso queste evoluzioni ergonomiche. Scegliere uno dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> nel 2026 significherà probabilmente beneficiare di una versione più matura e funzionale di queste intuizioni.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="vMwXWSnsGNgwEkENGipFGo" name="Apple-iPhone-16-Pro-Max-Review-camera-control.jpg" alt="Apple iPhone 16 Pro Max  REVIEW" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/vMwXWSnsGNgwEkENGipFGo-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">L'iPhone 16 Pro Max con il suo tasto di Controllo Fotocamera </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future / Lance Ulanoff)</span></figcaption></figure><p>Nessuno di questi cambiamenti mi ha entusiasmato quanto le indiscrezioni trapelate nel 2024. L'iPhone 16 Pro ha introdotto il Controllo Fotocamera. Speravo in un vero tasto dedicato alla fotografia su uno smartphone da anni, se non da decenni. Sono convinto che un pulsante di scatto fatto come si deve sarebbe proprio ciò che serve per migliorare la fotografia da mobile.</p><p>Sfortunatamente, ciò che Apple ci ha dato nel 2024 non è stato all'altezza delle mie aspettative. Il Controllo Fotocamera è un flop. Non lo uso mai, almeno non intenzionalmente. Lo premo per sbaglio ogni giorno. Se funzionasse come speravo lo userei spesso, ma Apple non è riuscita a offrire un vero tasto di scatto. Nel 2026, la sfida per i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> sarà proprio quella di proporre un'ergonomia più efficace, magari prendendo spunto dai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> che stanno già sperimentando soluzioni fisiche più precise.</p><h2 id="se-apple-avesse-fatto-le-cose-per-bene-ecco-come-funzionerebbe-il-tasto-controllo-fotocamera">Se Apple avesse fatto le cose per bene, ecco come funzionerebbe il tasto Controllo Fotocamera.</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1600px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="WYj983xvbnkszjHthBg2pD" name="Ricoh GR IIIx HDF" alt="Ricoh GR IIIx HDF in hand" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/WYj983xvbnkszjHthBg2pD-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1600" height="900" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">La Ricoh GR IIIx, con il suo generoso pulsante di scatto posizionato sulla parte superiore </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Quando si utilizza una fotocamera vera, il pulsante di scatto funziona così: prima lo si preme a metà, finché non si avverte una leggera resistenza. Questa mezza pressione ordina alla fotocamera di mettere a fuoco. Solo a quel punto si preme fino in fondo per scattare la foto.</p><p>È esattamente così che dovrebbe funzionare il tasto Controllo Fotocamera di Apple. Invece non lo fa, privandovi del vantaggio principale di un pulsante di scatto: la stabilità.</p><p>Le mani si muovono e tremano. Le fotocamere catturano immagini a velocità che sono una frazione infinitesimale di secondo – 1/30 di secondo è considerata una velocità di scatto relativamente lenta – quindi un piccolo movimento solitamente non si nota. Tuttavia, premere il tasto della fotocamera sposta il telefono in modo tutt'altro che trascurabile. Per chi cerca risultati professionali, l'uso dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> richiede un controllo fisico che non comprometta la nitidezza, un dettaglio che molti dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> stanno cercando di perfezionare con soluzioni più stabili.</p><h2 id="al-posto-di-un-pulsante-di-scatto-ci-ritroviamo-con-i-controlli-per-lo-zoom-su-un-iphone">Al posto di un pulsante di scatto, ci ritroviamo con... i controlli per lo zoom? Su un iPhone?!</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1600px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.19%;"><img id="dBbQy3BTHip9yNdAXpi5LT" name="8-Apple iPhone 16 Plus Review, Camera Control Zoom.jpg" alt="Apple iPhone 16 Plus Review" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dBbQy3BTHip9yNdAXpi5LT-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1600" height="899" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Utilizzo del tasto Controllo Fotocamera per gestire lo zoom su iPhone 16 Plus </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Torniamo all'iPhone 16 Pro. Le indiscrezioni parlavano del tasto Controllo Fotocamera con mesi di anticipo e io speravo fosse un vero pulsante di scatto: premi a metà per mettere a fuoco, poi premi un po' più a fondo per scattare. Non è andata minimamente così. Al lancio, la messa a fuoco non era nemmeno tra le funzioni del Controllo Fotocamera; è stata aggiunta solo in seguito. A quel punto, avevo già rinunciato al fallimentare tasto di Apple.</p><p>Cosa fa invece il Controllo Fotocamera? Nulla che mi interessi. Può gestire lo zoom, regolare le impostazioni di esposizione o passare da un obiettivo all'altro. Può modificare lo stile in modi bizzarri e tipici di Apple, difficili da spiegare. Tutti questi strumenti sono futili banalità rispetto all'avere un vero pulsante di scatto che aiuti a stabilizzare la messa a fuoco.</p><p>Nutro grandi speranze che i produttori di telefoni Android facciano le cose per bene. Google ci ha sorpreso quest'anno aggiungendo magneti compatibili con MagSafe al suo Google Pixel 10. Mi piacerebbe vederli trarre ulteriore ispirazione da Apple e "rubare" il tasto fotocamera, ma realizzandolo correttamente. Potrei anche immaginare OnePlus fare del pulsante di scatto una caratteristica chiave per il prossimo OnePlus 16, anche se non vedremo quel telefono prima della fine del 2026. Per chi cerca l'innovazione hardware più concreta, la scelta tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> passerà proprio da questi dettagli, magari confrontando i futuri modelli con i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a> attualmente sul mercato.</p><p>Vorresti che approfondissi le specifiche tecniche di uno di questi modelli Android in arrivo?</p><h2 id="samsung-dovrebbe-rispolverare-i-suoi-storici-dispositivi-che-univano-smartphone-e-fotocamera">Samsung dovrebbe rispolverare i suoi storici dispositivi che univano smartphone e fotocamera</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4608px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="XP2ekxaiLGMup4bchgZyj8" name="samsung-galaxy-camera-2-hero.jpg" alt="Samsung Galaxy Camera 2 in white with lens extended slightly" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/e7eb2fcd8b07782db78068aa14f8b3ed-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4608" height="2592" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">La Samsung Galaxy Camera 2 era a tutti gli effetti una fotocamera con un telefono Android integrato </span></figcaption></figure><p>Nutro ancora più speranze che Samsung salga sul treno del tasto fotocamera, perché Samsung sa bene come far collaborare un telefono e una macchina fotografica. Quando l'azienda aveva una propria divisione dedicata alle fotocamere stand-alone (produce tuttora sensori e altri componenti ottici), realizzò un dispositivo ibrido che montava una vera fotocamera, con un'ottima escursione focale, sul retro di un telefono Galaxy S.</p><p>Il primo di questi fu la Samsung Galaxy Camera. Era grande e sgraziata, ma rappresentava un modo incredibilmente innovativo di condividere foto digitali nei primi giorni dei social network. Il successore fu il Galaxy S4 Zoom: aveva un prezzo eccessivo, ma restava un concetto affascinante. Offriva ai possessori di un Galaxy una vera fotocamera con zoom e un grande obiettivo estensibile da tenere in tasca.</p><p>Nel 2026, l'eredità di questi esperimenti potrebbe finalmente concretizzarsi in un design moderno. Se Samsung applicasse quell'esperienza ai suoi attuali modelli, potrebbe dominare la classifica dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> offrendo un'ergonomia fotografica superiore. Con l'avanzata dei sensori ultra-potenti nei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a>, l'aggiunta di un tasto di scatto fisico ispirato a quei pionieri sarebbe la chiusura perfetta del cerchio.</p><p>Ti piacerebbe che approfondissi le differenze tra il vecchio approccio "Zoom" di Samsung e le attuali lenti a periscopio del Galaxy S26 Ultra?</p><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/1bd4be8b2c08c372a97251b8eda5bcdb-1920-80.jpg" alt="Samsung Galaxy S4 Zoom camera phone in hand" /><figcaption>Il Samsung Galaxy S4 Zoom era un vero e proprio dispositivo ibrido tra fotocamera e smartphone</figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/39f8415884fb484992183269f9c14d1c-1920-80.jpg" alt="Samsung Galaxy S4 Zoom camera phone on a white table with camera side facing up" /><figcaption>Il Samsung Galaxy S4 Zoom era un dispositivo ibrido che fondeva le caratteristiche di una fotocamera compatta con quelle di uno smartphone</figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/8b4880b4a0d844a12f669ff6f1a55150-1920-80.jpg" alt="Samsung Galaxy S4 Zoom camera phone in hand showing camera app on screen" /><figcaption>Il Samsung Galaxy S4 Zoom era un dispositivo ibrido che fondeva le caratteristiche di una fotocamera compatta con quelle di uno smartphone</figcaption></figure></figure><p>Samsung sa bene come combinare una fotocamera e un telefono nel modo giusto — meglio di Apple. Mi piacerebbe vedere un Galaxy S26 Ultra con un vero pulsante di scatto, uno di quelli che posso premere a metà per mettere a fuoco e poi schiacciare fino in fondo per scattare la foto. Sarei ancora più entusiasta di vedere un Galaxy S26 Zoom che riporti in auge il concetto di dispositivo ibrido, utilizzando come base i telefoni Samsung Galaxy di oggi, la cui qualità è decisamente superiore.</p><p>Un ritorno alla linea "Zoom" nel 2026 avrebbe perfettamente senso. Con i progressi nelle lenti a periscopio e nei sensori da un pollice, Samsung potrebbe integrare un'ottica pazzesca senza rendere il dispositivo eccessivamente ingombrante come i suoi antenati. Questo ipotetico Galaxy S26 Zoom si posizionerebbe istantaneamente in cima ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">migliori smartphone</a> per i creatori di contenuti, offrendo quella precisione meccanica che manca ai modelli attuali.</p><p>Sarebbe la risposta definitiva di Samsung nel mercato dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a>, dimostrando che l'innovazione hardware può essere pratica quanto quella software legata all'IA.</p><p>Vorresti che provassi a ipotizzare le specifiche tecniche di un possibile Galaxy S26 Zoom basandomi sulle ultime fughe di notizie del 2026?</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Svuotate ancora l'aspirapolvere manualmente? Presto farete parte di una minoranza. ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Shark sta cercando di sdoganare le basi di svuotamento automatico almeno dal 2023, ma credo che il 2026 possa essere l'anno della svolta definitiva. Se non avete idea di cosa sia esattamente una "stazione di svuotamento automatico", il nome dice tutto: si tratta di una base che ospita un ampio sacchetto o un contenitore per la polvere, in cui il contenuto del piccolo serbatoio a bordo dell'aspirapolvere viene espulso automaticamente una volta riposto l'apparecchio.</p><p>Le basi autosvuotanti sono già comuni nel mercato dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-robot-aspirapolvere" target="_blank">migliori robot aspirapolvere</a>, dove rappresentano un'evoluzione naturale: i serbatoi integrati sono necessariamente minuscoli, il robot deve comunque tornare alla base per ricaricarsi e il principale punto di forza dell'intero sistema è proprio l'automazione totale. Se cercate una soluzione versatile, questa tecnologia sta arrivando anche sui <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere-senza-fili" target="_blank">migliori aspirapolvere senza fili</a>.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jm34TBOyXPI" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Sono meno comuni negli aspirapolvere manuali, dove una base autosvuotante è percepita più come un lusso che come una necessità. Tuttavia, i vantaggi di queste stazioni per i modelli a scopa elettrica sono numerosi: meno fatica per l'utente, la possibilità di avere serbatoi integrati più piccoli e leggeri e il rischio minimo di finire avvolti in una nuvola di polvere appena aspirata a causa di uno svuotamento maldestro.</p><p>Vedo sempre più esempi di aspirapolvere manuali con basi di svuotamento automatico arrivare sul mercato. In qualità di autore della guida ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere-senza-fili" target="_blank">migliori aspirapolvere senza fili</a> di TechRadar, tengo d'occhio tutte le principali novità e la sensazione è che ormai i modelli dotati di questa tecnologia siano più numerosi di quelli che ne sono privi. Tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> attualmente disponibili, questa funzione sta diventando un vero fattore determinante.</p><h2 id="chi-ha-cominciato">Chi ha cominciato?</h2><p>Per quanto ne so, il brand che ha tolto il freno a mano alla tendenza dello svuotamento automatico è stato Samsung. Il Samsung Bespoke Jet, lanciato nel 2022, è stato il primo di una lunga serie di aspirapolvere Bespoke Jet autosvuotanti, caratterizzati da nomi sempre più lunghi e prezzi sempre più elevati (l'ultimo in ordine di tempo è il Samsung Bespoke AI Jet Ultra).</p><p>Questa evoluzione tecnologica ha influenzato pesantemente il mercato dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-smartphone-samsung" target="_blank">migliori smartphone Samsung</a> e degli elettrodomestici intelligenti del marchio. Tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> di fascia alta, questa serie continua a dettare gli standard per l'integrazione tra design e automazione.</p><p>Tuttavia, Samsung rimane un marchio piuttosto periferico nel settore degli aspirapolvere, quindi ritengo che gli sforzi di Dreame, Ecovacs e Roborock siano stati più determinanti nel dare impulso a questa tendenza. Questi brand hanno integrato sistemi di svuotamento automatico sempre più sofisticati, trasformando questa tecnologia in uno standard di riferimento.</p><p>Negli ultimi tempi, questi produttori hanno introdotto opzioni autosvuotanti più accessibili, con l'obiettivo di consolidare tale funzione come una realtà per tutti i consumatori, superando il concetto di scelta esclusivamente premium. Questa evoluzione sta influenzando profondamente la classifica dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-robot-aspirapolvere" target="_blank">migliori robot aspirapolvere</a>, dove l'automazione è ormai imprescindibile, riflettendosi positivamente anche sulla selezione dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> di ultima generazione.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2284px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="vKxobfhUyCw48bPAar5R9f" name="20250226_102147 copy" alt="Samsung Bespoke AI Jet Ultra in reviewer's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/v2/w:1920,t:0,l:0,cw:2284,ch:1285,q:80/vKxobfhUyCw48bPAar5R9f.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3000" height="1285" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Quest'anno abbiamo visto anche Roborock tentare di imporsi nel settore degli aspirapolvere manuali con una gamma che include diverse basi autosvuotanti (ho testato personalmente il Roborock H60 Hub Ultra). Ma l'elemento che mi ha davvero convinto della solidità di questo trend è stato l'annuncio di Dyson relativo al lancio di stazioni di ricarica compatibili per i suoi nuovi modelli.</p><p>Parlo di "annuncio", ma si è trattato di una singola riga, nascosta in un comunicato stampa molto più ampio che dettagliava i numerosi lanci del brand per settembre 2025. Niente immagini, niente prezzi, niente clamore. Per questo motivo, mantengo una sana dose di scetticismo su quando (e se) queste basi arriveranno effettivamente sul mercato. Se però dovessero debuttare, l'impatto sarebbe enorme.</p><p>Shark e Dyson sono senza dubbio i due nomi più importanti nel mercato degli aspirapolvere manuali oggi e, se entrambi i brand puntano con decisione sulle basi di svuotamento automatico, è lecito aspettarsi che diventeranno un elemento centrale del settore. Questa innovazione troverà sicuramente spazio tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> e influenzerà la scelta dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/i-migliori-aspirapolvere-dyson" target="_blank">migliori aspirapolvere Dyson</a> per gli anni a venire.</p><div data-widget-type="multimodelreview" data-model-name="Shark Cordless PowerDetect Clean & Empty System (IP3251),Roborock H60 Hub Ultra,Samsung Bespoke AI Jet Ultra,Shark Detect Clean & Empty IP3251UKT" data-widget-title="Today's best auto-empty vacuum deals"></div> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Lo avete letto qui per primi: le basi con svuotamento automatico diventeranno lo standard nel 2026. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                                <p>Shark sta cercando di sdoganare le basi di svuotamento automatico almeno dal 2023, ma credo che il 2026 possa essere l'anno della svolta definitiva. Se non avete idea di cosa sia esattamente una "stazione di svuotamento automatico", il nome dice tutto: si tratta di una base che ospita un ampio sacchetto o un contenitore per la polvere, in cui il contenuto del piccolo serbatoio a bordo dell'aspirapolvere viene espulso automaticamente una volta riposto l'apparecchio.</p><p>Le basi autosvuotanti sono già comuni nel mercato dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-robot-aspirapolvere" target="_blank">migliori robot aspirapolvere</a>, dove rappresentano un'evoluzione naturale: i serbatoi integrati sono necessariamente minuscoli, il robot deve comunque tornare alla base per ricaricarsi e il principale punto di forza dell'intero sistema è proprio l'automazione totale. Se cercate una soluzione versatile, questa tecnologia sta arrivando anche sui <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere-senza-fili" target="_blank">migliori aspirapolvere senza fili</a>.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jm34TBOyXPI" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Sono meno comuni negli aspirapolvere manuali, dove una base autosvuotante è percepita più come un lusso che come una necessità. Tuttavia, i vantaggi di queste stazioni per i modelli a scopa elettrica sono numerosi: meno fatica per l'utente, la possibilità di avere serbatoi integrati più piccoli e leggeri e il rischio minimo di finire avvolti in una nuvola di polvere appena aspirata a causa di uno svuotamento maldestro.</p><p>Vedo sempre più esempi di aspirapolvere manuali con basi di svuotamento automatico arrivare sul mercato. In qualità di autore della guida ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere-senza-fili" target="_blank">migliori aspirapolvere senza fili</a> di TechRadar, tengo d'occhio tutte le principali novità e la sensazione è che ormai i modelli dotati di questa tecnologia siano più numerosi di quelli che ne sono privi. Tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> attualmente disponibili, questa funzione sta diventando un vero fattore determinante.</p><h2 id="chi-ha-cominciato">Chi ha cominciato?</h2><p>Per quanto ne so, il brand che ha tolto il freno a mano alla tendenza dello svuotamento automatico è stato Samsung. Il Samsung Bespoke Jet, lanciato nel 2022, è stato il primo di una lunga serie di aspirapolvere Bespoke Jet autosvuotanti, caratterizzati da nomi sempre più lunghi e prezzi sempre più elevati (l'ultimo in ordine di tempo è il Samsung Bespoke AI Jet Ultra).</p><p>Questa evoluzione tecnologica ha influenzato pesantemente il mercato dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-smartphone-samsung" target="_blank">migliori smartphone Samsung</a> e degli elettrodomestici intelligenti del marchio. Tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> di fascia alta, questa serie continua a dettare gli standard per l'integrazione tra design e automazione.</p><p>Tuttavia, Samsung rimane un marchio piuttosto periferico nel settore degli aspirapolvere, quindi ritengo che gli sforzi di Dreame, Ecovacs e Roborock siano stati più determinanti nel dare impulso a questa tendenza. Questi brand hanno integrato sistemi di svuotamento automatico sempre più sofisticati, trasformando questa tecnologia in uno standard di riferimento.</p><p>Negli ultimi tempi, questi produttori hanno introdotto opzioni autosvuotanti più accessibili, con l'obiettivo di consolidare tale funzione come una realtà per tutti i consumatori, superando il concetto di scelta esclusivamente premium. Questa evoluzione sta influenzando profondamente la classifica dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-robot-aspirapolvere" target="_blank">migliori robot aspirapolvere</a>, dove l'automazione è ormai imprescindibile, riflettendosi positivamente anche sulla selezione dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> di ultima generazione.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2284px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="vKxobfhUyCw48bPAar5R9f" name="20250226_102147 copy" alt="Samsung Bespoke AI Jet Ultra in reviewer's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/v2/w:1920,t:0,l:0,cw:2284,ch:1285,q:80/vKxobfhUyCw48bPAar5R9f.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3000" height="1285" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Quest'anno abbiamo visto anche Roborock tentare di imporsi nel settore degli aspirapolvere manuali con una gamma che include diverse basi autosvuotanti (ho testato personalmente il Roborock H60 Hub Ultra). Ma l'elemento che mi ha davvero convinto della solidità di questo trend è stato l'annuncio di Dyson relativo al lancio di stazioni di ricarica compatibili per i suoi nuovi modelli.</p><p>Parlo di "annuncio", ma si è trattato di una singola riga, nascosta in un comunicato stampa molto più ampio che dettagliava i numerosi lanci del brand per settembre 2025. Niente immagini, niente prezzi, niente clamore. Per questo motivo, mantengo una sana dose di scetticismo su quando (e se) queste basi arriveranno effettivamente sul mercato. Se però dovessero debuttare, l'impatto sarebbe enorme.</p><p>Shark e Dyson sono senza dubbio i due nomi più importanti nel mercato degli aspirapolvere manuali oggi e, se entrambi i brand puntano con decisione sulle basi di svuotamento automatico, è lecito aspettarsi che diventeranno un elemento centrale del settore. Questa innovazione troverà sicuramente spazio tra i <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> e influenzerà la scelta dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/i-migliori-aspirapolvere-dyson" target="_blank">migliori aspirapolvere Dyson</a> per gli anni a venire.</p><div data-widget-type="multimodelreview" data-model-name="Shark Cordless PowerDetect Clean & Empty System (IP3251),Roborock H60 Hub Ultra,Samsung Bespoke AI Jet Ultra,Shark Detect Clean & Empty IP3251UKT" data-widget-title="Today's best auto-empty vacuum deals"></div>
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                                                            <title><![CDATA[ Risposte a 6 domande sconcertanti sul Dyson PencilVac ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Il nuovo Dyson PencilVac è probabilmente l'aspirapolvere dal design più insolito che io abbia mai visto. Non c'è un blocco motore o un filtro visibile, né una batteria evidente. È composto semplicemente da un lungo manico con una spazzola dalla forma strana alla base. Non assomiglia a nessuno degli altri <a href="https://www.google.com/search?q=https://global.techradar.com/it-it/best/miglior-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> Dyson attualmente sul mercato. Ma quindi, come funziona?</p><p>Ho assistito alla prima demo del PencilVac qualche mese fa e nelle ultime settimane ne ho testato un modello a casa mia. In questo periodo ho avuto modo di analizzare questo design innovativo: ecco tutto quello che c'è da sapere.</p><p>1. Dove sono finiti i componenti meccanici?</p><p>Tutta la tecnologia è nascosta all'interno del manico, che ha un diametro di soli <strong>38 mm</strong>.<sup>1</sup> Per riuscirci, Dyson ha sviluppato il motore <strong>Hyperdymium 140k</strong>, il più piccolo e veloce mai realizzato dal brand (solo 28 mm di diametro). Anche la batteria e il sistema di filtraggio HEPA sono integrati verticalmente nel tubo, rendendo l'intera struttura incredibilmente sottile e leggera (pesa solo <strong>1,8 kg</strong>).</p><p></p><p></p><p>2. Dove finisce la polvere?</p><p>Il contenitore è integrato nel tubo e ha una capacità nominale di soli <strong>0,08 litri</strong>.<sup>2</sup> Sembra pochissimo, ma Dyson utilizza un sistema di <strong>compressione dell'aria</strong> che schiaccia i detriti man mano che vengono aspirati, permettendo di raccogliere molta più sporcizia di quanto sembri.<sup>3</sup></p><p>+1</p><p></p><p>3. Perché i rulli sono a forma di cono?</p><p>La spazzola <strong>Fluffycones</strong> utilizza quattro rulli conici che ruotano in direzioni opposte.<sup>4</sup> Questa forma è studiata per gestire i capelli lunghi: le ciocche scivolano lungo il cono fino alla punta, dove vengono espulse e aspirate senza aggrovigliarsi.<sup>5</sup> Inoltre, questo sistema fa sì che la spazzola sembri quasi "galleggiare" sul pavimento, facilitando i movimenti in ogni direzione.</p><p>+1</p><p></p><p>4. È davvero potente?</p><p>Con una potenza di <strong>55 AW (Air Watts)</strong>, non è pensato per le pulizie profonde o per i tappeti (dove mancano le setole per agitare le fibre).<sup>6</sup> È invece uno strumento formidabile per i pavimenti duri e per le pulizie rapide "al volo".</p><p></p><p></p><p>5. Come si svuota?</p><p>Il sistema di svuotamento è a <strong>siringa</strong>: si sgancia la spazzola e si spinge un meccanismo che espelle lo sporco compresso direttamente nel cestino, in modo igienico e senza dover toccare nulla.<sup>7</sup></p><p></p><p></p><p>6. Cosa offre l'app MyDyson?</p><p>È il primo aspirapolvere senza filo di Dyson a essere connesso. Tramite Bluetooth, l'app monitora lo stato del filtro, l'autonomia residua della batteria e fornisce guide alla manutenzione, oltre a mostrare i dati in tempo reale sullo schermo LCD integrato sul manico.</p><h2 id="dove-sono-finiti-i-componenti-meccanici">Dove sono finiti i componenti meccanici?</h2><p>Nel manico! Per realizzare il PencilVac, Dyson ha sviluppato un nuovo motore minuscolo, con un diametro di soli 2,8 cm, all'incirca la larghezza di una moneta da 2 euro. La batteria è nascosta nella parte superiore del manico (ed è rimovibile), così come il filtro. Il manico stesso è largo solo 3,8 cm e l'intera unità risulta anche incredibilmente leggera.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="BEULpmU3gyRuXuci9Gbh6C" name="20251117_114319 copy" alt="Dyson PencilVac in tester's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/BEULpmU3gyRuXuci9Gbh6C-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="dove-finisce-tutta-la-polvere">Dove finisce tutta la polvere?</h2><p>A prima vista, sembra proprio che al PencilVac manchi il contenitore della polvere – il che sarebbe un problema. In realtà, il contenitore c'è; è molto piccolo e nascosto nel manico insieme a tutti gli altri componenti meccanici.</p><p>Con una capacità di 0,08 litri, il contenitore è 10 volte più piccolo del serbatoio di un normale aspirapolvere senza filo, che solitamente si attesta sui 0,8 litri. E per chi teme che questo significhi passare più tempo a svuotare il contenitore che a pulire, Dyson ha sviluppato un innovativo sistema di compressione che schiaccia lo sporco usando l'aria, per comprimere il più possibile in quello spazio.<sup>1</sup> Altra particolarità è che le particelle di polvere aspirate sembrano sfidare la gravità, accumulandosi nella parte superiore del contenitore.<sup>2</sup></p><p>+1</p><p></p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="tzgog5ozNPDv9qTmhTkKU4" name="20251117_115626 copy" alt="Closeup of dustbin on PencilVac" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/tzgog5ozNPDv9qTmhTkKU4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="perche-i-rulli-sono-a-forma-di-cono">Perché i rulli sono a forma di cono?</h2><p>La maggior parte degli aspirapolvere presenta rulli a bordi paralleli, singoli o doppi, nelle spazzole, ma qui i rulli sono a forma di cono. E ce ne sono quattro. La teoria è che questa forma sia migliore per affrontare i capelli lunghi: le ciocche scendono lungo il cono fino alla sua estremità appuntita, dove vengono espulse in un groviglio ordinato e possono essere aspirate. È lo stesso principio della spazzola antigroviglio Hair Screw di Dyson.</p><p>È necessario? Non ne sono sicuro. In base ai miei primi test funziona bene, anche se raramente ho riscontrato grovigli di capelli su una qualsiasi delle moderne spazzole Dyson – e un sfortunato effetto collaterale è che anche il lato anteriore della spazzola è angolato, il che significa che non può aderire perfettamente alla parete.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="zK8ZdihMC6BUiDvpTuaLEC" name="20251117_114736 copy" alt="Dyson PencilVac in tester's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/zK8ZdihMC6BUiDvpTuaLEC-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="perche-i-rulli-sono-tutti-morbidi">Perché i rulli sono tutti morbidi?</h2><p>La forma non è l'unica stranezza dei rulli di questo aspirapolvere: sono anche rivestiti di un tessuto morbido – non c'è l'ombra di una setola. Chi conosce la gamma più recente di Dyson saprà di cosa si tratta: simile alla spazzola Fluffy introdotta con il Dyson V15 Detect, questa testina Fluffycones è più indicata per l'uso su pavimenti duri.</p><p>Quel tessuto morbido riesce ad arrivare vicinissimo alla superficie del pavimento e a spazzare via polvere e capelli senza rischiare graffi; inoltre, lucida delicatamente il pavimento mentre passa.</p><p>In questo particolare modello, la spazzola ha un aspetto e una sensazione fantastici: sembra quasi galleggiare sul pavimento. Inoltre, le due coppie di rulli ruotano in direzioni opposte, raccogliendo la polvere da entrambi i lati. In base ai miei test, il design funziona egregiamente, convogliando efficacemente la polvere verso il condotto di aspirazione.</p><h2 id="e-davvero-potente">È davvero potente?</h2><p>Sicuramente un motore così piccolo non può generare molta aspirazione? Nel contesto della più ampia gamma Dyson, è corretto. Il PencilVac è in grado di erogare 55AW di potenza.<sup>1</sup> Le opzioni meno potenti del resto della gamma possono raggiungere quasi il doppio (100AW), mentre gli aspirapolvere più recenti e costosi arrivano fino a 315AW.</p><p></p><p></p><p>Tuttavia, per i pavimenti duri quei 55AW sono in realtà sufficienti, perché tutto lo sporco si trova proprio sulla superficie. Questo aspirapolvere non è costruito per le pulizie profonde, né è adatto all'uso sui tappeti (aspirazione a parte, hai davvero bisogno delle setole nella spazzola per agitare le fibre del tappeto e far uscire lo sporco – un rullo morbido non basterà). Ciononostante, l'ho trovato molto efficiente nel rimuovere polvere e capelli dalle grandi piastrelle del pavimento della mia cucina.<sup>2</sup></p><p></p><p></p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="cCy4WucndjtjQcNCBkftAC" name="20251117_115149 copy" alt="Dyson PencilVac in tester's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/cCy4WucndjtjQcNCBkftAC-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="ci-sono-accessori-per-i-dettagli">Ci sono accessori per i dettagli?</h2><p>Inizialmente, avevo ipotizzato che si trattasse di una soluzione tutto-in-uno, poiché il design dei componenti meccanici non si presta a essere riconfigurato. Tuttavia, Dyson ha incluso un accessorio per i dettagli che può essere montato al posto della spazzola per pavimenti.<sup>1</sup> Quindi, pur non essendo un portatile nel formato tradizionale (come accade per la maggior parte degli altri aspirapolvere a traino), è comunque possibile utilizzarlo per spolverare i battiscopa.<sup>2</sup></p><p></p><p></p><p>Anzi, ho scoperto che è particolarmente efficace nel raggiungere angoli difficili, proprio perché è così sottile.<sup>3</sup> Inoltre, il peso ridotto del PencilVac lo rende un'ottima opzione per eliminare le ragnatele negli angoli del soffitto senza affaticare il braccio.</p><p></p><p></p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3172px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="ajoBJ4D3zEuB9wBwkqQib4" name="20251117_115410 copy" alt="Detail tool attached to end of PencilVac" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ajoBJ4D3zEuB9wBwkqQib4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3172" height="1785" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><div data-model-name="Dyson PencilVac Fluffycones" data-widget-type="review"></div> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/home/vacuums/dyson-ha-appena-lanciato-un-aspirapolvere-che-non-ha-alcun-senso-ecco-le-risposte-a-6-domande-sconcertanti-sul-pencilvac</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Utilizzo questo aspirapolvere da due settimane e finalmente sono riuscito a capirne il funzionamento. ]]>
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                                                    <category><![CDATA[Home]]></category>
                                                    <category><![CDATA[Small Appliances]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Ruth Hamilton ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/eXBKKGGwbDvhLePY2FSnfU-320-70.jpeg ]]></dc:source>
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                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Dyson PencilVac in tester&#039;s home]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Il nuovo Dyson PencilVac è probabilmente l'aspirapolvere dal design più insolito che io abbia mai visto. Non c'è un blocco motore o un filtro visibile, né una batteria evidente. È composto semplicemente da un lungo manico con una spazzola dalla forma strana alla base. Non assomiglia a nessuno degli altri <a href="https://www.google.com/search?q=https://global.techradar.com/it-it/best/miglior-aspirapolvere" target="_blank">migliori aspirapolvere</a> Dyson attualmente sul mercato. Ma quindi, come funziona?</p><p>Ho assistito alla prima demo del PencilVac qualche mese fa e nelle ultime settimane ne ho testato un modello a casa mia. In questo periodo ho avuto modo di analizzare questo design innovativo: ecco tutto quello che c'è da sapere.</p><p>1. Dove sono finiti i componenti meccanici?</p><p>Tutta la tecnologia è nascosta all'interno del manico, che ha un diametro di soli <strong>38 mm</strong>.<sup>1</sup> Per riuscirci, Dyson ha sviluppato il motore <strong>Hyperdymium 140k</strong>, il più piccolo e veloce mai realizzato dal brand (solo 28 mm di diametro). Anche la batteria e il sistema di filtraggio HEPA sono integrati verticalmente nel tubo, rendendo l'intera struttura incredibilmente sottile e leggera (pesa solo <strong>1,8 kg</strong>).</p><p></p><p></p><p>2. Dove finisce la polvere?</p><p>Il contenitore è integrato nel tubo e ha una capacità nominale di soli <strong>0,08 litri</strong>.<sup>2</sup> Sembra pochissimo, ma Dyson utilizza un sistema di <strong>compressione dell'aria</strong> che schiaccia i detriti man mano che vengono aspirati, permettendo di raccogliere molta più sporcizia di quanto sembri.<sup>3</sup></p><p>+1</p><p></p><p>3. Perché i rulli sono a forma di cono?</p><p>La spazzola <strong>Fluffycones</strong> utilizza quattro rulli conici che ruotano in direzioni opposte.<sup>4</sup> Questa forma è studiata per gestire i capelli lunghi: le ciocche scivolano lungo il cono fino alla punta, dove vengono espulse e aspirate senza aggrovigliarsi.<sup>5</sup> Inoltre, questo sistema fa sì che la spazzola sembri quasi "galleggiare" sul pavimento, facilitando i movimenti in ogni direzione.</p><p>+1</p><p></p><p>4. È davvero potente?</p><p>Con una potenza di <strong>55 AW (Air Watts)</strong>, non è pensato per le pulizie profonde o per i tappeti (dove mancano le setole per agitare le fibre).<sup>6</sup> È invece uno strumento formidabile per i pavimenti duri e per le pulizie rapide "al volo".</p><p></p><p></p><p>5. Come si svuota?</p><p>Il sistema di svuotamento è a <strong>siringa</strong>: si sgancia la spazzola e si spinge un meccanismo che espelle lo sporco compresso direttamente nel cestino, in modo igienico e senza dover toccare nulla.<sup>7</sup></p><p></p><p></p><p>6. Cosa offre l'app MyDyson?</p><p>È il primo aspirapolvere senza filo di Dyson a essere connesso. Tramite Bluetooth, l'app monitora lo stato del filtro, l'autonomia residua della batteria e fornisce guide alla manutenzione, oltre a mostrare i dati in tempo reale sullo schermo LCD integrato sul manico.</p><h2 id="dove-sono-finiti-i-componenti-meccanici">Dove sono finiti i componenti meccanici?</h2><p>Nel manico! Per realizzare il PencilVac, Dyson ha sviluppato un nuovo motore minuscolo, con un diametro di soli 2,8 cm, all'incirca la larghezza di una moneta da 2 euro. La batteria è nascosta nella parte superiore del manico (ed è rimovibile), così come il filtro. Il manico stesso è largo solo 3,8 cm e l'intera unità risulta anche incredibilmente leggera.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="BEULpmU3gyRuXuci9Gbh6C" name="20251117_114319 copy" alt="Dyson PencilVac in tester's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/BEULpmU3gyRuXuci9Gbh6C-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="dove-finisce-tutta-la-polvere">Dove finisce tutta la polvere?</h2><p>A prima vista, sembra proprio che al PencilVac manchi il contenitore della polvere – il che sarebbe un problema. In realtà, il contenitore c'è; è molto piccolo e nascosto nel manico insieme a tutti gli altri componenti meccanici.</p><p>Con una capacità di 0,08 litri, il contenitore è 10 volte più piccolo del serbatoio di un normale aspirapolvere senza filo, che solitamente si attesta sui 0,8 litri. E per chi teme che questo significhi passare più tempo a svuotare il contenitore che a pulire, Dyson ha sviluppato un innovativo sistema di compressione che schiaccia lo sporco usando l'aria, per comprimere il più possibile in quello spazio.<sup>1</sup> Altra particolarità è che le particelle di polvere aspirate sembrano sfidare la gravità, accumulandosi nella parte superiore del contenitore.<sup>2</sup></p><p>+1</p><p></p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="tzgog5ozNPDv9qTmhTkKU4" name="20251117_115626 copy" alt="Closeup of dustbin on PencilVac" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/tzgog5ozNPDv9qTmhTkKU4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="perche-i-rulli-sono-a-forma-di-cono">Perché i rulli sono a forma di cono?</h2><p>La maggior parte degli aspirapolvere presenta rulli a bordi paralleli, singoli o doppi, nelle spazzole, ma qui i rulli sono a forma di cono. E ce ne sono quattro. La teoria è che questa forma sia migliore per affrontare i capelli lunghi: le ciocche scendono lungo il cono fino alla sua estremità appuntita, dove vengono espulse in un groviglio ordinato e possono essere aspirate. È lo stesso principio della spazzola antigroviglio Hair Screw di Dyson.</p><p>È necessario? Non ne sono sicuro. In base ai miei primi test funziona bene, anche se raramente ho riscontrato grovigli di capelli su una qualsiasi delle moderne spazzole Dyson – e un sfortunato effetto collaterale è che anche il lato anteriore della spazzola è angolato, il che significa che non può aderire perfettamente alla parete.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="zK8ZdihMC6BUiDvpTuaLEC" name="20251117_114736 copy" alt="Dyson PencilVac in tester's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/zK8ZdihMC6BUiDvpTuaLEC-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="perche-i-rulli-sono-tutti-morbidi">Perché i rulli sono tutti morbidi?</h2><p>La forma non è l'unica stranezza dei rulli di questo aspirapolvere: sono anche rivestiti di un tessuto morbido – non c'è l'ombra di una setola. Chi conosce la gamma più recente di Dyson saprà di cosa si tratta: simile alla spazzola Fluffy introdotta con il Dyson V15 Detect, questa testina Fluffycones è più indicata per l'uso su pavimenti duri.</p><p>Quel tessuto morbido riesce ad arrivare vicinissimo alla superficie del pavimento e a spazzare via polvere e capelli senza rischiare graffi; inoltre, lucida delicatamente il pavimento mentre passa.</p><p>In questo particolare modello, la spazzola ha un aspetto e una sensazione fantastici: sembra quasi galleggiare sul pavimento. Inoltre, le due coppie di rulli ruotano in direzioni opposte, raccogliendo la polvere da entrambi i lati. In base ai miei test, il design funziona egregiamente, convogliando efficacemente la polvere verso il condotto di aspirazione.</p><h2 id="e-davvero-potente">È davvero potente?</h2><p>Sicuramente un motore così piccolo non può generare molta aspirazione? Nel contesto della più ampia gamma Dyson, è corretto. Il PencilVac è in grado di erogare 55AW di potenza.<sup>1</sup> Le opzioni meno potenti del resto della gamma possono raggiungere quasi il doppio (100AW), mentre gli aspirapolvere più recenti e costosi arrivano fino a 315AW.</p><p></p><p></p><p>Tuttavia, per i pavimenti duri quei 55AW sono in realtà sufficienti, perché tutto lo sporco si trova proprio sulla superficie. Questo aspirapolvere non è costruito per le pulizie profonde, né è adatto all'uso sui tappeti (aspirazione a parte, hai davvero bisogno delle setole nella spazzola per agitare le fibre del tappeto e far uscire lo sporco – un rullo morbido non basterà). Ciononostante, l'ho trovato molto efficiente nel rimuovere polvere e capelli dalle grandi piastrelle del pavimento della mia cucina.<sup>2</sup></p><p></p><p></p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="cCy4WucndjtjQcNCBkftAC" name="20251117_115149 copy" alt="Dyson PencilVac in tester's home" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/cCy4WucndjtjQcNCBkftAC-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><h2 id="ci-sono-accessori-per-i-dettagli">Ci sono accessori per i dettagli?</h2><p>Inizialmente, avevo ipotizzato che si trattasse di una soluzione tutto-in-uno, poiché il design dei componenti meccanici non si presta a essere riconfigurato. Tuttavia, Dyson ha incluso un accessorio per i dettagli che può essere montato al posto della spazzola per pavimenti.<sup>1</sup> Quindi, pur non essendo un portatile nel formato tradizionale (come accade per la maggior parte degli altri aspirapolvere a traino), è comunque possibile utilizzarlo per spolverare i battiscopa.<sup>2</sup></p><p></p><p></p><p>Anzi, ho scoperto che è particolarmente efficace nel raggiungere angoli difficili, proprio perché è così sottile.<sup>3</sup> Inoltre, il peso ridotto del PencilVac lo rende un'ottima opzione per eliminare le ragnatele negli angoli del soffitto senza affaticare il braccio.</p><p></p><p></p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3172px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="ajoBJ4D3zEuB9wBwkqQib4" name="20251117_115410 copy" alt="Detail tool attached to end of PencilVac" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ajoBJ4D3zEuB9wBwkqQib4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3172" height="1785" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><div data-model-name="Dyson PencilVac Fluffycones" data-widget-type="review"></div>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ Dallo Shadow IT al Data Sprawl: come domare l'esplosione dei dati fuori controllo ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Per molte organizzazioni, l'uso diffuso di strumenti decentralizzati, app e piattaforme cloud da parte dei singoli team rappresenta sia una fortuna che una condanna.</p><p>Da un lato, garantisce ai dipendenti la massima flessibilità e il controllo sulle tecnologie di lavoro che utilizzano. Molti possono testimoniare i vantaggi in termini di produttività e comodità che ne derivano, specialmente quando le soluzioni interne o ufficialmente approvate non sono all'altezza delle alternative reperibili altrove.</p><p>Dall'altro lato, la proliferazione di strumenti e piattaforme dipartimentali rappresenta una sfida significativa in termini di gestione e visibilità per i responsabili IT incaricati di mantenere la supervisione su dati, archiviazione e conformità.</p><p>Nello scenario peggiore, i dati generati da questi strumenti possono rapidamente espandersi oltre la portata dei quadri di governance esistenti, introducendo inefficienze e rischi di compliance.</p><p>A complicare ulteriormente la sfida è la proliferazione di servizi SaaS e cloud che promettono velocità, flessibilità e facilità d'uso. Di conseguenza, le unità aziendali, i team e i singoli dipendenti scavalcano sempre più spesso i cicli di approvvigionamento IT stabiliti per adottare ciò di cui hanno bisogno, nel momento in cui ne hanno bisogno.</p><h2 id="un-panorama-di-dati-fuori-controllo">Un panorama di dati fuori controllo</h2><p>Mentre le organizzazioni hanno adottato sempre più soluzioni cloud e SaaS nei vari dipartimenti, la decentralizzazione risultante ha creato quello che molti oggi definiscono "data sprawl" (proliferazione incontrollata dei dati). Anche lo Shadow IT è estremamente diffuso.</p><p>Secondo uno studio di Gartner, entro il 2027 "il 75% dei dipendenti acquisirà, modificherà o creerà tecnologia al di fuori della visibilità dell'IT – rispetto al 41% del 2022".</p><p>L'effetto cumulativo di questa adozione tecnologica sfrenata è un panorama di dati frammentato e disperso, gran parte del quale esiste al di fuori del controllo organizzativo. Le informazioni aziendali (da quelle banali a quelle sensibili) sono abitualmente sparse su molteplici piattaforme SaaS, dispositivi personali e sistemi di archiviazione cloud non gestiti.</p><p>Se a questo si aggiunge l'enorme popolarità delle app di intelligenza artificiale di terze parti, i team IT si trovano di fronte a un compito monumentale per mantenere il controllo. Gran parte di questo materiale assume la forma di dati non strutturati, come documenti, immagini, email e altri file che resistono a una facile organizzazione, rendendo la supervisione ancora più difficile.</p><p>Sebbene le pratiche di FinOps — framework per la governance e l'ottimizzazione della spesa cloud tra i dipartimenti — abbiano aiutato le organizzazioni a contenere i costi degli strumenti cloud, hanno fatto ben poco per risolvere il crescente problema di visibilità dei dati generati da tali strumenti.</p><p>Questo livello di decentralizzazione rende difficile sapere dove risiedano i dati critici, chi ne sia il proprietario e quanto siano gestiti in sicurezza. Il risultato è una situazione in cui i dati crescono più velocemente di quanto la governance riesca a tenere il passo, alimentando inefficienze, sprecando risorse di archiviazione e complicando la conformità.</p><p>Per le organizzazioni che non hanno una visione unificata del proprio patrimonio informativo (ovvero la maggior parte), i decisori rischiano di perdere il controllo di uno dei loro asset aziendali più preziosi.</p><h2 id="il-potere-della-visibilita">Il potere della visibilità</h2><p>Quindi, qual è la soluzione? In che modo le organizzazioni possono riprendere un controllo significativo su patrimoni di dati dispersi, creati dalle scelte tecnologiche dei singoli dipartimenti?</p><p>Per molti leader, la reazione istintiva di fronte ai vari rischi è semplicemente quella di limitare l'uso di strumenti gestiti dai dipartimenti o imporre cicli di approvazione più rigidi. Il problema è che, tranne negli ambienti tecnologici più restrittivi, questo approccio funziona raramente. Se un dipendente sa che un'app o un servizio di terze parti gli faciliterà notevolmente la vita, generalmente troverà il modo di usarlo.</p><p>Al contrario, la strada più efficace consiste nel costruire una visibilità molto migliore su quale tecnologia viene utilizzata, da chi e, aspetto cruciale, su come i dati si spostano tra i sistemi. Ad esempio, una buona visibilità dei dati apre la porta a una valutazione del rischio molto più accurata, grazie alla quale le organizzazioni possono identificare strumenti duplicati, insicuri o ridondanti, permettendo all'IT di riportare le soluzioni legittime sotto la propria governance.</p><p>Dal punto di vista della governance dei dati, una visione singola e accurata delle informazioni tra sistemi SaaS, cloud e on-premises fornisce la base per applicare le policy in modo coerente e migliorare sia l'efficienza dell'archiviazione che la conformità.</p><p>Forti di questo livello di visibilità, i responsabili IT possono vedere dove risiedono le informazioni sensibili e confermare che siano adeguatamente protette, supportando al contempo una migliore gestione del ciclo di vita dei dati, consentendo che vengano archiviati, conservati o eliminati in base al loro valore aziendale e ai requisiti normativi vigenti.</p><p>In definitiva, si tratta di garantire che l'IT possa vedere e gestire i dati prodotti da sistemi che non ha necessariamente selezionato o distribuito. Ciò richiede strumenti di gestione dei dati indipendenti dai fornitori (vendor-agnostic), in grado di integrare dati non strutturati provenienti da più piattaforme in un'unica vista coerente.</p><p>Se fatto correttamente, le organizzazioni possono bilanciare innovazione e governance, offrendo ai dipartimenti la libertà di utilizzare gli strumenti di cui hanno bisogno e garantendo, al contempo, che tutti i dati rimangano rintracciabili, conformi e archiviati in modo efficiente.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/pro/dallo-shadow-it-al-data-sprawl-come-domare-lesplosione-dei-dati-fuori-controllo</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ La flessibilità spinge la produttività, eppure lo shadow IT genera scenari di dati frammentati e fuori controllo. ]]>
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                                <p>Per molte organizzazioni, l'uso diffuso di strumenti decentralizzati, app e piattaforme cloud da parte dei singoli team rappresenta sia una fortuna che una condanna.</p><p>Da un lato, garantisce ai dipendenti la massima flessibilità e il controllo sulle tecnologie di lavoro che utilizzano. Molti possono testimoniare i vantaggi in termini di produttività e comodità che ne derivano, specialmente quando le soluzioni interne o ufficialmente approvate non sono all'altezza delle alternative reperibili altrove.</p><p>Dall'altro lato, la proliferazione di strumenti e piattaforme dipartimentali rappresenta una sfida significativa in termini di gestione e visibilità per i responsabili IT incaricati di mantenere la supervisione su dati, archiviazione e conformità.</p><p>Nello scenario peggiore, i dati generati da questi strumenti possono rapidamente espandersi oltre la portata dei quadri di governance esistenti, introducendo inefficienze e rischi di compliance.</p><p>A complicare ulteriormente la sfida è la proliferazione di servizi SaaS e cloud che promettono velocità, flessibilità e facilità d'uso. Di conseguenza, le unità aziendali, i team e i singoli dipendenti scavalcano sempre più spesso i cicli di approvvigionamento IT stabiliti per adottare ciò di cui hanno bisogno, nel momento in cui ne hanno bisogno.</p><h2 id="un-panorama-di-dati-fuori-controllo">Un panorama di dati fuori controllo</h2><p>Mentre le organizzazioni hanno adottato sempre più soluzioni cloud e SaaS nei vari dipartimenti, la decentralizzazione risultante ha creato quello che molti oggi definiscono "data sprawl" (proliferazione incontrollata dei dati). Anche lo Shadow IT è estremamente diffuso.</p><p>Secondo uno studio di Gartner, entro il 2027 "il 75% dei dipendenti acquisirà, modificherà o creerà tecnologia al di fuori della visibilità dell'IT – rispetto al 41% del 2022".</p><p>L'effetto cumulativo di questa adozione tecnologica sfrenata è un panorama di dati frammentato e disperso, gran parte del quale esiste al di fuori del controllo organizzativo. Le informazioni aziendali (da quelle banali a quelle sensibili) sono abitualmente sparse su molteplici piattaforme SaaS, dispositivi personali e sistemi di archiviazione cloud non gestiti.</p><p>Se a questo si aggiunge l'enorme popolarità delle app di intelligenza artificiale di terze parti, i team IT si trovano di fronte a un compito monumentale per mantenere il controllo. Gran parte di questo materiale assume la forma di dati non strutturati, come documenti, immagini, email e altri file che resistono a una facile organizzazione, rendendo la supervisione ancora più difficile.</p><p>Sebbene le pratiche di FinOps — framework per la governance e l'ottimizzazione della spesa cloud tra i dipartimenti — abbiano aiutato le organizzazioni a contenere i costi degli strumenti cloud, hanno fatto ben poco per risolvere il crescente problema di visibilità dei dati generati da tali strumenti.</p><p>Questo livello di decentralizzazione rende difficile sapere dove risiedano i dati critici, chi ne sia il proprietario e quanto siano gestiti in sicurezza. Il risultato è una situazione in cui i dati crescono più velocemente di quanto la governance riesca a tenere il passo, alimentando inefficienze, sprecando risorse di archiviazione e complicando la conformità.</p><p>Per le organizzazioni che non hanno una visione unificata del proprio patrimonio informativo (ovvero la maggior parte), i decisori rischiano di perdere il controllo di uno dei loro asset aziendali più preziosi.</p><h2 id="il-potere-della-visibilita">Il potere della visibilità</h2><p>Quindi, qual è la soluzione? In che modo le organizzazioni possono riprendere un controllo significativo su patrimoni di dati dispersi, creati dalle scelte tecnologiche dei singoli dipartimenti?</p><p>Per molti leader, la reazione istintiva di fronte ai vari rischi è semplicemente quella di limitare l'uso di strumenti gestiti dai dipartimenti o imporre cicli di approvazione più rigidi. Il problema è che, tranne negli ambienti tecnologici più restrittivi, questo approccio funziona raramente. Se un dipendente sa che un'app o un servizio di terze parti gli faciliterà notevolmente la vita, generalmente troverà il modo di usarlo.</p><p>Al contrario, la strada più efficace consiste nel costruire una visibilità molto migliore su quale tecnologia viene utilizzata, da chi e, aspetto cruciale, su come i dati si spostano tra i sistemi. Ad esempio, una buona visibilità dei dati apre la porta a una valutazione del rischio molto più accurata, grazie alla quale le organizzazioni possono identificare strumenti duplicati, insicuri o ridondanti, permettendo all'IT di riportare le soluzioni legittime sotto la propria governance.</p><p>Dal punto di vista della governance dei dati, una visione singola e accurata delle informazioni tra sistemi SaaS, cloud e on-premises fornisce la base per applicare le policy in modo coerente e migliorare sia l'efficienza dell'archiviazione che la conformità.</p><p>Forti di questo livello di visibilità, i responsabili IT possono vedere dove risiedono le informazioni sensibili e confermare che siano adeguatamente protette, supportando al contempo una migliore gestione del ciclo di vita dei dati, consentendo che vengano archiviati, conservati o eliminati in base al loro valore aziendale e ai requisiti normativi vigenti.</p><p>In definitiva, si tratta di garantire che l'IT possa vedere e gestire i dati prodotti da sistemi che non ha necessariamente selezionato o distribuito. Ciò richiede strumenti di gestione dei dati indipendenti dai fornitori (vendor-agnostic), in grado di integrare dati non strutturati provenienti da più piattaforme in un'unica vista coerente.</p><p>Se fatto correttamente, le organizzazioni possono bilanciare innovazione e governance, offrendo ai dipartimenti la libertà di utilizzare gli strumenti di cui hanno bisogno e garantendo, al contempo, che tutti i dati rimangano rintracciabili, conformi e archiviati in modo efficiente.</p>
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Senza una visibilità in tempo reale sul comportamento dei conducenti e sulle condizioni stradali, si verificano incidenti che potrebbero essere evitati, i pericoli passano inosservati e la produttività si blocca sotto il peso di premi assicurativi in crescita, carichi di lavoro manuali e inefficienze operative.</p><p>Per gestire questa mole di dati in modo efficiente, l'utilizzo dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-notebook-aziendali" target="_blank"><strong>migliori notebook aziendali</strong></a> è diventato fondamentale per eliminare ogni punto cieco. Chi necessita di una potenza di calcolo superiore per analisi predittive avanzate può invece fare affidamento sulle <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/le-migliori-workstation-portatili-per-uso-professionale" target="_blank"><strong>migliori workstation portatili per uso professionale</strong></a>, capaci di trasformare la gestione della flotta in un vantaggio competitivo.</p><p>Non sorprende che il 70% delle organizzazioni indichi la sicurezza dei lavoratori come una preoccupazione prioritaria. Nel Regno Unito, queste pressioni sono ancora più marcate: l'impennata dei costi di carburante e assicurazione, la carenza di 200.000 conducenti di mezzi pesanti (HGV) e i quasi 130.000 incidenti registrati nel 2024 sottolineano l'urgente necessità di operazioni più intelligenti e sicure.</p><p>È qui che l'intelligenza artificiale diventa indispensabile. Può monitorare i conducenti in tempo reale, segnalare comportamenti pericolosi nel momento esatto in cui si verificano e fornire ai responsabili della sicurezza gli strumenti per prevenire le collisioni prima che accadano. Automatizzando e ottimizzando i flussi di lavoro manuali e offrendo analisi concrete, gli strumenti di IA aiutano le aziende a ridurre i rischi, eliminare controversie e furti e operare con maggiore efficienza, garantendo al contempo la massima protezione a conducenti, veicoli e merci su strada.</p><p>Per gestire questa mole di dati in modo efficace, i manager si affidano sempre più ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-notebook-aziendali" target="_blank"><strong>migliori notebook aziendali</strong></a>, mentre per le analisi predittive più complesse l'uso delle <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/le-migliori-workstation-portatili-per-uso-professionale" target="_blank"><strong>migliori workstation portatili per uso professionale</strong></a> garantisce prestazioni senza compromessi.</p><h2 id="perche-l-accuratezza-dell-intelligenza-artificiale-conta-cosi-tanto">Perché l'accuratezza dell'intelligenza artificiale conta così tanto?</h2><p>L'intelligenza artificiale di precisione è molto più di un semplice parametro tecnico: è uno standard vitale.</p><p>L'IA sta diventando uno degli strumenti più potenti per migliorare la sicurezza nei settori ad alto rischio. I sistemi avanzati possono rilevare comportamenti di guida pericolosi — come l'uso dello smartphone, il mancato rispetto della distanza di sicurezza o la stanchezza — e fornire avvisi in tempo reale che aiutano a prevenire le collisioni prima che si verifichino.</p><p>Nelle operazioni fisiche, tuttavia, l'efficacia dipende interamente dall'accuratezza. Ci sono letteralmente vite in gioco. Un'IA che identifica erroneamente o ignora eventi critici può non riuscire a evitare un impatto, mettendo a rischio conducenti, passeggeri e l'incolumità pubblica.</p><p>I sistemi più affidabili vengono addestrati su miliardi di chilometri percorsi nel mondo reale e perfezionati attraverso la revisione "human-in-the-loop", in cui gli esperti convalidano e migliorano costantemente le decisioni dell'IA. Per analizzare questi dati, i professionisti si affidano spesso ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-notebook-aziendali" target="_blank"><strong>migliori notebook aziendali</strong></a> disponibili sul mercato.</p><p>Sia nei trasporti a lungo raggio che in condizioni meteorologiche estreme o nelle trafficate strade cittadine, un'IA altamente accurata fornisce analisi tempestive che aumentano la consapevolezza del conducente e permettono decisioni più intelligenti e sicure, spesso elaborate dalle <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/le-migliori-workstation-portatili-per-uso-professionale" target="_blank"><strong>migliori workstation portatili per uso professionale</strong></a>.</p><h2 id="quale-ruolo-puo-giocare-l-ia-nel-migliorare-la-sicurezza-dei-conducenti-su-larga-scala">Quale ruolo può giocare l'IA nel migliorare la sicurezza dei conducenti su larga scala?</h2><p>L'intelligenza artificiale può colmare il divario di formazione che persiste da lungo tempo. Ad esempio, il coaching generato dall'IA può fornire feedback di alta qualità ai conducenti su larga scala e in tempi rapidi.</p><p>Le organizzazioni possono ridurre il carico di lavoro legato alla formazione e, allo stesso tempo, rafforzare la sicurezza, la conformità e le prestazioni grazie a una guida documentata, rapida, coerente e personalizzata per ogni conducente. Questo aiuta a garantire il rispetto dei requisiti normativi e a mantenere registri pronti per eventuali audit senza aggiungere lavoro manuale.</p><p>Il coaching dei conducenti è uno dei modi più efficaci per migliorare la sicurezza, ma è anche uno dei più difficili da applicare su vasta scala. I responsabili della sicurezza supervisionano centinaia di autisti, rendendo quasi impossibile fornire feedback tempestivi e costanti. In media, occorrono più di due settimane per dare seguito a un evento pericoloso, e ogni sessione di coaching richiede fino a 30 minuti tra pianificazione, revisione ed erogazione. In questo intervallo di tempo, il comportamento rischioso spesso persiste.</p><p>Con l'unificazione dei dati relativi a conducente, veicolo e sicurezza, i team possono formare il personale in modo più efficace, riconoscere una guida virtuosa e costruire una cultura basata sulla fiducia. Questi dati unificati aiutano inoltre le organizzazioni a individuare i problemi operativi prima che degenerino — dai modelli di guida pericolosi alle criticità delle attrezzature — consentendo interventi più proattivi e flotte complessivamente più sane.</p><p>Molte organizzazioni utilizzano ora questi stessi dati per scagionare i conducenti in caso di false accuse e premiare i comportamenti sicuri, aumentando l'equità, il morale e la fidelizzazione in una professione fondata sulle persone.</p><h2 id="l-automazione-e-la-chiave-per-operazioni-piu-intelligenti">L'automazione è la chiave per operazioni più intelligenti?</h2><p>Sì, e l'IA non sta solo trasformando la sicurezza: sta ridefinendo il modo stesso in cui si lavora.</p><p>Oggi, i team che si occupano di inserimento dei dipendenti, formazione e gestione delle prestazioni si affidano a fogli di calcolo e sistemi obsoleti che creano silos di dati. Ciò si traduce in lacune nella conformità, scadenze mancate e tempi di inattività.</p><p>Quasi il 70% dei lavoratori trascorre oltre 20 ore a settimana cercando informazioni tra strumenti scollegati tra loro, invece di concentrarsi sui propri compiti principali. Questo rappresenta un enorme freno alla produttività nelle operazioni fisiche, dove la continuità operativa è fondamentale.</p><p>La scarsa qualità dei dati, i ritardi nella reportistica e i flussi di lavoro manuali rendono i team reattivi anziché proattivi. Con la crescita delle organizzazioni dotate di flotte e il moltiplicarsi dei dati, i sistemi legacy non riescono a fornire una visione completa e in tempo reale delle operazioni né analisi concrete su cui agire.</p><p>L'IA cambia tutto questo automatizzando i flussi di lavoro manuali, facendo emergere le informazioni critiche in tempo reale e consentendo decisioni più intelligenti. Dall'identificazione automatica dei problemi e l'assegnazione dei viaggi non identificati all'ottimizzazione dei percorsi tramite l'analisi del flusso dei passeggeri, l'analisi basata sull'IA permette ai team di passare dal dato alla decisione più velocemente, migliorando la sicurezza, la produttività e l'efficienza operativa complessiva.</p><h2 id="le-operazioni-fisiche-basate-sull-intelligenza-artificiale-sono-il-futuro">Le operazioni fisiche basate sull'intelligenza artificiale sono il futuro</h2><p>Il futuro delle operazioni fisiche dipende dall’unione tra l’esperienza umana e le analisi generate dall’intelligenza artificiale. Rilevando accuratamente i rischi, fornendo formazione tempestiva e automatizzando le attività di routine, l’IA consente alle organizzazioni di restare un passo avanti rispetto a collisioni, inefficienze e zone d’ombra operative.</p><p>Quando sicurezza e produttività procedono di pari passo, i team possono prendere decisioni più rapide e intelligenti, proteggere le proprie persone e garantire che ogni conducente, veicolo e risorsa operi al meglio delle proprie possibilità. Nel complesso scenario odierno, l’IA non è solo uno strumento: è un fattore abilitante fondamentale per operazioni più sicure, efficienti e resilienti.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/pro/lintelligenza-artificiale-al-volante-della-sicurezza-cosi-la-tecnologia-salva-vite-e-abbatte-i-costi-operativi</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Gestire le operazioni fisiche non è mai stato così complesso. Oggi, l'accuratezza dell'intelligenza artificiale rappresenta uno standard vitale, dove in gioco c'è la vita stessa. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Pro]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Nyanya Joof ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Trucks lined up parked together.]]></media:title>
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                                <p>Gestire le operazioni logistiche non è mai stato così complesso. I costi aumentano, le normative si fanno più stringenti e i rischi sono ovunque.</p><p>Le strade sono diventate più pericolose, le spese legate alle collisioni continuano a salire e la maggior parte dei team si affida ancora a sistemi di gestione della flotta e della forza lavoro scollegati tra loro, che generano zone d'ombra e costringono a decisioni puramente reattive. Senza una visibilità in tempo reale sul comportamento dei conducenti e sulle condizioni stradali, si verificano incidenti che potrebbero essere evitati, i pericoli passano inosservati e la produttività si blocca sotto il peso di premi assicurativi in crescita, carichi di lavoro manuali e inefficienze operative.</p><p>Per gestire questa mole di dati in modo efficiente, l'utilizzo dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-notebook-aziendali" target="_blank"><strong>migliori notebook aziendali</strong></a> è diventato fondamentale per eliminare ogni punto cieco. Chi necessita di una potenza di calcolo superiore per analisi predittive avanzate può invece fare affidamento sulle <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/le-migliori-workstation-portatili-per-uso-professionale" target="_blank"><strong>migliori workstation portatili per uso professionale</strong></a>, capaci di trasformare la gestione della flotta in un vantaggio competitivo.</p><p>Non sorprende che il 70% delle organizzazioni indichi la sicurezza dei lavoratori come una preoccupazione prioritaria. Nel Regno Unito, queste pressioni sono ancora più marcate: l'impennata dei costi di carburante e assicurazione, la carenza di 200.000 conducenti di mezzi pesanti (HGV) e i quasi 130.000 incidenti registrati nel 2024 sottolineano l'urgente necessità di operazioni più intelligenti e sicure.</p><p>È qui che l'intelligenza artificiale diventa indispensabile. Può monitorare i conducenti in tempo reale, segnalare comportamenti pericolosi nel momento esatto in cui si verificano e fornire ai responsabili della sicurezza gli strumenti per prevenire le collisioni prima che accadano. Automatizzando e ottimizzando i flussi di lavoro manuali e offrendo analisi concrete, gli strumenti di IA aiutano le aziende a ridurre i rischi, eliminare controversie e furti e operare con maggiore efficienza, garantendo al contempo la massima protezione a conducenti, veicoli e merci su strada.</p><p>Per gestire questa mole di dati in modo efficace, i manager si affidano sempre più ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-notebook-aziendali" target="_blank"><strong>migliori notebook aziendali</strong></a>, mentre per le analisi predittive più complesse l'uso delle <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/le-migliori-workstation-portatili-per-uso-professionale" target="_blank"><strong>migliori workstation portatili per uso professionale</strong></a> garantisce prestazioni senza compromessi.</p><h2 id="perche-l-accuratezza-dell-intelligenza-artificiale-conta-cosi-tanto">Perché l'accuratezza dell'intelligenza artificiale conta così tanto?</h2><p>L'intelligenza artificiale di precisione è molto più di un semplice parametro tecnico: è uno standard vitale.</p><p>L'IA sta diventando uno degli strumenti più potenti per migliorare la sicurezza nei settori ad alto rischio. I sistemi avanzati possono rilevare comportamenti di guida pericolosi — come l'uso dello smartphone, il mancato rispetto della distanza di sicurezza o la stanchezza — e fornire avvisi in tempo reale che aiutano a prevenire le collisioni prima che si verifichino.</p><p>Nelle operazioni fisiche, tuttavia, l'efficacia dipende interamente dall'accuratezza. Ci sono letteralmente vite in gioco. Un'IA che identifica erroneamente o ignora eventi critici può non riuscire a evitare un impatto, mettendo a rischio conducenti, passeggeri e l'incolumità pubblica.</p><p>I sistemi più affidabili vengono addestrati su miliardi di chilometri percorsi nel mondo reale e perfezionati attraverso la revisione "human-in-the-loop", in cui gli esperti convalidano e migliorano costantemente le decisioni dell'IA. Per analizzare questi dati, i professionisti si affidano spesso ai <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-notebook-aziendali" target="_blank"><strong>migliori notebook aziendali</strong></a> disponibili sul mercato.</p><p>Sia nei trasporti a lungo raggio che in condizioni meteorologiche estreme o nelle trafficate strade cittadine, un'IA altamente accurata fornisce analisi tempestive che aumentano la consapevolezza del conducente e permettono decisioni più intelligenti e sicure, spesso elaborate dalle <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/le-migliori-workstation-portatili-per-uso-professionale" target="_blank"><strong>migliori workstation portatili per uso professionale</strong></a>.</p><h2 id="quale-ruolo-puo-giocare-l-ia-nel-migliorare-la-sicurezza-dei-conducenti-su-larga-scala">Quale ruolo può giocare l'IA nel migliorare la sicurezza dei conducenti su larga scala?</h2><p>L'intelligenza artificiale può colmare il divario di formazione che persiste da lungo tempo. Ad esempio, il coaching generato dall'IA può fornire feedback di alta qualità ai conducenti su larga scala e in tempi rapidi.</p><p>Le organizzazioni possono ridurre il carico di lavoro legato alla formazione e, allo stesso tempo, rafforzare la sicurezza, la conformità e le prestazioni grazie a una guida documentata, rapida, coerente e personalizzata per ogni conducente. Questo aiuta a garantire il rispetto dei requisiti normativi e a mantenere registri pronti per eventuali audit senza aggiungere lavoro manuale.</p><p>Il coaching dei conducenti è uno dei modi più efficaci per migliorare la sicurezza, ma è anche uno dei più difficili da applicare su vasta scala. I responsabili della sicurezza supervisionano centinaia di autisti, rendendo quasi impossibile fornire feedback tempestivi e costanti. In media, occorrono più di due settimane per dare seguito a un evento pericoloso, e ogni sessione di coaching richiede fino a 30 minuti tra pianificazione, revisione ed erogazione. In questo intervallo di tempo, il comportamento rischioso spesso persiste.</p><p>Con l'unificazione dei dati relativi a conducente, veicolo e sicurezza, i team possono formare il personale in modo più efficace, riconoscere una guida virtuosa e costruire una cultura basata sulla fiducia. Questi dati unificati aiutano inoltre le organizzazioni a individuare i problemi operativi prima che degenerino — dai modelli di guida pericolosi alle criticità delle attrezzature — consentendo interventi più proattivi e flotte complessivamente più sane.</p><p>Molte organizzazioni utilizzano ora questi stessi dati per scagionare i conducenti in caso di false accuse e premiare i comportamenti sicuri, aumentando l'equità, il morale e la fidelizzazione in una professione fondata sulle persone.</p><h2 id="l-automazione-e-la-chiave-per-operazioni-piu-intelligenti">L'automazione è la chiave per operazioni più intelligenti?</h2><p>Sì, e l'IA non sta solo trasformando la sicurezza: sta ridefinendo il modo stesso in cui si lavora.</p><p>Oggi, i team che si occupano di inserimento dei dipendenti, formazione e gestione delle prestazioni si affidano a fogli di calcolo e sistemi obsoleti che creano silos di dati. Ciò si traduce in lacune nella conformità, scadenze mancate e tempi di inattività.</p><p>Quasi il 70% dei lavoratori trascorre oltre 20 ore a settimana cercando informazioni tra strumenti scollegati tra loro, invece di concentrarsi sui propri compiti principali. Questo rappresenta un enorme freno alla produttività nelle operazioni fisiche, dove la continuità operativa è fondamentale.</p><p>La scarsa qualità dei dati, i ritardi nella reportistica e i flussi di lavoro manuali rendono i team reattivi anziché proattivi. Con la crescita delle organizzazioni dotate di flotte e il moltiplicarsi dei dati, i sistemi legacy non riescono a fornire una visione completa e in tempo reale delle operazioni né analisi concrete su cui agire.</p><p>L'IA cambia tutto questo automatizzando i flussi di lavoro manuali, facendo emergere le informazioni critiche in tempo reale e consentendo decisioni più intelligenti. Dall'identificazione automatica dei problemi e l'assegnazione dei viaggi non identificati all'ottimizzazione dei percorsi tramite l'analisi del flusso dei passeggeri, l'analisi basata sull'IA permette ai team di passare dal dato alla decisione più velocemente, migliorando la sicurezza, la produttività e l'efficienza operativa complessiva.</p><h2 id="le-operazioni-fisiche-basate-sull-intelligenza-artificiale-sono-il-futuro">Le operazioni fisiche basate sull'intelligenza artificiale sono il futuro</h2><p>Il futuro delle operazioni fisiche dipende dall’unione tra l’esperienza umana e le analisi generate dall’intelligenza artificiale. Rilevando accuratamente i rischi, fornendo formazione tempestiva e automatizzando le attività di routine, l’IA consente alle organizzazioni di restare un passo avanti rispetto a collisioni, inefficienze e zone d’ombra operative.</p><p>Quando sicurezza e produttività procedono di pari passo, i team possono prendere decisioni più rapide e intelligenti, proteggere le proprie persone e garantire che ogni conducente, veicolo e risorsa operi al meglio delle proprie possibilità. Nel complesso scenario odierno, l’IA non è solo uno strumento: è un fattore abilitante fondamentale per operazioni più sicure, efficienti e resilienti.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Convergenza delle infrastrutture HPC e AI ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Il <em>data center</em> moderno sta subendo una significativa trasformazione guidata dalla crescente complessità e dall'integrazione diffusa dell'Intelligenza Artificiale (IA).</p><p>Questo cambiamento è caratterizzato dalla <strong>convergenza</strong> dei carichi di lavoro di <em>High-Performance Computing</em> (HPC) e di IA, un fattore che sta guidando l'innovazione a ogni livello dell'infrastruttura, dalla progettazione dei <em>chip</em> ai sistemi di raffreddamento.</p><p>La dimensione dei modelli di <em>deep learning</em> odierni, specialmente i Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni (LLM) e i <em>foundation model</em>, richiede risorse computazionali precedentemente utilizzate per il <em>supercomputing</em> scientifico avanzato. Ciò sta spingendo l'IA nel dominio HPC in termini di infrastruttura.</p><h2 id="ripensare-il-calcolo-e-l-architettura">Ripensare il calcolo e l'architettura</h2><p>Questa convergenza rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui i progettisti dei <em>data center</em> utilizzano e configurano i processori. In passato, i <em>data center</em> dipendevano principalmente da unità di elaborazione centrale (CPU) <em>general-purpose</em> e multi-core per eseguire molte attività.<sup>1</sup></p><p></p><p></p><p>Sebbene le CPU siano ancora vitali per alcuni compiti sequenziali o a bassa priorità, la natura parallela dei moderni algoritmi di IA, come l'addestramento delle reti neurali, richiede <em>hardware</em> specializzato. Di conseguenza, le più avanzate unità di elaborazione grafica (GPU) sono diventate l'<em>hardware</em> preferito per i carichi di lavoro di IA.</p><p>La crescente complessità dei modelli di IA, che possono coinvolgere miliardi o persino trilioni di parametri, richiede un'elaborazione parallela ad alte prestazioni su una scala senza precedenti.</p><p>Ciò ha modificato in modo fondamentale l'architettura dei <em>data center</em>, accelerando l'adozione di sistemi <strong>multi-GPU</strong> e acceleratori avanzati. Non è sufficiente installare semplicemente molte GPU in un <em>rack</em>; devono comunicare tra loro in modo fluido e rapido.</p><p>Ciò ha portato allo sviluppo di tecnologie di interconnessione avanzate, come InfiniBand ad alta velocità, nonché <em>fabric</em> Ethernet specializzati, che forniscono percorsi di comunicazione a bassa latenza e alta larghezza di banda essenziali per operazioni collettive efficienti durante l'addestramento distribuito.<sup>2</sup></p><p>Le prestazioni di queste interconnessioni determinano spesso la scalabilità complessiva e il tempo di addestramento per i <strong>grandi modelli di IA</strong>.</p><h2 id="le-nuove-considerazioni-sull-infrastruttura-alimentazione-archiviazione-e-raffreddamento">Le nuove considerazioni sull'infrastruttura: alimentazione, archiviazione e raffreddamento</h2><p>Il passaggio ai <em>cluster</em> GPU ad alta densità ha introdotto significative sfide ingegneristiche, in particolare nella gestione dell'alimentazione e termica. La densità di calcolo e di potenza nei <em>rack</em> AI/HPC supera di gran lunga quella dei <em>rack</em> aziendali tradizionali, portando a maggiori richieste di potenza a livello di <em>rack</em>.</p><p>Ciò ha spinto i progettisti di <em>data center</em> a rivalutare le unità di distribuzione dell'alimentazione (PDU) e i sistemi di alimentazione ininterrotta (UPS), concentrandosi su sistemi di erogazione dell'energia a tensione più elevata e più efficienti.</p><p>Le molteplici esigenze dei carichi di lavoro di IA richiedono un'infrastruttura su misura. L'addestramento di modelli di grandi dimensioni comporta la fornitura di <em>dataset</em> <strong>massivi</strong>, spesso dell'ordine del <em>terabyte</em>, agli acceleratori a velocità molto elevate per prevenire l'inattività della GPU.</p><p>Ciò si traduce nell'uso di varie opzioni di archiviazione ad alte prestazioni, come i sistemi di file paralleli supportati da <em>flash storage</em> (<em>Solid State Drive</em> NVMe). Questo approccio garantisce che il sottosistema di input-output (I/O) non diventi un collo di bottiglia, massimizzando così l'efficienza delle costose risorse di calcolo. Per trovare l'unità ideale, consulta la nostra selezione dei <a href="<a href=" https:="" global.techradar.com="" it-it="" news="" migliori-ssd"="" target="_blank">https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-ssd</a>">migliori SSD.</p><p>Una componente essenziale di questa convergenza è la questione di come raffreddare i sistemi. Il <strong>raffreddamento ad aria</strong> fatica a rimuovere il calore massivo generato dai moderni acceleratori ad alto TDP (<em>Thermal Design Power</em>).</p><p>Tecnologie come il <strong>raffreddamento a liquido </strong><em><strong>direct-to-chip</strong></em> e il <strong>raffreddamento a immersione</strong> stanno passando dalle applicazioni HPC all'uso <em>mainstream</em> nei <em>data center</em> AI, offrendo una migliore efficienza energetica e consentendo densità di <em>rack</em> molto più elevate.</p><h2 id="scalabilita-modularita-e-future-proofing">Scalabilità, modularità e future-proofing</h2><p>Le organizzazioni stanno espandendo rapidamente le loro iniziative di IA per aumentare la produttività e l'efficienza operativa. Per supportare questa crescita continua, gli investimenti in infrastruttura devono essere adattabili e a prova di futuro (<em>future-proof</em>), portando a una maggiore preferenza per <strong>design di </strong><em><strong>server</strong></em><strong> flessibili e modulari</strong>.</p><p>Questi sistemi consentono alle aziende di gestire l'uso di energia e lo spazio in modo più efficiente in termini di costi. Poiché i carichi di lavoro di IA evolvono costantemente, la capacità di aggiornare o espandere facilmente i componenti di calcolo e archiviazione, senza costosi rifacimenti infrastrutturali, fornisce un <strong>vantaggio competitivo vitale</strong> e aiuta a ridurre il costo totale di proprietà.</p><p>Molte delle nuove tecnologie necessarie per un <em>data center</em> AI provengono originariamente dal campo HPC. I <em>manager</em> IT responsabili dell'installazione devono guardare oltre le prestazioni dei singoli <em>server</em> e vedere l'intero sistema come un'unica <strong>macchina parallela</strong>, in cui tutti i componenti lavorano insieme.</p><p>Ciò comporta l'analisi attenta della topologia di rete per ridurre la latenza e aumentare la larghezza di banda di bisezione, e l'esame dei componenti di archiviazione per assicurarsi che gestiscano le richieste I/O degli acceleratori.</p><p>Allineando le loro attuali capacità, incorporando l'infrastruttura di terze parti necessaria laddove le soluzioni proprietarie non funzionano e personalizzando il design dell'infrastruttura per adattarsi alla natura prevista dei futuri carichi di lavoro di IA, le aziende possono raggiungere un <strong>equilibrio ottimale</strong>.</p><p>Questo allineamento strategico è essenziale per sfruttare la potenza della <strong>convergenza HPC-AI</strong>, consentendo alle organizzazioni di espandere la propria innovazione senza incorrere in costi eccessivi.</p><h2 id="sommario">Sommario</h2><p>Sta emergendo un nuovo tipo di <em>data center</em>, <strong>progettato esplicitamente per i carichi di lavoro di IA</strong>. Molte delle ottimizzazioni sviluppate nel corso degli anni per i <em>data center</em> HPC vengono ora applicate ai <em>data center</em> AI.</p><p>Sebbene alcuni componenti <em>hardware</em> possano differire a seconda del carico di lavoro, ci sono lezioni preziose da imparare e <strong>esperienze da trasferire</strong>.</p><p>Questo articolo è stato prodotto come parte del canale <em>Expert Insights</em> di TechRadarPro, dove presentiamo le menti migliori e più brillanti dell'industria tecnologica di oggi. Le opinioni qui espresse sono quelle dell'autore e non sono necessariamente quelle di TechRadarPro o Future plc. Se siete interessati a contribuire, scoprite di più qui: <a href="https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro" target="_blank">https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro</a></p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Il data center moderno sta subendo una significativa trasformazione guidata dalla crescente complessità e dall'integrazione diffusa dell'intelligenza artificiale. ]]>
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                                <p>Il <em>data center</em> moderno sta subendo una significativa trasformazione guidata dalla crescente complessità e dall'integrazione diffusa dell'Intelligenza Artificiale (IA).</p><p>Questo cambiamento è caratterizzato dalla <strong>convergenza</strong> dei carichi di lavoro di <em>High-Performance Computing</em> (HPC) e di IA, un fattore che sta guidando l'innovazione a ogni livello dell'infrastruttura, dalla progettazione dei <em>chip</em> ai sistemi di raffreddamento.</p><p>La dimensione dei modelli di <em>deep learning</em> odierni, specialmente i Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni (LLM) e i <em>foundation model</em>, richiede risorse computazionali precedentemente utilizzate per il <em>supercomputing</em> scientifico avanzato. Ciò sta spingendo l'IA nel dominio HPC in termini di infrastruttura.</p><h2 id="ripensare-il-calcolo-e-l-architettura">Ripensare il calcolo e l'architettura</h2><p>Questa convergenza rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui i progettisti dei <em>data center</em> utilizzano e configurano i processori. In passato, i <em>data center</em> dipendevano principalmente da unità di elaborazione centrale (CPU) <em>general-purpose</em> e multi-core per eseguire molte attività.<sup>1</sup></p><p></p><p></p><p>Sebbene le CPU siano ancora vitali per alcuni compiti sequenziali o a bassa priorità, la natura parallela dei moderni algoritmi di IA, come l'addestramento delle reti neurali, richiede <em>hardware</em> specializzato. Di conseguenza, le più avanzate unità di elaborazione grafica (GPU) sono diventate l'<em>hardware</em> preferito per i carichi di lavoro di IA.</p><p>La crescente complessità dei modelli di IA, che possono coinvolgere miliardi o persino trilioni di parametri, richiede un'elaborazione parallela ad alte prestazioni su una scala senza precedenti.</p><p>Ciò ha modificato in modo fondamentale l'architettura dei <em>data center</em>, accelerando l'adozione di sistemi <strong>multi-GPU</strong> e acceleratori avanzati. Non è sufficiente installare semplicemente molte GPU in un <em>rack</em>; devono comunicare tra loro in modo fluido e rapido.</p><p>Ciò ha portato allo sviluppo di tecnologie di interconnessione avanzate, come InfiniBand ad alta velocità, nonché <em>fabric</em> Ethernet specializzati, che forniscono percorsi di comunicazione a bassa latenza e alta larghezza di banda essenziali per operazioni collettive efficienti durante l'addestramento distribuito.<sup>2</sup></p><p>Le prestazioni di queste interconnessioni determinano spesso la scalabilità complessiva e il tempo di addestramento per i <strong>grandi modelli di IA</strong>.</p><h2 id="le-nuove-considerazioni-sull-infrastruttura-alimentazione-archiviazione-e-raffreddamento">Le nuove considerazioni sull'infrastruttura: alimentazione, archiviazione e raffreddamento</h2><p>Il passaggio ai <em>cluster</em> GPU ad alta densità ha introdotto significative sfide ingegneristiche, in particolare nella gestione dell'alimentazione e termica. La densità di calcolo e di potenza nei <em>rack</em> AI/HPC supera di gran lunga quella dei <em>rack</em> aziendali tradizionali, portando a maggiori richieste di potenza a livello di <em>rack</em>.</p><p>Ciò ha spinto i progettisti di <em>data center</em> a rivalutare le unità di distribuzione dell'alimentazione (PDU) e i sistemi di alimentazione ininterrotta (UPS), concentrandosi su sistemi di erogazione dell'energia a tensione più elevata e più efficienti.</p><p>Le molteplici esigenze dei carichi di lavoro di IA richiedono un'infrastruttura su misura. L'addestramento di modelli di grandi dimensioni comporta la fornitura di <em>dataset</em> <strong>massivi</strong>, spesso dell'ordine del <em>terabyte</em>, agli acceleratori a velocità molto elevate per prevenire l'inattività della GPU.</p><p>Ciò si traduce nell'uso di varie opzioni di archiviazione ad alte prestazioni, come i sistemi di file paralleli supportati da <em>flash storage</em> (<em>Solid State Drive</em> NVMe). Questo approccio garantisce che il sottosistema di input-output (I/O) non diventi un collo di bottiglia, massimizzando così l'efficienza delle costose risorse di calcolo. Per trovare l'unità ideale, consulta la nostra selezione dei <a href="<a href=" https:="" global.techradar.com="" it-it="" news="" migliori-ssd"="" target="_blank">https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-ssd</a>">migliori SSD.</p><p>Una componente essenziale di questa convergenza è la questione di come raffreddare i sistemi. Il <strong>raffreddamento ad aria</strong> fatica a rimuovere il calore massivo generato dai moderni acceleratori ad alto TDP (<em>Thermal Design Power</em>).</p><p>Tecnologie come il <strong>raffreddamento a liquido </strong><em><strong>direct-to-chip</strong></em> e il <strong>raffreddamento a immersione</strong> stanno passando dalle applicazioni HPC all'uso <em>mainstream</em> nei <em>data center</em> AI, offrendo una migliore efficienza energetica e consentendo densità di <em>rack</em> molto più elevate.</p><h2 id="scalabilita-modularita-e-future-proofing">Scalabilità, modularità e future-proofing</h2><p>Le organizzazioni stanno espandendo rapidamente le loro iniziative di IA per aumentare la produttività e l'efficienza operativa. Per supportare questa crescita continua, gli investimenti in infrastruttura devono essere adattabili e a prova di futuro (<em>future-proof</em>), portando a una maggiore preferenza per <strong>design di </strong><em><strong>server</strong></em><strong> flessibili e modulari</strong>.</p><p>Questi sistemi consentono alle aziende di gestire l'uso di energia e lo spazio in modo più efficiente in termini di costi. Poiché i carichi di lavoro di IA evolvono costantemente, la capacità di aggiornare o espandere facilmente i componenti di calcolo e archiviazione, senza costosi rifacimenti infrastrutturali, fornisce un <strong>vantaggio competitivo vitale</strong> e aiuta a ridurre il costo totale di proprietà.</p><p>Molte delle nuove tecnologie necessarie per un <em>data center</em> AI provengono originariamente dal campo HPC. I <em>manager</em> IT responsabili dell'installazione devono guardare oltre le prestazioni dei singoli <em>server</em> e vedere l'intero sistema come un'unica <strong>macchina parallela</strong>, in cui tutti i componenti lavorano insieme.</p><p>Ciò comporta l'analisi attenta della topologia di rete per ridurre la latenza e aumentare la larghezza di banda di bisezione, e l'esame dei componenti di archiviazione per assicurarsi che gestiscano le richieste I/O degli acceleratori.</p><p>Allineando le loro attuali capacità, incorporando l'infrastruttura di terze parti necessaria laddove le soluzioni proprietarie non funzionano e personalizzando il design dell'infrastruttura per adattarsi alla natura prevista dei futuri carichi di lavoro di IA, le aziende possono raggiungere un <strong>equilibrio ottimale</strong>.</p><p>Questo allineamento strategico è essenziale per sfruttare la potenza della <strong>convergenza HPC-AI</strong>, consentendo alle organizzazioni di espandere la propria innovazione senza incorrere in costi eccessivi.</p><h2 id="sommario">Sommario</h2><p>Sta emergendo un nuovo tipo di <em>data center</em>, <strong>progettato esplicitamente per i carichi di lavoro di IA</strong>. Molte delle ottimizzazioni sviluppate nel corso degli anni per i <em>data center</em> HPC vengono ora applicate ai <em>data center</em> AI.</p><p>Sebbene alcuni componenti <em>hardware</em> possano differire a seconda del carico di lavoro, ci sono lezioni preziose da imparare e <strong>esperienze da trasferire</strong>.</p><p>Questo articolo è stato prodotto come parte del canale <em>Expert Insights</em> di TechRadarPro, dove presentiamo le menti migliori e più brillanti dell'industria tecnologica di oggi. Le opinioni qui espresse sono quelle dell'autore e non sono necessariamente quelle di TechRadarPro o Future plc. Se siete interessati a contribuire, scoprite di più qui: <a href="https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro" target="_blank">https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro</a></p>
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                                                            <title><![CDATA[ Microsoft capisce finalmente la minaccia di SteamOS, ma forse è tardi per rendere Windows 11 gamer friendly ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Sono un <em>gamer</em> su PC da oltre 30 anni e in questo periodo i sistemi operativi di Microsoft (prima MS-DOS, poi le varie sfumature di Windows) sono stati essenzialmente la scelta predefinita quando si assemblava o si acquistava un PC da <em>gaming</em>. A causa della "popolarità" di Windows su PC, rispetto ad alternative come Linux, qualsiasi sviluppatore di giochi che volesse raggiungere il pubblico più vasto possibile dava la priorità a Windows come piattaforma. Questo ha avuto un effetto a catena, il che significava che se si desiderava la più ampia libreria di giochi possibile, si doveva avere Windows installato.</p><p>Questo stato di cose è continuato per anni, ma un problema stava montando. Il motivo per cui ho usato le virgolette parlando della "popolarità" di Windows (ecco, l'ho fatto di nuovo) è perché, nonostante sia il sistema operativo più diffuso, nessuno ama, e nemmeno apprezza, Windows. Se qualcuno afferma di farlo, o lavora per Microsoft o è un mostro (forse entrambi), e l'opzione più sicura è scappare. Se affermano specificamente di amare Windows 8, beh, mi dispiace: è già troppo tardi.</p><p>Così, i <em>gamer</em> su PC hanno dovuto tollerare di avere una qualche versione di Windows installata sulle loro <em>rig</em> da gioco, mentre Microsoft sembra essersi adagiata.</p><p>Questa compiacenza, nel migliore dei casi, ha significato che Microsoft sembrava dimenticarsi del <em>gaming</em> su PC del tutto, lasciandoci con un sistema operativo <em>bloated</em> (gonfio) che almeno ci permetteva di giocare con interruzioni e <em>crash</em> minimi; o, nei casi peggiori, Microsoft ha usato la sua posizione di <em>leader</em> di mercato per introdurre funzionalità fastidiose, a volte anti-consumatore, che nessun <em>gamer</em> aveva mai richiesto (coloro che ricordano gli orrori di Games for Windows – Live possono testimoniarlo).</p><p>Alcuni di noi temevano che la situazione potesse continuare in futuro, ma sembra che, finalmente, la tendenza stia cambiando e, sebbene questa possa essere una cattiva notizia per Microsoft, sarà un'ottima notizia per i <em>gamer</em> su PC.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:5359px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.24%;"><img id="eumr6D8YBzZXrQ7FySUNJQ" name="shutterstock_2164807443.jpg" alt="An angry woman wearing a headset and shouting after losing a game on her PC." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/eumr6D8YBzZXrQ7FySUNJQ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="5359" height="3014" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock)</span></figcaption></figure><h2 id="microsoft-you-blew-it">Microsoft, you blew it</h2><p>Il dominio di Microsoft nel <em>gaming</em> su PC era dato per scontato dall'azienda stessa, ma i suoi rivali prendevano nota. Il lancio della console di gioco Microsoft, Xbox, nel 2002, non ha aiutato. Mentre Microsoft giocava con il suo nuovo scintillante giocattolo e cercava di battere Sony e Nintendo (com'è andata a finire?) nella guerra per il salotto, sembrava essersi dimenticata per un po' del <em>gaming</em> su PC.</p><p>Valve, gli sviluppatori dietro <em>Half-Life</em>, non l'hanno fatto, e nel 2003 hanno lanciato Steam, un <em>software</em> nato come strumento per aggiornare automaticamente i giochi e rapidamente trasformatosi in un negozio digitale per giochi di terze parti.</p><p>A questo punto, sembra che Microsoft non abbia preso sul serio la minaccia di Steam – dopotutto, avevi ancora bisogno di Windows per eseguire i giochi acquistati su Steam, e Microsoft non aveva un negozio concorrente.</p><p>A onor del vero nei confronti di Microsoft, ricordo di non essere stato molto contento quando acquistai <em>Half-Life 2</em> nel 2004 e scoprii che dovevo installare Steam per giocare, e lo liquidai come un aggeggio inutile e forzato che non sarebbe durato a lungo.</p><p>Avevamo, ovviamente, torto a sottovalutare Valve e Steam. Già nel 2013, Steam era responsabile di circa il 75% delle vendite di giochi per PC, e il suo <em>software</em> fu portato su Linux e macOS, e più tardi anche su Android e iOS.</p><div><blockquote><p>Nel 2019, Microsoft ha iniziato a vendere i suoi giochi su Steam. Per quanto ne sappia, non c'è modo di acquistare alcuno dei giochi di Valve sul Microsoft Store.</p></blockquote></div><p>Quando Microsoft si è resa conto di dover competere, era troppo tardi. Nel 2007, ha annunciato Games for Windows – Live (un nome orribile, cosa non rara per Microsoft), che ha introdotto funzionalità da console come liste amici e altre caratteristiche <em>social</em> che Steam offriva già da tempo.</p><p>Avendo messo il <em>multiplayer online</em> dietro un <em>paywall</em> per le sue console Xbox (una mossa che, a mio avviso, è uno dei più grandi crimini di Microsoft contro i <em>gamer</em>), l'azienda ha cercato di fare lo stesso con Games for Windows – Live, rendendo il <em>multiplayer</em> disponibile solo a coloro che avevano un abbonamento Xbox LIVE Gold.</p><p>Dire che questa mossa si sia rivelata impopolare sarebbe un eufemismo, e appena un anno dopo, Microsoft ha eliminato tale requisito. Quell'anno, Microsoft ha affermato che i cambiamenti avrebbero "migliorato il <em>gaming</em> su Windows", ma il danno era ormai fatto. Insieme a un'interfaccia utente pessima, un <em>software</em> inaffidabile e regole rigorose su quali giochi potessero essere acquistati e giocati su Games for Windows – Live (oltre a quel nome), il servizio è stato ampiamente deriso, mentre Steam andava di bene in meglio.</p><p>Quando Microsoft ha tentato nuovamente di vendere giochi tramite il Windows Store (ora chiamato Microsoft Store), Steam era diventato inarrestabile. Nel 2019, Microsoft ha iniziato a vendere i suoi giochi su Steam. Per quanto ne sappia, non c'è modo di acquistare alcuno dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-giochi">giochi di Valve</a> sul Microsoft Store. Questo lo considererei un punto a favore di Valve.</p><h2 id="avanti-a-tutto-vapore">Avanti a tutto vapore</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="7EVUQp4Z7qmjb6uijMZrh9" name="RIP Steam Deck.jpg" alt="Zombie hand holding a Steam Deck console" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/7EVUQp4Z7qmjb6uijMZrh9-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: KinoMasterskaya / Valve)</span></figcaption></figure><p>Se Valve avesse limitato le sue ambizioni per Steam a essere semplicemente il principale luogo dove acquistare giochi per PC, questo avrebbe causato a Microsoft un "occhio nero", ma nulla di fatale. Sfortunatamente per Microsoft, Valve aveva piani molto più grandi e, a differenza di Microsoft, non sembra essere troppo adagiata sulla sua posizione.</p><p>Così, sono stati rilasciati numerosi prodotti e servizi Steam, e sebbene non tutti abbiano avuto successo (meno si parla delle originali Steam Boxes, meglio è), tre in particolare si stanno rivelando una seria minaccia per la morsa ferrea di Microsoft sul <em>gaming</em> su PC.</p><p>Il primo è SteamOS, un sistema operativo basato su Linux lanciato nel 2014. Questo sistema operativo è stato progettato come un <em>OS</em> incentrato sul <em>gaming</em> che avrebbe permesso ai <em>gamer</em> di avviare e giocare con una semplicità simile a quella delle console, e senza il sovraccarico che drena le prestazioni di cui soffre il sempre più <em>bloated</em> (gonfio) sistema operativo Windows.</p><p>SteamOS da solo sarebbe probabilmente stato solo l'ennesimo tentativo fallito di conquistare i <em>gamer</em> PC da Windows se non fosse stato per Proton, il successivo grande colpo contro Microsoft.</p><p>Proton è un livello di compatibilità che consente ai giochi Windows di funzionare su Linux (e, quindi, SteamOS), con un impatto minimo sulle prestazioni di gioco. Con un solo colpo, questo ha eliminato uno dei maggiori vantaggi di Windows, poiché non era più necessario installare Windows per giocare, e non bisognava aspettare che venisse rilasciata una versione Linux del gioco (cosa che accadeva raramente a causa della minima quota di mercato di Linux tra i <em>gamer</em>).</p><p>La ragione principale per cui i <em>gamer</em> su PC, me compreso, sostengono la necessità di installare Windows è per giocare ai propri titoli. Grazie a Proton, questo non è più il caso.</p><p>Infine, Valve ha rilasciato la Steam Deck, una console portatile da <em>gaming</em> alimentata da SteamOS che ha combinato tutti questi precedenti successi e servito come perfetta dimostrazione della possibilità di giocare su SteamOS anziché su Windows. Un numero crescente di giochi è diventato compatibile con Proton e l'esperienza simile a quella di una console è risultata ideale per il piccolo <em>touchscreen</em> della Steam Deck.</p><p>Da allora, sono state rilasciate anche molte console portatili da <em>gaming</em> alimentate da Windows 11 (ne ho recensite alcune io stesso), e sebbene facciano molte cose meglio della Steam Deck, hanno anche evidenziato quanto Windows 11 sia inadatto a questo tipo di dispositivi.</p><div data-widget-type="review" data-model-name="Valve Steam Deck" data-widget-title="Today's best Steam Deck deals"></div><p>Fastidiosi <em>pop-up</em>, strane decisioni di <em>design</em> e un mix di interfacce moderne e <em>touch-friendly</em> annidate tra applicazioni e menu <em>legacy</em> che non sono stati modificati per decenni sono già abbastanza irritanti su un PC o un <em>laptop</em> con Windows 11, ma su una console portatile da <em>gaming</em> sono insopportabili.</p><p>Adoro il mio ROG Ally X, ma Windows 11 continua a offrire un'esperienza terribile, con messaggi <em>pop-up</em> che appaiono e minimizzano il gioco a cui sto giocando, portando generalmente alla morte, e che mostrano un testo quasi impossibile da leggere su uno schermo piccolo, il che è forse l'aspetto peggiore.</p><p>L'unica nota positiva è che questo sembra aver finalmente risvegliato Microsoft dal suo torpore.</p><p>Forse spinta dal fatto che le sue console Xbox non sono riuscite a competere con le offerte di Sony e Nintendo, Microsoft si è ricordata che i <em>gamer</em> su PC contano e, in un articolo intitolato 'Windows PC gaming in 2025: Handheld innovation, Arm progress and DirectX advances' (un altro ottimo esempio di come Microsoft nomina le cose), Ian LeGrow, <em>Partner Director, Intelligent Edge Operating Systems</em> dell'azienda, evidenzia alcuni dei miglioramenti apportati quest'anno, guardando avanti a ciò che il 2026 porterà per migliorare il <em>gaming</em> su Windows. Sembra un po' come nel 2008, non è vero? Purtroppo, penso che anche questo, ancora una volta, sarà troppo poco e troppo tardi.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="jk4MEm6h7jgEfMnTF3dZTj" name="windows-fse" alt="Windows 11 Full Screen Experience screenshot" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/jk4MEm6h7jgEfMnTF3dZTj-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Microsoft)</span></figcaption></figure><h2 id="interventi-marginali">Interventi marginali</h2><p>Certo, alcuni dei miglioramenti che LeGrow identifica sono benvenuti (menziona in particolare l'Advanced Shader Delivery - ASD - e le prestazioni a livello di sistema), ma spesso sembrano essere solo degli intonaci per coprire le inadeguatezze di Windows 11.</p><p>L'esperienza <em>full-screen</em> di Xbox (FSE) ne è un esempio lampante. Questa è una nuovissima interfaccia che dovrebbe offrire un'esperienza simile a quella di una console e un menu molto più <em>touch-friendly</em>, impedendo al contempo a Windows 11 di intralciare i vostri giochi.</p><p>Il problema è che, anziché essere un sistema operativo completamente nuovo e dedicato al <em>gaming</em>, si sovrappone semplicemente a Windows 11. Durante la mia recensione del ROG Ally X, ho scoperto che, sebbene sia un miglioramento sotto alcuni aspetti, semplicemente non è sufficiente e, in alcuni casi, rende solo le cose più complicate.</p><p>Siamo ancora agli inizi e spero che l'FSE venga migliorato, ma temo di avere dei <em>flashback</em> a Games for Windows – Live.</p><p>LeGrow afferma che "I miglioramenti e le innovazioni che abbiamo introdotto quest'anno stanno plasmando il futuro del <em>gaming</em>", ma a mio parere, sembra che Microsoft stia cercando di recuperare terreno.</p><p>Guardando avanti al 2026, LeGrow evidenzia alcuni cambiamenti imminenti. L'esperienza <em>full-screen</em> di Xbox (FSE) sarà disponibile su più dispositivi, e se ci si iscrive all'accesso anticipato, sarà possibile eseguirla su <em>desktop</em>, <em>laptop</em>, 2-in-1 e altre console portatili da <em>gaming</em> con Windows 11.</p><p>Questa mossa sarà utile solo se Microsoft continuerà a migliorare l'FSE, e poiché non è più legata a un singolo set di prodotti, questo è almeno un po' più realistico.</p><p>L'Advanced Shader Delivery (ASD) sarà ampliato. Questa funzione precarica gli <em>shader</em> di gioco durante il <em>download</em>, in modo da poter avviare alcuni giochi più rapidamente, e il supporto per ASD è in arrivo su più titoli. Di nuovo, benvenuto, ma difficilmente è qualcosa che farà accelerare il vostro battito cardiaco.</p><p>Più interessante è Auto SR, una funzione di <em>upscaling</em> a livello di <em>OS</em> che utilizza l'IA per aumentare la risoluzione dei giochi, in modo simile a DLSS di Nvidia, FSR di AMD e XeSS di Intel. Ho scoperto che queste funzioni, specialmente DLSS, hanno un impatto enorme sul miglioramento delle prestazioni di <em>gaming</em>, e sarà interessante vedere cosa farà Microsoft in questo senso – anche se vale la pena sottolineare che si tratta ancora una volta di un'area in cui Microsoft sembra essere in ritardo.</p><p>Nel frattempo, Valve sembra intenzionata a sottrarre ancora più <em>gamer</em> PC a Windows 11 con l'annuncio di una nuova generazione di Steam Machines alimentate da SteamOS.</p><p>Il problema per Microsoft è che non solo Valve sta rendendo SteamOS più attraente per i <em>gamer</em>, ma Microsoft sta rendendo Windows 11 meno attraente. Per cominciare, continuiamo a ricevere aggiornamenti di Windows 11 che sembrano rompere più cose di quante ne aggiustino. Proprio questo <em>weekend</em>, volevo giocare a un gioco, solo per vedere Windows 11 bloccarsi numerose volte, cosa che non mi capitava da un po'.</p><p>E, mentre Microsoft sembra perdere interesse per Xbox, ora è distratta da una cosa più nuova e luccicante: l'IA. Invece di risolvere i problemi fondamentali con Windows 11, e non parlo solo di problemi specifici del <em>gaming</em>, Microsoft sta <em>cramming</em> (intasando) il sistema operativo con funzionalità IA indesiderate.</p><p>Quindi, temo che quando Microsoft afferma che il 2026 sarà l'anno in cui migliorerà il <em>gaming</em> su PC su Windows 11, non ci crederò finché non lo vedrò.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/computing/windows/microsoft-capisce-finalmente-la-minaccia-di-steamos-ma-forse-e-tardi-per-rendere-windows-11-gamer-friendly</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Microsoft non comprende i gamer su PC e i suoi piani per "aggiustare" Windows 11 non fermeranno l'ascesa di SteamOS ]]>
                                                                                                            </description>
                                                                                                                                <guid isPermaLink="false">EvWpy4CMAyEVqtzmntQ533</guid>
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                                                    <category><![CDATA[Gaming]]></category>
                                                    <category><![CDATA[Computing]]></category>
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                                                                                                <author><![CDATA[ matthew.hanson@futurenet.com (Matt Hanson) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Matt Hanson ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/emP4wv7FcojxQ73QEARCmZ-320-70.png ]]></dc:source>
                                                                <dc:description><![CDATA[ &lt;p&gt;Matt Hanson is a technology journalist who, despite his youthful looks, has been doing this for almost 15 years. He joined TechRadar all the way back in 2014, and over the years has climbed to become Managing Editor, Core Tech, leading a global team of journalists to bring industry-leading coverage of laptops, PCs, software and mobile devices to TechRadar.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;During his career, Matt has reviewed and used just about every laptop, from thin and light Ultrabooks, powerful gaming laptops and all manner of Chromebooks. His current favorite laptops are the MacBook Air and Dell XPS 13, as well as the Google Pixelbook Go, though he&#039;s worried Google won&#039;t make a follow-up.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Before he joined TechRadar, Matt worked extensively in the technology magazine industry, with roles in some of the most popular and respected titles, including Linux Format, PC Format, PC Plus, Windows Help &amp; Advice and Windows Vista: The Official Magazine.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;As well as TechRadar, Matt frequently contributes to magazines and websites including MacFormat, CreativeBloq, Maximum PC, Digital Camera World and many more, sharing his knowledge of computers, laptops and Macs with a diverse audience.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;When not writing about computers and entertainment, Matt enjoys playing games, watching films, making music, reading and running around after his young daughter.&lt;/p&gt; ]]></dc:description>
                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                                                            <media:credit><![CDATA[Getty Images / mikkelwilliam / valve]]></media:credit>
                                                                                                                                                                                                                                    <media:description><![CDATA[Old computer from the 1980s stands on a desk with SteamOS logo]]></media:description>                                                            <media:text><![CDATA[Old computer from the 1980s stands on a desk with SteamOS logo]]></media:text>
                                <media:title type="plain"><![CDATA[Old computer from the 1980s stands on a desk with SteamOS logo]]></media:title>
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                            <![CDATA[
                            <article>
                                <p>Sono un <em>gamer</em> su PC da oltre 30 anni e in questo periodo i sistemi operativi di Microsoft (prima MS-DOS, poi le varie sfumature di Windows) sono stati essenzialmente la scelta predefinita quando si assemblava o si acquistava un PC da <em>gaming</em>. A causa della "popolarità" di Windows su PC, rispetto ad alternative come Linux, qualsiasi sviluppatore di giochi che volesse raggiungere il pubblico più vasto possibile dava la priorità a Windows come piattaforma. Questo ha avuto un effetto a catena, il che significava che se si desiderava la più ampia libreria di giochi possibile, si doveva avere Windows installato.</p><p>Questo stato di cose è continuato per anni, ma un problema stava montando. Il motivo per cui ho usato le virgolette parlando della "popolarità" di Windows (ecco, l'ho fatto di nuovo) è perché, nonostante sia il sistema operativo più diffuso, nessuno ama, e nemmeno apprezza, Windows. Se qualcuno afferma di farlo, o lavora per Microsoft o è un mostro (forse entrambi), e l'opzione più sicura è scappare. Se affermano specificamente di amare Windows 8, beh, mi dispiace: è già troppo tardi.</p><p>Così, i <em>gamer</em> su PC hanno dovuto tollerare di avere una qualche versione di Windows installata sulle loro <em>rig</em> da gioco, mentre Microsoft sembra essersi adagiata.</p><p>Questa compiacenza, nel migliore dei casi, ha significato che Microsoft sembrava dimenticarsi del <em>gaming</em> su PC del tutto, lasciandoci con un sistema operativo <em>bloated</em> (gonfio) che almeno ci permetteva di giocare con interruzioni e <em>crash</em> minimi; o, nei casi peggiori, Microsoft ha usato la sua posizione di <em>leader</em> di mercato per introdurre funzionalità fastidiose, a volte anti-consumatore, che nessun <em>gamer</em> aveva mai richiesto (coloro che ricordano gli orrori di Games for Windows – Live possono testimoniarlo).</p><p>Alcuni di noi temevano che la situazione potesse continuare in futuro, ma sembra che, finalmente, la tendenza stia cambiando e, sebbene questa possa essere una cattiva notizia per Microsoft, sarà un'ottima notizia per i <em>gamer</em> su PC.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:5359px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.24%;"><img id="eumr6D8YBzZXrQ7FySUNJQ" name="shutterstock_2164807443.jpg" alt="An angry woman wearing a headset and shouting after losing a game on her PC." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/eumr6D8YBzZXrQ7FySUNJQ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="5359" height="3014" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock)</span></figcaption></figure><h2 id="microsoft-you-blew-it">Microsoft, you blew it</h2><p>Il dominio di Microsoft nel <em>gaming</em> su PC era dato per scontato dall'azienda stessa, ma i suoi rivali prendevano nota. Il lancio della console di gioco Microsoft, Xbox, nel 2002, non ha aiutato. Mentre Microsoft giocava con il suo nuovo scintillante giocattolo e cercava di battere Sony e Nintendo (com'è andata a finire?) nella guerra per il salotto, sembrava essersi dimenticata per un po' del <em>gaming</em> su PC.</p><p>Valve, gli sviluppatori dietro <em>Half-Life</em>, non l'hanno fatto, e nel 2003 hanno lanciato Steam, un <em>software</em> nato come strumento per aggiornare automaticamente i giochi e rapidamente trasformatosi in un negozio digitale per giochi di terze parti.</p><p>A questo punto, sembra che Microsoft non abbia preso sul serio la minaccia di Steam – dopotutto, avevi ancora bisogno di Windows per eseguire i giochi acquistati su Steam, e Microsoft non aveva un negozio concorrente.</p><p>A onor del vero nei confronti di Microsoft, ricordo di non essere stato molto contento quando acquistai <em>Half-Life 2</em> nel 2004 e scoprii che dovevo installare Steam per giocare, e lo liquidai come un aggeggio inutile e forzato che non sarebbe durato a lungo.</p><p>Avevamo, ovviamente, torto a sottovalutare Valve e Steam. Già nel 2013, Steam era responsabile di circa il 75% delle vendite di giochi per PC, e il suo <em>software</em> fu portato su Linux e macOS, e più tardi anche su Android e iOS.</p><div><blockquote><p>Nel 2019, Microsoft ha iniziato a vendere i suoi giochi su Steam. Per quanto ne sappia, non c'è modo di acquistare alcuno dei giochi di Valve sul Microsoft Store.</p></blockquote></div><p>Quando Microsoft si è resa conto di dover competere, era troppo tardi. Nel 2007, ha annunciato Games for Windows – Live (un nome orribile, cosa non rara per Microsoft), che ha introdotto funzionalità da console come liste amici e altre caratteristiche <em>social</em> che Steam offriva già da tempo.</p><p>Avendo messo il <em>multiplayer online</em> dietro un <em>paywall</em> per le sue console Xbox (una mossa che, a mio avviso, è uno dei più grandi crimini di Microsoft contro i <em>gamer</em>), l'azienda ha cercato di fare lo stesso con Games for Windows – Live, rendendo il <em>multiplayer</em> disponibile solo a coloro che avevano un abbonamento Xbox LIVE Gold.</p><p>Dire che questa mossa si sia rivelata impopolare sarebbe un eufemismo, e appena un anno dopo, Microsoft ha eliminato tale requisito. Quell'anno, Microsoft ha affermato che i cambiamenti avrebbero "migliorato il <em>gaming</em> su Windows", ma il danno era ormai fatto. Insieme a un'interfaccia utente pessima, un <em>software</em> inaffidabile e regole rigorose su quali giochi potessero essere acquistati e giocati su Games for Windows – Live (oltre a quel nome), il servizio è stato ampiamente deriso, mentre Steam andava di bene in meglio.</p><p>Quando Microsoft ha tentato nuovamente di vendere giochi tramite il Windows Store (ora chiamato Microsoft Store), Steam era diventato inarrestabile. Nel 2019, Microsoft ha iniziato a vendere i suoi giochi su Steam. Per quanto ne sappia, non c'è modo di acquistare alcuno dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-giochi">giochi di Valve</a> sul Microsoft Store. Questo lo considererei un punto a favore di Valve.</p><h2 id="avanti-a-tutto-vapore">Avanti a tutto vapore</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="7EVUQp4Z7qmjb6uijMZrh9" name="RIP Steam Deck.jpg" alt="Zombie hand holding a Steam Deck console" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/7EVUQp4Z7qmjb6uijMZrh9-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: KinoMasterskaya / Valve)</span></figcaption></figure><p>Se Valve avesse limitato le sue ambizioni per Steam a essere semplicemente il principale luogo dove acquistare giochi per PC, questo avrebbe causato a Microsoft un "occhio nero", ma nulla di fatale. Sfortunatamente per Microsoft, Valve aveva piani molto più grandi e, a differenza di Microsoft, non sembra essere troppo adagiata sulla sua posizione.</p><p>Così, sono stati rilasciati numerosi prodotti e servizi Steam, e sebbene non tutti abbiano avuto successo (meno si parla delle originali Steam Boxes, meglio è), tre in particolare si stanno rivelando una seria minaccia per la morsa ferrea di Microsoft sul <em>gaming</em> su PC.</p><p>Il primo è SteamOS, un sistema operativo basato su Linux lanciato nel 2014. Questo sistema operativo è stato progettato come un <em>OS</em> incentrato sul <em>gaming</em> che avrebbe permesso ai <em>gamer</em> di avviare e giocare con una semplicità simile a quella delle console, e senza il sovraccarico che drena le prestazioni di cui soffre il sempre più <em>bloated</em> (gonfio) sistema operativo Windows.</p><p>SteamOS da solo sarebbe probabilmente stato solo l'ennesimo tentativo fallito di conquistare i <em>gamer</em> PC da Windows se non fosse stato per Proton, il successivo grande colpo contro Microsoft.</p><p>Proton è un livello di compatibilità che consente ai giochi Windows di funzionare su Linux (e, quindi, SteamOS), con un impatto minimo sulle prestazioni di gioco. Con un solo colpo, questo ha eliminato uno dei maggiori vantaggi di Windows, poiché non era più necessario installare Windows per giocare, e non bisognava aspettare che venisse rilasciata una versione Linux del gioco (cosa che accadeva raramente a causa della minima quota di mercato di Linux tra i <em>gamer</em>).</p><p>La ragione principale per cui i <em>gamer</em> su PC, me compreso, sostengono la necessità di installare Windows è per giocare ai propri titoli. Grazie a Proton, questo non è più il caso.</p><p>Infine, Valve ha rilasciato la Steam Deck, una console portatile da <em>gaming</em> alimentata da SteamOS che ha combinato tutti questi precedenti successi e servito come perfetta dimostrazione della possibilità di giocare su SteamOS anziché su Windows. Un numero crescente di giochi è diventato compatibile con Proton e l'esperienza simile a quella di una console è risultata ideale per il piccolo <em>touchscreen</em> della Steam Deck.</p><p>Da allora, sono state rilasciate anche molte console portatili da <em>gaming</em> alimentate da Windows 11 (ne ho recensite alcune io stesso), e sebbene facciano molte cose meglio della Steam Deck, hanno anche evidenziato quanto Windows 11 sia inadatto a questo tipo di dispositivi.</p><div data-widget-type="review" data-model-name="Valve Steam Deck" data-widget-title="Today's best Steam Deck deals"></div><p>Fastidiosi <em>pop-up</em>, strane decisioni di <em>design</em> e un mix di interfacce moderne e <em>touch-friendly</em> annidate tra applicazioni e menu <em>legacy</em> che non sono stati modificati per decenni sono già abbastanza irritanti su un PC o un <em>laptop</em> con Windows 11, ma su una console portatile da <em>gaming</em> sono insopportabili.</p><p>Adoro il mio ROG Ally X, ma Windows 11 continua a offrire un'esperienza terribile, con messaggi <em>pop-up</em> che appaiono e minimizzano il gioco a cui sto giocando, portando generalmente alla morte, e che mostrano un testo quasi impossibile da leggere su uno schermo piccolo, il che è forse l'aspetto peggiore.</p><p>L'unica nota positiva è che questo sembra aver finalmente risvegliato Microsoft dal suo torpore.</p><p>Forse spinta dal fatto che le sue console Xbox non sono riuscite a competere con le offerte di Sony e Nintendo, Microsoft si è ricordata che i <em>gamer</em> su PC contano e, in un articolo intitolato 'Windows PC gaming in 2025: Handheld innovation, Arm progress and DirectX advances' (un altro ottimo esempio di come Microsoft nomina le cose), Ian LeGrow, <em>Partner Director, Intelligent Edge Operating Systems</em> dell'azienda, evidenzia alcuni dei miglioramenti apportati quest'anno, guardando avanti a ciò che il 2026 porterà per migliorare il <em>gaming</em> su Windows. Sembra un po' come nel 2008, non è vero? Purtroppo, penso che anche questo, ancora una volta, sarà troppo poco e troppo tardi.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="jk4MEm6h7jgEfMnTF3dZTj" name="windows-fse" alt="Windows 11 Full Screen Experience screenshot" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/jk4MEm6h7jgEfMnTF3dZTj-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Microsoft)</span></figcaption></figure><h2 id="interventi-marginali">Interventi marginali</h2><p>Certo, alcuni dei miglioramenti che LeGrow identifica sono benvenuti (menziona in particolare l'Advanced Shader Delivery - ASD - e le prestazioni a livello di sistema), ma spesso sembrano essere solo degli intonaci per coprire le inadeguatezze di Windows 11.</p><p>L'esperienza <em>full-screen</em> di Xbox (FSE) ne è un esempio lampante. Questa è una nuovissima interfaccia che dovrebbe offrire un'esperienza simile a quella di una console e un menu molto più <em>touch-friendly</em>, impedendo al contempo a Windows 11 di intralciare i vostri giochi.</p><p>Il problema è che, anziché essere un sistema operativo completamente nuovo e dedicato al <em>gaming</em>, si sovrappone semplicemente a Windows 11. Durante la mia recensione del ROG Ally X, ho scoperto che, sebbene sia un miglioramento sotto alcuni aspetti, semplicemente non è sufficiente e, in alcuni casi, rende solo le cose più complicate.</p><p>Siamo ancora agli inizi e spero che l'FSE venga migliorato, ma temo di avere dei <em>flashback</em> a Games for Windows – Live.</p><p>LeGrow afferma che "I miglioramenti e le innovazioni che abbiamo introdotto quest'anno stanno plasmando il futuro del <em>gaming</em>", ma a mio parere, sembra che Microsoft stia cercando di recuperare terreno.</p><p>Guardando avanti al 2026, LeGrow evidenzia alcuni cambiamenti imminenti. L'esperienza <em>full-screen</em> di Xbox (FSE) sarà disponibile su più dispositivi, e se ci si iscrive all'accesso anticipato, sarà possibile eseguirla su <em>desktop</em>, <em>laptop</em>, 2-in-1 e altre console portatili da <em>gaming</em> con Windows 11.</p><p>Questa mossa sarà utile solo se Microsoft continuerà a migliorare l'FSE, e poiché non è più legata a un singolo set di prodotti, questo è almeno un po' più realistico.</p><p>L'Advanced Shader Delivery (ASD) sarà ampliato. Questa funzione precarica gli <em>shader</em> di gioco durante il <em>download</em>, in modo da poter avviare alcuni giochi più rapidamente, e il supporto per ASD è in arrivo su più titoli. Di nuovo, benvenuto, ma difficilmente è qualcosa che farà accelerare il vostro battito cardiaco.</p><p>Più interessante è Auto SR, una funzione di <em>upscaling</em> a livello di <em>OS</em> che utilizza l'IA per aumentare la risoluzione dei giochi, in modo simile a DLSS di Nvidia, FSR di AMD e XeSS di Intel. Ho scoperto che queste funzioni, specialmente DLSS, hanno un impatto enorme sul miglioramento delle prestazioni di <em>gaming</em>, e sarà interessante vedere cosa farà Microsoft in questo senso – anche se vale la pena sottolineare che si tratta ancora una volta di un'area in cui Microsoft sembra essere in ritardo.</p><p>Nel frattempo, Valve sembra intenzionata a sottrarre ancora più <em>gamer</em> PC a Windows 11 con l'annuncio di una nuova generazione di Steam Machines alimentate da SteamOS.</p><p>Il problema per Microsoft è che non solo Valve sta rendendo SteamOS più attraente per i <em>gamer</em>, ma Microsoft sta rendendo Windows 11 meno attraente. Per cominciare, continuiamo a ricevere aggiornamenti di Windows 11 che sembrano rompere più cose di quante ne aggiustino. Proprio questo <em>weekend</em>, volevo giocare a un gioco, solo per vedere Windows 11 bloccarsi numerose volte, cosa che non mi capitava da un po'.</p><p>E, mentre Microsoft sembra perdere interesse per Xbox, ora è distratta da una cosa più nuova e luccicante: l'IA. Invece di risolvere i problemi fondamentali con Windows 11, e non parlo solo di problemi specifici del <em>gaming</em>, Microsoft sta <em>cramming</em> (intasando) il sistema operativo con funzionalità IA indesiderate.</p><p>Quindi, temo che quando Microsoft afferma che il 2026 sarà l'anno in cui migliorerà il <em>gaming</em> su PC su Windows 11, non ci crederò finché non lo vedrò.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Corsair Frame, arriva il nuovo case con touchscreen.. ma perché?  ]]></title>
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Come suggerisce il nome, questo modello è dotato di uno schermo LCD da 14,5 pollici posizionato sul lato sinistro del <em>case</em>.</p><p>In teoria, è perfetto per monitorare metriche come la temperatura della GPU, controllare rapidamente la data e l'ora, e aggiungere <em>widget</em> utili a portata di mano.</p><p>Ma in pratica, non vedo perché si dovrebbe spendere 400 dollari per questo <em>case</em>, quando si potrebbe acquistare l'originale Frame 4000D per 114,99 dollari e avanzare oltre 200 dollari, da usare per comprare un altro monitor.</p><h2 id="frame-4000d-lcd-rs-argb-closer-look">Frame 4000D LCD RS ARGB: closer look</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="3xF4MS7KKz47zU42TTwRQA" name="corsair-frame-4000d-lcd-side-panel" alt="Corsair Frame 4000 LCD RS ARGB case's side panel and LCD touchscreen" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/3xF4MS7KKz47zU42TTwRQA-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Corsair)</span></figcaption></figure><p>Diamo uno sguardo più da vicino al nuovo Frame 4000D LCD RS ARGB di Corsair. Se si riesce a ignorare il prezzo esorbitante, si presenta come un <em>case mid-tower</em> eccezionale.</p><p>Le sue dimensioni di $490 \times 486 \times 239 \text{ mm}$ ($19,29 \times 19,13 \times 9,41$ pollici) sono invariate rispetto al Frame 4000D originale, offrendo supporto per configurazioni Mini-ITX, Micro-ATX, ATX ed E-ATX, garantendo al contempo ampio spazio interno per future espansioni.</p><p>Se vi piace dare un'occhiata ai vostri componenti, potete utilizzare il pannello laterale in vetro temperato per ammirare i vostri <em>hardware</em> e la mascherina frontale in <em>mesh</em> d'acciaio (presente anche su altri <em>case</em> Frame) è fantastica per garantire un abbondante flusso d'aria e conferire al <em>case</em> una sensazione generale di <em>premium</em>.</p><p>A proposito di flusso d'aria, il Frame 4000D LCD RS ARGB ha anche spazio per ben 13 ventole. Una delle caratteristiche più interessanti di questo <em>case</em> è per me il sistema di montaggio InfiniRail di Corsair, che supporta ventole da 120, 140 e 200 mm con un semplice <em>switch</em>. Se utilizzate un dissipatore a liquido AIO per la CPU, potete montarlo sul lato anteriore, laterale o superiore e installare ventole aggiuntive se necessario.</p><p>È disponibile nelle colorazioni bianco e nero e presenta un design I/O frontale aggiornato, completo di pulsante di accensione, <em>jack</em> per cuffie da 3,5 mm, due porte USB-C Gen 1 e una porta USB-C Gen 2x2.</p><p>E le caratteristiche che migliorano l'esperienza d'uso non si fermano qui. Se utilizzate una delle attuali <strong>schede grafiche</strong>, grandi, pesanti e ingombranti, apprezzerete uno stabilizzatore <em>anti-sag</em> per mantenere al sicuro il componente più costoso della vostra configurazione. C'è anche un <em>shroud</em> per nascondere i cavi antiestetici.</p><p>Ma tutto questo passa in secondo piano rispetto al vero motivo per cui Corsair ha rilasciato questo <em>case</em>: il <em>touchscreen</em> LCD Xeneon Edge da 14,5 pollici. È lui la vera star. Ha una risoluzione di $2560 \times 720$ e una frequenza di aggiornamento di 60Hz, e può essere installato in verticale o in orizzontale.</p><p>È dotato di funzionalità <em>touch</em> a 5 punti e può essere personalizzato tramite Corsair iCUE per visualizzare ogni sorta di <em>app</em>, <em>widget</em> e metriche del PC, o semplicemente delle belle opere d'arte per aggiungere un tocco personalizzato al vostro <em>setup</em>.</p><p>Lo schermo <em>standalone</em> può essere montato in diversi modi, anche se il <em>bundle all-in-one</em> Frame 4000D LCD RS ARGB lo vede sempre attaccato al <em>case</em> in orizzontale, sotto il pannello laterale in vetro temperato.</p><h2 id="il-frame-4000d-non-ha-bisogno-di-fronzoli">Il Frame 4000D non ha bisogno di fronzoli</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1504px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:66.69%;"><img id="uP4WLA6icnKW5yarHc7ff8" name="Corsair" alt="Corsair" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/uP4WLA6icnKW5yarHc7ff8-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1504" height="1003" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Corsair)</span></figcaption></figure><p>Permettetemi di iniziare dicendo che adoro i <em>case</em> per PC di Corsair. Io stesso utilizzo il 4000D Airflow per la mia postazione da <em>gaming</em> personale, ed è fantastico. Ma proprio non capisco perché Corsair abbia intrapreso questa direzione.</p><p>Ho già dichiarato apertamente di odiare quando i produttori aggiungono schermi ai prodotti solo per sfoggiarli (date un'occhiata al mio articolo su <a href="https://www.techradar.com/computing/peripherals-accessories/these-5-awful-keyboard-trends-need-to-stay-in-2024">5 orribili tendenze delle tastiere che devono restare nel 2024</a>. Sì, c'è una certa funzionalità. Ma non vedo un beneficio sufficiente a giustificare l'enorme salto di prezzo.</p><p>Perché dovrei pagare 400 dollari per un <em>case</em> per PC con un piccolo schermo a 60Hz quando potrei avere un ottimo <em>case</em> per circa 100 dollari e usare il resto per prendere un monitor a $144\text{Hz}$ o superiore che fa tutto ciò che fa lo Xeneon Edge?</p><p>Certo, quel monitor esterno non sarebbe <em>touchscreen</em>. Ma quanto spesso usereste effettivamente quel <em>touchscreen</em> in ogni caso? La trovata perderà il suo fascino dopo poche settimane, se non prima, e vi pentirete di non aver optato per qualcosa di più pratico. Soprattutto con i prezzi della <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/migliori-ram">RAM che stanno salendo alle stelle</a> ai livelli attuali.</p><p>Potreste persino acquistare un <em>case</em> Frame 4000D, un monitor a 144Hz e un Elgato Stream Deck MK.2 per un prezzo leggermente inferiore a quello del solo Frame 4000D LCD RS ARGB.</p><p>Se questo <em>case</em> vi attira per tutti i suoi fantastici lati positivi e il cartellino del prezzo non vi spaventa, allora aggiungetelo pure alla vostra collezione. Ma se non siete sicuri di cosa fareste con quel <em>touchscreen</em>, non c'è assolutamente motivo di acquistarlo rispetto ad altri <em>case</em> per PC collaudati di Corsair.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Corsair svela il nuovo case mid-tower Frame 4000D da 400 dollari, ma non mi convince ]]>
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&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;If a piece of tech is customizable, you’ll find him tinkering with it. Whether it’s replacing switches and keycaps on a mechanical keyboard or kitting his PC with a new GPU,&amp;nbsp;Marcus&amp;nbsp;loves getting under the hood of the tech we use each and every day. He’s an avid Steam Deck fanatic, meaning you’ll catch him either in a panicked frenzy or triumphant hurrah at the hands of a Soulsborne title.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;When it comes to the age-old debate, he prefers Windows PCs but reaches for a MacBook Pro as his daily driver laptop.&amp;nbsp;Marcus&amp;nbsp;is also almost as excited to cook new recipes as he is about technology.&lt;/p&gt; ]]></dc:description>
                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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Come suggerisce il nome, questo modello è dotato di uno schermo LCD da 14,5 pollici posizionato sul lato sinistro del <em>case</em>.</p><p>In teoria, è perfetto per monitorare metriche come la temperatura della GPU, controllare rapidamente la data e l'ora, e aggiungere <em>widget</em> utili a portata di mano.</p><p>Ma in pratica, non vedo perché si dovrebbe spendere 400 dollari per questo <em>case</em>, quando si potrebbe acquistare l'originale Frame 4000D per 114,99 dollari e avanzare oltre 200 dollari, da usare per comprare un altro monitor.</p><h2 id="frame-4000d-lcd-rs-argb-closer-look">Frame 4000D LCD RS ARGB: closer look</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="3xF4MS7KKz47zU42TTwRQA" name="corsair-frame-4000d-lcd-side-panel" alt="Corsair Frame 4000 LCD RS ARGB case's side panel and LCD touchscreen" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/3xF4MS7KKz47zU42TTwRQA-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Corsair)</span></figcaption></figure><p>Diamo uno sguardo più da vicino al nuovo Frame 4000D LCD RS ARGB di Corsair. Se si riesce a ignorare il prezzo esorbitante, si presenta come un <em>case mid-tower</em> eccezionale.</p><p>Le sue dimensioni di $490 \times 486 \times 239 \text{ mm}$ ($19,29 \times 19,13 \times 9,41$ pollici) sono invariate rispetto al Frame 4000D originale, offrendo supporto per configurazioni Mini-ITX, Micro-ATX, ATX ed E-ATX, garantendo al contempo ampio spazio interno per future espansioni.</p><p>Se vi piace dare un'occhiata ai vostri componenti, potete utilizzare il pannello laterale in vetro temperato per ammirare i vostri <em>hardware</em> e la mascherina frontale in <em>mesh</em> d'acciaio (presente anche su altri <em>case</em> Frame) è fantastica per garantire un abbondante flusso d'aria e conferire al <em>case</em> una sensazione generale di <em>premium</em>.</p><p>A proposito di flusso d'aria, il Frame 4000D LCD RS ARGB ha anche spazio per ben 13 ventole. Una delle caratteristiche più interessanti di questo <em>case</em> è per me il sistema di montaggio InfiniRail di Corsair, che supporta ventole da 120, 140 e 200 mm con un semplice <em>switch</em>. Se utilizzate un dissipatore a liquido AIO per la CPU, potete montarlo sul lato anteriore, laterale o superiore e installare ventole aggiuntive se necessario.</p><p>È disponibile nelle colorazioni bianco e nero e presenta un design I/O frontale aggiornato, completo di pulsante di accensione, <em>jack</em> per cuffie da 3,5 mm, due porte USB-C Gen 1 e una porta USB-C Gen 2x2.</p><p>E le caratteristiche che migliorano l'esperienza d'uso non si fermano qui. Se utilizzate una delle attuali <strong>schede grafiche</strong>, grandi, pesanti e ingombranti, apprezzerete uno stabilizzatore <em>anti-sag</em> per mantenere al sicuro il componente più costoso della vostra configurazione. C'è anche un <em>shroud</em> per nascondere i cavi antiestetici.</p><p>Ma tutto questo passa in secondo piano rispetto al vero motivo per cui Corsair ha rilasciato questo <em>case</em>: il <em>touchscreen</em> LCD Xeneon Edge da 14,5 pollici. È lui la vera star. Ha una risoluzione di $2560 \times 720$ e una frequenza di aggiornamento di 60Hz, e può essere installato in verticale o in orizzontale.</p><p>È dotato di funzionalità <em>touch</em> a 5 punti e può essere personalizzato tramite Corsair iCUE per visualizzare ogni sorta di <em>app</em>, <em>widget</em> e metriche del PC, o semplicemente delle belle opere d'arte per aggiungere un tocco personalizzato al vostro <em>setup</em>.</p><p>Lo schermo <em>standalone</em> può essere montato in diversi modi, anche se il <em>bundle all-in-one</em> Frame 4000D LCD RS ARGB lo vede sempre attaccato al <em>case</em> in orizzontale, sotto il pannello laterale in vetro temperato.</p><h2 id="il-frame-4000d-non-ha-bisogno-di-fronzoli">Il Frame 4000D non ha bisogno di fronzoli</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1504px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:66.69%;"><img id="uP4WLA6icnKW5yarHc7ff8" name="Corsair" alt="Corsair" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/uP4WLA6icnKW5yarHc7ff8-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1504" height="1003" attribution="" endorsement="" class="inline"></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Corsair)</span></figcaption></figure><p>Permettetemi di iniziare dicendo che adoro i <em>case</em> per PC di Corsair. Io stesso utilizzo il 4000D Airflow per la mia postazione da <em>gaming</em> personale, ed è fantastico. Ma proprio non capisco perché Corsair abbia intrapreso questa direzione.</p><p>Ho già dichiarato apertamente di odiare quando i produttori aggiungono schermi ai prodotti solo per sfoggiarli (date un'occhiata al mio articolo su <a href="https://www.techradar.com/computing/peripherals-accessories/these-5-awful-keyboard-trends-need-to-stay-in-2024">5 orribili tendenze delle tastiere che devono restare nel 2024</a>. Sì, c'è una certa funzionalità. Ma non vedo un beneficio sufficiente a giustificare l'enorme salto di prezzo.</p><p>Perché dovrei pagare 400 dollari per un <em>case</em> per PC con un piccolo schermo a 60Hz quando potrei avere un ottimo <em>case</em> per circa 100 dollari e usare il resto per prendere un monitor a $144\text{Hz}$ o superiore che fa tutto ciò che fa lo Xeneon Edge?</p><p>Certo, quel monitor esterno non sarebbe <em>touchscreen</em>. Ma quanto spesso usereste effettivamente quel <em>touchscreen</em> in ogni caso? La trovata perderà il suo fascino dopo poche settimane, se non prima, e vi pentirete di non aver optato per qualcosa di più pratico. Soprattutto con i prezzi della <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/migliori-ram">RAM che stanno salendo alle stelle</a> ai livelli attuali.</p><p>Potreste persino acquistare un <em>case</em> Frame 4000D, un monitor a 144Hz e un Elgato Stream Deck MK.2 per un prezzo leggermente inferiore a quello del solo Frame 4000D LCD RS ARGB.</p><p>Se questo <em>case</em> vi attira per tutti i suoi fantastici lati positivi e il cartellino del prezzo non vi spaventa, allora aggiungetelo pure alla vostra collezione. Ma se non siete sicuri di cosa fareste con quel <em>touchscreen</em>, non c'è assolutamente motivo di acquistarlo rispetto ad altri <em>case</em> per PC collaudati di Corsair.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Ora ci sono robot che inseguono e attaccano gli umani ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Un robot non può ferire un essere umano, almeno secondo le leggi della robotica ideate dal compianto autore di fantascienza Isaac Asimov. È una regola che il robot T800 di EngineAI potrebbe aver ignorato, come dimostra il "robot da combattimento" che prende a calci con forza l'amministratore delegato della sua stessa azienda in un video ora virale.</p><p>Questo sembra essere il periodo in cui i robot umanoidi corrono, tirano pugni e sfondano porte a calci, una fase che segue da vicino quella degli abbracci sicuri e rassicuranti offerti da una varietà di umanoidi rivestiti in tessuto.</p><p>Concentriamoci, innanzitutto, sul video alquanto sconcertante di EngineAI, che in realtà è stato una risposta alle affermazioni secondo cui un video precedente, che mostrava il loro T800 colpire con forza un sacco da boxe, <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-robot-aspirapolvere" target="_blank">sfondare porte a calci</a>, correre ed eseguire calci rotanti, fosse generato dall'IA o in CGI.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/VoytjBgpG28" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Questa produzione "dietro le quinte" (<em>vista sopra</em>) sembrava mostrare gli sviluppatori di EngineAI mentre filmavano tutte le capacità del robot di dimensioni umane.</p><p>Tuttavia, queste aziende cinesi di robotica hanno l'abitudine di spingere la dimostrazione ancora oltre (forse troppo oltre). Forse ricorderete Iron, un robot umanoide così realistico che l'azienda sentì la necessità di tagliare la pelle sintetica per dimostrare che non c'era una persona al suo interno.</p><p>La prova estrema di EngineAI, però, è stata un vero... calcio nel sedere.</p><h2 id="oof">Oof!</h2><div class="instagram-embed"><blockquote class="instagram-media"  data-instgrm-version="6" style="width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><p><a href="https://www.instagram.com/p/DR7C3kMEz4b/" target="_blank">A post shared by EngineAI (@engineairobot)</a></p><p>A photo posted by </p></blockquote></div><p>EngineAI ha bardato il CEO Zhao Tongyang con un'ampia imbottitura, quindi ha lasciato che il T800 gli sferrasse un calcio deciso, forte e, direi, terrificante, al tronco. Naturalmente, Tongyang è stato scaraventato via, anche se è apparso più o meno illeso.</p><p>Mi sono imbattuto in questi video pochi giorni dopo aver visto i nuovi aggiornamenti di Figure 03 di Figure AI e di <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-smartwatch-femminili" target="_blank">Tesla Optimus</a>. Entrambi i robot, se si crede ai filmati, ora possono correre come gli umani, e fino a 9,6 km/h.</p><p>Per fare un confronto, la maggior parte degli umani può fare jogging a quella velocità (fortunatamente, nessun robot è stato visto correre alla velocità spettacolare di 37 km/h dell'olimpionico Usain Bolt).</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/mQGT6zNi8SE" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Il video che confronta l'andatura di Figure 03 e Optimus è particolarmente istruttivo, poiché mostra come entrambi gli umanoidi riescano a eseguire una vera corsa; in breve, per una frazione di secondo, entrambi i piedi sono sollevati da terra.</p><p>Lo stile di <em>jogging</em> complessivo di Optimus è più naturale. Ritengo che l'addestramento (o l'animazione) sia stato probabilmente basato maggiormente su persone reali e meno su un programmatore che ipotizza quale dovrebbe essere l'aspetto del corpo durante una corsa completa.</p><h2 id="non-e-una-buona-cosa">Non è una buona cosa</h2><p>Quindi, sì, ora abbiamo robot che ci inseguono, e forse possono anche darci un bel calcio. Forse ce lo meritiamo. Dopotutto, ci sono innumerevoli video di "abusi" sui robot in cui gli sviluppatori cercano di spingere, far cadere e in altro modo interrompere le attività dei robot, tutto in nome del <em>testing</em>.</p><p>È stato difficile non provare compassione per questi robot, specialmente se, come spesso accade, li si antropomorfizza. Non sono umani, ma più assomigliano e agiscono come noi, più attribuiamo loro emozioni umane.</p><p>Questi video ribaltano l'equazione. EngineAI, in particolare, sembra intenzionata a creare un robot capace di reagire, anche se l'obiettivo non è, almeno per ora, quello di combattere contro di noi. Anzi, a mio avviso, gran parte di ciò è una trovata pubblicitaria per promuovere il prossimo <em>Robot Boxing Match</em> dell'azienda, previsto per il 24 dicembre. Questo incontro segue una precedente <em>Mecha Fighting Series</em>, tenutasi a Hangzhou, nella provincia cinese orientale dello Zhejiang.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/rdkwjs_g83w" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Quegli incontri sono stati memorabili soprattutto per la scarsa qualità della battaglia tra robot. La maggior parte dei robot da boxe erano di dimensioni infantili e si vedevano molti colpi a vuoto e cadute.</p><p>Se è reale, il T800 sembra un pugile molto più abile e pericoloso, una sorta di <em>testimonial</em> per le nostre più folli paure di un futuro robotico distopico.</p><p>Il motivo per cui i roboticisti ora ci offrono robot che corrono, tirano pugni e sono pericolosi, invece di ciò che desideriamo – robot che possano svuotare la lavastoviglie in cinque minuti – è al di là della mia comprensione.</p><p>Tutti questi video del T800 di EngineAI potrebbero rivelarsi dei falsi, ma le intenzioni sono reali, e sono l'opposto di ciò che desideriamo nel nostro inevitabile futuro robotico.</p><p></p> ]]></dc:content>
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                                                                            <description>
                            <![CDATA[ EngineAI cerca di dimostrare l'autenticità dei suoi folli video di robot da combattimento "abusando" del proprio CEO ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                <author><![CDATA[ lance.ulanoff@futurenet.com (Lance Ulanoff) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Lance Ulanoff ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/W2qksRaQeUfBGMwsW5bTGh-320-70.jpg ]]></dc:source>
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&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Before joining TechRadar, he served as Editor in Chief of Lifewire. Prior to that, he was Chief Correspondent for Mashable where he covered all facets of technology and the&amp;nbsp;intersection&amp;nbsp;of digital and life. He also helped Mashable find new ways to&amp;nbsp;tell&amp;nbsp;stories. Lance is based in NY.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
A 38-year industry veteran, &lt;a href=&quot;https://en.wikipedia.org/wiki/Lance_Ulanoff&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Lance Ulanoff&lt;/a&gt; has covered technology since PCs were the size of suitcases, “on line” meant “waiting” and CPU speeds were measured in single-digit megahertz. Prior to joining Mashable as Editor in Chief in 2011, Lance Ulanoff served as Editor in Chief of PCMag.com and Senior Vice President of Content for the Ziff Davis, Inc. While there, he guided the brand to a 100% digital existence and oversaw content strategy for all of Ziff Davis’ Web sites. His long-running column on PCMag.com earned him a Bronze award from the ASBPE. Winmag.com, HomePC.com, and PCMag.com were all honored under Lance’s guidance.&amp;nbsp;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
He makes frequent appearances on national, international, and local news programs including &lt;a href=&quot;https://kellyandryan.com/homepagemodules/new-years-tech-resolutions-with-lance-ulanoff/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Live with Kelly and Mark&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;https://www.today.com/video/google-glass-is-beginning-of-a-revolution-44496451646&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;the Today Show&lt;/a&gt;, Good Morning America, CNBC, CNN, and the BBC. He has also offered commentary on National Public Radio and been interviewed by newspapers and radio stations around the country. Lance has been an invited guest speaker at numerous technology conferences including Think Mobile, CEA Line Shows, Digital Life, RoboBusiness, RoboNexus, Business Foresight, and Digital Media Wire’s Games and Mobile Forum.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Lance received his Bachelor of Arts in Journalism from Hofstra University in New York. He serves on Hofstra’s School of Communication Advisory Board.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
In his spare time, Lance draws cartoons, which he occasionally posts online. He and his wife Linda have been married for over 30 years and have raised two amazing children.&lt;/p&gt; ]]></dc:description>
                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                                <p>Un robot non può ferire un essere umano, almeno secondo le leggi della robotica ideate dal compianto autore di fantascienza Isaac Asimov. È una regola che il robot T800 di EngineAI potrebbe aver ignorato, come dimostra il "robot da combattimento" che prende a calci con forza l'amministratore delegato della sua stessa azienda in un video ora virale.</p><p>Questo sembra essere il periodo in cui i robot umanoidi corrono, tirano pugni e sfondano porte a calci, una fase che segue da vicino quella degli abbracci sicuri e rassicuranti offerti da una varietà di umanoidi rivestiti in tessuto.</p><p>Concentriamoci, innanzitutto, sul video alquanto sconcertante di EngineAI, che in realtà è stato una risposta alle affermazioni secondo cui un video precedente, che mostrava il loro T800 colpire con forza un sacco da boxe, <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-robot-aspirapolvere" target="_blank">sfondare porte a calci</a>, correre ed eseguire calci rotanti, fosse generato dall'IA o in CGI.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/VoytjBgpG28" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Questa produzione "dietro le quinte" (<em>vista sopra</em>) sembrava mostrare gli sviluppatori di EngineAI mentre filmavano tutte le capacità del robot di dimensioni umane.</p><p>Tuttavia, queste aziende cinesi di robotica hanno l'abitudine di spingere la dimostrazione ancora oltre (forse troppo oltre). Forse ricorderete Iron, un robot umanoide così realistico che l'azienda sentì la necessità di tagliare la pelle sintetica per dimostrare che non c'era una persona al suo interno.</p><p>La prova estrema di EngineAI, però, è stata un vero... calcio nel sedere.</p><h2 id="oof">Oof!</h2><div class="instagram-embed"><blockquote class="instagram-media"  data-instgrm-version="6" style="width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><p><a href="https://www.instagram.com/p/DR7C3kMEz4b/" target="_blank">A post shared by EngineAI (@engineairobot)</a></p><p>A photo posted by </p></blockquote></div><p>EngineAI ha bardato il CEO Zhao Tongyang con un'ampia imbottitura, quindi ha lasciato che il T800 gli sferrasse un calcio deciso, forte e, direi, terrificante, al tronco. Naturalmente, Tongyang è stato scaraventato via, anche se è apparso più o meno illeso.</p><p>Mi sono imbattuto in questi video pochi giorni dopo aver visto i nuovi aggiornamenti di Figure 03 di Figure AI e di <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-smartwatch-femminili" target="_blank">Tesla Optimus</a>. Entrambi i robot, se si crede ai filmati, ora possono correre come gli umani, e fino a 9,6 km/h.</p><p>Per fare un confronto, la maggior parte degli umani può fare jogging a quella velocità (fortunatamente, nessun robot è stato visto correre alla velocità spettacolare di 37 km/h dell'olimpionico Usain Bolt).</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/mQGT6zNi8SE" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Il video che confronta l'andatura di Figure 03 e Optimus è particolarmente istruttivo, poiché mostra come entrambi gli umanoidi riescano a eseguire una vera corsa; in breve, per una frazione di secondo, entrambi i piedi sono sollevati da terra.</p><p>Lo stile di <em>jogging</em> complessivo di Optimus è più naturale. Ritengo che l'addestramento (o l'animazione) sia stato probabilmente basato maggiormente su persone reali e meno su un programmatore che ipotizza quale dovrebbe essere l'aspetto del corpo durante una corsa completa.</p><h2 id="non-e-una-buona-cosa">Non è una buona cosa</h2><p>Quindi, sì, ora abbiamo robot che ci inseguono, e forse possono anche darci un bel calcio. Forse ce lo meritiamo. Dopotutto, ci sono innumerevoli video di "abusi" sui robot in cui gli sviluppatori cercano di spingere, far cadere e in altro modo interrompere le attività dei robot, tutto in nome del <em>testing</em>.</p><p>È stato difficile non provare compassione per questi robot, specialmente se, come spesso accade, li si antropomorfizza. Non sono umani, ma più assomigliano e agiscono come noi, più attribuiamo loro emozioni umane.</p><p>Questi video ribaltano l'equazione. EngineAI, in particolare, sembra intenzionata a creare un robot capace di reagire, anche se l'obiettivo non è, almeno per ora, quello di combattere contro di noi. Anzi, a mio avviso, gran parte di ciò è una trovata pubblicitaria per promuovere il prossimo <em>Robot Boxing Match</em> dell'azienda, previsto per il 24 dicembre. Questo incontro segue una precedente <em>Mecha Fighting Series</em>, tenutasi a Hangzhou, nella provincia cinese orientale dello Zhejiang.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/rdkwjs_g83w" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Quegli incontri sono stati memorabili soprattutto per la scarsa qualità della battaglia tra robot. La maggior parte dei robot da boxe erano di dimensioni infantili e si vedevano molti colpi a vuoto e cadute.</p><p>Se è reale, il T800 sembra un pugile molto più abile e pericoloso, una sorta di <em>testimonial</em> per le nostre più folli paure di un futuro robotico distopico.</p><p>Il motivo per cui i roboticisti ora ci offrono robot che corrono, tirano pugni e sono pericolosi, invece di ciò che desideriamo – robot che possano svuotare la lavastoviglie in cinque minuti – è al di là della mia comprensione.</p><p>Tutti questi video del T800 di EngineAI potrebbero rivelarsi dei falsi, ma le intenzioni sono reali, e sono l'opposto di ciò che desideriamo nel nostro inevitabile futuro robotico.</p><p></p>
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                                                            <title><![CDATA[ iOS 26 è una delusione, ecco cosa non mi è piaciuto ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Pur non essendo rimasto colpito da Liquid Glass, l'insieme di nuove funzionalità e aggiornamenti che Apple sembrava intenzionata a portare con iOS 26 aveva catturato la mia attenzione.</p><p>Ho atteso il rilascio completo, non volendo esporre il mio iPhone 16 Pro Max a eventuali problemi digitali in agguato nelle versioni beta di iOS 26. Così, non molto tempo fa, ho scaricato la versione definitiva del sistema operativo di prossima generazione per <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">miglior smartphone</a> e sperato in grandi cose.</p><p>Caro lettore, sono rimasto deluso.</p><p>Certo, non mi aspettavo cambiamenti visivi o di interfaccia rivoluzionari con il design Liquid Material, ma mi è sembrato piuttosto piatto e poco dinamico. Lo capirei se stessi usando le mie immagini come sfondo, ma stavo e sto ancora utilizzando uno sfondo precaricato della Luna. Oserei dire che Liquid Glass sembra addirittura una distrazione.</p><p>Le funzionalità di riepilogo delle notifiche basate sull'IA possono occasionalmente essere utili, ma troppo spesso sono un guazzabuglio di parole e testo confuso. Parlando per esperienza personale, ritengo che i riepiloghi siano accurati solo nel 50% dei casi.</p><h2 id="difettini-e-difettucci">Difettini e difettucci </h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1264px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="6vPJ9SW72ZUeSbfz7ZKdVd" name="iOS 26 Liquid Glass iPhone" alt="A person holding an iPhone running iOS 26." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/6vPJ9SW72ZUeSbfz7ZKdVd-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1264" height="711" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>Continuando con le mie esperienze, ritengo di aver riscontrato più bug, pause e rallentamenti con iOS 26 di quanti ne abbia avuti con iOS 18. L'ultimo aggiornamento ha reso le cose leggermente più fluide, ma ho incontrato un bug che mi ha fatto impazzire e per il quale non riesco ancora a trovare una soluzione.</p><p>Il problema si concentra sulla rubrica di iOS che importa un contatto da WhatsApp – di solito si tratta di un processo fluido, ma volevo aggiungere un cognome al contatto. Ho provato a farlo nella situazione aggiornata di Contatti e ho scoperto che è un incubo.</p><p>Questo non solo ha portato alla creazione di più schede di contatto con lo stesso nome, ma non sono nemmeno riuscito a unire i contatti: l'elenco dei Contatti ha semplicemente mantenuto i duplicati, ma senza alcune informazioni chiave. Né sono stato in grado di eliminarli.</p><p>Sebbene eliminare e riaggiungere il nome del contatto in WhatsApp riporti i dettagli e il formato corretti in Contatti, i duplicati rimangono; per uno fissato con l'ordine, questo è esasperante.</p><p>Stranamente, quando ho cercato di riprodurre questo bug, non è ricomparso. Ho letto in vari angoli di Internet che questo non è un problema esclusivo mio, né tantomeno di iOS 26. E mentre scrivevo questo articolo, ho scoperto che dovevo accedere a iCloud sul mio desktop ed eliminare i contatti da lì. Indipendentemente dal fatto che sia stato innescato da iOS 26, è successo durante il ciclo di vita di questa versione del sistema operativo.</p><h2 id="ios-chiede-aiuto">iOS chiede aiuto</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="smfAE6Wv2yMLhDKVsgzJiB" name="iOS 26 Messages draft filter" alt="The Messages app in iOS 26 showing a filter menu." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/smfAE6Wv2yMLhDKVsgzJiB-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Aggiungiamo a questo il consumo della batteria che mi sembra molto più rapido da quando sono passato a iOS 26 – un problema segnalato anche da altri – e non ritengo che questa versione di iOS sia all'altezza degli standard che da tempo mi aspetto da Apple.</p><p>Certo, non mi aspetto fuochi d'artificio, ma in passato ho scritto che gli iPhone sono noiosi ma brillanti, proprio grazie al modo in cui "semplicemente funzionano", nonostante siano molto più restrittivi dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a>.</p><p>Anche se non posso definire il lancio di iOS 26 un fallimento totale come quello di Apple Intelligence, ci sono abbastanza lamentele in giro da farmi desiderare che Apple faccia un passo indietro e non senta la necessità di rilasciare religiosamente nuove versioni di iOS ogni anno.</p><p>Certo, abbiamo nuovi iPhone, e questo è un dato di fatto; è logico che le persone seguano cicli di aggiornamento dei loro telefoni: ci sarà sempre una certa domanda per un nuovo iPhone, anche se si tratta di un aggiornamento incrementale. Ma non credo che il software debba essere altrettanto iterativo.</p><p>Siamo in un'epoca in cui sia iOS che Android sono percepiti come sistemi operativi mobili eleganti e ricchi di funzionalità; come tali, non c'è molto che possa essere aggiunto oltre alle patch di sicurezza per rendere davvero notevolmente migliore l'uso quotidiano di nessuna delle due piattaforme. Tuttavia, c'è margine per aggiungere elementi integrando l'IA.</p><p>Ora, per quanto l'IA sia assolutamente nello <em>zeitgeist</em> tecnologico, ritengo che sia necessario un approccio cauto quando la si integra nella tecnologia e negli strumenti che usiamo quotidianamente. E penso che ciò significhi prendersi più tempo per aggiungere elementi di Google Gemini e ChatGPT ad Android e iOS, anche se questo comporta aspettare dai 18 mesi ai due anni per una nuova versione delle rispettive piattaforme mobili.</p><p>Siamo in un momento in cui l'IA potrebbe davvero rappresentare un cambio di passo nella tecnologia di consumo, se approcciata con attenzione e ben integrata. E fare un passo falso per riflettere veramente sulle nuove versioni software potrebbe aiutare a evitare cose come l'esperienza negativa che ho avuto con iOS 26.</p><p>Siete d'accordo con me? La vostra esperienza con iOS 26 è stata simile alla mia, oppure è stata fluida? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto.</p><div data-widget-type="multimodelreview" data-model-name="Apple iPhone 17"></div> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/phones/iphone/ios-26-e-una-delusione-ecco-cosa-non-mi-e-piaciuto</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Bug, rallentamenti, consumo anomalo della batteria: non credo che iOS 26 rappresenti l'eccellenza di Apple. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                    <category><![CDATA[Phones]]></category>
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                                <p>Pur non essendo rimasto colpito da Liquid Glass, l'insieme di nuove funzionalità e aggiornamenti che Apple sembrava intenzionata a portare con iOS 26 aveva catturato la mia attenzione.</p><p>Ho atteso il rilascio completo, non volendo esporre il mio iPhone 16 Pro Max a eventuali problemi digitali in agguato nelle versioni beta di iOS 26. Così, non molto tempo fa, ho scaricato la versione definitiva del sistema operativo di prossima generazione per <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/miglior-smartphone" target="_blank">miglior smartphone</a> e sperato in grandi cose.</p><p>Caro lettore, sono rimasto deluso.</p><p>Certo, non mi aspettavo cambiamenti visivi o di interfaccia rivoluzionari con il design Liquid Material, ma mi è sembrato piuttosto piatto e poco dinamico. Lo capirei se stessi usando le mie immagini come sfondo, ma stavo e sto ancora utilizzando uno sfondo precaricato della Luna. Oserei dire che Liquid Glass sembra addirittura una distrazione.</p><p>Le funzionalità di riepilogo delle notifiche basate sull'IA possono occasionalmente essere utili, ma troppo spesso sono un guazzabuglio di parole e testo confuso. Parlando per esperienza personale, ritengo che i riepiloghi siano accurati solo nel 50% dei casi.</p><h2 id="difettini-e-difettucci">Difettini e difettucci </h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1264px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="6vPJ9SW72ZUeSbfz7ZKdVd" name="iOS 26 Liquid Glass iPhone" alt="A person holding an iPhone running iOS 26." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/6vPJ9SW72ZUeSbfz7ZKdVd-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1264" height="711" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>Continuando con le mie esperienze, ritengo di aver riscontrato più bug, pause e rallentamenti con iOS 26 di quanti ne abbia avuti con iOS 18. L'ultimo aggiornamento ha reso le cose leggermente più fluide, ma ho incontrato un bug che mi ha fatto impazzire e per il quale non riesco ancora a trovare una soluzione.</p><p>Il problema si concentra sulla rubrica di iOS che importa un contatto da WhatsApp – di solito si tratta di un processo fluido, ma volevo aggiungere un cognome al contatto. Ho provato a farlo nella situazione aggiornata di Contatti e ho scoperto che è un incubo.</p><p>Questo non solo ha portato alla creazione di più schede di contatto con lo stesso nome, ma non sono nemmeno riuscito a unire i contatti: l'elenco dei Contatti ha semplicemente mantenuto i duplicati, ma senza alcune informazioni chiave. Né sono stato in grado di eliminarli.</p><p>Sebbene eliminare e riaggiungere il nome del contatto in WhatsApp riporti i dettagli e il formato corretti in Contatti, i duplicati rimangono; per uno fissato con l'ordine, questo è esasperante.</p><p>Stranamente, quando ho cercato di riprodurre questo bug, non è ricomparso. Ho letto in vari angoli di Internet che questo non è un problema esclusivo mio, né tantomeno di iOS 26. E mentre scrivevo questo articolo, ho scoperto che dovevo accedere a iCloud sul mio desktop ed eliminare i contatti da lì. Indipendentemente dal fatto che sia stato innescato da iOS 26, è successo durante il ciclo di vita di questa versione del sistema operativo.</p><h2 id="ios-chiede-aiuto">iOS chiede aiuto</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="smfAE6Wv2yMLhDKVsgzJiB" name="iOS 26 Messages draft filter" alt="The Messages app in iOS 26 showing a filter menu." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/smfAE6Wv2yMLhDKVsgzJiB-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Aggiungiamo a questo il consumo della batteria che mi sembra molto più rapido da quando sono passato a iOS 26 – un problema segnalato anche da altri – e non ritengo che questa versione di iOS sia all'altezza degli standard che da tempo mi aspetto da Apple.</p><p>Certo, non mi aspetto fuochi d'artificio, ma in passato ho scritto che gli iPhone sono noiosi ma brillanti, proprio grazie al modo in cui "semplicemente funzionano", nonostante siano molto più restrittivi dei <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/10-migliori-smartphone-android" target="_blank">migliori smartphone Android</a>.</p><p>Anche se non posso definire il lancio di iOS 26 un fallimento totale come quello di Apple Intelligence, ci sono abbastanza lamentele in giro da farmi desiderare che Apple faccia un passo indietro e non senta la necessità di rilasciare religiosamente nuove versioni di iOS ogni anno.</p><p>Certo, abbiamo nuovi iPhone, e questo è un dato di fatto; è logico che le persone seguano cicli di aggiornamento dei loro telefoni: ci sarà sempre una certa domanda per un nuovo iPhone, anche se si tratta di un aggiornamento incrementale. Ma non credo che il software debba essere altrettanto iterativo.</p><p>Siamo in un'epoca in cui sia iOS che Android sono percepiti come sistemi operativi mobili eleganti e ricchi di funzionalità; come tali, non c'è molto che possa essere aggiunto oltre alle patch di sicurezza per rendere davvero notevolmente migliore l'uso quotidiano di nessuna delle due piattaforme. Tuttavia, c'è margine per aggiungere elementi integrando l'IA.</p><p>Ora, per quanto l'IA sia assolutamente nello <em>zeitgeist</em> tecnologico, ritengo che sia necessario un approccio cauto quando la si integra nella tecnologia e negli strumenti che usiamo quotidianamente. E penso che ciò significhi prendersi più tempo per aggiungere elementi di Google Gemini e ChatGPT ad Android e iOS, anche se questo comporta aspettare dai 18 mesi ai due anni per una nuova versione delle rispettive piattaforme mobili.</p><p>Siamo in un momento in cui l'IA potrebbe davvero rappresentare un cambio di passo nella tecnologia di consumo, se approcciata con attenzione e ben integrata. E fare un passo falso per riflettere veramente sulle nuove versioni software potrebbe aiutare a evitare cose come l'esperienza negativa che ho avuto con iOS 26.</p><p>Siete d'accordo con me? La vostra esperienza con iOS 26 è stata simile alla mia, oppure è stata fluida? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto.</p><div data-widget-type="multimodelreview" data-model-name="Apple iPhone 17"></div>
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                                                            <title><![CDATA[ L'innovazione nella cybersecurity passa dal cambio di mentalità ]]></title>
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Non rispondono alle nuove idee con un "Non possiamo, perché...", ma piuttosto con un: "Vediamo come possiamo realizzarlo, in sicurezza e con i giusti controlli in atto."</p><h2 id="la-sicurezza-come-vantaggio-competitivo">La sicurezza come vantaggio competitivo</h2><p>Questo ripensamento della cultura non si limita a ridurre il rischio, ma aiuta le organizzazioni a costruire un vantaggio competitivo.</p><p>Quando un CISO (Chief Information Security Officer) e il suo team sono chiari e comunicativi riguardo ai limiti e alle aree di accettazione del rischio aziendale – in breve, l'<strong>appetito al rischio</strong> dell'azienda – l'organizzazione è in una posizione molto migliore per rispondere ai cambiamenti del mercato.</p><p>Questa fiducia deriva da <em>framework</em> di rischio solidi, da un dialogo aperto e da una comprensione condivisa del fatto che una sicurezza efficace è un <strong>abilitatore di business</strong>, non semplicemente un guardiano.</p><h2 id="prospettiva-aperta">Prospettiva aperta</h2><p>Ciò che fa davvero la differenza è quando le persone di dipartimenti o unità di business diversi portano un'idea ai colleghi della sicurezza e vengono accolte con una prospettiva aperta: "Vediamo come possiamo trovare il modo di realizzarla in sicurezza".</p><p>Questo tipo di risposta crea fiducia e apre la porta alla collaborazione. Quando i team sanno che la loro funzione di sicurezza è lì per aiutarli ad avere successo, e non solo per dire di no, sono molto più propensi a chiedere in prima istanza: "Possiamo farlo?". Questo crea una cultura in cui innovazione e protezione procedono di pari passo.</p><h2 id="i-benefici-in-un-paio-di-esempi">I benefici in un paio di esempi</h2><p>Prendiamo un'organizzazione desiderosa di passare a operazioni più agili: se il dipartimento di sicurezza si impegna fin dall'inizio a collaborare con le specifiche linee di business che cercano di utilizzare applicazioni cloud più veloci, può aiutare i colleghi dell'unità aziendale a elaborare una strategia, in collaborazione con <em>solution architect</em> e <em>trusted cloud provider</em>, per ridurre il rischio e snellire la migrazione al cloud. Questo è l'approccio vincente, in contrasto con l'opporre rapidamente un veto a tali richieste di innovazione adducendo rischi inaccettabili.</p><p>Quando la sicurezza è integrata fin dall'inizio (<em>baked-in</em>), anziché essere "applicata" alla fine (<em>bolted on</em>), tutte le persone coinvolte nel processo sono più soddisfatte.</p><p>Allo stesso modo, una funzione di sicurezza dalla mentalità aperta aiuterà la <em>C-level</em> (dirigenza) e gli altri dipartimenti a sviluppare una strategia di sviluppo <em>data-centric</em> per creare le basi per gli strumenti di <em>machine learning</em> e AI, senza ricorrere immediatamente ad argomentazioni sul rischio di conformità dei dati per escludere tali percorsi di innovazione.</p><p>Alcune sfide aziendali richiederanno collaborazioni più ampie tra i CISO e le altre funzioni aziendali: ad esempio, una ricerca del <strong>World Economic Forum</strong> nel 2025 ha rilevato che il <strong>66%</strong> degli intervistati ritiene che l'IA influenzerà la cybersecurity nei prossimi 12 mesi, ma solo il <strong>37%</strong> dispone di processi adeguati per la sua implementazione sicura. C'è forse un caso più lampante per l'apertura mentale e una collaborazione più profonda?</p><h2 id="dire-di-no-gestire-il-richio">Dire di no, gestire il richio</h2><p>L'approccio opposto, in cui i colleghi dei vari dipartimenti danno semplicemente per scontato che la sicurezza opporrà un veto e quindi non inoltrano nemmeno la richiesta iniziale, introduce un rischio decisamente maggiore.</p><p>È in quel momento che si finisce per avere team che avviano progetti di <strong>Shadow IT</strong> e sviluppo "ombra", con controlli inadeguati e <em>workflow</em> non sicuri. Il CISO viene a conoscenza del rischio solo dopo che questo si è manifestato in un incidente.</p><p>Dicendo "no" troppo spesso come professionista della sicurezza, non si elimina il rischio: lo si spinge semplicemente in clandestinità e si contribuisce a problemi di lunga data. Una ricerca Gartner del 2022 ha rilevato che quattro dipendenti su dieci utilizzavano già una qualche forma di Shadow IT. Con il <em>boom</em> degli strumenti AI basati su browser, è lecito immaginare quale sia quel numero oggi.</p><h2 id="parametri-chiari">Parametri chiari</h2><p>Certamente, non tutte le innovazioni o le richieste "fuori dagli schemi" ottengono il via libera. Ma un <strong>sì ragionato</strong>, che includa la comunicazione di parametri e salvaguardie chiare, è molto più potente di un <em>no</em> netto. Significa che la sicurezza diventa parte della soluzione fin dall'inizio.</p><p>Ciò contribuisce a garantire che l'organizzazione rimanga robusta e sicura nelle sue operazioni, dando al contempo la possibilità ai team di sperimentare e crescere.</p><p>Applicazioni e processi aziendali agili, con cybersecurity integrata, differenziano e aumentano la reattività delle organizzazioni. Questa apertura, innovazione e vantaggio competitivo sono ciò che una buona sicurezza offre nella pratica.</p><p>Sfido gli altri professionisti della cybersecurity a farsi portavoce di questo cambio di mentalità e a incoraggiare gli altri ad abbracciarlo. Perché in un panorama delle minacce in rapida evoluzione, curiosità e collaborazione sono punti di forza strategici per un'organizzazione. E le aziende che sfruttano il rischio, anziché fuggirne, costruiranno un potente vantaggio competitivo.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/pro/linnovazione-nella-cybersecurity-passa-dal-cambio-di-mentalita</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Esplorare il potere del cambio di mentalità nella cybersecurity per sfruttare il rischio e guidare l'innovazione. ]]>
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Non rispondono alle nuove idee con un "Non possiamo, perché...", ma piuttosto con un: "Vediamo come possiamo realizzarlo, in sicurezza e con i giusti controlli in atto."</p><h2 id="la-sicurezza-come-vantaggio-competitivo">La sicurezza come vantaggio competitivo</h2><p>Questo ripensamento della cultura non si limita a ridurre il rischio, ma aiuta le organizzazioni a costruire un vantaggio competitivo.</p><p>Quando un CISO (Chief Information Security Officer) e il suo team sono chiari e comunicativi riguardo ai limiti e alle aree di accettazione del rischio aziendale – in breve, l'<strong>appetito al rischio</strong> dell'azienda – l'organizzazione è in una posizione molto migliore per rispondere ai cambiamenti del mercato.</p><p>Questa fiducia deriva da <em>framework</em> di rischio solidi, da un dialogo aperto e da una comprensione condivisa del fatto che una sicurezza efficace è un <strong>abilitatore di business</strong>, non semplicemente un guardiano.</p><h2 id="prospettiva-aperta">Prospettiva aperta</h2><p>Ciò che fa davvero la differenza è quando le persone di dipartimenti o unità di business diversi portano un'idea ai colleghi della sicurezza e vengono accolte con una prospettiva aperta: "Vediamo come possiamo trovare il modo di realizzarla in sicurezza".</p><p>Questo tipo di risposta crea fiducia e apre la porta alla collaborazione. Quando i team sanno che la loro funzione di sicurezza è lì per aiutarli ad avere successo, e non solo per dire di no, sono molto più propensi a chiedere in prima istanza: "Possiamo farlo?". Questo crea una cultura in cui innovazione e protezione procedono di pari passo.</p><h2 id="i-benefici-in-un-paio-di-esempi">I benefici in un paio di esempi</h2><p>Prendiamo un'organizzazione desiderosa di passare a operazioni più agili: se il dipartimento di sicurezza si impegna fin dall'inizio a collaborare con le specifiche linee di business che cercano di utilizzare applicazioni cloud più veloci, può aiutare i colleghi dell'unità aziendale a elaborare una strategia, in collaborazione con <em>solution architect</em> e <em>trusted cloud provider</em>, per ridurre il rischio e snellire la migrazione al cloud. Questo è l'approccio vincente, in contrasto con l'opporre rapidamente un veto a tali richieste di innovazione adducendo rischi inaccettabili.</p><p>Quando la sicurezza è integrata fin dall'inizio (<em>baked-in</em>), anziché essere "applicata" alla fine (<em>bolted on</em>), tutte le persone coinvolte nel processo sono più soddisfatte.</p><p>Allo stesso modo, una funzione di sicurezza dalla mentalità aperta aiuterà la <em>C-level</em> (dirigenza) e gli altri dipartimenti a sviluppare una strategia di sviluppo <em>data-centric</em> per creare le basi per gli strumenti di <em>machine learning</em> e AI, senza ricorrere immediatamente ad argomentazioni sul rischio di conformità dei dati per escludere tali percorsi di innovazione.</p><p>Alcune sfide aziendali richiederanno collaborazioni più ampie tra i CISO e le altre funzioni aziendali: ad esempio, una ricerca del <strong>World Economic Forum</strong> nel 2025 ha rilevato che il <strong>66%</strong> degli intervistati ritiene che l'IA influenzerà la cybersecurity nei prossimi 12 mesi, ma solo il <strong>37%</strong> dispone di processi adeguati per la sua implementazione sicura. C'è forse un caso più lampante per l'apertura mentale e una collaborazione più profonda?</p><h2 id="dire-di-no-gestire-il-richio">Dire di no, gestire il richio</h2><p>L'approccio opposto, in cui i colleghi dei vari dipartimenti danno semplicemente per scontato che la sicurezza opporrà un veto e quindi non inoltrano nemmeno la richiesta iniziale, introduce un rischio decisamente maggiore.</p><p>È in quel momento che si finisce per avere team che avviano progetti di <strong>Shadow IT</strong> e sviluppo "ombra", con controlli inadeguati e <em>workflow</em> non sicuri. Il CISO viene a conoscenza del rischio solo dopo che questo si è manifestato in un incidente.</p><p>Dicendo "no" troppo spesso come professionista della sicurezza, non si elimina il rischio: lo si spinge semplicemente in clandestinità e si contribuisce a problemi di lunga data. Una ricerca Gartner del 2022 ha rilevato che quattro dipendenti su dieci utilizzavano già una qualche forma di Shadow IT. Con il <em>boom</em> degli strumenti AI basati su browser, è lecito immaginare quale sia quel numero oggi.</p><h2 id="parametri-chiari">Parametri chiari</h2><p>Certamente, non tutte le innovazioni o le richieste "fuori dagli schemi" ottengono il via libera. Ma un <strong>sì ragionato</strong>, che includa la comunicazione di parametri e salvaguardie chiare, è molto più potente di un <em>no</em> netto. Significa che la sicurezza diventa parte della soluzione fin dall'inizio.</p><p>Ciò contribuisce a garantire che l'organizzazione rimanga robusta e sicura nelle sue operazioni, dando al contempo la possibilità ai team di sperimentare e crescere.</p><p>Applicazioni e processi aziendali agili, con cybersecurity integrata, differenziano e aumentano la reattività delle organizzazioni. Questa apertura, innovazione e vantaggio competitivo sono ciò che una buona sicurezza offre nella pratica.</p><p>Sfido gli altri professionisti della cybersecurity a farsi portavoce di questo cambio di mentalità e a incoraggiare gli altri ad abbracciarlo. Perché in un panorama delle minacce in rapida evoluzione, curiosità e collaborazione sono punti di forza strategici per un'organizzazione. E le aziende che sfruttano il rischio, anziché fuggirne, costruiranno un potente vantaggio competitivo.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Sam Altman vuole dispositivi AI coccolosi, ma sembra sorveglianza  ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>l CEO di OpenAI, Sam Altman, ha confermato questa settimana che l'azienda sta sviluppando un dispositivo completamente nuovo, incentrato sull'AI. Secondo lui, questo sarà in netto contrasto con il disordine e il caos generato dai nostri telefoni e dalle applicazioni. Anzi, ha paragonato l'esperienza d'uso a "sedersi nella cabina più bella in riva a un lago e in montagna, e godersi semplicemente la pace e la calma". Ma comprendere l'utente nel contesto e analizzare abitudini, stati d'animo e routine sembra più intimo di quanto non lo sia la relazione tra la maggior parte delle persone e i propri cari, figuriamoci con un pezzo di hardware.</p><p>La sua retorica nasconde una realtà molto diversa. Un dispositivo progettato per monitorare costantemente la tua vita, per raccogliere dettagli su dove ti trovi, cosa fai, come parli e altro ancora, suona soffocante. Avere un osservatore elettronico che assorbe ogni sfumatura del tuo comportamento e si adatta alla tua vita può sembrare accettabile, finché non si considera il percorso che questi dati compiono per fornire l'analisi.</p><p>Definire "rasserenante" un dispositivo è come chiudere gli occhi e sperare di essere invisibili. È sorveglianza, volontaria, ma onnicomprensiva. La promessa di serenità sembra una copertura intelligente per la rinuncia alla privacy e per qualcosa di peggio. La consapevolezza del contesto 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 non è sinonimo di pace.</p><h2 id="gli-occhi-dell-ai-puntati-su-di-te">Gli occhi dell'AI puntati su di te</h2><p>La solitudine e la pace si basano su un senso di sicurezza. Un dispositivo che afferma di offrirmi calma dissolvendo quei confini non fa che espormi. L'analogia di Altman della "cabina in riva al lago" è seducente. Chi non ha mai sognato di sfuggire al costante <em>ping</em> delle notifiche, agli annunci lampeggianti, al caos algoritmico delle app moderne, e di allontanarsi da tutto questo per rifugiarsi in un luogo di pace? Ma la serenità costruita sull'osservazione costante è un'illusione.</p><p>Non si tratta solo di scetticismo verso i <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/i-migliori-gadget-a-energia-solare" target="_blank">migliori gadget a energia solare</a> o la tecnologia. Qui risiede un paradosso profondamente radicato. Più questo dispositivo diventa consapevole del contesto e reattivo, più informazioni ottiene su di te. Più informazioni ha, maggiore è il potenziale di intrusione.</p><p>La versione di calma che Altman sta cercando di venderci dipende da una discrezione indefinita. Dobbiamo fidarci delle persone giuste con tutti i nostri dati e credere che un algoritmo, e l'azienda che lo gestisce, tratteranno sempre le nostre informazioni personali con riguardo e attenzione. Dobbiamo fidarci che non useranno mai questi dati come strumento di influenza, che non li utilizzeranno mai per influenzare i nostri pensieri, le nostre decisioni, le nostre scelte politiche, le nostre abitudini di acquisto, le nostre relazioni.</p><p>È una richiesta enorme, anche prima di considerare la storia di Altman in materia di diritti di proprietà intellettuale.</p><h2 id="vedere-e-prendere">Vedere e prendere</h2><p>La solitudine e la pace si basano su un senso di sicurezza. Un dispositivo che afferma di offrirmi calma dissolvendo quei confini non fa che espormi. L'analogia di Altman della "cabina in riva al lago" è seducente. Chi non ha mai sognato di sfuggire al costante <em>ping</em> delle notifiche, agli annunci lampeggianti, al caos algoritmico delle app moderne, e di allontanarsi da tutto questo per rifugiarsi in un luogo di pace? Ma la serenità costruita sull'osservazione costante è un'illusione.</p><p>Non si tratta solo di scetticismo verso i gadget. Qui risiede un paradosso profondamente radicato. Più questo dispositivo diventa consapevole del contesto e reattivo, più informazioni ottiene su di te. Più informazioni ha, maggiore è il potenziale di intrusione.</p><p>La versione di calma che Altman sta cercando di venderci dipende da una discrezione indefinita. Dobbiamo fidarci delle persone giuste con tutti i nostri dati e credere che un algoritmo, e l'azienda che lo gestisce, tratteranno sempre le nostre informazioni personali con riguardo e attenzione. Dobbiamo fidarci che non useranno mai questi dati come strumento di influenza, che non li utilizzeranno mai per influenzare i nostri pensieri, le nostre decisioni, le nostre scelte politiche, le nostre abitudini di acquisto, le nostre relazioni.</p><p>È una richiesta enorme, anche prima di considerare la storia di Altman in materia di diritti di proprietà intellettuale.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/ai-platforms-assistants/openai/sam-altman-vuole-dispositivi-ai-coccolosi-ma-sembra-sorveglianza</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Il nuovo dispositivo di OpenAI promette serenità, ma la sua sorveglianza always-on renderà la sua proprietà tutt'altro che pacifica. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                    <category><![CDATA[AI Platforms & Assistants]]></category>
                                                                                                <author><![CDATA[ ESchwartzwrites@gmail.com (Eric Hal Schwartz) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Eric Hal Schwartz ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/mTaiWitAt8o75BmPY3i4xK-320-70.jpg ]]></dc:source>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Sam Altman]]></media:title>
                                                    </media:content>
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                            <![CDATA[
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                                <p>l CEO di OpenAI, Sam Altman, ha confermato questa settimana che l'azienda sta sviluppando un dispositivo completamente nuovo, incentrato sull'AI. Secondo lui, questo sarà in netto contrasto con il disordine e il caos generato dai nostri telefoni e dalle applicazioni. Anzi, ha paragonato l'esperienza d'uso a "sedersi nella cabina più bella in riva a un lago e in montagna, e godersi semplicemente la pace e la calma". Ma comprendere l'utente nel contesto e analizzare abitudini, stati d'animo e routine sembra più intimo di quanto non lo sia la relazione tra la maggior parte delle persone e i propri cari, figuriamoci con un pezzo di hardware.</p><p>La sua retorica nasconde una realtà molto diversa. Un dispositivo progettato per monitorare costantemente la tua vita, per raccogliere dettagli su dove ti trovi, cosa fai, come parli e altro ancora, suona soffocante. Avere un osservatore elettronico che assorbe ogni sfumatura del tuo comportamento e si adatta alla tua vita può sembrare accettabile, finché non si considera il percorso che questi dati compiono per fornire l'analisi.</p><p>Definire "rasserenante" un dispositivo è come chiudere gli occhi e sperare di essere invisibili. È sorveglianza, volontaria, ma onnicomprensiva. La promessa di serenità sembra una copertura intelligente per la rinuncia alla privacy e per qualcosa di peggio. La consapevolezza del contesto 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 non è sinonimo di pace.</p><h2 id="gli-occhi-dell-ai-puntati-su-di-te">Gli occhi dell'AI puntati su di te</h2><p>La solitudine e la pace si basano su un senso di sicurezza. Un dispositivo che afferma di offrirmi calma dissolvendo quei confini non fa che espormi. L'analogia di Altman della "cabina in riva al lago" è seducente. Chi non ha mai sognato di sfuggire al costante <em>ping</em> delle notifiche, agli annunci lampeggianti, al caos algoritmico delle app moderne, e di allontanarsi da tutto questo per rifugiarsi in un luogo di pace? Ma la serenità costruita sull'osservazione costante è un'illusione.</p><p>Non si tratta solo di scetticismo verso i <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/i-migliori-gadget-a-energia-solare" target="_blank">migliori gadget a energia solare</a> o la tecnologia. Qui risiede un paradosso profondamente radicato. Più questo dispositivo diventa consapevole del contesto e reattivo, più informazioni ottiene su di te. Più informazioni ha, maggiore è il potenziale di intrusione.</p><p>La versione di calma che Altman sta cercando di venderci dipende da una discrezione indefinita. Dobbiamo fidarci delle persone giuste con tutti i nostri dati e credere che un algoritmo, e l'azienda che lo gestisce, tratteranno sempre le nostre informazioni personali con riguardo e attenzione. Dobbiamo fidarci che non useranno mai questi dati come strumento di influenza, che non li utilizzeranno mai per influenzare i nostri pensieri, le nostre decisioni, le nostre scelte politiche, le nostre abitudini di acquisto, le nostre relazioni.</p><p>È una richiesta enorme, anche prima di considerare la storia di Altman in materia di diritti di proprietà intellettuale.</p><h2 id="vedere-e-prendere">Vedere e prendere</h2><p>La solitudine e la pace si basano su un senso di sicurezza. Un dispositivo che afferma di offrirmi calma dissolvendo quei confini non fa che espormi. L'analogia di Altman della "cabina in riva al lago" è seducente. Chi non ha mai sognato di sfuggire al costante <em>ping</em> delle notifiche, agli annunci lampeggianti, al caos algoritmico delle app moderne, e di allontanarsi da tutto questo per rifugiarsi in un luogo di pace? Ma la serenità costruita sull'osservazione costante è un'illusione.</p><p>Non si tratta solo di scetticismo verso i gadget. Qui risiede un paradosso profondamente radicato. Più questo dispositivo diventa consapevole del contesto e reattivo, più informazioni ottiene su di te. Più informazioni ha, maggiore è il potenziale di intrusione.</p><p>La versione di calma che Altman sta cercando di venderci dipende da una discrezione indefinita. Dobbiamo fidarci delle persone giuste con tutti i nostri dati e credere che un algoritmo, e l'azienda che lo gestisce, tratteranno sempre le nostre informazioni personali con riguardo e attenzione. Dobbiamo fidarci che non useranno mai questi dati come strumento di influenza, che non li utilizzeranno mai per influenzare i nostri pensieri, le nostre decisioni, le nostre scelte politiche, le nostre abitudini di acquisto, le nostre relazioni.</p><p>È una richiesta enorme, anche prima di considerare la storia di Altman in materia di diritti di proprietà intellettuale.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Shadow AI: la prossima frontiera dei rischi invisibili ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>L'IA sta rimodellando il modo in cui lavoriamo, creiamo e prendiamo decisioni, proprio come fece internet decenni fa. </p><p>Dallo snellimento delle attività alla generazione di codice e all'analisi dei dati, i dipendenti in tutti i settori si stanno rivolgendo agli strumenti di intelligenza artificiale per lavorare in modo più rapido e intelligente. </p><p>Tuttavia, la maggior parte delle aziende non ha visibilità su <em>come</em>, <em>dove</em> o <em>perché</em> questi strumenti vengano utilizzati.</p><p>Questo utilizzo non autorizzato di strumenti di IA da parte dei dipendenti, senza l'approvazione o il monitoraggio della gestione IT di un'organizzazione, è noto come <strong>Shadow AI</strong> (IA ombra).</p><p>La fiducia cieca negli <em>output</em> dell'IA, la scarsa formazione sulla sicurezza informatica e la mancanza di una <em>governance</em> chiara stanno permettendo che dati sensibili, proprietà intellettuale e persino processi decisionali sfuggano al controllo aziendale. Ciò che era nato come uno strumento per l'efficienza sta alimentando anche minacce invisibili.</p><p>In questo articolo, esplorerò cosa sta guidando l'ascesa della Shadow AI, i rischi che essa comporta per le aziende e cosa possono fare le organizzazioni per recuperare visibilità e controllo prima che il problema diventi più grande.</p><h2 id="cosa-sta-guidando-l-impennata-della-shadow-ai">Cosa sta guidando l'impennata della Shadow AI</h2><p>La rapida crescita della Shadow AI non è il risultato di intenzioni malevole, ma piuttosto di una mancanza di consapevolezza e formazione. I dipendenti che utilizzano l'IA nella loro vita privata spesso introducono gli stessi strumenti nell'ambiente di lavoro, dando per scontato che siano sicuri per i sistemi aziendali approvati. Per molti, il confine tra uso personale e professionale si è ormai confuso.</p><p>Con il rapido progresso degli strumenti di IA, alcune organizzazioni devono ancora stabilire politiche chiare o linee guida di formazione su cosa costituisca un uso appropriato dell'IA sul posto di lavoro. Senza indicazioni esplicite, i dipendenti sperimentano autonomamente. Allo stesso modo, la comodità e la popolarità degli strumenti di IA superano spesso il rischio percepito. Per molti versi, la situazione rispecchia gli albori della <strong>Shadow IT</strong>, quando i dipendenti ricorrevano ad app di messaggistica e strumenti SaaS non approvati per accelerare la produttività.</p><p>Solo che questa volta, la posta in gioco è molto più alta, perché a differenza della Shadow IT, la Shadow AI non si limita a spostare i dati; li trasforma, li espone e impara da essi, introducendo vulnerabilità invisibili e rischi maggiori.</p><h2 id="i-rischi-chiave-della-shadow-ai">I rischi chiave della Shadow AI</h2><p>L'adozione non gestita dell'IA introduce una serie di rischi. La preoccupazione più immediata è la fuga di dati (<em>data leakage</em>), un problema evidenziato dal <em>DeepSeek breach</em> di quest'anno. Quando i dipendenti immettono informazioni riservate in strumenti di IA pubblici, tali dati possono essere registrati, conservati o persino utilizzati per addestrare modelli futuri. Ciò può portare a violazioni delle leggi sulla protezione dei dati come il GDPR o l'HIPAA, e in alcuni casi, persino a spionaggio di dati.</p><p>L'archiviazione di informazioni sensibili su <em>server</em> situati in paesi non affiliati solleva preoccupazioni su potenziale furto di dati o sorveglianza geopolitica. Per questo motivo, diverse agenzie governative negli Stati Uniti e in Europa hanno vietato l'uso di DeepSeek all'interno delle loro organizzazioni.</p><p>Un altro rischio importante è rappresentato dalle responsabilità legali e normative. Quando i dipendenti si affidano a <em>output</em> generati dall'IA senza verificarne l'accuratezza o la legalità, aprono la porta a gravi conseguenze, che vanno dalle violazioni del <em>copyright</em> e delle norme sulla <em>privacy</em> fino a veri e propri fallimenti di <em>compliance</em>. La condivisione non autorizzata di informazioni personali o sensibili con modelli esterni può anche innescare notifiche di violazione, indagini normative e infrazioni contrattuali, esponendo l'organizzazione a multe onerose e danni reputazionali.</p><p>Questi rischi sono amplificati dalle tendenze emergenti come il <em>vibe coding</em> e l'IA agentica. In alcuni casi, il codice viene distribuito direttamente in produzione senza revisione. Questi difetti possono rimanere nascosti fino a quando non vengono sfruttati. L'IA agentica pone una preoccupazione ancora più ampia. Gli <em>agent</em> di IA interni, creati per automatizzare i flussi di lavoro o assistere i dipendenti, ricevono spesso un accesso eccessivamente permissivo ai dati aziendali. Senza controlli rigorosi, possono trasformarsi in una <em>backdoor</em> per sistemi sensibili, esponendo <em>record</em> riservati o innescando azioni involontarie. Insieme, queste pratiche espandono la superficie di attacco in modi che evolvono più rapidamente di quanto la maggior parte delle organizzazioni riesca a rilevare o contenere.</p><p>Altrettanto preoccupante è la fiducia cieca negli <em>output</em> dell'IA. Man mano che gli utenti si sentono più a loro agio con questi sistemi, il loro livello di controllo si abbassa. Risultati inesatti o distorti possono diffondersi senza controllo attraverso i flussi di lavoro e, se utilizzati al di fuori degli ambienti autorizzati, i <em>team</em> IT perdono la visibilità necessaria per identificare errori o indagare sugli incidenti.</p><h2 id="perche-la-visibilita-e-essenziale-per-affrontare-e-mitigare-la-minaccia-della-shadow-ai">Perché la visibilità è essenziale per affrontare e mitigare la minaccia della Shadow AI</h2><p>Affrontare la Shadow AI inizia con la visibilità. Le organizzazioni non possono proteggere ciò che non riescono a vedere e, attualmente, molte non hanno quasi nessuna conoscenza di come gli strumenti di IA vengano utilizzati nelle loro reti.</p><p>Il primo passo consiste nel valutare dove viene utilizzata l'IA e nello stabilire politiche chiare e aggiornate che definiscano cosa è approvato, cosa è limitato e a quali condizioni l'IA può essere impiegata. Una formazione a livello aziendale è altrettanto cruciale per aiutare i dipendenti a comprendere sia i vantaggi che i rischi derivanti dall'uso dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM).</p><p>Le aziende dovrebbero anche fornire le risorse adeguate. Quando i dipendenti hanno accesso a strumenti di IA autorizzati che soddisfano le loro esigenze aziendali, è molto meno probabile che cerchino soluzioni non approvate. Gli sviluppatori, ad esempio, potrebbero aver bisogno di modelli specializzati ospitati in ambienti sicuri per sfruttare l'IA senza esporre codice proprietario o dati dei clienti.</p><p>Successivamente, le organizzazioni devono integrare l'IA nella loro architettura di sicurezza. Per l'accesso a determinati LLM dovrebbe essere implementata la gestione degli accessi privilegiati (<em>Privileged Access Management</em>), garantendo che solo gli utenti autorizzati possano interagire con sistemi o <em>dataset</em> sensibili. I <em>team</em> di sicurezza dovrebbero inoltre implementare controlli tecnici, come CASB, DLP o filtri <em>proxy</em>, per rilevare e bloccare l'uso della Shadow AI.</p><p>In definitiva, la Shadow AI non aspetterà che la vostra politica sia pronta. Sta già plasmando i flussi di lavoro, le decisioni e i flussi di dati in tutte le organizzazioni. La scelta non è se consentire l'IA, ma se gestirla. Le organizzazioni che apportano visibilità, controllo e responsabilità al loro utilizzo dell'IA possono abilitare l'innovazione in modo sicuro, ma ignorare la Shadow AI non la farà scomparire. È di gran lunga preferibile affrontarla di petto, capire come viene utilizzata e gestire i rischi prima che siano loro a gestire voi.</p> ]]></dc:content>
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                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Le organizzazioni non hanno visibilità sull'uso dell'IA da parte dei dipendenti: un rischio significativo da affrontare ]]>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Pro]]></category>
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                                <p>L'IA sta rimodellando il modo in cui lavoriamo, creiamo e prendiamo decisioni, proprio come fece internet decenni fa. </p><p>Dallo snellimento delle attività alla generazione di codice e all'analisi dei dati, i dipendenti in tutti i settori si stanno rivolgendo agli strumenti di intelligenza artificiale per lavorare in modo più rapido e intelligente. </p><p>Tuttavia, la maggior parte delle aziende non ha visibilità su <em>come</em>, <em>dove</em> o <em>perché</em> questi strumenti vengano utilizzati.</p><p>Questo utilizzo non autorizzato di strumenti di IA da parte dei dipendenti, senza l'approvazione o il monitoraggio della gestione IT di un'organizzazione, è noto come <strong>Shadow AI</strong> (IA ombra).</p><p>La fiducia cieca negli <em>output</em> dell'IA, la scarsa formazione sulla sicurezza informatica e la mancanza di una <em>governance</em> chiara stanno permettendo che dati sensibili, proprietà intellettuale e persino processi decisionali sfuggano al controllo aziendale. Ciò che era nato come uno strumento per l'efficienza sta alimentando anche minacce invisibili.</p><p>In questo articolo, esplorerò cosa sta guidando l'ascesa della Shadow AI, i rischi che essa comporta per le aziende e cosa possono fare le organizzazioni per recuperare visibilità e controllo prima che il problema diventi più grande.</p><h2 id="cosa-sta-guidando-l-impennata-della-shadow-ai">Cosa sta guidando l'impennata della Shadow AI</h2><p>La rapida crescita della Shadow AI non è il risultato di intenzioni malevole, ma piuttosto di una mancanza di consapevolezza e formazione. I dipendenti che utilizzano l'IA nella loro vita privata spesso introducono gli stessi strumenti nell'ambiente di lavoro, dando per scontato che siano sicuri per i sistemi aziendali approvati. Per molti, il confine tra uso personale e professionale si è ormai confuso.</p><p>Con il rapido progresso degli strumenti di IA, alcune organizzazioni devono ancora stabilire politiche chiare o linee guida di formazione su cosa costituisca un uso appropriato dell'IA sul posto di lavoro. Senza indicazioni esplicite, i dipendenti sperimentano autonomamente. Allo stesso modo, la comodità e la popolarità degli strumenti di IA superano spesso il rischio percepito. Per molti versi, la situazione rispecchia gli albori della <strong>Shadow IT</strong>, quando i dipendenti ricorrevano ad app di messaggistica e strumenti SaaS non approvati per accelerare la produttività.</p><p>Solo che questa volta, la posta in gioco è molto più alta, perché a differenza della Shadow IT, la Shadow AI non si limita a spostare i dati; li trasforma, li espone e impara da essi, introducendo vulnerabilità invisibili e rischi maggiori.</p><h2 id="i-rischi-chiave-della-shadow-ai">I rischi chiave della Shadow AI</h2><p>L'adozione non gestita dell'IA introduce una serie di rischi. La preoccupazione più immediata è la fuga di dati (<em>data leakage</em>), un problema evidenziato dal <em>DeepSeek breach</em> di quest'anno. Quando i dipendenti immettono informazioni riservate in strumenti di IA pubblici, tali dati possono essere registrati, conservati o persino utilizzati per addestrare modelli futuri. Ciò può portare a violazioni delle leggi sulla protezione dei dati come il GDPR o l'HIPAA, e in alcuni casi, persino a spionaggio di dati.</p><p>L'archiviazione di informazioni sensibili su <em>server</em> situati in paesi non affiliati solleva preoccupazioni su potenziale furto di dati o sorveglianza geopolitica. Per questo motivo, diverse agenzie governative negli Stati Uniti e in Europa hanno vietato l'uso di DeepSeek all'interno delle loro organizzazioni.</p><p>Un altro rischio importante è rappresentato dalle responsabilità legali e normative. Quando i dipendenti si affidano a <em>output</em> generati dall'IA senza verificarne l'accuratezza o la legalità, aprono la porta a gravi conseguenze, che vanno dalle violazioni del <em>copyright</em> e delle norme sulla <em>privacy</em> fino a veri e propri fallimenti di <em>compliance</em>. La condivisione non autorizzata di informazioni personali o sensibili con modelli esterni può anche innescare notifiche di violazione, indagini normative e infrazioni contrattuali, esponendo l'organizzazione a multe onerose e danni reputazionali.</p><p>Questi rischi sono amplificati dalle tendenze emergenti come il <em>vibe coding</em> e l'IA agentica. In alcuni casi, il codice viene distribuito direttamente in produzione senza revisione. Questi difetti possono rimanere nascosti fino a quando non vengono sfruttati. L'IA agentica pone una preoccupazione ancora più ampia. Gli <em>agent</em> di IA interni, creati per automatizzare i flussi di lavoro o assistere i dipendenti, ricevono spesso un accesso eccessivamente permissivo ai dati aziendali. Senza controlli rigorosi, possono trasformarsi in una <em>backdoor</em> per sistemi sensibili, esponendo <em>record</em> riservati o innescando azioni involontarie. Insieme, queste pratiche espandono la superficie di attacco in modi che evolvono più rapidamente di quanto la maggior parte delle organizzazioni riesca a rilevare o contenere.</p><p>Altrettanto preoccupante è la fiducia cieca negli <em>output</em> dell'IA. Man mano che gli utenti si sentono più a loro agio con questi sistemi, il loro livello di controllo si abbassa. Risultati inesatti o distorti possono diffondersi senza controllo attraverso i flussi di lavoro e, se utilizzati al di fuori degli ambienti autorizzati, i <em>team</em> IT perdono la visibilità necessaria per identificare errori o indagare sugli incidenti.</p><h2 id="perche-la-visibilita-e-essenziale-per-affrontare-e-mitigare-la-minaccia-della-shadow-ai">Perché la visibilità è essenziale per affrontare e mitigare la minaccia della Shadow AI</h2><p>Affrontare la Shadow AI inizia con la visibilità. Le organizzazioni non possono proteggere ciò che non riescono a vedere e, attualmente, molte non hanno quasi nessuna conoscenza di come gli strumenti di IA vengano utilizzati nelle loro reti.</p><p>Il primo passo consiste nel valutare dove viene utilizzata l'IA e nello stabilire politiche chiare e aggiornate che definiscano cosa è approvato, cosa è limitato e a quali condizioni l'IA può essere impiegata. Una formazione a livello aziendale è altrettanto cruciale per aiutare i dipendenti a comprendere sia i vantaggi che i rischi derivanti dall'uso dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM).</p><p>Le aziende dovrebbero anche fornire le risorse adeguate. Quando i dipendenti hanno accesso a strumenti di IA autorizzati che soddisfano le loro esigenze aziendali, è molto meno probabile che cerchino soluzioni non approvate. Gli sviluppatori, ad esempio, potrebbero aver bisogno di modelli specializzati ospitati in ambienti sicuri per sfruttare l'IA senza esporre codice proprietario o dati dei clienti.</p><p>Successivamente, le organizzazioni devono integrare l'IA nella loro architettura di sicurezza. Per l'accesso a determinati LLM dovrebbe essere implementata la gestione degli accessi privilegiati (<em>Privileged Access Management</em>), garantendo che solo gli utenti autorizzati possano interagire con sistemi o <em>dataset</em> sensibili. I <em>team</em> di sicurezza dovrebbero inoltre implementare controlli tecnici, come CASB, DLP o filtri <em>proxy</em>, per rilevare e bloccare l'uso della Shadow AI.</p><p>In definitiva, la Shadow AI non aspetterà che la vostra politica sia pronta. Sta già plasmando i flussi di lavoro, le decisioni e i flussi di dati in tutte le organizzazioni. La scelta non è se consentire l'IA, ma se gestirla. Le organizzazioni che apportano visibilità, controllo e responsabilità al loro utilizzo dell'IA possono abilitare l'innovazione in modo sicuro, ma ignorare la Shadow AI non la farà scomparire. È di gran lunga preferibile affrontarla di petto, capire come viene utilizzata e gestire i rischi prima che siano loro a gestire voi.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Siamo pronti per l'era post-quantistica? ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>La <strong>crittografia</strong> è la spina dorsale della sicurezza digitale, proteggendo i dati sensibili da accessi non autorizzati. Molti degli attuali meccanismi di sicurezza hanno dimostrato il loro valore nel corso degli anni, ma ora si trovano di fronte a una sfida fondamentale: l'emergere dei <strong>computer quantistici</strong>.</p><p>Questa tecnologia minaccia di scuotere le fondamenta dei metodi di crittografia tradizionali e di cambiare radicalmente la cybersecurity per come la conosciamo.</p><p>Lo sviluppo di algoritmi crittografici resistenti ai computer quantistici è oggi una <strong>priorità assoluta</strong> per aziende, governi e istituti di ricerca a livello globale.</p><p>Questi nuovi metodi di cifratura devono garantire una protezione affidabile anche in un mondo in cui i computer quantistici sono una realtà, ponendo le basi per la sicurezza informatica del futuro. È il momento di dare uno sguardo più da vicino a questo argomento.</p><h2 id="perche-la-crittografia-tradizionale-e-vulnerabile">Perché la crittografia tradizionale è vulnerabile</h2><p>I metodi di crittografia come RSA (Rivest-Shamir-Adleman) e ECC (Elliptic Curve Cryptography) si basano su problemi matematici che risultano praticamente <strong>irrisolvibili</strong> per i computer convenzionali senza la chiave corretta.</p><p>I problemi sono scelti appositamente affinché i computer tradizionali non possano risolverli. I computer quantistici, tuttavia, modificano drasticamente questo punto di partenza, poiché sono in grado di risolvere con molta più facilità anche le sfide matematiche più ardue.</p><p>Gli esperti stimano che computer quantistici pienamente funzionali e con sufficiente potenza di calcolo potrebbero essere disponibili <strong>entro i prossimi dieci anni</strong>.</p><p>Tuttavia, lo scenario "raccogli ora, decifra dopo" (<em><strong>harvest now, decrypt later</strong></em>) rappresenta un problema concreto già oggi: gli attaccanti stanno accumulando dati crittografati nella speranza di poterli decifrare in futuro, utilizzando la tecnologia quantistica.</p><h2 id="approcci-diversi-per-l-era-post-quantistica">Approcci diversi per l'era post-quantistica</h2><p>La crittografia resistente ai computer quantistici adotta un approccio diverso rispetto alle soluzioni precedenti: esegue la cifratura basandosi su problemi matematici che sono talmente complessi che neanche i computer quantistici possono risolvere con facilità.</p><p>La crittografia utilizza strutture che richiamano labirinti o reticoli multidimensionali. Anche con la potenza di calcolo aggiuntiva delle macchine quantistiche, queste sfide non possono essere risolte.</p><p>Esistono vari approcci in competizione tra loro per individuare la soluzione migliore nella crittografia post-quantistica. <strong>Classic McEliece</strong>, ad esempio, utilizza la teoria della codifica come base e offre un elevato livello di sicurezza. Tuttavia, questo richiede chiavi di dimensioni molto grandi, il che lo rende inadatto a ogni situazione.</p><p><strong>SPHINCS+</strong>, d'altra parte, si affida alle funzioni di <em>hash</em> e trasforma i dati in "impronte digitali" digitali. L'approccio è estremamente sicuro, ma funziona più lentamente rispetto ad altri metodi.</p><p>Altri approcci come HQC, BIKE e Rainbow sono attualmente oggetto di ricerca per scenari specifici. Alcuni di questi sono più adatti a piccoli dispositivi come i sensori, mentre altri sono progettati per applicazioni altamente sicure come i sistemi bancari.</p><h2 id="gli-standard-come-guida-per-l-industria">Gli standard come guida per l'industria</h2><p>L'Istituto Nazionale di Standard e Tecnologia (NIST) ha definito un approccio importante con i primi standard per la crittografia post-quantistica: <strong>CRYSTALS-Kyber</strong> (noto come ML-KEM) e <strong>CRYSTALS-Dilithium</strong> (noto come ML-DSA).</p><p>Entrambi sono stati sviluppati come standard dedicati ai computer quantistici, ma seguono percorsi diversi.</p><p><strong>ML-KEM</strong> aiuta due parti a condividere in modo sicuro una chiave segreta. Questo è paragonabile all'accordo su una nuova password, inviolabile, attraverso un canale aperto.</p><p><strong>ML-DSA</strong>, al contrario, è utilizzato come una firma in calce a una lettera per confermare digitalmente che un messaggio proviene effettivamente dalla persona specificata.</p><p>Entrambi i sistemi lavorano con complessi labirinti matematici basati su reticoli (<em><strong>lattice basis</strong></em>) e aggiungono volutamente del "rumore" casuale (<em>random noise</em>) per rendere gli enigmi ancora più difficili da risolvere. Sono progettati per resistere agli attacchi dei futuri computer quantistici e per funzionare in modo efficiente sull'hardware moderno.</p><p>Tuttavia, richiedono una quantità di dati maggiore, con chiavi e firme più grandi. E questo si traduce in più informazioni per la comunicazione e in maggiori esigenze in termini di potenza di calcolo.</p><h2 id="sfide-per-l-implementazione">Sfide per l'implementazione</h2><p>La transizione verso la crittografia resistente ai computer quantistici comporta sfide sia tecniche che organizzative che creano problemi con i sistemi meno recenti. Inoltre, molte aziende si trovano ad affrontare la difficoltà di non avere una visione completa su dove e come viene utilizzata la crittografia.</p><p>Superare con successo queste sfide richiede un <strong>approccio sistematico</strong>. Le aziende dovrebbero innanzitutto condurre un <em>audit</em> per censire tutte le pratiche di crittografia attualmente in uso. La stretta collaborazione con <em>partner</em> tecnologici e fornitori è essenziale.</p><p>Una base fondamentale è la costruzione di <strong>sistemi crittograficamente agili</strong> (<em>crypto-agile</em>). Questi sistemi sono in grado di cambiare i metodi di crittografia senza la necessità di un'importante riorganizzazione. Allo stesso tempo, i <em>team</em> devono essere formati su questi nuovi approcci, in modo che tutti siano consapevoli dei cambiamenti.</p><h2 id="istituzioni-e-sicurezza-globale">Istituzioni e sicurezza globale</h2><p>I governi e le organizzazioni internazionali svolgono un ruolo chiave nella promozione della crittografia resistente ai computer quantistici. A livello globale, organizzazioni e governi stanno lavorando insieme per creare standard a prova di futuro.</p><p>Il NIST (National Institute of Standards and Technology) e gli organismi europei come l'ETSI (European Telecommunications Standards Institute), l'ENISA (European Network and Information Security Agency) e l'NCSC (National Cyber Security Centre) del Regno Unito sono alla guida di questi sforzi.</p><p>Anche Paesi come il Giappone e il Canada stanno dando contributi importanti. Tutto ciò contribuisce a garantire che i nuovi standard di sicurezza siano <strong>solidi e accettati in tutto il mondo</strong>.</p><p>Gli sviluppi normativi stanno aumentando la pressione sulle aziende affinché agiscano tempestivamente. Negli Stati Uniti, alcuni ordini esecutivi esortano le organizzazioni federali a prepararsi alle future minacce quantistiche.</p><p>In Europa, i funzionari raccomandano che la migrazione verso la crittografia a prova di quanti sia completata <strong>entro il 2035</strong> circa. Le aziende dovranno presto seguire linee guida specifiche per proteggere i propri dati.</p><h2 id="maggiore-sicurezza-grazie-all-ia">Maggiore sicurezza grazie all'IA</h2><p>Combinando l'intelligenza artificiale (IA) con la crittografia resistente ai computer quantistici, la sicurezza informatica può essere migliorata in modo significativo.</p><p>I sistemi di IA possono infatti <strong>cercare continuamente punti deboli</strong> nella cifratura, contribuendo anche a <strong>ottimizzare e gestire i processi crittografici</strong> per la massima efficienza. Ciò consente di testare i <em>pattern</em> di attacco e individuare le lacune di sicurezza.</p><p>Unendo l'IA alla crittografia a prova di quanti, le organizzazioni possono creare sistemi di sicurezza dinamici e <strong>autorigeneranti</strong> che si adattano alle minacce emergenti. Insieme, queste tecnologie rendono possibile lo sviluppo di meccanismi di difesa proattivi.</p><h2 id="il-cambiamento-come-opportunita-strategica">Il cambiamento come opportunità strategica</h2><p>I computer quantistici segnano una <strong>svolta storica</strong> nella sicurezza informatica. Per la prima volta dopo decenni, le aziende devono ripensare le proprie misure di sicurezza e, al contempo, cogliere l'opportunità di <strong>proiettare nel futuro</strong> la propria infrastruttura crittografica.</p><p>Questa trasformazione va ben oltre il semplice cambio di algoritmo: richiede una nuova comprensione della <strong>gestione del rischio</strong> in un mondo in cui la sicurezza matematica tradizionale non è più garantita.</p><p>La chiave del successo risiede nella preparazione strategica. Le aziende che svilupperanno oggi <strong>architetture crittograficamente agili</strong> e formeranno di conseguenza i propri <em>team</em> saranno in grado di rispondere ai futuri <em>exploit</em> tecnologici.</p><p>Ciò offre una rara opportunità non solo di mantenere la sicurezza, ma di <strong>migliorarla</strong>, per coloro che vogliono plasmare attivamente il cambiamento anziché subirlo passivamente.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ La crittografia costituisce la spina dorsale della sicurezza digitale, ma ora si trova ad affrontare una sfida fondamentale: l'emergere dei computer quantistici. ]]>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Pro]]></category>
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                            <![CDATA[
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                                <p>La <strong>crittografia</strong> è la spina dorsale della sicurezza digitale, proteggendo i dati sensibili da accessi non autorizzati. Molti degli attuali meccanismi di sicurezza hanno dimostrato il loro valore nel corso degli anni, ma ora si trovano di fronte a una sfida fondamentale: l'emergere dei <strong>computer quantistici</strong>.</p><p>Questa tecnologia minaccia di scuotere le fondamenta dei metodi di crittografia tradizionali e di cambiare radicalmente la cybersecurity per come la conosciamo.</p><p>Lo sviluppo di algoritmi crittografici resistenti ai computer quantistici è oggi una <strong>priorità assoluta</strong> per aziende, governi e istituti di ricerca a livello globale.</p><p>Questi nuovi metodi di cifratura devono garantire una protezione affidabile anche in un mondo in cui i computer quantistici sono una realtà, ponendo le basi per la sicurezza informatica del futuro. È il momento di dare uno sguardo più da vicino a questo argomento.</p><h2 id="perche-la-crittografia-tradizionale-e-vulnerabile">Perché la crittografia tradizionale è vulnerabile</h2><p>I metodi di crittografia come RSA (Rivest-Shamir-Adleman) e ECC (Elliptic Curve Cryptography) si basano su problemi matematici che risultano praticamente <strong>irrisolvibili</strong> per i computer convenzionali senza la chiave corretta.</p><p>I problemi sono scelti appositamente affinché i computer tradizionali non possano risolverli. I computer quantistici, tuttavia, modificano drasticamente questo punto di partenza, poiché sono in grado di risolvere con molta più facilità anche le sfide matematiche più ardue.</p><p>Gli esperti stimano che computer quantistici pienamente funzionali e con sufficiente potenza di calcolo potrebbero essere disponibili <strong>entro i prossimi dieci anni</strong>.</p><p>Tuttavia, lo scenario "raccogli ora, decifra dopo" (<em><strong>harvest now, decrypt later</strong></em>) rappresenta un problema concreto già oggi: gli attaccanti stanno accumulando dati crittografati nella speranza di poterli decifrare in futuro, utilizzando la tecnologia quantistica.</p><h2 id="approcci-diversi-per-l-era-post-quantistica">Approcci diversi per l'era post-quantistica</h2><p>La crittografia resistente ai computer quantistici adotta un approccio diverso rispetto alle soluzioni precedenti: esegue la cifratura basandosi su problemi matematici che sono talmente complessi che neanche i computer quantistici possono risolvere con facilità.</p><p>La crittografia utilizza strutture che richiamano labirinti o reticoli multidimensionali. Anche con la potenza di calcolo aggiuntiva delle macchine quantistiche, queste sfide non possono essere risolte.</p><p>Esistono vari approcci in competizione tra loro per individuare la soluzione migliore nella crittografia post-quantistica. <strong>Classic McEliece</strong>, ad esempio, utilizza la teoria della codifica come base e offre un elevato livello di sicurezza. Tuttavia, questo richiede chiavi di dimensioni molto grandi, il che lo rende inadatto a ogni situazione.</p><p><strong>SPHINCS+</strong>, d'altra parte, si affida alle funzioni di <em>hash</em> e trasforma i dati in "impronte digitali" digitali. L'approccio è estremamente sicuro, ma funziona più lentamente rispetto ad altri metodi.</p><p>Altri approcci come HQC, BIKE e Rainbow sono attualmente oggetto di ricerca per scenari specifici. Alcuni di questi sono più adatti a piccoli dispositivi come i sensori, mentre altri sono progettati per applicazioni altamente sicure come i sistemi bancari.</p><h2 id="gli-standard-come-guida-per-l-industria">Gli standard come guida per l'industria</h2><p>L'Istituto Nazionale di Standard e Tecnologia (NIST) ha definito un approccio importante con i primi standard per la crittografia post-quantistica: <strong>CRYSTALS-Kyber</strong> (noto come ML-KEM) e <strong>CRYSTALS-Dilithium</strong> (noto come ML-DSA).</p><p>Entrambi sono stati sviluppati come standard dedicati ai computer quantistici, ma seguono percorsi diversi.</p><p><strong>ML-KEM</strong> aiuta due parti a condividere in modo sicuro una chiave segreta. Questo è paragonabile all'accordo su una nuova password, inviolabile, attraverso un canale aperto.</p><p><strong>ML-DSA</strong>, al contrario, è utilizzato come una firma in calce a una lettera per confermare digitalmente che un messaggio proviene effettivamente dalla persona specificata.</p><p>Entrambi i sistemi lavorano con complessi labirinti matematici basati su reticoli (<em><strong>lattice basis</strong></em>) e aggiungono volutamente del "rumore" casuale (<em>random noise</em>) per rendere gli enigmi ancora più difficili da risolvere. Sono progettati per resistere agli attacchi dei futuri computer quantistici e per funzionare in modo efficiente sull'hardware moderno.</p><p>Tuttavia, richiedono una quantità di dati maggiore, con chiavi e firme più grandi. E questo si traduce in più informazioni per la comunicazione e in maggiori esigenze in termini di potenza di calcolo.</p><h2 id="sfide-per-l-implementazione">Sfide per l'implementazione</h2><p>La transizione verso la crittografia resistente ai computer quantistici comporta sfide sia tecniche che organizzative che creano problemi con i sistemi meno recenti. Inoltre, molte aziende si trovano ad affrontare la difficoltà di non avere una visione completa su dove e come viene utilizzata la crittografia.</p><p>Superare con successo queste sfide richiede un <strong>approccio sistematico</strong>. Le aziende dovrebbero innanzitutto condurre un <em>audit</em> per censire tutte le pratiche di crittografia attualmente in uso. La stretta collaborazione con <em>partner</em> tecnologici e fornitori è essenziale.</p><p>Una base fondamentale è la costruzione di <strong>sistemi crittograficamente agili</strong> (<em>crypto-agile</em>). Questi sistemi sono in grado di cambiare i metodi di crittografia senza la necessità di un'importante riorganizzazione. Allo stesso tempo, i <em>team</em> devono essere formati su questi nuovi approcci, in modo che tutti siano consapevoli dei cambiamenti.</p><h2 id="istituzioni-e-sicurezza-globale">Istituzioni e sicurezza globale</h2><p>I governi e le organizzazioni internazionali svolgono un ruolo chiave nella promozione della crittografia resistente ai computer quantistici. A livello globale, organizzazioni e governi stanno lavorando insieme per creare standard a prova di futuro.</p><p>Il NIST (National Institute of Standards and Technology) e gli organismi europei come l'ETSI (European Telecommunications Standards Institute), l'ENISA (European Network and Information Security Agency) e l'NCSC (National Cyber Security Centre) del Regno Unito sono alla guida di questi sforzi.</p><p>Anche Paesi come il Giappone e il Canada stanno dando contributi importanti. Tutto ciò contribuisce a garantire che i nuovi standard di sicurezza siano <strong>solidi e accettati in tutto il mondo</strong>.</p><p>Gli sviluppi normativi stanno aumentando la pressione sulle aziende affinché agiscano tempestivamente. Negli Stati Uniti, alcuni ordini esecutivi esortano le organizzazioni federali a prepararsi alle future minacce quantistiche.</p><p>In Europa, i funzionari raccomandano che la migrazione verso la crittografia a prova di quanti sia completata <strong>entro il 2035</strong> circa. Le aziende dovranno presto seguire linee guida specifiche per proteggere i propri dati.</p><h2 id="maggiore-sicurezza-grazie-all-ia">Maggiore sicurezza grazie all'IA</h2><p>Combinando l'intelligenza artificiale (IA) con la crittografia resistente ai computer quantistici, la sicurezza informatica può essere migliorata in modo significativo.</p><p>I sistemi di IA possono infatti <strong>cercare continuamente punti deboli</strong> nella cifratura, contribuendo anche a <strong>ottimizzare e gestire i processi crittografici</strong> per la massima efficienza. Ciò consente di testare i <em>pattern</em> di attacco e individuare le lacune di sicurezza.</p><p>Unendo l'IA alla crittografia a prova di quanti, le organizzazioni possono creare sistemi di sicurezza dinamici e <strong>autorigeneranti</strong> che si adattano alle minacce emergenti. Insieme, queste tecnologie rendono possibile lo sviluppo di meccanismi di difesa proattivi.</p><h2 id="il-cambiamento-come-opportunita-strategica">Il cambiamento come opportunità strategica</h2><p>I computer quantistici segnano una <strong>svolta storica</strong> nella sicurezza informatica. Per la prima volta dopo decenni, le aziende devono ripensare le proprie misure di sicurezza e, al contempo, cogliere l'opportunità di <strong>proiettare nel futuro</strong> la propria infrastruttura crittografica.</p><p>Questa trasformazione va ben oltre il semplice cambio di algoritmo: richiede una nuova comprensione della <strong>gestione del rischio</strong> in un mondo in cui la sicurezza matematica tradizionale non è più garantita.</p><p>La chiave del successo risiede nella preparazione strategica. Le aziende che svilupperanno oggi <strong>architetture crittograficamente agili</strong> e formeranno di conseguenza i propri <em>team</em> saranno in grado di rispondere ai futuri <em>exploit</em> tecnologici.</p><p>Ciò offre una rara opportunità non solo di mantenere la sicurezza, ma di <strong>migliorarla</strong>, per coloro che vogliono plasmare attivamente il cambiamento anziché subirlo passivamente.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ I terribili avvertimenti di un dirigente di AI sul futuro sono agghiaccianti, ma la sua soluzione è peggiore del problema ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>L'IA sta creando un futuro pieno di incertezze, con problemi che Chen Deli, ricercatore senior di DeepSeek, ritiene che le aziende tecnologiche siano le più adatte a risolvere. DeepSeek è una delle start-up di IA più in voga in Cina, sebbene stia affrontando alcune difficoltà politiche e tecniche, ma per una start-up che ha scosso i mercati globali con un modello di IA a basso costo che ha stimolato un'ondata di open-sourcing da parte di concorrenti come OpenAI, DeepSeek è stata insolitamente silenziosa. Quindi, quando uno dei suoi leader avverte che l'IA potrebbe eliminare la maggior parte dei posti di lavoro nei prossimi due decenni e causare grandi sconvolgimenti per i quali la società non è pronta, la gente presta attenzione.</p><p>La "fase di luna di miele" in cui ci troviamo ora finirà e le persone si troveranno di fronte a un'ondata di licenziamenti abbastanza vasta da rimodellare contratti e istituzioni sociali. Ha fatto sembrare la situazione simile a una Peste Nera meno immediatamente letale per il modo in cui riscriverebbe la vita delle persone. Non è certamente l'affermazione più bizzarra. Ma la proposta di Chen di salvatori aziendali sembra insensata come qualsiasi allucinazione dell'IA.</p><p>"Le aziende tecnologiche dovrebbero assumere il ruolo di guardiani dell'umanità, per lo meno, proteggendo la sicurezza umana, e poi aiutando a rimodellare l'ordine sociale", ha detto, facendo suonare ogni campanello d'allarme suggerito dall'intera storia della fantascienza distopica, per non parlare delle vere storie del passato.</p><p>La sola parola <strong>rimodellare</strong> dovrebbe far venire i brividi. Sta sostanzialmente dicendo che le corporazioni che stanno costruendo gli strumenti che potrebbero sconvolgere la società dovrebbero anche essere incaricate di progettare ciò che verrà dopo. È come se Oppenheimer avesse chiesto al Progetto Manhattan di scrivere la costituzione del dopoguerra, ma solo dopo che i reattori nucleari avessero avuto un'IPO a Wall Street. Il suggerimento non è solo ingenuo. È profondamente pericoloso.</p><p>I cambiamenti prodotti dall'IA vanno ben oltre chi viene sostituito da un chatbot a volte adeguato al lavoro. Deli non ha torto a sottolineare che i sistemi di IA supereranno sempre più le prestazioni umane. Ma che tipo di mondo stiamo costruendo quando quei posti di lavoro saranno spariti?</p><p>L'IA definisce già il tono per ciò che vediamo online, ciò che acquistiamo e come ci comportiamo, con le aziende tecnologiche che monetizzano ogni parte di noi e dei nostri dati possibile. L'idea che queste stesse aziende, isolate da una supervisione significativa e vincolate solo ai margini di profitto, fungano da custodi altruisti di una società caotica, è ridicola. Semmai, hanno reso abbondantemente chiaro che daranno la priorità alla crescita, alle entrate e a tutto il resto al di sopra degli esseri umani e del più ampio progetto di civiltà, anche quando il danno collaterale è ovvio.</p><p>Ogni settimana, sembra esserci un'altra storia imbarazzante o scandalosa nata dai difetti e dalle debolezze dell'IA, e molte altre su come le persone stiano fraintendendo e utilizzando in modo improprio la tecnologia. Eppure la risposta non è quasi mai più di un'alzata di spalle e una promessa di risolvere il problema prima o poi, subito dopo aver completato la loro prossima cruciale <em>investor call</em>.</p><h2 id="l-intelligenza-umana-che-regola-quella-artificiale">L'intelligenza umana che regola quella artificiale</h2><p>A onor del vero, i regolatori pubblici non ci hanno esattamente abbagliato con la loro rapidità o la loro competenza. L'AI Act dell'UE è un buon passo, ma non sufficiente da solo, e i quadri normativi statunitensi sono frammentati e per lo più reattivi. L'udienza media del Congresso sull'IA è una cupa parata di <em>buzzword</em> e dirigenti tecnologici che annuiscono educatamente a legislatori che non capiscono di cosa stiano parlando. La Cina, dove ha sede DeepSeek, è stata più aggressiva in alcune aree, ma è difficile sostenere che il controllo autoritario centralizzato sia il modello migliore per la <em>governance</em> tecnologica. Le preoccupazioni sulla sorveglianza e le limitazioni della libertà di parola non diventano più facili da accettare solo perché c'è un essere umano che firma le regole.</p><p>L'attuale stato della regolamentazione è disomogeneo, incoerente e spesso troppo lento. Ma questo non significa che la risposta sia quella di cedere le redini agli sviluppatori come se fossero neutrali e benevoli. Non sono i tuoi amici o i tuoi rappresentanti. Non sono certamente adatti a essere custodi fisici e civili dell'umanità. Sono attori commerciali con prodotti da vendere e parametri trimestrali da raggiungere. Quando la situazione si fa difficile, appianeranno qualsiasi scrupolo etico finché non si adatterà perfettamente a una presentazione.</p><p>Non si possono mitigare i danni quando l'atto stesso della mitigazione minaccia il proprio modello di business. Se un sistema di assunzione basato sull'IA si rivela discriminatorio, correggerlo costa denaro. Se un generatore di contenuti automatizzato inonda il web di <em>sludge</em> (fango) di bassa qualità, spegnerlo influisce sulle entrate. Non c'è alcun incentivo a fare la cosa giusta a meno che qualcuno non li costringa, e a quel punto, di solito, è troppo tardi.</p><p>L'industria tecnologica ha dimostrato ripetutamente di non essere attrezzata per autoregolamentarsi in un modo che dia la priorità al bene pubblico rispetto al guadagno privato. Infatti, la sola idea che gli architetti della disruzione debbano anche essere incaricati di costruire ciò che sostituisce il vecchio ordine dovrebbe terrorizzare chiunque sia mai stato dalla parte sbagliata dell'algoritmo di una piattaforma.</p><h2 id="non-e-contro-il-progresso-e-a-favore-dell-umanita">Non è contro il progresso, è a favore dell'umanità</h2><p>Niente di tutto ciò vuole dire che l'IA non abbia un incredibile potenziale positivo o che richiedere misure di salvaguardia significhi essere anti-tecnologia. Nonostante la confusione sul termine, vale la pena ricordare che nemmeno i Luddisti erano contro la tecnologia; erano contro lo sfruttamento. Le loro proteste non riguardavano i telai, ma i proprietari delle fabbriche che usavano quei telai per sottocostare la manodopera specializzata e imporre condizioni di lavoro miserabili.</p><p>Chen Deli fa bene a lanciare l'allarme, ma si sbaglia su chi dovrebbe tenere la campana. Gli <em>whistleblower</em> non tendono a emergere dai consigli di amministrazione. Non abbiamo ancora un quadro coerente di come debba essere una <em>governance</em> responsabile dell'IA. Abbiamo dei pezzi, ma nessun tessuto connettivo per far attecchire quelle idee, e ci manca il coraggio politico per imporle alle persone che detengono più potere.</p><p>Eppure, non sono del tutto pessimista. I <em>framework</em> di cui abbiamo bisogno potrebbero esistere. Potrebbero essere costruiti da coalizioni di governi, società civile, ricercatori indipendenti e, sì, anche alcune voci di principio provenienti dal mondo tecnologico. Ma vedranno la luce solo se un numero sufficiente di persone li richiederà.</p><p>Se il prossimo decennio porterà davvero il tipo di trasformazione che Deli prevede, avremo bisogno di qualcosa di più delle promesse aziendali. Avremo bisogno di regole con i denti per preservare la sicurezza e la dignità dell'umanità senza cercare di farne un prodotto in vendita.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ L'IA ha un enorme potenziale dirompente, ma fidarsi delle aziende tecnologiche per guidare la società attraverso il pericolo è sciocco. ]]>
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                                                                                                <author><![CDATA[ ESchwartzwrites@gmail.com (Eric Hal Schwartz) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Eric Hal Schwartz ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/mTaiWitAt8o75BmPY3i4xK-320-70.jpg ]]></dc:source>
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                                <p>L'IA sta creando un futuro pieno di incertezze, con problemi che Chen Deli, ricercatore senior di DeepSeek, ritiene che le aziende tecnologiche siano le più adatte a risolvere. DeepSeek è una delle start-up di IA più in voga in Cina, sebbene stia affrontando alcune difficoltà politiche e tecniche, ma per una start-up che ha scosso i mercati globali con un modello di IA a basso costo che ha stimolato un'ondata di open-sourcing da parte di concorrenti come OpenAI, DeepSeek è stata insolitamente silenziosa. Quindi, quando uno dei suoi leader avverte che l'IA potrebbe eliminare la maggior parte dei posti di lavoro nei prossimi due decenni e causare grandi sconvolgimenti per i quali la società non è pronta, la gente presta attenzione.</p><p>La "fase di luna di miele" in cui ci troviamo ora finirà e le persone si troveranno di fronte a un'ondata di licenziamenti abbastanza vasta da rimodellare contratti e istituzioni sociali. Ha fatto sembrare la situazione simile a una Peste Nera meno immediatamente letale per il modo in cui riscriverebbe la vita delle persone. Non è certamente l'affermazione più bizzarra. Ma la proposta di Chen di salvatori aziendali sembra insensata come qualsiasi allucinazione dell'IA.</p><p>"Le aziende tecnologiche dovrebbero assumere il ruolo di guardiani dell'umanità, per lo meno, proteggendo la sicurezza umana, e poi aiutando a rimodellare l'ordine sociale", ha detto, facendo suonare ogni campanello d'allarme suggerito dall'intera storia della fantascienza distopica, per non parlare delle vere storie del passato.</p><p>La sola parola <strong>rimodellare</strong> dovrebbe far venire i brividi. Sta sostanzialmente dicendo che le corporazioni che stanno costruendo gli strumenti che potrebbero sconvolgere la società dovrebbero anche essere incaricate di progettare ciò che verrà dopo. È come se Oppenheimer avesse chiesto al Progetto Manhattan di scrivere la costituzione del dopoguerra, ma solo dopo che i reattori nucleari avessero avuto un'IPO a Wall Street. Il suggerimento non è solo ingenuo. È profondamente pericoloso.</p><p>I cambiamenti prodotti dall'IA vanno ben oltre chi viene sostituito da un chatbot a volte adeguato al lavoro. Deli non ha torto a sottolineare che i sistemi di IA supereranno sempre più le prestazioni umane. Ma che tipo di mondo stiamo costruendo quando quei posti di lavoro saranno spariti?</p><p>L'IA definisce già il tono per ciò che vediamo online, ciò che acquistiamo e come ci comportiamo, con le aziende tecnologiche che monetizzano ogni parte di noi e dei nostri dati possibile. L'idea che queste stesse aziende, isolate da una supervisione significativa e vincolate solo ai margini di profitto, fungano da custodi altruisti di una società caotica, è ridicola. Semmai, hanno reso abbondantemente chiaro che daranno la priorità alla crescita, alle entrate e a tutto il resto al di sopra degli esseri umani e del più ampio progetto di civiltà, anche quando il danno collaterale è ovvio.</p><p>Ogni settimana, sembra esserci un'altra storia imbarazzante o scandalosa nata dai difetti e dalle debolezze dell'IA, e molte altre su come le persone stiano fraintendendo e utilizzando in modo improprio la tecnologia. Eppure la risposta non è quasi mai più di un'alzata di spalle e una promessa di risolvere il problema prima o poi, subito dopo aver completato la loro prossima cruciale <em>investor call</em>.</p><h2 id="l-intelligenza-umana-che-regola-quella-artificiale">L'intelligenza umana che regola quella artificiale</h2><p>A onor del vero, i regolatori pubblici non ci hanno esattamente abbagliato con la loro rapidità o la loro competenza. L'AI Act dell'UE è un buon passo, ma non sufficiente da solo, e i quadri normativi statunitensi sono frammentati e per lo più reattivi. L'udienza media del Congresso sull'IA è una cupa parata di <em>buzzword</em> e dirigenti tecnologici che annuiscono educatamente a legislatori che non capiscono di cosa stiano parlando. La Cina, dove ha sede DeepSeek, è stata più aggressiva in alcune aree, ma è difficile sostenere che il controllo autoritario centralizzato sia il modello migliore per la <em>governance</em> tecnologica. Le preoccupazioni sulla sorveglianza e le limitazioni della libertà di parola non diventano più facili da accettare solo perché c'è un essere umano che firma le regole.</p><p>L'attuale stato della regolamentazione è disomogeneo, incoerente e spesso troppo lento. Ma questo non significa che la risposta sia quella di cedere le redini agli sviluppatori come se fossero neutrali e benevoli. Non sono i tuoi amici o i tuoi rappresentanti. Non sono certamente adatti a essere custodi fisici e civili dell'umanità. Sono attori commerciali con prodotti da vendere e parametri trimestrali da raggiungere. Quando la situazione si fa difficile, appianeranno qualsiasi scrupolo etico finché non si adatterà perfettamente a una presentazione.</p><p>Non si possono mitigare i danni quando l'atto stesso della mitigazione minaccia il proprio modello di business. Se un sistema di assunzione basato sull'IA si rivela discriminatorio, correggerlo costa denaro. Se un generatore di contenuti automatizzato inonda il web di <em>sludge</em> (fango) di bassa qualità, spegnerlo influisce sulle entrate. Non c'è alcun incentivo a fare la cosa giusta a meno che qualcuno non li costringa, e a quel punto, di solito, è troppo tardi.</p><p>L'industria tecnologica ha dimostrato ripetutamente di non essere attrezzata per autoregolamentarsi in un modo che dia la priorità al bene pubblico rispetto al guadagno privato. Infatti, la sola idea che gli architetti della disruzione debbano anche essere incaricati di costruire ciò che sostituisce il vecchio ordine dovrebbe terrorizzare chiunque sia mai stato dalla parte sbagliata dell'algoritmo di una piattaforma.</p><h2 id="non-e-contro-il-progresso-e-a-favore-dell-umanita">Non è contro il progresso, è a favore dell'umanità</h2><p>Niente di tutto ciò vuole dire che l'IA non abbia un incredibile potenziale positivo o che richiedere misure di salvaguardia significhi essere anti-tecnologia. Nonostante la confusione sul termine, vale la pena ricordare che nemmeno i Luddisti erano contro la tecnologia; erano contro lo sfruttamento. Le loro proteste non riguardavano i telai, ma i proprietari delle fabbriche che usavano quei telai per sottocostare la manodopera specializzata e imporre condizioni di lavoro miserabili.</p><p>Chen Deli fa bene a lanciare l'allarme, ma si sbaglia su chi dovrebbe tenere la campana. Gli <em>whistleblower</em> non tendono a emergere dai consigli di amministrazione. Non abbiamo ancora un quadro coerente di come debba essere una <em>governance</em> responsabile dell'IA. Abbiamo dei pezzi, ma nessun tessuto connettivo per far attecchire quelle idee, e ci manca il coraggio politico per imporle alle persone che detengono più potere.</p><p>Eppure, non sono del tutto pessimista. I <em>framework</em> di cui abbiamo bisogno potrebbero esistere. Potrebbero essere costruiti da coalizioni di governi, società civile, ricercatori indipendenti e, sì, anche alcune voci di principio provenienti dal mondo tecnologico. Ma vedranno la luce solo se un numero sufficiente di persone li richiederà.</p><p>Se il prossimo decennio porterà davvero il tipo di trasformazione che Deli prevede, avremo bisogno di qualcosa di più delle promesse aziendali. Avremo bisogno di regole con i denti per preservare la sicurezza e la dignità dell'umanità senza cercare di farne un prodotto in vendita.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Il presunto abbonamento "Health+" di Apple con funzionalità AI è destinato a ripetere il fallimento di Garmin. ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Se sei un utente Apple Watch, presto potresti dover prendere una decisione. Proprio come Garmin, Polar, Oura e altri, Apple aggiungerà presto nuove funzionalità brillanti basate sull’intelligenza artificiale alla sua app Salute – e per accedervi dovrai pagare una tariffa mensile o annuale.</p><p>I migliori Apple Watch e l’app Apple Salute sono sempre stati gratuiti da usare dopo l’acquisto iniziale dell’orologio, senza alcun costo aggiuntivo se non eventualmente per il piano dati LTE del telefono.</p><p>Secondo il noto osservatore Apple Mark Gurman, questo non cambierà. Nella sua newsletter Power On (via MacRumors), afferma che le nuove funzionalità saranno offerte in un nuovo livello a pagamento, accessibile tramite l’app Salute su iPad e iPhone, invece che sull’Apple Watch.</p><p>Il nuovo abbonamento Health+ (che segue la stessa convenzione dei nomi di Fitness+) sembra includere un servizio di consulenza basato sull’AI che offre “pianificazione nutrizionale e suggerimenti medici”, secondo Gurman, oltre a una versione rinnovata e ridisegnata dell’app Salute.</p><p>Quando Apple lancerà questa novità, dovrà essere molto prudente, perché agli utenti non piace quando vengono posti abbonamenti a pagamento su prodotti che erano precedentemente gratuiti. È comprensibile per app come Strava o AllTrails adottare modelli Freemium, dato che le sottoscrizioni sono alla base del loro modello di business. La versione gratuita serve per farti appassionare, oltre che raccogliere dati preziosi per una futura monetizzazione, mentre la piccola percentuale di utenti paganti finanzia lo sviluppo e la manutenzione dell’app.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4890px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="e3rfxxe3fN85Pszxq4uUA5" name="shutterstock_1366655195.jpg" alt="Apple Health" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/e3rfxxe3fN85Pszxq4uUA5-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4890" height="2751" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Primakov / Shutterstock)</span></figcaption></figure><p>I prodotti tecnologici che vengono aggiornati costantemente, come gli orologi Apple e Garmin, tendono a offrire nuove funzionalità sull’orologio o nell’app finché la tecnologia è supportata, e questo valore è già compreso nel prezzo iniziale. I migliori orologi Garmin, ad esempio, hanno recentemente ricevuto la funzione Lifestyle Logging come aggiornamento gratuito, e gli utenti dei migliori iPhone ricevono aggiornamenti software che spesso includono anche un redesign dell’interfaccia ogni anno.</p><p>La grande preoccupazione per gli utenti è che, quando vengono introdotti i paywall, le nuove funzionalità previste per il dispositivo finiscano bloccate dietro un abbonamento, per spingere più persone a iscriversi. Questo abbassa il valore percepito del prodotto, visto che si acquista il dispositivo aspettandosi nuove funzionalità per diversi anni, ma si finisce per non poterle utilizzare senza pagare una quota di abbonamento.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2200px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.23%;"><img id="cNxNEKi8ZZi6kGcJFsVeQY" name="Garmin Connect+ hero image sized" alt="Garmin Connect" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/cNxNEKi8ZZi6kGcJFsVeQY-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2200" height="1237" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Garmin)</span></figcaption></figure><p>Quest’anno Garmin ha introdotto l’abbonamento Garmin Connect+, che offre funzioni Livetrack aggiornate, un servizio di Active Intelligence in grado di suggerire azioni e fornire motivazione basandosi sui dati relativi al benessere, e una nuova dashboard delle prestazioni per organizzare meglio le proprie statistiche.<br>Gli utenti Garmin si sono mostrati preoccupati e arrabbiati, esprimendo la loro frustrazione nei commenti, nei thread di Reddit e nella casella di posta di TechRadar.</p><p>Un utente, sotto il nostro <a href="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7486499971773041942" target="_blank" rel="nofollow"><strong>video su TikTok</strong></a> sull’argomento, ha scritto: “È una pessima notizia. Tutte le nuove funzioni d’ora in poi saranno dietro un paywall. E tra qualche anno, quando si sarà placata la rabbia iniziale, sposteranno sempre più funzioni dietro il paywall, proprio come ha fatto Strava.”</p><p>Un altro lettore ha inviato un’email scrivendo: “La mia preoccupazione è che i nuovi contenuti saranno disponibili solo con il nuovo servizio premium a pagamento e che i contenuti attuali verranno gradualmente ridotti, fino al punto in cui non resterà altra scelta che passare a un nuovo o diverso fornitore, oppure aggiungere l’abbonamento.”</p><p>Abbiamo ricevuto così tante segnalazioni su questo tema che abbiamo deciso di <a href="https://www.techradar.com/health-fitness/live/live-garmin-connect-backlash-tell-us-what-you-think-about-garmins-new-premium-tier" target="_blank" rel="nofollow"><strong>lanciare un live blog per seguirlo in tempo reale</strong></a>.</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7486499971773041942" data-video-id="7486499971773041942" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7486499996964031254">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <p>Gli utenti Garmin sono estremamente appassionati dei loro orologi e amano approfondire questioni tecniche come la raccolta dei dati. La maggior parte di loro ha percepito Connect+ come uno schiaffo in faccia – e se Apple non farà attenzione, potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione.</p><p>Gli utenti di Apple Watch e iPhone tendono a non essere così specializzati come quelli Garmin, quindi un abbonamento aggiuntivo e facoltativo potrebbe non suscitare la stessa indignazione. Tuttavia, Apple offre già un servizio di abbonamento Fitness+, e sembra che invece di includere la nuova funzione di intelligenza artificiale in quel pacchetto, stia preparando un servizio separato chiamato Health+.</p><p>Se gli utenti Apple inizieranno a sentirsi spremuti, nonostante abbiano già acquistato dispositivi premium – dopotutto, gli iPhone non sono economici – lo faranno sapere sicuramente, e il contraccolpo per Apple non sarà affatto piacevole.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/health-fitness/smartwatches/il-presunto-abbonamento-health-di-apple-con-funzionalita-ai-e-destinato-a-ripetere-il-fallimento-di-garmin</link>
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                            <![CDATA[ L'app Connect+ di Garmin è stata pesantemente criticata al momento del lancio, con molti utenti che l'hanno vista come una strada pericolosa. ]]>
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                                                    <category><![CDATA[Health & Fitness]]></category>
                                                                                                <author><![CDATA[ matt.evans@futurenet.com (Matt Evans) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Matt Evans ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/PC6SDeYdcjEPS4ES8uLSDU-320-70.png ]]></dc:source>
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                            <![CDATA[
                            <article>
                                <p>Se sei un utente Apple Watch, presto potresti dover prendere una decisione. Proprio come Garmin, Polar, Oura e altri, Apple aggiungerà presto nuove funzionalità brillanti basate sull’intelligenza artificiale alla sua app Salute – e per accedervi dovrai pagare una tariffa mensile o annuale.</p><p>I migliori Apple Watch e l’app Apple Salute sono sempre stati gratuiti da usare dopo l’acquisto iniziale dell’orologio, senza alcun costo aggiuntivo se non eventualmente per il piano dati LTE del telefono.</p><p>Secondo il noto osservatore Apple Mark Gurman, questo non cambierà. Nella sua newsletter Power On (via MacRumors), afferma che le nuove funzionalità saranno offerte in un nuovo livello a pagamento, accessibile tramite l’app Salute su iPad e iPhone, invece che sull’Apple Watch.</p><p>Il nuovo abbonamento Health+ (che segue la stessa convenzione dei nomi di Fitness+) sembra includere un servizio di consulenza basato sull’AI che offre “pianificazione nutrizionale e suggerimenti medici”, secondo Gurman, oltre a una versione rinnovata e ridisegnata dell’app Salute.</p><p>Quando Apple lancerà questa novità, dovrà essere molto prudente, perché agli utenti non piace quando vengono posti abbonamenti a pagamento su prodotti che erano precedentemente gratuiti. È comprensibile per app come Strava o AllTrails adottare modelli Freemium, dato che le sottoscrizioni sono alla base del loro modello di business. La versione gratuita serve per farti appassionare, oltre che raccogliere dati preziosi per una futura monetizzazione, mentre la piccola percentuale di utenti paganti finanzia lo sviluppo e la manutenzione dell’app.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4890px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="e3rfxxe3fN85Pszxq4uUA5" name="shutterstock_1366655195.jpg" alt="Apple Health" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/e3rfxxe3fN85Pszxq4uUA5-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4890" height="2751" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Primakov / Shutterstock)</span></figcaption></figure><p>I prodotti tecnologici che vengono aggiornati costantemente, come gli orologi Apple e Garmin, tendono a offrire nuove funzionalità sull’orologio o nell’app finché la tecnologia è supportata, e questo valore è già compreso nel prezzo iniziale. I migliori orologi Garmin, ad esempio, hanno recentemente ricevuto la funzione Lifestyle Logging come aggiornamento gratuito, e gli utenti dei migliori iPhone ricevono aggiornamenti software che spesso includono anche un redesign dell’interfaccia ogni anno.</p><p>La grande preoccupazione per gli utenti è che, quando vengono introdotti i paywall, le nuove funzionalità previste per il dispositivo finiscano bloccate dietro un abbonamento, per spingere più persone a iscriversi. Questo abbassa il valore percepito del prodotto, visto che si acquista il dispositivo aspettandosi nuove funzionalità per diversi anni, ma si finisce per non poterle utilizzare senza pagare una quota di abbonamento.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2200px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.23%;"><img id="cNxNEKi8ZZi6kGcJFsVeQY" name="Garmin Connect+ hero image sized" alt="Garmin Connect" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/cNxNEKi8ZZi6kGcJFsVeQY-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2200" height="1237" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Garmin)</span></figcaption></figure><p>Quest’anno Garmin ha introdotto l’abbonamento Garmin Connect+, che offre funzioni Livetrack aggiornate, un servizio di Active Intelligence in grado di suggerire azioni e fornire motivazione basandosi sui dati relativi al benessere, e una nuova dashboard delle prestazioni per organizzare meglio le proprie statistiche.<br>Gli utenti Garmin si sono mostrati preoccupati e arrabbiati, esprimendo la loro frustrazione nei commenti, nei thread di Reddit e nella casella di posta di TechRadar.</p><p>Un utente, sotto il nostro <a href="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7486499971773041942" target="_blank" rel="nofollow"><strong>video su TikTok</strong></a> sull’argomento, ha scritto: “È una pessima notizia. Tutte le nuove funzioni d’ora in poi saranno dietro un paywall. E tra qualche anno, quando si sarà placata la rabbia iniziale, sposteranno sempre più funzioni dietro il paywall, proprio come ha fatto Strava.”</p><p>Un altro lettore ha inviato un’email scrivendo: “La mia preoccupazione è che i nuovi contenuti saranno disponibili solo con il nuovo servizio premium a pagamento e che i contenuti attuali verranno gradualmente ridotti, fino al punto in cui non resterà altra scelta che passare a un nuovo o diverso fornitore, oppure aggiungere l’abbonamento.”</p><p>Abbiamo ricevuto così tante segnalazioni su questo tema che abbiamo deciso di <a href="https://www.techradar.com/health-fitness/live/live-garmin-connect-backlash-tell-us-what-you-think-about-garmins-new-premium-tier" target="_blank" rel="nofollow"><strong>lanciare un live blog per seguirlo in tempo reale</strong></a>.</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7486499971773041942" data-video-id="7486499971773041942" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7486499996964031254">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <p>Gli utenti Garmin sono estremamente appassionati dei loro orologi e amano approfondire questioni tecniche come la raccolta dei dati. La maggior parte di loro ha percepito Connect+ come uno schiaffo in faccia – e se Apple non farà attenzione, potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione.</p><p>Gli utenti di Apple Watch e iPhone tendono a non essere così specializzati come quelli Garmin, quindi un abbonamento aggiuntivo e facoltativo potrebbe non suscitare la stessa indignazione. Tuttavia, Apple offre già un servizio di abbonamento Fitness+, e sembra che invece di includere la nuova funzione di intelligenza artificiale in quel pacchetto, stia preparando un servizio separato chiamato Health+.</p><p>Se gli utenti Apple inizieranno a sentirsi spremuti, nonostante abbiano già acquistato dispositivi premium – dopotutto, gli iPhone non sono economici – lo faranno sapere sicuramente, e il contraccolpo per Apple non sarà affatto piacevole.</p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ Gli abbonamenti ormai sono ovunque, e cominciano a stancare ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>C'è stato un tempo in cui acquistavi un dispositivo con una lunga lista di funzioni e capacità, disponibili per tutta la durata del prodotto. Oggi acquisti un dispositivo tecnologico con il potenziale per fare molte cose, ma spesso solo se paghi un canone aggiuntivo oltre al prezzo originale.</p><p></p><p>Benvenuti nella cultura degli abbonamenti tecnologici.</p><p></p><p>In questo nuovo mondo, paghiamo rendite per servizi legati ai nostri dispositivi preferiti. I migliori iPhone, ad esempio, diventano più utili grazie ai servizi Apple come Music, Fitness+, News e Apple TV+. Anche se i prezzi aumentano, posso accettare questa strategia perché l'iPhone funziona perfettamente senza di essi. Puoi sempre pagare qualcun altro (come Spotify) per la musica, o un'altra azienda per lo streaming.</p><p></p><p>Molti dispositivi indossabili, come il mio Oura ring, forniscono informazioni limitate senza abbonamento. Oura offre molti dati su salute e fitness gratuitamente, ma personalizzazione e analisi costano 5,99 dollari al mese.</p><p></p><p>Esiste però un'altra classe di abbonamenti: quella in cui ottieni il pieno beneficio del prodotto solo pagando per un servizio aggiuntivo non necessariamente desiderato.</p><p></p><p>Ho un esempio molto recente.</p><p>Durante l'evento dispositivi Amazon del 30 settembre 2025, l'azienda ha presentato una dozzina di nuovi prodotti. Tra questi c'era Blink, che vende telecamere di sicurezza smart home a prezzi accessibili. Ha anche introdotto uno dei prodotti più interessanti della giornata.</p><p></p><p>Blink Arc è un supporto per telecamere di sicurezza che utilizza due telecamere cablate Blink Mini 2K da 49 dollari e, lavorando insieme all'app Blink, offre una vista panoramica a 180 gradi ad alta risoluzione del tuo giardino. L'intero set – due telecamere e supporto – costa solo 99 dollari.</p><p></p><p>Un vero affare.</p><p></p><p>Il caveat frustrante è che le telecamere non forniranno quella vista panoramica a meno che tu non stia pagando 11,99 dollari al mese per il Blink Subscription Plus Plan.</p><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/3GC5DBQuKC7pxnK6A3rowR-1920-80.jpg" alt="Blink Arc" /><figcaption><small role="credit">Lance Ulanoff / Future</small></figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/Wdu39eenaEoUmnVGwtVjwR-1920-80.jpg" alt="Blink Arc" /><figcaption><small role="credit">Lance Ulanoff / Future</small></figcaption></figure></figure><p>Senza quel piano, ottieni solo due flussi video memorizzati separatamente, e immagino tu possa incrociare gli occhi per fonderli in uno.</p><p></p><p>A onor del vero verso Blink, la strategia dell'abbonamento è condivisa dalla maggior parte delle aziende di telecamere di sicurezza, incluso il cugino Amazon, Ring. Ho alcune telecamere Ring a casa e, mentre ricevo gli avvisi del vicinato su cani smarriti e personaggi sospetti, non ho alcuno storage cloud per i video della telecamera perché non pago 19,99 dollari al mese.</p><h2 id="vuoi-piu-intelligenza-paga-di-piu">Vuoi più intelligenza? Paga di più</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:8721px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="UpRmj2yyL2emS5yiWozkKm" name="shutterstock_2403804621 (1) copy" alt="ChatGPT and Gemini on mobile phones." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/UpRmj2yyL2emS5yiWozkKm-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="8721" height="4906" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock/Mamun_Sheikh)</span></figcaption></figure><p>Tuttavia, mi infastidisce che la funzione Blink Arc che Amazon ha pubblicizzato durante questo grande evento non sia altro che un'esca per vendere più abbonamenti. Qual è il senso di acquistare Arc se non fornisce, di default, quel video panoramico combinato?</p><p></p><p>La mia frustrazione con la cultura degli abbonamenti va oltre Blink e altri piani di registrazione delle telecamere di sicurezza.</p><p></p><p>Oggi ogni azienda tecnologica mette le mani nelle mie tasche molto dopo che ho pagato per il loro hardware. Ho account di storage cloud con Microsoft, Apple e Google. Nel caso di Apple, ho dovuto passare a un'unità da 2TB tempo fa e sostenerne i costi. Nel caso di Google, il piano da 200GB mi sta stretto. L'account si riempie quasi quotidianamente e Google mi contatta offrendo il piano da 2TB a 19,99 dollari al mese.</p><p></p><p>Nel mondo dell'IA, le migliori funzionalità intelligenti sono quasi sempre nascoste dietro abbonamenti.</p><p></p><p>Google ha recentemente annunciato che Gemini sarà praticamente in tutti i suoi nuovi dispositivi per la casa, e mentre otterrai gli aspetti conversazionali gratuitamente, non avrai cose come descrizioni degli eventi video e riassunti giornalieri a meno che tu non paghi per un piano Gemini premium.</p><p></p><p>Amazon vendeva Echo ai non membri Prime dando loro comunque accesso ad Alexa. Alexa+ è molto più potente e intelligente. Richiederà un abbonamento Prime o un piano separato solo per Alexa+. Questo significa che se desideri, ad esempio, uno di questi nuovi altoparlanti Amazon Echo Dot Max, preparati ad adottare anche un canone mensile aggiuntivo per l'accesso Prime.</p><p></p><p>La cultura degli abbonamenti a volte significa che ciò per cui hai pagato e che ricevevi prima potrebbe non rimanere tale in futuro.</p><h2 id="il-caos-dello-streaming">Il caos dello streaming</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="SigmgFntzg6M5zvR5E6NYK" name="netflix-shutterstock_2492263919" alt="The Netflix logo next to the Spiderman pointing meme" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/SigmgFntzg6M5zvR5E6NYK-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock / Marvel)</span></figcaption></figure><p>Sono membro Amazon Prime e mi piaceva guardare contenuti Prime Video senza pubblicità. Poi Amazon ha cambiato le regole e aggiunto spot pubblicitari. Ora guardare The Boys è molto meno piacevole, senza contare che ci vuole molto più tempo per finire un episodio.</p><p></p><p>Praticamente tutti i servizi di streaming in abbonamento fanno la stessa cosa: prendono il piano base e aggiungono pubblicità, anche se non faceva parte del servizio scelto originariamente.</p><p></p><p>Le ragioni di questi cambiamenti sono ovvie: l'hardware è un acquisto una tantum. Anche con l'obsolescenza programmata, questi prodotti possono durare anni. I servizi promettono entrate mensili e lasciano aperta la possibilità di futuri aumenti.</p><p></p><p>In queste circostanze, le aziende aumentano spesso i prezzi con poco preavviso e, apparentemente, senza rimorsi. Sanno di averti. Guarda Netflix. Guarda Apple TV+. Guarda Disney+. Ciascuno ha costantemente aumentato i prezzi e, per quanto ne so, nessuno sta subendo perdite significative di abbonati. Il nostro desiderio di goderci i loro contenuti ammessi eccellenti è troppo forte.</p><p></p><p>Quindi la cultura degli abbonamenti prevale.</p><p></p><p>Tuttavia, nel caso di Blink Arc, vediamo forse l'inizio di una tendenza più preoccupante, una in cui una fantastica nuova funzione viene stuzzicata e poi viene silenziosamente rivelato che c'è una tariffa di ammissione per salire su quella particolare giostra, e potrebbe essere una che ti chiedono di pagare quasi ogni volta che la giostra inizia a girare.</p><p></p><p>Sì, la cultura degli abbonamenti mi fa girare la testa.</p><p><em>Segui TechRadar su Google News e aggiungici come fonte preferita per ricevere le nostre notizie esperte, recensioni e opinioni nei tuoi feed. Assicurati di cliccare il pulsante Segui!</em></p><p><em></em></p><p><em>E naturalmente puoi anche seguire TechRadar su TikTok per notizie, recensioni, unboxing in formato video e ricevere aggiornamenti regolari da noi anche su WhatsApp.</em></p><h3 class="article-body__section" id="section-potrebbe-interessarti-anche"><span>Potrebbe interessarti anche</span></h3><ul><li><a href="https://www.techradar.com/tablets/ereaders/the-kindle-scribe-colorsoft-is-the-most-exciting-kindle-in-ages-and-i-have-the-sketches-to-prove-it">The Kindle Scribe Colorsoft is the most exciting Kindle in ages, and I have the sketches to prove it</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/news/live/amazon-2025-fall-hardware-event">Amazon's big hardware event live – all the latest news on ..</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/tablets/amazon-change-these-5-kindle-features-and-youll-have-the-perfect-ereader">Amazon, change these 5 Kindle features and you'll have ..</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/home/smart-speakers/amazon-just-unveiled-4-new-ai-powered-echo-speakers-heres-the-full-lineup-and-how-much-they-cost">Amazon just unveiled 4 new AI-powered, Echo speakers – here's the full lineup and how much they cost</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/ai-platforms-assistants/the-vision-for-these-products-is-really-that-they-are-purpose-built-for-alexa-amazon-exec-on-the-new-hardware-and-unlocking-alexas-superpowers">'The vision for these products is really that they are purpose-built for Alexa+.' 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                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/home/smart-home/sono-stanco-degli-abbonamenti-tecnologici-blink-arc-e-lesempio</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Paga per il panorama ]]>
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                                                                                                                                <guid isPermaLink="false">c2xTdcmu96yGJgMsvrUxgE</guid>
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                                                    <category><![CDATA[Home]]></category>
                                                                                                <author><![CDATA[ lance.ulanoff@futurenet.com (Lance Ulanoff) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Lance Ulanoff ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/W2qksRaQeUfBGMwsW5bTGh-320-70.jpg ]]></dc:source>
                                                                <dc:description><![CDATA[ &lt;p&gt;Lance Ulanoff is an &lt;a href=&quot;https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ox35RKH2kNKBfSBfvHEoK6.jpg&quot;&gt;award-winning tech journalist&lt;/a&gt;, on-air expert, and commentator.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Before joining TechRadar, he served as Editor in Chief of Lifewire. Prior to that, he was Chief Correspondent for Mashable where he covered all facets of technology and the&amp;nbsp;intersection&amp;nbsp;of digital and life. He also helped Mashable find new ways to&amp;nbsp;tell&amp;nbsp;stories. Lance is based in NY.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
A 38-year industry veteran, &lt;a href=&quot;https://en.wikipedia.org/wiki/Lance_Ulanoff&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Lance Ulanoff&lt;/a&gt; has covered technology since PCs were the size of suitcases, “on line” meant “waiting” and CPU speeds were measured in single-digit megahertz. Prior to joining Mashable as Editor in Chief in 2011, Lance Ulanoff served as Editor in Chief of PCMag.com and Senior Vice President of Content for the Ziff Davis, Inc. While there, he guided the brand to a 100% digital existence and oversaw content strategy for all of Ziff Davis’ Web sites. His long-running column on PCMag.com earned him a Bronze award from the ASBPE. Winmag.com, HomePC.com, and PCMag.com were all honored under Lance’s guidance.&amp;nbsp;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
He makes frequent appearances on national, international, and local news programs including &lt;a href=&quot;https://kellyandryan.com/homepagemodules/new-years-tech-resolutions-with-lance-ulanoff/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Live with Kelly and Mark&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;https://www.today.com/video/google-glass-is-beginning-of-a-revolution-44496451646&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;the Today Show&lt;/a&gt;, Good Morning America, CNBC, CNN, and the BBC. He has also offered commentary on National Public Radio and been interviewed by newspapers and radio stations around the country. Lance has been an invited guest speaker at numerous technology conferences including Think Mobile, CEA Line Shows, Digital Life, RoboBusiness, RoboNexus, Business Foresight, and Digital Media Wire’s Games and Mobile Forum.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Lance received his Bachelor of Arts in Journalism from Hofstra University in New York. He serves on Hofstra’s School of Communication Advisory Board.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
In his spare time, Lance draws cartoons, which he occasionally posts online. He and his wife Linda have been married for over 30 years and have raised two amazing children.&lt;/p&gt; ]]></dc:description>
                                                                                                                                <cf:isSponsored>false</cf:isSponsored>
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                                <p>C'è stato un tempo in cui acquistavi un dispositivo con una lunga lista di funzioni e capacità, disponibili per tutta la durata del prodotto. Oggi acquisti un dispositivo tecnologico con il potenziale per fare molte cose, ma spesso solo se paghi un canone aggiuntivo oltre al prezzo originale.</p><p></p><p>Benvenuti nella cultura degli abbonamenti tecnologici.</p><p></p><p>In questo nuovo mondo, paghiamo rendite per servizi legati ai nostri dispositivi preferiti. I migliori iPhone, ad esempio, diventano più utili grazie ai servizi Apple come Music, Fitness+, News e Apple TV+. Anche se i prezzi aumentano, posso accettare questa strategia perché l'iPhone funziona perfettamente senza di essi. Puoi sempre pagare qualcun altro (come Spotify) per la musica, o un'altra azienda per lo streaming.</p><p></p><p>Molti dispositivi indossabili, come il mio Oura ring, forniscono informazioni limitate senza abbonamento. Oura offre molti dati su salute e fitness gratuitamente, ma personalizzazione e analisi costano 5,99 dollari al mese.</p><p></p><p>Esiste però un'altra classe di abbonamenti: quella in cui ottieni il pieno beneficio del prodotto solo pagando per un servizio aggiuntivo non necessariamente desiderato.</p><p></p><p>Ho un esempio molto recente.</p><p>Durante l'evento dispositivi Amazon del 30 settembre 2025, l'azienda ha presentato una dozzina di nuovi prodotti. Tra questi c'era Blink, che vende telecamere di sicurezza smart home a prezzi accessibili. Ha anche introdotto uno dei prodotti più interessanti della giornata.</p><p></p><p>Blink Arc è un supporto per telecamere di sicurezza che utilizza due telecamere cablate Blink Mini 2K da 49 dollari e, lavorando insieme all'app Blink, offre una vista panoramica a 180 gradi ad alta risoluzione del tuo giardino. L'intero set – due telecamere e supporto – costa solo 99 dollari.</p><p></p><p>Un vero affare.</p><p></p><p>Il caveat frustrante è che le telecamere non forniranno quella vista panoramica a meno che tu non stia pagando 11,99 dollari al mese per il Blink Subscription Plus Plan.</p><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/3GC5DBQuKC7pxnK6A3rowR-1920-80.jpg" alt="Blink Arc" /><figcaption><small role="credit">Lance Ulanoff / Future</small></figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/Wdu39eenaEoUmnVGwtVjwR-1920-80.jpg" alt="Blink Arc" /><figcaption><small role="credit">Lance Ulanoff / Future</small></figcaption></figure></figure><p>Senza quel piano, ottieni solo due flussi video memorizzati separatamente, e immagino tu possa incrociare gli occhi per fonderli in uno.</p><p></p><p>A onor del vero verso Blink, la strategia dell'abbonamento è condivisa dalla maggior parte delle aziende di telecamere di sicurezza, incluso il cugino Amazon, Ring. Ho alcune telecamere Ring a casa e, mentre ricevo gli avvisi del vicinato su cani smarriti e personaggi sospetti, non ho alcuno storage cloud per i video della telecamera perché non pago 19,99 dollari al mese.</p><h2 id="vuoi-piu-intelligenza-paga-di-piu">Vuoi più intelligenza? Paga di più</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:8721px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="UpRmj2yyL2emS5yiWozkKm" name="shutterstock_2403804621 (1) copy" alt="ChatGPT and Gemini on mobile phones." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/UpRmj2yyL2emS5yiWozkKm-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="8721" height="4906" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock/Mamun_Sheikh)</span></figcaption></figure><p>Tuttavia, mi infastidisce che la funzione Blink Arc che Amazon ha pubblicizzato durante questo grande evento non sia altro che un'esca per vendere più abbonamenti. Qual è il senso di acquistare Arc se non fornisce, di default, quel video panoramico combinato?</p><p></p><p>La mia frustrazione con la cultura degli abbonamenti va oltre Blink e altri piani di registrazione delle telecamere di sicurezza.</p><p></p><p>Oggi ogni azienda tecnologica mette le mani nelle mie tasche molto dopo che ho pagato per il loro hardware. Ho account di storage cloud con Microsoft, Apple e Google. Nel caso di Apple, ho dovuto passare a un'unità da 2TB tempo fa e sostenerne i costi. Nel caso di Google, il piano da 200GB mi sta stretto. L'account si riempie quasi quotidianamente e Google mi contatta offrendo il piano da 2TB a 19,99 dollari al mese.</p><p></p><p>Nel mondo dell'IA, le migliori funzionalità intelligenti sono quasi sempre nascoste dietro abbonamenti.</p><p></p><p>Google ha recentemente annunciato che Gemini sarà praticamente in tutti i suoi nuovi dispositivi per la casa, e mentre otterrai gli aspetti conversazionali gratuitamente, non avrai cose come descrizioni degli eventi video e riassunti giornalieri a meno che tu non paghi per un piano Gemini premium.</p><p></p><p>Amazon vendeva Echo ai non membri Prime dando loro comunque accesso ad Alexa. Alexa+ è molto più potente e intelligente. Richiederà un abbonamento Prime o un piano separato solo per Alexa+. Questo significa che se desideri, ad esempio, uno di questi nuovi altoparlanti Amazon Echo Dot Max, preparati ad adottare anche un canone mensile aggiuntivo per l'accesso Prime.</p><p></p><p>La cultura degli abbonamenti a volte significa che ciò per cui hai pagato e che ricevevi prima potrebbe non rimanere tale in futuro.</p><h2 id="il-caos-dello-streaming">Il caos dello streaming</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="SigmgFntzg6M5zvR5E6NYK" name="netflix-shutterstock_2492263919" alt="The Netflix logo next to the Spiderman pointing meme" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/SigmgFntzg6M5zvR5E6NYK-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock / Marvel)</span></figcaption></figure><p>Sono membro Amazon Prime e mi piaceva guardare contenuti Prime Video senza pubblicità. Poi Amazon ha cambiato le regole e aggiunto spot pubblicitari. Ora guardare The Boys è molto meno piacevole, senza contare che ci vuole molto più tempo per finire un episodio.</p><p></p><p>Praticamente tutti i servizi di streaming in abbonamento fanno la stessa cosa: prendono il piano base e aggiungono pubblicità, anche se non faceva parte del servizio scelto originariamente.</p><p></p><p>Le ragioni di questi cambiamenti sono ovvie: l'hardware è un acquisto una tantum. Anche con l'obsolescenza programmata, questi prodotti possono durare anni. I servizi promettono entrate mensili e lasciano aperta la possibilità di futuri aumenti.</p><p></p><p>In queste circostanze, le aziende aumentano spesso i prezzi con poco preavviso e, apparentemente, senza rimorsi. Sanno di averti. Guarda Netflix. Guarda Apple TV+. Guarda Disney+. Ciascuno ha costantemente aumentato i prezzi e, per quanto ne so, nessuno sta subendo perdite significative di abbonati. Il nostro desiderio di goderci i loro contenuti ammessi eccellenti è troppo forte.</p><p></p><p>Quindi la cultura degli abbonamenti prevale.</p><p></p><p>Tuttavia, nel caso di Blink Arc, vediamo forse l'inizio di una tendenza più preoccupante, una in cui una fantastica nuova funzione viene stuzzicata e poi viene silenziosamente rivelato che c'è una tariffa di ammissione per salire su quella particolare giostra, e potrebbe essere una che ti chiedono di pagare quasi ogni volta che la giostra inizia a girare.</p><p></p><p>Sì, la cultura degli abbonamenti mi fa girare la testa.</p><p><em>Segui TechRadar su Google News e aggiungici come fonte preferita per ricevere le nostre notizie esperte, recensioni e opinioni nei tuoi feed. Assicurati di cliccare il pulsante Segui!</em></p><p><em></em></p><p><em>E naturalmente puoi anche seguire TechRadar su TikTok per notizie, recensioni, unboxing in formato video e ricevere aggiornamenti regolari da noi anche su WhatsApp.</em></p><h3 class="article-body__section" id="section-potrebbe-interessarti-anche"><span>Potrebbe interessarti anche</span></h3><ul><li><a href="https://www.techradar.com/tablets/ereaders/the-kindle-scribe-colorsoft-is-the-most-exciting-kindle-in-ages-and-i-have-the-sketches-to-prove-it">The Kindle Scribe Colorsoft is the most exciting Kindle in ages, and I have the sketches to prove it</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/news/live/amazon-2025-fall-hardware-event">Amazon's big hardware event live – all the latest news on ..</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/tablets/amazon-change-these-5-kindle-features-and-youll-have-the-perfect-ereader">Amazon, change these 5 Kindle features and you'll have ..</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/home/smart-speakers/amazon-just-unveiled-4-new-ai-powered-echo-speakers-heres-the-full-lineup-and-how-much-they-cost">Amazon just unveiled 4 new AI-powered, Echo speakers – here's the full lineup and how much they cost</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/ai-platforms-assistants/the-vision-for-these-products-is-really-that-they-are-purpose-built-for-alexa-amazon-exec-on-the-new-hardware-and-unlocking-alexas-superpowers">'The vision for these products is really that they are purpose-built for Alexa+.' 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                                                            <title><![CDATA[ Agenti AI: rischi e controlli per l'IT aziendale ]]></title>
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Ma hanno anche il potenziale per causare danni incredibili - una lezione che alcune organizzazioni stanno già imparando a loro spese.</p><p>Ad esempio, Replit, un fornitore di strumenti di sviluppo software, ha annunciato nel luglio 2025 che uno strumento AI aveva cancellato un intero <a href="https://www.techradar.com/best/best-database-software">database</a> di produzione.</p><p>Anche se non è chiaro cosa sia andato storto in quel caso - se si sia trattato di un problema come un agente AI difettoso, un prompt mal scritto o un errore da parte dell'<a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/best-llms">LLM</a> che guidava le azioni dell'agente - l'incidente evidenzia i tipi di problemi gravi che possono verificarsi quando gli agenti AI fanno cose che non dovrebbero fare.</p><p></p><p>Di conseguenza, questo sottolinea l'importanza cruciale di adottare misure per gestire i rischi che gli agenti AI comportano. Per sfruttare appieno l'enorme potenza offerta dalla tecnologia AI agenziale, i professionisti IT devono anche aderire alle best practice che possono impedire agli agenti AI di utilizzare tale potenza in modi non intenzionali. Dato che la tecnologia AI agenziale rimane abbastanza nuova, il consenso su come proteggere e gestire al meglio gli agenti AI è ancora in evoluzione. Ma come qualcuno che ha lavorato intensivamente con gli agenti AI per aiutare a costruire e distribuire software per gran parte di un anno, ho alcuni pensieri precisi su cosa i team possono fare per tenere sotto controllo i rischi senza compromettere la loro capacità di sfruttare appieno gli agenti AI.</p><h2 id="perche-gli-agenti-ai-commettono-errori">Perché gli agenti AI commettono errori?</h2><p>Automatizzando compiti come la scrittura, il testing e il deploy di codice, gli agenti AI possono far risparmiare molto tempo. Non sono certamente qui per suggerire di evitare l'uso degli agenti AI.</p><p></p><p>Tuttavia, gli agenti AI hanno anche il potenziale per causare danni facendo cose che gli esseri umani responsabili degli agenti non intendevano. Questo è dovuto al modo in cui funzionano gli agenti AI: quando chiedi a un agente di gestire un compito, di fatto esternalizzi quel compito, lasciando decidere all'agente esattamente come portarlo a termine. Possono sorgere vari problemi che portano l'agente a fare qualcosa che non desideri, come:</p><p></p><p>- Bug nella logica che controlla l'agente possono causare comportamenti inaspettati. Ad esempio, l'agente potrebbe passare un contesto non valido al modello AI con cui sta lavorando, risultando in un'azione diversa da quella richiesta.</p><p>- Il prompt che invii all'agente potrebbe essere ambiguo o difficile da interpretare per il modello, causando una risposta in modo non intenzionale.</p><p>- Il modello AI che guida l'agente potrebbe allucinare e istruire l'agente a fare qualcosa che non volevi - come eseguire un comando che elimina una risorsa critica.</p><p></p><p>Vale la pena notare che questi rischi generalmente non si applicano (almeno non nella stessa misura) ad altri tipi di software. Quando scrivi codice che specifica riga per riga come un'applicazione dovrebbe completare un compito, puoi avere fiducia che, finché non ci sono bug nel tuo codice o nella configurazione, l'applicazione si comporterà nel modo in cui l'hai programmata. Ma gli agenti AI sono diversi perché hanno un grado di autonomia. Non c'è modo di garantire che un agente farà quello che vuoi che faccia, figuriamoci che lo farà nel modo specifico che avevi immaginato. Anche se il tuo prompt include istruzioni dettagliate, l'agente potrebbe finire per fare qualcosa di diverso.</p><p></p><p>Naturalmente, la responsabilità ultima per gli errori commessi dagli agenti AI ricade sugli esseri umani che usano quegli agenti - ecco perché chiunque dia agli agenti accesso alle risorse deve essere preparato ad assumersela per gli errori commessi dagli agenti.</p><h2 id="best-practice-per-mitigare-i-rischi-degli-agenti-ai">Best practice per mitigare i rischi degli agenti AI</h2><p>L'impossibilità di controllare il comportamento degli agenti AI con precisione totale rende impossibile garantire che non commettano errori. Quello che puoi fare, tuttavia, è implementare misure che limitino a quali risorse gli agenti possono accedere e quali azioni possono eseguire adottando le seguenti pratiche.</p><h2 id="1-abilita-rollback-automatici">1. Abilita rollback automatici</h2><p>Nel contesto dell'AI agenziale, la differenza tra un errore catastrofico e un disturbo minore spesso dipende dalla possibilità di annullare facilmente le modifiche apportate da un agente. Ecco perché è importante garantire la capacità di eseguire il rollback delle modifiche apportate dagli agenti, cosa che puoi fare implementando sistemi di controllo versione.</p><p></p><p>Ad esempio, se un agente elimina un file che era sotto controllo versione, non è un grosso problema se puoi semplicemente ripristinare il file eliminato. È un problema molto più grave se non c'è un modo facile per annullare la modifica.</p><h2 id="2-limita-i-privilegi-degli-agenti">2. Limita i privilegi degli agenti</h2><p>Come non daresti a una persona non fidata accesso illimitato alle risorse IT, è una best practice limitare a quali risorse gli agenti AI possono accedere. Come gli esseri umani, gli agenti dovrebbero essere soggetti al principio del minimo privilegio, il che significa che possono accedere solo alle risorse necessarie per completare i loro compiti previsti.</p><p></p><p>Ad esempio, se prevedi di utilizzare un agente di <a href="https://www.techradar.com/best/best-school-coding-platform">coding</a> per gestire una sola funzionalità dell'applicazione, dargli accesso a tutti i tuoi repository potrebbe essere un errore.</p><p></p><p>Invece, fornisci accesso solo ai repository o ai file sorgente associati a quella particolare funzionalità - a meno che l'agente non abbia bisogno di visualizzare altro codice per scopi contestuali. In tal caso potrebbe ricevere accesso di sola lettura al codice contestuale pur mantenendo la capacità di scrivere o modificare il codice associato alla funzionalità specifica.</p><h2 id="3-registra-e-osserva-l-attivita-degli-agenti">3. Registra e osserva l'attività degli agenti</h2><p>È fondamentale mantenere la visibilità sulle azioni che compiono gli agenti - quali comandi eseguono, a quali dati accedono e così via. Con questa conoscenza, diventa possibile identificare comportamenti rischiosi degli agenti, quindi prendere misure per prevenire comportamenti simili in futuro.</p><p></p><p>A tal fine, implementa il logging che tiene traccia dell'attività degli agenti. A seconda del framework AI agenziale che usi, potrebbe essere possibile implementare il logging direttamente all'interno degli agenti facendo loro creare record della propria attività.</p><p></p><p></p><p>Un altro approccio è utilizzare strumenti o framework di auditing integrati nei sistemi operativi o piattaforme software, come il daemon di audit su <a href="https://www.techradar.com/best/best-linux-distros">Linux</a>.</p><p></p><h2 id="4-implementa-controlli-umani-nell-attivita-degli-agenti">4. Implementa controlli umani nell'attività degli agenti</h2><p>In generale, è una best practice mantenere gli esseri umani nel ciclo quando gli agenti AI prendono decisioni ad alto rischio o modificano risorse critiche. Richiedere una revisione manuale o l'approvazione dell'attività proposta dagli agenti può rallentare i flussi di lavoro guidati dagli agenti, ma fornisce una protezione importante contro gli errori degli agenti AI che potrebbero avere conseguenze molto gravi.</p><p></p><p>Ad esempio, se hai un agente che aiuta a gestire i trasferimenti di fondi dei clienti, potresti implementare una regola che richiede l'approvazione umana per trasferimenti superiori a €10.000 o più. Oppure, quando usi agenti AI per il coding, potresti progettarli per creare pull request che uno sviluppatore deve approvare prima che le modifiche vengano applicate - invece di lasciare che gli agenti modifichino il codice direttamente.</p><h2 id="5-tratta-gli-agenti-come-codice">5. Tratta gli agenti come codice</h2><p>Come la maggior parte degli altri tipi di risorse IT, gli agenti funzionano meglio quando vengono gestiti in modo sistematico e coerente – un approccio che puoi ottenere trattando gli agenti come codice. Più specificamente, le configurazioni degli agenti dovrebbero essere governate da codice che puoi controllare tramite versioning e testare. Considera anche l'uso di pipeline CI/CD per gestire la logica e i prompt degli agenti. Gli LLM a cui si collegano gli agenti dovrebbero anche essere testati e monitorati fornendo loro prompt rilevanti per l'attività dell'agente e valutando la loro risposta.</p><h2 id="come-gestire-gli-agenti-ai">Come gestire gli agenti AI</h2><p>Sfortunatamente, strumenti dedicati per applicare i tipi di pratiche di gestione degli agenti AI che ho appena descritto rimangono scarsi. È probabile che questo cambi man mano che le soluzioni di gestione per l'AI agenziale si evolveranno. Ma per ora, aspettati di dover adottare un approccio principalmente manuale per configurare gli agenti.</p><p></p><p>Bisogna comprendere, inoltre, che probabilmente dovrai gestire la <a href="https://www.techradar.com/news/best-internet-security-suites">sicurezza</a> dei tuoi agenti caso per caso, perché agenti diversi hanno esigenze diverse. Ad esempio, i controlli di accesso appropriati per un agente potrebbero essere insufficienti o eccessivi per un altro, a seconda di cosa ogni agente deve fare.</p><p></p><p>Detto questo, è possibile semplificare gli approcci alla gestione degli agenti AI affidandosi al codice per implementare configurazioni e politiche. Utilizzando gli stessi framework e strumenti di gestione dell'identità e degli accessi che limitano i privilegi degli utenti umani, puoi gestire anche i diritti di accesso degli agenti AI.</p><h2 id="conclusione-massimizzare-il-valore-dell-ai-agenziale-minimizzando-i-rischi">Conclusione: massimizzare il valore dell'AI agenziale minimizzando i rischi</h2><p>Alla fine, gestire gli agenti AI non è poi così diverso dal gestire qualsiasi altro tipo di utente. La cosa importante è semplicemente ricordarsi di intraprendere azioni per limitare quello che gli agenti possono fare, ed evitare di presumere che siano qualche tipo di soluzione magica e autogovernata. Proprio come gli esseri umani, gli agenti AI sono imperfetti – ma i potenziali rischi derivanti da queste imperfezioni possono essere tenuti sotto controllo attraverso processi di gestione e controlli di accesso appropriati.</p><p></p><p><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/best-large-language-models-llms-for-coding">Abbiamo elencato i migliori Large Language Models (LLM) per il coding</a>.</p><p></p><p><em></em></p><p><em>Questo articolo è stato prodotto come parte del canale Expert Insights di TechRadarPro, dove presentiamo le migliori e più brillanti menti dell'industria tecnologica di oggi. Le opinioni qui espresse sono quelle dell'autore e non sono necessariamente quelle di TechRadarPro o Future plc. Se sei interessato a contribuire, scrivi a </em><a href="https://mail.google.com/mail/?view=cm&fs=1&tf=1&to=valerio.porcu@techradaritalia.it" target="_blank">valerio.porcu@techradaritalia.it</a></p><p></p> ]]></dc:content>
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                                                                        <pubDate>Thu, 25 Sep 2025 08:30:00 +0000</pubDate>                                                                                                                                <updated>Wed, 22 Apr 2026 16:07:06 +0000</updated>
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                                <p></p><p>Gli agenti AI possono fare cose straordinarie per semplificare la vita del <a href="https://www.techradar.com/best/it-management-tools">management IT</a>. Ma hanno anche il potenziale per causare danni incredibili - una lezione che alcune organizzazioni stanno già imparando a loro spese.</p><p>Ad esempio, Replit, un fornitore di strumenti di sviluppo software, ha annunciato nel luglio 2025 che uno strumento AI aveva cancellato un intero <a href="https://www.techradar.com/best/best-database-software">database</a> di produzione.</p><p>Anche se non è chiaro cosa sia andato storto in quel caso - se si sia trattato di un problema come un agente AI difettoso, un prompt mal scritto o un errore da parte dell'<a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/best-llms">LLM</a> che guidava le azioni dell'agente - l'incidente evidenzia i tipi di problemi gravi che possono verificarsi quando gli agenti AI fanno cose che non dovrebbero fare.</p><p></p><p>Di conseguenza, questo sottolinea l'importanza cruciale di adottare misure per gestire i rischi che gli agenti AI comportano. Per sfruttare appieno l'enorme potenza offerta dalla tecnologia AI agenziale, i professionisti IT devono anche aderire alle best practice che possono impedire agli agenti AI di utilizzare tale potenza in modi non intenzionali. Dato che la tecnologia AI agenziale rimane abbastanza nuova, il consenso su come proteggere e gestire al meglio gli agenti AI è ancora in evoluzione. Ma come qualcuno che ha lavorato intensivamente con gli agenti AI per aiutare a costruire e distribuire software per gran parte di un anno, ho alcuni pensieri precisi su cosa i team possono fare per tenere sotto controllo i rischi senza compromettere la loro capacità di sfruttare appieno gli agenti AI.</p><h2 id="perche-gli-agenti-ai-commettono-errori">Perché gli agenti AI commettono errori?</h2><p>Automatizzando compiti come la scrittura, il testing e il deploy di codice, gli agenti AI possono far risparmiare molto tempo. Non sono certamente qui per suggerire di evitare l'uso degli agenti AI.</p><p></p><p>Tuttavia, gli agenti AI hanno anche il potenziale per causare danni facendo cose che gli esseri umani responsabili degli agenti non intendevano. Questo è dovuto al modo in cui funzionano gli agenti AI: quando chiedi a un agente di gestire un compito, di fatto esternalizzi quel compito, lasciando decidere all'agente esattamente come portarlo a termine. Possono sorgere vari problemi che portano l'agente a fare qualcosa che non desideri, come:</p><p></p><p>- Bug nella logica che controlla l'agente possono causare comportamenti inaspettati. Ad esempio, l'agente potrebbe passare un contesto non valido al modello AI con cui sta lavorando, risultando in un'azione diversa da quella richiesta.</p><p>- Il prompt che invii all'agente potrebbe essere ambiguo o difficile da interpretare per il modello, causando una risposta in modo non intenzionale.</p><p>- Il modello AI che guida l'agente potrebbe allucinare e istruire l'agente a fare qualcosa che non volevi - come eseguire un comando che elimina una risorsa critica.</p><p></p><p>Vale la pena notare che questi rischi generalmente non si applicano (almeno non nella stessa misura) ad altri tipi di software. Quando scrivi codice che specifica riga per riga come un'applicazione dovrebbe completare un compito, puoi avere fiducia che, finché non ci sono bug nel tuo codice o nella configurazione, l'applicazione si comporterà nel modo in cui l'hai programmata. Ma gli agenti AI sono diversi perché hanno un grado di autonomia. Non c'è modo di garantire che un agente farà quello che vuoi che faccia, figuriamoci che lo farà nel modo specifico che avevi immaginato. Anche se il tuo prompt include istruzioni dettagliate, l'agente potrebbe finire per fare qualcosa di diverso.</p><p></p><p>Naturalmente, la responsabilità ultima per gli errori commessi dagli agenti AI ricade sugli esseri umani che usano quegli agenti - ecco perché chiunque dia agli agenti accesso alle risorse deve essere preparato ad assumersela per gli errori commessi dagli agenti.</p><h2 id="best-practice-per-mitigare-i-rischi-degli-agenti-ai">Best practice per mitigare i rischi degli agenti AI</h2><p>L'impossibilità di controllare il comportamento degli agenti AI con precisione totale rende impossibile garantire che non commettano errori. Quello che puoi fare, tuttavia, è implementare misure che limitino a quali risorse gli agenti possono accedere e quali azioni possono eseguire adottando le seguenti pratiche.</p><h2 id="1-abilita-rollback-automatici">1. Abilita rollback automatici</h2><p>Nel contesto dell'AI agenziale, la differenza tra un errore catastrofico e un disturbo minore spesso dipende dalla possibilità di annullare facilmente le modifiche apportate da un agente. Ecco perché è importante garantire la capacità di eseguire il rollback delle modifiche apportate dagli agenti, cosa che puoi fare implementando sistemi di controllo versione.</p><p></p><p>Ad esempio, se un agente elimina un file che era sotto controllo versione, non è un grosso problema se puoi semplicemente ripristinare il file eliminato. È un problema molto più grave se non c'è un modo facile per annullare la modifica.</p><h2 id="2-limita-i-privilegi-degli-agenti">2. Limita i privilegi degli agenti</h2><p>Come non daresti a una persona non fidata accesso illimitato alle risorse IT, è una best practice limitare a quali risorse gli agenti AI possono accedere. Come gli esseri umani, gli agenti dovrebbero essere soggetti al principio del minimo privilegio, il che significa che possono accedere solo alle risorse necessarie per completare i loro compiti previsti.</p><p></p><p>Ad esempio, se prevedi di utilizzare un agente di <a href="https://www.techradar.com/best/best-school-coding-platform">coding</a> per gestire una sola funzionalità dell'applicazione, dargli accesso a tutti i tuoi repository potrebbe essere un errore.</p><p></p><p>Invece, fornisci accesso solo ai repository o ai file sorgente associati a quella particolare funzionalità - a meno che l'agente non abbia bisogno di visualizzare altro codice per scopi contestuali. In tal caso potrebbe ricevere accesso di sola lettura al codice contestuale pur mantenendo la capacità di scrivere o modificare il codice associato alla funzionalità specifica.</p><h2 id="3-registra-e-osserva-l-attivita-degli-agenti">3. Registra e osserva l'attività degli agenti</h2><p>È fondamentale mantenere la visibilità sulle azioni che compiono gli agenti - quali comandi eseguono, a quali dati accedono e così via. Con questa conoscenza, diventa possibile identificare comportamenti rischiosi degli agenti, quindi prendere misure per prevenire comportamenti simili in futuro.</p><p></p><p>A tal fine, implementa il logging che tiene traccia dell'attività degli agenti. A seconda del framework AI agenziale che usi, potrebbe essere possibile implementare il logging direttamente all'interno degli agenti facendo loro creare record della propria attività.</p><p></p><p></p><p>Un altro approccio è utilizzare strumenti o framework di auditing integrati nei sistemi operativi o piattaforme software, come il daemon di audit su <a href="https://www.techradar.com/best/best-linux-distros">Linux</a>.</p><p></p><h2 id="4-implementa-controlli-umani-nell-attivita-degli-agenti">4. Implementa controlli umani nell'attività degli agenti</h2><p>In generale, è una best practice mantenere gli esseri umani nel ciclo quando gli agenti AI prendono decisioni ad alto rischio o modificano risorse critiche. Richiedere una revisione manuale o l'approvazione dell'attività proposta dagli agenti può rallentare i flussi di lavoro guidati dagli agenti, ma fornisce una protezione importante contro gli errori degli agenti AI che potrebbero avere conseguenze molto gravi.</p><p></p><p>Ad esempio, se hai un agente che aiuta a gestire i trasferimenti di fondi dei clienti, potresti implementare una regola che richiede l'approvazione umana per trasferimenti superiori a €10.000 o più. Oppure, quando usi agenti AI per il coding, potresti progettarli per creare pull request che uno sviluppatore deve approvare prima che le modifiche vengano applicate - invece di lasciare che gli agenti modifichino il codice direttamente.</p><h2 id="5-tratta-gli-agenti-come-codice">5. Tratta gli agenti come codice</h2><p>Come la maggior parte degli altri tipi di risorse IT, gli agenti funzionano meglio quando vengono gestiti in modo sistematico e coerente – un approccio che puoi ottenere trattando gli agenti come codice. Più specificamente, le configurazioni degli agenti dovrebbero essere governate da codice che puoi controllare tramite versioning e testare. Considera anche l'uso di pipeline CI/CD per gestire la logica e i prompt degli agenti. Gli LLM a cui si collegano gli agenti dovrebbero anche essere testati e monitorati fornendo loro prompt rilevanti per l'attività dell'agente e valutando la loro risposta.</p><h2 id="come-gestire-gli-agenti-ai">Come gestire gli agenti AI</h2><p>Sfortunatamente, strumenti dedicati per applicare i tipi di pratiche di gestione degli agenti AI che ho appena descritto rimangono scarsi. È probabile che questo cambi man mano che le soluzioni di gestione per l'AI agenziale si evolveranno. Ma per ora, aspettati di dover adottare un approccio principalmente manuale per configurare gli agenti.</p><p></p><p>Bisogna comprendere, inoltre, che probabilmente dovrai gestire la <a href="https://www.techradar.com/news/best-internet-security-suites">sicurezza</a> dei tuoi agenti caso per caso, perché agenti diversi hanno esigenze diverse. Ad esempio, i controlli di accesso appropriati per un agente potrebbero essere insufficienti o eccessivi per un altro, a seconda di cosa ogni agente deve fare.</p><p></p><p>Detto questo, è possibile semplificare gli approcci alla gestione degli agenti AI affidandosi al codice per implementare configurazioni e politiche. Utilizzando gli stessi framework e strumenti di gestione dell'identità e degli accessi che limitano i privilegi degli utenti umani, puoi gestire anche i diritti di accesso degli agenti AI.</p><h2 id="conclusione-massimizzare-il-valore-dell-ai-agenziale-minimizzando-i-rischi">Conclusione: massimizzare il valore dell'AI agenziale minimizzando i rischi</h2><p>Alla fine, gestire gli agenti AI non è poi così diverso dal gestire qualsiasi altro tipo di utente. La cosa importante è semplicemente ricordarsi di intraprendere azioni per limitare quello che gli agenti possono fare, ed evitare di presumere che siano qualche tipo di soluzione magica e autogovernata. Proprio come gli esseri umani, gli agenti AI sono imperfetti – ma i potenziali rischi derivanti da queste imperfezioni possono essere tenuti sotto controllo attraverso processi di gestione e controlli di accesso appropriati.</p><p></p><p><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/best-large-language-models-llms-for-coding">Abbiamo elencato i migliori Large Language Models (LLM) per il coding</a>.</p><p></p><p><em></em></p><p><em>Questo articolo è stato prodotto come parte del canale Expert Insights di TechRadarPro, dove presentiamo le migliori e più brillanti menti dell'industria tecnologica di oggi. Le opinioni qui espresse sono quelle dell'autore e non sono necessariamente quelle di TechRadarPro o Future plc. Se sei interessato a contribuire, scrivi a </em><a href="https://mail.google.com/mail/?view=cm&fs=1&tf=1&to=valerio.porcu@techradaritalia.it" target="_blank">valerio.porcu@techradaritalia.it</a></p><p></p>
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                                                            <title><![CDATA[ AI SOC vs SOC tradizionale: quale strategia vince per la cybersecurity ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p></p><p>I Security Operations Center con Intelligenza Artificiale (AI SOC) sfruttano il machine learning, l'automazione e l'analisi predittiva per rivoluzionare la <a href="https://www.techradar.com/best/best-online-cyber-security-courses">cybersecurity</a> rilevando e rispondendo alle minacce in modo significativamente più rapido e accurato rispetto ai SOC tradizionali.</p><p></p><p></p><p>Mentre i SOC convenzionali si basano su automazione basata su workflow, threat hunting manuale e correlazione basata su regole, gli AI SOC Agent che alimentano gli AI SOC apprendono continuamente dai pattern dei dati, si adattano ai vettori di attacco in evoluzione e riducono i falsi positivi.</p><p></p><p>Integrando <a href="https://www.techradar.com/best/best-bi-tools">intelligence</a> in tempo reale, rilevamento avanzato delle anomalie e flussi di lavoro automatizzati, gli AI SOC migliorano la visibilità delle minacce, accelerano la risposta agli incidenti e scalano le operazioni di sicurezza con capacità di monitoraggio 24/7 e architetture efficienti in termini di risorse, consentendo alle organizzazioni di superare le sofisticate minacce informatiche di oggi.</p><p></p><p></p><p>Conoscendo tutto questo, come dovreste approcciarvi alla vostra architettura SOC, e come questo approccio AI-first contrasta con gli approcci tradizionali? Discuterò entrambi gli approcci, utilizzando dati del mondo reale per aiutare a guidare la vostra decisione su ciò che è meglio per la vostra organizzazione.</p><h2 id="differenze-principali-tra-soc-tradizionale-e-ai-soc">Differenze Principali tra SOC Tradizionale e AI SOC</h2><p>Mentre sia i SOC tradizionali che gli AI SOC utilizzano SIEM, EDR e strumenti equivalenti per rilevare le minacce, la loro somiglianza finisce quando si tratta di ciò che accade una volta generate le allerte. I SIEM e altri strumenti di rilevamento generano da decine a migliaia di allerte ogni giorno, a seconda delle dimensioni dell'organizzazione. La stragrande maggioranza, oltre il 90%, non merita ulteriori azioni – essendo falsi positivi o veri positivi con basso impatto. Questo porta i SOC tradizionali, alimentati da esseri umani, a essere continuamente sovraccaricati. Non sorprende che gli analisti lascino sempre lavoro incompiuto quando terminano il loro turno. Peggio ancora, ogni ora che gli analisti trascorrono su tali allerte rumorose è un'ora sottratta al contrasto delle minacce reali.</p><p></p><p>I SOC tradizionali richiedono la costruzione di flussi di lavoro come modelli di risposta. Questo crea una quantità significativa di lavoro burocratico per l'ingegneria – sia al momento della creazione che per mantenerli. Un AI SOC, d'altra parte, apprende autonomamente e non richiede flussi di lavoro o playbook. Questo porta i team di sicurezza a essere liberati per affrontare le minacce, non i playbook.</p><p></p><p></p><p>Con il triage manuale nei SOC tradizionali, gli analisti trascorrono più del 40% del loro tempo investigando eventi a bassa priorità. In alcuni SOC tradizionali, gli ingegneri dell'automazione scrivono automazione su SOAR o altre piattaforme low-code per filtrare parte del rumore. Ma tale <a href="https://www.techradar.com/pro/best-it-automation-software">automazione IT</a> non sopravvive ai cambiamenti nell'ambiente o ai nuovi tipi di allerte.</p><p></p><p></p><p>Gli strumenti AI SOC sono diversi in quanto possono iniettare automazione in questo caos. Utilizzano l'Intelligenza Artificiale per fornire benefici critici, come filtrare il 90% dei falsi positivi tramite analisi comportamentale. Gli AI SOC inoltre prioritizzano le minacce nelle investigazioni SOC utilizzando punteggi di rischio con informazioni di evidenza e contesto. Infine, possono auto-risolvere il 60% degli incidenti Tier-1 in meno di 3 minuti.</p><h2 id="quando-i-soc-tradizionali-brillano-e-quando-non-lo-fanno">Quando i SOC Tradizionali Brillano e Quando Non Lo Fanno</h2><p>I SOC tradizionali esistono da molti anni. Esiste un ecosistema consolidato di analisti, fornitori, strumenti e processi costruito attorno all'architettura SOC tradizionale. Un SOC tradizionale può rappresentare l'unica scelta in alcuni ambienti, come quelli regolamentati con elevate resistenze al cambiamento, o nelle organizzazioni che devono seguire rigorosi processi interni. Per le organizzazioni mainstream, al contrario, i SOC tradizionali non riescono a gestire le crescenti richieste poste sui team di sicurezza. Un'architettura SOC tradizionale non riesce a tenere il passo con i volumi crescenti di alert, e qualsiasi allerta non investigata rappresenta un rischio. Non è abbastanza veloce per gestire attacchi innovativi, di conseguenza trasferisce questo onere sugli analisti. Non è in grado di evolversi abbastanza rapidamente per comprendere nuovi tipi di alert o per adattarsi a strumenti in continua evoluzione. Infine, i SOC tradizionali sono messi alla prova quando si tratta di risposta alle minacce. Mentre i SIEM rilevano le minacce, non le mitigano. Sono necessari altri strumenti per eseguire operazioni come il blocco di indirizzi IP malevoli, la quarantena delle macchine, ecc. Affrontare completamente qualsiasi rischio richiede spesso molto più di questi prodotti: necessita di conoscenze specifiche per ciascun business che risiedono solo nella mente degli utenti o in note non strutturate che le macchine non possono automatizzare.</p><h2 id="ai-soc-tools-prove-to-be-the-perfect-complement-for-traditional-soc">AI SOC Tools Prove to be the Perfect Complement for Traditional SOC</h2><p>AI SOC tools address the shortcomings of traditional SOCs. AI-driven SOC platforms combine the best of three knowledge centers. </p><p>They leverage AI models trained on large amounts of security data for aspects that are common across all SOCs. </p><p>They combine that with the AI SOC vendor’s knowledge base of latest security data. And the best AI SOCs extend that further by incorporating context provided by users to customize responses for that user. </p><p>With these techniques, they suppress noise, reduce alert fatigue, and respond to threats at machine speed. </p><h2 id="leveraging-siem-and-ai-soc-synergy">Leveraging SIEM and AI SOC Synergy</h2><p>AI SOCs do not displace the “issue finders” in your traditional SOC, such as SIEMs, EDRs, CDRs, ITDRs, XDRs, and email security solutions. </p><p>AI SOCs complement them by investigating the issues they find, filtering the false positives and issues with low impact, and responding to them. </p><p>An AI SOC is the first responder organizations need in an era of constantly growing alert volumes, so that human analysts can stay focused on the alerts that matter. </p><p>With human oversite still in the mix, and AI handling the basic SOC activities, analysts are free to focus on strategic tasks like threat hunting and playbook refinement. </p><h2 id="tre-passaggi-per-rendere-il-vostro-soc-a-prova-di-futuro">Tre Passaggi per Rendere il Vostro SOC A Prova di Futuro</h2><p>Le organizzazioni devono inizialmente verificare le metriche esistenti del proprio SOC per individuare tendenze critiche. Questo aiuterà a identificare aree che necessitano miglioramenti, come un divario crescente nel numero di alert non investigati, tempi di risposta più lenti del desiderato, o alti tassi di falsi positivi e le loro fonti. Successivamente, dovrebbero testare gli strumenti AI SOC su alert che attualmente non vengono investigati per misurare i benefici realizzabili e comprendere come cambia il ruolo dell'analista con un AI SOC come primo soccorritore. Infine, misurare il ROI tramite il monitoraggio di MTTR, tassi di escalation e costi di archiviazione su sei mesi aiuterà a scoprire se un AI SOC è giusto per la loro organizzazione.</p><p></p><p>Qual è la formula vincente? Lasciare che SIEM gestisca i log; permettere ad AI SOC di gestire triage, investigazione e risposta; e far concentrare gli esseri umani sulle decisioni più strategiche.</p><p></p><p><a href="https://www.techradar.com/news/best-endpoint-security-software">Ecco la nostra selezione dei migliori software di protezione degli endpoint</a>.</p><p></p><p><em></em></p><p><em>Questo articolo è stato prodotto nell'ambito del canale Expert Insights di TechRadarPro, dove presentiamo le menti più brillanti e innovative del settore tecnologico di oggi. Le opinioni espresse qui sono quelle dell'autore e non necessariamente quelle di TechRadarPro o Future plc. Se sei interessato a contribuire, scopri di più qui: </em><a href="https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro"><em>https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro</em></a></p><p></p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Organizations need to audit their existing SOC metrics and pilot AI SOC tools on alerts that need investigation. ]]>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Pro]]></category>
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                                <p></p><p>I Security Operations Center con Intelligenza Artificiale (AI SOC) sfruttano il machine learning, l'automazione e l'analisi predittiva per rivoluzionare la <a href="https://www.techradar.com/best/best-online-cyber-security-courses">cybersecurity</a> rilevando e rispondendo alle minacce in modo significativamente più rapido e accurato rispetto ai SOC tradizionali.</p><p></p><p></p><p>Mentre i SOC convenzionali si basano su automazione basata su workflow, threat hunting manuale e correlazione basata su regole, gli AI SOC Agent che alimentano gli AI SOC apprendono continuamente dai pattern dei dati, si adattano ai vettori di attacco in evoluzione e riducono i falsi positivi.</p><p></p><p>Integrando <a href="https://www.techradar.com/best/best-bi-tools">intelligence</a> in tempo reale, rilevamento avanzato delle anomalie e flussi di lavoro automatizzati, gli AI SOC migliorano la visibilità delle minacce, accelerano la risposta agli incidenti e scalano le operazioni di sicurezza con capacità di monitoraggio 24/7 e architetture efficienti in termini di risorse, consentendo alle organizzazioni di superare le sofisticate minacce informatiche di oggi.</p><p></p><p></p><p>Conoscendo tutto questo, come dovreste approcciarvi alla vostra architettura SOC, e come questo approccio AI-first contrasta con gli approcci tradizionali? Discuterò entrambi gli approcci, utilizzando dati del mondo reale per aiutare a guidare la vostra decisione su ciò che è meglio per la vostra organizzazione.</p><h2 id="differenze-principali-tra-soc-tradizionale-e-ai-soc">Differenze Principali tra SOC Tradizionale e AI SOC</h2><p>Mentre sia i SOC tradizionali che gli AI SOC utilizzano SIEM, EDR e strumenti equivalenti per rilevare le minacce, la loro somiglianza finisce quando si tratta di ciò che accade una volta generate le allerte. I SIEM e altri strumenti di rilevamento generano da decine a migliaia di allerte ogni giorno, a seconda delle dimensioni dell'organizzazione. La stragrande maggioranza, oltre il 90%, non merita ulteriori azioni – essendo falsi positivi o veri positivi con basso impatto. Questo porta i SOC tradizionali, alimentati da esseri umani, a essere continuamente sovraccaricati. Non sorprende che gli analisti lascino sempre lavoro incompiuto quando terminano il loro turno. Peggio ancora, ogni ora che gli analisti trascorrono su tali allerte rumorose è un'ora sottratta al contrasto delle minacce reali.</p><p></p><p>I SOC tradizionali richiedono la costruzione di flussi di lavoro come modelli di risposta. Questo crea una quantità significativa di lavoro burocratico per l'ingegneria – sia al momento della creazione che per mantenerli. Un AI SOC, d'altra parte, apprende autonomamente e non richiede flussi di lavoro o playbook. Questo porta i team di sicurezza a essere liberati per affrontare le minacce, non i playbook.</p><p></p><p></p><p>Con il triage manuale nei SOC tradizionali, gli analisti trascorrono più del 40% del loro tempo investigando eventi a bassa priorità. In alcuni SOC tradizionali, gli ingegneri dell'automazione scrivono automazione su SOAR o altre piattaforme low-code per filtrare parte del rumore. Ma tale <a href="https://www.techradar.com/pro/best-it-automation-software">automazione IT</a> non sopravvive ai cambiamenti nell'ambiente o ai nuovi tipi di allerte.</p><p></p><p></p><p>Gli strumenti AI SOC sono diversi in quanto possono iniettare automazione in questo caos. Utilizzano l'Intelligenza Artificiale per fornire benefici critici, come filtrare il 90% dei falsi positivi tramite analisi comportamentale. Gli AI SOC inoltre prioritizzano le minacce nelle investigazioni SOC utilizzando punteggi di rischio con informazioni di evidenza e contesto. Infine, possono auto-risolvere il 60% degli incidenti Tier-1 in meno di 3 minuti.</p><h2 id="quando-i-soc-tradizionali-brillano-e-quando-non-lo-fanno">Quando i SOC Tradizionali Brillano e Quando Non Lo Fanno</h2><p>I SOC tradizionali esistono da molti anni. Esiste un ecosistema consolidato di analisti, fornitori, strumenti e processi costruito attorno all'architettura SOC tradizionale. Un SOC tradizionale può rappresentare l'unica scelta in alcuni ambienti, come quelli regolamentati con elevate resistenze al cambiamento, o nelle organizzazioni che devono seguire rigorosi processi interni. Per le organizzazioni mainstream, al contrario, i SOC tradizionali non riescono a gestire le crescenti richieste poste sui team di sicurezza. Un'architettura SOC tradizionale non riesce a tenere il passo con i volumi crescenti di alert, e qualsiasi allerta non investigata rappresenta un rischio. Non è abbastanza veloce per gestire attacchi innovativi, di conseguenza trasferisce questo onere sugli analisti. Non è in grado di evolversi abbastanza rapidamente per comprendere nuovi tipi di alert o per adattarsi a strumenti in continua evoluzione. Infine, i SOC tradizionali sono messi alla prova quando si tratta di risposta alle minacce. Mentre i SIEM rilevano le minacce, non le mitigano. Sono necessari altri strumenti per eseguire operazioni come il blocco di indirizzi IP malevoli, la quarantena delle macchine, ecc. Affrontare completamente qualsiasi rischio richiede spesso molto più di questi prodotti: necessita di conoscenze specifiche per ciascun business che risiedono solo nella mente degli utenti o in note non strutturate che le macchine non possono automatizzare.</p><h2 id="ai-soc-tools-prove-to-be-the-perfect-complement-for-traditional-soc">AI SOC Tools Prove to be the Perfect Complement for Traditional SOC</h2><p>AI SOC tools address the shortcomings of traditional SOCs. AI-driven SOC platforms combine the best of three knowledge centers. </p><p>They leverage AI models trained on large amounts of security data for aspects that are common across all SOCs. </p><p>They combine that with the AI SOC vendor’s knowledge base of latest security data. And the best AI SOCs extend that further by incorporating context provided by users to customize responses for that user. </p><p>With these techniques, they suppress noise, reduce alert fatigue, and respond to threats at machine speed. </p><h2 id="leveraging-siem-and-ai-soc-synergy">Leveraging SIEM and AI SOC Synergy</h2><p>AI SOCs do not displace the “issue finders” in your traditional SOC, such as SIEMs, EDRs, CDRs, ITDRs, XDRs, and email security solutions. </p><p>AI SOCs complement them by investigating the issues they find, filtering the false positives and issues with low impact, and responding to them. </p><p>An AI SOC is the first responder organizations need in an era of constantly growing alert volumes, so that human analysts can stay focused on the alerts that matter. </p><p>With human oversite still in the mix, and AI handling the basic SOC activities, analysts are free to focus on strategic tasks like threat hunting and playbook refinement. </p><h2 id="tre-passaggi-per-rendere-il-vostro-soc-a-prova-di-futuro">Tre Passaggi per Rendere il Vostro SOC A Prova di Futuro</h2><p>Le organizzazioni devono inizialmente verificare le metriche esistenti del proprio SOC per individuare tendenze critiche. Questo aiuterà a identificare aree che necessitano miglioramenti, come un divario crescente nel numero di alert non investigati, tempi di risposta più lenti del desiderato, o alti tassi di falsi positivi e le loro fonti. Successivamente, dovrebbero testare gli strumenti AI SOC su alert che attualmente non vengono investigati per misurare i benefici realizzabili e comprendere come cambia il ruolo dell'analista con un AI SOC come primo soccorritore. Infine, misurare il ROI tramite il monitoraggio di MTTR, tassi di escalation e costi di archiviazione su sei mesi aiuterà a scoprire se un AI SOC è giusto per la loro organizzazione.</p><p></p><p>Qual è la formula vincente? Lasciare che SIEM gestisca i log; permettere ad AI SOC di gestire triage, investigazione e risposta; e far concentrare gli esseri umani sulle decisioni più strategiche.</p><p></p><p><a href="https://www.techradar.com/news/best-endpoint-security-software">Ecco la nostra selezione dei migliori software di protezione degli endpoint</a>.</p><p></p><p><em></em></p><p><em>Questo articolo è stato prodotto nell'ambito del canale Expert Insights di TechRadarPro, dove presentiamo le menti più brillanti e innovative del settore tecnologico di oggi. Le opinioni espresse qui sono quelle dell'autore e non necessariamente quelle di TechRadarPro o Future plc. Se sei interessato a contribuire, scopri di più qui: </em><a href="https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro"><em>https://www.techradar.com/news/submit-your-story-to-techradar-pro</em></a></p><p></p>
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                                                            <title><![CDATA[ Artista IA firma contratto milionario: è il futuro della musica? ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p></p><p>Un'artista poco conosciuta di nome Xania Monet che firma un <a href="https://www.billboard.com/pro/ai-music-artist-xania-monet-multimillion-dollar-record-deal/">contratto discografico</a> da circa 2,7 milioni di euro con Hallwood Media suona come un bel sogno musicale, ma c'è un colpo di scena alla fine della storia.</p><p></p><p></p><p>Xania non è una cantante o produttrice tradizionale. È il frutto dell'immaginazione di Telisha "Nikki" Jones, che ha usato l'IA, specificamente Suno, per trasformare la sua poesia in musica. Quell'album che avete sentito scalare le classifiche digitali gospel e R&B è largamente composto dall'IA.</p><p></p><p>Jones non è qualche fratello della Silicon Valley con un laptop pieno di trucchi di prompt. È una poetessa, qualcuno che scrive dall'infanzia. È cresciuta cantando in chiesa. I testi dietro il progetto Xania Monet sono apparentemente per il 90% suoi e radicati in storie vere. Ma la produzione, la voce, la lucidatura è cortesia dello stesso Suno che le principali etichette discografiche stanno attualmente citando per violazione del copyright.</p><p></p><p>Così ora c'è una canzone chiamata "Let Go, Let God" in classifica nelle Hot Gospel Songs di Billboard e un'altra, "How Was I Supposed to Know", che si trova al numero uno nelle R&B Digital Song Sales. Xania Monet tecnicamente è in cima alle classifiche con quasi dieci milioni di stream solo negli Stati Uniti. Ma lei non esiste nemmeno.</p><div class="instagram-embed"><blockquote class="instagram-media"  data-instgrm-version="6" style="width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><p><a href="https://www.instagram.com/p/DNGAc6eOjK9/" target="_blank">A post shared by Xania Monet (@xania_monet)</a></p><p>A photo posted by </p></blockquote></div><p>È un'impresa impressionante quando strumenti IA come Suno prendono un paragrafo di testi e generano un'intera canzone attorno ad essi in pochi secondi. Alcune di queste canzoni suonano discretamente bene, o addirittura fantastiche, anche se forse un po' familiari. Ma il successo di Xania e altri artisti artificiali ha un costo maggiore?</p><p></p><p>Questo non è un attacco all'IA come strumento. I musicisti trovano sempre modi per incorporare strumenti per migliorare il loro lavoro, anche di fronte alle polemiche. Chitarre elettriche, sintetizzatori e autotune hanno tutti affrontato o continuano ad affrontare scetticismo, anche dopo essere diventati pilastri. Tuttavia, quello che sta succedendo qui è probabilmente diverso. Non è solo che l'IA stia assistendo nel processo creativo; si tratta di capire se l'IA sta facendo così tanto da cessare di essere musica umana in tutto tranne che in senso superficiale.</p><h2 id="il-suono-del-futuro">Il suono del futuro</h2><p>Per l'ascoltatore medio, questo potrebbe non sembrare un grosso problema. Dopotutto, se la canzone suona bene, chi se ne importa di come è stata fatta? C'è un certo pragmatismo in quell'atteggiamento, soprattutto in un'era in cui la manipolazione digitale è standard. Ma direi che è una cosa rifinire una performance in post-produzione. È un'altra cosa creare un'intera identità attorno a un suono generato da una macchina e aspettarsi che le persone si connettano emotivamente con esso. L'illusione di intimità con la persona preconfezionata della maggior parte degli artisti popolari ha già alcuni problemi, ma almeno c'è un essere umano al centro di tutto. Telisha Jones merita riconoscimento per aver trasformato la sua poesia in qualcosa di commercialmente valido, e non è che il suo background sia falso. Tuttavia, la volontà dell'etichetta di pagare milioni per un personaggio completamente falso con musica generata dall'IA non riguarda la poesia. Telisha Jones non viene venduta come una poetessa brillante che ha usato l'IA per dare vita alla sua visione. Viene venduta come Xania Monet, una potenza R&B. Hallwood vuole essere un investitore iniziale nella musica IA. Non è nemmeno la loro prima firma IA.</p><p></p><p></p><p>La musica generata dall'IA si sta <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/is-ai-bad-for-music-or-is-it-just-another-step-in-the-auto-tune-timeline">diffondendo</a> con <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/ai-can-write-a-hit-song-but-it-cant-lift-your-soul-or-break-your-heart">popolarità</a> non uniforme. E almeno questo caso non coinvolge il <a href="https://www.techradar.com/ai-platforms-assistants/ai-music-is-fine-until-it-starts-pretending-to-be-real-people">nome e la voce di un artista attaccati</a> a musica che non hanno mai eseguito o approvato, o che è stata prodotta molto tempo dopo che erano <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/ai-brings-dead-artists-back-to-life-but-not-everyone-is-happy-about-it">morti</a>.</p><p></p><p></p><p>Ma se le etichette iniziano a dare priorità agli atti assistiti dall'IA rispetto ai musicisti in carne e ossa, potremmo vedere un'erosione delle opportunità per gli artisti emergenti. Band in tour, coristi, musicisti da studio e tutte le persone che tradizionalmente aiutano a realizzare un album rischiano di essere messe da parte a favore di alternative più economiche, veloci e compatibili con gli algoritmi.</p><p></p><p>Poi c'è la questione dell'esibizione dal vivo. Come appare un concerto di Xania Monet? Sarà Telisha Jones che fa playback sulla voce di un'IA? Sarà un ologramma che riproduce la stessa traccia ma con mosse di danza diverse generate dall'IA? Una canzone può vivere online per sempre, ma un'esibizione vive o muore nel momento. Se l'atto dal vivo non corrisponde alla voce di cui i fan si sono innamorati, gli importi ancora?</p><div class="instagram-embed"><blockquote class="instagram-media"  data-instgrm-version="6" style="width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><p><a href="https://www.instagram.com/p/DNa2spEu7Eu/" target="_blank">A post shared by Xania Monet (@xania_monet)</a></p><p>A photo posted by </p></blockquote></div><p>Penso che la musica generata dall'IA abbia un posto nelle classifiche. Suno e altri strumenti usati efficacemente possono essere un mezzo per espandere le possibilità musicali. Può aiutare le persone a superare le barriere tecniche e democratizzare l'accesso a produzioni di alto livello. Ma dovremmo essere onesti su come sia diversa dalle composizioni umane. E una volta che abbastanza artisti IA sfondano, le etichette seguiranno i soldi. Spingeranno più artisti come Xania, perfezioneranno i modelli e razionalizzeranno il processo. E in poco tempo, le classifiche potrebbero essere piene di canzoni che suonano stranamente simili, non perché le persone seguono una tendenza ma perché provengono tutte dalla stessa rete neurale. Spero che l'album di Xania Monet stimoli più discussioni sulla musica IA e su come la tecnologia si inserisce negli spazi creativi. Tuttavia, ci vorrà riflessione affinché non abbiamo bambini che presumono che tutta la buona musica sia tecnicamente perfetta ed emotivamente vuota, con poco o nessun coinvolgimento umano. Sarebbe una perdita troppo grande da riparare anche con il miglior remix.</p><h3 class="article-body__section" id="section-potrebbe-interessarti-anche"><span>Potrebbe interessarti anche</span></h3><ul><li><ul><li>• <a href="https://www.techradar.com/ai-platforms-assistants/ai-music-is-fine-until-it-starts-pretending-to-be-real-people">La musica IA va bene fino a quando non finge di essere persone reali</a></li><li>• <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/ai-can-write-a-hit-song-but-it-cant-lift-your-soul-or-break-your-heart">L'IA può scrivere una hit, ma non può elevare l'anima o spezzare il cuore</a></li><li>• <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/is-ai-bad-for-music-or-is-it-just-another-step-in-the-auto-tune-timeline">L'IA è dannosa per la musica o solo un altro passo nella timeline dell'auto-tune?</a></li></ul></li></ul> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/ai-platforms-assistants/artista-ia-firma-contratto-milionario-e-il-futuro-della-musica</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ L'artista generata da IA Xania Monet ha ottenuto un contratto discografico da 2,7 milioni di euro, ma la sua ascesa solleva domande difficili su cosa apprezziamo davvero nella musica. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                <author><![CDATA[ erichs211@gmail.com (Eric Hal Schwartz) ]]></author>                    <dc:creator><![CDATA[ Eric Hal Schwartz ]]></dc:creator>                                                                                    <dc:source><![CDATA[ https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/mTaiWitAt8o75BmPY3i4xK-320-70.jpg ]]></dc:source>
                                                                <dc:description><![CDATA[ &lt;p&gt;Eric Hal Schwartz is a freelance writer for TechRadar with more than 15 years of experience covering the intersection of the world and technology. For the last five years, he served as head writer for Voicebot.ai and was on the leading edge of reporting on generative AI and large language models. He&#039;s since become an expert on the products of generative AI models, such as OpenAI’s ChatGPT, Anthropic’s Claude, Google Gemini, and every other synthetic media tool. His experience runs the gamut of media, including print, digital, broadcast, and live events. Now, he&#039;s continuing to tell the stories people want and need to hear about the rapidly evolving AI space and its impact on their lives. Eric is based in New York City.&lt;/p&gt; ]]></dc:description>
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                                                                                                                                                                                                                                    <media:description><![CDATA[Xania Monet]]></media:description>                                                            <media:text><![CDATA[Xania Monet]]></media:text>
                                <media:title type="plain"><![CDATA[Xania Monet]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p></p><p>Un'artista poco conosciuta di nome Xania Monet che firma un <a href="https://www.billboard.com/pro/ai-music-artist-xania-monet-multimillion-dollar-record-deal/">contratto discografico</a> da circa 2,7 milioni di euro con Hallwood Media suona come un bel sogno musicale, ma c'è un colpo di scena alla fine della storia.</p><p></p><p></p><p>Xania non è una cantante o produttrice tradizionale. È il frutto dell'immaginazione di Telisha "Nikki" Jones, che ha usato l'IA, specificamente Suno, per trasformare la sua poesia in musica. Quell'album che avete sentito scalare le classifiche digitali gospel e R&B è largamente composto dall'IA.</p><p></p><p>Jones non è qualche fratello della Silicon Valley con un laptop pieno di trucchi di prompt. È una poetessa, qualcuno che scrive dall'infanzia. È cresciuta cantando in chiesa. I testi dietro il progetto Xania Monet sono apparentemente per il 90% suoi e radicati in storie vere. Ma la produzione, la voce, la lucidatura è cortesia dello stesso Suno che le principali etichette discografiche stanno attualmente citando per violazione del copyright.</p><p></p><p>Così ora c'è una canzone chiamata "Let Go, Let God" in classifica nelle Hot Gospel Songs di Billboard e un'altra, "How Was I Supposed to Know", che si trova al numero uno nelle R&B Digital Song Sales. Xania Monet tecnicamente è in cima alle classifiche con quasi dieci milioni di stream solo negli Stati Uniti. Ma lei non esiste nemmeno.</p><div class="instagram-embed"><blockquote class="instagram-media"  data-instgrm-version="6" style="width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><p><a href="https://www.instagram.com/p/DNGAc6eOjK9/" target="_blank">A post shared by Xania Monet (@xania_monet)</a></p><p>A photo posted by </p></blockquote></div><p>È un'impresa impressionante quando strumenti IA come Suno prendono un paragrafo di testi e generano un'intera canzone attorno ad essi in pochi secondi. Alcune di queste canzoni suonano discretamente bene, o addirittura fantastiche, anche se forse un po' familiari. Ma il successo di Xania e altri artisti artificiali ha un costo maggiore?</p><p></p><p>Questo non è un attacco all'IA come strumento. I musicisti trovano sempre modi per incorporare strumenti per migliorare il loro lavoro, anche di fronte alle polemiche. Chitarre elettriche, sintetizzatori e autotune hanno tutti affrontato o continuano ad affrontare scetticismo, anche dopo essere diventati pilastri. Tuttavia, quello che sta succedendo qui è probabilmente diverso. Non è solo che l'IA stia assistendo nel processo creativo; si tratta di capire se l'IA sta facendo così tanto da cessare di essere musica umana in tutto tranne che in senso superficiale.</p><h2 id="il-suono-del-futuro">Il suono del futuro</h2><p>Per l'ascoltatore medio, questo potrebbe non sembrare un grosso problema. Dopotutto, se la canzone suona bene, chi se ne importa di come è stata fatta? C'è un certo pragmatismo in quell'atteggiamento, soprattutto in un'era in cui la manipolazione digitale è standard. Ma direi che è una cosa rifinire una performance in post-produzione. È un'altra cosa creare un'intera identità attorno a un suono generato da una macchina e aspettarsi che le persone si connettano emotivamente con esso. L'illusione di intimità con la persona preconfezionata della maggior parte degli artisti popolari ha già alcuni problemi, ma almeno c'è un essere umano al centro di tutto. Telisha Jones merita riconoscimento per aver trasformato la sua poesia in qualcosa di commercialmente valido, e non è che il suo background sia falso. Tuttavia, la volontà dell'etichetta di pagare milioni per un personaggio completamente falso con musica generata dall'IA non riguarda la poesia. Telisha Jones non viene venduta come una poetessa brillante che ha usato l'IA per dare vita alla sua visione. Viene venduta come Xania Monet, una potenza R&B. Hallwood vuole essere un investitore iniziale nella musica IA. Non è nemmeno la loro prima firma IA.</p><p></p><p></p><p>La musica generata dall'IA si sta <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/is-ai-bad-for-music-or-is-it-just-another-step-in-the-auto-tune-timeline">diffondendo</a> con <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/ai-can-write-a-hit-song-but-it-cant-lift-your-soul-or-break-your-heart">popolarità</a> non uniforme. E almeno questo caso non coinvolge il <a href="https://www.techradar.com/ai-platforms-assistants/ai-music-is-fine-until-it-starts-pretending-to-be-real-people">nome e la voce di un artista attaccati</a> a musica che non hanno mai eseguito o approvato, o che è stata prodotta molto tempo dopo che erano <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/ai-brings-dead-artists-back-to-life-but-not-everyone-is-happy-about-it">morti</a>.</p><p></p><p></p><p>Ma se le etichette iniziano a dare priorità agli atti assistiti dall'IA rispetto ai musicisti in carne e ossa, potremmo vedere un'erosione delle opportunità per gli artisti emergenti. Band in tour, coristi, musicisti da studio e tutte le persone che tradizionalmente aiutano a realizzare un album rischiano di essere messe da parte a favore di alternative più economiche, veloci e compatibili con gli algoritmi.</p><p></p><p>Poi c'è la questione dell'esibizione dal vivo. Come appare un concerto di Xania Monet? Sarà Telisha Jones che fa playback sulla voce di un'IA? Sarà un ologramma che riproduce la stessa traccia ma con mosse di danza diverse generate dall'IA? Una canzone può vivere online per sempre, ma un'esibizione vive o muore nel momento. Se l'atto dal vivo non corrisponde alla voce di cui i fan si sono innamorati, gli importi ancora?</p><div class="instagram-embed"><blockquote class="instagram-media"  data-instgrm-version="6" style="width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><p><a href="https://www.instagram.com/p/DNa2spEu7Eu/" target="_blank">A post shared by Xania Monet (@xania_monet)</a></p><p>A photo posted by </p></blockquote></div><p>Penso che la musica generata dall'IA abbia un posto nelle classifiche. Suno e altri strumenti usati efficacemente possono essere un mezzo per espandere le possibilità musicali. Può aiutare le persone a superare le barriere tecniche e democratizzare l'accesso a produzioni di alto livello. Ma dovremmo essere onesti su come sia diversa dalle composizioni umane. E una volta che abbastanza artisti IA sfondano, le etichette seguiranno i soldi. Spingeranno più artisti come Xania, perfezioneranno i modelli e razionalizzeranno il processo. E in poco tempo, le classifiche potrebbero essere piene di canzoni che suonano stranamente simili, non perché le persone seguono una tendenza ma perché provengono tutte dalla stessa rete neurale. Spero che l'album di Xania Monet stimoli più discussioni sulla musica IA e su come la tecnologia si inserisce negli spazi creativi. Tuttavia, ci vorrà riflessione affinché non abbiamo bambini che presumono che tutta la buona musica sia tecnicamente perfetta ed emotivamente vuota, con poco o nessun coinvolgimento umano. Sarebbe una perdita troppo grande da riparare anche con il miglior remix.</p><h3 class="article-body__section" id="section-potrebbe-interessarti-anche"><span>Potrebbe interessarti anche</span></h3><ul><li><ul><li>• <a href="https://www.techradar.com/ai-platforms-assistants/ai-music-is-fine-until-it-starts-pretending-to-be-real-people">La musica IA va bene fino a quando non finge di essere persone reali</a></li><li>• <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/ai-can-write-a-hit-song-but-it-cant-lift-your-soul-or-break-your-heart">L'IA può scrivere una hit, ma non può elevare l'anima o spezzare il cuore</a></li><li>• <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/is-ai-bad-for-music-or-is-it-just-another-step-in-the-auto-tune-timeline">L'IA è dannosa per la musica o solo un altro passo nella timeline dell'auto-tune?</a></li></ul></li></ul>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ Come l'IA aumentata sta rivoluzionando i test di penetrazione nella cybersecurity ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p></p><p>I cambiamenti rapidi sono sempre stati attesi nella <a href="https://www.techradar.com/best/best-online-cyber-security-courses">cybersecurity</a>. Ma il ritmo di trasformazione che stiamo vivendo oggi è senza precedenti. Solo negli ultimi 12 mesi, le aziende del Regno Unito hanno subito circa 7,78 milioni di crimini informatici di ogni tipo.</p><p></p><p>L'IA sta rimodellando il panorama della cybersecurity, e i test di penetrazione non fanno eccezione. Il modo in cui valutiamo, rafforziamo e convalidiamo continuamente le difese di un'organizzazione si sta evolvendo a velocità vertiginosa. Per molti di noi che lavorano in questo campo, questa trasformazione non è solo benvenuta, ma è attesa da tempo.</p><h2 id="un-punto-di-svolta-per-l-industria">Un punto di svolta per l'industria</h2><p></p><p>Storicamente, i <a href="https://www.techradar.com/best/best-forensic-and-pentesting-linux-distros">test di penetrazione</a>, noti anche come pentesting, si sono basati su valutazioni manuali per scoprire le debolezze di sicurezza. Queste valutazioni erano tipicamente esercizi una tantum, limitati nell'ambito, con risultati consegnati giorni o addirittura settimane dopo il test.</p><p>Ma mentre i difensori aspettavano i test programmati, gli attaccanti andavano avanti. Gli avversari di oggi non seguono i <a href="https://www.techradar.com/best/best-calendar-apps">calendari</a>. Automatizzano, si adattano rapidamente e sfruttano le opportunità ogni volta che si presentano.</p><p></p><h2 id="oltre-il-test-annuale">Oltre il test annuale</h2><p>Uno dei cambiamenti più significativi che stiamo vedendo è il passaggio dai test periodici alla valutazione continua. Le aziende non possono permettersi di aspettare mesi tra i test per scoprire di essere esposte. Con le piattaforme potenziate dall'IA, le organizzazioni ottengono insights in tempo reale, permettendo loro di rimanere sempre un passo avanti alle minacce. I test continui non solo identificano le vulnerabilità precocemente, ma validano anche le correzioni e supportano una postura di sicurezza più adattiva. Combinati con il reporting automatizzato e la prioritizzazione intelligente, forniscono insights focalizzati e attuabili, riducendo il rumore e aiutando i team a rispondere in modo più efficace.</p><h2 id="l-ascesa-del-pentesting-as-a-service-ptaas">L'ascesa del Pentesting as a Service (PTaaS)</h2><p>Un'altra tendenza prominente è l'ascesa del PTaaS, dove le aziende possono accedere ai servizi di pentesting su richiesta attraverso modelli basati su abbonamento. Questo servizio offre flessibilità, scalabilità e un modo per rendere il pentesting più accessibile alle organizzazioni che cercano di migliorare la propria postura di sicurezza. </p><p>Questo cambiamento è particolarmente significativo considerando che, nel 2024, solo l'8% delle organizzazioni in Italia aveva condotto test di penetrazione, evidenziando una grave lacuna nelle pratiche di <a href="https://www.techradar.com/news/best-internet-security-suites">sicurezza</a> proattive che il PTaaS mira ad affrontare.</p><p></p><h2 id="adattare-il-pentesting-per-ambienti-cloud-e-ibridi">Adattare il Pentesting per Ambienti Cloud e Ibridi</h2><p></p><p>Man mano che più organizzazioni migrano al <a href="https://www.techradar.com/best/best-cloud-storage">cloud storage</a>, le pratiche di pentesting devono evolvere per coprire le infrastrutture cloud.</p><p>Infatti, entro il 2024, il 43% delle organizzazioni operava in ambienti ibridi, evidenziando la crescente necessità di strategie di pentesting che spazino sia nel cloud che nelle tradizionali <a href="https://www.techradar.com/best/best-infrastructure-management-service">infrastrutture IT</a>.</p><p></p><h2 id="perche-i-pentester-umani-sono-ancora-importanti">Perché i Pentester Umani Sono Ancora Importanti</h2><p></p><p>Anche in un mondo di <a href="https://www.techradar.com/best/best-ai-tools">strumenti IA</a>, l'expertise umana è essenziale. Nessun sistema, per quanto avanzato, può replicare l'intuizione, la curiosità e il pensiero critico che i professionisti della sicurezza esperti portano. La capacità di pensare come un attaccante, identificare difetti oscuri e comprendere il contesto aziendale di una vulnerabilità rimane unicamente umana.</p><p></p><h2 id="come-dovrebbero-adattarsi-i-leader-per-il-futuro-della-sicurezza-offensiva">Come Dovrebbero Adattarsi i Leader per il Futuro della Sicurezza Offensiva</h2><p>Adottare Modelli di Sicurezza Agili: I controlli di sicurezza statici e una tantum non sono più sufficienti. Integrare il pentesting nel ciclo di vita dello sviluppo consente alle organizzazioni di individuare le vulnerabilità precocemente e migliorare continuamente la propria postura di sicurezza. Sfruttare i Servizi Potenziati dall'IA: Combinare l'IA con l'expertise umana accelera i test, riduce i costi e migliora la copertura. Mentre l'IA gestisce le attività ripetitive, i tester umani si concentrano su problemi complessi, ottenendo risultati più rapidi, intelligenti ed efficaci. Prioritizzare i Test Basati sul Rischio: Non tutti gli asset comportano lo stesso rischio. Dirigere gli sforzi verso obiettivi di alto valore, come i dati dei clienti o i sistemi finanziari, assicura che le risorse vengano utilizzate dove contano di più. Un approccio basato sul rischio porta a test più strategici e di maggior impatto. Centralizzare e Coordinare gli Sforzi di Pentesting: Man mano che i test diventano più continui e automatizzati, il coordinamento è fondamentale. Centralizzare gli sforzi tra i team di sviluppo, sicurezza e operazioni garantisce che i risultati vengano implementati rapidamente ed efficientemente, chiudendo le vulnerabilità prima che possano essere sfruttate. L'integrazione dell'IA nei test di penetrazione non è un espediente; è un'evoluzione necessaria. Riflette un cambiamento più ampio nella cybersecurity verso strategie più proattive e intelligenti. Guardando al futuro, credo che i modelli di sicurezza più efficaci saranno quelli che abbracciano la flessibilità, l'intelligenza, l'automazione e la collaborazione umana. Ciò si applica sia all'interno delle organizzazioni che tra le persone e le tecnologie che utilizzano.</p> ]]></dc:content>
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                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Perché le soluzioni rapide e gli strumenti vistosi non bastano e perché un approccio strategico e continuo alla sicurezza è essenziale per proteggersi dalle minacce guidate dall'IA. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Pro]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Conor O&#039;Neill ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <p></p><p>I cambiamenti rapidi sono sempre stati attesi nella <a href="https://www.techradar.com/best/best-online-cyber-security-courses">cybersecurity</a>. Ma il ritmo di trasformazione che stiamo vivendo oggi è senza precedenti. Solo negli ultimi 12 mesi, le aziende del Regno Unito hanno subito circa 7,78 milioni di crimini informatici di ogni tipo.</p><p></p><p>L'IA sta rimodellando il panorama della cybersecurity, e i test di penetrazione non fanno eccezione. Il modo in cui valutiamo, rafforziamo e convalidiamo continuamente le difese di un'organizzazione si sta evolvendo a velocità vertiginosa. Per molti di noi che lavorano in questo campo, questa trasformazione non è solo benvenuta, ma è attesa da tempo.</p><h2 id="un-punto-di-svolta-per-l-industria">Un punto di svolta per l'industria</h2><p></p><p>Storicamente, i <a href="https://www.techradar.com/best/best-forensic-and-pentesting-linux-distros">test di penetrazione</a>, noti anche come pentesting, si sono basati su valutazioni manuali per scoprire le debolezze di sicurezza. Queste valutazioni erano tipicamente esercizi una tantum, limitati nell'ambito, con risultati consegnati giorni o addirittura settimane dopo il test.</p><p>Ma mentre i difensori aspettavano i test programmati, gli attaccanti andavano avanti. Gli avversari di oggi non seguono i <a href="https://www.techradar.com/best/best-calendar-apps">calendari</a>. Automatizzano, si adattano rapidamente e sfruttano le opportunità ogni volta che si presentano.</p><p></p><h2 id="oltre-il-test-annuale">Oltre il test annuale</h2><p>Uno dei cambiamenti più significativi che stiamo vedendo è il passaggio dai test periodici alla valutazione continua. Le aziende non possono permettersi di aspettare mesi tra i test per scoprire di essere esposte. Con le piattaforme potenziate dall'IA, le organizzazioni ottengono insights in tempo reale, permettendo loro di rimanere sempre un passo avanti alle minacce. I test continui non solo identificano le vulnerabilità precocemente, ma validano anche le correzioni e supportano una postura di sicurezza più adattiva. Combinati con il reporting automatizzato e la prioritizzazione intelligente, forniscono insights focalizzati e attuabili, riducendo il rumore e aiutando i team a rispondere in modo più efficace.</p><h2 id="l-ascesa-del-pentesting-as-a-service-ptaas">L'ascesa del Pentesting as a Service (PTaaS)</h2><p>Un'altra tendenza prominente è l'ascesa del PTaaS, dove le aziende possono accedere ai servizi di pentesting su richiesta attraverso modelli basati su abbonamento. Questo servizio offre flessibilità, scalabilità e un modo per rendere il pentesting più accessibile alle organizzazioni che cercano di migliorare la propria postura di sicurezza. </p><p>Questo cambiamento è particolarmente significativo considerando che, nel 2024, solo l'8% delle organizzazioni in Italia aveva condotto test di penetrazione, evidenziando una grave lacuna nelle pratiche di <a href="https://www.techradar.com/news/best-internet-security-suites">sicurezza</a> proattive che il PTaaS mira ad affrontare.</p><p></p><h2 id="adattare-il-pentesting-per-ambienti-cloud-e-ibridi">Adattare il Pentesting per Ambienti Cloud e Ibridi</h2><p></p><p>Man mano che più organizzazioni migrano al <a href="https://www.techradar.com/best/best-cloud-storage">cloud storage</a>, le pratiche di pentesting devono evolvere per coprire le infrastrutture cloud.</p><p>Infatti, entro il 2024, il 43% delle organizzazioni operava in ambienti ibridi, evidenziando la crescente necessità di strategie di pentesting che spazino sia nel cloud che nelle tradizionali <a href="https://www.techradar.com/best/best-infrastructure-management-service">infrastrutture IT</a>.</p><p></p><h2 id="perche-i-pentester-umani-sono-ancora-importanti">Perché i Pentester Umani Sono Ancora Importanti</h2><p></p><p>Anche in un mondo di <a href="https://www.techradar.com/best/best-ai-tools">strumenti IA</a>, l'expertise umana è essenziale. Nessun sistema, per quanto avanzato, può replicare l'intuizione, la curiosità e il pensiero critico che i professionisti della sicurezza esperti portano. La capacità di pensare come un attaccante, identificare difetti oscuri e comprendere il contesto aziendale di una vulnerabilità rimane unicamente umana.</p><p></p><h2 id="come-dovrebbero-adattarsi-i-leader-per-il-futuro-della-sicurezza-offensiva">Come Dovrebbero Adattarsi i Leader per il Futuro della Sicurezza Offensiva</h2><p>Adottare Modelli di Sicurezza Agili: I controlli di sicurezza statici e una tantum non sono più sufficienti. Integrare il pentesting nel ciclo di vita dello sviluppo consente alle organizzazioni di individuare le vulnerabilità precocemente e migliorare continuamente la propria postura di sicurezza. Sfruttare i Servizi Potenziati dall'IA: Combinare l'IA con l'expertise umana accelera i test, riduce i costi e migliora la copertura. Mentre l'IA gestisce le attività ripetitive, i tester umani si concentrano su problemi complessi, ottenendo risultati più rapidi, intelligenti ed efficaci. Prioritizzare i Test Basati sul Rischio: Non tutti gli asset comportano lo stesso rischio. Dirigere gli sforzi verso obiettivi di alto valore, come i dati dei clienti o i sistemi finanziari, assicura che le risorse vengano utilizzate dove contano di più. Un approccio basato sul rischio porta a test più strategici e di maggior impatto. Centralizzare e Coordinare gli Sforzi di Pentesting: Man mano che i test diventano più continui e automatizzati, il coordinamento è fondamentale. Centralizzare gli sforzi tra i team di sviluppo, sicurezza e operazioni garantisce che i risultati vengano implementati rapidamente ed efficientemente, chiudendo le vulnerabilità prima che possano essere sfruttate. L'integrazione dell'IA nei test di penetrazione non è un espediente; è un'evoluzione necessaria. Riflette un cambiamento più ampio nella cybersecurity verso strategie più proattive e intelligenti. Guardando al futuro, credo che i modelli di sicurezza più efficaci saranno quelli che abbracciano la flessibilità, l'intelligenza, l'automazione e la collaborazione umana. Ciò si applica sia all'interno delle organizzazioni che tra le persone e le tecnologie che utilizzano.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Il paradosso dell'IA: l'IA e lo sviluppo open source possono coesistere?  ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p><a href="https://www.techradar.com/best/best-open-source-software">Open source software</a> thrives on transparency and collaboration, while today’s most advanced AI coding assistants are often built as closed, proprietary systems. </p><p>As generative AI becomes more widespread, developers and organizations are asking whether these two worlds can truly co-exist.</p><h2 id="filosofia-open-source">Filosofia open source</h2><p>On the surface, the philosophies of open source development and current AI development appear completely opposed. Open source projects are transparent – anyone can inspect the code, reuse it under defined licenses, and contribute improvements. </p><p>In open source, attribution and licensing are core; <a href="https://www.techradar.com/best/best-linux-distro-for-developers">developers</a> choose licenses that specify how their code can be used and that often require preserving credits.</p><p>AI coding assistants, however, operate as opaque learned models. They ingest vast amounts of code (much of it open source) and produce suggestions without revealing the original sources. </p><p>The AI’s knowledge is a statistical amalgamation, often lacking clear provenance for the code it generates. Snyk’s researchers warn that black-box <a href="https://www.techradar.com/best/best-ai-tools">AI tools</a> may blend code from multiple sources, risking inadvertent violations.</p><p>While open source is built on shared ownership, most AI tools are driven by corporate interests and remain closed. Once AI-generated code is written, there is generally no clear mechanism in place to track, update, or secure code if it turns out to be flawed. </p><p>In contrast, open source projects typically release regular updates and security patches, helping to safeguard code where projects remain actively maintained.</p><h2 id="opening-up-models-and-data">Opening up models and data</h2><p>Companies are often reluctant to open up their models or training data, citing competitive advantage and security. This lack of transparency can clash with open source values. In fact, parts of the free/open-source (FOSS) community have reacted strongly against the incursion of black-box AI code into their domain. </p><p>There’s a very real fear that AI tools could siphon off open source code without proper credit or compliance, undermining the very premise of open <a href="https://www.techradar.com/best/best-online-collaboration-tools">collaboration</a>.</p><p>Yet, despite these differences, AI and open source are deeply interconnected. Modern AI code assistants owe much of their prowess to open source code – in fact they are typically trained on millions of public GitHub repositories and other open code archives. One study found that an average application is about 70% composed of open source components.</p><p>This in itself can create vulnerabilities. In Snyk’s 2023 AI Code Security Report, over half of developers said they frequently encounter <a href="https://www.techradar.com/news/best-internet-security-suites">security</a> issues in AI-generated code – because the AI was trained on open source code that contained known bugs or vulnerabilities. </p><p>In other words, AI assistants are standing on the shoulders of open-source giants, but they also inherit open source’s ‘warts’ and licensing obligations. What is needed are strategies that marry the speed and power of AI with the transparency and legal clarity of open source.</p><h2 id=""></h2><p>There are some natural alignments between AI-driven development and open source. Both aim to democratize software creation – open source by sharing code, and AI assistants by enabling coding through natural language.</p><p>Both can accelerate innovation and <a href="https://www.techradar.com/best/best-productivity-apps">productivity</a>. And importantly, both rely on a healthy developer community. AI tools don’t spontaneously generate quality code – they learn from code written by human developers, and they improve through feedback loops with users. </p><p>Developers aren’t about to give up helpful AI assistants – nor should they have to, given the benefits – but they need to remain wary of the risks.</p><p>Achieving harmony between AI tools and open source development will require effort on both sides: AI providers must build in safeguards and transparency, and developers and communities must adapt their policies and workflows.</p><h2 id="best-practices-for-a-peaceful-co-existence">Best practices for a peaceful co-existence</h2><p>Emerging tools can compare AI-generated code with public repositories to show licensing info. This helps developers assess reuse risks and avoid violations – especially if AI assistants can cite sources in a manner similar to academic references.</p><p>The easiest way to avoid license violations is to prevent them at the root. If an AI model is only trained on code that is permissively licensed or in the public domain, then the risk of it regurgitating proprietary code without permission drops dramatically. </p><p>Snyk’s own AI-based security engine, for instance, continuously learns from open source repositories with very specific licenses that allow commercial use. In future, training on permissible data will become a baseline expectation.</p><p>AI tools must become safety-conscious citizens of the developer ecosystem. This means building in checks for security vulnerabilities and license compliance as code is being generated. Developers using AI assistants should treat AI outputs with the same diligence as they would third-party code from an unknown source.</p><p>Open source communities and <a href="https://www.techradar.com/pro/best-enterprise-messaging-platform">enterprise</a> teams alike should develop clear policies on the use of AI-generated code. Blanket bans are one approach, but many projects may opt for a middle ground: allowing AI-assisted contributions with proper oversight, requiring prior approval for any AI-derived code, for example. Regular training and awareness are key so developers understand both the benefits and risks of generative AI in coding.</p><p>It’s also important to consider exactly what’s being fed into AI. Organizations that use open source tooling alongside AI must be wary of data <a href="https://www.techradar.com/news/best-linux-distro-privacy-security">privacy</a>. Sharing that code with an AI assistant could inadvertently make it part of the model’s knowledge. Only share what you’re willing to share and keep truly private code away from third-party AI systems.</p><h2 id="a-path-forward-bridging-open-source-and-ai">A path forward: Bridging open source and AI</h2><p>The simplest way to overcome the paradox can be resolved by adopting the best of both worlds. We are already seeing movement toward that middle ground, with open source principles influencing AI and vice versa.</p><p>For AI coding assistants to truly flourish in the long term, trust is the key. Developers need to trust that tools will help, not harm, their codebases, which means no hidden security holes and no hidden legal strings attached.</p><p>By insisting on openness in our AI and responsibility in our use of open source, we can resolve the paradox, accelerating innovation while upholding the values that made open source a success in the first place.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ L'intelligenza artificiale sta riscrivendo il codice e le regole: che ne sarà dei valori dell'open source? ]]>
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                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Danny Allan ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <p><a href="https://www.techradar.com/best/best-open-source-software">Open source software</a> thrives on transparency and collaboration, while today’s most advanced AI coding assistants are often built as closed, proprietary systems. </p><p>As generative AI becomes more widespread, developers and organizations are asking whether these two worlds can truly co-exist.</p><h2 id="filosofia-open-source">Filosofia open source</h2><p>On the surface, the philosophies of open source development and current AI development appear completely opposed. Open source projects are transparent – anyone can inspect the code, reuse it under defined licenses, and contribute improvements. </p><p>In open source, attribution and licensing are core; <a href="https://www.techradar.com/best/best-linux-distro-for-developers">developers</a> choose licenses that specify how their code can be used and that often require preserving credits.</p><p>AI coding assistants, however, operate as opaque learned models. They ingest vast amounts of code (much of it open source) and produce suggestions without revealing the original sources. </p><p>The AI’s knowledge is a statistical amalgamation, often lacking clear provenance for the code it generates. Snyk’s researchers warn that black-box <a href="https://www.techradar.com/best/best-ai-tools">AI tools</a> may blend code from multiple sources, risking inadvertent violations.</p><p>While open source is built on shared ownership, most AI tools are driven by corporate interests and remain closed. Once AI-generated code is written, there is generally no clear mechanism in place to track, update, or secure code if it turns out to be flawed. </p><p>In contrast, open source projects typically release regular updates and security patches, helping to safeguard code where projects remain actively maintained.</p><h2 id="opening-up-models-and-data">Opening up models and data</h2><p>Companies are often reluctant to open up their models or training data, citing competitive advantage and security. This lack of transparency can clash with open source values. In fact, parts of the free/open-source (FOSS) community have reacted strongly against the incursion of black-box AI code into their domain. </p><p>There’s a very real fear that AI tools could siphon off open source code without proper credit or compliance, undermining the very premise of open <a href="https://www.techradar.com/best/best-online-collaboration-tools">collaboration</a>.</p><p>Yet, despite these differences, AI and open source are deeply interconnected. Modern AI code assistants owe much of their prowess to open source code – in fact they are typically trained on millions of public GitHub repositories and other open code archives. One study found that an average application is about 70% composed of open source components.</p><p>This in itself can create vulnerabilities. In Snyk’s 2023 AI Code Security Report, over half of developers said they frequently encounter <a href="https://www.techradar.com/news/best-internet-security-suites">security</a> issues in AI-generated code – because the AI was trained on open source code that contained known bugs or vulnerabilities. </p><p>In other words, AI assistants are standing on the shoulders of open-source giants, but they also inherit open source’s ‘warts’ and licensing obligations. What is needed are strategies that marry the speed and power of AI with the transparency and legal clarity of open source.</p><h2 id=""></h2><p>There are some natural alignments between AI-driven development and open source. Both aim to democratize software creation – open source by sharing code, and AI assistants by enabling coding through natural language.</p><p>Both can accelerate innovation and <a href="https://www.techradar.com/best/best-productivity-apps">productivity</a>. And importantly, both rely on a healthy developer community. AI tools don’t spontaneously generate quality code – they learn from code written by human developers, and they improve through feedback loops with users. </p><p>Developers aren’t about to give up helpful AI assistants – nor should they have to, given the benefits – but they need to remain wary of the risks.</p><p>Achieving harmony between AI tools and open source development will require effort on both sides: AI providers must build in safeguards and transparency, and developers and communities must adapt their policies and workflows.</p><h2 id="best-practices-for-a-peaceful-co-existence">Best practices for a peaceful co-existence</h2><p>Emerging tools can compare AI-generated code with public repositories to show licensing info. This helps developers assess reuse risks and avoid violations – especially if AI assistants can cite sources in a manner similar to academic references.</p><p>The easiest way to avoid license violations is to prevent them at the root. If an AI model is only trained on code that is permissively licensed or in the public domain, then the risk of it regurgitating proprietary code without permission drops dramatically. </p><p>Snyk’s own AI-based security engine, for instance, continuously learns from open source repositories with very specific licenses that allow commercial use. In future, training on permissible data will become a baseline expectation.</p><p>AI tools must become safety-conscious citizens of the developer ecosystem. This means building in checks for security vulnerabilities and license compliance as code is being generated. Developers using AI assistants should treat AI outputs with the same diligence as they would third-party code from an unknown source.</p><p>Open source communities and <a href="https://www.techradar.com/pro/best-enterprise-messaging-platform">enterprise</a> teams alike should develop clear policies on the use of AI-generated code. Blanket bans are one approach, but many projects may opt for a middle ground: allowing AI-assisted contributions with proper oversight, requiring prior approval for any AI-derived code, for example. Regular training and awareness are key so developers understand both the benefits and risks of generative AI in coding.</p><p>It’s also important to consider exactly what’s being fed into AI. Organizations that use open source tooling alongside AI must be wary of data <a href="https://www.techradar.com/news/best-linux-distro-privacy-security">privacy</a>. Sharing that code with an AI assistant could inadvertently make it part of the model’s knowledge. Only share what you’re willing to share and keep truly private code away from third-party AI systems.</p><h2 id="a-path-forward-bridging-open-source-and-ai">A path forward: Bridging open source and AI</h2><p>The simplest way to overcome the paradox can be resolved by adopting the best of both worlds. We are already seeing movement toward that middle ground, with open source principles influencing AI and vice versa.</p><p>For AI coding assistants to truly flourish in the long term, trust is the key. Developers need to trust that tools will help, not harm, their codebases, which means no hidden security holes and no hidden legal strings attached.</p><p>By insisting on openness in our AI and responsibility in our use of open source, we can resolve the paradox, accelerating innovation while upholding the values that made open source a success in the first place.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Nintendo Switch 2? Aspettate ancora un po’: ecco perché conviene rimandare l’acquisto ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Capisco perfettamente: <strong>pochi momenti nel mondo tech e videoludico sono speciali</strong> quanto aprire per la prima volta una console nuova di zecca, con ancora il profumo della plastica appena scartata. E se quella console è proprio <strong>Nintendo Switch 2</strong>, con la <a href="https://global.techradar.com/it-it/gaming/i-migliori-giochi-per-nintendo-switch-2-del-2025" target="_blank">promessa di titoli esclusivi </a>e <strong>notti intere passate su </strong><a href="https://global.techradar.com/it-it/gaming/recensione-mario-kart-world" target="_blank"><strong>Mario Kart World</strong></a>, non sorprende affatto che <strong>trovare scorte disponibili sia un’impresa</strong>.</p><p><strong>Ma non mi agito più di tanto</strong>.</p><p>Okay, forse un po’ sì. Ammetto che una discreta dose di <strong>FOMO</strong> inizia a solleticare i miei neuroni da gamer, mentre sui social vedo utenti felici con le loro <strong>Switch 2 appena tirate fuori dalla scatola</strong>, mentre io resto sul divano con la mia vecchia e gloriosa Nintendo Switch.</p><p>Tuttavia, ho deciso di <strong>resistere alla tentazione di spendere i miei risparmi</strong> per la nuova console. In parte perché, lo ammetto, sono probabilmente tra i pochi a <strong>non emozionarsi più di tanto per Mario Kart</strong> (almeno non dai tempi di Mario Kart 64). Ma anche perché, <strong>al momento</strong>, non c’è ancora una valanga di <strong>esclusive Nintendo davvero irrinunciabili</strong> su Switch 2.</p><p>La <strong>vera ragione</strong> per cui sto aspettando? <strong>I bundle.</strong></p><div data-model-name="Nintendo Switch 2" data-widget-type="review"></div><h2 id="il-gioco-dell-attesa">Il gioco dell’attesa</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="naffr7RTRfAtxv5LPoFyf4" name="Nintendo Switch 2  – everything we learned" alt="Nintendo Switch 2 – everything we learned" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/naffr7RTRfAtxv5LPoFyf4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Ora, <strong>non mi aspetto che Nintendo Switch 2 scenda di prezzo</strong> nei prossimi anni, e men che meno nel breve periodo, ma credo fermamente che <strong>potremmo vedere dei bundle molto interessanti</strong> man mano che ci avviciniamo alla stagione natalizia (almeno per chi vive nell’emisfero nord).</p><p>Con le festività arrivano anche le <strong>vendite di ottobre su Amazon</strong>, il <strong>Black Friday</strong>, che ormai dura settimane invece che un solo giorno, e porta con sé <strong>un’infinità di offerte</strong> su giochi e hardware da non sottovalutare.</p><p>Ecco perché prevedo che, <strong>tra novembre e dicembre</strong>, vedremo comparire <strong>bundle più variegati di Nintendo Switch 2</strong>, soprattutto da parte dei grandi retailer. Difficilmente includeranno uno sconto diretto sulla console, ma è molto probabile che offrano <strong>la Switch 2 insieme a un gioco o due, o magari un Pro Controller</strong>, a un prezzo più vantaggioso rispetto all’acquisto separato.</p><p><strong>Segnatevelo: uscirà un bundle a tema Donkey Kong Bananza.</strong></p><p>Per questo motivo, ho deciso di <strong>mettere da parte la FOMO</strong> e aspettare ancora qualche mese prima di comprare la nuova console. D’altronde l’ho già fatto in passato: ricordo perfettamente di aver preso <strong>il primo modello di Switch durante il Black Friday 2017</strong>, con incluso <strong>Super Mario Odyssey</strong>. Credo di aver risparmiato abbastanza da poter comprare anche <strong>Breath of the Wild</strong>, ma sono passati quasi dieci anni, non chiedetemi i dettagli precisi.</p><p>Certo, da allora il mercato è cambiato parecchio, <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/migliori-giochi-ps5" target="_blank"><strong>PS5</strong></a><strong> e </strong><a href="https://global.techradar.com/it-it/best/migliori-giochi-xbox-series-xs" target="_blank"><strong>Xbox Series X</strong></a><strong> sono addirittura aumentate di prezzo con il tempo,</strong> quindi è possibile che <strong>i bundle convenienti siano un ricordo del passato</strong>.</p><p>Ma io preferisco <strong>sperare ancora</strong>, e aspettare <strong>il bundle giusto per Switch 2</strong>. Se non altro, col passare del 2025, <strong>usciranno più esclusive</strong> e l’offerta ludica si farà più interessante.</p><p>Nel frattempo, i soldi che <strong>non ho ancora speso per Switch 2</strong> potrei investirli in qualche <strong>offerta anticipata del Prime Day</strong>. Incrociate le dita per me. O meglio: <strong>unitevi alla caccia</strong>.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/gaming/nintendo/nintendo-switch-2-aspettate-ancora-un-po-ecco-perche-conviene-rimandare-lacquisto</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Un esperto di offerte spiega perché potrebbe valere la pena ignorare l’hype iniziale e puntare tutto sui bundle natalizi, tra nuovi giochi e sconti mirati. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                    <category><![CDATA[Gaming]]></category>
                                                    <category><![CDATA[Consoles & PC]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Nintendo Switch 2 first sale]]></media:title>
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                                <p>Capisco perfettamente: <strong>pochi momenti nel mondo tech e videoludico sono speciali</strong> quanto aprire per la prima volta una console nuova di zecca, con ancora il profumo della plastica appena scartata. E se quella console è proprio <strong>Nintendo Switch 2</strong>, con la <a href="https://global.techradar.com/it-it/gaming/i-migliori-giochi-per-nintendo-switch-2-del-2025" target="_blank">promessa di titoli esclusivi </a>e <strong>notti intere passate su </strong><a href="https://global.techradar.com/it-it/gaming/recensione-mario-kart-world" target="_blank"><strong>Mario Kart World</strong></a>, non sorprende affatto che <strong>trovare scorte disponibili sia un’impresa</strong>.</p><p><strong>Ma non mi agito più di tanto</strong>.</p><p>Okay, forse un po’ sì. Ammetto che una discreta dose di <strong>FOMO</strong> inizia a solleticare i miei neuroni da gamer, mentre sui social vedo utenti felici con le loro <strong>Switch 2 appena tirate fuori dalla scatola</strong>, mentre io resto sul divano con la mia vecchia e gloriosa Nintendo Switch.</p><p>Tuttavia, ho deciso di <strong>resistere alla tentazione di spendere i miei risparmi</strong> per la nuova console. In parte perché, lo ammetto, sono probabilmente tra i pochi a <strong>non emozionarsi più di tanto per Mario Kart</strong> (almeno non dai tempi di Mario Kart 64). Ma anche perché, <strong>al momento</strong>, non c’è ancora una valanga di <strong>esclusive Nintendo davvero irrinunciabili</strong> su Switch 2.</p><p>La <strong>vera ragione</strong> per cui sto aspettando? <strong>I bundle.</strong></p><div data-model-name="Nintendo Switch 2" data-widget-type="review"></div><h2 id="il-gioco-dell-attesa">Il gioco dell’attesa</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="naffr7RTRfAtxv5LPoFyf4" name="Nintendo Switch 2  – everything we learned" alt="Nintendo Switch 2 – everything we learned" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/naffr7RTRfAtxv5LPoFyf4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Ora, <strong>non mi aspetto che Nintendo Switch 2 scenda di prezzo</strong> nei prossimi anni, e men che meno nel breve periodo, ma credo fermamente che <strong>potremmo vedere dei bundle molto interessanti</strong> man mano che ci avviciniamo alla stagione natalizia (almeno per chi vive nell’emisfero nord).</p><p>Con le festività arrivano anche le <strong>vendite di ottobre su Amazon</strong>, il <strong>Black Friday</strong>, che ormai dura settimane invece che un solo giorno, e porta con sé <strong>un’infinità di offerte</strong> su giochi e hardware da non sottovalutare.</p><p>Ecco perché prevedo che, <strong>tra novembre e dicembre</strong>, vedremo comparire <strong>bundle più variegati di Nintendo Switch 2</strong>, soprattutto da parte dei grandi retailer. Difficilmente includeranno uno sconto diretto sulla console, ma è molto probabile che offrano <strong>la Switch 2 insieme a un gioco o due, o magari un Pro Controller</strong>, a un prezzo più vantaggioso rispetto all’acquisto separato.</p><p><strong>Segnatevelo: uscirà un bundle a tema Donkey Kong Bananza.</strong></p><p>Per questo motivo, ho deciso di <strong>mettere da parte la FOMO</strong> e aspettare ancora qualche mese prima di comprare la nuova console. D’altronde l’ho già fatto in passato: ricordo perfettamente di aver preso <strong>il primo modello di Switch durante il Black Friday 2017</strong>, con incluso <strong>Super Mario Odyssey</strong>. Credo di aver risparmiato abbastanza da poter comprare anche <strong>Breath of the Wild</strong>, ma sono passati quasi dieci anni, non chiedetemi i dettagli precisi.</p><p>Certo, da allora il mercato è cambiato parecchio, <a href="https://global.techradar.com/it-it/best/migliori-giochi-ps5" target="_blank"><strong>PS5</strong></a><strong> e </strong><a href="https://global.techradar.com/it-it/best/migliori-giochi-xbox-series-xs" target="_blank"><strong>Xbox Series X</strong></a><strong> sono addirittura aumentate di prezzo con il tempo,</strong> quindi è possibile che <strong>i bundle convenienti siano un ricordo del passato</strong>.</p><p>Ma io preferisco <strong>sperare ancora</strong>, e aspettare <strong>il bundle giusto per Switch 2</strong>. Se non altro, col passare del 2025, <strong>usciranno più esclusive</strong> e l’offerta ludica si farà più interessante.</p><p>Nel frattempo, i soldi che <strong>non ho ancora speso per Switch 2</strong> potrei investirli in qualche <strong>offerta anticipata del Prime Day</strong>. Incrociate le dita per me. O meglio: <strong>unitevi alla caccia</strong>.</p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ iPhone 17 Air: batteria ridotta, ma Apple punta tutto sull’efficienza ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>La mossa segna un deciso cambio di strategia per Cupertino, che sembra voler puntare su <strong>design sottili e peso contenuto</strong> anche nei modelli non Pro. Il nome Air richiama chiaramente la filosofia dei MacBook omonimi, e l’obiettivo è offrire <strong>un’esperienza premium in un formato più leggero</strong>, sacrificando però alcuni elementi chiave.</p><p>Il punto più critico? <strong>La batteria.</strong> Le voci più recenti parlano infatti di una capacità da appena <strong>2.800mAh</strong>, un dato sorprendentemente basso per un dispositivo di fascia alta nel 2025. Per fare un confronto, l’attuale<a href="https://global.techradar.com/it-it/phones/iphone/recensione-apple-iphone-16-plus" target="_blank"> <strong>iPhone 16 Plus</strong></a> integra una batteria da <strong>4.674mAh</strong>, quasi il doppio. In termini pratici, questo potrebbe significare <strong>una riduzione dell’autonomia del 40%</strong>, soprattutto considerando il normale degrado della batteria nel tempo e il consumo in standby.</p><p>Non sarebbe la prima volta che Apple mette l’estetica prima della durata: basti pensare al nuovo <strong>Galaxy S25 Edge</strong> di Samsung, che ha già portato sul mercato una versione sottile del Galaxy S25 Plus, tagliando però la batteria a <strong>3.900mAh</strong>. La differenza, però, è che il modello Samsung resta comunque più capiente rispetto all’iPhone 17 Air, almeno secondo le attuali indiscrezioni.</p><p>Va detto che <strong>l'autonomia reale non dipende solo dai milliampereora</strong>, ma anche da ottimizzazioni software e hardware. E qui Apple gioca in casa: l’introduzione del chip A18 e le migliorie a iOS potrebbero compensare parzialmente il gap.</p><p>In ogni caso, con il probabile debutto del modello <strong>iPhone 17 Air</strong> a settembre, ci aspettiamo che Apple cerchi di spiegare in modo convincente perché <strong>meno batteria non significhi necessariamente meno autonomia</strong>. Ma chi punta a un telefono che duri più di una giornata dovrà forse guardare altrove.</p><h2 id="silicio-carbonio-il-segreto-per-salvare-la-batteria">Silicio-carbonio, il segreto per salvare la batteria?</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:776px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.44%;"><img id="khRNtLDgEfumLz2Dr8P6jb" name="iPhone 17 Air leak2" alt="An unofficial render of the iPhone 17 Air" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/khRNtLDgEfumLz2Dr8P6jb-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="776" height="438" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Front Page Tech / ‪@Zellzoi‬)</span></figcaption></figure><p><strong>Una possibile salvezza per l’autonomia dell’iPhone 17 Air potrebbe arrivare dalla tecnologia al silicio-carbonio</strong>, che secondo le indiscrezioni potrebbe debuttare proprio su questo modello. Si tratterebbe del <strong>primo dispositivo </strong><a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-iphone" target="_blank"><strong>Apple </strong></a><strong>a utilizzare una batteria diversa da quelle agli ioni di litio</strong>, con un’anodo a base di silicio.</p><p>Il vantaggio? Il silicio consente <strong>una densità energetica decisamente superiore</strong>, garantendo <strong>migliore efficienza</strong> e prestazioni più stabili anche con capacità teoricamente ridotte. Ed è esattamente quello di cui avrebbe bisogno un dispositivo come l’iPhone 17 Air per offrire una vera giornata d’uso senza compromessi.</p><p>Chi ha già provato smartphone con questa tecnologia sa di cosa si parla. <strong>L’Oppo Find X8 Pro</strong>, ad esempio, monta una batteria al silicio-carbonio da <strong>5.910mAh</strong> e offre risultati sorprendenti in termini di autonomia. Certo, è un dispositivo molto più grande, ma il punto resta: <strong>la tecnologia funziona</strong> e riesce spesso a <strong>superare le aspettative</strong>, anche su modelli meno capienti.</p><p>Se davvero Apple adotterà questa soluzione, potrebbe trasformare <strong>quella che sembra una debolezza strutturale</strong> in un punto di forza innovativo. Ma, come sempre, sarà l’ottimizzazione tra hardware e software a fare la differenza.</p><h2 id="un-ottimizzazione-sorprendente">Un’ottimizzazione sorprendente</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1600px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="fYiknYQteLSt8emoFfNWNH" name="1-Apple iPhone 16 Review.jpg" alt="Apple iPhone 16 Review" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/fYiknYQteLSt8emoFfNWNH-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1600" height="900" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Un altro aspetto da non sottovalutare è <strong>la capacità di Apple di ottenere ottime prestazioni anche da batterie più piccole della media</strong>. L’azienda di Cupertino non comunica mai ufficialmente i dati sulla capacità delle sue batterie, ma secondo i teardown, l’iPhone 16 base integra una batteria da <strong>3.561mAh</strong>.</p><p>Una cifra più che sufficiente, ma comunque inferiore ai <strong>4.000mAh del Galaxy S25</strong> o ai <strong>4.700mAh del Pixel 9</strong>. Eppure, <strong>nei nostri test</strong>, l’iPhone 16 ha raggiunto circa <strong>13 ore di utilizzo reale</strong>, una durata paragonabile a quella del Pixel 9, che si aggira tra le <strong>13 e le 14 ore</strong>. Non male, considerando la differenza di oltre <strong>1.000mAh</strong> tra i due dispositivi.</p><p>Il segreto? <strong>L’ottimizzazione di Apple</strong>, che continua a dimostrare quanto possa fare la differenza avere <strong>hardware e software progettati per lavorare insieme</strong>. Il sistema chiuso di iOS, unito al design su misura dei chip Apple Silicon, garantisce <strong>efficienza e stabilità difficili da eguagliare</strong>.</p><p>Tutto fa pensare che, con l’iPhone 17 Air, Apple possa <strong>spingere ancora di più su questo fronte</strong>, sfruttando l’inedito design per rafforzare la sinergia tra componenti interni e sistema operativo.</p><p><strong>Insomma, una batteria più piccola non è necessariamente un disastro.</strong> Se le voci su una batteria da 2.800mAh si riveleranno fondate, Apple potrebbe comunque offrire un’esperienza d’uso solida, e forse addirittura sorprendente.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/phones/iphone/iphone-17-air-batteria-ridotta-ma-apple-punta-tutto-sullefficienza</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ La nuova variante ultraleggera potrebbe avere una batteria sorprendentemente piccola, ma tra ottimizzazione software e nuove tecnologie, l’autonomia potrebbe non essere un problema. ]]>
                                                                                                            </description>
                                                                                                                                <guid isPermaLink="false">be6khUzDNrFtR3NhKb7mzG</guid>
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                                                    <category><![CDATA[Phones]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Apple iPhone 16 Plus Review]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>La mossa segna un deciso cambio di strategia per Cupertino, che sembra voler puntare su <strong>design sottili e peso contenuto</strong> anche nei modelli non Pro. Il nome Air richiama chiaramente la filosofia dei MacBook omonimi, e l’obiettivo è offrire <strong>un’esperienza premium in un formato più leggero</strong>, sacrificando però alcuni elementi chiave.</p><p>Il punto più critico? <strong>La batteria.</strong> Le voci più recenti parlano infatti di una capacità da appena <strong>2.800mAh</strong>, un dato sorprendentemente basso per un dispositivo di fascia alta nel 2025. Per fare un confronto, l’attuale<a href="https://global.techradar.com/it-it/phones/iphone/recensione-apple-iphone-16-plus" target="_blank"> <strong>iPhone 16 Plus</strong></a> integra una batteria da <strong>4.674mAh</strong>, quasi il doppio. In termini pratici, questo potrebbe significare <strong>una riduzione dell’autonomia del 40%</strong>, soprattutto considerando il normale degrado della batteria nel tempo e il consumo in standby.</p><p>Non sarebbe la prima volta che Apple mette l’estetica prima della durata: basti pensare al nuovo <strong>Galaxy S25 Edge</strong> di Samsung, che ha già portato sul mercato una versione sottile del Galaxy S25 Plus, tagliando però la batteria a <strong>3.900mAh</strong>. La differenza, però, è che il modello Samsung resta comunque più capiente rispetto all’iPhone 17 Air, almeno secondo le attuali indiscrezioni.</p><p>Va detto che <strong>l'autonomia reale non dipende solo dai milliampereora</strong>, ma anche da ottimizzazioni software e hardware. E qui Apple gioca in casa: l’introduzione del chip A18 e le migliorie a iOS potrebbero compensare parzialmente il gap.</p><p>In ogni caso, con il probabile debutto del modello <strong>iPhone 17 Air</strong> a settembre, ci aspettiamo che Apple cerchi di spiegare in modo convincente perché <strong>meno batteria non significhi necessariamente meno autonomia</strong>. Ma chi punta a un telefono che duri più di una giornata dovrà forse guardare altrove.</p><h2 id="silicio-carbonio-il-segreto-per-salvare-la-batteria">Silicio-carbonio, il segreto per salvare la batteria?</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:776px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.44%;"><img id="khRNtLDgEfumLz2Dr8P6jb" name="iPhone 17 Air leak2" alt="An unofficial render of the iPhone 17 Air" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/khRNtLDgEfumLz2Dr8P6jb-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="776" height="438" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Front Page Tech / ‪@Zellzoi‬)</span></figcaption></figure><p><strong>Una possibile salvezza per l’autonomia dell’iPhone 17 Air potrebbe arrivare dalla tecnologia al silicio-carbonio</strong>, che secondo le indiscrezioni potrebbe debuttare proprio su questo modello. Si tratterebbe del <strong>primo dispositivo </strong><a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-iphone" target="_blank"><strong>Apple </strong></a><strong>a utilizzare una batteria diversa da quelle agli ioni di litio</strong>, con un’anodo a base di silicio.</p><p>Il vantaggio? Il silicio consente <strong>una densità energetica decisamente superiore</strong>, garantendo <strong>migliore efficienza</strong> e prestazioni più stabili anche con capacità teoricamente ridotte. Ed è esattamente quello di cui avrebbe bisogno un dispositivo come l’iPhone 17 Air per offrire una vera giornata d’uso senza compromessi.</p><p>Chi ha già provato smartphone con questa tecnologia sa di cosa si parla. <strong>L’Oppo Find X8 Pro</strong>, ad esempio, monta una batteria al silicio-carbonio da <strong>5.910mAh</strong> e offre risultati sorprendenti in termini di autonomia. Certo, è un dispositivo molto più grande, ma il punto resta: <strong>la tecnologia funziona</strong> e riesce spesso a <strong>superare le aspettative</strong>, anche su modelli meno capienti.</p><p>Se davvero Apple adotterà questa soluzione, potrebbe trasformare <strong>quella che sembra una debolezza strutturale</strong> in un punto di forza innovativo. Ma, come sempre, sarà l’ottimizzazione tra hardware e software a fare la differenza.</p><h2 id="un-ottimizzazione-sorprendente">Un’ottimizzazione sorprendente</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1600px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="fYiknYQteLSt8emoFfNWNH" name="1-Apple iPhone 16 Review.jpg" alt="Apple iPhone 16 Review" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/fYiknYQteLSt8emoFfNWNH-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1600" height="900" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Un altro aspetto da non sottovalutare è <strong>la capacità di Apple di ottenere ottime prestazioni anche da batterie più piccole della media</strong>. L’azienda di Cupertino non comunica mai ufficialmente i dati sulla capacità delle sue batterie, ma secondo i teardown, l’iPhone 16 base integra una batteria da <strong>3.561mAh</strong>.</p><p>Una cifra più che sufficiente, ma comunque inferiore ai <strong>4.000mAh del Galaxy S25</strong> o ai <strong>4.700mAh del Pixel 9</strong>. Eppure, <strong>nei nostri test</strong>, l’iPhone 16 ha raggiunto circa <strong>13 ore di utilizzo reale</strong>, una durata paragonabile a quella del Pixel 9, che si aggira tra le <strong>13 e le 14 ore</strong>. Non male, considerando la differenza di oltre <strong>1.000mAh</strong> tra i due dispositivi.</p><p>Il segreto? <strong>L’ottimizzazione di Apple</strong>, che continua a dimostrare quanto possa fare la differenza avere <strong>hardware e software progettati per lavorare insieme</strong>. Il sistema chiuso di iOS, unito al design su misura dei chip Apple Silicon, garantisce <strong>efficienza e stabilità difficili da eguagliare</strong>.</p><p>Tutto fa pensare che, con l’iPhone 17 Air, Apple possa <strong>spingere ancora di più su questo fronte</strong>, sfruttando l’inedito design per rafforzare la sinergia tra componenti interni e sistema operativo.</p><p><strong>Insomma, una batteria più piccola non è necessariamente un disastro.</strong> Se le voci su una batteria da 2.800mAh si riveleranno fondate, Apple potrebbe comunque offrire un’esperienza d’uso solida, e forse addirittura sorprendente.</p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ Apple ignora ancora Siri a WWDC: un problema che dura da 14 anni ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Parliamo di <em>Terminator 2: Il giorno del giudizio</em>, ma non per i motivi che ci si aspetterebbe. L’attenzione non è sul T-800 o su Skynet, bensì su Tim, il miglior amico di John Connor.</p><p>In una scena ambientata in una sala giochi, il T-1000 è sulle tracce di John. Tim tenta di sviare l’attenzione del cyborg, ma viene rapidamente scaraventato fuori dall’inquadratura. Da quel momento, scompare completamente dal film. Fino ad allora era sempre stato accanto a John, ma improvvisamente viene escluso sia dalla scena sia dalla storia.</p><p>È esattamente ciò che è accaduto a Siri durante il WWDC 2025: messa da parte senza nemmeno la dignità di un ultimo gesto coraggioso.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Z0cAIRPPXx0?start=89" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Apple ha aperto il WWDC 2025 con una lunga presentazione dedicata ad Apple Intelligence, ma è emerso chiaramente che Siri basata sull’IA non è ancora all’altezza degli standard dell’azienda. Apple ha infatti dichiarato che <em>“condivideremo ulteriori novità nel corso del prossimo anno”</em>.</p><p>Vale la pena ricordare che la nuova Siri era stata annunciata già al WWDC 2024: a distanza di un anno, non è ancora disponibile e non ha nemmeno una finestra di lancio precisa.</p><p>Il ritardo nel rilascio della versione potenziata di Siri viene spesso citato come esempio della difficoltà di Apple nel tenere il passo con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sebbene molte delle funzioni di Apple Intelligence siano ancora in fase iniziale, Siri ha una storia consolidata di prestazioni inferiori rispetto alla concorrenza.</p><h2 id="14-anni-di-occasioni-perse">14 anni di occasioni perse</h2><p>È curioso pensare che Siri sia stata quasi la prima nel suo genere. "Quasi", perché si trattava di un’applicazione già esistente che Apple acquisì e integrò nell’iPhone 4S in modo innovativo per l’epoca.</p><p>Nel 2011, Siri rappresentava un vero cambiamento nel modo di interagire con lo smartphone e sembrava destinata a diventare una piattaforma in continua evoluzione. Tuttavia, non è andata così. Col tempo ha ricevuto alcuni aggiornamenti, ma è rimasta principalmente un assistente vocale utile per impostare sveglie o inviare messaggi.</p><p>Quando Alexa e Google Assistant hanno conquistato un ruolo centrale nell’ecosistema tech globale, ci si aspettava che Siri evolvesse rapidamente per restare competitiva. Ma non è successo. Con il lancio dell’HomePod, Apple ha tentato di proporre un’alternativa all’Echo di Amazon, ma l’assistente vocale di Cupertino si è rivelato molto meno capace. Anche su richieste musicali semplici, Siri commetteva errori, nonostante la musica fosse stata uno dei punti chiave della presentazione.</p><p>Va ricordato, infine, che l’HomePod fu annunciato al WWDC 2017 ma arrivò sul mercato con quasi un anno di ritardo.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3395px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="fKiZMdTT2GaWwNCEk6BLnM" name="IMG_3060.jpg" alt="Apple HomePod original in a listening room" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/fKiZMdTT2GaWwNCEk6BLnM-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3395" height="1910" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Nel corso degli anni Apple ha introdotto diverse novità su Siri, ma non ha mai risolto il problema di fondo: l’assistente vocale continua a limitarsi a gestire comandi semplici, senza evolversi realmente.</p><p>Attualmente Siri viene usata per lo più per azioni basilari, come impostare timer in cucina, accendere o spegnere luci smart, avviare allenamenti sull’Apple Watch o inviare qualche messaggio di tanto in tanto. Nulla che rappresenti un vero passo avanti rispetto a ciò che poteva fare più di dieci anni fa.</p><p>Ogni tentativo di andare oltre le funzioni più immediate si scontra con limiti evidenti: Siri fatica ad adattarsi a contesti più complessi o a diventare realmente utile in scenari quotidiani più articolati.</p><p>Il WWDC del prossimo anno segnerà i 15 anni dal debutto dell’assistente vocale, ma non è affatto certo che per allora avremo una versione rinnovata e convincente. E se anche dovesse arrivare, senza un reale salto qualitativo, rischierebbe di rappresentare solo un altro aggiornamento poco incisivo.</p><p>Nel frattempo, soluzioni come Google Gemini su Android mostrano capacità sempre più avanzate, mentre ChatGPT sta lavorando insieme a Jony Ive su un nuovo dispositivo progettato attorno all’intelligenza artificiale. Siri non potrà essere sostenuta ancora a lungo senza una svolta concreta: la sua assenza alla conferenza Apple è solo l’ultimo segnale di una stagnazione sempre più difficile da giustificare.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/phones/iphone/apple-ignora-ancora-siri-a-wwdc-un-problema-che-dura-da-14-anni</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ L’assistente vocale resta fuori dalla scena anche nell’era dell’IA: Gemini e ChatGPT corrono, Siri arranca. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                <p>Parliamo di <em>Terminator 2: Il giorno del giudizio</em>, ma non per i motivi che ci si aspetterebbe. L’attenzione non è sul T-800 o su Skynet, bensì su Tim, il miglior amico di John Connor.</p><p>In una scena ambientata in una sala giochi, il T-1000 è sulle tracce di John. Tim tenta di sviare l’attenzione del cyborg, ma viene rapidamente scaraventato fuori dall’inquadratura. Da quel momento, scompare completamente dal film. Fino ad allora era sempre stato accanto a John, ma improvvisamente viene escluso sia dalla scena sia dalla storia.</p><p>È esattamente ciò che è accaduto a Siri durante il WWDC 2025: messa da parte senza nemmeno la dignità di un ultimo gesto coraggioso.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Z0cAIRPPXx0?start=89" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Apple ha aperto il WWDC 2025 con una lunga presentazione dedicata ad Apple Intelligence, ma è emerso chiaramente che Siri basata sull’IA non è ancora all’altezza degli standard dell’azienda. Apple ha infatti dichiarato che <em>“condivideremo ulteriori novità nel corso del prossimo anno”</em>.</p><p>Vale la pena ricordare che la nuova Siri era stata annunciata già al WWDC 2024: a distanza di un anno, non è ancora disponibile e non ha nemmeno una finestra di lancio precisa.</p><p>Il ritardo nel rilascio della versione potenziata di Siri viene spesso citato come esempio della difficoltà di Apple nel tenere il passo con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sebbene molte delle funzioni di Apple Intelligence siano ancora in fase iniziale, Siri ha una storia consolidata di prestazioni inferiori rispetto alla concorrenza.</p><h2 id="14-anni-di-occasioni-perse">14 anni di occasioni perse</h2><p>È curioso pensare che Siri sia stata quasi la prima nel suo genere. "Quasi", perché si trattava di un’applicazione già esistente che Apple acquisì e integrò nell’iPhone 4S in modo innovativo per l’epoca.</p><p>Nel 2011, Siri rappresentava un vero cambiamento nel modo di interagire con lo smartphone e sembrava destinata a diventare una piattaforma in continua evoluzione. Tuttavia, non è andata così. Col tempo ha ricevuto alcuni aggiornamenti, ma è rimasta principalmente un assistente vocale utile per impostare sveglie o inviare messaggi.</p><p>Quando Alexa e Google Assistant hanno conquistato un ruolo centrale nell’ecosistema tech globale, ci si aspettava che Siri evolvesse rapidamente per restare competitiva. Ma non è successo. Con il lancio dell’HomePod, Apple ha tentato di proporre un’alternativa all’Echo di Amazon, ma l’assistente vocale di Cupertino si è rivelato molto meno capace. Anche su richieste musicali semplici, Siri commetteva errori, nonostante la musica fosse stata uno dei punti chiave della presentazione.</p><p>Va ricordato, infine, che l’HomePod fu annunciato al WWDC 2017 ma arrivò sul mercato con quasi un anno di ritardo.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3395px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.26%;"><img id="fKiZMdTT2GaWwNCEk6BLnM" name="IMG_3060.jpg" alt="Apple HomePod original in a listening room" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/fKiZMdTT2GaWwNCEk6BLnM-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3395" height="1910" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>Nel corso degli anni Apple ha introdotto diverse novità su Siri, ma non ha mai risolto il problema di fondo: l’assistente vocale continua a limitarsi a gestire comandi semplici, senza evolversi realmente.</p><p>Attualmente Siri viene usata per lo più per azioni basilari, come impostare timer in cucina, accendere o spegnere luci smart, avviare allenamenti sull’Apple Watch o inviare qualche messaggio di tanto in tanto. Nulla che rappresenti un vero passo avanti rispetto a ciò che poteva fare più di dieci anni fa.</p><p>Ogni tentativo di andare oltre le funzioni più immediate si scontra con limiti evidenti: Siri fatica ad adattarsi a contesti più complessi o a diventare realmente utile in scenari quotidiani più articolati.</p><p>Il WWDC del prossimo anno segnerà i 15 anni dal debutto dell’assistente vocale, ma non è affatto certo che per allora avremo una versione rinnovata e convincente. E se anche dovesse arrivare, senza un reale salto qualitativo, rischierebbe di rappresentare solo un altro aggiornamento poco incisivo.</p><p>Nel frattempo, soluzioni come Google Gemini su Android mostrano capacità sempre più avanzate, mentre ChatGPT sta lavorando insieme a Jony Ive su un nuovo dispositivo progettato attorno all’intelligenza artificiale. Siri non potrà essere sostenuta ancora a lungo senza una svolta concreta: la sua assenza alla conferenza Apple è solo l’ultimo segnale di una stagnazione sempre più difficile da giustificare.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ GTA è lo spaccato d'America ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>La saga di <strong>Grand Theft Auto</strong> non è solo uno dei titoli più iconici dell'industria videoludica, ma anche un’opera di critica sociale mascherata da gioco di azione. Fin dal suo primo capitolo, uscito nel 1997, <em>GTA</em> ha scelto di guardare l'America attraverso una lente distorta, ma incredibilmente veritiera, evidenziando le sue contraddizioni più scomode. La violenza, il consumismo, la disuguaglianza economica e razziale, il sistema politico corrotto: questi temi sono sempre stati al centro della narrazione della saga, che ha saputo unire critica sociale e intrattenimento in un mix provocatorio e irresistibile.</p><p><strong>Ogni capitolo di GTA ha cercato di riflettere la società americana del suo tempo</strong>, mettendo in luce la dissonanza tra l’apparente successo e la realtà di una nazione segnata da disuguaglianza, violenza e corruzione. Con <strong>GTA 6</strong>, la saga non si allontana da questa tradizione. Anzi,<strong> sembra voler scavare ancora più a fondo</strong>, esplorando un’America che, pur nel suo apparente splendore, nasconde crepe profonde, fatte di sfruttamento e disillusione. Questa volta, però, la narrazione è meno semplice, più stratificata, ma la critica rimane tagliente come sempre.</p><p>In un'epoca in cui le divisioni sociali e politiche sono sempre più evidenti, GTA 6 non è solo un gioco che vuole intrattenere. È un invito a riflettere su ciò che sta accadendo, su una società che non è mai stata così divisa. E come sempre,<strong> Rockstar Games usa la sua arma migliore: l'ironia.</strong> Una satira che ci costringe a guardare in faccia l’America di oggi, senza censure.</p><h2 id="analisi-degli-ultimi-trailer-di-gta-6">Analisi degli ultimi trailer di GTA 6</h2><p>Ogni nuovo trailer di <strong>GTA 6</strong> ci ha regalato <strong>uno spunto per riflettere</strong>, non solo sulla grafica stupefacente o sulla promessa di un mondo sempre più vasto e dinamico, ma anche sui messaggi nascosti tra le immagini. In questi brevi assaggi, <strong>Rockstar ha mostrato un'America che si svela in tutta la sua complessità: </strong>una metropoli piena di luci, ma anche di ombre. Un'ambientazione che sembra più vibrante che mai, ma che conserva quelle stesse contraddizioni e tensioni che hanno sempre caratterizzato la saga.</p><p><strong>Vice City</strong>, il cuore pulsante di GTA 6, non è più solo una città di festa e lusso, ma un microcosmo dove le differenze sociali emergono con prepotenza. Tra grattacieli scintillanti e vicoli polverosi, il gioco sembra mettere in evidenza la distanza incolmabile tra le classi sociali, <strong>con scene che richiamano la lotta per la sopravvivenza dei più poveri e l’arroganza dei più ricchi. </strong>Ma non è solo una questione di divisione economica: il razzismo, la corruzione delle forze dell’ordine e la violenza sono temi ricorrenti che emergono chiaramente nei trailer, rendendo la città un riflesso dell’America più oscura e meno raccontata.</p><p>Uno degli aspetti più interessanti dei trailer è la rappresentazione della criminalità, che non è più solo una mera questione di traffico di droga e rapine, <strong>ma diventa il simbolo di un sistema che alimenta la violenza per sopravvivere.</strong> I protagonisti, più sfumati e complessi che mai, sembrano essere vittime e carnefici allo stesso tempo, divisi tra la necessità di adattarsi a un mondo ingiusto e la voglia di cambiare, o almeno di ribellarsi.</p><p>Le immagini della polizia, <strong>spesso in conflitto con la cittadinanza</strong>, sembrano prendere una piega ancora più critica rispetto ai precedenti capitoli. La brutalità e l’abuso di potere sono esplicitamente messi in scena, creando un parallelismo inquietante con le attualità, in un periodo storico in cui i diritti civili e le tensioni razziali sono sotto gli occhi di tutti.</p><p>GTA 6 dipinge un’America che, pur nel suo splendore, è attraversata da <strong>contraddizioni profonde</strong>. Il gioco non racconta solo la criminalità come un atto isolato, ma come una risposta a un sistema che alimenta la disuguaglianza. Le <strong>divisioni tra ricchi e poveri</strong> sono visibili in ogni angolo di <strong>Vice City</strong>, una città che riflette la realtà di un paese <strong>diviso</strong>.<strong> La brutalità delle forze dell'ordine e le tensioni razziali</strong> sono temi centrali che emergono dai trailer, portando alla luce una società che non è più solo uno sfondo, ma il <strong>motore</strong> stesso della narrazione. GTA 6 non è solo intrattenimento, ma una <strong>denuncia sociale</strong> che ci costringe a guardare in faccia una realtà che troppo spesso preferiamo ignorare, mettendo in discussione le istituzioni e i valori che ci sono stati insegnati.</p><h2 id="un-confronto-con-i-capitoli-precedenti">Un confronto con i capitoli precedenti </h2><p>Ogni capitolo di <strong>GTA</strong> ha cercato di analizzare e raccontare un’America diversa, ma sempre con uno sguardo critico verso le sue contraddizioni. <strong>GTA III</strong> (2001), pur essendo il primo gioco a portare la serie nel mondo 3D, non si preoccupava tanto della critica sociale quanto della <strong>criminalità urbana</strong>, usando <strong>Liberty City</strong> come un palcoscenico per azioni da fuorilegge. Il concetto di <strong>divisioni sociali</strong> emergeva in modo sottile, ma era chiaro che dietro la violenza c'era un ordine sociale instabile. </p><p>Con <strong>GTA: Vice City</strong> (2002), però, <strong>Rockstar </strong>ha iniziato a fare un passo più deciso verso la critica, ambientando il gioco negli anni '80, un'era in cui il <strong>consumismo sfrenato</strong> e la <strong>corruzione morale</strong> erano la norma. La città di <strong>Vice City</strong> non era solo il centro di un impero mafioso, ma rifletteva una <strong>società superficiale</strong> dove il denaro e il potere erano i veri motori, ma nascondevano la miseria della popolazione più vulnerabile.</p><p>Arrivando a <strong>GTA: San Andreas</strong> (2004), Rockstar non si limita più a raccontare il crimine come un fatto isolato, ma comincia a riflettere sulle <strong>disuguaglianze razziali</strong> e sulle <strong>difficoltà sociali</strong> vissute dalle comunità afroamericane. La storia di <strong>CJ</strong> e la sua lotta per la sua città, <strong>Los Santos</strong>, è un grido di denuncia contro la corruzione <strong>della polizia</strong> e il sistema politico marcio che sfrutta le classi più povere, ma anche una critica alla <strong>disoccupazione</strong> e alla <strong>miseria urbana</strong> che attanagliavano le strade. </p><p>Con <strong>GTA IV</strong> (2008), la saga tocca temi come il fallimento del <strong>sogno americano</strong> attraverso gli occhi di <strong>Niko Bellic</strong>, un immigrato che cerca fortuna a <strong>Liberty City</strong>, ma si trova invischiato in un sistema di corruzione e disperazione. La città stessa, con la sua economia in declino e il suo sistema politico disfunzionale, diventa una riflessione sul decadimento delle <strong>strutture sociali e la perdita di speranza</strong>.</p><p>Con <strong>GTA V</strong> (2013), Rockstar porta la critica sociale al suo culmine, utilizzando <strong>Los Santos</strong> come una <strong>satira</strong> delle <strong>disuguaglianze capitalistiche</strong> e delle tensioni sociali che definiscono l'America contemporanea. I tre protagonisti <strong>Michael,</strong> <strong>Trevor</strong> <strong>e</strong> <strong>Franklin</strong> rappresentano diverse facce di un paese diviso: <strong>Michael</strong>, il frustrato ex ladro di banca che sogna una vita da ricco ma finisce intrappolato in una crisi di mezza età; <strong>Trevor</strong>, l'outsider psicopatico che rifiuta le regole della società; e infine <strong>Franklin</strong>, che cerca una via d'uscita dalla povertà, ma si trova a fare i conti con il <strong>fallimento</strong> del sistema e con il tradimento dei suoi stessi sogni. Los Santos diventa il simbolo di una nazione che, pur nel lusso e nell'opulenza, <strong>è governata dall'avidità e dalla superficialità.</strong></p><p>Infine, con <strong>GTA 6</strong>, la saga sembra voler fare un ulteriore passo avanti nella critica sociale, esplorando <strong>Vice City</strong> come un microcosmo di un’America moderna, ancora più <strong>divisa</strong> <strong>e</strong> <strong>fratturata</strong> <strong>dalle disuguaglianze economiche e sociali</strong>. La città, pur nella sua bellezza visiva, è un riflesso della violenza strutturale e delle tensioni razziali che sono all'ordine del giorno in una nazione che sembra incapace di trovare un equilibrio tra i suoi valori fondanti e la realtà sociale. Le immagini di un sistema in crisi, dove le <strong>divisioni tra le classi sociali</strong> sono sempre più evidenti, si intrecciano con una critica feroce alla <strong>corruzione della polizia</strong> e alla <strong>politica</strong> corrotta che favorisce solo i più potenti. <strong>GTA 6</strong> non si limita a raccontare una storia di crimine, ma ci costringe a riflettere su un'America che, pur nel suo apparente splendore, è <strong>prigioniera</strong> delle sue <strong>contraddizioni</strong> più profonde.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/gaming/gta-e-lo-spaccato-damerica</link>
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                            <![CDATA[ GTA è un viaggio crudo e senza filtri nell'America moderna, tra disuguaglianze, violenza e sogni infranti. ]]>
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                                <p>La saga di <strong>Grand Theft Auto</strong> non è solo uno dei titoli più iconici dell'industria videoludica, ma anche un’opera di critica sociale mascherata da gioco di azione. Fin dal suo primo capitolo, uscito nel 1997, <em>GTA</em> ha scelto di guardare l'America attraverso una lente distorta, ma incredibilmente veritiera, evidenziando le sue contraddizioni più scomode. La violenza, il consumismo, la disuguaglianza economica e razziale, il sistema politico corrotto: questi temi sono sempre stati al centro della narrazione della saga, che ha saputo unire critica sociale e intrattenimento in un mix provocatorio e irresistibile.</p><p><strong>Ogni capitolo di GTA ha cercato di riflettere la società americana del suo tempo</strong>, mettendo in luce la dissonanza tra l’apparente successo e la realtà di una nazione segnata da disuguaglianza, violenza e corruzione. Con <strong>GTA 6</strong>, la saga non si allontana da questa tradizione. Anzi,<strong> sembra voler scavare ancora più a fondo</strong>, esplorando un’America che, pur nel suo apparente splendore, nasconde crepe profonde, fatte di sfruttamento e disillusione. Questa volta, però, la narrazione è meno semplice, più stratificata, ma la critica rimane tagliente come sempre.</p><p>In un'epoca in cui le divisioni sociali e politiche sono sempre più evidenti, GTA 6 non è solo un gioco che vuole intrattenere. È un invito a riflettere su ciò che sta accadendo, su una società che non è mai stata così divisa. E come sempre,<strong> Rockstar Games usa la sua arma migliore: l'ironia.</strong> Una satira che ci costringe a guardare in faccia l’America di oggi, senza censure.</p><h2 id="analisi-degli-ultimi-trailer-di-gta-6">Analisi degli ultimi trailer di GTA 6</h2><p>Ogni nuovo trailer di <strong>GTA 6</strong> ci ha regalato <strong>uno spunto per riflettere</strong>, non solo sulla grafica stupefacente o sulla promessa di un mondo sempre più vasto e dinamico, ma anche sui messaggi nascosti tra le immagini. In questi brevi assaggi, <strong>Rockstar ha mostrato un'America che si svela in tutta la sua complessità: </strong>una metropoli piena di luci, ma anche di ombre. Un'ambientazione che sembra più vibrante che mai, ma che conserva quelle stesse contraddizioni e tensioni che hanno sempre caratterizzato la saga.</p><p><strong>Vice City</strong>, il cuore pulsante di GTA 6, non è più solo una città di festa e lusso, ma un microcosmo dove le differenze sociali emergono con prepotenza. Tra grattacieli scintillanti e vicoli polverosi, il gioco sembra mettere in evidenza la distanza incolmabile tra le classi sociali, <strong>con scene che richiamano la lotta per la sopravvivenza dei più poveri e l’arroganza dei più ricchi. </strong>Ma non è solo una questione di divisione economica: il razzismo, la corruzione delle forze dell’ordine e la violenza sono temi ricorrenti che emergono chiaramente nei trailer, rendendo la città un riflesso dell’America più oscura e meno raccontata.</p><p>Uno degli aspetti più interessanti dei trailer è la rappresentazione della criminalità, che non è più solo una mera questione di traffico di droga e rapine, <strong>ma diventa il simbolo di un sistema che alimenta la violenza per sopravvivere.</strong> I protagonisti, più sfumati e complessi che mai, sembrano essere vittime e carnefici allo stesso tempo, divisi tra la necessità di adattarsi a un mondo ingiusto e la voglia di cambiare, o almeno di ribellarsi.</p><p>Le immagini della polizia, <strong>spesso in conflitto con la cittadinanza</strong>, sembrano prendere una piega ancora più critica rispetto ai precedenti capitoli. La brutalità e l’abuso di potere sono esplicitamente messi in scena, creando un parallelismo inquietante con le attualità, in un periodo storico in cui i diritti civili e le tensioni razziali sono sotto gli occhi di tutti.</p><p>GTA 6 dipinge un’America che, pur nel suo splendore, è attraversata da <strong>contraddizioni profonde</strong>. Il gioco non racconta solo la criminalità come un atto isolato, ma come una risposta a un sistema che alimenta la disuguaglianza. Le <strong>divisioni tra ricchi e poveri</strong> sono visibili in ogni angolo di <strong>Vice City</strong>, una città che riflette la realtà di un paese <strong>diviso</strong>.<strong> La brutalità delle forze dell'ordine e le tensioni razziali</strong> sono temi centrali che emergono dai trailer, portando alla luce una società che non è più solo uno sfondo, ma il <strong>motore</strong> stesso della narrazione. GTA 6 non è solo intrattenimento, ma una <strong>denuncia sociale</strong> che ci costringe a guardare in faccia una realtà che troppo spesso preferiamo ignorare, mettendo in discussione le istituzioni e i valori che ci sono stati insegnati.</p><h2 id="un-confronto-con-i-capitoli-precedenti">Un confronto con i capitoli precedenti </h2><p>Ogni capitolo di <strong>GTA</strong> ha cercato di analizzare e raccontare un’America diversa, ma sempre con uno sguardo critico verso le sue contraddizioni. <strong>GTA III</strong> (2001), pur essendo il primo gioco a portare la serie nel mondo 3D, non si preoccupava tanto della critica sociale quanto della <strong>criminalità urbana</strong>, usando <strong>Liberty City</strong> come un palcoscenico per azioni da fuorilegge. Il concetto di <strong>divisioni sociali</strong> emergeva in modo sottile, ma era chiaro che dietro la violenza c'era un ordine sociale instabile. </p><p>Con <strong>GTA: Vice City</strong> (2002), però, <strong>Rockstar </strong>ha iniziato a fare un passo più deciso verso la critica, ambientando il gioco negli anni '80, un'era in cui il <strong>consumismo sfrenato</strong> e la <strong>corruzione morale</strong> erano la norma. La città di <strong>Vice City</strong> non era solo il centro di un impero mafioso, ma rifletteva una <strong>società superficiale</strong> dove il denaro e il potere erano i veri motori, ma nascondevano la miseria della popolazione più vulnerabile.</p><p>Arrivando a <strong>GTA: San Andreas</strong> (2004), Rockstar non si limita più a raccontare il crimine come un fatto isolato, ma comincia a riflettere sulle <strong>disuguaglianze razziali</strong> e sulle <strong>difficoltà sociali</strong> vissute dalle comunità afroamericane. La storia di <strong>CJ</strong> e la sua lotta per la sua città, <strong>Los Santos</strong>, è un grido di denuncia contro la corruzione <strong>della polizia</strong> e il sistema politico marcio che sfrutta le classi più povere, ma anche una critica alla <strong>disoccupazione</strong> e alla <strong>miseria urbana</strong> che attanagliavano le strade. </p><p>Con <strong>GTA IV</strong> (2008), la saga tocca temi come il fallimento del <strong>sogno americano</strong> attraverso gli occhi di <strong>Niko Bellic</strong>, un immigrato che cerca fortuna a <strong>Liberty City</strong>, ma si trova invischiato in un sistema di corruzione e disperazione. La città stessa, con la sua economia in declino e il suo sistema politico disfunzionale, diventa una riflessione sul decadimento delle <strong>strutture sociali e la perdita di speranza</strong>.</p><p>Con <strong>GTA V</strong> (2013), Rockstar porta la critica sociale al suo culmine, utilizzando <strong>Los Santos</strong> come una <strong>satira</strong> delle <strong>disuguaglianze capitalistiche</strong> e delle tensioni sociali che definiscono l'America contemporanea. I tre protagonisti <strong>Michael,</strong> <strong>Trevor</strong> <strong>e</strong> <strong>Franklin</strong> rappresentano diverse facce di un paese diviso: <strong>Michael</strong>, il frustrato ex ladro di banca che sogna una vita da ricco ma finisce intrappolato in una crisi di mezza età; <strong>Trevor</strong>, l'outsider psicopatico che rifiuta le regole della società; e infine <strong>Franklin</strong>, che cerca una via d'uscita dalla povertà, ma si trova a fare i conti con il <strong>fallimento</strong> del sistema e con il tradimento dei suoi stessi sogni. Los Santos diventa il simbolo di una nazione che, pur nel lusso e nell'opulenza, <strong>è governata dall'avidità e dalla superficialità.</strong></p><p>Infine, con <strong>GTA 6</strong>, la saga sembra voler fare un ulteriore passo avanti nella critica sociale, esplorando <strong>Vice City</strong> come un microcosmo di un’America moderna, ancora più <strong>divisa</strong> <strong>e</strong> <strong>fratturata</strong> <strong>dalle disuguaglianze economiche e sociali</strong>. La città, pur nella sua bellezza visiva, è un riflesso della violenza strutturale e delle tensioni razziali che sono all'ordine del giorno in una nazione che sembra incapace di trovare un equilibrio tra i suoi valori fondanti e la realtà sociale. Le immagini di un sistema in crisi, dove le <strong>divisioni tra le classi sociali</strong> sono sempre più evidenti, si intrecciano con una critica feroce alla <strong>corruzione della polizia</strong> e alla <strong>politica</strong> corrotta che favorisce solo i più potenti. <strong>GTA 6</strong> non si limita a raccontare una storia di crimine, ma ci costringe a riflettere su un'America che, pur nel suo apparente splendore, è <strong>prigioniera</strong> delle sue <strong>contraddizioni</strong> più profonde.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Zuckerberg vuole che tutti abbiano amici IA, ma ignora cos'è l'amicizia (e cos'è davvero l’intelligenza artificiale)  ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>L’amicizia è una parte essenziale della vita per molte persone. Può essere complessa e imperfetta, ma resta un legame insostituibile. Come osservava Aristotele, <em>"nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se possedesse tutti gli altri beni."</em></p><p>Nel contesto di una società sempre più frammentata sul piano relazionale, <strong>Mark Zuckerberg</strong> ha proposto una possibile soluzione: <strong>creare nuove amicizie attraverso l’intelligenza artificiale</strong>. Un’evoluzione del concetto stesso di "fare amicizia", che il CEO di <strong>Meta</strong> ha contribuito a ridefinire già dai tempi in cui ha trasformato il termine “friend” in un verbo.</p><p>Durante un intervento nel podcast di <strong>Dwarkesh Patel</strong>, Zuckerberg ha sottolineato che molte persone si rivolgono ai chatbot, come <strong>Meta AI</strong>, per parlare della propria vita personale. In un’epoca in cui <strong>molti americani dichiarano di avere meno amici di quanto desidererebbero</strong>, le interazioni con l’IA potrebbero rappresentare uno spazio alternativo.</p><p><em>"Man mano che il ciclo di personalizzazione si rafforza e l’IA inizia a conoscerti meglio, l’esperienza diventerà sempre più coinvolgente"</em>, ha affermato Zuckerberg.</p><p>Tuttavia, coinvolgente <strong>non significa autentico</strong>. Un’intelligenza artificiale <strong>non è un amico</strong>, e non può esserlo. Confondere le due cose porta a fraintendere sia <strong>il funzionamento dell’IA</strong> che <strong>la natura delle relazioni umane</strong>. Un assistente virtuale, per quanto sofisticato, <strong>è uno strumento</strong>. Potente, utile, a volte sorprendente, ma pur sempre uno strumento, come l’autocompletamento dei messaggi o un coltellino svizzero.</p><p>L’IA <strong>non possiede coscienza</strong>, non ha un pensiero interno o emozioni. È pura <strong>sintassi e superficie</strong>, un sistema addestrato a riprodurre linguaggio, non a comprendere sentimenti. L’empatia che simula è <strong>una rappresentazione preprogrammata</strong>, non una connessione reale.</p><p>L’amicizia vera non si misura in base all’utilità o alla disponibilità costante. Non è una relazione unilaterale in cui qualcuno risponde sempre senza aspettarsi nulla in cambio, sulla base di un <strong>modello probabilistico</strong>. Una <strong>conversazione ben progettata</strong> o una <strong>UI intuitiva</strong> non sono sinonimo di affetto.</p><p>Nel migliore dei casi, un "amico IA" è <strong>paragonabile a un animale domestico virtuale</strong>: un’entità reattiva su cui si può proiettare un’emozione, ma che <strong>non prova nulla</strong>. È sempre presente, ma <strong>non si prende cura di voi</strong>, e nel profondo, <strong>ne siamo consapevoli</strong>.</p><h2 id="terapia-ia">Terapia IA</h2><p>In un altro recente intervento podcast, questa volta con <strong>Ben Thompson</strong>, Mark Zuckerberg ha suggerito che, <strong>anche in assenza di un terapeuta umano, sarebbe comunque utile avere a disposizione un’IA</strong>. La motivazione è chiara: la terapia ha costi elevati e la domanda di supporto psicologico supera di gran lunga l’offerta disponibile. Se un chatbot basato sull’IA può offrire conforto a chi si trova in difficoltà, è difficile considerare l’idea negativa in assoluto. Tuttavia, <strong>i dettagli fanno la differenza</strong>.</p><p>Alcune app di supporto psicologico basate su chatbot hanno mostrato risultati promettenti, ma la loro esistenza <strong>nasce da un vuoto strutturale</strong>: la mancanza di risorse per fornire servizi di salute mentale su larga scala. Un terapeuta formato, infatti, non si limita a interpretare le parole o il tono emotivo evidente. È in grado di <strong>cogliere ciò che non viene detto</strong>, di <strong>riconoscere segnali nascosti dietro atteggiamenti apparentemente sereni</strong> e di <strong>prendere decisioni cliniche complesse</strong> che nessun algoritmo può replicare.</p><p>Soprattutto, un terapeuta umano <strong>segue un codice etico e norme professionali</strong> che nessun software può eguagliare. È abilitato, responsabile, e vincolato alla riservatezza. Al contrario, un’IA – anche se programmata con regole severe – <strong>potrebbe essere modificata in qualsiasi momento</strong>, con il rischio che le informazioni personali vengano trasferite su server remoti senza reale controllo da parte dell’utente.</p><p>C’è anche un altro elemento da considerare: <strong>l’ironia di affidare all’IA di una grande piattaforma social il compito di offrire supporto mentale</strong>, quando proprio alcune di queste piattaforme sono spesso associate a <strong>un peggioramento del benessere psicologico tra gli adolescenti</strong> e alla <strong>dipendenza digitale</strong>, che può allontanare le persone da relazioni autentiche.</p><p>L’IA può essere uno strumento utile. Può supportare i terapeuti, <strong>potenziare l’istruzione</strong>, offrire <strong>assistenza 24/7</strong>, e <strong>automatizzare operazioni complesse</strong>. Ma <strong>non può sostituire le connessioni umane</strong>.</p><p>Al momento, non si registra un fenomeno su larga scala in cui le persone abbandonano le relazioni interpersonali per rifugiarsi in interazioni asettiche con chatbot sempre accondiscendenti. Ma <strong>non si tratta comunque di una prospettiva da incoraggiare</strong>. L’amicizia non può essere scalata industrialmente, né conviene incentivare l’uso di software come alternativa al lavoro necessario per costruire legami reali.</p><p>Un’IA si comporta con tutti allo stesso modo. E, come ricordava Aristotele, <em>"chi è amico di tutti, non è amico di nessuno."</em></p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Mark Zuckerberg pitches AI as friendship supplement. ]]>
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                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <p>L’amicizia è una parte essenziale della vita per molte persone. Può essere complessa e imperfetta, ma resta un legame insostituibile. Come osservava Aristotele, <em>"nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se possedesse tutti gli altri beni."</em></p><p>Nel contesto di una società sempre più frammentata sul piano relazionale, <strong>Mark Zuckerberg</strong> ha proposto una possibile soluzione: <strong>creare nuove amicizie attraverso l’intelligenza artificiale</strong>. Un’evoluzione del concetto stesso di "fare amicizia", che il CEO di <strong>Meta</strong> ha contribuito a ridefinire già dai tempi in cui ha trasformato il termine “friend” in un verbo.</p><p>Durante un intervento nel podcast di <strong>Dwarkesh Patel</strong>, Zuckerberg ha sottolineato che molte persone si rivolgono ai chatbot, come <strong>Meta AI</strong>, per parlare della propria vita personale. In un’epoca in cui <strong>molti americani dichiarano di avere meno amici di quanto desidererebbero</strong>, le interazioni con l’IA potrebbero rappresentare uno spazio alternativo.</p><p><em>"Man mano che il ciclo di personalizzazione si rafforza e l’IA inizia a conoscerti meglio, l’esperienza diventerà sempre più coinvolgente"</em>, ha affermato Zuckerberg.</p><p>Tuttavia, coinvolgente <strong>non significa autentico</strong>. Un’intelligenza artificiale <strong>non è un amico</strong>, e non può esserlo. Confondere le due cose porta a fraintendere sia <strong>il funzionamento dell’IA</strong> che <strong>la natura delle relazioni umane</strong>. Un assistente virtuale, per quanto sofisticato, <strong>è uno strumento</strong>. Potente, utile, a volte sorprendente, ma pur sempre uno strumento, come l’autocompletamento dei messaggi o un coltellino svizzero.</p><p>L’IA <strong>non possiede coscienza</strong>, non ha un pensiero interno o emozioni. È pura <strong>sintassi e superficie</strong>, un sistema addestrato a riprodurre linguaggio, non a comprendere sentimenti. L’empatia che simula è <strong>una rappresentazione preprogrammata</strong>, non una connessione reale.</p><p>L’amicizia vera non si misura in base all’utilità o alla disponibilità costante. Non è una relazione unilaterale in cui qualcuno risponde sempre senza aspettarsi nulla in cambio, sulla base di un <strong>modello probabilistico</strong>. Una <strong>conversazione ben progettata</strong> o una <strong>UI intuitiva</strong> non sono sinonimo di affetto.</p><p>Nel migliore dei casi, un "amico IA" è <strong>paragonabile a un animale domestico virtuale</strong>: un’entità reattiva su cui si può proiettare un’emozione, ma che <strong>non prova nulla</strong>. È sempre presente, ma <strong>non si prende cura di voi</strong>, e nel profondo, <strong>ne siamo consapevoli</strong>.</p><h2 id="terapia-ia">Terapia IA</h2><p>In un altro recente intervento podcast, questa volta con <strong>Ben Thompson</strong>, Mark Zuckerberg ha suggerito che, <strong>anche in assenza di un terapeuta umano, sarebbe comunque utile avere a disposizione un’IA</strong>. La motivazione è chiara: la terapia ha costi elevati e la domanda di supporto psicologico supera di gran lunga l’offerta disponibile. Se un chatbot basato sull’IA può offrire conforto a chi si trova in difficoltà, è difficile considerare l’idea negativa in assoluto. Tuttavia, <strong>i dettagli fanno la differenza</strong>.</p><p>Alcune app di supporto psicologico basate su chatbot hanno mostrato risultati promettenti, ma la loro esistenza <strong>nasce da un vuoto strutturale</strong>: la mancanza di risorse per fornire servizi di salute mentale su larga scala. Un terapeuta formato, infatti, non si limita a interpretare le parole o il tono emotivo evidente. È in grado di <strong>cogliere ciò che non viene detto</strong>, di <strong>riconoscere segnali nascosti dietro atteggiamenti apparentemente sereni</strong> e di <strong>prendere decisioni cliniche complesse</strong> che nessun algoritmo può replicare.</p><p>Soprattutto, un terapeuta umano <strong>segue un codice etico e norme professionali</strong> che nessun software può eguagliare. È abilitato, responsabile, e vincolato alla riservatezza. Al contrario, un’IA – anche se programmata con regole severe – <strong>potrebbe essere modificata in qualsiasi momento</strong>, con il rischio che le informazioni personali vengano trasferite su server remoti senza reale controllo da parte dell’utente.</p><p>C’è anche un altro elemento da considerare: <strong>l’ironia di affidare all’IA di una grande piattaforma social il compito di offrire supporto mentale</strong>, quando proprio alcune di queste piattaforme sono spesso associate a <strong>un peggioramento del benessere psicologico tra gli adolescenti</strong> e alla <strong>dipendenza digitale</strong>, che può allontanare le persone da relazioni autentiche.</p><p>L’IA può essere uno strumento utile. Può supportare i terapeuti, <strong>potenziare l’istruzione</strong>, offrire <strong>assistenza 24/7</strong>, e <strong>automatizzare operazioni complesse</strong>. Ma <strong>non può sostituire le connessioni umane</strong>.</p><p>Al momento, non si registra un fenomeno su larga scala in cui le persone abbandonano le relazioni interpersonali per rifugiarsi in interazioni asettiche con chatbot sempre accondiscendenti. Ma <strong>non si tratta comunque di una prospettiva da incoraggiare</strong>. L’amicizia non può essere scalata industrialmente, né conviene incentivare l’uso di software come alternativa al lavoro necessario per costruire legami reali.</p><p>Un’IA si comporta con tutti allo stesso modo. E, come ricordava Aristotele, <em>"chi è amico di tutti, non è amico di nessuno."</em></p>
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                                                            <title><![CDATA[ Clair Obscur: Expedition 33 - La voce della rivoluzione parla francese  ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <div><blockquote><p>“L’Oracolo mi ha detto che il Game of the Year 2025 sarà realizzato da uno studio che avrà trovato la formula giusta per salire qui sul palco. È stupidamente semplice, ma capita che qualcuno ci si perda. Uno studio che ha realizzato un gioco che volevano giocare per primi loro, che lo hanno creato perché non era mai stato fatto prima. Non lo hanno fatto per incrementare la loro fetta di mercato, né per trasformarlo in un brand senz’anima. Non per raggiungere obiettivi arbitrari imposti da chi guarda i grafici e non i giochi. Soprattutto, non lo hanno fatto con la paura addosso. Hanno creato un gioco con amore, con coraggio, con una visione. E i loro amministratori li hanno lasciati fare, perché sapevano che il rispetto per chi crea e per chi gioca porta risultati veri.”</p><p>Swen Vincke, fondatore e direttore creativo di Larian Studios</p></blockquote></div><p>A pronunciare queste parole non è stato un attivista o un nostalgico del passato, ma <strong>Swen Vincke</strong>, fondatore e direttore creativo di <strong>Larian Studios</strong>, durante il suo discorso ai <strong>BAFTA Games Awards 2024</strong>, ritirando il premio per <strong>Baldur’s Gate 3</strong>. Non era una celebrazione fine a se stessa, ma un atto di denuncia elegante e feroce contro lo stato attuale dell’industria videoludica. Un’industria che, come Vincke ha voluto sottolineare, troppo spesso ha smarrito la propria bussola in nome dell’efficienza, del controllo, del marketing. E le sue parole oggi risuonano ancora più forti guardando l’uscita di un titolo come <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong>.</p><p>Perché Expedition 33 non è solo un videogioco. È la dimostrazione pratica che quel tipo di visione (quella che mette il gioco e chi lo crea al centro) è ancora possibile. In un mare di tripla A senz’anima, realizzati per massimizzare il coinvolgimento orario e spremere il portafoglio, il titolo di Sandfall Interactive sembra arrivare da un’altra epoca. O meglio: da quell’epoca che Swen Vincke ha appena descritto sul palco, quella che tanti studi hanno dimenticato di appartenere.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3840px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="ti2RwQjfo2BBVLXz5YhQiL" name="Expedition 33_First Look_Screenshot_08.jpg" alt="a screenshot from Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ti2RwQjfo2BBVLXz5YhQiL-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3840" height="2160" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Sandfall Interative)</span></figcaption></figure><h2 id="la-standardizzazione-del-videogioco-moderno">La standardizzazione del videogioco moderno</h2><p>Il problema è che quella semplicità di cui parlava Vincke - quel “fare un gioco perché si ha qualcosa da dire” - <strong>oggi sembra un’eresia</strong>. L’industria videoludica, soprattutto quella che lavora con budget a otto zeri, si è infilata in un vicolo cieco fatto di modelli ripetuti all’infinito, paure gestionali e totale assenza di rischio. Ogni nuova IP deve somigliare a una vecchia IP. Ogni GDR deve diventare un action open world con alberi delle abilità, punti esperienza, loot rari e mappe piene di icone. <strong>Ogni prodotto deve servire contemporaneamente come gioco, piattaforma, brand, contenitore e servizio.</strong></p><p><strong>Ubisoft è l’esempio più facile</strong>: ha preso Assassin’s Creed - che all’inizio era una serie con una visione chiara - e lo ha trasformato in una fabbrica di giochi enormi, intercambiabili, costruiti intorno a strutture identiche. Ogni tanto cambia l’ambientazione, ogni tanto la barra della stamina, ma la struttura resta quella. <strong>Square Enix</strong>, un tempo simbolo dell’invenzione GDR, oggi appare più interessata a rincorrere trend di mercato e packaging estetico che a lasciare spazio a idee vere. <strong>Final Fantasy XVI è l’emblema di questa deriva</strong>: un gioco che guarda più a <strong>Devil May Cry</strong> che ai suoi predecessori, incapace di scegliere cosa vuole essere se non “moderno”. Perfino <strong>Bioware </strong>– che con <strong>Mass Effect</strong> e <strong>Dragon Age</strong> aveva trovato un’identità unica – è finita nel limbo dell’incertezza, travolta da progetti abortiti, cambi di direzione, live service falliti.</p><p>Eppure, proprio mentre i grandi arrancano, capita che un piccolo studio sconosciuto faccia il miracolo. È il caso di Sandfall Interactive. Con <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong>, un gruppo di sviluppatori al primo progetto ha avuto il coraggio di dire: <strong>“Facciamolo come lo vorremmo noi. Facciamolo perché nessuno lo sta facendo più.”</strong> Il risultato? Un GDR a turni che <strong>non copia Persona o Final Fantasy</strong>, ma li rielabora. Una direzione artistica che non strizza l’occhio all’algoritmo di TikTok, ma parla la lingua dei pittori simbolisti. Un mondo che non ha bisogno di essere enorme, ma di avere qualcosa da raccontare.</p><p>E tutto questo non perché ci sia un piano industriale geniale dietro. Ma perché c’è una visione. E quella visione, oggi, è già un atto di ribellione.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3840px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="T4fnxnscuayEfN7B6aELVn" name="ss_483a27df5072beb3a4650634a764bda750fbcb82.jpg" alt="Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/T4fnxnscuayEfN7B6aELVn-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3840" height="2160" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Kepler Interactive)</span></figcaption></figure><h2 id="il-coraggio-dei-piccoli-la-paura-dei-colossi">Il coraggio dei piccoli, la paura dei colossi</h2><p>Mentre le grandi produzioni si preoccupano di <strong>piacere a tutti</strong>, di <strong>seguire i trend</strong>, di integrare funzionalità pensate per <strong>aumentare l’engagement</strong> più che il coinvolgimento, ci sono studi più piccoli che ancora credono nel videogioco come <strong>atto creativo</strong>. <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong> nasce da questo spirito. Un’opera prima che osa abbracciare un’<strong>estetica pittorica e surreale</strong>, con un sistema di combattimento che mescola <strong>turni, ritmo e strategia</strong>, e una narrazione che <strong>non ha paura di essere ambiziosa</strong>. <strong>Sandfall Interactive</strong> non ha cercato il compromesso, né ha progettato un prodotto che “funzionasse” su carta. Ha realizzato un gioco che <strong>voleva giocare per primo</strong>, un gioco che aveva <strong>senso per loro</strong>. E proprio per questo ha <strong>un’identità</strong>.</p><p>È lo stesso spirito che ha portato <strong>Larian Studios</strong> a costruire <strong>Baldur’s Gate 3</strong>: non un GDR perfetto per tutti, ma uno <strong>radicalmente coerente con la sua visione</strong>. E guarda caso, il pubblico ha risposto. Perché quando un videogioco è <strong>figlio di una convinzione autentica</strong>, di una direzione chiara, di un desiderio reale di dire qualcosa, <strong>quel valore si sente</strong>. E non serve una mappa gigante o una grafica da benchmark per colpire nel segno. Basta avere il <strong>coraggio di essere sinceri</strong>.</p><p>Lo dimostrano anche altri titoli nati da visioni altrettanto forti, come <strong>Sea of Stars</strong>, che omaggia i JRPG classici senza cadere nella <strong>nostalgia sterile</strong>; <strong>Chained Echoes</strong>, capace di sorprendere con una qualità che molti tripla A si sognano; o <strong>Undertale</strong>, che con un’estetica minimale ha <strong>rivoluzionato il modo in cui i giocatori si relazionano ai propri nemici</strong>. Sono esperienze diverse, ma nate tutte da una scelta netta: <strong>fare qualcosa che avesse senso per chi lo stava creando</strong>, non per un algoritmo.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3798px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.24%;"><img id="9jhPF2sEXFmGd33qwwGdj4" name="1741002351.jpg" alt="A screenshot of an enemy in Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/9jhPF2sEXFmGd33qwwGdj4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3798" height="2136" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Sandfall Interactive)</span></figcaption></figure><h2 id="un-problema-culturale-non-solo-creativo">Un problema culturale, non solo creativo</h2><p>Il vero problema non è soltanto la mancanza di idee: è <strong>chi prende le decisioni</strong>. Oggi sono <strong>i dirigenti, gli investitori, i comitati di marketing e i reparti finanziari</strong> a decidere come devono essere fatti i videogiochi. E questi soggetti <strong>non ragionano per linguaggio, visione o esperienza</strong>, ma per <strong>cifre, previsioni e cicli trimestrali</strong>. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: giochi progettati <strong>per soddisfare obiettivi interni</strong>, per accontentare gli azionisti, per raggiungere KPI che nulla hanno a che fare con il gioco in sé. Non si costruisce più pensando a ciò che può colpire il giocatore, ma a ciò che può farlo restare incollato. Non si crea per amore del gioco, ma <strong>per evitare che qualcuno perda il proprio bonus</strong>.</p><p>Eppure basterebbe guardarsi indietro per capire quanto tutto questo sia miope. <strong>I giochi più importanti della storia non sono nati per seguire modelli di successo, ma per romperli.</strong></p><p><strong>Nintendo </strong>ha lanciato<strong> The Legend of Zelda</strong> in un’epoca in cui nessuno credeva nell’esplorazione libera, <strong>FromSoftware </strong>ha ridefinito il concetto stesso di difficoltà e gratificazione, Con <strong>Disco Elysium</strong>, <strong>ZA/UM</strong> ha realizzato un GDR isometrico privo di combattimenti tradizionali, interamente basato su dialoghi, psicologia e introspezione. Un’eresia per molti publisher, eppure un trionfo critico che ha lasciato un segno profondo nel genere.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="L3b2igsgrppkdopfyAxXpZ" name="Expedition-33_Release-Date-Announce_Screenshot-04-4560e29841bd75d461e3" alt="Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/L3b2igsgrppkdopfyAxXpZ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Sandfall Interactive / Microsoft)</span></figcaption></figure><h2 id="il-futuro-non-appartiene-a-chi-si-adatta-ma-a-chi-crede">Il futuro non appartiene a chi si adatta, ma a chi crede</h2><p>La verità è che oggi vedere nascere un gioco come <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong> è un evento raro. Non impossibile, ma raro. E il problema non è che <strong>manchino le idee</strong> o il <strong>talento</strong>, ma che tutto l’ambiente intorno allo sviluppo sembra fatto per <strong>scoraggiarli</strong>. Ogni scelta fuori standard è un <strong>rischio</strong>, ogni deviazione da ciò che “funziona” va <strong>giustificata con numeri e previsioni</strong>. E così, quando un gioco ha davvero <strong>qualcosa da dire</strong>, sembra quasi un errore di sistema.</p><p>È per questo che, quando qualcuno riesce a fare un <strong>tripla A ambizioso</strong> senza annacquarlo, la cosa colpisce così tanto. <strong>Metaphor: ReFantazio</strong>, ad esempio, nasce da un team con una <strong>forte identità</strong> - lo stesso dietro <strong>Persona 3, 4 e 5</strong> - e nonostante sia una grande produzione, porta avanti un progetto <strong>nuovo</strong>, <strong>fuori dai brand storici</strong>, con una <strong>direzione chiara</strong> e <strong>temi forti</strong>. È un gioco che parla apertamente di <strong>potere</strong>, <strong>disuguaglianza</strong> e <strong>trasformazione sociale</strong>. Eppure, proprio per questo, sembra quasi <strong>una mosca bianca</strong>. Non un segnale di rivoluzione, ma <strong>una rara concessione</strong>.</p><p>I giochi che <strong>osano davvero</strong> - che si prendono il tempo di costruire <strong>un’identità</strong>, che non cercano di <strong>piacere a tutti</strong>, ma solo a chi vogliono parlare - oggi fanno rumore perché sono pochi. Non dovrebbero. Dovrebbero essere la regola, non l’eccezione.</p><p>Finché saranno visti come un pericolo e non come una strada possibile, l’industria resterà ferma. Sarà sempre <strong>piena di contenuti</strong>, ma <strong>povera di idee</strong>. E continueremo ad aspettare il prossimo gioco “diverso”, quando dovremmo chiederci <strong>perché non ce ne sono molti di più</strong>.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Mentre l’industria rincorre modelli vuoti, un piccolo studio francese ricorda a tutti cos’è davvero un gioco di ruolo. ]]>
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                                <div><blockquote><p>“L’Oracolo mi ha detto che il Game of the Year 2025 sarà realizzato da uno studio che avrà trovato la formula giusta per salire qui sul palco. È stupidamente semplice, ma capita che qualcuno ci si perda. Uno studio che ha realizzato un gioco che volevano giocare per primi loro, che lo hanno creato perché non era mai stato fatto prima. Non lo hanno fatto per incrementare la loro fetta di mercato, né per trasformarlo in un brand senz’anima. Non per raggiungere obiettivi arbitrari imposti da chi guarda i grafici e non i giochi. Soprattutto, non lo hanno fatto con la paura addosso. Hanno creato un gioco con amore, con coraggio, con una visione. E i loro amministratori li hanno lasciati fare, perché sapevano che il rispetto per chi crea e per chi gioca porta risultati veri.”</p><p>Swen Vincke, fondatore e direttore creativo di Larian Studios</p></blockquote></div><p>A pronunciare queste parole non è stato un attivista o un nostalgico del passato, ma <strong>Swen Vincke</strong>, fondatore e direttore creativo di <strong>Larian Studios</strong>, durante il suo discorso ai <strong>BAFTA Games Awards 2024</strong>, ritirando il premio per <strong>Baldur’s Gate 3</strong>. Non era una celebrazione fine a se stessa, ma un atto di denuncia elegante e feroce contro lo stato attuale dell’industria videoludica. Un’industria che, come Vincke ha voluto sottolineare, troppo spesso ha smarrito la propria bussola in nome dell’efficienza, del controllo, del marketing. E le sue parole oggi risuonano ancora più forti guardando l’uscita di un titolo come <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong>.</p><p>Perché Expedition 33 non è solo un videogioco. È la dimostrazione pratica che quel tipo di visione (quella che mette il gioco e chi lo crea al centro) è ancora possibile. In un mare di tripla A senz’anima, realizzati per massimizzare il coinvolgimento orario e spremere il portafoglio, il titolo di Sandfall Interactive sembra arrivare da un’altra epoca. O meglio: da quell’epoca che Swen Vincke ha appena descritto sul palco, quella che tanti studi hanno dimenticato di appartenere.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3840px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="ti2RwQjfo2BBVLXz5YhQiL" name="Expedition 33_First Look_Screenshot_08.jpg" alt="a screenshot from Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ti2RwQjfo2BBVLXz5YhQiL-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3840" height="2160" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Sandfall Interative)</span></figcaption></figure><h2 id="la-standardizzazione-del-videogioco-moderno">La standardizzazione del videogioco moderno</h2><p>Il problema è che quella semplicità di cui parlava Vincke - quel “fare un gioco perché si ha qualcosa da dire” - <strong>oggi sembra un’eresia</strong>. L’industria videoludica, soprattutto quella che lavora con budget a otto zeri, si è infilata in un vicolo cieco fatto di modelli ripetuti all’infinito, paure gestionali e totale assenza di rischio. Ogni nuova IP deve somigliare a una vecchia IP. Ogni GDR deve diventare un action open world con alberi delle abilità, punti esperienza, loot rari e mappe piene di icone. <strong>Ogni prodotto deve servire contemporaneamente come gioco, piattaforma, brand, contenitore e servizio.</strong></p><p><strong>Ubisoft è l’esempio più facile</strong>: ha preso Assassin’s Creed - che all’inizio era una serie con una visione chiara - e lo ha trasformato in una fabbrica di giochi enormi, intercambiabili, costruiti intorno a strutture identiche. Ogni tanto cambia l’ambientazione, ogni tanto la barra della stamina, ma la struttura resta quella. <strong>Square Enix</strong>, un tempo simbolo dell’invenzione GDR, oggi appare più interessata a rincorrere trend di mercato e packaging estetico che a lasciare spazio a idee vere. <strong>Final Fantasy XVI è l’emblema di questa deriva</strong>: un gioco che guarda più a <strong>Devil May Cry</strong> che ai suoi predecessori, incapace di scegliere cosa vuole essere se non “moderno”. Perfino <strong>Bioware </strong>– che con <strong>Mass Effect</strong> e <strong>Dragon Age</strong> aveva trovato un’identità unica – è finita nel limbo dell’incertezza, travolta da progetti abortiti, cambi di direzione, live service falliti.</p><p>Eppure, proprio mentre i grandi arrancano, capita che un piccolo studio sconosciuto faccia il miracolo. È il caso di Sandfall Interactive. Con <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong>, un gruppo di sviluppatori al primo progetto ha avuto il coraggio di dire: <strong>“Facciamolo come lo vorremmo noi. Facciamolo perché nessuno lo sta facendo più.”</strong> Il risultato? Un GDR a turni che <strong>non copia Persona o Final Fantasy</strong>, ma li rielabora. Una direzione artistica che non strizza l’occhio all’algoritmo di TikTok, ma parla la lingua dei pittori simbolisti. Un mondo che non ha bisogno di essere enorme, ma di avere qualcosa da raccontare.</p><p>E tutto questo non perché ci sia un piano industriale geniale dietro. Ma perché c’è una visione. E quella visione, oggi, è già un atto di ribellione.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3840px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="T4fnxnscuayEfN7B6aELVn" name="ss_483a27df5072beb3a4650634a764bda750fbcb82.jpg" alt="Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/T4fnxnscuayEfN7B6aELVn-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3840" height="2160" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Kepler Interactive)</span></figcaption></figure><h2 id="il-coraggio-dei-piccoli-la-paura-dei-colossi">Il coraggio dei piccoli, la paura dei colossi</h2><p>Mentre le grandi produzioni si preoccupano di <strong>piacere a tutti</strong>, di <strong>seguire i trend</strong>, di integrare funzionalità pensate per <strong>aumentare l’engagement</strong> più che il coinvolgimento, ci sono studi più piccoli che ancora credono nel videogioco come <strong>atto creativo</strong>. <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong> nasce da questo spirito. Un’opera prima che osa abbracciare un’<strong>estetica pittorica e surreale</strong>, con un sistema di combattimento che mescola <strong>turni, ritmo e strategia</strong>, e una narrazione che <strong>non ha paura di essere ambiziosa</strong>. <strong>Sandfall Interactive</strong> non ha cercato il compromesso, né ha progettato un prodotto che “funzionasse” su carta. Ha realizzato un gioco che <strong>voleva giocare per primo</strong>, un gioco che aveva <strong>senso per loro</strong>. E proprio per questo ha <strong>un’identità</strong>.</p><p>È lo stesso spirito che ha portato <strong>Larian Studios</strong> a costruire <strong>Baldur’s Gate 3</strong>: non un GDR perfetto per tutti, ma uno <strong>radicalmente coerente con la sua visione</strong>. E guarda caso, il pubblico ha risposto. Perché quando un videogioco è <strong>figlio di una convinzione autentica</strong>, di una direzione chiara, di un desiderio reale di dire qualcosa, <strong>quel valore si sente</strong>. E non serve una mappa gigante o una grafica da benchmark per colpire nel segno. Basta avere il <strong>coraggio di essere sinceri</strong>.</p><p>Lo dimostrano anche altri titoli nati da visioni altrettanto forti, come <strong>Sea of Stars</strong>, che omaggia i JRPG classici senza cadere nella <strong>nostalgia sterile</strong>; <strong>Chained Echoes</strong>, capace di sorprendere con una qualità che molti tripla A si sognano; o <strong>Undertale</strong>, che con un’estetica minimale ha <strong>rivoluzionato il modo in cui i giocatori si relazionano ai propri nemici</strong>. Sono esperienze diverse, ma nate tutte da una scelta netta: <strong>fare qualcosa che avesse senso per chi lo stava creando</strong>, non per un algoritmo.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3798px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.24%;"><img id="9jhPF2sEXFmGd33qwwGdj4" name="1741002351.jpg" alt="A screenshot of an enemy in Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/9jhPF2sEXFmGd33qwwGdj4-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3798" height="2136" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Sandfall Interactive)</span></figcaption></figure><h2 id="un-problema-culturale-non-solo-creativo">Un problema culturale, non solo creativo</h2><p>Il vero problema non è soltanto la mancanza di idee: è <strong>chi prende le decisioni</strong>. Oggi sono <strong>i dirigenti, gli investitori, i comitati di marketing e i reparti finanziari</strong> a decidere come devono essere fatti i videogiochi. E questi soggetti <strong>non ragionano per linguaggio, visione o esperienza</strong>, ma per <strong>cifre, previsioni e cicli trimestrali</strong>. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: giochi progettati <strong>per soddisfare obiettivi interni</strong>, per accontentare gli azionisti, per raggiungere KPI che nulla hanno a che fare con il gioco in sé. Non si costruisce più pensando a ciò che può colpire il giocatore, ma a ciò che può farlo restare incollato. Non si crea per amore del gioco, ma <strong>per evitare che qualcuno perda il proprio bonus</strong>.</p><p>Eppure basterebbe guardarsi indietro per capire quanto tutto questo sia miope. <strong>I giochi più importanti della storia non sono nati per seguire modelli di successo, ma per romperli.</strong></p><p><strong>Nintendo </strong>ha lanciato<strong> The Legend of Zelda</strong> in un’epoca in cui nessuno credeva nell’esplorazione libera, <strong>FromSoftware </strong>ha ridefinito il concetto stesso di difficoltà e gratificazione, Con <strong>Disco Elysium</strong>, <strong>ZA/UM</strong> ha realizzato un GDR isometrico privo di combattimenti tradizionali, interamente basato su dialoghi, psicologia e introspezione. Un’eresia per molti publisher, eppure un trionfo critico che ha lasciato un segno profondo nel genere.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="L3b2igsgrppkdopfyAxXpZ" name="Expedition-33_Release-Date-Announce_Screenshot-04-4560e29841bd75d461e3" alt="Clair Obscur: Expedition 33" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/L3b2igsgrppkdopfyAxXpZ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Sandfall Interactive / Microsoft)</span></figcaption></figure><h2 id="il-futuro-non-appartiene-a-chi-si-adatta-ma-a-chi-crede">Il futuro non appartiene a chi si adatta, ma a chi crede</h2><p>La verità è che oggi vedere nascere un gioco come <strong>Clair Obscur: Expedition 33</strong> è un evento raro. Non impossibile, ma raro. E il problema non è che <strong>manchino le idee</strong> o il <strong>talento</strong>, ma che tutto l’ambiente intorno allo sviluppo sembra fatto per <strong>scoraggiarli</strong>. Ogni scelta fuori standard è un <strong>rischio</strong>, ogni deviazione da ciò che “funziona” va <strong>giustificata con numeri e previsioni</strong>. E così, quando un gioco ha davvero <strong>qualcosa da dire</strong>, sembra quasi un errore di sistema.</p><p>È per questo che, quando qualcuno riesce a fare un <strong>tripla A ambizioso</strong> senza annacquarlo, la cosa colpisce così tanto. <strong>Metaphor: ReFantazio</strong>, ad esempio, nasce da un team con una <strong>forte identità</strong> - lo stesso dietro <strong>Persona 3, 4 e 5</strong> - e nonostante sia una grande produzione, porta avanti un progetto <strong>nuovo</strong>, <strong>fuori dai brand storici</strong>, con una <strong>direzione chiara</strong> e <strong>temi forti</strong>. È un gioco che parla apertamente di <strong>potere</strong>, <strong>disuguaglianza</strong> e <strong>trasformazione sociale</strong>. Eppure, proprio per questo, sembra quasi <strong>una mosca bianca</strong>. Non un segnale di rivoluzione, ma <strong>una rara concessione</strong>.</p><p>I giochi che <strong>osano davvero</strong> - che si prendono il tempo di costruire <strong>un’identità</strong>, che non cercano di <strong>piacere a tutti</strong>, ma solo a chi vogliono parlare - oggi fanno rumore perché sono pochi. Non dovrebbero. Dovrebbero essere la regola, non l’eccezione.</p><p>Finché saranno visti come un pericolo e non come una strada possibile, l’industria resterà ferma. Sarà sempre <strong>piena di contenuti</strong>, ma <strong>povera di idee</strong>. E continueremo ad aspettare il prossimo gioco “diverso”, quando dovremmo chiederci <strong>perché non ce ne sono molti di più</strong>.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ YouTube compie 20 anni: siamo cresciuti con lui, e lui ha cambiato noi ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>In vent'anni dal primo video pubblicato da Jawed Karim allo zoo, YouTube è diventato una forza centrale nella creazione e nella fruizione dei contenuti digitali. La piattaforma ha dato vita a nuove industrie, lanciato carriere e modificato profondamente le abitudini di visione.</p><p>YouTube ha contribuito in modo significativo alla diffusione dell’informazione tramite video, diventando uno dei principali canali per l'apprendimento e la consultazione di contenuti visivi. Anche in un contesto in cui l’intelligenza artificiale si sta affermando come fonte alternativa di risposte e generazione automatica di video, YouTube continua a rappresentare uno strumento fondamentale per la guida e il supporto nella vita quotidiana.</p><p>Il suo impatto sul panorama dei media è stato tale da trasformare non solo le modalità con cui si condividono e si consumano contenuti, ma anche le aspettative del pubblico rispetto all'informazione e all'intrattenimento.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/p-12Xo-U90Q" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Il video "Ghost Carves Halloween Pumpkin", pubblicato nel 2006, riflette lo stato della tecnologia dell’epoca: un’animazione silenziosa e a bassa risoluzione (800x600), oggi visivamente superata, ma rappresentativa delle prime fasi evolutive di YouTube. Nonostante l’aspetto rudimentale, il contenuto incorporava già elementi che avrebbero caratterizzato il formato della piattaforma: un titolo mirato, una descrizione concisa ma accurata, il sistema di valutazione con i "pollici in su" e una sezione commenti attiva.</p><p>Nei primi anni, la funzione esatta di YouTube non era ancora ben definita. Persino i fondatori – Chad Hurley, Jawed Karim e Steven Chen – avevano versioni diverse sull’idea iniziale: per alcuni, la piattaforma doveva servire a raccogliere video di eventi importanti; per altri, a facilitare la diffusione di contenuti virali e di tendenza. Di fatto, i primi anni di YouTube hanno accolto entrambe le visioni, diventando uno spazio eterogeneo per racconti personali, notizie, creatività e intrattenimento.</p><p>Un esempio emblematico dell’evoluzione narrativa su YouTube è Lonelygirl15, una serie che sfruttava lo stile confidenziale dei vlog per raccontare una storia strutturata che, per un periodo, fu creduta autentica da molti spettatori. Questo progetto ha segnato uno dei primi utilizzi della piattaforma come mezzo narrativo complesso.</p><p>Negli anni successivi, YouTube ha assistito a un’esplosione di creatività e contenuti, con creator impegnati in monologhi, approfondimenti su scienza e tecnologia, intrattenimento, tutorial fai-da-te e molto altro, trasformando la piattaforma in uno dei principali centri di produzione e consumo multimediale a livello globale.</p><h2 id="siamo-tutti-fatti-di-stelle">Siamo tutti fatti di stelle</h2><p>YouTube è stata la prima piattaforma a ridurre drasticamente la distanza tra la creazione di contenuti video e il pubblico. Non era più necessario il supporto di una rete televisiva o di una casa di produzione: bastava avere un’idea, una videocamera e un software di montaggio per poter raggiungere un’audience globale.</p><p>Con l’ascesa di YouTube, è diventato possibile ottenere visibilità anche con produzioni semplici. L’inclusione di un breve video nella homepage della piattaforma, ad esempio, poteva generare centinaia di migliaia di visualizzazioni in breve tempo. Tuttavia, questo ha anche evidenziato una realtà fondamentale della piattaforma: la viralità non è mai garantita. Il successo improvviso può essere difficile da replicare, e gli algoritmi attuali non assicurano esposizione costante.</p><p>YouTube ha contribuito al lancio di carriere internazionali, come quelle di Justin Bieber e Shawn Mendes, dimostrando che non era solo Vine a generare star. Creator come MKBHD e iJustine hanno costruito comunità solide e durature, in grado di rivaleggiare con i programmi televisivi più seguiti.</p><p>Un esercizio interessante per chi esplora la crescita dei creator digitali è quello di visitare i loro canali, aprire la sezione video e filtrare per contenuti più vecchi. È un modo per osservare l’evoluzione del linguaggio visivo e narrativo che ha caratterizzato l’era della video-creation online.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/68_lrc5Jo_g" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Nel frattempo, YouTube ha profondamente modificato le abitudini di visione, contribuendo indirettamente a spianare la strada a piattaforme di streaming come Netflix, che ha lanciato il proprio servizio due anni dopo YouTube.</p><p>Quando Netflix pubblicò Lilyhammer, l’abitudine a guardare video di alta qualità online era già radicata, e fu subito seguita da contenuti di maggiore impatto come House of Cards. Parallelamente, YouTube stava evolvendo: da piattaforma per brevi video curiosi a spazio per contenuti più lunghi e strutturati. Oggi ospita video podcast, contenuti da un’ora o più, impensabili su formati più rapidi come TikTok.</p><p>Il passaggio da contenuti virali a contenuti informativi è avvenuto già da tempo. Nel 2025, YouTube è tanto una fonte di informazione quanto di intrattenimento. Il supporto della società madre, Google, ha favorito questa transizione: è sempre più comune cercare una guida su Google e trovarsi davanti a un video YouTube che mostra come svolgere una determinata attività.</p><p>Questa funzione educativa ha reso la piattaforma un punto di riferimento in moltissimi ambiti, dalla manutenzione domestica alle competenze tecniche. L’estensione e la varietà dei contenuti disponibili rendono YouTube una vera e propria enciclopedia visuale, con decine di tutorial disponibili per quasi ogni argomento.</p><p>YouTube ha cambiato il modo in cui il mondo apprende, rendendo l’apprendimento visivo parte integrante della quotidianità digitale.</p><h2 id="generazione-youtube">Generazione YouTube</h2><p>Uno studio del Pew Research Center del 2022 ha rilevato che il 95% degli adolescenti utilizza YouTube. TikTok segue da vicino, e oggi le due piattaforme potrebbero essere vicine in termini di diffusione. Tuttavia, è stato YouTube a introdurre e consolidare l’uso del video online come fonte primaria di apprendimento, informazione e formazione delle opinioni.</p><p>L’impatto della piattaforma non si limita alle nuove generazioni. Secondo Statista, il consumo di video online interessa tutte le fasce d’età. Inoltre, l’80% dei genitori ha dichiarato che i propri figli sotto gli 11 anni guardano regolarmente contenuti su YouTube, segno che anche le generazioni più giovani stanno crescendo con la piattaforma come punto di riferimento.</p><p>Con l’ingresso nel terzo decennio di attività, YouTube rappresenta un elemento culturale e formativo per milioni di persone che non hanno mai conosciuto un mondo senza la sua presenza. Le aspettative nei confronti dei contenuti digitali sono in gran parte modellate dall’esperienza maturata proprio su questa piattaforma.</p><p>In definitiva, YouTube ha trasformato il modo in cui si accede e si interagisce con l’informazione e l’intrattenimento, influenzando profondamente la comunicazione e la cultura digitale contemporanea.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Dalla prima clip allo zoo a milioni di tutorial, YouTube ha riscritto il nostro modo di imparare, creare e vivere online ]]>
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                                <p>In vent'anni dal primo video pubblicato da Jawed Karim allo zoo, YouTube è diventato una forza centrale nella creazione e nella fruizione dei contenuti digitali. La piattaforma ha dato vita a nuove industrie, lanciato carriere e modificato profondamente le abitudini di visione.</p><p>YouTube ha contribuito in modo significativo alla diffusione dell’informazione tramite video, diventando uno dei principali canali per l'apprendimento e la consultazione di contenuti visivi. Anche in un contesto in cui l’intelligenza artificiale si sta affermando come fonte alternativa di risposte e generazione automatica di video, YouTube continua a rappresentare uno strumento fondamentale per la guida e il supporto nella vita quotidiana.</p><p>Il suo impatto sul panorama dei media è stato tale da trasformare non solo le modalità con cui si condividono e si consumano contenuti, ma anche le aspettative del pubblico rispetto all'informazione e all'intrattenimento.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/p-12Xo-U90Q" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Il video "Ghost Carves Halloween Pumpkin", pubblicato nel 2006, riflette lo stato della tecnologia dell’epoca: un’animazione silenziosa e a bassa risoluzione (800x600), oggi visivamente superata, ma rappresentativa delle prime fasi evolutive di YouTube. Nonostante l’aspetto rudimentale, il contenuto incorporava già elementi che avrebbero caratterizzato il formato della piattaforma: un titolo mirato, una descrizione concisa ma accurata, il sistema di valutazione con i "pollici in su" e una sezione commenti attiva.</p><p>Nei primi anni, la funzione esatta di YouTube non era ancora ben definita. Persino i fondatori – Chad Hurley, Jawed Karim e Steven Chen – avevano versioni diverse sull’idea iniziale: per alcuni, la piattaforma doveva servire a raccogliere video di eventi importanti; per altri, a facilitare la diffusione di contenuti virali e di tendenza. Di fatto, i primi anni di YouTube hanno accolto entrambe le visioni, diventando uno spazio eterogeneo per racconti personali, notizie, creatività e intrattenimento.</p><p>Un esempio emblematico dell’evoluzione narrativa su YouTube è Lonelygirl15, una serie che sfruttava lo stile confidenziale dei vlog per raccontare una storia strutturata che, per un periodo, fu creduta autentica da molti spettatori. Questo progetto ha segnato uno dei primi utilizzi della piattaforma come mezzo narrativo complesso.</p><p>Negli anni successivi, YouTube ha assistito a un’esplosione di creatività e contenuti, con creator impegnati in monologhi, approfondimenti su scienza e tecnologia, intrattenimento, tutorial fai-da-te e molto altro, trasformando la piattaforma in uno dei principali centri di produzione e consumo multimediale a livello globale.</p><h2 id="siamo-tutti-fatti-di-stelle">Siamo tutti fatti di stelle</h2><p>YouTube è stata la prima piattaforma a ridurre drasticamente la distanza tra la creazione di contenuti video e il pubblico. Non era più necessario il supporto di una rete televisiva o di una casa di produzione: bastava avere un’idea, una videocamera e un software di montaggio per poter raggiungere un’audience globale.</p><p>Con l’ascesa di YouTube, è diventato possibile ottenere visibilità anche con produzioni semplici. L’inclusione di un breve video nella homepage della piattaforma, ad esempio, poteva generare centinaia di migliaia di visualizzazioni in breve tempo. Tuttavia, questo ha anche evidenziato una realtà fondamentale della piattaforma: la viralità non è mai garantita. Il successo improvviso può essere difficile da replicare, e gli algoritmi attuali non assicurano esposizione costante.</p><p>YouTube ha contribuito al lancio di carriere internazionali, come quelle di Justin Bieber e Shawn Mendes, dimostrando che non era solo Vine a generare star. Creator come MKBHD e iJustine hanno costruito comunità solide e durature, in grado di rivaleggiare con i programmi televisivi più seguiti.</p><p>Un esercizio interessante per chi esplora la crescita dei creator digitali è quello di visitare i loro canali, aprire la sezione video e filtrare per contenuti più vecchi. È un modo per osservare l’evoluzione del linguaggio visivo e narrativo che ha caratterizzato l’era della video-creation online.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/68_lrc5Jo_g" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Nel frattempo, YouTube ha profondamente modificato le abitudini di visione, contribuendo indirettamente a spianare la strada a piattaforme di streaming come Netflix, che ha lanciato il proprio servizio due anni dopo YouTube.</p><p>Quando Netflix pubblicò Lilyhammer, l’abitudine a guardare video di alta qualità online era già radicata, e fu subito seguita da contenuti di maggiore impatto come House of Cards. Parallelamente, YouTube stava evolvendo: da piattaforma per brevi video curiosi a spazio per contenuti più lunghi e strutturati. Oggi ospita video podcast, contenuti da un’ora o più, impensabili su formati più rapidi come TikTok.</p><p>Il passaggio da contenuti virali a contenuti informativi è avvenuto già da tempo. Nel 2025, YouTube è tanto una fonte di informazione quanto di intrattenimento. Il supporto della società madre, Google, ha favorito questa transizione: è sempre più comune cercare una guida su Google e trovarsi davanti a un video YouTube che mostra come svolgere una determinata attività.</p><p>Questa funzione educativa ha reso la piattaforma un punto di riferimento in moltissimi ambiti, dalla manutenzione domestica alle competenze tecniche. L’estensione e la varietà dei contenuti disponibili rendono YouTube una vera e propria enciclopedia visuale, con decine di tutorial disponibili per quasi ogni argomento.</p><p>YouTube ha cambiato il modo in cui il mondo apprende, rendendo l’apprendimento visivo parte integrante della quotidianità digitale.</p><h2 id="generazione-youtube">Generazione YouTube</h2><p>Uno studio del Pew Research Center del 2022 ha rilevato che il 95% degli adolescenti utilizza YouTube. TikTok segue da vicino, e oggi le due piattaforme potrebbero essere vicine in termini di diffusione. Tuttavia, è stato YouTube a introdurre e consolidare l’uso del video online come fonte primaria di apprendimento, informazione e formazione delle opinioni.</p><p>L’impatto della piattaforma non si limita alle nuove generazioni. Secondo Statista, il consumo di video online interessa tutte le fasce d’età. Inoltre, l’80% dei genitori ha dichiarato che i propri figli sotto gli 11 anni guardano regolarmente contenuti su YouTube, segno che anche le generazioni più giovani stanno crescendo con la piattaforma come punto di riferimento.</p><p>Con l’ingresso nel terzo decennio di attività, YouTube rappresenta un elemento culturale e formativo per milioni di persone che non hanno mai conosciuto un mondo senza la sua presenza. Le aspettative nei confronti dei contenuti digitali sono in gran parte modellate dall’esperienza maturata proprio su questa piattaforma.</p><p>In definitiva, YouTube ha trasformato il modo in cui si accede e si interagisce con l’informazione e l’intrattenimento, influenzando profondamente la comunicazione e la cultura digitale contemporanea.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Oblivion Remastered: nostalgia o pigra strategia? Cosa ci dice davvero questo ritorno ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Il ritorno di <strong>The Elder Scrolls IV: Oblivion</strong> nel 2025 non era certo annunciato da tempo, ma aleggiava da anni come possibilità concreta. Dopo Skyrim riproposto in ogni salsa e una comunità di modder che ha continuato a tenere vivo l’interesse per i vecchi capitoli, <strong>era solo questione di tempo </strong>prima che Bethesda e Microsoft decidessero di rimettere mano al più controverso degli Elder Scrolls. Non per rifarlo da zero, ma per rilanciarlo con una nuova veste tecnica e, potenzialmente, un nuovo pubblico.</p><p><strong>Oblivion Remaster</strong>, <strong>sviluppato da Virtuos</strong>, è una riedizione che punta tutto sull’ammodernamento grafico e sull’ottimizzazione per le piattaforme attuali, grazie all’utilizzo dell’Unreal Engine 5. Include tutte le espansioni principali, come Shivering Isles e Knights of the Nine, e propone un’interfaccia ridisegnata, caricamenti più rapidi e nuovi effetti di luce.<strong> Ma una domanda resta: è sufficiente?</strong> In un momento storico in cui il mercato si divide tra remake totali e rilanci pigri, questa remaster sembra collocarsi in un limbo produttivo difficile da giustificare con la sola nostalgia.</p><p>Oblivion è stato un titolo fondamentale per milioni di giocatori, ma è anche un gioco che il tempo non ha risparmiato. Tornare a Cyrodiil oggi, con animazioni ancora legnose, un combat system arcaico e un sistema di level scaling criticato fin dal lancio originale, può diventare un’operazione rischiosa se non accompagnata da interventi più profondi. <strong>Ed è qui che inizia la riflessione:</strong> quando una remaster serve davvero a far riscoprire un capolavoro, e quando invece si limita a capitalizzare sull’effetto memoria?</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:640px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.09%;"><img id="dKg6So2zCmHhetruP2jPKb" name="oblivion remastered" alt="oblivion remastered" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dKg6So2zCmHhetruP2jPKb-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="640" height="359" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: oblivion remastered)</span></figcaption></figure><h2 id="le-remaster-che-funzionano-e-quelle-no">Le remaster che funzionano (e quelle no)</h2><p>Il concetto stesso di remaster ha assunto significati diversi negli ultimi anni. In alcuni casi, si traduce in un lavoro accurato di recupero e rilancio, capace di rinnovare un’opera senza tradirne l’identità originale. È il caso, ad esempio, di <strong>Mass Effect: Legendary Edition</strong>, che ha saputo armonizzare tre giochi nati in momenti differenti della tecnologia e del design. <strong>Bioware ha sistemato interfacce</strong>, bilanciamenti, caricamenti, restituendo coerenza a un’esperienza che rischiava di essere frammentata. Non un semplice lifting, ma un lavoro editoriale su ciò che il pubblico ricordava... e su ciò che meritava di riscoprire.</p><p>All’altro estremo, però, ci sono operazioni fallimentari, come <strong>GTA: The Trilogy - The Definitive Edition</strong>, che ha mostrato quanto possa essere deleterio riproporre titoli leggendari senza cura e senza rispetto per i dettagli. Bug, scelte estetiche discutibili, problemi di performance: tutto ciò ha evidenziato come il richiamo nostalgico, da solo, non basti.</p><p><strong>Oblivion Remaster si colloca esattamente nel mezzo</strong>. I miglioramenti tecnici ci sono: l’Unreal Engine 5 aggiorna l’illuminazione, migliora la profondità dei paesaggi, offre nuove texture e una maggiore fluidità. Anche l’interfaccia utente è stata rivista per adattarsi agli standard attuali, così come il sistema di caricamento, ora nettamente più veloce. Tuttavia, il nucleo dell’esperienza (dal combat system al sistema di dialogo) resta sostanzialmente invariato. <strong>Non ci sono ribilanciamenti evidenti</strong>, né ritocchi alla struttura del level scaling, ancora uno degli elementi più criticati del gioco originale. Anche l’IA dei PNG, seppur leggermente migliorata, conserva lo spirito (e i limiti) del motore Radiant AI, con routine prevedibili e interazioni spesso fuori fuoco.</p><p>Un paragone utile, in questo senso, è <strong>Crisis Core - Final Fantasy VII - Reunion</strong>. Anche quello, tecnicamente, è una remaster. Ma Square Enix ha rivisitato l’intero comparto grafico, modernizzato il combat system, implementato doppiaggi completi e ridotto drasticamente i tempi morti, pur mantenendo intatta la narrativa originale. Il risultato è un’opera che si sente attuale, pur rimanendo fedele al materiale di partenza. <strong>È questa la vera chiave: </strong>riuscire a far percepire il gioco non solo come “restaurato”, ma come ancora rilevante nel panorama odierno.</p><p>Oblivion Remaster, invece, migliora il contorno ma lascia intatto il cuore, anche laddove il cuore oggi scricchiola. In un mercato sempre più competitivo, in cui <strong>il pubblico si aspetta che le vecchie glorie tornino con ambizioni moderne</strong>, è lecito chiedersi se un’operazione del genere basti davvero.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3551px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.24%;"><img id="yHFrE6GuLLnUZMuURt6dXf" name="oblivion remastered" alt="oblivion remastered" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/yHFrE6GuLLnUZMuURt6dXf-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3551" height="1997" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: oblivion remastered)</span></figcaption></figure><h2 id="il-valore-della-memoria">Il valore della memoria</h2><p>Il fascino delle remaster non risiede solo nei pixel più nitidi o nei framerate più fluidi: <strong>è nell’illusione di tornare indietro</strong>, a un momento in cui quei giochi erano nuovi, sorprendenti, persino rivoluzionari. La nostalgia è una forza potente, capace di addolcire i ricordi e oscurare le magagne. Oblivion è stato, per una generazione di giocatori, <strong>la porta d’ingresso in un open world reattivo</strong> e apparentemente infinito. Il sistema di dialogo a ruota, le missioni delle gilde, le prime sperimentazioni con l’intelligenza artificiale emergente: tutto sembrava gigantesco, nuovo, liberatorio. E in un certo senso lo era.</p><p>Ma il tempo non è stato gentile con Oblivion, e <strong>la memoria non basta a mascherare certe rigidità</strong>. Il level scaling è ancora presente e, in larga parte, invariato: i nemici crescono di livello insieme a te, annullando spesso il senso di progressione. Il combattimento resta macchinoso, privo del peso e del ritmo cui molti si sono abituati negli action RPG più recenti, elementi come la struttura stessa del gioco, i dialoghi scollegati, le animazioni talvolta grottesche e l’IA elementare tradiscono inevitabilmente la sua epoca.</p><p>Il problema è che <strong>Oblivion Remaster non cerca nemmeno di reinterpretare queste debolezze</strong>, le accetta come “parte del pacchetto”, contando sul fatto che il giocatore affezionato ci passerà sopra. Ma è proprio qui che il discorso si fa interessante: una remaster non dovrebbe solo conservare, ma anche contestualizzare. Dovrebbe offrirci un ponte tra la memoria e il presente, non una cartolina impolverata.</p><p>Oggi più che mai, il pubblico è consapevole. Le aspettative non riguardano solo la grafica, <strong>ma anche il rispetto per il tempo del giocatore</strong>, la qualità della vita, la capacità di adattare un’opera del passato agli standard attuali. Ed è un equilibrio difficile da trovare, che pochi titoli hanno davvero centrato. Il rischio, per chi non ci prova nemmeno, è restare bloccati nel limbo: troppo vecchi per i nuovi, troppo cambiati per i nostalgici.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1280px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="pX5yvncjFLnqdHC6RULSMi" name="oblivion remastered" alt="oblivion remastered" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/pX5yvncjFLnqdHC6RULSMi-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1280" height="720" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: oblivion remastered)</span></figcaption></figure><h2 id="un-classico-congelato-nel-tempo">Un classico congelato nel tempo </h2><p>Oblivion Remaster è, a conti fatti, <strong>una fotografia ad alta risoluzione di un gioco che appartiene a un’altra epoca</strong>. Non lo riscrive, non lo riflette, non lo rielabora. Lo ripropone. E lo fa con una cura tecnica che, per quanto apprezzabile, non riesce a nascondere l’assenza di visione editoriale. L’esperienza è rimasta cristallizzata: chi lo ha amato ritroverà (quasi) tutto come lo ricordava; chi lo scopre oggi, invece, <strong>si troverà davanti un prodotto che parla un linguaggio videoludico distante</strong>, forse troppo.</p><p>Nel frattempo, l’industria è cambiata. <strong>Oggi i remake ridefiniscono le opere originarie</strong>, le rendono di nuovo influenti, le adattano a un pubblico che pretende di essere coinvolto in modo nuovo, non solo commosso dal ricordo. <strong>Resident Evil 4, Final Fantasy VII Remake</strong>, persino <strong>Shadow of the Colossus </strong>sono esempi di come si possa rimanere fedeli al passato, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Oblivion, invece, guarda indietro. E si ferma lì.</p><p>È un’occasione colta a metà, uno slancio trattenuto. Se da un lato è bello rivedere Cyrodiil con una nuova luce, dall’altro è impossibile non chiedersi: non meritava qualcosa di più? <strong>Non meritavamo tutti qualcosa di più?</strong></p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Non tutte le remaster sono uguali. Alcune accendono i ricordi, altre sembrano solo filler di catalogo. ]]>
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                                <p>Il ritorno di <strong>The Elder Scrolls IV: Oblivion</strong> nel 2025 non era certo annunciato da tempo, ma aleggiava da anni come possibilità concreta. Dopo Skyrim riproposto in ogni salsa e una comunità di modder che ha continuato a tenere vivo l’interesse per i vecchi capitoli, <strong>era solo questione di tempo </strong>prima che Bethesda e Microsoft decidessero di rimettere mano al più controverso degli Elder Scrolls. Non per rifarlo da zero, ma per rilanciarlo con una nuova veste tecnica e, potenzialmente, un nuovo pubblico.</p><p><strong>Oblivion Remaster</strong>, <strong>sviluppato da Virtuos</strong>, è una riedizione che punta tutto sull’ammodernamento grafico e sull’ottimizzazione per le piattaforme attuali, grazie all’utilizzo dell’Unreal Engine 5. Include tutte le espansioni principali, come Shivering Isles e Knights of the Nine, e propone un’interfaccia ridisegnata, caricamenti più rapidi e nuovi effetti di luce.<strong> Ma una domanda resta: è sufficiente?</strong> In un momento storico in cui il mercato si divide tra remake totali e rilanci pigri, questa remaster sembra collocarsi in un limbo produttivo difficile da giustificare con la sola nostalgia.</p><p>Oblivion è stato un titolo fondamentale per milioni di giocatori, ma è anche un gioco che il tempo non ha risparmiato. Tornare a Cyrodiil oggi, con animazioni ancora legnose, un combat system arcaico e un sistema di level scaling criticato fin dal lancio originale, può diventare un’operazione rischiosa se non accompagnata da interventi più profondi. <strong>Ed è qui che inizia la riflessione:</strong> quando una remaster serve davvero a far riscoprire un capolavoro, e quando invece si limita a capitalizzare sull’effetto memoria?</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:640px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.09%;"><img id="dKg6So2zCmHhetruP2jPKb" name="oblivion remastered" alt="oblivion remastered" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/dKg6So2zCmHhetruP2jPKb-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="640" height="359" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: oblivion remastered)</span></figcaption></figure><h2 id="le-remaster-che-funzionano-e-quelle-no">Le remaster che funzionano (e quelle no)</h2><p>Il concetto stesso di remaster ha assunto significati diversi negli ultimi anni. In alcuni casi, si traduce in un lavoro accurato di recupero e rilancio, capace di rinnovare un’opera senza tradirne l’identità originale. È il caso, ad esempio, di <strong>Mass Effect: Legendary Edition</strong>, che ha saputo armonizzare tre giochi nati in momenti differenti della tecnologia e del design. <strong>Bioware ha sistemato interfacce</strong>, bilanciamenti, caricamenti, restituendo coerenza a un’esperienza che rischiava di essere frammentata. Non un semplice lifting, ma un lavoro editoriale su ciò che il pubblico ricordava... e su ciò che meritava di riscoprire.</p><p>All’altro estremo, però, ci sono operazioni fallimentari, come <strong>GTA: The Trilogy - The Definitive Edition</strong>, che ha mostrato quanto possa essere deleterio riproporre titoli leggendari senza cura e senza rispetto per i dettagli. Bug, scelte estetiche discutibili, problemi di performance: tutto ciò ha evidenziato come il richiamo nostalgico, da solo, non basti.</p><p><strong>Oblivion Remaster si colloca esattamente nel mezzo</strong>. I miglioramenti tecnici ci sono: l’Unreal Engine 5 aggiorna l’illuminazione, migliora la profondità dei paesaggi, offre nuove texture e una maggiore fluidità. Anche l’interfaccia utente è stata rivista per adattarsi agli standard attuali, così come il sistema di caricamento, ora nettamente più veloce. Tuttavia, il nucleo dell’esperienza (dal combat system al sistema di dialogo) resta sostanzialmente invariato. <strong>Non ci sono ribilanciamenti evidenti</strong>, né ritocchi alla struttura del level scaling, ancora uno degli elementi più criticati del gioco originale. Anche l’IA dei PNG, seppur leggermente migliorata, conserva lo spirito (e i limiti) del motore Radiant AI, con routine prevedibili e interazioni spesso fuori fuoco.</p><p>Un paragone utile, in questo senso, è <strong>Crisis Core - Final Fantasy VII - Reunion</strong>. Anche quello, tecnicamente, è una remaster. Ma Square Enix ha rivisitato l’intero comparto grafico, modernizzato il combat system, implementato doppiaggi completi e ridotto drasticamente i tempi morti, pur mantenendo intatta la narrativa originale. Il risultato è un’opera che si sente attuale, pur rimanendo fedele al materiale di partenza. <strong>È questa la vera chiave: </strong>riuscire a far percepire il gioco non solo come “restaurato”, ma come ancora rilevante nel panorama odierno.</p><p>Oblivion Remaster, invece, migliora il contorno ma lascia intatto il cuore, anche laddove il cuore oggi scricchiola. In un mercato sempre più competitivo, in cui <strong>il pubblico si aspetta che le vecchie glorie tornino con ambizioni moderne</strong>, è lecito chiedersi se un’operazione del genere basti davvero.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3551px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.24%;"><img id="yHFrE6GuLLnUZMuURt6dXf" name="oblivion remastered" alt="oblivion remastered" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/yHFrE6GuLLnUZMuURt6dXf-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3551" height="1997" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: oblivion remastered)</span></figcaption></figure><h2 id="il-valore-della-memoria">Il valore della memoria</h2><p>Il fascino delle remaster non risiede solo nei pixel più nitidi o nei framerate più fluidi: <strong>è nell’illusione di tornare indietro</strong>, a un momento in cui quei giochi erano nuovi, sorprendenti, persino rivoluzionari. La nostalgia è una forza potente, capace di addolcire i ricordi e oscurare le magagne. Oblivion è stato, per una generazione di giocatori, <strong>la porta d’ingresso in un open world reattivo</strong> e apparentemente infinito. Il sistema di dialogo a ruota, le missioni delle gilde, le prime sperimentazioni con l’intelligenza artificiale emergente: tutto sembrava gigantesco, nuovo, liberatorio. E in un certo senso lo era.</p><p>Ma il tempo non è stato gentile con Oblivion, e <strong>la memoria non basta a mascherare certe rigidità</strong>. Il level scaling è ancora presente e, in larga parte, invariato: i nemici crescono di livello insieme a te, annullando spesso il senso di progressione. Il combattimento resta macchinoso, privo del peso e del ritmo cui molti si sono abituati negli action RPG più recenti, elementi come la struttura stessa del gioco, i dialoghi scollegati, le animazioni talvolta grottesche e l’IA elementare tradiscono inevitabilmente la sua epoca.</p><p>Il problema è che <strong>Oblivion Remaster non cerca nemmeno di reinterpretare queste debolezze</strong>, le accetta come “parte del pacchetto”, contando sul fatto che il giocatore affezionato ci passerà sopra. Ma è proprio qui che il discorso si fa interessante: una remaster non dovrebbe solo conservare, ma anche contestualizzare. Dovrebbe offrirci un ponte tra la memoria e il presente, non una cartolina impolverata.</p><p>Oggi più che mai, il pubblico è consapevole. Le aspettative non riguardano solo la grafica, <strong>ma anche il rispetto per il tempo del giocatore</strong>, la qualità della vita, la capacità di adattare un’opera del passato agli standard attuali. Ed è un equilibrio difficile da trovare, che pochi titoli hanno davvero centrato. Il rischio, per chi non ci prova nemmeno, è restare bloccati nel limbo: troppo vecchi per i nuovi, troppo cambiati per i nostalgici.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1280px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="pX5yvncjFLnqdHC6RULSMi" name="oblivion remastered" alt="oblivion remastered" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/pX5yvncjFLnqdHC6RULSMi-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1280" height="720" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: oblivion remastered)</span></figcaption></figure><h2 id="un-classico-congelato-nel-tempo">Un classico congelato nel tempo </h2><p>Oblivion Remaster è, a conti fatti, <strong>una fotografia ad alta risoluzione di un gioco che appartiene a un’altra epoca</strong>. Non lo riscrive, non lo riflette, non lo rielabora. Lo ripropone. E lo fa con una cura tecnica che, per quanto apprezzabile, non riesce a nascondere l’assenza di visione editoriale. L’esperienza è rimasta cristallizzata: chi lo ha amato ritroverà (quasi) tutto come lo ricordava; chi lo scopre oggi, invece, <strong>si troverà davanti un prodotto che parla un linguaggio videoludico distante</strong>, forse troppo.</p><p>Nel frattempo, l’industria è cambiata. <strong>Oggi i remake ridefiniscono le opere originarie</strong>, le rendono di nuovo influenti, le adattano a un pubblico che pretende di essere coinvolto in modo nuovo, non solo commosso dal ricordo. <strong>Resident Evil 4, Final Fantasy VII Remake</strong>, persino <strong>Shadow of the Colossus </strong>sono esempi di come si possa rimanere fedeli al passato, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Oblivion, invece, guarda indietro. E si ferma lì.</p><p>È un’occasione colta a metà, uno slancio trattenuto. Se da un lato è bello rivedere Cyrodiil con una nuova luce, dall’altro è impossibile non chiedersi: non meritava qualcosa di più? <strong>Non meritavamo tutti qualcosa di più?</strong></p>
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                                                            <title><![CDATA[ Microsoft si sta scavando la fossa con Windows 11 ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Negli ultimi tempi, Microsoft ha intensificato le sollecitazioni rivolte agli utenti affinché effettuino l’upgrade a Windows 11, utilizzando notifiche, promemoria e messaggi promozionali integrati nel sistema operativo. Tuttavia, questa strategia potrebbe rivelarsi controproducente nel lungo periodo.</p><p>Uno degli ostacoli principali è rappresentato dal requisito obbligatorio del modulo TPM 2.0 (Trusted Platform Module), un chip presente sulla scheda madre dei PC più recenti che consente funzionalità di sicurezza avanzate. Senza questo componente, l’installazione di Windows 11 non è supportata ufficialmente. Anche se esistono metodi per aggirare questo limite, non sono raccomandati da Microsoft.</p><p>Sotto il profilo della sicurezza, il TPM 2.0 rappresenta certamente un passo avanti. Tuttavia, la sua introduzione comporta che numerosi computer ancora funzionanti non siano compatibili con il nuovo sistema operativo. In vista della fine del supporto ufficiale per Windows 10, ciò potrebbe contribuire a un incremento significativo dei dispositivi destinati alla dismissione, con conseguenze tangibili in termini di sostenibilità ambientale.</p><p>Ma al di là delle implicazioni ecologiche, il punto centrale riguarda la percezione dell’utente. Le restrizioni hardware e la comunicazione insistente da parte di Microsoft rischiano di creare un clima di insoddisfazione e frustrazione che potrebbe minare la fiducia verso il sistema operativo più diffuso al mondo.</p><h2 id="tagliare-e-cambiare">Tagliare e cambiare</h2><p>Windows è un sistema operativo in costante evoluzione: nato negli anni '80 come interfaccia grafica per MS-DOS, ha attraversato decenni di trasformazioni con versioni iconiche come Windows XP e Windows 10, ma anche meno fortunate come Vista o Windows RT. Nel tempo, si è spesso vociferato dell’arrivo di una versione “definitiva” del sistema operativo: un ipotetico “Windows perfetto”, destinato a durare nel tempo grazie ad aggiornamenti continui e a un’esperienza stabile e coerente.</p><p>L’idea è simile a quanto offerto da Apple con macOS: un sistema che riceve aggiornamenti gratuiti regolari, introduce nuove funzionalità senza stravolgimenti drastici e resta privo di pubblicità invasive. Tuttavia, la realtà per Microsoft è più complessa. A differenza di Apple, che controlla strettamente sia hardware che software, Microsoft deve garantire la compatibilità di Windows con una vastissima varietà di configurazioni hardware, tra PC assemblati e portatili di numerosi produttori.</p><p>Ciononostante, almeno sul fronte delle pubblicità nel sistema operativo, ci si aspetterebbe una gestione più discreta, sulla falsariga di quanto già avviene su macOS. Ma finora, questo obiettivo non è stato pienamente raggiunto.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1960px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:66.63%;"><img id="X3QqVq7TYkKJhwcH5DSZUK" name="macOS Ventura problems main.jpg" alt="An Apple MacBook Pro on a desk with an iPhone being used as a webcam. The webcam is using Continuity Camera in macOS Ventura to show items on a desk using the Desk View feature." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/X3QqVq7TYkKJhwcH5DSZUK-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1960" height="1306" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Non serve essere fan di Apple per riconoscere che, sotto molti aspetti, macOS è gestito meglio rispetto a Windows. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>Alla fine dei conti, Microsoft non ha realmente bisogno di continuare a sviluppare nuove versioni di Windows: lo fa perché, al di fuori di un ecosistema chiuso come quello di Apple, questo approccio risulta ancora redditizio. I produttori di sistemi devono acquistare nuove licenze e gli utenti sono spesso costretti a cambiare dispositivo.</p><p>Certo, in alcuni casi può rendersi necessario un rinnovamento radicale, anche a costo di lasciare indietro parte dell’utenza, come dimostra la questione del supporto obbligatorio al TPM 2.0. Tuttavia, iniziano a emergere le crepe di questo modello, e se Microsoft non cambierà direzione, le conseguenze potrebbero essere tutt’altro che positive.</p><h2 id="e-tempo-di-dire-basta">E' tempo di dire basta?</h2><p>Se l’idea di aggiornare a un nuovo sistema operativo può sembrare una seccatura per un singolo utente (personalmente rimando da anni, usando ancora Windows 10 sul mio PC di casa), immaginate cosa significhi per una grande azienda — sia in termini di impegno che di costi. Nonostante l’adozione di Windows 11 sia finalmente in crescita, molte realtà aziendali e pubbliche utilizzano ancora Windows 10 o versioni precedenti, ignorando i continui inviti di Microsoft all’aggiornamento.</p><p>Un report di Kaspersky del 2021 indicava che il 73% delle strutture sanitarie nel mondo impiega ancora dispositivi con sistemi operativi obsoleti per scopi medici. Un dato allarmante, reso ancor più grave da un’indagine successiva di Cynerio, secondo cui l’80% dei dispositivi per imaging medico utilizza software ufficialmente fuori supporto, come Windows 7 o XP.</p><p>Il settore sanitario è solo uno dei tanti colpiti, ma le conseguenze si fanno sentire ovunque, soprattutto nei contesti in cui i fondi per aggiornare hardware e software scarseggiano. Utilizzare un sistema operativo non più supportato può causare numerosi problemi, soprattutto in termini di sicurezza e compatibilità. Non si tratta di una scelta volontaria: spesso queste realtà non possono aggiornarsi perché ciò comporterebbe la sostituzione completa del computer, se non addirittura dell’intero macchinario a cui è collegato.</p><h2 id="annunci-fastidiosi">Annunci fastidiosi</h2><p>E infine, e qui sarò piuttosto diretto, Microsoft, il lento ma costante declino dell’esperienza utente su Windows deve fermarsi. Annunci pubblicitari, bug, notifiche invadenti, l’insistenza con cui viene proposta l’IA Copilot… basta, davvero.</p><p>Uso Windows 11 sia sul mio portatile sia sul ROG Ally per il gaming portatile, quindi conosco bene i problemi. Non sono certo un fan dei dispositivi Apple, ma la coerenza di macOS e l’assenza totale di pubblicità cominciano a diventare sempre più attraenti.</p><p>Windows 11 sembra sempre meno un prodotto che si acquista e si possiede, e sempre più un “servizio in abbonamento”, qualcosa che paghi ma che non controlli, pronto a cambiare radicalmente da un momento all’altro. È un problema già noto nel mondo dei videogiochi, dove molti titoli tripla A sembrano ormai puntare più a spremere valore economico dagli utenti che a offrire un’esperienza davvero piacevole.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:5455px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:66.53%;"><img id="8j3WsnXMG5VeGjevxLFff" name="shutterstock_2164006455" alt="Start windows 11 button on computer menu screen close up view" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/8j3WsnXMG5VeGjevxLFff-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="5455" height="3629" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Non odio Windows 11, ma se qualcosa funziona, forse non serve cambiarla. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock)</span></figcaption></figure><p>Anche Windows 10, ormai vicino alla fine del supporto, non è immune dagli interventi invasivi di Microsoft. Tra notifiche insistenti, funzionalità rimosse e continui inviti a passare a Windows 11, l’esperienza utente sembra sempre più forzata.</p><p>Immaginate di aver comprato un’auto che funziona bene, non dà problemi e fa il suo dovere. Dopo qualche anno, però, ogni giorno trovate un volantino sul parabrezza che vi invita ad acquistare il nuovo modello, e ogni tanto sparisce anche un pezzo della vostra auto. Il problema? Non volete quel nuovo modello, e forse neppure potete permettervelo.</p><p>Molti utenti chiedono semplicemente un sistema operativo stabile, senza pubblicità o aggiornamenti imposti, che non diventi obsoleto nel giro di pochi anni. Un’esigenza che, in un panorama dominato dal concetto di “servizio continuo”, sembra ormai quasi fuori moda.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Aggiornamenti forzati, pubblicità e requisiti assurdi: così l'OS si scava la fossa da solo. ]]>
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                            <article>
                                <p>Negli ultimi tempi, Microsoft ha intensificato le sollecitazioni rivolte agli utenti affinché effettuino l’upgrade a Windows 11, utilizzando notifiche, promemoria e messaggi promozionali integrati nel sistema operativo. Tuttavia, questa strategia potrebbe rivelarsi controproducente nel lungo periodo.</p><p>Uno degli ostacoli principali è rappresentato dal requisito obbligatorio del modulo TPM 2.0 (Trusted Platform Module), un chip presente sulla scheda madre dei PC più recenti che consente funzionalità di sicurezza avanzate. Senza questo componente, l’installazione di Windows 11 non è supportata ufficialmente. Anche se esistono metodi per aggirare questo limite, non sono raccomandati da Microsoft.</p><p>Sotto il profilo della sicurezza, il TPM 2.0 rappresenta certamente un passo avanti. Tuttavia, la sua introduzione comporta che numerosi computer ancora funzionanti non siano compatibili con il nuovo sistema operativo. In vista della fine del supporto ufficiale per Windows 10, ciò potrebbe contribuire a un incremento significativo dei dispositivi destinati alla dismissione, con conseguenze tangibili in termini di sostenibilità ambientale.</p><p>Ma al di là delle implicazioni ecologiche, il punto centrale riguarda la percezione dell’utente. Le restrizioni hardware e la comunicazione insistente da parte di Microsoft rischiano di creare un clima di insoddisfazione e frustrazione che potrebbe minare la fiducia verso il sistema operativo più diffuso al mondo.</p><h2 id="tagliare-e-cambiare">Tagliare e cambiare</h2><p>Windows è un sistema operativo in costante evoluzione: nato negli anni '80 come interfaccia grafica per MS-DOS, ha attraversato decenni di trasformazioni con versioni iconiche come Windows XP e Windows 10, ma anche meno fortunate come Vista o Windows RT. Nel tempo, si è spesso vociferato dell’arrivo di una versione “definitiva” del sistema operativo: un ipotetico “Windows perfetto”, destinato a durare nel tempo grazie ad aggiornamenti continui e a un’esperienza stabile e coerente.</p><p>L’idea è simile a quanto offerto da Apple con macOS: un sistema che riceve aggiornamenti gratuiti regolari, introduce nuove funzionalità senza stravolgimenti drastici e resta privo di pubblicità invasive. Tuttavia, la realtà per Microsoft è più complessa. A differenza di Apple, che controlla strettamente sia hardware che software, Microsoft deve garantire la compatibilità di Windows con una vastissima varietà di configurazioni hardware, tra PC assemblati e portatili di numerosi produttori.</p><p>Ciononostante, almeno sul fronte delle pubblicità nel sistema operativo, ci si aspetterebbe una gestione più discreta, sulla falsariga di quanto già avviene su macOS. Ma finora, questo obiettivo non è stato pienamente raggiunto.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1960px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:66.63%;"><img id="X3QqVq7TYkKJhwcH5DSZUK" name="macOS Ventura problems main.jpg" alt="An Apple MacBook Pro on a desk with an iPhone being used as a webcam. The webcam is using Continuity Camera in macOS Ventura to show items on a desk using the Desk View feature." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/X3QqVq7TYkKJhwcH5DSZUK-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1960" height="1306" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Non serve essere fan di Apple per riconoscere che, sotto molti aspetti, macOS è gestito meglio rispetto a Windows. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>Alla fine dei conti, Microsoft non ha realmente bisogno di continuare a sviluppare nuove versioni di Windows: lo fa perché, al di fuori di un ecosistema chiuso come quello di Apple, questo approccio risulta ancora redditizio. I produttori di sistemi devono acquistare nuove licenze e gli utenti sono spesso costretti a cambiare dispositivo.</p><p>Certo, in alcuni casi può rendersi necessario un rinnovamento radicale, anche a costo di lasciare indietro parte dell’utenza, come dimostra la questione del supporto obbligatorio al TPM 2.0. Tuttavia, iniziano a emergere le crepe di questo modello, e se Microsoft non cambierà direzione, le conseguenze potrebbero essere tutt’altro che positive.</p><h2 id="e-tempo-di-dire-basta">E' tempo di dire basta?</h2><p>Se l’idea di aggiornare a un nuovo sistema operativo può sembrare una seccatura per un singolo utente (personalmente rimando da anni, usando ancora Windows 10 sul mio PC di casa), immaginate cosa significhi per una grande azienda — sia in termini di impegno che di costi. Nonostante l’adozione di Windows 11 sia finalmente in crescita, molte realtà aziendali e pubbliche utilizzano ancora Windows 10 o versioni precedenti, ignorando i continui inviti di Microsoft all’aggiornamento.</p><p>Un report di Kaspersky del 2021 indicava che il 73% delle strutture sanitarie nel mondo impiega ancora dispositivi con sistemi operativi obsoleti per scopi medici. Un dato allarmante, reso ancor più grave da un’indagine successiva di Cynerio, secondo cui l’80% dei dispositivi per imaging medico utilizza software ufficialmente fuori supporto, come Windows 7 o XP.</p><p>Il settore sanitario è solo uno dei tanti colpiti, ma le conseguenze si fanno sentire ovunque, soprattutto nei contesti in cui i fondi per aggiornare hardware e software scarseggiano. Utilizzare un sistema operativo non più supportato può causare numerosi problemi, soprattutto in termini di sicurezza e compatibilità. Non si tratta di una scelta volontaria: spesso queste realtà non possono aggiornarsi perché ciò comporterebbe la sostituzione completa del computer, se non addirittura dell’intero macchinario a cui è collegato.</p><h2 id="annunci-fastidiosi">Annunci fastidiosi</h2><p>E infine, e qui sarò piuttosto diretto, Microsoft, il lento ma costante declino dell’esperienza utente su Windows deve fermarsi. Annunci pubblicitari, bug, notifiche invadenti, l’insistenza con cui viene proposta l’IA Copilot… basta, davvero.</p><p>Uso Windows 11 sia sul mio portatile sia sul ROG Ally per il gaming portatile, quindi conosco bene i problemi. Non sono certo un fan dei dispositivi Apple, ma la coerenza di macOS e l’assenza totale di pubblicità cominciano a diventare sempre più attraenti.</p><p>Windows 11 sembra sempre meno un prodotto che si acquista e si possiede, e sempre più un “servizio in abbonamento”, qualcosa che paghi ma che non controlli, pronto a cambiare radicalmente da un momento all’altro. È un problema già noto nel mondo dei videogiochi, dove molti titoli tripla A sembrano ormai puntare più a spremere valore economico dagli utenti che a offrire un’esperienza davvero piacevole.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:5455px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:66.53%;"><img id="8j3WsnXMG5VeGjevxLFff" name="shutterstock_2164006455" alt="Start windows 11 button on computer menu screen close up view" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/8j3WsnXMG5VeGjevxLFff-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="5455" height="3629" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Non odio Windows 11, ma se qualcosa funziona, forse non serve cambiarla. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Shutterstock)</span></figcaption></figure><p>Anche Windows 10, ormai vicino alla fine del supporto, non è immune dagli interventi invasivi di Microsoft. Tra notifiche insistenti, funzionalità rimosse e continui inviti a passare a Windows 11, l’esperienza utente sembra sempre più forzata.</p><p>Immaginate di aver comprato un’auto che funziona bene, non dà problemi e fa il suo dovere. Dopo qualche anno, però, ogni giorno trovate un volantino sul parabrezza che vi invita ad acquistare il nuovo modello, e ogni tanto sparisce anche un pezzo della vostra auto. Il problema? Non volete quel nuovo modello, e forse neppure potete permettervelo.</p><p>Molti utenti chiedono semplicemente un sistema operativo stabile, senza pubblicità o aggiornamenti imposti, che non diventi obsoleto nel giro di pochi anni. Un’esigenza che, in un panorama dominato dal concetto di “servizio continuo”, sembra ormai quasi fuori moda.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Apple Intelligence è un passo indietro rispetto a OpenAI e Google ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Apple Intelligence sembra ancora un progetto poco definito, quasi nebuloso, nonostante l’anniversario della sua presentazione si avvicini a giugno. Si tratta di un insieme di funzionalità, alcune utili, altre decisamente superflue, che confermano come Apple – un’azienda che storicamente arriva tardi su certe tecnologie ma con una raffinatezza ineguagliabile – stia cercando di recuperare terreno.</p><p>Chiedere a un utente medio di iPhone cosa sia Apple Intelligence o cosa faccia potrebbe portare a risposte incerte, nonostante il termine sia stato ripetuto in pubblicità per mesi prima ancora che fosse disponibile. E ora, con un ritardo significativo, la situazione potrebbe non migliorare.</p><p>Ho provato a fare un piccolo test, chiedendo a chi mi sta intorno. La loro unica reazione? Le notifiche riassuntive spesso errate, che o hanno disattivato o hanno lasciato attive solo per ridere degli errori.</p><p>Per la prima volta che io ricordi, Apple sembra… persa. Incerta su come procedere, con il mondo della tecnologia che avanza velocemente e la pressione di Wall Street sempre più forte. Avrebbe potuto fare qualcosa di diverso?</p><p>L’intelligenza artificiale è diventata un termine di moda come lo era la crypto qualche anno fa, ma ormai è andata oltre: oggi ogni prodotto tech deve, in qualche modo, menzionare queste due lettere. La pressione su Apple – una delle aziende più influenti del settore – si è fatta sentire. Ed è qualcosa di piuttosto raro.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/J7al_Gpolb8" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Come ha sottolineato Craig Federighi durante il WWDC 2024, Apple utilizza l'intelligenza artificiale nei suoi dispositivi da anni, ma fino a poco tempo fa la chiamava "Machine Learning". I Neural Engine sono presenti nei chip Apple da diverse generazioni e Siri, l'assistente vocale che raramente offre risposte utili, è stato introdotto addirittura nel 2011. Se avesse voluto, Apple avrebbe potuto guidare la corsa all’AI già da tempo.</p><p>Eppure, aziende come OpenAI e Google non solo hanno superato Apple, ma l'hanno doppiata. ChatGPT è nettamente superiore a Siri, tanto che Apple ha deciso di integrarlo nei suoi ultimi aggiornamenti software. Se questa non è un'ammissione di ritardo, allora cosa lo è?</p><p>Apple sembrava sicura del potenziale di Apple Intelligence al WWDC, dedicandole ampio spazio nella presentazione. E non c’è dubbio che alcune funzionalità, come la creazione di Genmoji, possano divertire. Ma basta guardare la concorrenza per capire che non è sufficiente, e il tempo per recuperare potrebbe essere ormai poco.</p><p>Secondo Mark Gurman di Bloomberg, l'azienda è in ritardo sugli obiettivi interni. "Quando Apple ha presentato la nuova versione di Siri con AI lo scorso giugno, il sistema sembrava eccezionale nei video dimostrativi", ha scritto nel suo Power On Newsletter. "Ma in realtà l’azienda aveva a malapena un prototipo funzionante, e i suoi ingegneri dovranno affrontare enormi difficoltà per completarlo entro maggio."</p><p>Infatti, Apple ha già posticipato l'arrivo della nuova Siri basata su Apple Intelligence, annunciando che sarà disponibile con un aggiornamento futuro. Questo significa che, quando si terrà il WWDC 2025, Apple potrebbe non aver ancora rilasciato tutte le funzionalità promesse un anno prima. Inoltre, alcune sembrano incomplete: perché, per esempio, se chiedo qualcosa a ChatGPT tramite Siri su Mac, la risposta sparisce non appena clicco altrove?</p><p>Gurman suggerisce che la versione conversazionale di Siri potrebbe non arrivare prima del 2027 con iOS 20.</p><p>In un certo senso, abbiamo già visto questa storia con Apple e il gaming. I Mac possono eseguire giochi, ma chiunque sa che un PC Windows o una console offre un’esperienza nettamente migliore. Apple può anche vantarsi di far girare Cyberpunk 2077 sui suoi ultimi MacBook, ma a quasi cinque anni dall’uscita del gioco non è un grande risultato. E lo stesso sembra accadere con l’intelligenza artificiale: Apple ci sta provando, ma per un'esperienza completa è meglio guardare altrove.</p><p>La differenza è che l’AI è considerata il futuro della tecnologia, mentre il gaming è sempre stato un settore di nicchia per Apple, su cui ha investito meno.</p><p>I prossimi anni saranno cruciali. La transizione ai chip proprietari ha riportato i Mac al centro dell’attenzione, ma ora Apple deve davvero "spostare montagne", come dice Gurman, se vuole restare competitiva.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/computing/artificial-intelligence/apple-intelligence-e-un-passo-indietro-rispetto-a-openai-e-google</link>
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                            <![CDATA[ L'AI di Cupertino fatica a competere con OpenAI e Google ]]>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Apple Intelligence]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <p>Apple Intelligence sembra ancora un progetto poco definito, quasi nebuloso, nonostante l’anniversario della sua presentazione si avvicini a giugno. Si tratta di un insieme di funzionalità, alcune utili, altre decisamente superflue, che confermano come Apple – un’azienda che storicamente arriva tardi su certe tecnologie ma con una raffinatezza ineguagliabile – stia cercando di recuperare terreno.</p><p>Chiedere a un utente medio di iPhone cosa sia Apple Intelligence o cosa faccia potrebbe portare a risposte incerte, nonostante il termine sia stato ripetuto in pubblicità per mesi prima ancora che fosse disponibile. E ora, con un ritardo significativo, la situazione potrebbe non migliorare.</p><p>Ho provato a fare un piccolo test, chiedendo a chi mi sta intorno. La loro unica reazione? Le notifiche riassuntive spesso errate, che o hanno disattivato o hanno lasciato attive solo per ridere degli errori.</p><p>Per la prima volta che io ricordi, Apple sembra… persa. Incerta su come procedere, con il mondo della tecnologia che avanza velocemente e la pressione di Wall Street sempre più forte. Avrebbe potuto fare qualcosa di diverso?</p><p>L’intelligenza artificiale è diventata un termine di moda come lo era la crypto qualche anno fa, ma ormai è andata oltre: oggi ogni prodotto tech deve, in qualche modo, menzionare queste due lettere. La pressione su Apple – una delle aziende più influenti del settore – si è fatta sentire. Ed è qualcosa di piuttosto raro.</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/J7al_Gpolb8" allowfullscreen></iframe></div></div><p>Come ha sottolineato Craig Federighi durante il WWDC 2024, Apple utilizza l'intelligenza artificiale nei suoi dispositivi da anni, ma fino a poco tempo fa la chiamava "Machine Learning". I Neural Engine sono presenti nei chip Apple da diverse generazioni e Siri, l'assistente vocale che raramente offre risposte utili, è stato introdotto addirittura nel 2011. Se avesse voluto, Apple avrebbe potuto guidare la corsa all’AI già da tempo.</p><p>Eppure, aziende come OpenAI e Google non solo hanno superato Apple, ma l'hanno doppiata. ChatGPT è nettamente superiore a Siri, tanto che Apple ha deciso di integrarlo nei suoi ultimi aggiornamenti software. Se questa non è un'ammissione di ritardo, allora cosa lo è?</p><p>Apple sembrava sicura del potenziale di Apple Intelligence al WWDC, dedicandole ampio spazio nella presentazione. E non c’è dubbio che alcune funzionalità, come la creazione di Genmoji, possano divertire. Ma basta guardare la concorrenza per capire che non è sufficiente, e il tempo per recuperare potrebbe essere ormai poco.</p><p>Secondo Mark Gurman di Bloomberg, l'azienda è in ritardo sugli obiettivi interni. "Quando Apple ha presentato la nuova versione di Siri con AI lo scorso giugno, il sistema sembrava eccezionale nei video dimostrativi", ha scritto nel suo Power On Newsletter. "Ma in realtà l’azienda aveva a malapena un prototipo funzionante, e i suoi ingegneri dovranno affrontare enormi difficoltà per completarlo entro maggio."</p><p>Infatti, Apple ha già posticipato l'arrivo della nuova Siri basata su Apple Intelligence, annunciando che sarà disponibile con un aggiornamento futuro. Questo significa che, quando si terrà il WWDC 2025, Apple potrebbe non aver ancora rilasciato tutte le funzionalità promesse un anno prima. Inoltre, alcune sembrano incomplete: perché, per esempio, se chiedo qualcosa a ChatGPT tramite Siri su Mac, la risposta sparisce non appena clicco altrove?</p><p>Gurman suggerisce che la versione conversazionale di Siri potrebbe non arrivare prima del 2027 con iOS 20.</p><p>In un certo senso, abbiamo già visto questa storia con Apple e il gaming. I Mac possono eseguire giochi, ma chiunque sa che un PC Windows o una console offre un’esperienza nettamente migliore. Apple può anche vantarsi di far girare Cyberpunk 2077 sui suoi ultimi MacBook, ma a quasi cinque anni dall’uscita del gioco non è un grande risultato. E lo stesso sembra accadere con l’intelligenza artificiale: Apple ci sta provando, ma per un'esperienza completa è meglio guardare altrove.</p><p>La differenza è che l’AI è considerata il futuro della tecnologia, mentre il gaming è sempre stato un settore di nicchia per Apple, su cui ha investito meno.</p><p>I prossimi anni saranno cruciali. La transizione ai chip proprietari ha riportato i Mac al centro dell’attenzione, ma ora Apple deve davvero "spostare montagne", come dice Gurman, se vuole restare competitiva.</p>
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                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Ottenere un colloquio di lavoro può essere entusiasmante dopo aver passato settimane a inviare candidature, ma quell’emozione è spesso accompagnata dall’ansia di dover dimostrare a un selezionatore, di persona o in videochiamata, di essere la scelta giusta per il ruolo. Prepararsi con le solite tecniche, cercando domande frequenti, esercitandosi davanti allo specchio o coinvolgendo amici e parenti, può risultare faticoso e poco efficace.</p><p>Ora, però, ChatGPT potrebbe semplificare il processo. Dopo averlo usato per idee culinarie, attività per bambini e persino buoni propositi per l’anno nuovo, perché non sfruttarlo anche per prepararsi a un colloquio?</p><p>Ecco alcuni dei modi migliori per utilizzare ChatGPT per affrontare al meglio un’intervista di lavoro.</p><h2 id="ricerca">Ricerca</h2><p>Uno dei primi passi fondamentali è ricercare informazioni sull'azienda per cui si sta sostenendo il colloquio. Anche se si conosce già abbastanza per aver inviato la candidatura, approfondire ulteriormente può fare la differenza. Tradizionalmente, questo significava aprire decine di schede con articoli e interviste, ma ChatGPT può semplificare tutto, offrendo riepiloghi dettagliati su richiesta.</p><p>Si possono ottenere informazioni essenziali sui valori aziendali, le novità recenti e il panorama competitivo del settore, trasformandole in dati facili da consultare. Ad esempio, si potrebbe chiedere: "Forniscimi un riassunto della missione di Patagonia e delle sue iniziative recenti sulla sostenibilità", oppure "Riassumi gli sviluppi recenti di Airbnb rilevanti per un ruolo di content strategist".</p><p>In questo modo, si risparmia tempo e si arriva al colloquio con una conoscenza più approfondita e mirata.</p><h2 id="proporre-domande">Proporre domande</h2><p>Il passo successivo è prepararsi alle domande che potrebbero essere poste durante il colloquio. Ogni settore e ruolo ha le sue particolarità, e sebbene sia possibile cercare domande generiche online, maggiore è la specificità, migliore sarà la preparazione.</p><p>ChatGPT può generare domande mirate, adattandole al contesto specifico del lavoro per cui ci si candida. Ad esempio, si potrebbe chiedere: "Quali sono le domande più comuni nei colloqui per ruoli di UX design in startup tecnologiche?", oppure "Che tipo di domande strategiche potrebbero emergere in un colloquio per product manager presso Amazon?".</p><p>Invece di fornire consigli generici, ChatGPT crea liste dettagliate e su misura, basate su scenari realistici. Inoltre, può chiedere ulteriori informazioni per perfezionare le domande, rendendo la preparazione più efficace e mirata.</p><h2 id="finte-interviste">Finte interviste</h2><p>Una volta raccolte tutte queste informazioni, è il momento di affrontare un aspetto cruciale della preparazione: le simulazioni di colloquio. Normalmente, si dovrebbe chiedere a un amico o a un mentore di dedicare del tempo a interpretare il ruolo del selezionatore, ma questo metodo ha i suoi limiti. Gli amici potrebbero essere troppo indulgenti (poco utile) o esagerare con la severità (altrettanto poco utile e demoralizzante).</p><p>ChatGPT offre un’alternativa più equilibrata, proponendo domande realistiche senza trasformare la simulazione in un'esperienza frustrante. Per testarlo, si può usare un prompt specifico, come "Fingi di essere un selezionatore per un ruolo senior di programmazione presso Spotify", oppure orientarlo verso un aspetto preciso, ad esempio "Simula un colloquio comportamentale focalizzato sulla gestione di colleghi difficili".</p><p>Queste simulazioni permettono di esercitarsi in modo realistico, migliorando la sicurezza e la capacità di rispondere in modo efficace durante un vero colloquio.</p><h2 id="affinare-e-migliorare">Affinare e migliorare</h2><p>La simulazione del colloquio non significa che la preparazione sia terminata. Rispondere con sicurezza è importante, ma farlo in modo chiaro e convincente lo è ancora di più. Tradizionalmente, migliorare le proprie risposte significa prendere appunti e rischiare di diventare troppo meccanici nelle risposte. ChatGPT, invece, offre un modo per affinare le risposte senza perdere naturalezza.</p><p>Per migliorare le proprie risposte, basta identificare le aree in cui si ha bisogno di supporto e chiedere a ChatGPT un aiuto mirato. Ad esempio, si può partire da una risposta debole come "Il mio più grande difetto è il perfezionismo" e chiedere "Come posso rispondere in modo più autentico e meno scontato?". Oppure si può affinare un concetto con un prompt del tipo "Rendi la mia risposta su un conflitto di squadra meno difensiva e più collaborativa".</p><p>In questo modo, è possibile rendere le risposte più efficaci, eliminando cliché e formulazioni rigide, mantenendo al contempo un tono autentico e convincente.</p><h2 id="intervista-ia">Intervista IA</h2><p>ChatGPT può essere un ottimo strumento per prepararsi a un colloquio di lavoro, ma ci sono alcune limitazioni da considerare. Per quanto sia avanzato, non può sostituire del tutto l’intuito umano o l’intelligenza emotiva. A volte, i suoi suggerimenti possono risultare eccessivamente meccanici, quindi è meglio vederli come un punto di partenza piuttosto che come soluzioni definitive.</p><p>Detto ciò, quando un’opportunità lavorativa è in gioco, più preparazione si fa, meglio è. ChatGPT non può garantirti il lavoro dei tuoi sogni, ma può darti la sicurezza necessaria per affrontare il colloquio e dimostrare al selezionatore che sei la persona che stavano cercando.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/computing/artificial-intelligence/come-usare-chatgpt-per-prepararsi-a-un-colloquio-di-lavoro</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Dalla ricerca sull’azienda alle simulazioni di domande, l’AI può aiutarti a migliorare la tua preparazione e affrontare il colloquio con più sicurezza. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[ChatGPT]]></category>
                                                    <category><![CDATA[OpenAI]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[EDMONTON, CANADA - FEBRUARY 10: A woman uses a cell phone displaying the Open AI logo, with the same logo visible on a computer screen in the background, on February 10, 2025, in Edmonton, Canada]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Ottenere un colloquio di lavoro può essere entusiasmante dopo aver passato settimane a inviare candidature, ma quell’emozione è spesso accompagnata dall’ansia di dover dimostrare a un selezionatore, di persona o in videochiamata, di essere la scelta giusta per il ruolo. Prepararsi con le solite tecniche, cercando domande frequenti, esercitandosi davanti allo specchio o coinvolgendo amici e parenti, può risultare faticoso e poco efficace.</p><p>Ora, però, ChatGPT potrebbe semplificare il processo. Dopo averlo usato per idee culinarie, attività per bambini e persino buoni propositi per l’anno nuovo, perché non sfruttarlo anche per prepararsi a un colloquio?</p><p>Ecco alcuni dei modi migliori per utilizzare ChatGPT per affrontare al meglio un’intervista di lavoro.</p><h2 id="ricerca">Ricerca</h2><p>Uno dei primi passi fondamentali è ricercare informazioni sull'azienda per cui si sta sostenendo il colloquio. Anche se si conosce già abbastanza per aver inviato la candidatura, approfondire ulteriormente può fare la differenza. Tradizionalmente, questo significava aprire decine di schede con articoli e interviste, ma ChatGPT può semplificare tutto, offrendo riepiloghi dettagliati su richiesta.</p><p>Si possono ottenere informazioni essenziali sui valori aziendali, le novità recenti e il panorama competitivo del settore, trasformandole in dati facili da consultare. Ad esempio, si potrebbe chiedere: "Forniscimi un riassunto della missione di Patagonia e delle sue iniziative recenti sulla sostenibilità", oppure "Riassumi gli sviluppi recenti di Airbnb rilevanti per un ruolo di content strategist".</p><p>In questo modo, si risparmia tempo e si arriva al colloquio con una conoscenza più approfondita e mirata.</p><h2 id="proporre-domande">Proporre domande</h2><p>Il passo successivo è prepararsi alle domande che potrebbero essere poste durante il colloquio. Ogni settore e ruolo ha le sue particolarità, e sebbene sia possibile cercare domande generiche online, maggiore è la specificità, migliore sarà la preparazione.</p><p>ChatGPT può generare domande mirate, adattandole al contesto specifico del lavoro per cui ci si candida. Ad esempio, si potrebbe chiedere: "Quali sono le domande più comuni nei colloqui per ruoli di UX design in startup tecnologiche?", oppure "Che tipo di domande strategiche potrebbero emergere in un colloquio per product manager presso Amazon?".</p><p>Invece di fornire consigli generici, ChatGPT crea liste dettagliate e su misura, basate su scenari realistici. Inoltre, può chiedere ulteriori informazioni per perfezionare le domande, rendendo la preparazione più efficace e mirata.</p><h2 id="finte-interviste">Finte interviste</h2><p>Una volta raccolte tutte queste informazioni, è il momento di affrontare un aspetto cruciale della preparazione: le simulazioni di colloquio. Normalmente, si dovrebbe chiedere a un amico o a un mentore di dedicare del tempo a interpretare il ruolo del selezionatore, ma questo metodo ha i suoi limiti. Gli amici potrebbero essere troppo indulgenti (poco utile) o esagerare con la severità (altrettanto poco utile e demoralizzante).</p><p>ChatGPT offre un’alternativa più equilibrata, proponendo domande realistiche senza trasformare la simulazione in un'esperienza frustrante. Per testarlo, si può usare un prompt specifico, come "Fingi di essere un selezionatore per un ruolo senior di programmazione presso Spotify", oppure orientarlo verso un aspetto preciso, ad esempio "Simula un colloquio comportamentale focalizzato sulla gestione di colleghi difficili".</p><p>Queste simulazioni permettono di esercitarsi in modo realistico, migliorando la sicurezza e la capacità di rispondere in modo efficace durante un vero colloquio.</p><h2 id="affinare-e-migliorare">Affinare e migliorare</h2><p>La simulazione del colloquio non significa che la preparazione sia terminata. Rispondere con sicurezza è importante, ma farlo in modo chiaro e convincente lo è ancora di più. Tradizionalmente, migliorare le proprie risposte significa prendere appunti e rischiare di diventare troppo meccanici nelle risposte. ChatGPT, invece, offre un modo per affinare le risposte senza perdere naturalezza.</p><p>Per migliorare le proprie risposte, basta identificare le aree in cui si ha bisogno di supporto e chiedere a ChatGPT un aiuto mirato. Ad esempio, si può partire da una risposta debole come "Il mio più grande difetto è il perfezionismo" e chiedere "Come posso rispondere in modo più autentico e meno scontato?". Oppure si può affinare un concetto con un prompt del tipo "Rendi la mia risposta su un conflitto di squadra meno difensiva e più collaborativa".</p><p>In questo modo, è possibile rendere le risposte più efficaci, eliminando cliché e formulazioni rigide, mantenendo al contempo un tono autentico e convincente.</p><h2 id="intervista-ia">Intervista IA</h2><p>ChatGPT può essere un ottimo strumento per prepararsi a un colloquio di lavoro, ma ci sono alcune limitazioni da considerare. Per quanto sia avanzato, non può sostituire del tutto l’intuito umano o l’intelligenza emotiva. A volte, i suoi suggerimenti possono risultare eccessivamente meccanici, quindi è meglio vederli come un punto di partenza piuttosto che come soluzioni definitive.</p><p>Detto ciò, quando un’opportunità lavorativa è in gioco, più preparazione si fa, meglio è. ChatGPT non può garantirti il lavoro dei tuoi sogni, ma può darti la sicurezza necessaria per affrontare il colloquio e dimostrare al selezionatore che sei la persona che stavano cercando.</p>
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Anche Apple è stata colta di sorpresa dall’esplosione dell’IA generativa, ma almeno ha provato a rientrare in gioco con Apple Intelligence—pur rimanendo costantemente indietro, legata a un ciclo di aggiornamenti annuali mentre il resto del settore si trasformava ogni tre mesi.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2048px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="JTY8RojL3zMV2yej3Fe39N" name="fire tv alexa" alt="Alexa on a Fire TV in 2025" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/JTY8RojL3zMV2yej3Fe39N-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2048" height="1152" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Alexa+ on a Fire TV. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Amazon)</span></figcaption></figure><h2 id="alexa-e-tornata">Alexa è tornata </h2><p>Ma ora Alexa è tornata, e sembra avere anche un po’ di personalità. Una cosa che ho notato nella demo di Alexa+ di Amazon di ieri è che i presentatori, incluso Panos Panay, capo della divisione dispositivi di Amazon, si riferivano spesso ad Alexa con il pronome “lei”. Non è mai stato menzionato se sarà possibile cambiare la voce o persino modificarne il genere.</p><p>(Per quanto mi riguarda, trovo ancora strano riferirmi a un’IA come <em>lui</em> o <em>lei</em>, quindi in questo articolo continuerò a usare <em>esso</em>. Per favore, non mettetemi alla gogna per questo.)</p><p>Al contrario, quando OpenAI ha introdotto la Modalità Voce Avanzata per ChatGPT, ha puntato molto sulla possibilità di scegliere tra più voci, divise equamente tra maschili e femminili. Anche Siri di Apple è molto più flessibile: può parlare con accenni regionali diversi e permette di scegliere tra voce maschile e femminile.</p><p>Per essere chiari, dubito che Amazon non offrirà un’opzione per personalizzare la voce di Alexa+—già oggi basta dire <em>"Cambia voce"</em> per modificarla. Tuttavia, Amazon sta chiaramente cercando di rendere Alexa più personale e umana, un approccio diverso rispetto a quello delle altre big tech, che trattano ancora le loro IA vocali più come strumenti che come assistenti con un’identità propria.</p><h2 id="parlarci-sara-divertente">Parlarci sarà divertente </h2><p>Non solo Amazon si riferisce ad Alexa come "lei", ma—ecco, vedi quanto è facile iniziare a considerarla una persona?—ha una personalità molto più marcata rispetto alle risposte più neutre e funzionali di ChatGPT, Siri e Gemini.</p><p>Alexa+ non si limita a rispondere alle domande: fa battute, aggiunge commenti divertenti e sembra più coinvolgente nell’interazione. Nei video della demo, si nota come il suo tono sia leggero, vivace e piacevole, rendendola più spontanea e naturale da ascoltare.</p><p>(Ok, mi arrendo: "lei" è davvero il modo più intuitivo per riferirsi ad Alexa.)</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7475751948298456342" data-video-id="7475751948298456342" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7475751967550114583">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <p>Alexa+ riesce persino a fare una o due battute:</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7475752961021381910" data-video-id="7475752961021381910" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7475752967658752790">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <p>A proposito di voci alternative per Alexa, Amazon offriva in passato voci di celebrità come Samuel L. Jackson, Shaquille O’Neal e Melissa McCarthy al costo di 4,99 dollari ciascuna, ma ha deciso di rimuoverle nel 2023.</p><p>Onestamente, avrei adorato poter parlare con una versione di Alexa+ doppiata da Samuel L. Jackson, con la sua nuova gamma di risposte più articolate e il suo carattere deciso. Immagina quanto sarebbe epico se la sua voce riuscisse a trasmettere l’energia dei suoi ruoli cinematografici direttamente nel tuo dispositivo Alexa. Sentire Jules Winnfield di <em>Pulp Fiction</em> leggere il mio calendario con la frase: <em>"Io scaglierò la mia vendetta con furia e rabbia su coloro che tenteranno di avvelenare e distruggere i miei fratelli"</em> sarebbe un’alternativa al caffè molto più potente per iniziare la giornata.</p><p>Al momento, ChatGPT e Siri, per quanto avanzati, non hanno lo stesso impatto emotivo nemmeno nella loro modalità vocale. Sono strumenti funzionali, sì, ma mancano di quel tocco di personalità che Amazon sta cercando di dare a Alexa+.</p><p>Creare un assistente virtuale con un po’ di carattere potrebbe essere la mossa giusta per Amazon, aiutandola a recuperare il ritardo nella corsa all’IA conversazionale. Inoltre, a differenza delle soluzioni di Apple e OpenAI, pensate per l’uso su smartphone o PC, Alexa+ è progettata per stare in casa, su un dispositivo fisso. Anche se dal punto di vista tecnico la differenza può sembrare minima, il modo in cui interagiamo con Alexa+ è completamente diverso.</p><p>Non ci si aspetta che Alexa+ sia in grado di scrivere codice in C++ o di supportare attività lavorative avanzate. Il suo scopo principale è rendere più divertente la vita domestica: riprodurre musica, suggerire film, raccontare storie ai bambini. Certo, può anche prenotare cene e gestire appuntamenti, ma mentre Apple e OpenAI stanno puntando a dominare l’IA mobile e da ufficio, Amazon sembra destinata a diventare la padrona dell’IA per la casa.</p><p>Ora, se solo riportassero le voci personalizzate, Alexa+ potrebbe davvero diventare il fratello custode della prossima generazione di assistenti vocali.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/home/smart-home/amazon-alexa-diventa-piu-divertente-e-naturale-da-usare</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ La nuova versione AI di Alexa+ punta su una personalità più vivace e interazioni più fluide, distinguendosi da ChatGPT e Siri. Amazon mira a rendere Alexa il punto di riferimento per l'intelligenza artificiale in casa. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Gemini]]></category>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Panos Panay at Amazon Alexa event]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Ora che sappiamo che un’Alexa+ potenziata dall’IA arriverà presto sui dispositivi Amazon (almeno negli Stati Uniti, mentre le date internazionali restano da confermare), possiamo finalmente dare il bentornato all’assistente virtuale di Amazon nella corsa all’innovazione. Alexa, dove sei stata tutto questo tempo?</p><p>Nonostante fosse in prima linea nel settore già nel 2014, Alexa si è praticamente fermata per un paio d’anni, lasciando spazio a nuove tecnologie come ChatGPT e Gemini, che hanno ridefinito il concetto di assistente virtuale. Mentre queste soluzioni aggiungevano modalità vocali e iniziavano a integrarsi con calendari e caselle di posta, Alexa era rimasta poco più di un timer parlante per la cucina.</p><p>Non che il suo principale rivale, Siri di Apple, abbia approfittato di questa fase di stallo. Anche Apple è stata colta di sorpresa dall’esplosione dell’IA generativa, ma almeno ha provato a rientrare in gioco con Apple Intelligence—pur rimanendo costantemente indietro, legata a un ciclo di aggiornamenti annuali mentre il resto del settore si trasformava ogni tre mesi.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2048px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="JTY8RojL3zMV2yej3Fe39N" name="fire tv alexa" alt="Alexa on a Fire TV in 2025" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/JTY8RojL3zMV2yej3Fe39N-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2048" height="1152" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Alexa+ on a Fire TV. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Amazon)</span></figcaption></figure><h2 id="alexa-e-tornata">Alexa è tornata </h2><p>Ma ora Alexa è tornata, e sembra avere anche un po’ di personalità. Una cosa che ho notato nella demo di Alexa+ di Amazon di ieri è che i presentatori, incluso Panos Panay, capo della divisione dispositivi di Amazon, si riferivano spesso ad Alexa con il pronome “lei”. Non è mai stato menzionato se sarà possibile cambiare la voce o persino modificarne il genere.</p><p>(Per quanto mi riguarda, trovo ancora strano riferirmi a un’IA come <em>lui</em> o <em>lei</em>, quindi in questo articolo continuerò a usare <em>esso</em>. Per favore, non mettetemi alla gogna per questo.)</p><p>Al contrario, quando OpenAI ha introdotto la Modalità Voce Avanzata per ChatGPT, ha puntato molto sulla possibilità di scegliere tra più voci, divise equamente tra maschili e femminili. Anche Siri di Apple è molto più flessibile: può parlare con accenni regionali diversi e permette di scegliere tra voce maschile e femminile.</p><p>Per essere chiari, dubito che Amazon non offrirà un’opzione per personalizzare la voce di Alexa+—già oggi basta dire <em>"Cambia voce"</em> per modificarla. Tuttavia, Amazon sta chiaramente cercando di rendere Alexa più personale e umana, un approccio diverso rispetto a quello delle altre big tech, che trattano ancora le loro IA vocali più come strumenti che come assistenti con un’identità propria.</p><h2 id="parlarci-sara-divertente">Parlarci sarà divertente </h2><p>Non solo Amazon si riferisce ad Alexa come "lei", ma—ecco, vedi quanto è facile iniziare a considerarla una persona?—ha una personalità molto più marcata rispetto alle risposte più neutre e funzionali di ChatGPT, Siri e Gemini.</p><p>Alexa+ non si limita a rispondere alle domande: fa battute, aggiunge commenti divertenti e sembra più coinvolgente nell’interazione. Nei video della demo, si nota come il suo tono sia leggero, vivace e piacevole, rendendola più spontanea e naturale da ascoltare.</p><p>(Ok, mi arrendo: "lei" è davvero il modo più intuitivo per riferirsi ad Alexa.)</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7475751948298456342" data-video-id="7475751948298456342" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7475751967550114583">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <p>Alexa+ riesce persino a fare una o due battute:</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7475752961021381910" data-video-id="7475752961021381910" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7475752967658752790">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <p>A proposito di voci alternative per Alexa, Amazon offriva in passato voci di celebrità come Samuel L. Jackson, Shaquille O’Neal e Melissa McCarthy al costo di 4,99 dollari ciascuna, ma ha deciso di rimuoverle nel 2023.</p><p>Onestamente, avrei adorato poter parlare con una versione di Alexa+ doppiata da Samuel L. Jackson, con la sua nuova gamma di risposte più articolate e il suo carattere deciso. Immagina quanto sarebbe epico se la sua voce riuscisse a trasmettere l’energia dei suoi ruoli cinematografici direttamente nel tuo dispositivo Alexa. Sentire Jules Winnfield di <em>Pulp Fiction</em> leggere il mio calendario con la frase: <em>"Io scaglierò la mia vendetta con furia e rabbia su coloro che tenteranno di avvelenare e distruggere i miei fratelli"</em> sarebbe un’alternativa al caffè molto più potente per iniziare la giornata.</p><p>Al momento, ChatGPT e Siri, per quanto avanzati, non hanno lo stesso impatto emotivo nemmeno nella loro modalità vocale. Sono strumenti funzionali, sì, ma mancano di quel tocco di personalità che Amazon sta cercando di dare a Alexa+.</p><p>Creare un assistente virtuale con un po’ di carattere potrebbe essere la mossa giusta per Amazon, aiutandola a recuperare il ritardo nella corsa all’IA conversazionale. Inoltre, a differenza delle soluzioni di Apple e OpenAI, pensate per l’uso su smartphone o PC, Alexa+ è progettata per stare in casa, su un dispositivo fisso. Anche se dal punto di vista tecnico la differenza può sembrare minima, il modo in cui interagiamo con Alexa+ è completamente diverso.</p><p>Non ci si aspetta che Alexa+ sia in grado di scrivere codice in C++ o di supportare attività lavorative avanzate. Il suo scopo principale è rendere più divertente la vita domestica: riprodurre musica, suggerire film, raccontare storie ai bambini. Certo, può anche prenotare cene e gestire appuntamenti, ma mentre Apple e OpenAI stanno puntando a dominare l’IA mobile e da ufficio, Amazon sembra destinata a diventare la padrona dell’IA per la casa.</p><p>Ora, se solo riportassero le voci personalizzate, Alexa+ potrebbe davvero diventare il fratello custode della prossima generazione di assistenti vocali.</p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ Amazon: l'obiettivo è portare un Echo Show in ogni casa con Alexa Plus ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Quasi tutto il tempo dell’evento “Devices and Services” di Amazon del 26 febbraio 2025 è stato dedicato ad Alexa Plus. È l’aggiornamento che molti aspettavano, rendendo Alexa più naturale, molto più intelligente e potenzialmente ancora più utile.</p><p>Eppure, al centro di tutte le dimostrazioni – comprese quelle guidate dal responsabile Devices Panos Panay – c’era un solo dispositivo: l’Echo Show 21. È il più grande smart display di Amazon e la più ampia interfaccia touchscreen per Alexa, supportando al lancio una nuova interfaccia utente dedicata ad Alexa Plus.</p><p>Entrambe queste caratteristiche hanno probabilmente reso più semplice mostrare le nuove funzionalità di Alexa a un vasto pubblico sul palco e nelle demo, ma evidenziano anche le ambizioni di Amazon. Con Alexa Plus, si può conversare in modo più fluido, interrompendola quando serve, proprio come con una persona, senza dover ripetere la wake word.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3064px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="B2xufufrPoDNqA4Nb99S3D" name="Panos Panay at the Feb 26 Amazon Event with an Echo Show 21" alt="Amazon's Panos Panay at the Feb 26 Amazon Event with an Echo Show 21" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/B2xufufrPoDNqA4Nb99S3D-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3064" height="1724" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future/Jacob Krol)</span></figcaption></figure><p>Ma è anche un’esperienza pensata per il tocco – ora più che mai. Se chiedete ad Alexa di chiamare un Uber o un altro servizio di ride-sharing per un amico dall’aeroporto di Newark, New Jersey, a un ufficio a New York City, Alexa leggerà la prima opzione disponibile. Tuttavia, potrete anche selezionare manualmente il livello di corsa più adatto alle vostre esigenze, rendendo l’interazione più veloce.</p><p>Lo stesso vale per chiedere ad Alexa se qualcuno ha già portato a spasso il cane: può mostrare tutti gli ultimi avvisi video di Ring in cui appare un cane. Invece di attendere che Alexa scorra automaticamente i video, potrete scorrere con un dito lungo la parte inferiore dello schermo. Per quanto sia avanzata la nuova esperienza vocale con Alexa, l’interfaccia è stata progettata per essere usata con il tocco.</p><p>Inoltre, Amazon offrirà un accesso prioritario ad Alexa Plus – almeno nella fase iniziale del lancio – ai possessori di Echo Show 8, 10, 15 o 21. Per accedere al servizio, bisognerà trovarsi negli Stati Uniti ed essere membri Prime o pagare un abbonamento di 19,99 dollari al mese.</p><p>La componente visiva dell’esperienza Alexa è più importante che mai. Non si tratta solo di visualizzare le previsioni meteo o un’animazione divertente quando si chiede una battuta. L’Echo Show non è più solo un dispositivo per lo streaming di serie e film su Prime Video. Oltre alla conversazione con Alexa, Amazon vuole che interagiate con Alexa Plus attraverso il tocco.</p><p>È quasi una nuova modalità d’uso, e probabilmente Amazon la considera essenziale per rendere Echo Show un elemento imprescindibile in casa. Personalmente, trovo già l’Echo Show molto utile: è uno schermo multifunzione che può persino ridurre l’uso dello smartphone. Con Echo Show 21 e Alexa Plus, potrete chiedere aiuto per ordinare la spesa, prenotare una cena o acquistare biglietti per un concerto, combinando interazioni vocali e tattili per un’esperienza più naturale e fluida.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3064px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="EtQEerrWhfocPPeRYhRBuZ" name="A grocery list in an Amazon Fresh cart on the Echo Show 21, made with Alexa Plus" alt="A grocery list in an Amazon Fresh cart on the Echo Show 21, made with Alexa Plus" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/EtQEerrWhfocPPeRYhRBuZ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3064" height="1724" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future/Jacob Krol)</span></figcaption></figure><p>E anche se avete un Echo Show solo in cucina o montato su una parete nel corridoio, può sempre essere il dispositivo centrale per le vostre richieste. Supponiamo che vogliate acquistare i biglietti per il tour europeo di Bruce Springsteen o per Sabrina Carpenter – perché, diciamolo, tutti vogliamo ascoltare <em>Busy Woman</em> dal vivo. Potete iniziare chiedendo ad Alexa Plus su un Echo Dot di trovare i biglietti, ma invece di ascoltare un lungo elenco di opzioni, potete dire: “Mostrameli sul mio Echo Show (o sul Kitchen Echo, se è lì)”, e da lì scorrere tra le varie opzioni visualizzando le diverse posizioni dei posti. Questo potrebbe rivelarsi davvero utile, oltre a sfruttare i vantaggi di uno schermo più grande.</p><p>Fa parte della strategia più ampia di Amazon: portare un Echo con schermo in ogni casa. Personalmente, sono favorevole, soprattutto dopo aver visto quanto sia pratica l’esperienza di ordinare la spesa su Amazon Fresh e lasciare che Alexa Plus gestisca parte del lavoro. È fantastico, ma lo è anche la possibilità di avere promemoria più intelligenti e di usare l’Echo Show come TV, calendario condiviso e molto altro ancora.</p><p>Si tratta di una strategia che segue il modello di altri brand. Samsung è l’esempio più evidente, dato che punta su un approccio in cui gli schermi sono ovunque, dalla TV al frigorifero, fino ai fornelli e agli elettrodomestici. Samsung probabilmente non produrrà un display smart, ma Apple, d’altro canto, sembra pronta a entrare in questo settore con un dispositivo che potrebbe rappresentare una grande svolta per il suo ecosistema Home, che finora ha avuto qualche difficoltà a imporsi.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3422px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="ELk985pvcyjhQSyUjbepmZ" name="Panos Panay at the Amazon Devices Feb. 26 Event" alt="Panos Panay at the Amazon Devices Feb. 26 Event" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ELk985pvcyjhQSyUjbepmZ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3422" height="1925" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future/Jacob Krol)</span></figcaption></figure><p>Amazon ha un’opportunità unica per riuscire a portare uno schermo nella maggior parte delle case dei suoi utenti. Da tempo offre l’Echo Show in diverse dimensioni, con i modelli da 5 e 8 pollici tra i più accessibili, quindi è probabile che ne abbiate già uno. Alexa Plus potrebbe entusiasmarvi con un’integrazione AI che rende le interazioni più naturali e semplifica la gestione della smart home, comprese routine avanzate, il tutto in un dispositivo che non è uno smartphone.</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7475752961021381910" data-video-id="7475752961021381910" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7475752967658752790">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                 ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/home/smart-home/amazon-lobiettivo-e-portare-un-echo-show-in-ogni-casa-con-alexa-plus</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Alexa Plus migliora l’esperienza sugli Echo Show, rendendo il touch essenziale per interagire con l’IA e gestire la casa in modo più intuitivo. ]]>
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                                                    <category><![CDATA[Home]]></category>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Amazon&#039;s Panos Panay at the Feb 26 Amazon Event with an Echo Show 21]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Quasi tutto il tempo dell’evento “Devices and Services” di Amazon del 26 febbraio 2025 è stato dedicato ad Alexa Plus. È l’aggiornamento che molti aspettavano, rendendo Alexa più naturale, molto più intelligente e potenzialmente ancora più utile.</p><p>Eppure, al centro di tutte le dimostrazioni – comprese quelle guidate dal responsabile Devices Panos Panay – c’era un solo dispositivo: l’Echo Show 21. È il più grande smart display di Amazon e la più ampia interfaccia touchscreen per Alexa, supportando al lancio una nuova interfaccia utente dedicata ad Alexa Plus.</p><p>Entrambe queste caratteristiche hanno probabilmente reso più semplice mostrare le nuove funzionalità di Alexa a un vasto pubblico sul palco e nelle demo, ma evidenziano anche le ambizioni di Amazon. Con Alexa Plus, si può conversare in modo più fluido, interrompendola quando serve, proprio come con una persona, senza dover ripetere la wake word.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3064px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="B2xufufrPoDNqA4Nb99S3D" name="Panos Panay at the Feb 26 Amazon Event with an Echo Show 21" alt="Amazon's Panos Panay at the Feb 26 Amazon Event with an Echo Show 21" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/B2xufufrPoDNqA4Nb99S3D-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3064" height="1724" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future/Jacob Krol)</span></figcaption></figure><p>Ma è anche un’esperienza pensata per il tocco – ora più che mai. Se chiedete ad Alexa di chiamare un Uber o un altro servizio di ride-sharing per un amico dall’aeroporto di Newark, New Jersey, a un ufficio a New York City, Alexa leggerà la prima opzione disponibile. Tuttavia, potrete anche selezionare manualmente il livello di corsa più adatto alle vostre esigenze, rendendo l’interazione più veloce.</p><p>Lo stesso vale per chiedere ad Alexa se qualcuno ha già portato a spasso il cane: può mostrare tutti gli ultimi avvisi video di Ring in cui appare un cane. Invece di attendere che Alexa scorra automaticamente i video, potrete scorrere con un dito lungo la parte inferiore dello schermo. Per quanto sia avanzata la nuova esperienza vocale con Alexa, l’interfaccia è stata progettata per essere usata con il tocco.</p><p>Inoltre, Amazon offrirà un accesso prioritario ad Alexa Plus – almeno nella fase iniziale del lancio – ai possessori di Echo Show 8, 10, 15 o 21. Per accedere al servizio, bisognerà trovarsi negli Stati Uniti ed essere membri Prime o pagare un abbonamento di 19,99 dollari al mese.</p><p>La componente visiva dell’esperienza Alexa è più importante che mai. Non si tratta solo di visualizzare le previsioni meteo o un’animazione divertente quando si chiede una battuta. L’Echo Show non è più solo un dispositivo per lo streaming di serie e film su Prime Video. Oltre alla conversazione con Alexa, Amazon vuole che interagiate con Alexa Plus attraverso il tocco.</p><p>È quasi una nuova modalità d’uso, e probabilmente Amazon la considera essenziale per rendere Echo Show un elemento imprescindibile in casa. Personalmente, trovo già l’Echo Show molto utile: è uno schermo multifunzione che può persino ridurre l’uso dello smartphone. Con Echo Show 21 e Alexa Plus, potrete chiedere aiuto per ordinare la spesa, prenotare una cena o acquistare biglietti per un concerto, combinando interazioni vocali e tattili per un’esperienza più naturale e fluida.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3064px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="EtQEerrWhfocPPeRYhRBuZ" name="A grocery list in an Amazon Fresh cart on the Echo Show 21, made with Alexa Plus" alt="A grocery list in an Amazon Fresh cart on the Echo Show 21, made with Alexa Plus" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/EtQEerrWhfocPPeRYhRBuZ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3064" height="1724" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future/Jacob Krol)</span></figcaption></figure><p>E anche se avete un Echo Show solo in cucina o montato su una parete nel corridoio, può sempre essere il dispositivo centrale per le vostre richieste. Supponiamo che vogliate acquistare i biglietti per il tour europeo di Bruce Springsteen o per Sabrina Carpenter – perché, diciamolo, tutti vogliamo ascoltare <em>Busy Woman</em> dal vivo. Potete iniziare chiedendo ad Alexa Plus su un Echo Dot di trovare i biglietti, ma invece di ascoltare un lungo elenco di opzioni, potete dire: “Mostrameli sul mio Echo Show (o sul Kitchen Echo, se è lì)”, e da lì scorrere tra le varie opzioni visualizzando le diverse posizioni dei posti. Questo potrebbe rivelarsi davvero utile, oltre a sfruttare i vantaggi di uno schermo più grande.</p><p>Fa parte della strategia più ampia di Amazon: portare un Echo con schermo in ogni casa. Personalmente, sono favorevole, soprattutto dopo aver visto quanto sia pratica l’esperienza di ordinare la spesa su Amazon Fresh e lasciare che Alexa Plus gestisca parte del lavoro. È fantastico, ma lo è anche la possibilità di avere promemoria più intelligenti e di usare l’Echo Show come TV, calendario condiviso e molto altro ancora.</p><p>Si tratta di una strategia che segue il modello di altri brand. Samsung è l’esempio più evidente, dato che punta su un approccio in cui gli schermi sono ovunque, dalla TV al frigorifero, fino ai fornelli e agli elettrodomestici. Samsung probabilmente non produrrà un display smart, ma Apple, d’altro canto, sembra pronta a entrare in questo settore con un dispositivo che potrebbe rappresentare una grande svolta per il suo ecosistema Home, che finora ha avuto qualche difficoltà a imporsi.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:3422px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="ELk985pvcyjhQSyUjbepmZ" name="Panos Panay at the Amazon Devices Feb. 26 Event" alt="Panos Panay at the Amazon Devices Feb. 26 Event" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/ELk985pvcyjhQSyUjbepmZ-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="3422" height="1925" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future/Jacob Krol)</span></figcaption></figure><p>Amazon ha un’opportunità unica per riuscire a portare uno schermo nella maggior parte delle case dei suoi utenti. Da tempo offre l’Echo Show in diverse dimensioni, con i modelli da 5 e 8 pollici tra i più accessibili, quindi è probabile che ne abbiate già uno. Alexa Plus potrebbe entusiasmarvi con un’integrazione AI che rende le interazioni più naturali e semplifica la gestione della smart home, comprese routine avanzate, il tutto in un dispositivo che non è uno smartphone.</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7475752961021381910" data-video-id="7475752961021381910" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7475752967658752790">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>
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                                                            <title><![CDATA[ ChatGPT Plus vale davvero la pena? Un confronto con la versione gratuita ]]></title>
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Se avessi ricevuto un dollaro per ogni volta che ho quasi effettuato l’upgrade, avrei accumulato abbastanza da pagare ChatGPT Plus per anni. Alla fine, dopo qualche settimana, ho deciso di abbonarmi e non me ne sono mai pentito.</p><h2 id="accesso-plus">Accesso Plus</h2><p>Da quando mi sono abbonato a ChatGPT Plus, i vantaggi si sono rivelati notevoli nella mia vita quotidiana. Lo utilizzo per trovare idee per la cena, intrattenere i bambini, pianificare i buoni propositi per il nuovo anno e molto altro. Molti di questi compiti sarebbero più difficili, o addirittura impossibili, senza ChatGPT Plus.</p><p>Uno dei primi cambiamenti che si notano dopo l’iscrizione è l’accesso ai modelli ChatGPT in beta. Al momento, il modello predefinito è GPT-4o, ma con l’abbonamento è possibile provare modelli specifici come o1, focalizzato sulla logica, o3-mini, più veloce nell’elaborazione avanzata, e o3-mini-high, ancora più raffinato. Spesso riesco a capire senza neanche guardare quando una risposta è generata da un modello riservato agli abbonati: sono più precise, più approfondite e danno l’impressione di essere state curate da un editor umano.</p><p>Anche rimanendo su GPT-4o, l’abbonamento porta comunque dei vantaggi evidenti. I fastidiosi limiti ai messaggi scompaiono, evitando l’interruzione delle conversazioni più interessanti. Chi utilizza la versione gratuita, una volta superato il limite, viene retrocesso a GPT-4o-mini, che funziona bene ma non offre la stessa profondità e fluidità del modello principale. Inoltre, le restrizioni sul caricamento di file e sulla creazione e analisi di immagini vengono rimosse, rendendo l’esperienza molto più completa. I limiti esistono ancora, ma per raggiungerli bisognerebbe davvero spingersi al massimo.</p><h2 id="caratteristiche-plus">Caratteristiche Plus</h2><p>ChatGPT Plus offre anche funzionalità esclusive per GPT-4o. È possibile conversare con l&apos;AI in modalità vocale standard e avanzata, creare versioni personalizzate del chatbot con abilità specifiche e accedere alla funzione Tasks, che consente di programmare azioni per il futuro. Quest’ultima è attualmente disponibile solo per gli abbonati, poiché si trova ancora in fase di test.</p><p>Molte delle funzionalità inizialmente riservate agli utenti Plus sono poi state rese disponibili anche nella versione gratuita. In passato, solo gli abbonati potevano usare la pagina Canvas modificabile, il modello DALL-E più avanzato per la creazione di immagini, la funzione di navigazione web e altri strumenti. Anche GPT-4o-mini, ora accessibile gratuitamente, rappresenta un netto miglioramento rispetto ai modelli disponibili in precedenza, riducendo il divario qualitativo tra le due versioni.</p><p>Un’argomentazione valida contro ChatGPT Plus è che molte delle funzionalità esclusive tendono a diventare accessibili a tutti con il tempo. Se non hai fretta e preferisci aspettare che le novità arrivino nella versione gratuita, probabilmente l’abbonamento non è indispensabile. Tuttavia, se vuoi provare subito i modelli più avanzati e testare le nuove funzioni appena vengono rilasciate, il valore di Plus resta alto. Non si tratta solo di quali strumenti siano disponibili, ma di quando li ottieni e di quanto sia fluida l’esperienza d’uso.</p><h2 id="ancora-di-pi-xf9-xa0">Ancora di più </h2><p>Se utilizzate ChatGPT solo occasionalmente per rispondere a domande veloci, trovare idee o risolvere dibattiti leggeri (come se l’ananas sulla pizza sia una scelta accettabile o meno), probabilmente la versione gratuita fa al caso vostro. Nel tempo è migliorata molto e OpenAI continua ad aggiornarla, rendendola sempre più completa.</p><p>Se invece fate affidamento su ChatGPT ogni giorno per lavoro o per progetti personali, allora l’abbonamento a ChatGPT Plus vale decisamente la spesa. La maggiore velocità, la qualità superiore del modello, l’accesso illimitato e gli strumenti extra fanno davvero la differenza.</p><p>Quando volete creare un&apos;illustrazione originale per accompagnare un biglietto scritto a mano, non dovete preoccuparvi di raggiungere il limite di utilizzo di DALL-E. Se dovete interpretare cartelli stradali ambigui per capire se rischiate una multa o la rimozione dell’auto, è utile avere il modello AI più potente e preciso disponibile.</p><p>La vera domanda è quanto usate ChatGPT e se siete disposti ad aspettare che le nuove funzioni vengano rese disponibili a tutti. Se volete la migliore esperienza AI subito, ChatGPT Plus è una scelta ovvia. Se invece non avete fretta e preferite attendere, la versione gratuita prima o poi si aggiornerà con le stesse funzionalità.</p><p>Per curiosità, abbiamo chiesto al modello più avanzato di ChatGPT se l’abbonamento valesse la pena. La sua risposta? Se fosse umano, pagherebbe senza esitazione.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/computing/artificial-intelligence/chatgpt-plus-vale-davvero-la-pena-un-confronto-con-la-versione-gratuita</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ ChatGPT Plus offre modelli avanzati, risposte più rapide e meno limiti. Ma il costo è giustificato per tutti gli utenti? ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[ChatGPT]]></category>
                                                    <category><![CDATA[OpenAI]]></category>
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                                <p>Come molti altri, ho iniziato a usare ChatGPT fin dai primi giorni, divertendomi a scoprirne le capacità. Quando OpenAI ha introdotto l&apos;abbonamento ChatGPT Plus, ero scettico sul fatto che valesse davvero la pena avere accesso prioritario e funzionalità aggiuntive.</p><p>Tuttavia, con il tempo, gli utenti della versione gratuita hanno iniziato a sperimentare risposte più lente, limiti di utilizzo imprevisti e altre piccole frustrazioni. Probabilmente era solo una conseguenza della crescente popolarità del servizio, anche se nei momenti di maggiore esasperazione mi è capitato di ipotizzare teorie meno benevole.</p><p>A quel punto, 20 euro al mese hanno iniziato a sembrare una spesa ragionevole, soprattutto perché provare le nuove funzioni di ChatGPT non era solo un interesse personale, ma anche una necessità professionale. Ho esitato per un po&apos;. Se avessi ricevuto un dollaro per ogni volta che ho quasi effettuato l’upgrade, avrei accumulato abbastanza da pagare ChatGPT Plus per anni. Alla fine, dopo qualche settimana, ho deciso di abbonarmi e non me ne sono mai pentito.</p><h2 id="accesso-plus">Accesso Plus</h2><p>Da quando mi sono abbonato a ChatGPT Plus, i vantaggi si sono rivelati notevoli nella mia vita quotidiana. Lo utilizzo per trovare idee per la cena, intrattenere i bambini, pianificare i buoni propositi per il nuovo anno e molto altro. Molti di questi compiti sarebbero più difficili, o addirittura impossibili, senza ChatGPT Plus.</p><p>Uno dei primi cambiamenti che si notano dopo l’iscrizione è l’accesso ai modelli ChatGPT in beta. Al momento, il modello predefinito è GPT-4o, ma con l’abbonamento è possibile provare modelli specifici come o1, focalizzato sulla logica, o3-mini, più veloce nell’elaborazione avanzata, e o3-mini-high, ancora più raffinato. Spesso riesco a capire senza neanche guardare quando una risposta è generata da un modello riservato agli abbonati: sono più precise, più approfondite e danno l’impressione di essere state curate da un editor umano.</p><p>Anche rimanendo su GPT-4o, l’abbonamento porta comunque dei vantaggi evidenti. I fastidiosi limiti ai messaggi scompaiono, evitando l’interruzione delle conversazioni più interessanti. Chi utilizza la versione gratuita, una volta superato il limite, viene retrocesso a GPT-4o-mini, che funziona bene ma non offre la stessa profondità e fluidità del modello principale. Inoltre, le restrizioni sul caricamento di file e sulla creazione e analisi di immagini vengono rimosse, rendendo l’esperienza molto più completa. I limiti esistono ancora, ma per raggiungerli bisognerebbe davvero spingersi al massimo.</p><h2 id="caratteristiche-plus">Caratteristiche Plus</h2><p>ChatGPT Plus offre anche funzionalità esclusive per GPT-4o. È possibile conversare con l&apos;AI in modalità vocale standard e avanzata, creare versioni personalizzate del chatbot con abilità specifiche e accedere alla funzione Tasks, che consente di programmare azioni per il futuro. Quest’ultima è attualmente disponibile solo per gli abbonati, poiché si trova ancora in fase di test.</p><p>Molte delle funzionalità inizialmente riservate agli utenti Plus sono poi state rese disponibili anche nella versione gratuita. In passato, solo gli abbonati potevano usare la pagina Canvas modificabile, il modello DALL-E più avanzato per la creazione di immagini, la funzione di navigazione web e altri strumenti. Anche GPT-4o-mini, ora accessibile gratuitamente, rappresenta un netto miglioramento rispetto ai modelli disponibili in precedenza, riducendo il divario qualitativo tra le due versioni.</p><p>Un’argomentazione valida contro ChatGPT Plus è che molte delle funzionalità esclusive tendono a diventare accessibili a tutti con il tempo. Se non hai fretta e preferisci aspettare che le novità arrivino nella versione gratuita, probabilmente l’abbonamento non è indispensabile. Tuttavia, se vuoi provare subito i modelli più avanzati e testare le nuove funzioni appena vengono rilasciate, il valore di Plus resta alto. Non si tratta solo di quali strumenti siano disponibili, ma di quando li ottieni e di quanto sia fluida l’esperienza d’uso.</p><h2 id="ancora-di-pi-xf9-xa0">Ancora di più </h2><p>Se utilizzate ChatGPT solo occasionalmente per rispondere a domande veloci, trovare idee o risolvere dibattiti leggeri (come se l’ananas sulla pizza sia una scelta accettabile o meno), probabilmente la versione gratuita fa al caso vostro. Nel tempo è migliorata molto e OpenAI continua ad aggiornarla, rendendola sempre più completa.</p><p>Se invece fate affidamento su ChatGPT ogni giorno per lavoro o per progetti personali, allora l’abbonamento a ChatGPT Plus vale decisamente la spesa. La maggiore velocità, la qualità superiore del modello, l’accesso illimitato e gli strumenti extra fanno davvero la differenza.</p><p>Quando volete creare un&apos;illustrazione originale per accompagnare un biglietto scritto a mano, non dovete preoccuparvi di raggiungere il limite di utilizzo di DALL-E. Se dovete interpretare cartelli stradali ambigui per capire se rischiate una multa o la rimozione dell’auto, è utile avere il modello AI più potente e preciso disponibile.</p><p>La vera domanda è quanto usate ChatGPT e se siete disposti ad aspettare che le nuove funzioni vengano rese disponibili a tutti. Se volete la migliore esperienza AI subito, ChatGPT Plus è una scelta ovvia. Se invece non avete fretta e preferite attendere, la versione gratuita prima o poi si aggiornerà con le stesse funzionalità.</p><p>Per curiosità, abbiamo chiesto al modello più avanzato di ChatGPT se l’abbonamento valesse la pena. La sua risposta? Se fosse umano, pagherebbe senza esitazione.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Perplexity vs ChatGPT: quale motore di ricerca AI è migliore? ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>OpenAI ha recentemente reso disponibile la funzione di ricerca ChatGPT a tutti gli utenti come parte del suo evento "12 Days of OpenAI". Questo significa che chiunque possieda un account ChatGPT può ora utilizzare questa funzionalità, senza necessità di un abbonamento a ChatGPT Plus o di essere nella lista d&apos;attesa, come accadeva in precedenza.</p><p>La ricerca ChatGPT è stata inoltre integrata nella modalità Advanced Voice, migliorata nelle prestazioni e resa più veloce anche sui dispositivi mobili. Per utilizzarla, basta accedere al sito ChatGPT o all’app ufficiale sul telefono. Una volta all’interno, è sufficiente cliccare o toccare l’icona a forma di globo nella finestra di input. Quando appare l’etichetta blu con la scritta "Cerca", qualsiasi messaggio successivo verrà trattato come una ricerca sul web, e non come una normale conversazione con il chatbot.</p><p>Questa novità amplia le capacità di ChatGPT, offrendo a tutti gli utenti una comoda integrazione con il web, rendendo il servizio ancora più versatile per ottenere informazioni aggiornate.</p><h2 id="che-cos-apos-xe8-un-motore-di-ricerca-ai">Che cos&apos;è un motore di ricerca AI?</h2><p>Un motore di ricerca basato sull&apos;intelligenza artificiale si distingue dai motori di ricerca tradizionali, come Google, per alcuni aspetti fondamentali. Uno dei principali vantaggi è la possibilità di utilizzare un linguaggio naturale e colloquiale per formulare le proprie domande, senza dover ricorrere a specifici termini di ricerca. Questo approccio rende l&apos;interazione più simile a una conversazione.</p><p>Ad esempio, invece di digitare frasi concise e mirate, come si farebbe su Google, è possibile chiedere "quali sono i migliori computer portatili in circolazione in questo momento?". Successivamente, se i risultati non sono esattamente ciò che si desidera, si può affinare la richiesta con una frase come "ne voglio uno per il gioco", e il motore AI sarà in grado di comprendere il contesto e fornire risposte più pertinenti.</p><p>Un altro aspetto distintivo è l&apos;assenza di pubblicità. A differenza di Google, che spesso include link sponsorizzati nelle sue ricerche, un motore AI come ChatGPT offre risultati privi di contenuti promozionali. Questo ricorda l&apos;esperienza più pulita e diretta dei primi tempi di internet, quando le ricerche erano meno influenzate da pubblicità e sponsorizzazioni.</p><p>Questi elementi rendono i motori di ricerca basati su AI ideali per chi cerca un’esperienza più naturale e focalizzata, con meno distrazioni e risultati più mirati.</p><h2 id="perplexity-vs-chatgpt">Perplexity vs ChatGPT</h2><p>Il concetto di motore di ricerca AI non è così nuovo, infatti c&apos;è un altro concorrente nel campo che lo fa da più tempo di ChatGPT, ed è <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/perplexitys-ai-search-engine-goes-deep-to-get-your-answers">Perplexity</a>. Perplexity è forse il motore di ricerca AI originale. Fin dall&apos;inizio è stato progettato per cercare sul web e trovare risultati, per poi fornire una risposta accessibile e colloquiale.</p><p>Ora abbiamo due motori di ricerca AI che si fronteggiano, quindi è naturale volerli confrontare. Ho scelto una serie di argomenti da sottoporre a entrambi e sono rimasto piuttosto scioccato dai risultati.Il concetto di motore di ricerca basato sull&apos;intelligenza artificiale non è una novità assoluta, e tra i pionieri di questo campo c’è Perplexity, che si è distinto fin dall’inizio per la sua capacità di cercare informazioni sul web e restituire risposte in modo chiaro e colloquiale. Oggi, con l’arrivo della funzione di ricerca di ChatGPT, ci troviamo di fronte a due motori AI in diretta competizione, e il confronto tra loro è inevitabile.</p><p>Per valutare le differenze, ho deciso di sottoporli a una serie di test. Una delle domande è stata: "Adoro la pizza, ci sono delle buone pizzerie vicino a me?". Entrambi i motori inizialmente mi hanno suggerito ristoranti situati nella città più vicina, piuttosto che nella mia zona specifica. Tuttavia, una volta fornito un indirizzo più preciso, entrambi hanno prodotto risultati più pertinenti. Curiosamente, le pizzerie consigliate erano identiche in entrambi i casi.</p><p>La differenza principale è emersa nella quantità di dettagli forniti. Perplexity ha mostrato una maggiore ricchezza di informazioni rispetto a ChatGPT, includendo descrizioni approfondite, recensioni e persino note sui piatti consigliati. Questo livello di dettaglio mi ha sorpreso positivamente, dimostrando che Perplexity può essere più informativo in alcune situazioni.</p><p>Pur essendo entrambi efficaci nel rispondere, Perplexity sembra avere un vantaggio quando si tratta di fornire risposte più dettagliate, mentre ChatGPT si distingue per il suo approccio naturale e conversazionale. La scelta tra i due dipenderà quindi dalle preferenze personali e dall&apos;importanza data al dettaglio rispetto alla fluidità dell&apos;interazione.</p><p>Ho iniziato con: "Adoro la pizza, ci sono delle buone pizzerie vicino a me?".</p><p>Sono rimasto un po&apos; sorpreso quando entrambi i motori di ricerca mi hanno inizialmente consigliato ristoranti che si trovavano nella città più vicina a me, anziché in quella locale; tuttavia, dopo aver detto loro esattamente dove vivevo, ho ottenuto risultati migliori - e molto simili - da entrambi. In effetti, mi hanno consigliato esattamente gli stessi ristoranti. Ciò che mi ha davvero sorpreso è la quantità di dettagli che ho ottenuto da Perplexity, molti di più di quelli ottenuti con la ricerca di ChatGPT.</p><p>Confrontando i risultati di ricerca di ChatGPT e Perplexity, emergono differenze significative sia nella presentazione delle informazioni che nei dettagli forniti. ChatGPT offre un elenco semplice e funzionale, con una breve descrizione di ciascun risultato e un link al sito web correlato. Tuttavia, questo approccio minimalista può sembrare piuttosto monotono e meno intuitivo.</p><p>Perplexity, d&apos;altra parte, adotta un approccio più strutturato e visivamente accattivante. Ogni risultato è organizzato in sottosezioni come Indirizzo, Punti di forza, Caratteristiche e Valutazione, rendendo le informazioni facilmente accessibili. Inoltre, integra collegamenti diretti a recensioni e immagini correlate, fornendo un’esperienza più completa. È anche possibile visualizzare tutte le fonti utilizzate in un elenco laterale, una funzione utile per chi desidera approfondire ulteriormente l’argomento.</p><p>Questa differenza si è manifestata anche in altre ricerche, come "Chi sarà il prossimo James Bond?" o "Quale portatile dovrei comprare per Natale?". I risultati di ChatGPT sono stati funzionali ma privi di profondità, mentre Perplexity ha fornito una maggiore quantità di dettagli, link a fonti utili e un formato più navigabile e ricco di informazioni.</p><p>La mia opinione? Perplexity è attualmente superiore, sia per la quantità che per la qualità delle informazioni fornite. Anche se entrambi i motori utilizzano fonti simili, Perplexity riesce a presentarle in un modo che facilita ulteriormente l&apos;esplorazione e l&apos;approfondimento. ChatGPT ha del potenziale, ma al momento necessita di miglioramenti per competere davvero con il livello di dettagli e accessibilità che Perplexity offre.</p> ]]></dc:content>
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                                                                            <description>
                            <![CDATA[ La ricerca di ChatGPT è ora gratuita per tutti, ma come si colloca rispetto a Perplexity? ]]>
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                                <p>OpenAI ha recentemente reso disponibile la funzione di ricerca ChatGPT a tutti gli utenti come parte del suo evento "12 Days of OpenAI". Questo significa che chiunque possieda un account ChatGPT può ora utilizzare questa funzionalità, senza necessità di un abbonamento a ChatGPT Plus o di essere nella lista d&apos;attesa, come accadeva in precedenza.</p><p>La ricerca ChatGPT è stata inoltre integrata nella modalità Advanced Voice, migliorata nelle prestazioni e resa più veloce anche sui dispositivi mobili. Per utilizzarla, basta accedere al sito ChatGPT o all’app ufficiale sul telefono. Una volta all’interno, è sufficiente cliccare o toccare l’icona a forma di globo nella finestra di input. Quando appare l’etichetta blu con la scritta "Cerca", qualsiasi messaggio successivo verrà trattato come una ricerca sul web, e non come una normale conversazione con il chatbot.</p><p>Questa novità amplia le capacità di ChatGPT, offrendo a tutti gli utenti una comoda integrazione con il web, rendendo il servizio ancora più versatile per ottenere informazioni aggiornate.</p><h2 id="che-cos-apos-xe8-un-motore-di-ricerca-ai">Che cos&apos;è un motore di ricerca AI?</h2><p>Un motore di ricerca basato sull&apos;intelligenza artificiale si distingue dai motori di ricerca tradizionali, come Google, per alcuni aspetti fondamentali. Uno dei principali vantaggi è la possibilità di utilizzare un linguaggio naturale e colloquiale per formulare le proprie domande, senza dover ricorrere a specifici termini di ricerca. Questo approccio rende l&apos;interazione più simile a una conversazione.</p><p>Ad esempio, invece di digitare frasi concise e mirate, come si farebbe su Google, è possibile chiedere "quali sono i migliori computer portatili in circolazione in questo momento?". Successivamente, se i risultati non sono esattamente ciò che si desidera, si può affinare la richiesta con una frase come "ne voglio uno per il gioco", e il motore AI sarà in grado di comprendere il contesto e fornire risposte più pertinenti.</p><p>Un altro aspetto distintivo è l&apos;assenza di pubblicità. A differenza di Google, che spesso include link sponsorizzati nelle sue ricerche, un motore AI come ChatGPT offre risultati privi di contenuti promozionali. Questo ricorda l&apos;esperienza più pulita e diretta dei primi tempi di internet, quando le ricerche erano meno influenzate da pubblicità e sponsorizzazioni.</p><p>Questi elementi rendono i motori di ricerca basati su AI ideali per chi cerca un’esperienza più naturale e focalizzata, con meno distrazioni e risultati più mirati.</p><h2 id="perplexity-vs-chatgpt">Perplexity vs ChatGPT</h2><p>Il concetto di motore di ricerca AI non è così nuovo, infatti c&apos;è un altro concorrente nel campo che lo fa da più tempo di ChatGPT, ed è <a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/perplexitys-ai-search-engine-goes-deep-to-get-your-answers">Perplexity</a>. Perplexity è forse il motore di ricerca AI originale. Fin dall&apos;inizio è stato progettato per cercare sul web e trovare risultati, per poi fornire una risposta accessibile e colloquiale.</p><p>Ora abbiamo due motori di ricerca AI che si fronteggiano, quindi è naturale volerli confrontare. Ho scelto una serie di argomenti da sottoporre a entrambi e sono rimasto piuttosto scioccato dai risultati.Il concetto di motore di ricerca basato sull&apos;intelligenza artificiale non è una novità assoluta, e tra i pionieri di questo campo c’è Perplexity, che si è distinto fin dall’inizio per la sua capacità di cercare informazioni sul web e restituire risposte in modo chiaro e colloquiale. Oggi, con l’arrivo della funzione di ricerca di ChatGPT, ci troviamo di fronte a due motori AI in diretta competizione, e il confronto tra loro è inevitabile.</p><p>Per valutare le differenze, ho deciso di sottoporli a una serie di test. Una delle domande è stata: "Adoro la pizza, ci sono delle buone pizzerie vicino a me?". Entrambi i motori inizialmente mi hanno suggerito ristoranti situati nella città più vicina, piuttosto che nella mia zona specifica. Tuttavia, una volta fornito un indirizzo più preciso, entrambi hanno prodotto risultati più pertinenti. Curiosamente, le pizzerie consigliate erano identiche in entrambi i casi.</p><p>La differenza principale è emersa nella quantità di dettagli forniti. Perplexity ha mostrato una maggiore ricchezza di informazioni rispetto a ChatGPT, includendo descrizioni approfondite, recensioni e persino note sui piatti consigliati. Questo livello di dettaglio mi ha sorpreso positivamente, dimostrando che Perplexity può essere più informativo in alcune situazioni.</p><p>Pur essendo entrambi efficaci nel rispondere, Perplexity sembra avere un vantaggio quando si tratta di fornire risposte più dettagliate, mentre ChatGPT si distingue per il suo approccio naturale e conversazionale. La scelta tra i due dipenderà quindi dalle preferenze personali e dall&apos;importanza data al dettaglio rispetto alla fluidità dell&apos;interazione.</p><p>Ho iniziato con: "Adoro la pizza, ci sono delle buone pizzerie vicino a me?".</p><p>Sono rimasto un po&apos; sorpreso quando entrambi i motori di ricerca mi hanno inizialmente consigliato ristoranti che si trovavano nella città più vicina a me, anziché in quella locale; tuttavia, dopo aver detto loro esattamente dove vivevo, ho ottenuto risultati migliori - e molto simili - da entrambi. In effetti, mi hanno consigliato esattamente gli stessi ristoranti. Ciò che mi ha davvero sorpreso è la quantità di dettagli che ho ottenuto da Perplexity, molti di più di quelli ottenuti con la ricerca di ChatGPT.</p><p>Confrontando i risultati di ricerca di ChatGPT e Perplexity, emergono differenze significative sia nella presentazione delle informazioni che nei dettagli forniti. ChatGPT offre un elenco semplice e funzionale, con una breve descrizione di ciascun risultato e un link al sito web correlato. Tuttavia, questo approccio minimalista può sembrare piuttosto monotono e meno intuitivo.</p><p>Perplexity, d&apos;altra parte, adotta un approccio più strutturato e visivamente accattivante. Ogni risultato è organizzato in sottosezioni come Indirizzo, Punti di forza, Caratteristiche e Valutazione, rendendo le informazioni facilmente accessibili. Inoltre, integra collegamenti diretti a recensioni e immagini correlate, fornendo un’esperienza più completa. È anche possibile visualizzare tutte le fonti utilizzate in un elenco laterale, una funzione utile per chi desidera approfondire ulteriormente l’argomento.</p><p>Questa differenza si è manifestata anche in altre ricerche, come "Chi sarà il prossimo James Bond?" o "Quale portatile dovrei comprare per Natale?". I risultati di ChatGPT sono stati funzionali ma privi di profondità, mentre Perplexity ha fornito una maggiore quantità di dettagli, link a fonti utili e un formato più navigabile e ricco di informazioni.</p><p>La mia opinione? Perplexity è attualmente superiore, sia per la quantità che per la qualità delle informazioni fornite. Anche se entrambi i motori utilizzano fonti simili, Perplexity riesce a presentarle in un modo che facilita ulteriormente l&apos;esplorazione e l&apos;approfondimento. ChatGPT ha del potenziale, ma al momento necessita di miglioramenti per competere davvero con il livello di dettagli e accessibilità che Perplexity offre.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ La morte di Internet: perché il futuro è terrificante e come possiamo risolverlo ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Internet si trova in una situazione precaria. Non è minacciato tanto da problemi tecnologici, quanto da problemi sociali. La disinformazione è dilagante, il marketing e la pubblicità dominano ogni angolo del web, e un esercito di bot politicizzati e automatizzati infestano i territori selvaggi dei social media, il tutto filtrato attraverso post algoritmici accuratamente progettati per indurvi a scaricare endorfine e tenervi ancorati alla vostra piattaforma preferita. In questo momento, tutto sta cambiando, e non necessariamente in meglio.</p><p>Per molti di noi, guardando indietro di 10 o 20 anni, il "world wide web" appariva radicalmente diverso in quell&apos;epoca d&apos;oro. Le piattaforme social, le comunità, il panorama dei giochi, l&apos;accessibilità alla conoscenza, gli acquisti: tutto sembrava diverso, e in effetti lo era. Questo non è solo un punto di vista nostalgico. Le aziende che hanno contribuito a questa rivoluzione sono state incredibili, quasi rivoluzionarie. Spotify, Netflix, Amazon, Facebook, Twitter e Uber: tutte idee straordinarie che hanno trasformato il mercato, attirando masse di clienti, utenti e consumatori con caratteristiche innovative e prezzi accessibili.</p><p>Tuttavia, nel corso del tempo, quelle stesse caratteristiche e quegli stessi costi sono peggiorati per l&apos;utente medio, poiché le aziende hanno ridotto gli investimenti nel servizio per ottenere margini più alti. Questo accade di solito quando le aziende diventano entità quotate in borsa, guidate da azionisti, investitori e membri del consiglio che chiedono a gran voce maggiori profitti, piuttosto che perseguire gli ideali e i concetti che le avevano inizialmente ispirate.</p><h2 id="un-mondo-digitale-in-declino">Un mondo digitale in declino</h2><p>Lo stesso vale purtroppo per gli sforzi scientifici. Anche gli strumenti educativi e l&apos;accesso alle informazioni stanno andando in pezzi. Gran parte delle informazioni in circolazione sono ormai distorte e diluite da migliaia di TikTok Reel e YouTube Shorts, che diffondono ogni sorta di falsità da chiunque abbia un telefono e possa girare un video di 60 secondi. Terrestri piatti, influencer del fitness e delle diete, negazionisti del cambiamento climatico, teorie sulla luna, "attivisti" politici di ogni schieramento, sedicenti giornalisti che alimentano il clickbait: le categorie sono infinite. È sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, ciò che è un fatto verificato da ciò che è inventato. Questo è in parte il motivo per cui Google cambia così spesso i suoi algoritmi di ricerca, cercando di promuovere informazioni corrette e verificate rispetto ai contenuti generati dall&apos;intelligenza artificiale e alla disinformazione che ormai invade la rete.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4800px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="SJ9WkxVmgLqE76ZrfTJ5qP" name="Shutterstock_2159904237.jpg" alt="young woman with her friend tiktoker created her dancing video by smartphone camera together. To share video on social media application" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/SJ9WkxVmgLqE76ZrfTJ5qP-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4800" height="2700" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Nattakorn_Maneerat via Shutterstock )</span></figcaption></figure><p>Viviamo in un mondo dominato da demagoghi e personalità dei social media, dove la portata e il numero di visualizzazioni dei vostri contenuti determinano se sarete presi sul serio o meno, se i vostri fatti e le vostre affermazioni verranno considerati verità. Lo abbiamo visto durante la pandemia di COVID, durante le elezioni americane, con la guerra in Ucraina e con le recenti rivolte nel Regno Unito. La situazione non sta rallentando, e il suo impatto sta probabilmente peggiorando.</p><p>Oggi esistono persino servizi che sfruttano questa dinamica. Notizie di base, che aggregano i media per offrirvi un panorama completo delle opinioni politiche su un determinato evento, verificatori di fatti che monitorano una miriade di piattaforme social, e Community Notes che evidenziano quando personaggi influenti diffondono sciocchezze. E non dimentichiamo che ci sono addirittura intere divisioni di scienziati che si guadagnano da vivere smentendo le teorie empiricamente sbagliate promosse da altri influencer dei social media. È assolutamente folle.</p><h2 id="camere-d-apos-eco-algoritmiche">Camere d&apos;eco algoritmiche</h2><p>Il problema è sistemico. È iniziato sui social media, con gli algoritmi che offrono contenuti "curati" invece di semplicemente mostrarvi una cronologia cronologica di ciò che le persone che seguite pubblicano. I vostri gusti e le vostre preferenze, ciò che guardate, leggete e ascoltate, sono diventati carburante per il motore. Facebook, Instagram, Twitter: tutti funzionano in questo modo. Che si tratti di politica di destra o di sinistra, di teorie cospirative sull&apos;11 settembre o di simpatici labrador neri, non importa: l&apos;obiettivo è che l&apos;utente resti sulla piattaforma e continui a consumare contenuti e visualizzare annunci. In effetti, questa pratica è diventata così diffusa che oggi è difficile trovare un feed su qualsiasi piattaforma di social media che non funzioni così.</p><p>Il problema è che tutto ciò ha di fatto soffocato il dibattito creativo. Non si mettono più in discussione le opinioni, non ci sono più conversazioni o discussioni significative, ma si viene alimentati sempre più con gli stessi contenuti. Questo, a sua volta, rafforza e influenza le vostre convinzioni, poiché vi trovate immersi in una camera dell&apos;eco, circondati da persone che la pensano come voi e che ripetono gli stessi concetti. Non è difficile capire come questo contribuisca ad alimentare credenze e opinioni sempre più estremiste.</p><p>Come si può cambiare o evolvere la propria opinione se non c&apos;è nessuno a metterla in discussione? Questo è uno dei motivi per cui molti, durante le ultime elezioni in tutto il mondo, si sono sentiti increduli quando il loro candidato politico preferito non ha vinto. Per loro, ciò che vedono è un diluvio di sostegno online per il partito che hanno scelto, e nient&apos;altro.</p><h2 id="speranza-per-chi-non-ha-speranza">Speranza per chi non ha speranza?</h2><p>Un mercato relativamente libero, regolato solo da normative minime. 31 anni: è questo il tempo trascorso da quando il World Wide Web ha fatto la sua prima incursione nell&apos;arena pubblica. È difficile immaginare cosa Sir Tim Berners-Lee avesse in mente per il futuro. Dubito che avrebbe previsto questo scenario (anche se Tim, se stai leggendo questo articolo e hai tempo per una chiacchierata, contattami, sarei felice di farlo).</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1200px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:49.08%;"><img id="cDsdBtwRfKHfSmRqCWx67f" name="1731085597.jpg" alt="Sir Tim Berners-Lee, credited as the inventor of the World Wide Web." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/cDsdBtwRfKHfSmRqCWx67f-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1200" height="589" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Paul Clarke)</span></figcaption></figure><p>Detto questo, c&apos;è ancora speranza. La quantità di cose positive che sono emerse dal WWW fin dalla sua nascita, e che continuano a emergere oggi, è ancora di gran lunga superiore agli aspetti negativi complessivi (non è un gioco di parole). Anche se tra dieci anni sarà pieno di articoli generati dall&apos;intelligenza artificiale e di meme che si degradano progressivamente, mentre Amazon vi farà pagare 90 dollari al mese per la consegna settimanale, finché le persone continueranno a usarlo per comunicare attivamente e apertamente tra loro, sarà comunque un bene netto.</p><p>Non sentiamo parlare del numero di scoperte scientifiche che sono state accelerate da Internet, delle cure per malattie trovate grazie alla rete, degli aiuti umanitari organizzati online; non sentiamo parlare di tutto questo perché non è ciò che fa notizia. Non è interessante. Non viene celebrato nelle riviste scientifiche o nei documenti. Non si parla delle relazioni che si formano online o di quanto Internet sia ormai parte integrante dell&apos;infrastruttura della nostra società moderna nel suo complesso.</p><p>Come si fa, allora, a risolvere il problema? Beh, non è così semplice come mettere un cerotto su qualcosa. Per sua stessa natura, il World Wide Web è globale. Per ottenere una qualche forma di consenso su come migliorare l&apos;attuale pozzo nero che è, occorre uno sforzo collettivo. Lo abbiamo già visto nell&apos;industria tecnologica. C&apos;è un motivo per cui esistono organizzazioni come il JEDEC e standard come l&apos;USB e il DDR; ne serve uno anche per Internet, uno con una portata molto più ampia. Un&apos;iniziativa che coinvolga menti brillanti, che si occupi della monopolizzazione di segmenti di Internet e spinga i governi ad agire. Proponendo leggi, osservando i modelli e prevedendo ciò che potrebbe accadere. Una persona in grado di reagire rapidamente senza essere necessariamente ostacolata da assurdità burocratiche.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="sd5rKXf49oSfMAGg3oamgg" name="USB-C.jpg" alt="USB-C charging" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/sd5rKXf49oSfMAGg3oamgg-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: ShutterStock / kontrymphoto)</span></figcaption></figure><p>Poi c&apos;è l&apos;istruzione, e non parlo solo di bambini e giovani adulti, ma di tutte le età. Proprio come ci siamo impegnati per raggiungere una completa alfabetizzazione degli adulti, dobbiamo fare uno sforzo simile per rendere ogni Stato nazionale alfabetizzato in termini di competenze digitali. Questo va oltre il semplice "come accendere il PC" e "questo è Internet", ma include l&apos;insegnamento su come identificare i messaggi falsi, come verificare i fatti, come consultare più fonti, e la comprensione delle leggi che regolano ciò che si pubblica e come lo si pubblica online. Molte di queste competenze non sono disponibili o non sono conosciute dal pubblico di tutte le età.</p><p>Imparare nuove abilità critiche come società globale è una sfida. Ma lo abbiamo fatto per affrontare la minaccia di annientamento nucleare durante la Guerra Fredda, lo abbiamo fatto con l&apos;introduzione delle cinture di sicurezza nelle automobili, lo abbiamo fatto per promuovere la lettura. Ora bisogna farlo di nuovo, ma per l&apos;era digitale. È una sfida? Certamente. Ma non è la prima volta che affrontiamo turbolenze tecnologiche, né sarà l&apos;ultima.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Viviamo in un'eco-camera di IA, pubblicità e profitti che si sta lentamente degradando. ]]>
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                                <p>Internet si trova in una situazione precaria. Non è minacciato tanto da problemi tecnologici, quanto da problemi sociali. La disinformazione è dilagante, il marketing e la pubblicità dominano ogni angolo del web, e un esercito di bot politicizzati e automatizzati infestano i territori selvaggi dei social media, il tutto filtrato attraverso post algoritmici accuratamente progettati per indurvi a scaricare endorfine e tenervi ancorati alla vostra piattaforma preferita. In questo momento, tutto sta cambiando, e non necessariamente in meglio.</p><p>Per molti di noi, guardando indietro di 10 o 20 anni, il "world wide web" appariva radicalmente diverso in quell&apos;epoca d&apos;oro. Le piattaforme social, le comunità, il panorama dei giochi, l&apos;accessibilità alla conoscenza, gli acquisti: tutto sembrava diverso, e in effetti lo era. Questo non è solo un punto di vista nostalgico. Le aziende che hanno contribuito a questa rivoluzione sono state incredibili, quasi rivoluzionarie. Spotify, Netflix, Amazon, Facebook, Twitter e Uber: tutte idee straordinarie che hanno trasformato il mercato, attirando masse di clienti, utenti e consumatori con caratteristiche innovative e prezzi accessibili.</p><p>Tuttavia, nel corso del tempo, quelle stesse caratteristiche e quegli stessi costi sono peggiorati per l&apos;utente medio, poiché le aziende hanno ridotto gli investimenti nel servizio per ottenere margini più alti. Questo accade di solito quando le aziende diventano entità quotate in borsa, guidate da azionisti, investitori e membri del consiglio che chiedono a gran voce maggiori profitti, piuttosto che perseguire gli ideali e i concetti che le avevano inizialmente ispirate.</p><h2 id="un-mondo-digitale-in-declino">Un mondo digitale in declino</h2><p>Lo stesso vale purtroppo per gli sforzi scientifici. Anche gli strumenti educativi e l&apos;accesso alle informazioni stanno andando in pezzi. Gran parte delle informazioni in circolazione sono ormai distorte e diluite da migliaia di TikTok Reel e YouTube Shorts, che diffondono ogni sorta di falsità da chiunque abbia un telefono e possa girare un video di 60 secondi. Terrestri piatti, influencer del fitness e delle diete, negazionisti del cambiamento climatico, teorie sulla luna, "attivisti" politici di ogni schieramento, sedicenti giornalisti che alimentano il clickbait: le categorie sono infinite. È sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, ciò che è un fatto verificato da ciò che è inventato. Questo è in parte il motivo per cui Google cambia così spesso i suoi algoritmi di ricerca, cercando di promuovere informazioni corrette e verificate rispetto ai contenuti generati dall&apos;intelligenza artificiale e alla disinformazione che ormai invade la rete.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:4800px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="SJ9WkxVmgLqE76ZrfTJ5qP" name="Shutterstock_2159904237.jpg" alt="young woman with her friend tiktoker created her dancing video by smartphone camera together. To share video on social media application" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/SJ9WkxVmgLqE76ZrfTJ5qP-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="4800" height="2700" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Nattakorn_Maneerat via Shutterstock )</span></figcaption></figure><p>Viviamo in un mondo dominato da demagoghi e personalità dei social media, dove la portata e il numero di visualizzazioni dei vostri contenuti determinano se sarete presi sul serio o meno, se i vostri fatti e le vostre affermazioni verranno considerati verità. Lo abbiamo visto durante la pandemia di COVID, durante le elezioni americane, con la guerra in Ucraina e con le recenti rivolte nel Regno Unito. La situazione non sta rallentando, e il suo impatto sta probabilmente peggiorando.</p><p>Oggi esistono persino servizi che sfruttano questa dinamica. Notizie di base, che aggregano i media per offrirvi un panorama completo delle opinioni politiche su un determinato evento, verificatori di fatti che monitorano una miriade di piattaforme social, e Community Notes che evidenziano quando personaggi influenti diffondono sciocchezze. E non dimentichiamo che ci sono addirittura intere divisioni di scienziati che si guadagnano da vivere smentendo le teorie empiricamente sbagliate promosse da altri influencer dei social media. È assolutamente folle.</p><h2 id="camere-d-apos-eco-algoritmiche">Camere d&apos;eco algoritmiche</h2><p>Il problema è sistemico. È iniziato sui social media, con gli algoritmi che offrono contenuti "curati" invece di semplicemente mostrarvi una cronologia cronologica di ciò che le persone che seguite pubblicano. I vostri gusti e le vostre preferenze, ciò che guardate, leggete e ascoltate, sono diventati carburante per il motore. Facebook, Instagram, Twitter: tutti funzionano in questo modo. Che si tratti di politica di destra o di sinistra, di teorie cospirative sull&apos;11 settembre o di simpatici labrador neri, non importa: l&apos;obiettivo è che l&apos;utente resti sulla piattaforma e continui a consumare contenuti e visualizzare annunci. In effetti, questa pratica è diventata così diffusa che oggi è difficile trovare un feed su qualsiasi piattaforma di social media che non funzioni così.</p><p>Il problema è che tutto ciò ha di fatto soffocato il dibattito creativo. Non si mettono più in discussione le opinioni, non ci sono più conversazioni o discussioni significative, ma si viene alimentati sempre più con gli stessi contenuti. Questo, a sua volta, rafforza e influenza le vostre convinzioni, poiché vi trovate immersi in una camera dell&apos;eco, circondati da persone che la pensano come voi e che ripetono gli stessi concetti. Non è difficile capire come questo contribuisca ad alimentare credenze e opinioni sempre più estremiste.</p><p>Come si può cambiare o evolvere la propria opinione se non c&apos;è nessuno a metterla in discussione? Questo è uno dei motivi per cui molti, durante le ultime elezioni in tutto il mondo, si sono sentiti increduli quando il loro candidato politico preferito non ha vinto. Per loro, ciò che vedono è un diluvio di sostegno online per il partito che hanno scelto, e nient&apos;altro.</p><h2 id="speranza-per-chi-non-ha-speranza">Speranza per chi non ha speranza?</h2><p>Un mercato relativamente libero, regolato solo da normative minime. 31 anni: è questo il tempo trascorso da quando il World Wide Web ha fatto la sua prima incursione nell&apos;arena pubblica. È difficile immaginare cosa Sir Tim Berners-Lee avesse in mente per il futuro. Dubito che avrebbe previsto questo scenario (anche se Tim, se stai leggendo questo articolo e hai tempo per una chiacchierata, contattami, sarei felice di farlo).</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1200px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:49.08%;"><img id="cDsdBtwRfKHfSmRqCWx67f" name="1731085597.jpg" alt="Sir Tim Berners-Lee, credited as the inventor of the World Wide Web." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/cDsdBtwRfKHfSmRqCWx67f-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1200" height="589" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Paul Clarke)</span></figcaption></figure><p>Detto questo, c&apos;è ancora speranza. La quantità di cose positive che sono emerse dal WWW fin dalla sua nascita, e che continuano a emergere oggi, è ancora di gran lunga superiore agli aspetti negativi complessivi (non è un gioco di parole). Anche se tra dieci anni sarà pieno di articoli generati dall&apos;intelligenza artificiale e di meme che si degradano progressivamente, mentre Amazon vi farà pagare 90 dollari al mese per la consegna settimanale, finché le persone continueranno a usarlo per comunicare attivamente e apertamente tra loro, sarà comunque un bene netto.</p><p>Non sentiamo parlare del numero di scoperte scientifiche che sono state accelerate da Internet, delle cure per malattie trovate grazie alla rete, degli aiuti umanitari organizzati online; non sentiamo parlare di tutto questo perché non è ciò che fa notizia. Non è interessante. Non viene celebrato nelle riviste scientifiche o nei documenti. Non si parla delle relazioni che si formano online o di quanto Internet sia ormai parte integrante dell&apos;infrastruttura della nostra società moderna nel suo complesso.</p><p>Come si fa, allora, a risolvere il problema? Beh, non è così semplice come mettere un cerotto su qualcosa. Per sua stessa natura, il World Wide Web è globale. Per ottenere una qualche forma di consenso su come migliorare l&apos;attuale pozzo nero che è, occorre uno sforzo collettivo. Lo abbiamo già visto nell&apos;industria tecnologica. C&apos;è un motivo per cui esistono organizzazioni come il JEDEC e standard come l&apos;USB e il DDR; ne serve uno anche per Internet, uno con una portata molto più ampia. Un&apos;iniziativa che coinvolga menti brillanti, che si occupi della monopolizzazione di segmenti di Internet e spinga i governi ad agire. Proponendo leggi, osservando i modelli e prevedendo ciò che potrebbe accadere. Una persona in grado di reagire rapidamente senza essere necessariamente ostacolata da assurdità burocratiche.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="sd5rKXf49oSfMAGg3oamgg" name="USB-C.jpg" alt="USB-C charging" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/sd5rKXf49oSfMAGg3oamgg-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: ShutterStock / kontrymphoto)</span></figcaption></figure><p>Poi c&apos;è l&apos;istruzione, e non parlo solo di bambini e giovani adulti, ma di tutte le età. Proprio come ci siamo impegnati per raggiungere una completa alfabetizzazione degli adulti, dobbiamo fare uno sforzo simile per rendere ogni Stato nazionale alfabetizzato in termini di competenze digitali. Questo va oltre il semplice "come accendere il PC" e "questo è Internet", ma include l&apos;insegnamento su come identificare i messaggi falsi, come verificare i fatti, come consultare più fonti, e la comprensione delle leggi che regolano ciò che si pubblica e come lo si pubblica online. Molte di queste competenze non sono disponibili o non sono conosciute dal pubblico di tutte le età.</p><p>Imparare nuove abilità critiche come società globale è una sfida. Ma lo abbiamo fatto per affrontare la minaccia di annientamento nucleare durante la Guerra Fredda, lo abbiamo fatto con l&apos;introduzione delle cinture di sicurezza nelle automobili, lo abbiamo fatto per promuovere la lettura. Ora bisogna farlo di nuovo, ma per l&apos;era digitale. È una sfida? Certamente. Ma non è la prima volta che affrontiamo turbolenze tecnologiche, né sarà l&apos;ultima.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Sono un fan Apple, ma il Google Pixel 9 Pro è il telefono più bello dell'anno ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Nel 2021 ho scritto un articolo su perché mi sento a mio agio rimanendo nell&apos;ecosistema Apple, e, nonostante abbia provato (e apprezzato) molti dei migliori telefoni Android, l&apos;iPhone, relativamente semplice, mi richiama ancora ogni anno come una coperta di sicurezza in titanio in un mondo di software complessi e fotocamere esageratamente grandi. </p><p>Certo, una delle ragioni principali di questo attaccamento è la comodità: come persona che usa un MacBook, una Apple TV e le AirPods fuori dall&apos;ufficio, preferisco sempre l&apos;efficienza tra i dispositivi all&apos;innovazione. Ma Apple ha quasi raggiunto la perfezione anche nel design dei suoi prodotti.</p><p>Non c&apos;è bisogno di dirvi che gli iPhone e i MacBook sono tanto simboli di status quanto strumenti di produttività: basta andare nel bar più vicino per averne la prova. E nessun altro telefono Android è riuscito a replicare la sinergia unica di semplicità e stile che caratterizza l&apos;iPhone. Questo fino all&apos;arrivo del <a href="https://global.techradar.com/it-it/phones/google-pixel-phones/recensione-google-pixel-9-pro">Google Pixel 9 Pro</a>.</p><p>Il Google Pixel 9 Pro è stato recentemente nominato telefono dell&apos;anno da TechRadar, e non è difficile capire perché. È l&apos;unica nuova ammiraglia del 2024 che si sente davvero diversa dal suo predecessore e, nonostante non sia il dispositivo più potente sul mercato, il Pixel 9 Pro è perfettamente in grado di svolgere tutte le funzioni che diamo per scontato: telefonare, gestire le notifiche, inviare messaggi e così via.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="eLiL7mKaa7kWhXCwJRxnb3" name="Pixel 9 pro.jpg" alt="The Google Pixel 9 Pro on an orange background" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/eLiL7mKaa7kWhXCwJRxnb3-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Google / Future)</span></figcaption></figure><p>Soprattutto, però, il Pixel 9 Pro è un telefono davvero elegante. Come ho detto, sono un grande fan dell&apos;iPhone, ma anche io mi sono ritrovato a guardare due volte i lati piatti in alluminio del Pixel, il pannello posteriore in vetro satinato e il modulo a forma di pillola, dalle dimensioni perfette. Il telefono è anche straordinariamente resistente, con il Gorilla Glass Victus 2 sulla parte anteriore e una certificazione di resistenza alla polvere e all&apos;acqua IP68. In poche parole, il Pixel 9 Pro è su un altro livello rispetto al <a href="https://global.techradar.com/it-it/phones/google-pixel-phones/recensione-google-pixel-8-pro">Google Pixel 8 Pro</a>, basta guardarlo.</p><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/xSVfngsdM4eeP3Y9SYDpF7-1920-80.jpg" alt="Google Pixel 9 Pro" /><figcaption>The Google Pixel 9 Pro in Obsidian<small role="credit">Philip Berne / Future</small></figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/E4TkhMajDf3svmsY34fPwf-1920-80.jpg" alt="Google Pixel 8 Pro" /><figcaption>The Google Pixel 8 Pro in Bay<small role="credit">Future</small></figcaption></figure></figure><p>Naturalmente, c&apos;è un grande elefante nella stanza: il Pixel 9 Pro è il telefono Pixel che più si avvicina a un iPhone rispetto a qualsiasi altro dispositivo della stessa linea (e a qualsiasi altro telefono Android) che lo ha preceduto. Sto effettivamente lodando Google per aver adottato la filosofia di design di Apple, mentre altri potrebbero criticare l&apos;azienda per non aver portato nulla di veramente innovativo.</p><p>Ma, onestamente, perché non sfruttare una strategia vincente? Proprio come Samsung ha fatto bene ad ispirarsi al design dell&apos;iPhone di Apple, anche Google dovrebbe continuare su questa strada, adottando un&apos;estetica più pulita e industriale, che evidentemente risuona con i consumatori di un certo potere d&apos;acquisto.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="YQCHoNRwi4sExDTUyerXQh" name="iPhone 15 Pro review back handheld angled camera.jpg" alt="iPhone 15 Pro review back handheld angled camera" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/YQCHoNRwi4sExDTUyerXQh-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future | Alex Walker-Todd)</span></figcaption></figure><p>In ogni caso, cosa ha da perdere Google progettando un Pixel in stile iPhone? Sappiamo che sono più gli utenti Android che passano ad iPhone che viceversa, e anche se il Pixel 9 Pro non convincerà gli utenti iPhone a migrare in massa verso il Pixel, potrebbe comunque aiutare a fidelizzare gli utenti Pixel esistenti. O, ancora meglio, potrebbe spingere altri utenti Android a scegliere i migliori telefoni Pixel anziché, per esempio, i modelli di punta di Samsung.</p><p>Sì, forse il Google Pixel 9 Pro rappresenta una certa perdita di personalità per la famiglia Pixel, ma Apple ha dimostrato che non è la personalità a spingere le persone a comprare i telefoni.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/phones/google-pixel-phones/sono-un-fan-apple-ma-il-google-pixel-9-pro-e-il-telefono-piu-bello-dellanno</link>
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                            <![CDATA[ Il Google Pixel 9 Pro è il telefono dell'anno di TechRadar e credo che sia anche il più bello dell'anno. ]]>
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                                <p>Nel 2021 ho scritto un articolo su perché mi sento a mio agio rimanendo nell&apos;ecosistema Apple, e, nonostante abbia provato (e apprezzato) molti dei migliori telefoni Android, l&apos;iPhone, relativamente semplice, mi richiama ancora ogni anno come una coperta di sicurezza in titanio in un mondo di software complessi e fotocamere esageratamente grandi. </p><p>Certo, una delle ragioni principali di questo attaccamento è la comodità: come persona che usa un MacBook, una Apple TV e le AirPods fuori dall&apos;ufficio, preferisco sempre l&apos;efficienza tra i dispositivi all&apos;innovazione. Ma Apple ha quasi raggiunto la perfezione anche nel design dei suoi prodotti.</p><p>Non c&apos;è bisogno di dirvi che gli iPhone e i MacBook sono tanto simboli di status quanto strumenti di produttività: basta andare nel bar più vicino per averne la prova. E nessun altro telefono Android è riuscito a replicare la sinergia unica di semplicità e stile che caratterizza l&apos;iPhone. Questo fino all&apos;arrivo del <a href="https://global.techradar.com/it-it/phones/google-pixel-phones/recensione-google-pixel-9-pro">Google Pixel 9 Pro</a>.</p><p>Il Google Pixel 9 Pro è stato recentemente nominato telefono dell&apos;anno da TechRadar, e non è difficile capire perché. È l&apos;unica nuova ammiraglia del 2024 che si sente davvero diversa dal suo predecessore e, nonostante non sia il dispositivo più potente sul mercato, il Pixel 9 Pro è perfettamente in grado di svolgere tutte le funzioni che diamo per scontato: telefonare, gestire le notifiche, inviare messaggi e così via.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="eLiL7mKaa7kWhXCwJRxnb3" name="Pixel 9 pro.jpg" alt="The Google Pixel 9 Pro on an orange background" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/eLiL7mKaa7kWhXCwJRxnb3-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Google / Future)</span></figcaption></figure><p>Soprattutto, però, il Pixel 9 Pro è un telefono davvero elegante. Come ho detto, sono un grande fan dell&apos;iPhone, ma anche io mi sono ritrovato a guardare due volte i lati piatti in alluminio del Pixel, il pannello posteriore in vetro satinato e il modulo a forma di pillola, dalle dimensioni perfette. Il telefono è anche straordinariamente resistente, con il Gorilla Glass Victus 2 sulla parte anteriore e una certificazione di resistenza alla polvere e all&apos;acqua IP68. In poche parole, il Pixel 9 Pro è su un altro livello rispetto al <a href="https://global.techradar.com/it-it/phones/google-pixel-phones/recensione-google-pixel-8-pro">Google Pixel 8 Pro</a>, basta guardarlo.</p><figure role="gallery"><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/xSVfngsdM4eeP3Y9SYDpF7-1920-80.jpg" alt="Google Pixel 9 Pro" /><figcaption>The Google Pixel 9 Pro in Obsidian<small role="credit">Philip Berne / Future</small></figcaption></figure><figure><img src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/E4TkhMajDf3svmsY34fPwf-1920-80.jpg" alt="Google Pixel 8 Pro" /><figcaption>The Google Pixel 8 Pro in Bay<small role="credit">Future</small></figcaption></figure></figure><p>Naturalmente, c&apos;è un grande elefante nella stanza: il Pixel 9 Pro è il telefono Pixel che più si avvicina a un iPhone rispetto a qualsiasi altro dispositivo della stessa linea (e a qualsiasi altro telefono Android) che lo ha preceduto. Sto effettivamente lodando Google per aver adottato la filosofia di design di Apple, mentre altri potrebbero criticare l&apos;azienda per non aver portato nulla di veramente innovativo.</p><p>Ma, onestamente, perché non sfruttare una strategia vincente? Proprio come Samsung ha fatto bene ad ispirarsi al design dell&apos;iPhone di Apple, anche Google dovrebbe continuare su questa strada, adottando un&apos;estetica più pulita e industriale, che evidentemente risuona con i consumatori di un certo potere d&apos;acquisto.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="YQCHoNRwi4sExDTUyerXQh" name="iPhone 15 Pro review back handheld angled camera.jpg" alt="iPhone 15 Pro review back handheld angled camera" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/YQCHoNRwi4sExDTUyerXQh-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future | Alex Walker-Todd)</span></figcaption></figure><p>In ogni caso, cosa ha da perdere Google progettando un Pixel in stile iPhone? Sappiamo che sono più gli utenti Android che passano ad iPhone che viceversa, e anche se il Pixel 9 Pro non convincerà gli utenti iPhone a migrare in massa verso il Pixel, potrebbe comunque aiutare a fidelizzare gli utenti Pixel esistenti. O, ancora meglio, potrebbe spingere altri utenti Android a scegliere i migliori telefoni Pixel anziché, per esempio, i modelli di punta di Samsung.</p><p>Sì, forse il Google Pixel 9 Pro rappresenta una certa perdita di personalità per la famiglia Pixel, ma Apple ha dimostrato che non è la personalità a spingere le persone a comprare i telefoni.</p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ HP sfida il futuro: l’intelligenza artificiale può davvero migliorare la tua vita? ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>HP ha organizzato l&apos;evento HP Imagine 2024, durante il quale sono state presentate le nuove tecnologie e i dispositivi basati sull&apos;intelligenza artificiale che saranno lanciati nel 2024 e nel 2025. Sebbene vi sia stata un&apos;ampia sovrapposizione di argomenti tra questo evento e quello organizzato da HP nel luglio 2024, sono emerse anche alcune nuove sorprese.</p><p>Due di queste includono l&apos;annuncio dell&apos;OmniBook Ultra Flip - un portatile AI 2-in-1 dall&apos;aspetto imponente e leggero, costruito per essere flessibile - e dell&apos;EliteBook X, che viene definito il PC AI "più potente" e dotato delle "migliori prestazioni AI", come dichiarato da HP nella sua presentazione.</p><p>Altri strumenti menzionati sono, ad esempio, l&apos;HP Print AI, che si abbinerà alle stampanti HP di prossima uscita, Perfect Output (che aiuta nella formattazione della stampa), Cyberlink, HP Gen AI Lab, HP Wolf Security e una nuova app HP che collega tutti i dispositivi dell&apos;azienda.</p><p>L&apos;evento è stato caratterizzato da un tema comune: i lavoratori non hanno un rapporto sano con le proprie mansioni. Per dimostrarlo, HP ha condotto una ricerca su queste affermazioni che ha presentato tramite infografiche. Secondo la ricerca di HP, solo il 27% dei lavoratori è soddisfatto del proprio spazio di lavoro.</p><p>Il nesso è che l&apos;IA è la chiave per sbloccare un rapporto migliore con il lavoro; ad esempio, il numero di persone che utilizzeranno l&apos;IA è salito al 66% nel 2024, rispetto al 38% dello scorso anno, e coloro che hanno effettuato il passaggio vedono un massiccio aumento della soddisfazione lavorativa, mentre coloro che evitano di utilizzarla sono meno soddisfatti e più timorosi della tecnologia.</p><p>Le persone, infatti, svolgono meglio il proprio lavoro con l&apos;IA, come dimostra <a href="https://www.hp.com/us-en/work-relationship-index.html">il punteggio del Work Relationship Index</a> per la conoscenza. I lavoratori che utilizzano l&apos;IA hanno ottenuto 11 punti in più rispetto a quelli che non la utilizzano. Questi punti sono stati messi in evidenza da HP, che quindi può sfruttare al meglio questo aspetto.</p><p>Sembra che HP stia lavorando per dissipare molte di queste preoccupazioni, concentrandosi maggiormente su come l&apos;IA sia uno strumento di collaborazione e di aiuto piuttosto che un sostituto delle persone. La scelta di poter utilizzare l&apos;IA a livello locale è enorme, in quanto significa che HP e le aziende di chatbot IA non sono in grado di addestrare i loro modelli sui dati dell&apos;utente. Anche la sicurezza, la privacy e la protezione sembrano essere le principali preoccupazioni di HP, che le affronta con la sua difesa contro il malware nell&apos;ambito del già citato Wolf Security, messo a disposizione dei consumatori con gli ultimi laptop.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2527px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="nCN8iQRfeB9D5pLNWUqUjh" name="HP Imagine 2024 1.jpg" alt="Omnibook flip laptop presentation at HP Imagine 2024" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/nCN8iQRfeB9D5pLNWUqUjh-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2527" height="1422" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>C&apos;è anche HP Gen AI Lab, una funzione che impedisce le "allucinazioni" nei set di dati di IA. Le allucinazioni sono informazioni errate o fuorvianti generate da un sistema di IA, che si verificano quando i modelli di IA commettono errori basati su dati di formazione insufficienti, ipotesi errate o dati distorti.</p><p>Un&apos;altra grande preoccupazione è la sostenibilità, ovvero la quantità di energia che l&apos;IA consuma ogni volta che elabora una query. Questo argomento non è stato affrontato più di tanto, ma è stato toccato durante un incontro con i media con diversi rappresentanti di HP. In sostanza, l&apos;azienda ritiene che, poiché la NPU gestisce la maggior parte del carico di lavoro nell&apos;uso dell&apos;intelligenza artificiale, il consumo di energia della GPU e della CPU diminuisce, rendendo i portatili più efficienti e sostenibili dal punto di vista energetico.</p><p>È stato anche detto che molte di queste aziende con postazioni di lavoro hanno già in vigore standard di consumo energetico molto severi, soprattutto a causa dei limiti di energia che un magazzino può utilizzare. Questo naturalmente non affronta la realtà molto concreta che, nonostante queste restrizioni, l&apos;IA sta ancora prosciugando le risorse naturali a un ritmo allarmante.</p><p>HP ha inoltre affermato che entro il 2025 dovrebbe essere al 100% priva di plastica monouso nelle confezioni dei suoi prodotti e che finora ha utilizzato almeno un miliardo di tonnellate di plastica recuperata dagli oceani, reti da pesca recuperate e olio da cucina usato per fabbricare i suoi prodotti. Interrogata, HP ha dichiarato che anche i suoi partner sono sottoposti a un processo di onboarding in cui devono soddisfare requisiti rigorosi per poter collaborare con l&apos;azienda.</p><p>L&apos;aspetto più affascinante è che l&apos;IA, come al solito, viene usata in modo intercambiabile tra strumenti utili nella vita quotidiana ed evoluzioni e la più recente IA generativa, che ha raggiunto una popolarità vertiginosa ed è molto più controversa. </p><p>Tuttavia, sembra che HP si stia impegnando e abbia fatto progressi significativi nei vari punti controversi dell&apos;IA, tra cui la sostenibilità, la sicurezza, le allucinazioni dei dati, l&apos;integrità e l&apos;uso nella vita quotidiana. Rispetto ad altre aziende, c&apos;è uno sforzo reale e misurato per garantire che le sue politiche e pratiche di IA siano il più possibile etiche (nel quadro del capitalismo) e tali sforzi hanno avuto risultati tangibili.</p><p>Come mi è stato detto da HP, "Il nostro meglio non è abbastanza" quando si tratta di apportare cambiamenti reali che hanno un impatto sul futuro del nostro mondo. Detto questo, speriamo che i migliori sforzi di HP siano sufficienti anni dopo. Qualsiasi cosa che non sia sufficiente potrebbe avere conseguenze terribili per tutti noi.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/computing/artificial-intelligence/hp-sfida-il-futuro-lintelligenza-artificiale-puo-davvero-migliorare-la-tua-vita</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Secondo l'ultimo evento HP Imagine, HP vuole utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale per migliorare la vostra vita. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                            <![CDATA[
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                                <p>HP ha organizzato l&apos;evento HP Imagine 2024, durante il quale sono state presentate le nuove tecnologie e i dispositivi basati sull&apos;intelligenza artificiale che saranno lanciati nel 2024 e nel 2025. Sebbene vi sia stata un&apos;ampia sovrapposizione di argomenti tra questo evento e quello organizzato da HP nel luglio 2024, sono emerse anche alcune nuove sorprese.</p><p>Due di queste includono l&apos;annuncio dell&apos;OmniBook Ultra Flip - un portatile AI 2-in-1 dall&apos;aspetto imponente e leggero, costruito per essere flessibile - e dell&apos;EliteBook X, che viene definito il PC AI "più potente" e dotato delle "migliori prestazioni AI", come dichiarato da HP nella sua presentazione.</p><p>Altri strumenti menzionati sono, ad esempio, l&apos;HP Print AI, che si abbinerà alle stampanti HP di prossima uscita, Perfect Output (che aiuta nella formattazione della stampa), Cyberlink, HP Gen AI Lab, HP Wolf Security e una nuova app HP che collega tutti i dispositivi dell&apos;azienda.</p><p>L&apos;evento è stato caratterizzato da un tema comune: i lavoratori non hanno un rapporto sano con le proprie mansioni. Per dimostrarlo, HP ha condotto una ricerca su queste affermazioni che ha presentato tramite infografiche. Secondo la ricerca di HP, solo il 27% dei lavoratori è soddisfatto del proprio spazio di lavoro.</p><p>Il nesso è che l&apos;IA è la chiave per sbloccare un rapporto migliore con il lavoro; ad esempio, il numero di persone che utilizzeranno l&apos;IA è salito al 66% nel 2024, rispetto al 38% dello scorso anno, e coloro che hanno effettuato il passaggio vedono un massiccio aumento della soddisfazione lavorativa, mentre coloro che evitano di utilizzarla sono meno soddisfatti e più timorosi della tecnologia.</p><p>Le persone, infatti, svolgono meglio il proprio lavoro con l&apos;IA, come dimostra <a href="https://www.hp.com/us-en/work-relationship-index.html">il punteggio del Work Relationship Index</a> per la conoscenza. I lavoratori che utilizzano l&apos;IA hanno ottenuto 11 punti in più rispetto a quelli che non la utilizzano. Questi punti sono stati messi in evidenza da HP, che quindi può sfruttare al meglio questo aspetto.</p><p>Sembra che HP stia lavorando per dissipare molte di queste preoccupazioni, concentrandosi maggiormente su come l&apos;IA sia uno strumento di collaborazione e di aiuto piuttosto che un sostituto delle persone. La scelta di poter utilizzare l&apos;IA a livello locale è enorme, in quanto significa che HP e le aziende di chatbot IA non sono in grado di addestrare i loro modelli sui dati dell&apos;utente. Anche la sicurezza, la privacy e la protezione sembrano essere le principali preoccupazioni di HP, che le affronta con la sua difesa contro il malware nell&apos;ambito del già citato Wolf Security, messo a disposizione dei consumatori con gli ultimi laptop.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2527px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.27%;"><img id="nCN8iQRfeB9D5pLNWUqUjh" name="HP Imagine 2024 1.jpg" alt="Omnibook flip laptop presentation at HP Imagine 2024" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/nCN8iQRfeB9D5pLNWUqUjh-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2527" height="1422" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Future)</span></figcaption></figure><p>C&apos;è anche HP Gen AI Lab, una funzione che impedisce le "allucinazioni" nei set di dati di IA. Le allucinazioni sono informazioni errate o fuorvianti generate da un sistema di IA, che si verificano quando i modelli di IA commettono errori basati su dati di formazione insufficienti, ipotesi errate o dati distorti.</p><p>Un&apos;altra grande preoccupazione è la sostenibilità, ovvero la quantità di energia che l&apos;IA consuma ogni volta che elabora una query. Questo argomento non è stato affrontato più di tanto, ma è stato toccato durante un incontro con i media con diversi rappresentanti di HP. In sostanza, l&apos;azienda ritiene che, poiché la NPU gestisce la maggior parte del carico di lavoro nell&apos;uso dell&apos;intelligenza artificiale, il consumo di energia della GPU e della CPU diminuisce, rendendo i portatili più efficienti e sostenibili dal punto di vista energetico.</p><p>È stato anche detto che molte di queste aziende con postazioni di lavoro hanno già in vigore standard di consumo energetico molto severi, soprattutto a causa dei limiti di energia che un magazzino può utilizzare. Questo naturalmente non affronta la realtà molto concreta che, nonostante queste restrizioni, l&apos;IA sta ancora prosciugando le risorse naturali a un ritmo allarmante.</p><p>HP ha inoltre affermato che entro il 2025 dovrebbe essere al 100% priva di plastica monouso nelle confezioni dei suoi prodotti e che finora ha utilizzato almeno un miliardo di tonnellate di plastica recuperata dagli oceani, reti da pesca recuperate e olio da cucina usato per fabbricare i suoi prodotti. Interrogata, HP ha dichiarato che anche i suoi partner sono sottoposti a un processo di onboarding in cui devono soddisfare requisiti rigorosi per poter collaborare con l&apos;azienda.</p><p>L&apos;aspetto più affascinante è che l&apos;IA, come al solito, viene usata in modo intercambiabile tra strumenti utili nella vita quotidiana ed evoluzioni e la più recente IA generativa, che ha raggiunto una popolarità vertiginosa ed è molto più controversa. </p><p>Tuttavia, sembra che HP si stia impegnando e abbia fatto progressi significativi nei vari punti controversi dell&apos;IA, tra cui la sostenibilità, la sicurezza, le allucinazioni dei dati, l&apos;integrità e l&apos;uso nella vita quotidiana. Rispetto ad altre aziende, c&apos;è uno sforzo reale e misurato per garantire che le sue politiche e pratiche di IA siano il più possibile etiche (nel quadro del capitalismo) e tali sforzi hanno avuto risultati tangibili.</p><p>Come mi è stato detto da HP, "Il nostro meglio non è abbastanza" quando si tratta di apportare cambiamenti reali che hanno un impatto sul futuro del nostro mondo. Detto questo, speriamo che i migliori sforzi di HP siano sufficienti anni dopo. Qualsiasi cosa che non sia sufficiente potrebbe avere conseguenze terribili per tutti noi.</p>
                                                            </article>
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                                                            <title><![CDATA[ Un clic per creare un podcast, la nuova AI di Google sfuma i confini tra umano e artificiale ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Ho avuto un assaggio di come l&apos;intelligenza artificiale cambierà il mondo e questo mi riempie di paura e meraviglia in egual misura.</p><p>La fonte della mia costernazione è Google NotebookLM, che prende un articolo, un post del blog o una pagina web e con un solo clic produce un file audio di una conversazione tra due persone che suona così naturale e realistica che non si può credere di non ascoltare due persone reali che parlano. Parlano con passione e autorità dell&apos;argomento, sembrano impegnati e interessati e si confrontano l&apos;uno con l&apos;altro in modo così naturale da togliere il fiato. Ci sono perfino i piccoli sniff, i lievi errori di pronuncia, le imprecazioni e le piccole risatine che rendono il tutto completamente umano.</p><p>Creare l&apos;audio è facile. Ci sono voluti alcuni minuti di riflessione, ma ha generato molto rapidamente un file .WAV che ho potuto scaricare sul mio desktop. Il clip audio durava circa otto minuti e dopo averlo ascoltato, il mondo non era più lo stesso; non avevo più la certezza di poter distinguere ciò che era reale da ciò che non lo era.</p><p>L&apos;IA aveva preso il mio articolo e ne aveva spiegato i concetti chiave attraverso i "presentatori" che conversavano. L&apos;intelligenza artificiale ha persino ampliato il discorso in direzioni nuove e interessanti a cui non avevo pensato, tracciando analogie tra ciò che dicevo e altre aree della vita. I relatori hanno persino introdotto esempi pratici di ciò di cui parlavo, e questi esempi non erano tratti dal mio articolo, ma dalla loro più ampia conoscenza dell&apos;argomento. E, cosa più importante, non hanno sbagliato nulla.</p><p>Vediamo cosa ne pensate:</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/N5n5hN4PD60" allowfullscreen></iframe></div></div><h2 id="l-apos-alba-dell-apos-era-dell-apos-intelligenza-artificiale">L&apos;alba dell&apos;era dell&apos;intelligenza artificiale</h2><p>Ovviamente, al momento siamo solo all&apos;inizio della nuova era dell&apos;intelligenza artificiale, con attori chiave come ChatGPT, Gemini e più recentemente Apple Intelligence hanno appena iniziato. NotebookLM non ha molte opzioni al momento - si può accelerare o rallentare la riproduzione e questo è tutto - ma non passerà molto tempo prima che vi permetta di scegliere il tipo di presentatore che volete, il suo accento, la sua competenza, la sua inclinazione politica, la sua personalità e, una volta che ci sposteremo su video generati dall&apos;AI come standard, il suo aspetto. </p><p>NotebookLM è già in grado di produrre un fantastico podcast da un articolo con un semplice clic, e sembra che siamo all&apos;alba di un grande cambiamento nel modo in cui vengono prodotti i media. Non sono più sicuro di sapere cosa sia reale, ed è qualcosa a cui dovrò abituarmi.</p><h3 class="article-body__section" id="section-you-might-also-like"><span>You might also like</span></h3><ul><li><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/google-s-new-ai-audio-generator-lets-you-make-a-stunningly-real-ai-podcast-without-a-mic-here-s-how-to-try-it">Google’s new AI audio generator lets you make a stunningly real AI podcast without a mic – here's how to try it</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/jony-ive-confirms-hes-working-on-a-device-for-openai-but-what-could-it-be">Jony Ive confirms he's working on an AI device for OpenAI – but what could it be?</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/amazons-new-ai-feature-might-be-your-secret-weapon-for-winning-at-prime-day">Amazon's new AI feature might be your secret weapon for winning at Prime Day</a></li></ul> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/computing/artificial-intelligence/un-clic-per-creare-un-podcast-la-nuova-ai-di-google-sfuma-i-confini-tra-umano-e-artificiale</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Il nuovo generatore di podcast AI di Google è quasi troppo buono e questo mi preoccupa. ]]>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Ho avuto un assaggio di come l&apos;intelligenza artificiale cambierà il mondo e questo mi riempie di paura e meraviglia in egual misura.</p><p>La fonte della mia costernazione è Google NotebookLM, che prende un articolo, un post del blog o una pagina web e con un solo clic produce un file audio di una conversazione tra due persone che suona così naturale e realistica che non si può credere di non ascoltare due persone reali che parlano. Parlano con passione e autorità dell&apos;argomento, sembrano impegnati e interessati e si confrontano l&apos;uno con l&apos;altro in modo così naturale da togliere il fiato. Ci sono perfino i piccoli sniff, i lievi errori di pronuncia, le imprecazioni e le piccole risatine che rendono il tutto completamente umano.</p><p>Creare l&apos;audio è facile. Ci sono voluti alcuni minuti di riflessione, ma ha generato molto rapidamente un file .WAV che ho potuto scaricare sul mio desktop. Il clip audio durava circa otto minuti e dopo averlo ascoltato, il mondo non era più lo stesso; non avevo più la certezza di poter distinguere ciò che era reale da ciò che non lo era.</p><p>L&apos;IA aveva preso il mio articolo e ne aveva spiegato i concetti chiave attraverso i "presentatori" che conversavano. L&apos;intelligenza artificiale ha persino ampliato il discorso in direzioni nuove e interessanti a cui non avevo pensato, tracciando analogie tra ciò che dicevo e altre aree della vita. I relatori hanno persino introdotto esempi pratici di ciò di cui parlavo, e questi esempi non erano tratti dal mio articolo, ma dalla loro più ampia conoscenza dell&apos;argomento. E, cosa più importante, non hanno sbagliato nulla.</p><p>Vediamo cosa ne pensate:</p><div class="youtube-video" data-nosnippet ><div class="video-aspect-box"><iframe data-lazy-priority="low" data-lazy-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/N5n5hN4PD60" allowfullscreen></iframe></div></div><h2 id="l-apos-alba-dell-apos-era-dell-apos-intelligenza-artificiale">L&apos;alba dell&apos;era dell&apos;intelligenza artificiale</h2><p>Ovviamente, al momento siamo solo all&apos;inizio della nuova era dell&apos;intelligenza artificiale, con attori chiave come ChatGPT, Gemini e più recentemente Apple Intelligence hanno appena iniziato. NotebookLM non ha molte opzioni al momento - si può accelerare o rallentare la riproduzione e questo è tutto - ma non passerà molto tempo prima che vi permetta di scegliere il tipo di presentatore che volete, il suo accento, la sua competenza, la sua inclinazione politica, la sua personalità e, una volta che ci sposteremo su video generati dall&apos;AI come standard, il suo aspetto. </p><p>NotebookLM è già in grado di produrre un fantastico podcast da un articolo con un semplice clic, e sembra che siamo all&apos;alba di un grande cambiamento nel modo in cui vengono prodotti i media. Non sono più sicuro di sapere cosa sia reale, ed è qualcosa a cui dovrò abituarmi.</p><h3 class="article-body__section" id="section-you-might-also-like"><span>You might also like</span></h3><ul><li><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/google-s-new-ai-audio-generator-lets-you-make-a-stunningly-real-ai-podcast-without-a-mic-here-s-how-to-try-it">Google’s new AI audio generator lets you make a stunningly real AI podcast without a mic – here's how to try it</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/jony-ive-confirms-hes-working-on-a-device-for-openai-but-what-could-it-be">Jony Ive confirms he's working on an AI device for OpenAI – but what could it be?</a></li><li><a href="https://www.techradar.com/computing/artificial-intelligence/amazons-new-ai-feature-might-be-your-secret-weapon-for-winning-at-prime-day">Amazon's new AI feature might be your secret weapon for winning at Prime Day</a></li></ul>
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                                                            <title><![CDATA[ Ora che è uscita PS5 Pro, la PS5 normale scenderà d prezzo? ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Con la presentazione della PS5 Pro e l&apos;annuncio della sua data di uscita, si potrebbe pensare che la PS5 (ora nella sua forma Slim), insieme alla versione solo digitale, sia pronta per un taglio di prezzo.</p><p>A novembre la PS5 e la sua sorellastra Xbox Series X compiranno il loro quarto anno di vita. Non è un&apos;età avanzata in termini di console di gioco, ma non è nemmeno giovane: siamo probabilmente al punto di metà generazione. Ma negli ultimi quattro anni non abbiamo visto la PS5 diminuire il suo prezzo di vendita standard. Anzi, tutto il contrario.</p><p>Anche dopo l&apos;introduzione della PS5 Slim, la console non ha subito alcun taglio di prezzo, a differenza di modelli simili dell&apos;era PS4. La PS4 Pro è stata lanciata al prezzo di 409 euro, lo stesso prezzo della PS4 di lancio, mentre la console originale è stata riconfezionata in PS4 Slim e ha avuto un prezzo ridotto di 299 euro. Si poteva quindi scegliere tra una maggiore potenza al prezzo originale di una PS4 o la stessa potenza grafica a un prezzo inferiore. Ma questo accadeva nel 2016, e i tempi erano piuttosto diversi.</p><p>Passando alla fine del 2020, la grande richiesta di PS5 è stata aggravata dal fatto che le persone sono rimaste bloccate in casa a causa della pandemia di coronavirus, e catalizzata da Sony che ha faticato a produrre un numero sufficiente di unità a causa delle restrizioni COVID-19 e del loro effetto sulla produzione - ricordo di aver visto prezzi ridicoli fissati da scalper e rivenditori.</p><p>Quindi non era previsto alcun taglio di prezzo in quegli anni bui. Poi è arrivato il colpo di grazia di un aumento di prezzo in alcune regioni.</p><p>Considerando che la libreria di giochi della PS5 non si è espansa così rapidamente come quella della generazione precedente e che la miriade di giochi cross-gen è stata rilasciata ben prima, questo aumento di prezzo ha fatto male.</p><p>E non credo che questo dolore sia destinato a scomparire.</p><h2 id="non-aspettatevi-un-grande-taglio-di-prezzo-per-la-ps5">Non aspettatevi un grande taglio di prezzo per la PS5</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:970px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.29%;"><img id="z425cSWrAydT8RTQCGsyzA" name="1701963301.jpg" alt="PS5 on its side" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/z425cSWrAydT8RTQCGsyzA-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="970" height="546" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: PlayStation )</span></figcaption></figure><p>Siamo piuttosto in una sorta di "nuova normalità" per le console, i giochi e altri prodotti elettronici di consumo, che ora sono più costosi che mai e probabilmente superano l&apos;inflazione.</p><p>Il prezzo della PS5 Pro ne è la prova. Si può discutere, ma Sony chiede molto per una macchina che non è una console di nuova generazione. Il prezzo di preordine della PS5 Pro, pari a 799 euro, si aggira intorno al prezzo di un PC da gaming entry-level, che offre un&apos;esperienza di gioco molto più aperta.</p><p>Allo stesso modo, credo che la PS5 Pro sia destinata ai videogiocatori "seri" e agli appassionati di PlayStation che desiderano i migliori frame rate e la migliore grafica delle console e che vogliono la versione più performante.</p><p>Ma non credo che la PS5 scenda di prezzo come conseguenza del Pro, soprattutto visto il divario di prezzo tra la PS5 e il Pro e il pubblico a cui quest&apos;ultimo è apparentemente rivolto. Allo stesso modo, Sony probabilmente non ne ha bisogno, dato che c&apos;è ancora un buon appetito per la PS5.</p><p>Quindi, è tutto un disastro per chi cerca una PS5 scontata? Beh, non proprio.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/gaming/ora-che-e-uscita-ps5-pro-la-ps5-normale-scendera-d-prezzo</link>
                                                                            <description>
                            <![CDATA[ Anche con la PS5 Pro all'orizzonte, non aspettatevi che la PS5 scenda di prezzo a breve. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[PS5]]></media:title>
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                                <p>Con la presentazione della PS5 Pro e l&apos;annuncio della sua data di uscita, si potrebbe pensare che la PS5 (ora nella sua forma Slim), insieme alla versione solo digitale, sia pronta per un taglio di prezzo.</p><p>A novembre la PS5 e la sua sorellastra Xbox Series X compiranno il loro quarto anno di vita. Non è un&apos;età avanzata in termini di console di gioco, ma non è nemmeno giovane: siamo probabilmente al punto di metà generazione. Ma negli ultimi quattro anni non abbiamo visto la PS5 diminuire il suo prezzo di vendita standard. Anzi, tutto il contrario.</p><p>Anche dopo l&apos;introduzione della PS5 Slim, la console non ha subito alcun taglio di prezzo, a differenza di modelli simili dell&apos;era PS4. La PS4 Pro è stata lanciata al prezzo di 409 euro, lo stesso prezzo della PS4 di lancio, mentre la console originale è stata riconfezionata in PS4 Slim e ha avuto un prezzo ridotto di 299 euro. Si poteva quindi scegliere tra una maggiore potenza al prezzo originale di una PS4 o la stessa potenza grafica a un prezzo inferiore. Ma questo accadeva nel 2016, e i tempi erano piuttosto diversi.</p><p>Passando alla fine del 2020, la grande richiesta di PS5 è stata aggravata dal fatto che le persone sono rimaste bloccate in casa a causa della pandemia di coronavirus, e catalizzata da Sony che ha faticato a produrre un numero sufficiente di unità a causa delle restrizioni COVID-19 e del loro effetto sulla produzione - ricordo di aver visto prezzi ridicoli fissati da scalper e rivenditori.</p><p>Quindi non era previsto alcun taglio di prezzo in quegli anni bui. Poi è arrivato il colpo di grazia di un aumento di prezzo in alcune regioni.</p><p>Considerando che la libreria di giochi della PS5 non si è espansa così rapidamente come quella della generazione precedente e che la miriade di giochi cross-gen è stata rilasciata ben prima, questo aumento di prezzo ha fatto male.</p><p>E non credo che questo dolore sia destinato a scomparire.</p><h2 id="non-aspettatevi-un-grande-taglio-di-prezzo-per-la-ps5">Non aspettatevi un grande taglio di prezzo per la PS5</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:970px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.29%;"><img id="z425cSWrAydT8RTQCGsyzA" name="1701963301.jpg" alt="PS5 on its side" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/z425cSWrAydT8RTQCGsyzA-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="970" height="546" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: PlayStation )</span></figcaption></figure><p>Siamo piuttosto in una sorta di "nuova normalità" per le console, i giochi e altri prodotti elettronici di consumo, che ora sono più costosi che mai e probabilmente superano l&apos;inflazione.</p><p>Il prezzo della PS5 Pro ne è la prova. Si può discutere, ma Sony chiede molto per una macchina che non è una console di nuova generazione. Il prezzo di preordine della PS5 Pro, pari a 799 euro, si aggira intorno al prezzo di un PC da gaming entry-level, che offre un&apos;esperienza di gioco molto più aperta.</p><p>Allo stesso modo, credo che la PS5 Pro sia destinata ai videogiocatori "seri" e agli appassionati di PlayStation che desiderano i migliori frame rate e la migliore grafica delle console e che vogliono la versione più performante.</p><p>Ma non credo che la PS5 scenda di prezzo come conseguenza del Pro, soprattutto visto il divario di prezzo tra la PS5 e il Pro e il pubblico a cui quest&apos;ultimo è apparentemente rivolto. Allo stesso modo, Sony probabilmente non ne ha bisogno, dato che c&apos;è ancora un buon appetito per la PS5.</p><p>Quindi, è tutto un disastro per chi cerca una PS5 scontata? Beh, non proprio.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Ho disdetto l'ordine Pixel 9 Pro Fold per prendere iPhone 16 Pro Max, ecco perché ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Il punto è questo: vorrei tanto abbandonare il mio iPhone e passare ad Android, ma ogni volta che sono sul punto di farlo, Apple mi tira indietro.</p><p>L&apos;anno scorso ho usato un <a href="https://global.techradar.com/it-it/reviews/recensione-samsung-galaxy-s23-ultra#:~:text=Nell&apos;uso%20reale%20il%20Galaxy,nell&apos;hardware%20di%20questo%20smartphone.">Samsung Galaxy S23 Ultra</a> per una settimana e mi è piaciuto molto. Ma si trattava di un esperimento e stavo aspettando il lancio dell&apos;iPhone 15 Pro Max. A settembre sono apparsi gli iPhone in titanio e così sono tornato a utilizzare iOS.</p><p>Quest&apos;anno è stato diverso, tuttavia, ed è il momento in cui sono stato più vicino a dire addio all&apos;iPhone per sempre, beh, almeno per 12 mesi. Dopo aver visto la presentazione dei nuovi smartphone di punta di Google ad agosto, sono stato immediatamente incuriosito dal Google Pixel 9 Pro Fold. Fino a poco tempo fa la mia idea di telefono pieghevole prevedeva grandi spazi vuoti, protezioni dello schermo che si staccavano e un ingombro notevole, ma tutto è cambiato quando ho tenuto in mano un 9 Pro Fold.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2056px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.23%;"><img id="2aBTTkM3qBPvYuUm9zpFuP" name="Google Pixel 9 Pro Fold Teaser Image.jpg" alt="A teaser of the Pixel 9 Pro Fold shared by Google." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/2aBTTkM3qBPvYuUm9zpFuP-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2056" height="1156" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Google)</span></figcaption></figure><p>Nella recensione del Google Pixel 9 Pro Fold, il redattore della divisione americana di Techradar, Philip Berne, ha scritto: "Quando ho mostrato il Pixel 9 Pro Fold ad amici e parenti possessori di iPhone, sono rimasti tutti stupiti, senza dubbio. È il primo pieghevole che sembra... normale, hanno detto tutti. Quanto normale? Non si tratta solo del fatto che il frontale ha le stesse dimensioni e la stessa forma di quello del Pixel 9. La sottigliezza aiuta molto: il Pixel 9 Pro Fold è così sottile che è meno ingombrante del mio iPhone 15 Pro Max se tengo l&apos;iPhone in una custodia".</p><p>Potrei anche essere uno dei suoi amici o un membro della sua famiglia, perché è esattamente quello che ho provato dopo pochi minuti con il 9 Pro Fold. Per la prima volta dopo tanto tempo, mi è sembrato di avere tra le mani un&apos;innovazione nel settore della tecnologia di consumo e mi sono sentito di nuovo un bambino. Ovviamente la mia idea di pieghevoli era distorta e ce ne sono molti come l&apos;offerta di Google, ma quando la maggior parte della tecnologia che si usa al di fuori del lavoro è "Progettata da Apple in California", si perde il senso di cosa significhi qualcosa di veramente piacevole da usare. Non è una critica ad Apple, il mio Mac, il mio iPad e il mio iPhone funzionano esattamente come voglio che funzioni la mia tecnologia, ma quando si usano aggiornamenti degli stessi prodotti da quasi 15 anni, a un certo punto si vuole vedere se l&apos;erba del vicino è davvero più verde.</p><p>Così ho preordinato un Google Pixel 9 Pro Fold, stavo finalmente per vendere il mio iPhone e provare Android 15 per un anno, ma poi le cose sono cambiate.</p><h2 id="il-giorno-in-cui-ho-cambiato-idea-xa0">Il giorno in cui ho cambiato idea </h2><p>Il Pixel 9 Pro Fold è stato rilasciato ufficialmente il 4 settembre, ma il mio preordine non è mai arrivato. Ho aspettato pazientemente, entusiasta di provare Google Gemini integrato in Android e di avere il mio primo assaggio di uno smartphone pieghevole con un bellissimo display da 8 pollici. Per qualche motivo il mio preordine continuava a essere rimandato, 5 settembre, 6 settembre, 7 settembre, 8 settembre... E poi è successo: L&apos;evento Apple per l&apos;iPhone 16 del 9 settembre.</p><p>Durante l&apos;evento, Apple ha presentato l&apos;iPhone 16 Pro Max insieme al resto della linea iPhone 16. L&apos;hardware è un miglioramento incrementale rispetto al mio 15 Pro Max, ma nell&apos;hands-one dell&apos;iPhone 16 Pro Max, il redattore americano Lance Ulanoff ha scritto: "La domanda è: i cambiamenti piccoli o addirittura invisibili possono dare vita a qualcosa di grande? In base alla mia breve esperienza con l&apos;iPhone 16 Pro Max, direi che la risposta è sì".</p><p>Per me non è una questione di hardware: possiedo il miglior iPhone del 2023 ed è ancora una forza a distanza di quasi 12 mesi. È stata invece l&apos;abilità di Apple nell&apos;evento a farmi sentire come se non potessi saltare il primo anno di Apple Intelligence. Certo, avrò accesso all&apos;intelligenza artificiale di Apple sul mio iPad Pro M2 e sul mio MacBook Pro M3 Pro, ma l&apos;iPhone è il cuore dell&apos;ecosistema Apple ed è probabilmente l&apos;esperienza con lo smartphone che definirà il successo di Apple Intelligence.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="JNJTcXfPoYrQFP6m38gkPn" name="AppleIntelligence1.jpg" alt="Three iPhones on a blue and red background running Apple Intelligence" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/JNJTcXfPoYrQFP6m38gkPn-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>L&apos;intelligenza artificiale è fondamentale per il successo di iOS 18 e dei nuovi iPhone, considerati dal CEO di Apple, Tim Cook, "i primi iPhone costruiti da zero per l&apos;Apple Intelligence". Con gli aggiornamenti incrementali che arriveranno nel corso del prossimo anno, potremo testare le singole funzionalità di Apple Intelligence mentre cuociono nel forno e vedere quanto impatto possono avere sulla nostra vita quotidiana. Spero che almeno uno degli strumenti di intelligenza artificiale di Apple sia utile come Appunti universali, forse la mia funzione preferita di Apple che mi permette di copiare e incollare tra tutti i miei prodotti.</p><p>I preordini di iPhone 16 Pro Max sono ora attivi e, ancora una volta, ho un nuovo smartphone Apple da ritirare il giorno del lancio. Sono stato così vicino a fare un salto di qualità in Android, ma i ritardi delle scorte, la paura dell&apos;ignoto e la capacità di Apple di farti sentire FOMO mi hanno riportato indietro. Sono entusiasta di un anno di Intelligenza Apple e non vedo l&apos;ora che Siri sia consapevole sullo schermo per diventare l&apos;assistente personale in tasca che ho sempre desiderato. Tra circa 11 mesi questo ciclo si ripeterà, solo che la prossima volta l&apos;intelligenza Apple sarà meno sconosciuta e Google Gemini potrebbe essere la strada da seguire.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Proprio quando pensavo di essere pronto a lasciare iOS per Android, l'iPhone 16 Pro Max mi ha riportato indietro. ]]>
                                                                                                            </description>
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                                                                                                                                            <category><![CDATA[Apple Intelligence]]></category>
                                                    <category><![CDATA[AI Platforms & Assistants]]></category>
                                                                                                                    <dc:creator><![CDATA[ Patrizio Coccia ]]></dc:creator>                                                                                                        <dc:description><![CDATA[ null ]]></dc:description>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Apple iPhone 16 Pro HANDS ON]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Il punto è questo: vorrei tanto abbandonare il mio iPhone e passare ad Android, ma ogni volta che sono sul punto di farlo, Apple mi tira indietro.</p><p>L&apos;anno scorso ho usato un <a href="https://global.techradar.com/it-it/reviews/recensione-samsung-galaxy-s23-ultra#:~:text=Nell&apos;uso%20reale%20il%20Galaxy,nell&apos;hardware%20di%20questo%20smartphone.">Samsung Galaxy S23 Ultra</a> per una settimana e mi è piaciuto molto. Ma si trattava di un esperimento e stavo aspettando il lancio dell&apos;iPhone 15 Pro Max. A settembre sono apparsi gli iPhone in titanio e così sono tornato a utilizzare iOS.</p><p>Quest&apos;anno è stato diverso, tuttavia, ed è il momento in cui sono stato più vicino a dire addio all&apos;iPhone per sempre, beh, almeno per 12 mesi. Dopo aver visto la presentazione dei nuovi smartphone di punta di Google ad agosto, sono stato immediatamente incuriosito dal Google Pixel 9 Pro Fold. Fino a poco tempo fa la mia idea di telefono pieghevole prevedeva grandi spazi vuoti, protezioni dello schermo che si staccavano e un ingombro notevole, ma tutto è cambiato quando ho tenuto in mano un 9 Pro Fold.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2056px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.23%;"><img id="2aBTTkM3qBPvYuUm9zpFuP" name="Google Pixel 9 Pro Fold Teaser Image.jpg" alt="A teaser of the Pixel 9 Pro Fold shared by Google." src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/2aBTTkM3qBPvYuUm9zpFuP-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2056" height="1156" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Google)</span></figcaption></figure><p>Nella recensione del Google Pixel 9 Pro Fold, il redattore della divisione americana di Techradar, Philip Berne, ha scritto: "Quando ho mostrato il Pixel 9 Pro Fold ad amici e parenti possessori di iPhone, sono rimasti tutti stupiti, senza dubbio. È il primo pieghevole che sembra... normale, hanno detto tutti. Quanto normale? Non si tratta solo del fatto che il frontale ha le stesse dimensioni e la stessa forma di quello del Pixel 9. La sottigliezza aiuta molto: il Pixel 9 Pro Fold è così sottile che è meno ingombrante del mio iPhone 15 Pro Max se tengo l&apos;iPhone in una custodia".</p><p>Potrei anche essere uno dei suoi amici o un membro della sua famiglia, perché è esattamente quello che ho provato dopo pochi minuti con il 9 Pro Fold. Per la prima volta dopo tanto tempo, mi è sembrato di avere tra le mani un&apos;innovazione nel settore della tecnologia di consumo e mi sono sentito di nuovo un bambino. Ovviamente la mia idea di pieghevoli era distorta e ce ne sono molti come l&apos;offerta di Google, ma quando la maggior parte della tecnologia che si usa al di fuori del lavoro è "Progettata da Apple in California", si perde il senso di cosa significhi qualcosa di veramente piacevole da usare. Non è una critica ad Apple, il mio Mac, il mio iPad e il mio iPhone funzionano esattamente come voglio che funzioni la mia tecnologia, ma quando si usano aggiornamenti degli stessi prodotti da quasi 15 anni, a un certo punto si vuole vedere se l&apos;erba del vicino è davvero più verde.</p><p>Così ho preordinato un Google Pixel 9 Pro Fold, stavo finalmente per vendere il mio iPhone e provare Android 15 per un anno, ma poi le cose sono cambiate.</p><h2 id="il-giorno-in-cui-ho-cambiato-idea-xa0">Il giorno in cui ho cambiato idea </h2><p>Il Pixel 9 Pro Fold è stato rilasciato ufficialmente il 4 settembre, ma il mio preordine non è mai arrivato. Ho aspettato pazientemente, entusiasta di provare Google Gemini integrato in Android e di avere il mio primo assaggio di uno smartphone pieghevole con un bellissimo display da 8 pollici. Per qualche motivo il mio preordine continuava a essere rimandato, 5 settembre, 6 settembre, 7 settembre, 8 settembre... E poi è successo: L&apos;evento Apple per l&apos;iPhone 16 del 9 settembre.</p><p>Durante l&apos;evento, Apple ha presentato l&apos;iPhone 16 Pro Max insieme al resto della linea iPhone 16. L&apos;hardware è un miglioramento incrementale rispetto al mio 15 Pro Max, ma nell&apos;hands-one dell&apos;iPhone 16 Pro Max, il redattore americano Lance Ulanoff ha scritto: "La domanda è: i cambiamenti piccoli o addirittura invisibili possono dare vita a qualcosa di grande? In base alla mia breve esperienza con l&apos;iPhone 16 Pro Max, direi che la risposta è sì".</p><p>Per me non è una questione di hardware: possiedo il miglior iPhone del 2023 ed è ancora una forza a distanza di quasi 12 mesi. È stata invece l&apos;abilità di Apple nell&apos;evento a farmi sentire come se non potessi saltare il primo anno di Apple Intelligence. Certo, avrò accesso all&apos;intelligenza artificiale di Apple sul mio iPad Pro M2 e sul mio MacBook Pro M3 Pro, ma l&apos;iPhone è il cuore dell&apos;ecosistema Apple ed è probabilmente l&apos;esperienza con lo smartphone che definirà il successo di Apple Intelligence.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="JNJTcXfPoYrQFP6m38gkPn" name="AppleIntelligence1.jpg" alt="Three iPhones on a blue and red background running Apple Intelligence" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/JNJTcXfPoYrQFP6m38gkPn-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>L&apos;intelligenza artificiale è fondamentale per il successo di iOS 18 e dei nuovi iPhone, considerati dal CEO di Apple, Tim Cook, "i primi iPhone costruiti da zero per l&apos;Apple Intelligence". Con gli aggiornamenti incrementali che arriveranno nel corso del prossimo anno, potremo testare le singole funzionalità di Apple Intelligence mentre cuociono nel forno e vedere quanto impatto possono avere sulla nostra vita quotidiana. Spero che almeno uno degli strumenti di intelligenza artificiale di Apple sia utile come Appunti universali, forse la mia funzione preferita di Apple che mi permette di copiare e incollare tra tutti i miei prodotti.</p><p>I preordini di iPhone 16 Pro Max sono ora attivi e, ancora una volta, ho un nuovo smartphone Apple da ritirare il giorno del lancio. Sono stato così vicino a fare un salto di qualità in Android, ma i ritardi delle scorte, la paura dell&apos;ignoto e la capacità di Apple di farti sentire FOMO mi hanno riportato indietro. Sono entusiasta di un anno di Intelligenza Apple e non vedo l&apos;ora che Siri sia consapevole sullo schermo per diventare l&apos;assistente personale in tasca che ho sempre desiderato. Tra circa 11 mesi questo ciclo si ripeterà, solo che la prossima volta l&apos;intelligenza Apple sarà meno sconosciuta e Google Gemini potrebbe essere la strada da seguire.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Le schede video stanno morendo? Forse non sarebbe una brutta cosa ]]></title>
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Allora perché sono così convinto che presto non ne avremo più bisogno?</p><h2 id="il-grande-passo-in-avanti-della-grafica">Il grande passo in avanti della grafica</h2><p>La risposta a questa domanda richiede una divisione in due parti distinte.</p><p>All&apos;inizio dell&apos;anno abbiamo assistito al trionfale arrivo dei chip Snapdragon X Elite di Qualcomm al Computex 2024. Un nuovo concorrente per quanto concerne la sfida dei processori per computer portatili, qualcosa che finalmente prende di mira il dominio di Intel sul mercato, cosa che AMD ha cercato di fare per anni senza riuscirci. I nuovi chip si sono dimostrati molto validi, ma la parte che mi è rimasta più impressa è stata quella in cui ha visto un ultrabook senza scheda grafica eseguire Baldur&apos;s Gate a 4K.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="UVRmfy9yF8M8HPq2YCbnKc" name="Baldur's Gate 3.jpg" alt="Baldur's Gate 3 screenshot showing Gale" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/UVRmfy9yF8M8HPq2YCbnKc-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Ora posso guardare il bellissimo volto di Gale su un portatile sottile e leggero senza una GPU dedicata. Benvenuti nel futuro! </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Larian Studios)</span></figcaption></figure><p>Sì, le CPU con grafica integrata continuano a migliorare, anche se Qualcomm stessa insiste nel dire che non ha in programma di entrare nel mercato dei videogiochi. E non si tratta solo di Snapdragon; Intel ha in programma di rispondere con potenti prestazioni di gioco sui suoi prossimi chip Lunar Lake, mentre AMD ha riscosso un enorme successo con i suoi chip personalizzati per portatili da gaming come l&apos;Asus ROG Ally X, Lenovo Legion Go e Steam Deck di Valve. Certo, questi chip non possono competere con le migliori schede grafiche 4K quando si tratta di videogame di fascia alta, ma sono più che in grado di fornire una solida esperienza di gioco.</p><p>C&apos;è un motivo fondamentale per cui sfruttare la grafica integrata è ora possibile: il software di upscaling. Strumenti come Nvidia DLSS, AMD FSR e Intel XeSS rendono possibili queste prestazioni; un mio collega ha visto un Asus ZenBook con un chip Intel Lunar Lake all&apos;IFA 2024 raggiungere una media di 60 fps in Cyberpunk 2077 a 1080p con impostazioni medie grazie a XeSS, un gioco notoriamente impegnativo.</p><h2 id="tutti-dietro-all-apos-ia">Tutti dietro all&apos;IA</h2><p>XeSS e DLSS (ma in particolare non l&apos;upscaler FSR concorrente di AMD) sono alimentati da hardware AI, il che mi permette di passare al punto successivo: L&apos;intelligenza artificiale sta uccidendo il settore delle GPU per videogiochi e, se continua al ritmo attuale, minaccia di inghiottirlo completamente.</p><p>Nvidia si sta facendo strada nello spazio dell&apos;IA da un po&apos; di tempo a questa parte. Sebbene un potenziale rallentamento dell&apos;espansione di questa tecnologia abbia fatto crollare le azioni di Nvidia la scorsa settimana, l&apos;azienda rimane impegnata nella sua visione dell&apos;IA: il keynote del CEO Jensen Huang al Computex è stato pieno di progetti legati all&apos;IA  e l&apos;azienda continua a presentare nuovi strumenti basati sull&apos;intelligenza artificiale e a fornire hardware per l&apos;addestramento di modelli IA in tutto il mondo.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1366px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.22%;"><img id="QeL2mYHx7XzX4dFbE2eNPi" name="1717330564.jpg" alt="Nvidia CEO Jensen Huang at Nvidia's pre-Computex 2024 keynote" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/QeL2mYHx7XzX4dFbE2eNPi-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1366" height="768" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Jensen Huang non smette di parlare di IA, e non lo biasimo: ha fatto guadagnare a Nvidia un sacco di soldi. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Nvidia)</span></figcaption></figure><p>Jensen non è l&apos;unico però: all&apos;inizio di questa settimana, il Senior VP di AMD Jack Huynh ha rivelato in un&apos;intervista che AMD sta puntando seriamente al mercato dell&apos;intelligenza artificiale, e un effetto a catena di questo è che il Team Red si ritirerà dalla corsa alle GPU di fascia alta, quindi probabilmente non avremo una Radeon RX 8900 XTX, almeno non a breve. Gli sforzi di AMD per i consumatori si concentreranno invece sulla fascia economica e media, colmando ulteriormente il divario di prestazioni tra le schede grafiche discrete e quelle integrate (iGPU).</p><h2 id="siamo-vicino-alla-fine-per-le-schede-grafiche">Siamo vicino alla fine per le schede grafiche?</h2><p>In poche parole, la crescente domanda di GPU per i progetti di AI è incompatibile con un futuro in cui le GPU sono necessarie per i PC da gaming. È chiaro da un po&apos; di tempo che l&apos;attenzione non è più rivolta all&apos;hardware consumer (soprattutto per Nvidia), ma con le iGPU che migliorano a un ritmo più veloce rispetto alle schede grafiche tradizionali, non mi sorprenderebbe se RTX 5000 fosse l&apos;ultima generazione di GPU Nvidia destinate ai giocatori.</p><p>Dopo tutto, nulla dura per sempre. Le schede audio e gli adattatori di rete sono stati per anni parte integrante dei PC personalizzati, ma alla fine sono stati spazzati via dal miglioramento delle schede madri che hanno iniziato a integrare queste funzionalità. Per quanto riguarda i requisiti del giocatore medio, probabilmente non siamo lontani da CPU in grado di gestire tutto ciò che serve, anche se si tratta di giocare a risoluzioni più elevate.</p> ]]></dc:content>
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                                                                            <description>
                            <![CDATA[ La scheda grafica dedicata potrebbe diventare un ricordo del passato? Io credo di sì: ecco perché. ]]>
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                                <p>Poco più di due anni fa, ho scritto di come la grafica integrata fosse il futuro dei videogiochi. Rimango fedele alle mie affermazioni in quell&apos;articolo: se non altro, i recenti sviluppi nel settore dell&apos;hardware dei computer mi hanno dato ragione, dandomi ulteriori convinzioni che stiamo assistendo alla lenta morte delle schede grafiche.</p><p>Proprio così: credo che la GPU dedicata sia destinata a sparire dal mercato. È una cosa quasi eretica da dire in quanto giocatore PC di lunga data.</p><p>Ottenere la migliore scheda grafica è la priorità numero uno quando si tratta di costruire un PC da gaming, quasi inevitabilmente il componente più costoso, ed è un&apos;aspirazione comune tra i giocatori PC quella di avere la scheda grafica migliore sul mercato. Allora perché sono così convinto che presto non ne avremo più bisogno?</p><h2 id="il-grande-passo-in-avanti-della-grafica">Il grande passo in avanti della grafica</h2><p>La risposta a questa domanda richiede una divisione in due parti distinte.</p><p>All&apos;inizio dell&apos;anno abbiamo assistito al trionfale arrivo dei chip Snapdragon X Elite di Qualcomm al Computex 2024. Un nuovo concorrente per quanto concerne la sfida dei processori per computer portatili, qualcosa che finalmente prende di mira il dominio di Intel sul mercato, cosa che AMD ha cercato di fare per anni senza riuscirci. I nuovi chip si sono dimostrati molto validi, ma la parte che mi è rimasta più impressa è stata quella in cui ha visto un ultrabook senza scheda grafica eseguire Baldur&apos;s Gate a 4K.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:2000px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="UVRmfy9yF8M8HPq2YCbnKc" name="Baldur's Gate 3.jpg" alt="Baldur's Gate 3 screenshot showing Gale" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/UVRmfy9yF8M8HPq2YCbnKc-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="2000" height="1125" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Ora posso guardare il bellissimo volto di Gale su un portatile sottile e leggero senza una GPU dedicata. Benvenuti nel futuro! </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Larian Studios)</span></figcaption></figure><p>Sì, le CPU con grafica integrata continuano a migliorare, anche se Qualcomm stessa insiste nel dire che non ha in programma di entrare nel mercato dei videogiochi. E non si tratta solo di Snapdragon; Intel ha in programma di rispondere con potenti prestazioni di gioco sui suoi prossimi chip Lunar Lake, mentre AMD ha riscosso un enorme successo con i suoi chip personalizzati per portatili da gaming come l&apos;Asus ROG Ally X, Lenovo Legion Go e Steam Deck di Valve. Certo, questi chip non possono competere con le migliori schede grafiche 4K quando si tratta di videogame di fascia alta, ma sono più che in grado di fornire una solida esperienza di gioco.</p><p>C&apos;è un motivo fondamentale per cui sfruttare la grafica integrata è ora possibile: il software di upscaling. Strumenti come Nvidia DLSS, AMD FSR e Intel XeSS rendono possibili queste prestazioni; un mio collega ha visto un Asus ZenBook con un chip Intel Lunar Lake all&apos;IFA 2024 raggiungere una media di 60 fps in Cyberpunk 2077 a 1080p con impostazioni medie grazie a XeSS, un gioco notoriamente impegnativo.</p><h2 id="tutti-dietro-all-apos-ia">Tutti dietro all&apos;IA</h2><p>XeSS e DLSS (ma in particolare non l&apos;upscaler FSR concorrente di AMD) sono alimentati da hardware AI, il che mi permette di passare al punto successivo: L&apos;intelligenza artificiale sta uccidendo il settore delle GPU per videogiochi e, se continua al ritmo attuale, minaccia di inghiottirlo completamente.</p><p>Nvidia si sta facendo strada nello spazio dell&apos;IA da un po&apos; di tempo a questa parte. Sebbene un potenziale rallentamento dell&apos;espansione di questa tecnologia abbia fatto crollare le azioni di Nvidia la scorsa settimana, l&apos;azienda rimane impegnata nella sua visione dell&apos;IA: il keynote del CEO Jensen Huang al Computex è stato pieno di progetti legati all&apos;IA  e l&apos;azienda continua a presentare nuovi strumenti basati sull&apos;intelligenza artificiale e a fornire hardware per l&apos;addestramento di modelli IA in tutto il mondo.</p><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1366px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.22%;"><img id="QeL2mYHx7XzX4dFbE2eNPi" name="1717330564.jpg" alt="Nvidia CEO Jensen Huang at Nvidia's pre-Computex 2024 keynote" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/QeL2mYHx7XzX4dFbE2eNPi-1920-80.jpg" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1366" height="768" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">Jensen Huang non smette di parlare di IA, e non lo biasimo: ha fatto guadagnare a Nvidia un sacco di soldi. </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Nvidia)</span></figcaption></figure><p>Jensen non è l&apos;unico però: all&apos;inizio di questa settimana, il Senior VP di AMD Jack Huynh ha rivelato in un&apos;intervista che AMD sta puntando seriamente al mercato dell&apos;intelligenza artificiale, e un effetto a catena di questo è che il Team Red si ritirerà dalla corsa alle GPU di fascia alta, quindi probabilmente non avremo una Radeon RX 8900 XTX, almeno non a breve. Gli sforzi di AMD per i consumatori si concentreranno invece sulla fascia economica e media, colmando ulteriormente il divario di prestazioni tra le schede grafiche discrete e quelle integrate (iGPU).</p><h2 id="siamo-vicino-alla-fine-per-le-schede-grafiche">Siamo vicino alla fine per le schede grafiche?</h2><p>In poche parole, la crescente domanda di GPU per i progetti di AI è incompatibile con un futuro in cui le GPU sono necessarie per i PC da gaming. È chiaro da un po&apos; di tempo che l&apos;attenzione non è più rivolta all&apos;hardware consumer (soprattutto per Nvidia), ma con le iGPU che migliorano a un ritmo più veloce rispetto alle schede grafiche tradizionali, non mi sorprenderebbe se RTX 5000 fosse l&apos;ultima generazione di GPU Nvidia destinate ai giocatori.</p><p>Dopo tutto, nulla dura per sempre. Le schede audio e gli adattatori di rete sono stati per anni parte integrante dei PC personalizzati, ma alla fine sono stati spazzati via dal miglioramento delle schede madri che hanno iniziato a integrare queste funzionalità. Per quanto riguarda i requisiti del giocatore medio, probabilmente non siamo lontani da CPU in grado di gestire tutto ciò che serve, anche se si tratta di giocare a risoluzioni più elevate.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Apple Intelligence, 5 idee innovative che non ti aspettavi ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Questa settimana Apple ha rilasciato una marea di informazioni per pubblicizzare Apple Intelligence, promettendo una trasformazione l&apos;AI di iPhone, iPad e Mac. Anche dopo tutti gli annunci, ci sono molte domande lasciate senza risposta da Apple. Tuttavia, anche se sono per lo più scettico su quanto l&apos;intelligenza di Apple sia solo un tentativo per recuperare terreno rispetto a Google e OpenAI, ciò non significa che non ci siano state idee interessanti o innovazioni divertenti in mostra. Ecco cinque modi in cui l&apos;evento "Glowtime" ha migliorato la mia opinione sull&apos;intelligenza di Apple.</p><h2 id="1-dare-un-cervello-a-siri">1. Dare un cervello a Siri</h2><p>È vero, l&apos;aggiornamento di Siri di cui Apple si vantava si è fatto attendere troppo, ma non per questo è poco entusiasmante. Da tempo ho smesso di usare Siri per tutto ciò che non sia il meteo o il timer di base. Un assistente vocale nativo in grado di conversare e agire meglio o più dei suoi rivali potrebbe cambiare il modo in cui io e molti altri possessori di dispositivi Apple interagiamo con l&apos;assistente vocale originale.</p><p>Anche solo la capacità di tenere il passo con la velocità con cui parlo e di ricordare il contesto tra un&apos;attività e l&apos;altra sarebbe molto importante. Anche il collegamento ai suggerimenti scritti, che consente di passare dalla voce al testo, è un bel miglioramento. L&apos;aspetto visivo di Siri (da cui il titolo dell&apos;evento Glowtime) è stato reso più luminoso. Mi ricorda il momento in cui Apple Maps si è separata dai dati di Google e per un po&apos; è stata un disastro prima di tornare finalmente utile. A volte l&apos;innovazione significa semplicemente essere in grado di affrontare il momento. Speriamo che il prossimo grande aggiornamento non richieda quasi due decenni.</p><h2 id="2-occhi-sull-apos-ia-xa0">2. Occhi sull&apos;IA </h2><p>Un aspetto particolarmente sottovalutato dell&apos;Intelligenza Apple è il modo in cui consente al dispositivo di definire meglio ciò che la fotocamera cattura. Le nuove funzioni Visual Intelligence e Camera Control utilizzano l&apos;intelligenza artificiale per rispondere alle domande e spiegare gli oggetti e i luoghi che ci circondano, comprese le informazioni contestuali come la posizione geografica e l&apos;ora. Può anche collegarsi a ChatGPT o a Google per spiegare ciò che vede. Certo, è molto simile a Google Lens e forse è solo un modo simpatico per velocizzare la ricerca di informazioni su ciò che accade vicino a voi. Tuttavia, se siete ipovedenti, questo è il tipo di funzione di accessibilità che potrebbe davvero aumentare l&apos;indipendenza. È stata proprio questa funzione a convincere un mio amico ipovedente ad acquistare l&apos;iPhone 16.</p><h2 id="3-scrivere-di-ia-in-questo-momento">3. Scrivere di IA in questo momento</h2><p>ChatGPT e i suoi numerosi rivali e imitatori hanno tutti incentrato la composizione e la modifica del testo come loro caratteristica principale, quindi Apple mostrando i nuovi strumenti di scrittura IA ha detto, a certi livelli, "Possiamo farlo anche noi". Ma incorporare il riassunto del testo, la correzione di bozze e le attività correlate direttamente in Mail, Note, Pages e altre app elimina un piccolo ma reale attrito che mi ha sempre leggermente infastidito. </p><p>Grazie ai nuovi strumenti, non sarà più necessario copiare il testo in un&apos;altra app o affidarsi a un&apos;API che può o meno funzionare bene come l&apos;app se si vuole applicare l&apos;editing IA o il riassunto. Anche in questo caso, aumentare l&apos;accessibilità per le persone che potrebbero non essere power user è una buona cosa, a mio avviso.</p><h2 id="4-mantenere-la-propria-ia-privata">4. Mantenere la propria IA privata</h2><p>In questo caso Apple potrebbe vantarsi di come l&apos;intelligenza artificiale si adatti bene alla sua cultura di prodotto, che ha sempre fatto della privacy un punto di forza. Apple Intelligence non fa altro che estendere questo modo di pensare, elaborando la maggior parte delle richieste di IA direttamente sul dispositivo o attraverso il suo Private Cloud Compute quando il compito richiede una maggiore potenza di calcolo.</p><p>Non è una questione da poco, considerando che gran parte del dibattito sull&apos;IA ruota attorno a chi può accaparrarsi i dati delle persone e utilizzarli per l&apos;addestramento di modelli di IA o per obiettivi correlati. Apple sostiene di aver raggiunto il punto di equilibrio tra flessibilità dell&apos;IA e privacy dei dati, un modo di pensare all&apos;IA che è onestamente rinfrescante.</p><h2 id="5-genmoji-giganti-xa0">5. Genmoji giganti </h2><p>Ho lasciato per ultima la parte probabilmente più unica dell&apos;Intelligenza Apple perché, francamente, non c&apos;è paragone tra gli altri sviluppatori di AI con le Genmoji.</p><p>La possibilità di creare emoji personalizzate è un&apos;idea divertente per chi crea immagini con l&apos;intelligenza artificiale, ma la possibilità di inserire le Genmoji nei messaggi, nelle e-mail e in altre comunicazioni come se fossero emoji tradizionali è il punto in cui Apple vince nettamente anche rispetto a ciò che Google Gemini e Android possono fare al momento. Non è un aggiornamento che cambia la vita, ma come il resto delle funzioni di Apple Intelligence, si aggiunge agli altri motivi per cui le persone potrebbero voler acquistare un iPhone, un iPad o un Mac.</p> ]]></dc:content>
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                            <![CDATA[ Apple Intelligence ha alcune interessanti funzioni di intelligenza artificiale. ]]>
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                                                    <category><![CDATA[AI Platforms & Assistants]]></category>
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                                <p>Questa settimana Apple ha rilasciato una marea di informazioni per pubblicizzare Apple Intelligence, promettendo una trasformazione l&apos;AI di iPhone, iPad e Mac. Anche dopo tutti gli annunci, ci sono molte domande lasciate senza risposta da Apple. Tuttavia, anche se sono per lo più scettico su quanto l&apos;intelligenza di Apple sia solo un tentativo per recuperare terreno rispetto a Google e OpenAI, ciò non significa che non ci siano state idee interessanti o innovazioni divertenti in mostra. Ecco cinque modi in cui l&apos;evento "Glowtime" ha migliorato la mia opinione sull&apos;intelligenza di Apple.</p><h2 id="1-dare-un-cervello-a-siri">1. Dare un cervello a Siri</h2><p>È vero, l&apos;aggiornamento di Siri di cui Apple si vantava si è fatto attendere troppo, ma non per questo è poco entusiasmante. Da tempo ho smesso di usare Siri per tutto ciò che non sia il meteo o il timer di base. Un assistente vocale nativo in grado di conversare e agire meglio o più dei suoi rivali potrebbe cambiare il modo in cui io e molti altri possessori di dispositivi Apple interagiamo con l&apos;assistente vocale originale.</p><p>Anche solo la capacità di tenere il passo con la velocità con cui parlo e di ricordare il contesto tra un&apos;attività e l&apos;altra sarebbe molto importante. Anche il collegamento ai suggerimenti scritti, che consente di passare dalla voce al testo, è un bel miglioramento. L&apos;aspetto visivo di Siri (da cui il titolo dell&apos;evento Glowtime) è stato reso più luminoso. Mi ricorda il momento in cui Apple Maps si è separata dai dati di Google e per un po&apos; è stata un disastro prima di tornare finalmente utile. A volte l&apos;innovazione significa semplicemente essere in grado di affrontare il momento. Speriamo che il prossimo grande aggiornamento non richieda quasi due decenni.</p><h2 id="2-occhi-sull-apos-ia-xa0">2. Occhi sull&apos;IA </h2><p>Un aspetto particolarmente sottovalutato dell&apos;Intelligenza Apple è il modo in cui consente al dispositivo di definire meglio ciò che la fotocamera cattura. Le nuove funzioni Visual Intelligence e Camera Control utilizzano l&apos;intelligenza artificiale per rispondere alle domande e spiegare gli oggetti e i luoghi che ci circondano, comprese le informazioni contestuali come la posizione geografica e l&apos;ora. Può anche collegarsi a ChatGPT o a Google per spiegare ciò che vede. Certo, è molto simile a Google Lens e forse è solo un modo simpatico per velocizzare la ricerca di informazioni su ciò che accade vicino a voi. Tuttavia, se siete ipovedenti, questo è il tipo di funzione di accessibilità che potrebbe davvero aumentare l&apos;indipendenza. È stata proprio questa funzione a convincere un mio amico ipovedente ad acquistare l&apos;iPhone 16.</p><h2 id="3-scrivere-di-ia-in-questo-momento">3. Scrivere di IA in questo momento</h2><p>ChatGPT e i suoi numerosi rivali e imitatori hanno tutti incentrato la composizione e la modifica del testo come loro caratteristica principale, quindi Apple mostrando i nuovi strumenti di scrittura IA ha detto, a certi livelli, "Possiamo farlo anche noi". Ma incorporare il riassunto del testo, la correzione di bozze e le attività correlate direttamente in Mail, Note, Pages e altre app elimina un piccolo ma reale attrito che mi ha sempre leggermente infastidito. </p><p>Grazie ai nuovi strumenti, non sarà più necessario copiare il testo in un&apos;altra app o affidarsi a un&apos;API che può o meno funzionare bene come l&apos;app se si vuole applicare l&apos;editing IA o il riassunto. Anche in questo caso, aumentare l&apos;accessibilità per le persone che potrebbero non essere power user è una buona cosa, a mio avviso.</p><h2 id="4-mantenere-la-propria-ia-privata">4. Mantenere la propria IA privata</h2><p>In questo caso Apple potrebbe vantarsi di come l&apos;intelligenza artificiale si adatti bene alla sua cultura di prodotto, che ha sempre fatto della privacy un punto di forza. Apple Intelligence non fa altro che estendere questo modo di pensare, elaborando la maggior parte delle richieste di IA direttamente sul dispositivo o attraverso il suo Private Cloud Compute quando il compito richiede una maggiore potenza di calcolo.</p><p>Non è una questione da poco, considerando che gran parte del dibattito sull&apos;IA ruota attorno a chi può accaparrarsi i dati delle persone e utilizzarli per l&apos;addestramento di modelli di IA o per obiettivi correlati. Apple sostiene di aver raggiunto il punto di equilibrio tra flessibilità dell&apos;IA e privacy dei dati, un modo di pensare all&apos;IA che è onestamente rinfrescante.</p><h2 id="5-genmoji-giganti-xa0">5. Genmoji giganti </h2><p>Ho lasciato per ultima la parte probabilmente più unica dell&apos;Intelligenza Apple perché, francamente, non c&apos;è paragone tra gli altri sviluppatori di AI con le Genmoji.</p><p>La possibilità di creare emoji personalizzate è un&apos;idea divertente per chi crea immagini con l&apos;intelligenza artificiale, ma la possibilità di inserire le Genmoji nei messaggi, nelle e-mail e in altre comunicazioni come se fossero emoji tradizionali è il punto in cui Apple vince nettamente anche rispetto a ciò che Google Gemini e Android possono fare al momento. Non è un aggiornamento che cambia la vita, ma come il resto delle funzioni di Apple Intelligence, si aggiunge agli altri motivi per cui le persone potrebbero voler acquistare un iPhone, un iPad o un Mac.</p>
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                                                            <title><![CDATA[ Le "nuove" AirPods Max sono una ridicola presa in giro ]]></title>
                                                                                                <dc:content><![CDATA[ <p>Non c&apos;è divertimento nell&apos;avere ragione: ieri abbiamo detto che Apple non avrebbe presentato una versione radicalmente diversa degli AirPods Max, e poi Apple è riuscita a non soddisfare nemmeno le nostre basse aspettative, svelando il più piccolo degli aggiornamenti per i suoi auricolari del dicembre 2020.</p><p>Il primo aggiornamento nei quattro anni di vita del Max presenta un&apos;unica modifica hardware, che Apple è stata costretta ad apportare: USB-C. E questo è quanto. Non c&apos;è nessun aggiornamento del chip audio, nessuna alternativa alla spettacolare e orribile custodia degli AirPods Max, nessuna trasmissione Apple Lossless. Solo qualche nuovo colore e un connettore leggermente diverso.</p><p>Non sono un odiatore. Possiedo un paio di Apple AirPods Max, acquistati con i miei soldi, e li adoro. Ma bisogna ammirare l&apos;audacia di Apple: durante un evento in cui molte funzioni sono ancora vaporware (la maggior parte di Apple Intelligence, alcune delle funzioni per la salute in arrivo su Apple Watch e AirPods Pro), Apple è riuscita a superare se stessa dedicando tempo a un aggiornamento che non è un aggiornamento.</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7412993259183672609" data-video-id="7412993259183672609" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7412993333410827040">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <h2 id="massima-delusione">Massima delusione</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="TWEvteknkuQFZFCvxJuPgS" name="image (9).png" alt="AirPods Max" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/TWEvteknkuQFZFCvxJuPgS-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">USB-C. Wow.  </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>Una volta notato che tutti i presentatori Apple usavano gli stessi superlativi ("magico", "bellissimo", "incredibile"), potete automaticamente trasformare il tutto in un gioco potenzialmente letale. In ogni grande evento Apple si può anche saltare direttamente ai quaranta minuti, perché è lì che Apple inizia a parlare del prodotto più importante, in questo caso l&apos;iPhone 16. </p><p>Ma il divertimento è stato al minuto 32, durante l&apos;evento Glowtime del 9 settembre del colosso di Cupertino, perché in quel momento Apple ha annunciato gli AirPods Max, come se non esistessero già: il loro "design over-the-ear eccezionalmente curato" che "le persone in tutto il mondo amano assolutamente", probabilmente perché hanno avuto più di quattro anni per familiarizzare con esso.</p><p>"Siamo entusiasti di introdurre nuovi bellissimi colori", ha dichiarato Kate Bergeron, vicepresidente del reparto tecnico hardware, con un&apos;aria tutt&apos;altro che entusiasta. Ma c&apos;è di più! L&apos;USB-C rende gli AirPods Max "ancora più comodi da caricare".</p><p>Sto prendendo in giro Apple, ovviamente. Ma credo che Apple stia prendendo in giro anche noi, perché questo aggiornamento avrebbe dovuto essere un comunicato stampa. L&apos;ultima parte dell&apos;annuncio è stata che gli AirPods Max sono "ancora a 549 dollari", come se Apple stesse offrendo un&apos;ottima offerta, invece di mantenere lo stesso prezzo elevato per cuffie vecchie di quattro anni.</p><p>Gli AirPods Max sono più costosi delle nuove eccellenti cuffie magnetiche planari Edifier Stax Spirit S5, più costose delle Bose QuietComfort Ultra, che eliminano il rumore, più costose delle Cambridge Audio Melomania P100, più costose della maggior parte delle cuffie nella nostra attuale classifica delle <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-cuffie-wireless#:~:text=Le%20migliori%20cuffie%20wireless%20in,e%20un%20sistema%20ANC%20validissimo.">migliori cuffie wireless</a>.</p><p>Gli AirPods Max erano probabilmente troppo cari al momento del lancio. Ora sono decisamente troppo cari e basta.</p> ]]></dc:content>
                                                                                                                                            <link>https://global.techradar.com/it-it/audio/headphones/le-nuove-airpods-max-sono-una-ridicola-presa-in-giro</link>
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                            <![CDATA[ È incredibile. È bellissimo. È magico. È lo stesso prezzo della tecnologia di quattro anni... ]]>
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                                                    <category><![CDATA[Audio]]></category>
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                                <media:title type="plain"><![CDATA[Apple AirPods Max]]></media:title>
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                            <![CDATA[
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                                <p>Non c&apos;è divertimento nell&apos;avere ragione: ieri abbiamo detto che Apple non avrebbe presentato una versione radicalmente diversa degli AirPods Max, e poi Apple è riuscita a non soddisfare nemmeno le nostre basse aspettative, svelando il più piccolo degli aggiornamenti per i suoi auricolari del dicembre 2020.</p><p>Il primo aggiornamento nei quattro anni di vita del Max presenta un&apos;unica modifica hardware, che Apple è stata costretta ad apportare: USB-C. E questo è quanto. Non c&apos;è nessun aggiornamento del chip audio, nessuna alternativa alla spettacolare e orribile custodia degli AirPods Max, nessuna trasmissione Apple Lossless. Solo qualche nuovo colore e un connettore leggermente diverso.</p><p>Non sono un odiatore. Possiedo un paio di Apple AirPods Max, acquistati con i miei soldi, e li adoro. Ma bisogna ammirare l&apos;audacia di Apple: durante un evento in cui molte funzioni sono ancora vaporware (la maggior parte di Apple Intelligence, alcune delle funzioni per la salute in arrivo su Apple Watch e AirPods Pro), Apple è riuscita a superare se stessa dedicando tempo a un aggiornamento che non è un aggiornamento.</p>                    <div class= "tiktok-wrapper" style="min-height: 750px;"><blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@techradar/video/7412993259183672609" data-video-id="7412993259183672609" style="max-width: 605px; min-width: 325px;">                        <section>                            <a target="_blank" title="@techradar" href="https://www.tiktok.com/@techradar">@techradar</a>                            <p></p><a target="_blank" title="♬ original sound - TechRadar" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7412993333410827040">♬ original sound - TechRadar</a></section>                    </blockquote></div>                <h2 id="massima-delusione">Massima delusione</h2><figure class="van-image-figure  inline-layout" data-bordeaux-image-check ><div class='image-full-width-wrapper'><div class='image-widthsetter' style="max-width:1920px;"><p class="vanilla-image-block" style="padding-top:56.25%;"><img id="TWEvteknkuQFZFCvxJuPgS" name="image (9).png" alt="AirPods Max" src="https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/TWEvteknkuQFZFCvxJuPgS-1920-80.png" mos="" align="middle" fullscreen="" width="1920" height="1080" attribution="" endorsement="" class=""></p></div></div><figcaption itemprop="caption description" class=" inline-layout"><span class="caption-text">USB-C. Wow.  </span><span class="credit" itemprop="copyrightHolder">(Image credit: Apple)</span></figcaption></figure><p>Una volta notato che tutti i presentatori Apple usavano gli stessi superlativi ("magico", "bellissimo", "incredibile"), potete automaticamente trasformare il tutto in un gioco potenzialmente letale. In ogni grande evento Apple si può anche saltare direttamente ai quaranta minuti, perché è lì che Apple inizia a parlare del prodotto più importante, in questo caso l&apos;iPhone 16. </p><p>Ma il divertimento è stato al minuto 32, durante l&apos;evento Glowtime del 9 settembre del colosso di Cupertino, perché in quel momento Apple ha annunciato gli AirPods Max, come se non esistessero già: il loro "design over-the-ear eccezionalmente curato" che "le persone in tutto il mondo amano assolutamente", probabilmente perché hanno avuto più di quattro anni per familiarizzare con esso.</p><p>"Siamo entusiasti di introdurre nuovi bellissimi colori", ha dichiarato Kate Bergeron, vicepresidente del reparto tecnico hardware, con un&apos;aria tutt&apos;altro che entusiasta. Ma c&apos;è di più! L&apos;USB-C rende gli AirPods Max "ancora più comodi da caricare".</p><p>Sto prendendo in giro Apple, ovviamente. Ma credo che Apple stia prendendo in giro anche noi, perché questo aggiornamento avrebbe dovuto essere un comunicato stampa. L&apos;ultima parte dell&apos;annuncio è stata che gli AirPods Max sono "ancora a 549 dollari", come se Apple stesse offrendo un&apos;ottima offerta, invece di mantenere lo stesso prezzo elevato per cuffie vecchie di quattro anni.</p><p>Gli AirPods Max sono più costosi delle nuove eccellenti cuffie magnetiche planari Edifier Stax Spirit S5, più costose delle Bose QuietComfort Ultra, che eliminano il rumore, più costose delle Cambridge Audio Melomania P100, più costose della maggior parte delle cuffie nella nostra attuale classifica delle <a href="https://global.techradar.com/it-it/news/migliori-cuffie-wireless#:~:text=Le%20migliori%20cuffie%20wireless%20in,e%20un%20sistema%20ANC%20validissimo.">migliori cuffie wireless</a>.</p><p>Gli AirPods Max erano probabilmente troppo cari al momento del lancio. Ora sono decisamente troppo cari e basta.</p>
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